DIBATTITO / Per l’autonomia e il rafforzamento del PRC, per la costruzione di una sinistra di alternativa credibile

Raffaella Calvo

Giancarlo Onor

Rita Scarpinelli

Sottoscritto da 245 compagne/i

Le ultime vicende politiche hanno evidenziato una situazione in continua evoluzione caratterizzata da continue pressioni delle autorità dell’Unione Europea e un atteggiamento subalterno del Presidente della Repubblica alle ingerenze dei poteri forti sulla democrazia italiana. Nel contempo, la nascita di un governo lega – 5 stelle mette in luce i rischi enormi che gravano sul paese in tema di democrazia, diritti e condizione sociale, con una sinistra che, per limiti in gran parte soggettivi, non riesce a sostenere una adeguata battaglia di opposizione. E’ in questa nuova situazione che si viene a calare oggi la questione delle scelte del PRC in merito al suo ruolo e alla sua politica delle alleanze.

La recente discussione alla tre giorni di Spoleto e, in seguito, nella direzione nazionale del PRC, e infine l’esito dell’assemblea nazionale di PAP a Napoli, dimostrano che il problema del come Rifondazione Comunista si colloca in PaP stia diventando una questione decisiva.  Ciò è dovuto al fatto che è ormai evidente che in Pap vi sono componenti che perseguono l’obiettivo della marginalizzazione dei partiti (fra cui il primo è Rifondazione Comunista), e che operano consapevolmente per la costruzione di un “nuovo partito”, collocato su posizioni minoritarie ed egemonizzato da alcune componenti prive di una significatività sociale. Gli attacchi ripetuti ai partiti e, nello specifico, al PRC, condotti nell’assemblea di Napoli, dicono molto di più di tanti discorsi, così come la scelta, ivi compiuta, di dar vita a un tesseramento sulla base di una quota di 10 euro alla nuova formazione, cui aderirebbero “a titolo individuale” i singoli compagni del PRC. E’ chiarissimo che tutto crea le condizioni per la crisi del partito e, nell’immediato, per la perdita della sua autonomia.

Il fatto molto grave è che una parte del gruppo dirigente (presente sia nell’ex maggioranza congressuale che nell’ex minoranza) ha oggettivamente favorito questa deriva. Innanzitutto, evitando ogni riflessione circa il pessimo esito elettorale conseguito dalla lista di PaP e quindi sull’evidente irrilevanza della sua rappresentatività sociale, e poi rimuovendo i problemi ormai evidenti, più volte segnalati da molte strutture locali del partito. Inoltre, considerando le differenze presenti in PaP irrilevanti, ed enfatizzando la retorica assembleare e la logica degli assemblamenti improvvisati,  si è finito col passare dalla decisione di mantenere in vita PaP, al sostegno alla sua trasformazione in un soggetto sempre più simile a un partito.

A tale proposito, non si finirà mai di sottolineare l’avventatezza delle scelte compiute, peraltro al di fuori degli organismi dirigenti legittimi, e in assenza del rispetto delle norme che regolano la nostra democrazia interna. E’ il caso di proposte di organizzazione di PAP, inviate al coordinamento dello stesso, senza essere state discusse negli organismi del partito, cui sono state inviate solo successivamente. In tali proposte, non solo si teorizzava una cessione sostanziale della sovranità del partito, ma si accettava il principio per il quale “non” il partito in quanto tale fosse rappresentato nei vari livelli di PAP, ma singoli suoi iscritti, previa adesione/iscrizione a PAP medesimo. In pratica, si assumeva una logica subalterna, si rinunciava al proprio ruolo di partito politico e si finiva con il creare le premesse di una divisione del partito fra aderenti e non aderenti a PaP.

Così, avendo sostenuto acriticamente l’esperienza di PaP, descrivendola di volta in volta come “strategica”, “essenziale”, “imprescindibile”, si è finito con il far passare anche nelle file del partito l’idea di Pap come ultima spiaggia, Non può essere considerato un caso l’annuncio che un gruppo di iscritti di Rifondazione intende uscire dal partito per aderire a PaP, indipendentemente dalle determinazioni del P.R.C. E’ evidente che simili episodi sono anche il portato di una posizione politica poco attenta alla necessità di preservare il proprio partito e ossessionata dall’idea di sperimentare nuovi contenitori, considerati come la soluzione delle difficoltà del partito stesso.

A Napoli, il gruppo dirigente nazionale, anziché porre il tema della necessità di un fronte costituito da soggetti autonomi, rivendicando un modello organizzativo del tutto diverso e ponendo con forza la questione dell’insufficienza evidente dell’esperienza di PaP, rispetto alla necessità della costruzione di una sinistra di alternativa effettivamente credibile, ha scelto il solito profilo basso, arrivando al paradosso di trattare sul costo della tessera a PaPe mediando, alla fine, sui 10 euro (senza chiedersi se sia possibile chiedere ai nostri iscritti di tesserarsi a Rifondazione e nel contempo iscriversi, con 10 euro, a PaP).

Alcuni compagni pensano che sia possibile stare in PaP a quelle condizioni, potendo comunque sviluppare un’azione egemonica. Si tratta di pie illusioni. Privato della sua autonomia politica, in un contesto in cui le pulsioni antipartito sono molto forti, umiliato nel suo ruolo politico, il partito rischia smembramenti, abbandoni ed è quindi posto in una condizione di subalternità e non certo nelle condizioni di esercitare una egemonia. Il problema di fronte al quale si trova il PRC è quindi molto serio. Anche perché in PaP si sono evidenziate culture politiche che, al di là delle convergenze programmatiche dichiarate, sono difficilmente conciliabili. Per tutte queste ragioni, è necessario affrontare l’attuale situazione come una vera e propria emergenza in cui in gioco vi è la sopravvivenza non solo del PRC, ma della possibilità di costruire un blocco sociale capace di egemonia culturale. Le nostre posizioni, a tale riguardo, sono semplici:

  1. PaPpuò svolere un ruolo utile solo a condizione che riconosca, in primo luogo, un effettivo pluralismo al suo interno. Per questo oltre all’orientamento politico generale e al programma su alcuni temi d’iniziativa comune di massa, non vi può essere alcuna cessione di sovranità da parte del nostro partito.

Per lo stesso motivo non è possibile pensare allo smembramento dei partiti e delle associazioni in singoli aderenti, non deve esistere un tesseramento a Pap, preludio alla nascita di un nuovo partito. Ogni decisione deve essere assunta dai soggetti che compongono PaP sulla base del principio del consenso pieno, non avendo alcun senso basarsi sul principio di maggioranza assoluta o qualificata in una struttura che si presenta come un movimento.

In questo contesto, Pap deve essere un pezzo di uno schieramento più credibile e soprattutto più rappresentativo socialmente. In tal senso, esso non può assolutamente considerarsi autosufficiente.

 

  1. Obiettivo fondamentale resta la costruzione di una sinistra di alternativa, composta di soggetti autonomi, unificati da un programma per una battaglia di opposizione e da una discriminante esplicita verso il PD e ogni ipotesi di riedizione del centro-sinistra e a livello europeo verso il PSE. Per questo, una sinistra di alternativa non può presentare al suo interno posizioni equivoche nei confronti del PD e di alleanze con lo stesso. Questo partito, infatti, si è rivelato essere il principale sostegno alle politiche di austerità e all’attacco dei diritti dei lavoratori.

Tale impostazione deve stare alla base, in particolare, della costruzione delle prossime intese elettorali nazionali ed europee, rispetto alle quali occorre da subito porre la questione di una presentazione elettorale credibile, alla quale lavorare con Potere al Popolo, ma non solo.

Nei confronti delle organizzazioni di massa, una sinistra di alternativa deve saper operare al loro interno, sostenendo una battaglia politica esplicita quando ve ne sia la necessità, senza ripregare su posizione isolazionistiche o settarie, incapaci di dialogo con le masse popolari.

 

  1. Rifondazione comunista, in questo contesto, deve recuperare una sua visibilità, aprire interlocuzioni con soggetti esterni, a cominciare da realtà di movimento e associative che oggi non sono in PaP, ma che condividono la proposta di una sinistra compiutamente alternativa.

La necessità del rafforzamento di Rifondazione implica la costruzione, da subito, di un dialogo con le forze che si riconoscono nella necessità di una presenza comunista e nell’attualità del comunismo, sostenuta da una progettualità fortemente innovativa, che muova dall’eredità lasciataci da Gramsci e dalle esperienze più avanzate del movimento operaio.

Lo sforzo immediato del partito deve essere quello di uscire dall’anonimato, ripristinando la visibilità dei propri simboli, entrando nella scena politica con proposte autonome, riorganizzando le proprie strutture, finalizzandole alla priorità del rapporto col sociale e della costruzione del conflitto.

Va ripristinata nel PRC una democrazia interna rigorosa. Ciò vale, in particolare, per quanto riguarda le scelte concernenti le cessioni limitate o ampie di sovranità o quelle che compromettano l’unità dell’organizzazione e la sua autonomia decisionale. Materie affrontabili solo in sede congressuale.

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