<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
		>
<channel>
	<title>Commenti a: Ilva, l&#8217;unica soluzione è nazionalizzare</title>
	<atom:link href="http://www.rifondazione.it/primapagina/?feed=rss2&#038;p=7344" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=7344</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Wed, 03 Jun 2015 17:48:02 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.5.1</generator>
	<item>
		<title>Di: Frank Ferlisi</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=7344#comment-31590</link>
		<dc:creator>Frank Ferlisi</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Sep 2013 15:32:35 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www2.rifondazione.it/primapagina/?p=7344#comment-31590</guid>
		<description><![CDATA[Se ti vengono i brividi, prenditi una tisana calda con un&#039;aspirina, magari. Nazionalizzare non è vietato e, nella Costituzione, ne è adombrata la possibilità se necessario. Basta una legge del Parlamento. Poi, con queste Camere e questo Governo, sembra altamente improbabile, però se la crisi aziendale si dovesse aggravare, non so se si assumeranno la responsabilità di mandare a casa circa ventimila lavoratori e chiudere del tutto l&#039;industria siderurgica in Italia, viste anche le condizioni delle acciaierie di Terni. Ma oggi, purtroppo l&#039;idiozia politica trionfa e non si può fare a meno di restare preoccupati.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Se ti vengono i brividi, prenditi una tisana calda con un&#8217;aspirina, magari. Nazionalizzare non è vietato e, nella Costituzione, ne è adombrata la possibilità se necessario. Basta una legge del Parlamento. Poi, con queste Camere e questo Governo, sembra altamente improbabile, però se la crisi aziendale si dovesse aggravare, non so se si assumeranno la responsabilità di mandare a casa circa ventimila lavoratori e chiudere del tutto l&#8217;industria siderurgica in Italia, viste anche le condizioni delle acciaierie di Terni. Ma oggi, purtroppo l&#8217;idiozia politica trionfa e non si può fare a meno di restare preoccupati.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Stalin-Mao</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=7344#comment-31473</link>
		<dc:creator>Stalin-Mao</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Sep 2013 23:02:18 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www2.rifondazione.it/primapagina/?p=7344#comment-31473</guid>
		<description><![CDATA[Lo sappiamo modem che sei del &quot;PD PECCATO MI MANCA LA L PERCHE&#039; HO LE STESSE IDEE DEL PDL E DELLA CONFINDUSTRIA&quot;]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Lo sappiamo modem che sei del &#8220;PD PECCATO MI MANCA LA L PERCHE&#8217; HO LE STESSE IDEE DEL PDL E DELLA CONFINDUSTRIA&#8221;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: modem</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=7344#comment-31470</link>
		<dc:creator>modem</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Sep 2013 19:01:38 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www2.rifondazione.it/primapagina/?p=7344#comment-31470</guid>
		<description><![CDATA[l&#039;esproprio è l&#039;unico modo di nazionalizzare un&#039;azienda privata.
Esso per legge (art.834 c.c.)e art. 42 della costituzione, deve essere giustificato da carattere di Utilità collettiva ( terreni che si trovano sul tracciato di un&#039;arteria nazionale) ed in questo caso l&#039;espropriato ha diritto ad un indennizzo.
Oppure quale risarcimento di un danno oppure se la proprietà ne deriva da capitali di mafia o camorra.
Insomma quello che dice Astengo: (nazionalizzare) in italia è vietato e mi vengono i brividi solo a sentirlo]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>l&#8217;esproprio è l&#8217;unico modo di nazionalizzare un&#8217;azienda privata.<br />
Esso per legge (art.834 c.c.)e art. 42 della costituzione, deve essere giustificato da carattere di Utilità collettiva ( terreni che si trovano sul tracciato di un&#8217;arteria nazionale) ed in questo caso l&#8217;espropriato ha diritto ad un indennizzo.<br />
Oppure quale risarcimento di un danno oppure se la proprietà ne deriva da capitali di mafia o camorra.<br />
Insomma quello che dice Astengo: (nazionalizzare) in italia è vietato e mi vengono i brividi solo a sentirlo</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Franco Astengo</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=7344#comment-31466</link>
		<dc:creator>Franco Astengo</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Sep 2013 18:46:54 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www2.rifondazione.it/primapagina/?p=7344#comment-31466</guid>
		<description><![CDATA[LAVORO: UNA RIVOLUZIONE NON SOLO IN ECONOMIA di Patrizia Turchi e Franco Astengo dal blog sinistra in parlamento
L’annuncio lanciato dalla famiglia Riva di “messa in libertà” di 1.400 operai degli stabilimenti ILVA appare la migliore smentita possibile ai luminari della ripresa economica e della “luce in fondo al tunnel”: il padrone fa il padrone qualunque siano le condizioni della fase in cui si trova a operare e sfrutta all’osso tutte le contraddizioni possibili (compresa quella della vita della gente) per allargare i propri margini di profitto.
Non è “marxismo piatto” (come lo appellò un poeta molto bravo ma misconosciuto ai più) quello da cui deriva questa nostra analisi, ma una sconsolata presa d’atto di una realtà incontrovertibile.
Intanto, in Occidente come in Italia, arretrano paurosamente le condizioni materiali della classe lavoratrice, è quasi sparito il welfare, i salari si sarebbero definiti un tempo “di fame”, i diritti evaporano, la democrazia restringe i suoi cerchi in forme di personalismo autoritario.
Occorre voltare pagina, servono soggetti e proposte all’altezza di questa tragica situazione.
Ci vuole il coraggio dei grandi momenti storici, per proporre soluzioni sul piano dell’organizzazione politica dei lavoratori e dei ceti subalterni e sul piano dell’analisi e del progetto al riguardo dei contenuti in economia, nella politica, nella società e nella cultura.
Il tema del lavoro deve essere affrontato al di fuori da qualsiasi “logica di scambio”, proponendo un ruolo “dirigista” dello Stato che, in queste condizioni, non può essere limitato a una riproposizione del new deal, oppure alla richiesta di intrecci (fumosi) fra localismo e cooperazione.
Si tratta, beninteso, di partire da zero non accollandosi i debiti degli altri, che vanno fatti pagare da chi li ha contratti, e non riproponendoci, nei confronti di questi soggetti, di utilizzare alcun meccanismo di redistribuzione.
Questo discorso vale anche e soprattutto al riguardo dell’Europa in una logica di non riconoscimento di vincoli coercitivi e di affermazione di una prospettiva politica democratica, nella logica – oggettiva e ineludibile – di superamento ormai avvenuto sul piano storico di determinate funzioni dello “Stato – Nazione”, che non ha però esaurito completamente la propria funzione, come da alcune parti frettolosamente era stato già sentenziato.
Il primo punto da portare avanti è quello delle nazionalizzazioni, a partire da quelle delle banche di interesse nazionale la cui ricapitalizzazione deve essere esclusivamente destinata a finanziare la ripresa produttiva.
Oltre alle banche vanno nazionalizzati i settori strategici, a partire proprio dalla siderurgia (lo strumento legislativo c’è ed è quello determinato da un giudizio di totale inadeguatezza dei padroni) e considerando – tra questi – anche l’agroalimentare, le grandi utilities (nello specifico in campo energetico) e i gangli vitali del sistema di infrastrutture, ferrovie, autostrade, porti.
Deve essere varato un grande piano straordinario proprio per la ristrutturazione e l’ammodernamento delle grandi infrastrutture, del recupero dei centri urbani e della messa in sicurezza del territorio, dell’ampliamento delle possibilità di utilizzo della rete informatica.
Le risorse possono essere trovate lavorando, a livello europeo e nazionale, agendo sull’idea del “deficit spending”, con l’emissione di bond europei e di BTP finalizzati allo scopo (un po’ come accadde alla fine degli anni’50 quando la STET autofinanziò, in questo modo, l’estensione della rete telefonica in tutta Italia).
Tutto questo non sta scritto nei libri dei sogni: può far parte di un programma politico di un soggetto di coerente sinistra d’alternativa.
Anzi, proprio un programma di questo genere può aiutare a costruire questa soggettività rendendone la realtà politica e progettuale coerente con il tipo di rappresentanza che s’intende assumere, non limitandoci a muoversi semplicemente sull’idea della rivendicazione dentro l’esistente.
Un soggetto di questo tipo rappresenterebbe già un fatto rivoluzionario: appunto non solo in economia.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>LAVORO: UNA RIVOLUZIONE NON SOLO IN ECONOMIA di Patrizia Turchi e Franco Astengo dal blog sinistra in parlamento<br />
L’annuncio lanciato dalla famiglia Riva di “messa in libertà” di 1.400 operai degli stabilimenti ILVA appare la migliore smentita possibile ai luminari della ripresa economica e della “luce in fondo al tunnel”: il padrone fa il padrone qualunque siano le condizioni della fase in cui si trova a operare e sfrutta all’osso tutte le contraddizioni possibili (compresa quella della vita della gente) per allargare i propri margini di profitto.<br />
Non è “marxismo piatto” (come lo appellò un poeta molto bravo ma misconosciuto ai più) quello da cui deriva questa nostra analisi, ma una sconsolata presa d’atto di una realtà incontrovertibile.<br />
Intanto, in Occidente come in Italia, arretrano paurosamente le condizioni materiali della classe lavoratrice, è quasi sparito il welfare, i salari si sarebbero definiti un tempo “di fame”, i diritti evaporano, la democrazia restringe i suoi cerchi in forme di personalismo autoritario.<br />
Occorre voltare pagina, servono soggetti e proposte all’altezza di questa tragica situazione.<br />
Ci vuole il coraggio dei grandi momenti storici, per proporre soluzioni sul piano dell’organizzazione politica dei lavoratori e dei ceti subalterni e sul piano dell’analisi e del progetto al riguardo dei contenuti in economia, nella politica, nella società e nella cultura.<br />
Il tema del lavoro deve essere affrontato al di fuori da qualsiasi “logica di scambio”, proponendo un ruolo “dirigista” dello Stato che, in queste condizioni, non può essere limitato a una riproposizione del new deal, oppure alla richiesta di intrecci (fumosi) fra localismo e cooperazione.<br />
Si tratta, beninteso, di partire da zero non accollandosi i debiti degli altri, che vanno fatti pagare da chi li ha contratti, e non riproponendoci, nei confronti di questi soggetti, di utilizzare alcun meccanismo di redistribuzione.<br />
Questo discorso vale anche e soprattutto al riguardo dell’Europa in una logica di non riconoscimento di vincoli coercitivi e di affermazione di una prospettiva politica democratica, nella logica – oggettiva e ineludibile – di superamento ormai avvenuto sul piano storico di determinate funzioni dello “Stato – Nazione”, che non ha però esaurito completamente la propria funzione, come da alcune parti frettolosamente era stato già sentenziato.<br />
Il primo punto da portare avanti è quello delle nazionalizzazioni, a partire da quelle delle banche di interesse nazionale la cui ricapitalizzazione deve essere esclusivamente destinata a finanziare la ripresa produttiva.<br />
Oltre alle banche vanno nazionalizzati i settori strategici, a partire proprio dalla siderurgia (lo strumento legislativo c’è ed è quello determinato da un giudizio di totale inadeguatezza dei padroni) e considerando – tra questi – anche l’agroalimentare, le grandi utilities (nello specifico in campo energetico) e i gangli vitali del sistema di infrastrutture, ferrovie, autostrade, porti.<br />
Deve essere varato un grande piano straordinario proprio per la ristrutturazione e l’ammodernamento delle grandi infrastrutture, del recupero dei centri urbani e della messa in sicurezza del territorio, dell’ampliamento delle possibilità di utilizzo della rete informatica.<br />
Le risorse possono essere trovate lavorando, a livello europeo e nazionale, agendo sull’idea del “deficit spending”, con l’emissione di bond europei e di BTP finalizzati allo scopo (un po’ come accadde alla fine degli anni’50 quando la STET autofinanziò, in questo modo, l’estensione della rete telefonica in tutta Italia).<br />
Tutto questo non sta scritto nei libri dei sogni: può far parte di un programma politico di un soggetto di coerente sinistra d’alternativa.<br />
Anzi, proprio un programma di questo genere può aiutare a costruire questa soggettività rendendone la realtà politica e progettuale coerente con il tipo di rappresentanza che s’intende assumere, non limitandoci a muoversi semplicemente sull’idea della rivendicazione dentro l’esistente.<br />
Un soggetto di questo tipo rappresenterebbe già un fatto rivoluzionario: appunto non solo in economia.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
</channel>
</rss>
