Maurizio Acerbo (Rc): “si possono battere i clan mafiosi anche senza 41bis”

di Rocco Vazzana

Il Dubbio, 10 gennaio 2018

“Vogliamo essere popolari ma non populisti-qualunquisti, per questo chiediamo l’abolizione dell’ergastolo e del carcere duro”. “Siamo convinti che si possano combattere le mafie sostenendo lo stato di diritto”. Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione comunista, spiega così la posizione di Potere al Popolo – la lista a cui il suo partito aderisce – sull’abolizione del carcere duro per i mafiosi.

 

Potere al Popolo è l’unico soggetto politico che chiede esplicitamente l’abolizione del 41bis e dell’ergastolo. Come mai una scelta così radicale e in qualche modo impopolare?

Non capisco la sorpresa. Rifondazione comunista, che fa parte di Potere al Popolo, fu l’unico partito a non votare nel 2002 la norma che rendeva definitivo il 41bis, un provvedimento nato come disposizione eccezionale e transitoria dopo le stragi mafiose del 1992.

Questo non significa che escludiamo trattamenti differenziati per alcuni reati, ma mi sembra che la cultura giuridica più avvertita e le sedi internazionali di giustizia si siano espresse contro un trattamento carcerario disumano. Noi combattiamo una battaglia per la legalità, purché sia una legalità costituzionale. Per quanto mi riguarda, non ho mai avuto problemi a denunciare i problemi e le incongruenze delle condizioni carcerarie insieme a Marco Pannella e contemporaneamente battermi contro le leggi vergogna di Berlusconi. Per noi, dunque, non c’è nessuna novità, e i movimenti che insieme a noi animano Potere al Popolo si occupano da tempo di repressione subita, c’è stata di conseguenza una piena sintonia su questo punto.

 

Quasi piena, visto che alcuni esponenti del Pci hanno duramente criticato il programma giustizia della lista…

Chiunque non abbia approfondito il dibattito degli ultimi anni, e mi ci metto anch’io, tende a reagire con sorpresa. Qualcuno ritiene che sostenere certe posizioni equivalga a una lotta mafia più soft, ma non è affatto così.

 

Centri sociali, cossuttiani, trotzkisti, c’è di tutto nella lista Potere al Popolo. Abbiamo scordato qualcuno?

Cavolo, c’è gente che sta insieme a Verdini e noi possiamo provare a mettere insieme varie anime della sinistra. Ci dipingono come settari ma non è così. Sono anni che lavoriamo per costruire una soggettività unitaria della sinistra anticapitalista plurale. Come lo è Syriza in Grecia, che ha le stesse caratteristiche “variegate” di cui parla lei, come lo è Podemos in Spagna e come lo è France Insoumise in Francia. Il problema non è la pluralità ma la capacità di essere alternativi alle politiche dominanti. Per questo è normale che tra di noi ci sia un dibattito aperto su tanti temi, anche sul 41bis. Noi vogliamo essere popolari ma non populisti-qualunquisti e rivendichiamo anche la nostra battaglia contro l’ergastolo. Voglio ricordare che persino il Partito comunista italiano sosteneva l’abolizione dell’ergastolo.

 

Però avanzate queste proposte in un contesto politico e culturale completamente mutato. Adesso tutti inseguono il messaggio legalitario dei 5 Stelle…

Come dice Slavoj Žižek, l’unica cosa che ci può salvare da un ritorno dei fascismi è una sinistra radicale. La democrazia non è stata inventata dai padroni delle terre, è stata inventata dalla povera gente. E noi veniamo da quella tradizione. Consegnare le battaglie sociali ai populisti di destra e la questione dei diritti ai liberali è un errore imperdonabile.

 

Anche per Antonio Ingroia il programma sulla giustizia di Potere al Popolo rischia di trasformarsi in un assist alla mafia…

Ingroia ci conosce molto bene e conosce perfettamente la nostra intransigenza sui temi della lotta alla mafia. Capisco la necessità di polemizzare in campagna elettorale, ma noi siamo convinti che si possano combattere le mafie sostenendo lo stato di diritto. Siamo il Paese di Beccaria, bisogna evitare ogni regressione culturale. L’articolo 13 della Costituzione, la colonna vertebrale del garantismo nel nostro Paese, porta anche la firma di un tale Palmiro Togliatti. Bisogna avere il coraggio di discutere sui temi uscendo dalle posizioni ideologiche e concentrarsi sulle cose concrete.

 

Perché un elettore di sinistra non renziano dovrebbe scegliere Potere al Popolo e non Liberi e Uguali?

Perché Potere al Popolo è di sinistra, Liberi e Uguali è la ministra riscaldata del vecchio centrosinistra e dei suoi fallimenti. Basti pensare che LeU sul lavoro propone una versione più soft delle politiche renziane, d’altronde fu D’Alema a inventare lo slogan “scordatevi il posto fisso”.

Per non parlare delle pensioni, la lista di Grasso è diretta da chi votò insieme a Berlusconi la riforma Fornero, e infatti nessuno di loro ne propone l’abrogazione.

 

Lo propone la destra di Salvini, in compenso…

È uno dei paradossi italiani: quella che i mezzi d’informazione definiscono sinistra riesce rendere popolare persino Salvini. La sinistra di Leu è composta da coloro che si vantano di aver liberalizzato più della Tacher, che hanno abolito l’articolo 18 e che hanno votato la legge Fornero.

 

Qualora riusciste nell’impresa di superare lo sbarramento, sareste disponibili a un dialogo parlamentare?

Può sembrare impossibile ma credo che superare lo sbarramento sia alla nostra portata. Il nostro compito non sarà di giocare ai posizionamenti, ma di imporre l’attenzione su alcuni temi affinché entrino nel dibattito nazionale.

 

Siete praticamente l’unica forza a dover raccogliere le firme per presentare la lista. A che punto siete?

È un ostacolo enorme, perché il problema non è solo quello delle firme, ma trovare gli autenticatori. Per noi la strada sarà in salita, ma confido nella cultura democratica dei consiglieri comunali di qualsiasi schieramento che si metteranno a disposizione per garantire l’accesso alle elezioni ai cittadini che firmeranno per Potere al Popolo.

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