Questa Europa va rovesciata

Questa Europa va rovesciata

di Roberta Fantozzi -
Con la pistola alla tempia dell’asfissia per mancanza di liquidità e della “grexit” perseguita dalla Germania, con un rapporto di forza di 18 governi a 1, con in corso ogni genere di manovre per avere lo scalpo del governo greco, Tsipras ha firmato “l’accordo” con questa Europa.

La Grecia ottiene lo sblocco della liquidità per le banche, accederà a finanziamenti per 82- 86 miliardi mentre altri 35 miliardi verranno dai fondi europei, e vede riconosciuta l’insostenibilità del debito greco con l’apertura a possibili dilazioni dei pagamenti ma non ad un taglio del debito.
In cambio accetta di “migliorare la sostenibilità del sistema pensionistico.. dentro un’ambiziosa riforma globale delle pensioni”, di aumentare l’IVA, di fare “riesami rigorosi e la modernizzazione” della contrattazione collettiva e dei licenziamenti collettivi, di costituire un fondo di garanzia alimentato da privatizzazioni per un obiettivo complessivo di 50 miliardi, di “ridurre i costi dell’amministrazione”, di sottoporre ogni legge rilevante al preventivo consenso delle istituzioni europee acconsentendo a “tagli della spesa quasi automatici in caso di deviazioni da obiettivi ambiziosi di avanzo primario”, con il richiamo alla “piena attuazione” di quanto previsto dal Fiscal Compact.

La cosiddetta trattativa con la Grecia non è mai stata un problema economico per le élites europee, come è dimostrato dalla stessa entità dei finanziamenti oggi previsti e come è dimostrato dal fatto che la Bce, mentre tagliava la liquidità alla Grecia, ha continuato a creare moneta al ritmo di 60 miliardi al mese con la previsione di arrivare ad oltre 1100 miliardi complessivi da destinare alle banche europee.
La volontà delle élites europee è sempre stata quella di riaffermare i dogmi delle politiche neoliberiste e cioè privatizzazioni, attacco ai diritti del lavoro, attacco al welfare. Di riaffermare che non c’è altro modello sociale possibile che non sia il dominio del capitale finanziario, la sua necessità onnivora di privatizzare e mercificare ogni ambito della società distruggendo i livelli di civiltà conquistati nel secolo scorso, che non c’è altra Europa possibile che non sia quella a comando tedesco.

Contro questa Europa ha lottato un piccolo paese, con una economia fragilissima e devastata dalle ricette dell’austerità. Quelle ricette che hanno mascherato il salvataggio delle banche francesi e tedesche con la propaganda degli aiuti al popolo greco, a cui non è andata che la decima parte di quelle risorse, le briciole. Quelle ricette che hanno portato il 35% della popolazione sotto la soglia di povertà e 600.000 bambini senza cibo sufficiente. Quelle ricette che dovevano ridurre il debito e lo hanno invece portato dal 130% del 2010 al 180% di oggi.
Lo scontro era assolutamente impari anche se su di esso abbiamo concentrato speranze e aspettative.
L’esito di oggi impedisce lo strangolamento immediato del paese e confida che la riattivazione dell’economia attraverso il piano di finanziamenti possa compensare gli effetti recessivi delle politiche di austerità, riproposte a partire dalla richiesta di avanzi primari inarrivabili, accetta la compromissione della propria sovranità, del proprio patrimonio pubblico, le pesantissime ipoteche per il futuro dei residui diritti sociali e del lavoro.

E’ un’esito la cui responsabilità non è tuttavia né del popolo greco né del governo greco o di Alexis Tsipras che hanno lottato strenuamente in un sostanziale isolamento. E’ responsabilità della barbarie del neoliberismo di cui la Germania oggi è massima interprete. E’ responsabilità della complicità di tutti i paesi che l’hanno accettata anche se l’interesse dei loro popoli era opposto. E’ responsabilità della scelta del partito socialista europeo che di quelle politiche si è fatto scandaloso alfiere. E’ responsabilità persino nostra, di quello che non siamo riusciti a fare per costruire un reale movimento di massa contro l’austerità, dei sindacati che tardivamente si sono attivati, non andando oltre una dichiarazione congiunta, di tutti quanti non hanno compreso la centralità di quella battaglia.

Vedremo nelle prossime ore come si evolverà la situazione in Grecia, ed avremo modo di discutere più a fondo di tutte le implicazioni di questi mesi e giorni.
C’è qualcosa che però si può dire da subito. Le destre radicali giocheranno la loro partita. A sinistra non è consentito nessun attendismo. Non l’attesa del passaggio pur rilevantissimo delle elezioni spagnole. Oggi è necessario che ognuno si chieda cosa è possibile fare per provare ad essere minimamente all’altezza della bisogna. E’ necessario costruire una sinistra capace di produrre conflitto, in casa nostra e su scala continentale, a partire dalle mobilitazioni di queste ore per arrivare a quelle che dovremmo mettere in campo nei prossimi mesi, con assai maggior forza di quanto sin qui è avvenuto. E’ necessario costruire consapevolezza su tutti gli aspetti della propaganda altrui, a partire dal nodo del debito. E’ necessario costruire solidarietà con la Grecia, come atto di denuncia politica oltreché di sostegno concreto. E’ necessario sollevare lo scandalo della democrazia negata e calpestata.

Oggi è palese più di ieri a livello di massa che questa Europa è un’oligarchia a comando tedesco, dentro un disegno che è tanto di distruzione di ogni solidarietà e diritto, quanto di gerarchizzazione feroce del continente. Oggi è più palese di ieri che questa Europa è ostile alla sovranità popolare, che la democrazia è incompatibile con il suo statuto. Oggi è più palese di ieri che quest’Europa va rovesciata e che non lo sarà se non si metteranno in campo rapporti di forza minimamente adeguati alla necessità.


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