In risposta all’appello di Felice Besostri

In risposta all’appello di Felice Besostri

Pubblichiamo la risposta di Viola Carofalo, Portavoce di Potere al Popolo, all’appello lanciato in difesa della Costituzione da Felice Besostri e altri costituzionalisti.

 

Abbiamo letto l’appello rivolto alle liste da parte di Felice Besostri e altri costituzionalisti a sottoscrivere un patto che impegni i firmatari a contrastare “ogni ulteriore proposta di riforma che miri a modificare, palesemente o surrettiziamente, la forma democratica e parlamentare del nostro modello repubblicano” e ogni ulteriore tentativo di “costituzionalizzare principi neoliberisti o a limitare la sovranità popolare, i diritti fondamentali delle persone, i diritti politici e la partecipazione politica degli elettori” nonché a “garantire, nell’ambito del programma elettorale e dell’azione politica della propria Lista o della Lista che sosterranno, la piena e completa attuazione dei principi fondamentali della Costituzione e del dettato costituzionale”.

Per Potere al popolo si tratta di un impegno scontato: la nostra è la lista del NO sociale al referendum del 4 Dicembre, è la lista di chi non prende ordini da Jp Morgan, dalla finanza internazionale, dalla troika e di chi negli ultimi 25 anni ha sempre anteposto il liberismo autoritario dei trattati europei alla Costituzione.

Non possiamo dunque non aderire al Patto che pone le condizioni minime per qualunque lista che abbia a cuore la difesa dei diritti. Condizioni che riteniamo però insufficienti ad assicurare davvero quei diritti a tutti i lavoratori, le donne, gli studenti, i pensionati, i richiedenti asilo, i senza casa, i malati, i precari, i disoccupati, gli abitanti delle periferie ai quali i diritti costituzionali alle ferie, al riposo, a un salario decente, alla pace, alla salute, alla possibilità di esprimere liberamente il proprio pensiero sono stati sistematicamente negati.

L’appello è costretto a richiedere di non violare “ulteriormente” la Costituzione, prendendo atto che in questi anni le violazioni sono state molte e ripetute persino da parte di chi oggi aderisce al Patto.
Molti tra i candidati più in vista di Liberi e Uguali – firmatari dell’appello – come Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema hanno infatti deliberatamente modificato la Costituzione che oggi si impegnano a difendere. Lo hanno fatto insieme a Berlusconi riscrivendo l’articolo 81 della Carta e inserendo l’obbligo del pareggio di Bilancio imposto dalle oligarchie europee.

Conosciamo l’impatto disastroso che questa misura ha avuto sulla vita delle persone che la Costituzione avrebbe dovuto proteggere.

Sappiamo come l’obbligo imposto alle regioni e ai comuni di tagliare i servizi pubblici per sottostare ai vincoli di bilancio abbia leso il diritto alla cura dei malati che non possono permettersi la sanità privata, il diritto a un’esistenza libera e dignitosa di chi non ha avuto la fortuna di ereditare una casa e ha perso il posto, o non guadagna abbastanza per pagare un affitto, e si è ritrovato a vivere in strada o ancora con i genitori, poiché gli stessi Governi che hanno concesso permessi e agevolazioni fiscali ai palazzinari per le loro speculazioni immobiliari hanno investito lo zero per cento del pil nell’edilizia popolare.

Comprendiamo che chi in passato ha tradito il ripudio della guerra bombardando gli inermi e votando a favore delle manovre finanziarie che ogni anno hanno aumentato le spese militari tagliando i servizi pubblici non possa oggi promettere davvero la pace e il ripudio della guerra sottraendosi ai vincoli della Nato che chiede a tutti i paesi aderenti di destinare il 2 per cento del Pil alle spese militari invece di investire quei fondi per alleviare le sofferenze dei cinque milioni di italiani in povertà assoluta, 10 in povertà relativa, 11 milioni che rinunciano alle cure mediche perché non possono permettersele. Impossibile non notare che firmatari come Bersani, Speranza, Epifani e tanti altri candidati di Liberi e Uguali, fino a ieri nel Pd con Pietro Grasso, hanno votato i provvedimenti che hanno piegato la legge ai principi neoliberisti che l’appello invita a contrastare: la riforma Fornero che ha allungato l’età pensionabile, il Jobs Act (e le norme che lo hanno preceduto) che ha precarizzato il lavoro, il Decreto Poletti che ha ulteriormente esteso la precarietà consentendo alle aziende di sostituire i lavoratori stabili con quelli a tempo determinato, l’abolizione dell’articolo 18 che ha reso ricattabili i lavoratori e incerto il loro futuro.

È colpa di queste leggi e di una lunga serie di pseudo-riforme liberiste se oggi i principi costituzionali sono lettera morta, se un lavoratore atipico su 3 e un lavoratore autonomo su 4 è a rischio povertà, se  500 mila lavoratori “somministrati” lavorano con contratti che durano in media 12 giorni, addirittura un solo giorno in un terzo dei casi. È colpa delle leggi votate da molti dei candidati che oggi sottoscrivono l’appello e che ben sapevano che la Costituzione prevedeva invece che ogni lavoratore avesse diritto al riposo e alle ferie retribuite e a una paga “in ogni caso sufficiente a garantire al lavoratore e alla propria famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. È per questo che noi che non abbiamo alcun imbarazzo ci impegniamo a fare di più per questi lavoratori resi precari e ricattabili, di più per garantire a tutte e tutti l’effettivo rispetto dei principi fondamentali della Costituzione. Noi di Potere al Popolo siamo stati in prima linea nella battaglia per il No al referendum del 4 Dicembre. Tutti i soggetti promotori della nostra lista hanno organizzato centinaia di assemblee, volantinaggi e iniziative per contrastare la riforma della Costituzione voluta da Matteo Renzi e suggerita da Jp Morgan, Confindustria e Marchionne. Per questo ci viene naturale aderire all’appello di Besostri e impegnarci a non modificare la forma parlamentare del nostro modello repubblicano come invece intendeva fare chi ha votato sì a quel referendum.

Ad esempio, Giuliano Pisapia, incoronato prima di Pietro Grasso leader della formazione politica che oggi firma come noi questo Patto in difesa della Costituzione. Noi ci impegniamo però a fare di più per garantire l’effettiva applicazione della Costituzione e dei suoi principi fondamentali. Ci impegniamo cancellare l’obbligo del pareggio di Bilancio che ha sfigurato la Costituzione e a contrastare l’austerity imposta dai trattati europei. Non è altrimenti possibile attuare l’articolo 3 che assegna alla Repubblica “il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano la libertà e l’uguaglianza di tutti i cittadini e impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.

Ci impegniamo a cancellare le leggi che hanno invece alzato muri tra le persone e limitato i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, degli omosessuali, dei richiedenti asilo, prevedendo per ciascuna categoria una specifica discriminazione e facendola diventare legge ordinaria.

Ci impegniamo a prevenire e punire “ogni violenza fisica e morale sulle persone sottoposte a restrizione di libertà”, come prevede la Costituzione, e a garantire che le pene “non siano contrarie al senso di umanità e tendano alla rieducazione del condannato”. Ci impegniamo a combattere ogni forma di restrizione della libertà di manifestare il proprio pensiero di tutti i cittadini, oggi sottoposti con il pretesto dell’ordine pubblico e del decoro urbano alle restrizioni del Decreto Minniti e minacciati dal tentativo di imbavagliare tutte le voci che contrastano il sistema dominante. Aderiamo con l’auspicio che la Costituzione, patrimonio di tutti i cittadini italiani e non di una o più liste candidate alle elezioni, possa in futuro essere modificata non per negare i diritti come hanno fatto nel 2011 quanti sostenevano il Governo Monti e oggi firmano questo appello, ma per meglio garantire a tutte e tutti “un’esistenza libera e dignitosa”. Esplicitando ad esempio il diritto di tutte le persone, religiose e non, a godere della stessa libertà di pensiero senza i privilegi oggi accordati a un’unica religione in virtù del Concordato tra lo Stato Italiano e il Vaticano inserito nell’art. 7 (è in nome di questi privilegi che la giustizia italiana è stata ostacolata nelle indagini contro i preti pedofili o le emissioni elettromagnetiche di Radio Vaticana) o prevedendo che sui trattati internazionali il popolo possa esprimersi mediante referendum. O prevedendo che sui trattati internazionali il popolo possa esprimersi tramite referendum. O inserendo la tutela del diritto di ogni persona, anche delle future generazioni, a vivere in un ambiente salubre e a godere delle risorse naturali.

Sono temi dei quali non si avvertiva l’urgenza quando è stata varata la Costituzione ma sono centrali oggi che l’ambiente viene depredato dalle multinazionali private e a miliardi di persone viene negato l’accesso all’acqua potabile. Una cosa è certa: Potere al popolo si opporrà a ogni tentativo di fare della prossima una “legislatura costituente”.

Un parlamento eletto col Rosatellum non ha la legittimità di toccare la Costituzione e continueremo a combattere chi sostiene che i problemi del paese derivino dalla Costituzione e non dalla sua mancata applicazione. Siamo l’unica lista che si pronuncia per l’approvazione di una legge elettorale proporzionale finalmente costituzionale dopo i disastri dell’epoca del bipolarismo e del maggioritario. Soprattutto, continueremo a difendere la Costituzione non tanto firmando appelli ma sostenendo ogni giorno nelle lotte le lavoratrici e i lavoratori, gli studenti, i migranti e tutti i ceti popolari che si stanno battendo nelle piazze, nelle università e nei luoghi di lavoro per difendere e conquistare i diritti costituzionali negati.

Viola Carofalo, Portavoce Nazionale Potere al Popolo

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