In ricordo di Domenico Jervolino

E’ con sofferta nostalgia che ricordiamo Domenico Jervolino. Un comune vissuto. Scrivere di lui, della sua militanza, della sua cultura, del suo amore per la formazione dei suoi studenti, delle ragazze e dei giovani demoproletari e, poi, di Rifondazione Comunista, è uno scavare anche nelle nostre vite. Immagini, ricordi, emozioni. Dovremo dar vita ad una Fondazione per ricordare compiutamente la sua opera. Domenico è stato, infatti, un vero ” intellettuale  organico” , che permeava della sua profonda ed innovativa cultura la funzione di militante e dirigente politico ( un servizio, non una ” carriera”).E, viceversa, rifiutava il ruolo inerte di accademico. E’ figlio del ’68 cristiano, della Teologia della Liberazione ,giunto all’anticapitalismo, all’adesione ad un marxismo non economicista e non scolastico vivendo le ingiustizie del sistema contro gli ” ultimi”, all’interno di un mutualismo che vive non nel ” capitalismo caritatevole, ma nel conflitto sociale. Partecipazione popolare, autogestione sono i suoi tratti fondamentali , con cui investire anche gli equilibri istituzionali. Con radicalità, non massimalismo. Fu, infatti, anche stimato membro delle istituzioni, che visse con la concezione costituzionale, che amava, della Comune di Parigi ( rotazione, controllo popolare, retribuzione versata al partito e alle associazioni).Anche se con queste scarne righe, non possiamo non ricordare l’attività culturale di un finissimo intellettuale che scavò, con esteso riconoscimento internazionale, nel rapporto ” tra logica del concreto ed ermeneutica della vita morale”. Studioso eccellente, riconosciuto, di Ricoeur, di Gadamer. La produzione scientifica di Domenico, che si combinava, in un magico intreccio, con un intervento congressuale o con un comizio elettorale, è vastissima, nell’opera di riconnettere filosofia del linguaggio con un profondo interesse per la filosofia dell’azione. Gramscianamente.  Fondò, nel 2007, creatura a lui cara, la Rete euromediterranea per il dialogo interculturale. Ci piace ricordarlo con Bloch, che molto amava: rivoluzione come democratizzazione della vita quotidiana.

Addio, Domenico. Ci manchi.

 

Giovanni Russo Spena e Paolo Ferrero

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