Turchia e guerra del gas: Erdogan pirata di terra e di mare contro Cipro

Marco Consolo *

Il governo turco, non contento di arrestare i giornalisti non allineati, reprimere nel sangue l’opposizione interna, assassinare e bombardare il popolo curdo in Turchia ed in Siria, ha messo in atto l’ennesima azione di pirateria marittima nel Mediterraneo.

Il PRC-SE condanna l’azione premeditata e inaccettabile del governo di Erdogan, la cui Marina militare ha minacciato e bloccato una nave dell’ENI, che si stava dirigendo verso la Zona Economica Esclusiva (ZEE) della Repubblica di Cipro, per continuare il suo lavoro di ricerca di idrocarburi, su licenza di Nicosia.

Le azioni di pirateria di Erdogan sono una pericolosa provocazione che ha superato ogni precedente. Queste azioni sono manifestamente illegali, inaccettabili, nonché una grave minaccia per la pace nella regione.

Questa nuova provocazione viola in modo flagrante il principio dell’integrità territoriale degli Stati, i diritti sovrani della Repubblica di Cipro, così come il diritto convenzionale e consuetudinario del mare. Solo pochi giorni dopo avere incontrato Mattarella, Gentiloni ed il Papa, il comportamento da pirata di Erdogan non può certo passare inosservato.

Il governo italiano, l’Unione Europea e l’ONU, devono agire con decisione nei confronti di Ankara per porre fine alle sue azioni illegali che aumentano pericolosamente la tensione nella delicata regione del Mediterraneo orientale. Invece di vendergli le armi, il dovere del governo italiano è di intraprendere ogni possibile iniziativa diplomatica per esercitare tutte le pressioni necessarie su Erdogan per porre fine alle sue azioni provocatorie. In particolare, garantendo la prosecuzione del programma di ricerca di idrocarburi della Repubblica di Cipro, iniziato durante il precedente governo di Demetris Christofias.

Tali azioni non solo ledono i diritti sovrani di Cipro, ma influenzano negativamente anche la più ampia pianificazione energetica nel Mediterraneo orientale. È urgente intraprendere iniziative concrete affinché la Turchia non sia autorizzata a svolgere il ruolo di moderno pirata nella regione, tentando illegalmente e con la forza di ridisegnare la propria mappa energetica, calpestando i diritti di Stati sovrani.

Questo nuovo inaccettabile “incidente” sottolinea la necessità di una soluzione della “questione cipriota”, basata su principi che salvaguardino la sicurezza e la sovranità di una Repubblica Federale di Cipro, libera e riunificata. Ha ragione il Segretario Generale delle Nazioni Unite nell’affermare che i negoziati devono continuare dal punto in cui sono stati interrotti, preservando quanto già raggiunto. L’obiettivo è quello di una soluzione globale della “questione cipriota”, basata su un’unica sovranità ed un’unica personalità giuridica internazionale, con particolare riferimento al fatto che l’utilizzo delle risorse naturali dovrà essere di competenza federale.

Roma, 26 febbraio 2018

*: Resp. Dipartimento Esteri, Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

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