Manovra di bilancio.  Rete delle Città in Comune: continua le politiche fallimentari e contro ogni giustizia sociale. Necessaria una svolta radicale.

Manovra di bilancio. Rete delle Città in Comune: continua le politiche fallimentari e contro ogni giustizia sociale. Necessaria una svolta radicale.

Rete delle “Città in Comune”

Manovra di bilancio.  Rete delle Città in Comune: continua le politiche fallimentari e contro ogni giustizia sociale. Necessaria una svolta radicale.

Niente di nuovo sotto il sole. La manovra finanziaria varata dal Governo Gentiloni che sta arrivando all’approvazione del Parlamento è in perfetta continuità con le precedenti, con scelte che confermano e anzi acuiscono le disuguaglianze. La “Renzinomics” viene riproposta senza soluzione di continuità. E senza alcun bilancio, se non quello di una sbandierata ripresa che in realtà ci pone agli ultimi posti in Europa, che non è sorretta dalla ripresa della domanda interna, né da una ripresa dell’occupazione di una qualche consistenza e qualità.

Il segno politico risulta evidente. La disattivazione delle clausole di salvaguardia che assorbe gran parte delle risorse, richiederà comunque un nuovo intervento il prossimo anno. Non si colpiscono rendite e patrimoni, non vi è nessun provvedimento che vada nella direzione del recupero della progressività di imposizione come chiederebbe la nostra Costituzione, si continua con i condoni – la cosiddetta rottamazione delle cartelle –  che generano aspettativa di nuovi condoni, e dunque nuova evasione.

Si continua  con mance, bonus, e provvedimenti anche in contrasto l’uno con l’altro.

Sul fronte dell’occupazione si perpetua la logica degli incentivi alle imprese, gabellati per politiche industriali che invece sono del tutto assenti, come si perpetua la decontribuzione, anche in questo caso senza nessun bilancio di quello che è successo. I cosiddetti contratti a tempo indeterminato (cosiddetti, perché il tempo indeterminato non esiste per le “tutele crescenti” del Jobs Act data la piena libertà di licenziamento) sono stati attivati finché  c’erano gli incentivi. Ora è boom dei contratti a termine – resi “acausali” da Poletti – e del lavoro precario in generale. Anche timidissimi emendamenti sulla limitazione del rinnovo dei contratti precari a termine, e sull’aumento dell’indennità per licenziamento sono stati cassati. I dati confermano anche  la distorsione nel mondo del lavoro con la crescita esponenziale dell’occupazione anziana per gli effetti della controriforma Fornero. E sul versante previdenziale si conferma l’aumento generalizzato dell’età pensionabile, per la cosiddetta aspettativa di vita, mentre gli esentati sono pochissimi.

Si conferma il super ticket in sanità, perché le risorse stanziate non mutano pressoché nulla; si sbandiera la conferma dei livelli di spesa sanitaria quando invece, specie per il carico imposto alle regioni sui LEA e sul personale così non sarà, e ancor di più non sarà nei prossimi anni.

Il cosiddetto reddito di inclusione, per requisiti del nucleo familiare e per tetto di reddito, rientra al massimo in una logica puramente caritatevole, e per  platee assai ristrette. Infine, ma non certo per importanza, il capitolo enti locali, con ampliamenti molto ristretti dei margini di spesa – ma con una  stretta consistente sulla spesa corrente – con criteri di premialità difficilmente applicabili e comunque senza mettere in discussione – nonostante tutti dicano di volerlo fare – il padre di molti problemi (e il taglio classista in questo campo) cioè il patto di stabilità.

Insomma, la necessità e l’urgenza di una svolta e di una radicale discontinuità con queste politiche è da questo impianto confermata e rafforzata,  consci che stiamo parlando della vita concreta di tutti noi

 

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