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	<title>Commenti a: Il capitalismo non ha nazione</title>
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		<title>Di: martino</title>
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		<dc:creator>martino</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Oct 2013 16:01:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quante stronzate megagalattiche scrivi ?
Eppoi sei pesante !
Siete lo 0,9 % ma che volete fare ?
Lavorate e non rompete le scatole.
Testa bassa !!]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Quante stronzate megagalattiche scrivi ?<br />
Eppoi sei pesante !<br />
Siete lo 0,9 % ma che volete fare ?<br />
Lavorate e non rompete le scatole.<br />
Testa bassa !!</p>
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		<title>Di: f....</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=7631#comment-32833</link>
		<dc:creator>f....</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Sep 2013 18:37:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[condivido in pieno!!!!!!!]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>condivido in pieno!!!!!!!</p>
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		<title>Di: giuseppe</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=7631#comment-32822</link>
		<dc:creator>giuseppe</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Sep 2013 17:01:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un contributo interessante tratto da Resistenze.org che pongo all&#039;attenzione:

&quot;Sostenuta da &quot;Ross@&quot; e da diverse aree dell&#039;opposizione di classe la parola d&#039;ordine &quot;Siamo il 99%&quot; è fuorviante, variante interclassista della tesi &quot;negriana&quot; antimarxista di &quot;impero e moltitudine&quot;, essa non corrisponde alla realtà materiale e rischia di eludere una analisi corretta sui blocchi sociali di massa collegati alle oligarchie dominanti ed ai loro soggetti politici.

 Se la parola d&#039;ordine &quot;Siamo il 99%&quot; è concepita come frutto di una mediazione politica, sul piano teorico metodologico essa dominata da una concezione eclettica della teoria che genera codismo in politica, le mediazioni politiche necessarie si fanno sulle tattiche e sui programmi in base ai rapporti di forza in campo, ma non si possono fare sulle questioni del metodo teorico dell&#039;analisi &quot;strutturale&quot; e delle &quot;classi sociali&quot;, senza snaturare la propria autonomia soggettiva ed il percorso strategico fondamentale, consegnandosi, di fatto, all&#039;egemonia della borghesia media e piccola ed ai suoi soggetti politici.
 Il &quot;99%&quot; diventa in pratica una categoria onnicomprensiva che, oltre alle classi popolari, includerebbe fra l&#039;altro, sia &quot; il vasto blocco sociale parassitario berlusconiano&quot; che il &quot;blocco neo corporativo&quot; privilegiato e clientelare riconducibile all&#039;area Coop Unipol - Monte Paschi - Enti Locali - Associazionismo di centro sinistra e clericale.

 Premesso che in tutto l&#039;occidente imperialista, di cui l&#039;Italia nonostante il declino è parte costitutiva, non può più strutturalmente esistere una &quot;borghesia nazionale autonoma&quot; con cui fare &quot;alleanze&quot;, la tesi del cosiddetto &quot;99%&quot; comprenderebbe molti strati di borghesia media e piccola più o meno direttamente connessa al sistema finanziario e parassitario. Questa tesi, infatti, non considera l&#039;insieme delle classi dominanti nelle società imperialiste. Esse comprendono le &quot;borghesie compradore&quot; la piccola e media borghesia parassitaria arricchite all&#039;ombra delle multinazionali (filiere economiche, sovvenzioni, subappalti, lavoro precario e nero), oltre a ad intellettuali superpagati (Tv e grandi media...), vassalli e pretoriani del regime, padroni e padroncini (pmi) e capetti annessi, le attività improduttive cresciute con l&#039;evasione fiscale, le attività inutili e lucrose (il grande mercato dell&#039;effimero, della pubblicità, del gioco, della sicurezza, degli eventi e delle emozioni in genere), i bottegai, gli speculatori, i tanti politicanti piazzati nelle istituzioni enti e fondazioni, con seguito di burocrati e galoppini, di tecnocrati e baroni, e gli sbirri giudiziari, polizieschi, militari e mercenari, gli apparati clericali, l&#039;aristocrazia salariata filopadronale con il &quot;fuoribusta&quot;, i caporali ed i clan mafiosi, fino a tutta la gamma dell&#039;economia illegale, cioè tutti i fruitori in forme varie del plusvalore estorto al lavoro dal comando del capitale (profitto, di rendita, interesse e reddito in forme varie).

 Bisogna sempre distinguere tra &quot;le contraddizioni in seno al popolo e quelle tra il nemico e noi&quot;
 La tesi del 99% delimita superficialmente la classe dominante solo al potere di grandi banchieri, multinazionali supermanager e grandi istituzioni internazionali (FMI-Bm-Bce-Ue..), salvando tutto il resto del &quot;sistema sociale&quot; come &quot;moltitudine alternativa&quot;. E&#039; pertanto una analisi idealista non marxista che tende, di fatto, a cancellare con un colpo di spugna sia la &quot;tesi leninista dell&#039;imperialismo&quot; che le classi e la lotta tra le classi.
 Sul piano delle forze in campo, occorre saper distinguere il movimento di classe e la sua soggettività autonoma, sia dai sinceri &quot;compagni di strada&quot; con cui costruire percorsi unitari, che e soprattutto, da quelle componenti politiche neo corporative (&quot;di sinistra&quot;), veri emissari della borghesia imperialista che esercitano egemonia verso le classi subalterne per ostacolarne l&#039;autonomia.

 Purtroppo spesso si sopravvalutano i soggetti che previlegiano l&#039;esposizione mediatica e virtuale rispetto alle forze militanti che invece, anche se poco visibili, agiscono con metodo paziente e costante per tessere la ricomposizione di classe e radicarsi nei settori proletari più conflittuali (logistica, precariato, ecc).
 Il nuovo livello della concentrazione del capitale determinata dalla crisi di sovrapproduzione di capitali e merci, impone un ritorno al metodo dialettico materialistica, con una più aggiornata analisi delle contraddizioni dell&#039;imperialismo e delle classi sociali, sia a livello internazionale che nazionale, identificando concretamente &quot;tutti i nostri amici e tutti i nostri nemici &quot; per agire di conseguenza nelle scelte tattiche e strategiche ed organizzative conseguenti.&quot;]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un contributo interessante tratto da Resistenze.org che pongo all&#8217;attenzione:</p>
<p>&#8220;Sostenuta da &#8220;Ross@&#8221; e da diverse aree dell&#8217;opposizione di classe la parola d&#8217;ordine &#8220;Siamo il 99%&#8221; è fuorviante, variante interclassista della tesi &#8220;negriana&#8221; antimarxista di &#8220;impero e moltitudine&#8221;, essa non corrisponde alla realtà materiale e rischia di eludere una analisi corretta sui blocchi sociali di massa collegati alle oligarchie dominanti ed ai loro soggetti politici.</p>
<p> Se la parola d&#8217;ordine &#8220;Siamo il 99%&#8221; è concepita come frutto di una mediazione politica, sul piano teorico metodologico essa dominata da una concezione eclettica della teoria che genera codismo in politica, le mediazioni politiche necessarie si fanno sulle tattiche e sui programmi in base ai rapporti di forza in campo, ma non si possono fare sulle questioni del metodo teorico dell&#8217;analisi &#8220;strutturale&#8221; e delle &#8220;classi sociali&#8221;, senza snaturare la propria autonomia soggettiva ed il percorso strategico fondamentale, consegnandosi, di fatto, all&#8217;egemonia della borghesia media e piccola ed ai suoi soggetti politici.<br />
 Il &#8220;99%&#8221; diventa in pratica una categoria onnicomprensiva che, oltre alle classi popolari, includerebbe fra l&#8217;altro, sia &#8221; il vasto blocco sociale parassitario berlusconiano&#8221; che il &#8220;blocco neo corporativo&#8221; privilegiato e clientelare riconducibile all&#8217;area Coop Unipol &#8211; Monte Paschi &#8211; Enti Locali &#8211; Associazionismo di centro sinistra e clericale.</p>
<p> Premesso che in tutto l&#8217;occidente imperialista, di cui l&#8217;Italia nonostante il declino è parte costitutiva, non può più strutturalmente esistere una &#8220;borghesia nazionale autonoma&#8221; con cui fare &#8220;alleanze&#8221;, la tesi del cosiddetto &#8220;99%&#8221; comprenderebbe molti strati di borghesia media e piccola più o meno direttamente connessa al sistema finanziario e parassitario. Questa tesi, infatti, non considera l&#8217;insieme delle classi dominanti nelle società imperialiste. Esse comprendono le &#8220;borghesie compradore&#8221; la piccola e media borghesia parassitaria arricchite all&#8217;ombra delle multinazionali (filiere economiche, sovvenzioni, subappalti, lavoro precario e nero), oltre a ad intellettuali superpagati (Tv e grandi media&#8230;), vassalli e pretoriani del regime, padroni e padroncini (pmi) e capetti annessi, le attività improduttive cresciute con l&#8217;evasione fiscale, le attività inutili e lucrose (il grande mercato dell&#8217;effimero, della pubblicità, del gioco, della sicurezza, degli eventi e delle emozioni in genere), i bottegai, gli speculatori, i tanti politicanti piazzati nelle istituzioni enti e fondazioni, con seguito di burocrati e galoppini, di tecnocrati e baroni, e gli sbirri giudiziari, polizieschi, militari e mercenari, gli apparati clericali, l&#8217;aristocrazia salariata filopadronale con il &#8220;fuoribusta&#8221;, i caporali ed i clan mafiosi, fino a tutta la gamma dell&#8217;economia illegale, cioè tutti i fruitori in forme varie del plusvalore estorto al lavoro dal comando del capitale (profitto, di rendita, interesse e reddito in forme varie).</p>
<p> Bisogna sempre distinguere tra &#8220;le contraddizioni in seno al popolo e quelle tra il nemico e noi&#8221;<br />
 La tesi del 99% delimita superficialmente la classe dominante solo al potere di grandi banchieri, multinazionali supermanager e grandi istituzioni internazionali (FMI-Bm-Bce-Ue..), salvando tutto il resto del &#8220;sistema sociale&#8221; come &#8220;moltitudine alternativa&#8221;. E&#8217; pertanto una analisi idealista non marxista che tende, di fatto, a cancellare con un colpo di spugna sia la &#8220;tesi leninista dell&#8217;imperialismo&#8221; che le classi e la lotta tra le classi.<br />
 Sul piano delle forze in campo, occorre saper distinguere il movimento di classe e la sua soggettività autonoma, sia dai sinceri &#8220;compagni di strada&#8221; con cui costruire percorsi unitari, che e soprattutto, da quelle componenti politiche neo corporative (&#8220;di sinistra&#8221;), veri emissari della borghesia imperialista che esercitano egemonia verso le classi subalterne per ostacolarne l&#8217;autonomia.</p>
<p> Purtroppo spesso si sopravvalutano i soggetti che previlegiano l&#8217;esposizione mediatica e virtuale rispetto alle forze militanti che invece, anche se poco visibili, agiscono con metodo paziente e costante per tessere la ricomposizione di classe e radicarsi nei settori proletari più conflittuali (logistica, precariato, ecc).<br />
 Il nuovo livello della concentrazione del capitale determinata dalla crisi di sovrapproduzione di capitali e merci, impone un ritorno al metodo dialettico materialistica, con una più aggiornata analisi delle contraddizioni dell&#8217;imperialismo e delle classi sociali, sia a livello internazionale che nazionale, identificando concretamente &#8220;tutti i nostri amici e tutti i nostri nemici &#8221; per agire di conseguenza nelle scelte tattiche e strategiche ed organizzative conseguenti.&#8221;</p>
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		<title>Di: Beniamino Rossi</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=7631#comment-32799</link>
		<dc:creator>Beniamino Rossi</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Sep 2013 08:08:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[condivido in pieno il commento di Toni Muzzioli
Beniamino]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>condivido in pieno il commento di Toni Muzzioli<br />
Beniamino</p>
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	<item>
		<title>Di: Paolo</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=7631#comment-32715</link>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Sep 2013 10:37:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Applausi per Frank
Bascetta dimostra di stare fuori dal mondo, le università italiane non sono state capaci di muoversi neanche quando riguardava loro stesse... Invece di rivolgere improbabili appelli ai rettori e alla loro orribile Conferenza (compresi quelli che si fanno eleggere con SEL, eh...) sarebbe magari il caso di fare un po&#039; di internazionalismo proletario, tipo che quando c&#039;è il sciopero generale europeo i sindacati non si dividano tra la CGIL che fa lo sciopero a mezzo servizio e l&#039;USB che non aderisce perchè non lo indice la sua internazionale di riferimento...]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Applausi per Frank<br />
Bascetta dimostra di stare fuori dal mondo, le università italiane non sono state capaci di muoversi neanche quando riguardava loro stesse&#8230; Invece di rivolgere improbabili appelli ai rettori e alla loro orribile Conferenza (compresi quelli che si fanno eleggere con SEL, eh&#8230;) sarebbe magari il caso di fare un po&#8217; di internazionalismo proletario, tipo che quando c&#8217;è il sciopero generale europeo i sindacati non si dividano tra la CGIL che fa lo sciopero a mezzo servizio e l&#8217;USB che non aderisce perchè non lo indice la sua internazionale di riferimento&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: dacci adriana</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=7631#comment-32714</link>
		<dc:creator>dacci adriana</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Sep 2013 10:18:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[perchè pazzo??Quel che dici è lapalissiano,solo i comunisti possono,possiamo spezzare il mortifero circuito della valanga che desertifica l&#039;industria di questo nostro stanco Paese.Sono d&#039;accordo,un sano spicchio di nazionalismo serve eccome!!L&#039;Europa così com&#039;è divora i periferici,li spolpa per arricchire i &quot;grandi&quot;,che di grandioso hanno l&#039;egoismo,il cinismo,la miserabile visione asfittica del mondo dei loro repellenti dirigenti!!!]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>perchè pazzo??Quel che dici è lapalissiano,solo i comunisti possono,possiamo spezzare il mortifero circuito della valanga che desertifica l&#8217;industria di questo nostro stanco Paese.Sono d&#8217;accordo,un sano spicchio di nazionalismo serve eccome!!L&#8217;Europa così com&#8217;è divora i periferici,li spolpa per arricchire i &#8220;grandi&#8221;,che di grandioso hanno l&#8217;egoismo,il cinismo,la miserabile visione asfittica del mondo dei loro repellenti dirigenti!!!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Frank Ferlisi</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=7631#comment-32710</link>
		<dc:creator>Frank Ferlisi</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Sep 2013 08:08:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le Università italiane chiudano un giorno in solidarietà con la Grecia!?!? Di che parla Marco Bascetta? Ma è una proposta credibile? Pensa, seriamente, che le università italiane sarebbero capaci di un simile gesto? E poi con quali esiti? Le autorità greche, terrorizzate da questo atto sublime, tornerebbero sui propri passi e fornirebbero le necessarie risorse per una resurrezione degli studi accademici? Ma da dove li prendono queste idee? Dove fanno politica? In salotto? E poi sulla nazionalità delle imprese. E&#039; vero, la borghesia italiana è stata nel complesso incapace di gestire i processi economici nazionali e di trovare spazi nella globalizzazione. Non investono, non innovano, delocalizzano alla ricerca del costo più basso della manodopera, e se investono, è nella speculazione o nella rendita fondiaria. E però, mentre noi non dobbiamo essere provinciali e nazionalisti, Francia e Germania -ma non solo- difendono con unghie e denti i loro gioielli industriali impedendo a chiunque di metterci becco, se non in posizione subalterna. Un po di nazionalismo in senso buono ci vuole, però. Perché? Guardate alla vicenda della Thyssen Krupp che acquisisce alcune acciaierie privatizzate, le spreme come limoni, carbonizza, di passaggio, sette vite e se ne va lasciando macerie. Alcoa, multinazionale USA, acquisisce Alumex, altra privatizzazione, la sfrutta finché le conviene e poi la butta nella pattumiera. Con il seguito di migliaia di posti di lavoro persi o in bilico. Non siamo una colonia e poi non possiamo assolutamente consentire che si vada a fondo nel processo di desertificazione industriale del nostro paese che rischia, così, di diventare marginale e misero. Io penso che solo i comunisti potrebbero bloccare questa deriva. Non prendetemi per pazzo, ma le altre forze politiche non riescono, se non rarissimamente, a trovare soluzione ai grandi e piccoli problemi che si presentano. Anzi, col loro operare, ne creano tanti altri in una catena di disastri che pare inarrestabile.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Le Università italiane chiudano un giorno in solidarietà con la Grecia!?!? Di che parla Marco Bascetta? Ma è una proposta credibile? Pensa, seriamente, che le università italiane sarebbero capaci di un simile gesto? E poi con quali esiti? Le autorità greche, terrorizzate da questo atto sublime, tornerebbero sui propri passi e fornirebbero le necessarie risorse per una resurrezione degli studi accademici? Ma da dove li prendono queste idee? Dove fanno politica? In salotto? E poi sulla nazionalità delle imprese. E&#8217; vero, la borghesia italiana è stata nel complesso incapace di gestire i processi economici nazionali e di trovare spazi nella globalizzazione. Non investono, non innovano, delocalizzano alla ricerca del costo più basso della manodopera, e se investono, è nella speculazione o nella rendita fondiaria. E però, mentre noi non dobbiamo essere provinciali e nazionalisti, Francia e Germania -ma non solo- difendono con unghie e denti i loro gioielli industriali impedendo a chiunque di metterci becco, se non in posizione subalterna. Un po di nazionalismo in senso buono ci vuole, però. Perché? Guardate alla vicenda della Thyssen Krupp che acquisisce alcune acciaierie privatizzate, le spreme come limoni, carbonizza, di passaggio, sette vite e se ne va lasciando macerie. Alcoa, multinazionale USA, acquisisce Alumex, altra privatizzazione, la sfrutta finché le conviene e poi la butta nella pattumiera. Con il seguito di migliaia di posti di lavoro persi o in bilico. Non siamo una colonia e poi non possiamo assolutamente consentire che si vada a fondo nel processo di desertificazione industriale del nostro paese che rischia, così, di diventare marginale e misero. Io penso che solo i comunisti potrebbero bloccare questa deriva. Non prendetemi per pazzo, ma le altre forze politiche non riescono, se non rarissimamente, a trovare soluzione ai grandi e piccoli problemi che si presentano. Anzi, col loro operare, ne creano tanti altri in una catena di disastri che pare inarrestabile.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Toni Muzzioli</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=7631#comment-32692</link>
		<dc:creator>Toni Muzzioli</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Sep 2013 20:30:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Articoli come questo di Bascetta sono proprio la migliore testimonianza di quel &quot;sinistrismo&quot; totalmente inutile di cui la sinistra radicale italiana dovrebbe liberarsi se ha qualche intenzione di uscire dalla irrilevanza nella quale langue ormai da un lustro. Vediamo in che senso.
L&#039;articolo, in realtà, dice anche diverse cose giuste, ma è nel suo insieme che è profondamente sbagliato.
E&#039; vero, per esempio, che la retorica dell&#039; &quot;italianità&quot; delle industrie sulla bocca di un&#039;elite che ha compiuto disastri in questi decenni, o su quella del centrosinistra già euroentusiasta e privatizzatore, suona un po&#039; curiosa; è giustissimo contestare i sindacati che oggi levano la loro voce (la levano poi davvero?) sull&#039;operazione Telefonica paventando tagli di personale, quando hanno accompagnato una mostruosa riduzione del personale protrattasi nei decenni ecc. ecc. Il problema, però, è proprio l&#039;impostazione ideologica d&#039;insieme (che ho chiamato appunto &quot;sinistrismo&quot;, in senso leniniano), che è la seguente: di fronte a questa e simili operazioni non avrebbe alcun senso rivendicare un ruolo degli stati nazionali, anzi sarebbe regressivo o addirittura reazionario. E allora ci riduciamo a ruggire generiche e vaghe parole &quot;rivoluzionarie&quot; peraltro senza effetto alcuno, a evocare fantomatiche soluzioni sempre rigorosamente &quot;globali&quot;, mentre dovrebbe essere ormai chiaro a tutti che &quot;a livello globale&quot; non si ottiene proprio un bel niente e la globalizzazione capitalistica regna sovrana. Ed è propriamente PER QUESTO che ci fanno credere che alla globalizzazione non c&#039;è alternativa. Lo vogliamo capire???
                                                         
toni muzzioli

PS
Come antidoto a questa roba, suggerisco ai compagni la lettura degli ottimi interventi di Emiliano Brancaccio contro il &quot;liberoscambismo di sinistra&quot;, anche nel suo libro &quot;L&#039;austerità è di destra&quot; (il Saggiatore), nonché la lettura di uno splendito saggio di Keynes del 1933 sulla &quot;National Self-Sufficiency&quot; (&quot;Autosufficienza nazionale&quot;) -- si trova il testo completo in rete (in inglese) e ne esiste la traduzione italiana nella raccolta &quot;Come uscire dalla crisi&quot; (Laterza)]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Articoli come questo di Bascetta sono proprio la migliore testimonianza di quel &#8220;sinistrismo&#8221; totalmente inutile di cui la sinistra radicale italiana dovrebbe liberarsi se ha qualche intenzione di uscire dalla irrilevanza nella quale langue ormai da un lustro. Vediamo in che senso.<br />
L&#8217;articolo, in realtà, dice anche diverse cose giuste, ma è nel suo insieme che è profondamente sbagliato.<br />
E&#8217; vero, per esempio, che la retorica dell&#8217; &#8220;italianità&#8221; delle industrie sulla bocca di un&#8217;elite che ha compiuto disastri in questi decenni, o su quella del centrosinistra già euroentusiasta e privatizzatore, suona un po&#8217; curiosa; è giustissimo contestare i sindacati che oggi levano la loro voce (la levano poi davvero?) sull&#8217;operazione Telefonica paventando tagli di personale, quando hanno accompagnato una mostruosa riduzione del personale protrattasi nei decenni ecc. ecc. Il problema, però, è proprio l&#8217;impostazione ideologica d&#8217;insieme (che ho chiamato appunto &#8220;sinistrismo&#8221;, in senso leniniano), che è la seguente: di fronte a questa e simili operazioni non avrebbe alcun senso rivendicare un ruolo degli stati nazionali, anzi sarebbe regressivo o addirittura reazionario. E allora ci riduciamo a ruggire generiche e vaghe parole &#8220;rivoluzionarie&#8221; peraltro senza effetto alcuno, a evocare fantomatiche soluzioni sempre rigorosamente &#8220;globali&#8221;, mentre dovrebbe essere ormai chiaro a tutti che &#8220;a livello globale&#8221; non si ottiene proprio un bel niente e la globalizzazione capitalistica regna sovrana. Ed è propriamente PER QUESTO che ci fanno credere che alla globalizzazione non c&#8217;è alternativa. Lo vogliamo capire???</p>
<p>toni muzzioli</p>
<p>PS<br />
Come antidoto a questa roba, suggerisco ai compagni la lettura degli ottimi interventi di Emiliano Brancaccio contro il &#8220;liberoscambismo di sinistra&#8221;, anche nel suo libro &#8220;L&#8217;austerità è di destra&#8221; (il Saggiatore), nonché la lettura di uno splendito saggio di Keynes del 1933 sulla &#8220;National Self-Sufficiency&#8221; (&#8220;Autosufficienza nazionale&#8221;) &#8212; si trova il testo completo in rete (in inglese) e ne esiste la traduzione italiana nella raccolta &#8220;Come uscire dalla crisi&#8221; (Laterza)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: eraldo</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=7631#comment-32686</link>
		<dc:creator>eraldo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Sep 2013 18:58:40 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www2.rifondazione.it/primapagina/?p=7631#comment-32686</guid>
		<description><![CDATA[un articolo che non ha nè capo nè coda, falso e senza senso]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>un articolo che non ha nè capo nè coda, falso e senza senso</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: DANILO</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=7631#comment-32671</link>
		<dc:creator>DANILO</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Sep 2013 14:02:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un comento così mi sarebbe piaciuto fosse uscito da un giornalista di Liberazione. Cari Compagni ha ragione Bascetta abbiamo ancora troppi residui Nazionalistici,i piccoli piccolissimi sindacalisti fanno scioperare i lavoratori delle fabbriche perché il nuovo padrone ha un&#039;altra bandierina, non fanno lottare per appropriarsi della fabbrica in svendita, questo modo di lottare agevola solo i padroni non i lavoratori. OCCUPAZIONE E AUTOGESTIONE DELLE FABBRICHE.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un comento così mi sarebbe piaciuto fosse uscito da un giornalista di Liberazione. Cari Compagni ha ragione Bascetta abbiamo ancora troppi residui Nazionalistici,i piccoli piccolissimi sindacalisti fanno scioperare i lavoratori delle fabbriche perché il nuovo padrone ha un&#8217;altra bandierina, non fanno lottare per appropriarsi della fabbrica in svendita, questo modo di lottare agevola solo i padroni non i lavoratori. OCCUPAZIONE E AUTOGESTIONE DELLE FABBRICHE.</p>
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