MPS: No alla subalternità a JPMorgan, per la pubblicizzazione

MPS: No alla subalternità a JPMorgan, per la pubblicizzazione

di Ufficio Credito PRC -

Le cronache di questi giorni stanno parlando dell’ennesimo episodio della vicenda di MPS. Una crisi che viene ormai da diversi anni, frutto della crisi economica, dell’ incapacità manageriali, di opacità mai chiarite nella governance, della commistione negativa con la politica nazionale e locale, sia vecchia che nuova.

Per superare lo stato di crisi e dopo aver assicurato per mesi in maniera netta, sulla esistenza di investitori per il rilancio della Banca, oggi, senza dare alcuna certezza, si punta la pistola del ricatto alle tempie di decine di migliaia di risparmiatori con la conversione “volontaria” in azioni di miliardi di  obbligazioni subordinate, acquistate anni fa, in uno scenario e con una banca totalmente differente. Il rischio della non conversione, viene detto, sarebbe l’applicazione del bail in (con l’azzeramento di azionisti e risparmiatori e l’attacco ai lavoratori di MPS) e la non partecipazione degli investitori all’aumento di capitale.

Il governo, invece di preoccuparsi di chi occupa la poltrona di Amministratore Delegato, avrebbe dovuto occuparsi seriamente della vicenda, da tempo, tra l’altro essendo il primo azionista della banca e non delegando, di fatto, il tutto a J.P. Morgan, la  banca d’affari che ha pubblicamente lanciato l’attacco alle costituzioni europee, e a quella italiana in particolare. L’unica attenzione che il governo Renzi sta dando alla vicenda, con la complicità dei vertici della banca messi lì da J.P. Morgan, è la strumentalizzazione rispetto al referendum, tentando in questo modo, con il terrorismo psicologico, di indurre i lavoratori di MPS e dell’intero settore a sposare le ragioni del si al referendum.

La soluzione, invece, dovrebbe essere quella di nazionalizzare la banca, partecipando all’aumento di capitale, limitando la conversione obbligatoria dei subordinati ai soli istituzionali (tra l’altro, tra questi presumibilmente ci saranno parecchi enti locali e partecipate, quindi denaro pubblico), creando una governance non a servizio delle banche d’affari, ma per il reale rilancio dell’azienda, per la tutela del risparmio collettivo e per un piano di investimenti utili per lo sviluppo economico sociale ed ambientale del Paese. Bisogna quindi rivedere urgentemente e profondamente il piano di capitalizzazione che si basa sulla conversione dei subordinati, poggiando di fatto sulle spalle dei risparmiatori. E’ necessario utilizzare la vicenda MPSs per effettuare finalmente una seria riflessione sul sistema creditizio, che negli ultimi anni non ha fatto altro che spremere lavoratori e risparmiatori; per operare una riduzione drastica degli stipendi dei manager; per mettere un freno alle pressioni commerciali ed ai sistemi incentivanti che hanno fatto tanti danni al risparmio collettivo (vedi caso banca Etruria); per mettere in discussione le attuali politiche europee di indirizzo sul mercato bancario e rimettere al centro un rinnovato intervento pubblico nell’economia, anche grazie ad un polo pubblico del credito.


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