DIBATTITO / Potere al Popolo è uno strumento non realtà da reificare

Nadia Rosa

Cesare Martina

Siamo da tempo convinti che sia necessario costruire la massima unità di azione con altre forze politiche, sindacali ed associative per consentire al PRC di realizzare gli obiettivi politici che difficilmente potrebbe raggiungere in solitudine. Guardiamo, quindi, con entusiasmo a qualunque percorso ci porti a combattere insieme le tante battaglie che ci aspettano. Pensiamo altresì che Pap possa essere, in questa prospettiva, uno strumento utile. Ma appunto, uno strumento. Da utilizzare con intelligenza e, a volte, con prudenza. Non un’entità da reificare, caricandola di qualità e possibilità che oggi non sembra e non può avere e fingendo di non vederne i limiti e le criticità. Uno strumento tra gli altri, non l’unico.

Guardare a Pap con animo laico e critico, non da tifosi, non ci sembra il modo peggiore per disprezzarlo ma il modo migliore per metterlo al riparo dalla deriva minoritaria ed autoreferenziale che costituisce il rischio maggiore per una Sinistra sconfitta.

Per questo siamo molto preoccupati per i segnali che giungono da dentro ed intorno a Pap. Ci sembra che la legittima voglia di costruirne le fondamenta stia prevalendo sull’esigenza essenziale di discutere a valutare i singoli passaggi. Con l’intelligenza e la pazienza che merita un periodo così complesso della storia del nostro Paese. La fretta e le semplificazioni sono spesso fonte di guai nella vita di tutti i giorni, in politica sono esiziali. E vediamo con sgomento come protagonisti più o meno illustri di questo percorso spendono tante energie per stigmatizzare idee e percorsi diversi. Uno spreco di tempo e di forze che, forse, non possiamo permetterci e che, sicuramente, non porterà nessun frutto.

Ci vorrebbe un surplus di curiosità, rispetto ed umiltà. Se siamo nelle condizioni in cui siamo è forse perché nessuno di noi è riuscito a trovare il bandolo di una matassa così intricata che solo semplicisticamente si può pensare di sbrogliare in tempi rapidi e a colpi di anatemi.

Il fastidio per critiche ed il senso immanente di urgenza che permeano il percorso sembrano più frutto della debolezza e della scarsa capacità di confronto che un segnale di forza ed una speranza di rivincita.

L’idea che “facendo tanto” o “facendo vedere che facciamo tanto” si possa ricostruire fiducia e consenso è illusoria ed ingannevole. Non abbiamo bisogno di convincere qualcuno di quello che non siamo o che non siamo sufficientemente ma di costruire le condizioni affinché non siano necessarie narrazioni, perché i fatti parleranno da sé. Ci possiamo arrivare, se solo collaboriamo con pazienza sapendo di essere un tassello di un puzzle molto più grande di noi.

La deriva politica e culturale del Paese non si combatte con veti o dandoci pacche sulle spalle.

L’entusiasmo, ahinoi, non è una categoria politica.

Il Prc, mantenendo la sua sacrosanta autonomia, deve aprirsi al confronto e al dialogo con tutte e tutti coloro i quali siano disponibili a lavorare su un terreno unitario per la costruzione del “quarto polo”, anche in vista delle imminenti elezioni europee.

Ergo da una parte occorre cercare di valorizzare le energie e le esperienze che si sono aggregate in alcuni territori attorno al progetto di PaP, ma dall’altra dobbiamo evitare di cadere nell’errore di ritenerlo un orizzonte esaustivo.

Il rischio di cadere in una appagante logica di autoreferenzialità fine a se stessa è dietro l’angolo.

 

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