Dopo Berlinguer, pure Ingrao

Dopo Berlinguer, pure Ingrao

di Maurizio Acerbo

«Neppure i morti saranno al sicuro dal nemico, se vince. E questo nemico non ha smesso di vincere». Tornano in mente le parole di Walter Benjamin di fronte al carattere sempre più orwelliano della campagna renziana sul referendum.

Renzi e i suoi hanno in ogni maniera segnato una discontinuità nettissima e una rottura, condita anche di derisione e scherno, verso tutta la storia della sinistra. Si sono proposti come campioni del neoliberismo e hanno portato avanti imprese che mai riuscirono al Cavaliere Berlusconi né ai loro predecessori di centrosinistra.

L’entusiastico e ostentato sostegno da parte di Marchionne e l’arrivo della Trilateral commission a Roma dopo 32 anni ricevuta con tutti gli onori di Stato testimoniano quanto forte e ricercata sia stata la rottura non solo sul piano programmatico ma simbolico.

Non stupisce quindi che Renzi e i suoi manganellino oggi l’ANPI come ieri la CGIL, i magistrati o i costituzionalisti democratici. Dopotutto questo atteggiamento si sposa benissimo con l’attitudine nuovista che dagli anni ‘80 è il motivo ricorrente di ogni offensiva neoliberista.

Eppure i rottamatori nell’approssimarsi a quella che hanno scelto come la battaglia decisiva non resistono alla tentazione di arruolare le sacre icone della sinistra e del popolo che fu del PCI con operazioni di una spregiudicatezza e una spudoratezza davvero rare.

Qualche decennio fa Craxi arruolò Proudhon contro i comunisti ma almeno il pensatore francese era stato effettivamente un avversario teorico di Karl Marx.  Renzi, Boschi e i loro esperti di comunicazione invece vanno oltre e senza alcuna remora tentano di appropriarsi di quelli che furono gli avversari più convinti del decisionismo craxiano come di tutti i tentativi di attacco alla Costituzione che venivano dagli interpreti italici delle tesi della Trilateral sulla necessità di restringere gli spazi della democrazia per renderla più efficiente.

Quindi Renzi schiera per il SI il povero Berlinguer e cerca di contrabbandare le proposte di modifica costituzionale del PCI per le sue. Poco conta che non ci sia alcuna parentela tra il monocameralismo e la legge proporzionale sostenuti dal PCI e il suo pasticcio autoritario.

Non contenti i renziani trasformano in icona del SI persino Pietro Ingrao la cui foto appare in una pubblicità targata PD. 

La cosa ha suscitato la sacrosanta protesta della figlia Celeste che ha scritto su facebook parole chiare e nette:

“Gira da ieri su Facebook una foto di papà con appiccicato sopra un grosso SI e il simbolo del PD, prendendo a pretesto frasi pronunciate in tutt’altro contesto e avendo in mente tutt’altra riforma. Non so chi siano gli ultras renziani che hanno avuto questa brillante idea. Mi viene però da dirgli che se, come si usa dire ora, bisogna metterci la faccia ci mettessero la loro e quella dei loro ispiratori”(vedi articolo su Huffington Post).

Anche Maria Luisa Boccia, presidente del Centro per la Riforma dello Stato fondato da Ingrao, ha ben chiarito quanta mistificazione ci sia in quelle che ha definito “scandalose strumentalizzazioni propagandistiche”. 

I rottamatori di ieri – cioè i dirigenti diessini – essendo ancora un po’ figli di un’epoca in cui si presupponeva di rivolgersi a militanti e cittadini con un po’ di memoria storica e cultura politica si assumevano la responsabilità di prendere le distanze dalla figura di Berlinguer con affermazioni di D’Alema e Fassino che suscitarono anche polemiche e discussioni. Con Veltroni abbiamo avuto l’apoteosi invece del recupero emotivo e così Berlinguer poteva anche essere presentato come un antesignano del PD sfogliando commossi l’album di famiglia. Renzi è più maleducato e – anche perché completamente estraneo rispetto a quella storia – se ne frega scatenando con disinvoltura la sua campagna propagandistica.

E’ evidente che il pragmatico di Rignano, come d’altronde prima di lui il duo Grillo-Casaleggio, sa bene che certi riferimenti funzionano ancora molto nel suscitare sentimento popolare. Nonostante tutti gli sforzi fatti per liquidare una storia bisogna ancora in questo paese farci i conti. 

Non possiamo che consigliare agli esponenti del PD di raccogliere l’invito di Celeste Ingrao a mettere le loro facce sui manifesti e le info grafiche del SI. Invece di strumentalizzare i morti possono esporre il  vivo e vegeto Giorgio Napolitano che è il principale sostenitore delle “riforme” renziane ma notoriamente non andava d’accordo né con Berlinguer né con Ingrao. Certo corrono il rischio che agli italiani – anche a quelli che non conoscono la storia del PCI – tornino alla mente la riforma Fornero e tante altre che hanno reso l’Italia un paese più povero e ingiusto.

P.S.: Qualcuno spieghi alla responsabile comunicazione del PD Alessia Rotta chi era Ingrao e anche un po’ di buona educazione.

Pietro Ingrao


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