La Rete delle Città in Comune: Governo di destra, populista.

Rete delle “Città in Comune”

Quello appena insediato è un governo pienamente di destra, “populista”. Impegno della Rete per contribuire ad un’alternativa autenticamente di sinistra, che oggi non si vede. I risultati delle amministrative ci rafforzano nella convinzione dibattere questa strada

16 giugno. Un governo pienamente di destra, una destra “furba”che fa coerentemente il suo mestiere, ma che con furbizia introduce nel “contratto di governo”, qua e là, misure che simbolicamente dicono di voler correggere alcuni dei simboli della politica dell’austerity, senza però modificare la condizione della stragrande maggioranza delle cittadine e dei cittadini e le disuguaglianze di questi anni, ma anzi a ben guardare,peggiorandole drammaticamente.

Insomma rispettata in toto – adesso che l’esecutivo è pienamente in carica e la pantomima degli ultimi due mesi chiusa – una opzione – all’ultima tornata elettorale - assolutamente tragica per la politica: la scelta fra destra razzista e anche tecnicamente “populista” (una presentazione anti “sistema” che sulle grandi scelte è in realtà pienamente nel quadro delle compatibilità) e un cosiddetto centro sinistra che in questi anni si è fatto fiero promotore e sostenitore della austerity e delle misure più inique.

Una condizione inaccettabile, a cui non ci possiamo rassegnare. Dove sono la lotta alle disuguaglianze, una partecipazione vera e non plebiscitaria, un’idea di Europa sociale e non razzista o monetarista?
Dov’è un opzione politica che permetta un futuro di sicurezze pertutte e tutti e non per pochi? Dov’è la lotta alla discriminazione di ogni diversità come principio fondante della convivenza civile?

Nelle opzioni che la politica nazionale pare offrire oggi tutto questo non c’è.

Non c’è nel contratto di governo 5 Stelle e Lega, non c’è nella”opposizione” del centro-sinistra,  tutto teso a difendere quanto fatto e a chiedere conto degli equilibri di bilancio al nuovo governo, o a litigarsi su quale sia la miglior politica per condannare milioni di persone ai lager africani piuttosto che vederli sbarcare sulle nostre coste. Oppure “incentivare” ulteriori tragedie in mare – come poteva e può tuttora trasformarsi la vicenda Acquarius – in barba ai più basilari sentimenti di umanità prima ancora del rispetto del diritto internazionale

Sulle questioni che nel “contratto” ci riguardano più direttamente ci pare vi sia molta aria fritta: certamente non si chiederà l’abolizione del fiscal compact e del pareggio di bilancio in Costituzione, e, soprattutto, si daranno molti più oneri agli enti locali – un combinato disposto micidiale il ritorno al “regionalismo” e l’esaltazione della “sussidiarietà” – senza dare risorse, senza mettere in discussione il patto di stabilità, senza maggiore autonomia d’imposizione e di decisione (insomma pseudo democrazia dal basso solo con i click ma non certo nuovi strumenti per rafforzare la democrazia partecipata municipale) e su temi di grande rilevanza: dalla sanità, alla scuola, al welfare (inteso peraltro in senso prettamente familistico), senza contare il manifesto della disuguaglianza come la flat tax (palesemente incostituzionale, non ci sono detrazioni che tengano).

Mentre, sul tema “sicurezza”, non poteva mancare la direzione che porta a una polizia locale verso funzioni di pubblica sicurezza, la pistola per tutti, i daspo ecc. Insomma una continuità con le precedenti politiche, e un’accelerazione sulle misure più inumane e ingiuste (si pensi alle espulsioni facili, ai centri di identificazione in ogni regione, ai lager suddetti nei paesi di provenienza o transito potenziati ecc. sul tema migranti).

La verità è che questo governo ha l’obiettivo di governare la pauraindirizzando la rabbia popolare verso il migrante, allontanandola dai veri responsabili delle disuguaglianze, mentre promette qualche obolo al popolo che, alla fine, dovrà anche ringraziare.

Come Rete delle Città in Comune, come e più di prima lavoreremo per proporre – a partire dal lavoro locale ma non localistico – alternative concrete a questa barbarie imperante, avendo noi un’idea attiva della democrazia. E proveremo a contribuire alla costruzione di percorsi che permettano di non espungere anche dal senso comune un’alternativa ai “signori della clava” o ai “signori delle banche”, che molto spesso sono gli stessi, tutti tesi a allontanare da sé i riflettori per continuare a perpetrare ingiustizie sociali. Ecco il governo del “cambiamento”, novello principe di Salina. Un impegno il nostro che – pur in una polarizzazione evidente che vorrebbe espungere altre opzioni – ci pare premiato dal risultato elettorale specialmente in alcune città al voto il 10 giugno scorso (e sul quale torneremo con un analisi più compiuta a breve) e che ci spinge quindi a proseguire quel lavoro di costruzione capillare e diffusa di quello spazio di sinistra, civico, partecipato e non localistico che è da sempre la “cifra” del municipalismo su cui basiamo il nostro impegno.

La Rete delle Città in Comune

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