L’emigrazione italiana e i compiti del PRC

L’emigrazione italiana e i compiti del PRC

 Il 2015 è stato un anno molto intenso e complesso sotto molti punti di vista sia in Italia che in Europa. I venti di guerra si fanno più insistenti e le migrazioni di massa continuano inarrestabili, come la nuova ondata migratoria italiana verso l’estero.

Al di là della retorica classista dei “cervelli in fuga”, è chiaro ormai da tempo che buona parte della nuova emigrazione italiana non corrisponde al profilo del migrante iper-qualificato a cui fa riferimento la grande stampa.

Il rapporto Migrantes 2015, basato su dati AIRE, svela che circa il 30% dei nuovi emigrati ha un titolo di studio di scuola superiore, e una buona parte del 15%  degli ultra cinquantenni che emigra ha la licenza elementare o, addirittura, nessun titolo di studio. Pur essendo più del 30% del totale, i profili meno qualificati non risultano interessanti né per la stampa né per le istituzioni italiane. Quest’ultime si adoperano esclusivamente per far sì che i profili più qualificati rientrino in patria, mentre non si impegnano in produrre politiche economiche dirette all’aumento dell’impiego in Italia.

Esistono pochissime ricerche che provano a dare una indicazione di quali siano i principali problemi che i nostri emigrati affrontano nei diversi paesi durante il percorso migratorio. Una di queste è stata pubblicata qualche mese fa in Belgio* da un’associazione creata da nuovi emigrati. I risultati della ricerca mostrano che i principali problemi affrontati dai migranti sono rappresentati dalle questioni burocratiche come l’iscrizione all’anagrafe dei nuovi comuni di residenza per esempio, dalla nuova lingua, dalla ricerca di una casa, dalla ricerca del lavoro e dal  funzionamento della previdenza sociale nel nuovo paese. Per rispondere a molte di queste domande basterebbe una migliore organizzazione ed un “protagonismo” della rete consolare, come già da qualche parte nel mondo si sta provando a fare.

Un altro dato interessante, portato alla luce da questa ricerca, mostra come soltanto una bassa percentuale degli intervistati, sia a conoscenza delle rappresentanze politiche e associative degli italiani all’estero: stiamo parlando, per chi non lo sapesse, dei COMITES, CGIE e dei patronati.

Tutti segnali che confermano che il “sistema Italia” non informa a dovere  la nuova migrazione sui possibili interlocutori utili a risolvere le problematiche che si vivranno durante percorso migratorio.

 

I nostri compiti

Come comunisti e comuniste, dobbiamo operare simultaneamente su più fronti per cercare di cambiare lo stato di cose presente, migliorando la vita dei nostri emigrati, in special modo quelli più in difficoltà.

Dobbiamo promuovere una conoscenza dettagliata della nuova e vecchia emigrazione italiana, attraverso un lungo lavoro di inchiesta.  Solo conoscendo la situazione nel dettaglio si possono approntare misure adeguate.

Dobbiamo continuare a promuovere azioni di mutualismo ed auto-orgarnizzazione popolare, per dare una prima risposta ai bisogni urgenti di chi emigra; quindi sportelli informativi di supporto, dei corsi di lingua di base gratuiti, reti per un alloggio a prezzi calmierati e, perché no, anche la creazione di fondi di emergenza per i casi più problematici, per i casi dove le già deboli istituzioni non possono e non vogliono arrivare.

Tutto questo  cercando di eliminare quelle barriere che oggi esistono e che limitano una piena collaborazione tra tutti i soggetti, istituzionali ed associativi. Anche se alcuni importanti passi in avanti sono stati fatti con la creazione del FAIM (Forum della Associazioni Italiane all’Estero), molto resta da fare per cominciare a vedere risultati concreti.

 Dobbiamo ricongiungere a livello politico, italiano ed europeo, tutte le “ questioni migranti” che il sistema economico capitalista produce. La questione dell’immigrazione in Italia e la questione dell’emigrazione degli italiani hanno dei punti in comune, e forse anche delle parziali soluzioni comuni. Tutto questo lavoro serve anche per far capire alla massa degli italiani, attirati dalle sirene dei razzisti nostrani, che quello che dicono degli immigrati viene utilizzato in altri paesi anche per i loro concittadini. Inoltre è indispensabile legare i problemi dei migranti (in partenza o in arrivo)ai problemi di tutta la cittadinanza italiana, per uscire da un certo corporativismo che tende a dividere problematiche che hanno una comune radice.

 In ultimo, ma non meno importante, su specifici temi, possiamo e dobbiamo ricercare convergenze con il resto delle forze di sinistra italiane presenti all’estero e irrobustire la cooperazione con i partiti comunisti e di sinistra nei vari paesi, per cercare di intervenire sulle problematiche esistenti anche nel quadro normativo locale.

Per fare tutto questo rimane fondamentale continuare ad irrobustire la nostra organizzazione, sia quantitativamente che qualitativamente, approntando momenti di formazione teorica e sul campo, che ci aiutino migliorare il nostro sapere e il nostro saper fare.

Federazione europea PRC-SE

*il link alla ricerca citata

http://lacomunedelbelgio.altervista.org/wp-content/uploads/2015/06/presentazione_IIC110615.pdf

 

 

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