Voltaire non c’entra niente, perché è giusto contestare Matteo Salvini

Voltaire non c’entra niente, perché è giusto contestare Matteo Salvini

di Giacomo Russo Spena

Ha ragione Luigi De Magistris. Hanno ragione i napoletani che sono scesi in piazza contro la provocazione di Matteo Salvini. Eppure, in questi giorni, è tutto un prodigarsi nel citare, a sproposito, Voltaire.

Il grande pensatore illuminista che non viene mai ricordato per le sue invettive contro le carceri disumane (nota la sua frase: “Non fatemi vedere i vostri palazzi ma le vostre carceri, poiché è da esse che si misura il grado di civiltà di una Nazione”), troppo scomodo quel Voltaire nell’era del giustizialismo imperante. Di Voltaire viene invece celebrato il suo aforisma sulla libertà di espressione (tra l’altro scritto dalla sua biografa, non da lui, ma sorvoliamo…): “Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire”.

Un principio sacrosanto che viene ribadito nell’art. 21 della nostra Costituzione. Ma il punto è proprio qui. La Costituzione italiana, figlia della Resistenza al nazifascismo. A Napoli abbiamo assistito a un conflitto tra i nostri principi costituzionali. Da un lato il cardine della libertà di parola, dall’altra l’apologia di fascismo e razzismo.

E, sinceramente, nell’Europa dei populismi xenofobi, delle Le Pen, dei muri, delle norme razziste contro i migranti in Ungheria e Polonia, non bisogna sottovalutare quel che avviene da noi. Matteo Salvini è un seminatore di odio. Un leader politico che ha la grave responsabilità di aver legittimato e normalizzato concetti storicamente propri soltanto della peggior estrema destra.

Fino a qualche anno, pensieri che avrebbero indignato l’opinione pubblica, vengono ora accettati supinamente. Salvini spadroneggia in tv parlando alla pancia del Paese e aizzando la gente agli istinti peggiori.

Simone Di Stefano – leader di Casa Pound, prima di manifestare insieme a Milano il 18 ottobre 2014, fianco a fianco bandiere della Padania e tricolori, per la sospensione di Schengen e il ripristino delle frontiere - dichiarava la sua stima: “Matteo Salvini ha lanciato il suo progetto per il Centro Sud [...] Sono convinto che alla fine riuscirà a organizzare le tante brave persone che vedono nel suo progetto una speranza per l’Italia. Per quanto mi riguarda, il modo migliore per unire e organizzare quanti amano la nazione e vogliono collaborare seriamene da Nord a Sud con Matteo Salvini, è questa nuova organizzazione politica: sovranità”.

Un sodalizio politico al grido “prima gli italiani”. L’asse con i neri di Casa Pound era un legame già consolidato alle scorse Europee con il sostegno dei “fascisti del terzo millennio” al candidato Mario Borghezio, il quale una volta eletto ha scelto come assistenti due noti camerati romani.

Poco importa se il leader leghista Salvini, a parole si dica oggi antifascista, e contro ogni regime totalitario – anche se in passato alla domanda sul suo sentirsi o meno fascista rispondeva con un “non me ne frega, di certo non sono di sinistra” – ma allarma ciò che avalla.

Cosa ci vuole dire quando afferma, contro i migranti, che è necessaria una “pulizia di massa in Italia, via per via, quartiere per quartiere”? Aggiungendo, poi: “con le maniere forti, se serve”. Vi pare normale che un leader di un partito nazionale legittimi forme di violenza e di pulizia etnica? Come non indignarsi?

Forse va smascherato il gioco di Salvini di presentarsi come volto nuovo (“uno del popolo”) e pulito della politica italiana, mentre lavora quotidianamente per creare un humus culturale pericoloso per la nostra nostra convivenza civile: una xenofobia strisciante che pervade la società e che costituisce poi il terreno fertile per eventuali aggressioni razziste. Un lavoro capillare sull’immaginario collettivo, dove una volta l’odio era rivolto contro i “terroni” o “Roma Ladrona”, adesso in primis contro i migranti, peggio se musulmani.

Come si vede in Europa, le nuove destre populiste – pur prendendo le distanze dal repertorio classico neofascista – hanno saputo costruire un vocabolario politico dell’intolleranza e del pregiudizio che è stato accettato dalla società. Un nuovo razzismo – che si traveste da difesa della democrazia e dalla minaccia islamica o da protezione del welfare per gli autoctoni contro i costi dell’immigrazione – ha imposto nei fatti una vera e propria normalizzazione di idee che in realtà si basano sull’odio e il disprezzo dell’altro.

Salvini ci dovrebbe spiegare perché la Lega, da anni, nel Nord Est fa campagne politiche insieme all’estrema destra di Forza Nuova o al Fronte Veneto Skinhead, nel segno del contrasto all’islamizzazione del Paese. Oppure perché nelle proprie liste, la Lega abbia ospitato la candidatura di personaggi discutibili e referenti della galassia nera. Perché?

Vi pare normale che il 25 aprile, giorno della Liberazione, Salvini scelga di manifestare in un’altra piazza per l’estensione della legittima difesa, come un cow boy qualsiasi?

O, ancora, come dimenticarsi la clemenza su Benito Mussolini: “Fece tante cose buone”. “Non la spaventa la gente che dice di essere disposta a votare un nuovo Mussolini?”, gli domandava il conduttore nello studio di Agorà, lo scorso 1 febbraio. “No, la capisco – rispondeva il segretario del Carroccio – Mi spaventa se mi metto nei panni di Letta, Monti, Gentiloni e Boldrini che non facendo nulla incentivano queste reazioni. Non uomini forti, ma idee forti è quello che io mi sento di sottoscrivere”. Anche qui, tutto passato come folklore.

Il 25 aprile non dovrebbe essere un tassello importante del nostro Paese? Questi atteggiamenti come possono essere catalogati? Temo di saperlo. E fanno paura. Insisto, la questione è centrale: per essere fascisti, non si deve per forza manifestare con le celtiche, è sufficiente sposare quel sistema valoriale.

Così Salvini, forse razzista a sua insaputa, finché fomenterà odio, paure e istigherà alla violenza scendendo in piazza, o addirittura alleandosi, con organizzazioni d’estrema destra, rischierà di essere contestato. Persino nella sua Pontida. È già successo a Roma – dove il 28 febbraio 2015 manifestarono migliaia di persone – Bologna e per ultimo Napoli.

Cittadini che si oppongono al razzismo leghista e al quotidiano avvelenamento dei pozzi sacri dell’unità nazionale, (“Napoletani colerosi”, “Vesuvio lavali col fuoco”) con la reiterazione quotidiana del “razzismo territoriale”, che fomenta pericolosi rancori tra culture, popoli, propensioni, comportamenti individuali e collettivi (in un contesto, peraltro, già di per sé fondato su squilibri strutturali ed etnici).

Salvini viene contestato anche perché infrange il principio costituzionale della “Repubblica italiana una e indivisibile” fondamento del nostro vivere civile, della nostra Carta Costituzionale.

Voltaire non è una foglia di fico per coprire le miserie della peggiore demagogia.

fonte: Huffington Post

Manifestazione dei centri sociali contro la visita di Salvini



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