Venezuela, le magliette rosse occupano la scena

di Geraldina Colotti -

CARACAS
A Caracas, l’avenida Bolivar straripa, straripano le vie adiacenti. Sul palco, tutte le dirigenti e i dirigenti del socialismo bolivariano. Il presidente Maduro prende un binocolo per guardare dove finisce la folla. E’ il principale atto di chiusura della campagna elettorale per l’Assemblea Nazionale Costituente (Anc). Il 30 si vota.
Il discorso del presidente culmina con un nuovo appello all’opposizione per un “accordo di unità nazionale” e l’inizio di un nuovo “tavolo di negoziato”. Alcune formazioni come Un Neuvo Tiempo, Avanzada Progressista e Bandera Roja hanno aderito. In questi giorni, il capo dei mediatori internazionali, l’ex presidente spagnolo Zapatero, ha tenuto diversi incontri con i leader dei partiti di opposizione ed è parso relativamente ottimista.
Ha incontrato anche Leopoldo Lopez, capo di Voluntad Popular (estrema destra). Poi sono comparsi due video. In uno si vede Lopez, condannato a quasi 14 anni per le violenze del 2014 e ora agli arresti domiciliari, attaccare il governo e l’Anc e riproporre l’agenda della sua compagine (la Mesa de la Unidad Democratica – Mud-). In un secondo video – ritenuto un falso – Lopez sembra invece invitare a partecipare all’Anc. Un doppio messaggio com’è consuetudine delle destre che giocano sempre su più tavoli? Intanto, la fake woman Lillian Tintori, sua moglie, è partita per Miami con la famiglia. Altri dirigenti oltranzisti hanno il passaporto pronto.
Sul campo, restano i pasdaran delle “guarimbas”, che hanno provocato oltre 100 morti e danni per milioni di dollari: giovani delle classi agiate, esaltati o annoiati, o mercenari. A quelli in buona fede, a chi ha delle ragioni per protestare pur ignorando l’origine dei problemi, Maduro ha offerto una sponda ripetendo lo slogan “voto e non proiettili”. Una consegna inversa a quella imposta alle proteste durante la IV Repubblica. Ai blocchi stradali che proseguono nelle zone bene della capitale restano pochissimi incappucciati, che però tengono in ostaggio interi quartieri e hanno provocato l’insofferenza di quanti, nell’opposizione, vogliono cacciare qualche urlo, ma non a costo di rinunciare al proprio stile di vita.
“Uno dei miei più grandi errori è stato quello di aver sottovalutato il potenziale violento dell’opposizione”, ha detto Maduro in un’intervista a Rt. Dopo le 48 ore di “sciopero generale” – fallito nonostante i falsi dati diffusi dai media – la Mud ha lanciato per oggi la “presa del Venezuela”. Gli Usa hanno invitato i loro concittadini a lasciare il Venezuela o a non uscire di casa. Per il giorno del voto è scattato il divieto a manifestare per 24 ore, pena una condanna a 10 anni. Il provedimento è stato impugnato dalla ong Espacio Publico.
Gli Usa hanno emesso sanzioni per 13 funzionari pubblici del governo Maduro. Tra questi, giudici del Tribunal Supremo de Justicia (Tsj), il massimo organo di equilibrio e garanzia dei 5 poteri di cui si compone la Repubblica presidenziale. “Qui comanda il popolo, noi siamo al suo servizio per una funzione di garanzia. Non ho conti all’estero, non sono colpito personalmente. Si tratta di una misura per gettare discredito sul proceso bolivariano, una misura di carattere neocoloniale”, ci ha detto ieri il presidente del Tsj, Maikel Moreno.
Il Tsj ieri ha incontrato i visitatori internazionali, movimenti e organizzazioni provenienti soprattutto dal Latinoamerica, ma anche dagli Usa e dall’Europa. I messicani hanno rigettato le dichiarazioni del loro governo, che ha annunciato di volersi accodare alle sanzioni emesse da Trump e avallate dall’Europa. I colombiani hanno denunciato e respinto i piani della Cia con Messico e Colombia per stroncare il governo del Venezuela.
“Compagni magistrati” – ha esordito il presidente suscitando un effetto straniante nei pochissimi europei presenti. Nelle sue parole, la consapevolezza di presiedere un passaggio delicatissimo del “proceso bolivariano” (“un processo, appunto, non solo una giornata di voto per l’Anc”), ma anche un passaggio storico: che fa “memoria”, giuridica e politica, mettendo le decisioni nelle mani del “potere popolare”.
Tra i “sanzionati” anche il ministro della Difesa, il generale Vladimir Padrino Lopez, figura autorevole fedele al socialismo bolivariano e sordo ai richiami al golpe rivolti dalle destre alle Forze Armate. “Siamo una rivoluzione pacifica, ma armata”, ha detto più volte Padrino ripetendo le parole di Chavez. E in questi giorni si è fatto filmare durante un’esercitazione militare: anche per mostrare il pieno recupero da un tumore da cui è stato colpito.
All’Osa, il Segretario generale Luis Almagro, emissario di Washington contro Maduro, ha subito un altro stop: solo 13 paesi hanno risposto alla sua nuova chiamata contro l’Assemblea Costituente in Venezuela. Questa volta, anche l’Uruguay ha fatto muro. Il presidente boliviano, Evo Morales, ha avvertito che sono state preparate le condizioni per un’aggressione Usa al Venezuela. Anche il Nicaragua, colpito da sanzioni finanziarie emesse di recente dagli Usa, ha lanciato l’allarme. Per tutta l’America latina progressista, il Venezuela è una vera e propria Stalingrado. L’intervento contro Caracas sta alzando la soglia del nuovo colonialismo: le istituzioni che intralciano gli interessi di grandi conglomerati internazionali si possono cancellare impunemente, con il silenzio, il discredito e il sostegno alla sovversione interna spacciata per “legittima ribellione”. Il Venezuela sembra diventato l’unico paese in cui fior di “pacifisti” difendono persino i linciaggi pur di cancellare l’insopportabile operaio del metro Nicolas Maduro. Ieri, nell’incontro al Tsj, un compagno del Paraguay ha denunciato che una rapina multimilionaria compiuta nel suo paese a passata sotto silenzio quando nel paese era presente Tintori potrebbe essere servita per finanziare gli oltranzisti in Venezuela. Il governo del Paraguay – frutto del golpe istituzionale contro Fernando Lugo – è uno dei più accaniti contro il Venezuela nel Mercosur. Senza Caracas, il Mercosur sta firmando il Trattato di Libero Commercio con l’Europa.
Padrino Lopez ha respinto “la burla delle sanzioni”, che non colpiscono solo i funzionari, “ma tutto il Venezuela”, indipendentemente dalle posizioni politiche. “Non possiamo costruire una comunità internazionale con le bombe, con la guerra, sterminando l’umanità e l’ambiente”, ha detto rivolto ai paesi subalterni agli Usa. “Signori imperialisti – ha aggiunto – bisogna rispettare i popoli, rispettare il popolo venezuelano e la sua dignità”.
Oggi, mentre l’opposizione prepara la “presa del Venezuela”, un’altra grossa fetta di paese, che non compare sui media mainstream, ricorda la nascita di Hugo Chavez. “Chavez corazon del pueblo”, fischiettano per strada gli operai della nettezza urbana.

 

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