Strage di Bologna 37 anni dopo

Strage di Bologna 37 anni dopo

di Daniele Biacchessi*

37 anni dopo, per la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 (85 morti e 200 feriti), la protesta dei familiari delle vittime diventa plateale. Nell’aula consiliare di Bologna si è consumato lo strappo, la frattura tra la società civile e il Governo, le istituzioni, lo Stato.

Quando il ministro Galletti ha iniziato il suo discorso i familiari delle vittime e i loro amici si sono alzati e hanno abbandonato l’aula. Non sopportano più la quantità di promesse sull’applicazione delle leggi in materia di segreto di Stato. Non vogliono più ascoltare le frasi di circostanza dettate da presidenti del Consiglio e dai loro ministri di centrodestra e centrosinistra dal 1980 ad oggi, nella piazza della stazione.

E’ vero, c’è una verità storica che coincide a grandi linee con quella processuale. Giusva Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini sono stati ritenuti dai tribunali gli esecutori materiali della strage. Il Venerabile della Loggia P2, il responsabile del cosiddetto Supersismi Francesco Pazienza e i vertici del Sismi Giuseppe Belmonte e Pietro Musumeci sono stati ritenuti i depistatori.

Ma permane la totale reticenza dello Stato sui mandanti e sui piani precedenti e successivi alla strage alla stazione di Bologna. Quella linea sottile che divide gli esecutori dell’attentato dai mandanti.

Solo con l’apertura vera degli archivi dei servizi segreti, degli apparati dello Stato, la trasparenza totale e incondizionata di tutte le carte in possesso dello Stato, si potrà forse compiere il passo verso una verità piena e definitiva.

* giornalista e scrittore

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