Discorso Conte, Acerbo: «Non vedo rivoluzioni nè Robin Hood»

Discorso Conte, Acerbo: «Non vedo rivoluzioni nè Robin Hood»

di Maurizio Acerbo

Una cosa è certa: il programma enunciato da Conte non è di sinistra. E nemmeno rivoluzionario. E anche il tasso di cambiamento è da verificarsi.

Non c’è alcuna redistribuzione del reddito a favore della metà più povera della popolazione italiana e nessuna misura contro la precarietà del lavoro. Dov’è finita la cancellazione della legge Fornero? Il reddito di cittadinanza è diventato un Rei più largo? A sentire il discorso di Conte non c’è traccia dell’annunciata rivoluzione a meno che non si ritenga tale l’ennesimo taglio di tasse ai più ricchi con la flat tax e il “potenziamento della legittima difesa”. Persino sul taglio dei privilegi e la lotta alla corruzione il programma è debole. Neanche si propone il taglio ai superstipendi dei parlamentari (sicuramente costituzionale) e nemmeno la confisca dei beni ai tangentisti. Non c’è nemmeno lo stop al consumo di suolo e la ripubblicizzazione dell’acqua. Né una parola sulla scuola.

Ovviamente qualche misura positiva condivisibile c’è ma non c’è una netta rottura con le politiche degli ultimi 25 anni.
Rivoluzionario in questo paese sarebbe abolire le leggi che hanno precarizzato il lavoro e introdurre una patrimoniale sulle grandi ricchezze. Invece quando Conte annuncia “ci ripromettiamo di introdurre misure rivoluzionarie” poi ci spiega che “L’obiettivo è la flat tax”.
Questo governo malgrado tutto potrebbe fare comunque una bella figura perché quelli che lo hanno preceduto hanno perseguito politiche talmente antipopolari che basta davvero poco per conquistarsi la reputazione di avvocati del popolo. 
E’ positivo che si dica che “la prima preoccupazione del Governo saranno i diritti sociali che, nel corso degli ultimi anni, sono stati progressivamente smantellati” ma se poi si propone la flat tax l’intento apprezzabile diventa poco credibile.
Positivo il doveroso anche se tardivo ricordo e omaggio a Soumayla Sacko. Non abbiamo sentito una parola da parte del loquace ministro degli interni Salvini al riguardo e dubitiamo che il “non siamo razzisti” di Conte riguardi il complesso della sua coalizione.

E’ però ipocrita ripetere il solito ritornello anti-clandestini: “Noi difendiamo e difenderemo gli immigrati che arrivano regolarmente sul nostro territorio, lavorano, si inseriscono nelle nostre comunità, rispettandone le leggi”. Ma non lo sa Conte che con la legge Bossi-Fini arrivare in Italia legalmente è impresa difficilissima?

Conte ha cercato di definire anche il carattere nè di destra ne di sinistra del governo:

“Non esistono più forze politiche che esprimono come un tempo complessive visioni del mondo, che ispirano la loro azione – vale a dire – in base a sistemi ideologici perfettamente identificabili. Il tramonto delle ideologie forti risale a decenni or sono ed è dimostrato dal fatto che gli ultimi Governi hanno promosso iniziative politiche di difficile collocazione, secondo le categorie politiche più tradizionali”.

Premesso che è davvero ardito non definire di estrema destra un partito alleato della Le Pen omofobo e xenofobo come la Lega tocca annotare che questa presunta fine delle ideologie da anni in realtà nasconde il trionfo del pensiero unico e l’egemonia del capitalismo liberista.

Ed è proprio questo carattere di fondo pur nella rissa costante che rende profondamente simili le forze politiche oggi presenti in parlamento e i governi che si sono succeduti.

Infatti se è vero che “gli ultimi Governi hanno promosso iniziative politiche di difficile collocazione, secondo le categorie politiche più tradizionali” involontariamente Conte mette in luce la continuità con la “seconda repubblica”.

Contro il senso comune dominante suggerirei che proprio uno schieramento politico di sinistra con una visione del mondo “complessiva” e un’ideologia (anche se non mi è mai piaciuto il termine) forte rappresenterebbe un vero cambiamento in questo paese.

5 giugno 2018

 

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