Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Una risposta a Gian Giacomo Migone

“Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Una risposta a Gian Giacomo Migone”

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di Ezio Locatelli*

Siamo alle solite. Nel tentativo di far passare le proprie ragioni si ricorre alla caricature delle ragioni altrui. Gian Giacome Migone non sfugge a questa modalità. Nel perorare la causa di «Liberi e Uguali» Migone su «il Manifesto» di venerdì 15 dicembre lancia strali contro Rifondazione Comunista. Il partito, nella persona del suo segretario nazionale Maurizio Acerbo, avrebbe perseguito sin dalle origini del dibattito elettorale «l’obiettivo di una lista separata». Ed ancora: Rifondazione Comunista, forte delle sue «ragioni identitarie e organizzative», avrebbe «mangiato centinaia di assemblee» del Brancaccio a cominciare dall’assemblea di Torino nel cui caso «posso personalmente testimoniare – dice ancora Migone – insieme con un centinaio tra compagne e compagni “altrettanto esterrefatti». Se si vuole stare su questo piano non c’è storia. Il sottoscritto, può personalmente testimoniare, unitamente ad altre duecento persone, che la presidenza dell’assemblea di Torino di fatto ha impedito la messa in votazione di un ordine del giorno – ma che democrazia è quella in cui i impedisce un pronunciamento? – che chiedeva il mantenimento dell’impegno programmatico e degli ambiti decisionali del Brancaccio. Richiesta del tutto legittima a fronte di un documento nonché di un itinerario preordinato di assemblee – quello scodellato poche ore prima da Mdp, Si, Possibile – il cui risultato era di defraudare completamente il percorso del Brancaccio stesso. Che poi è quello che di fatto è accaduto. Non ci voleva molto a capirlo. Ma al di là delle ricostruzioni più o meno interessate di alcune vicende spicciole ciò che deve essere chiaro, una volta per tutte, è che Rifondazione Comunista ha perseguito con molta convinzione il processo unitario del Brancaccio non avendo alcuna pregiudiziale che non fosse di collocazione politica, di carattere programmatico, di percorso democratico. Chi afferma il contrario lo fa o senza cognizione di causa o in perfetta malafede a supporto di un’operazione, quella sponsorizzata da Massimo D’Alema e Pier Luigi Bersani di «Liberi e Uguali», che punta dichiaratamente a rianimare il centrosinistra che fu. Un centrosinistra che non parla più a una parte grande della società messa ai margini da processi decisionali oligarchici sottratti a istanze partecipative e democratiche e da politiche di sacrifici a senso unico. Questa è la ragione per cui non c’è alcun interesse da parte nostra a operazioni di galleggiamento che non colgono la crisi di legittimità e di rappresentanza di un sistema declinante. Non per questo abbiamo rinunciato a perseguire un progetto unitario e di alternativa, di sinistra antiliberista. Lo stiamo portando avanti con chi non ha rinunciato a costruire la sinistra di alternativa, con chi in questi anni è stato presente nella resistenza sui luoghi di lavoro, nelle lotte sociali, nei movimenti contro il razzismo, per la democrazia, i beni comuni, la giustizia sociale, la solidarietà, la pace. Lo stiamo portando avanti con chi si batte, dopo averla difesa, per l’attuazione della Costituzione nata dalla Resistenza. Con chi si batte contro il pensiero unico neoliberista e le politiche di austerità che hanno devastato l’esistenza di milioni di persone. Piaccia o non piaccia non ci siamo fatti travolgere dalle spregiudicate manovre di palazzo che stanno sul piano della difesa raccogliticcia di qualche scampolo del vecchio sistema. Questo impegno alla ricostruzione di una sinistra di società, nelle condizioni date, più che mai va avanti. La nostra partecipazione convinta alle partecipate assemblee di «potere al popolo» va esattamente in questa direzione.

*segretario provinciale Torino
segreteria nazionale Prc-Se


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