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	<title>Commenti a: Il Comitato Politico Nazionale di Rifondazione Comunista</title>
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		<title>Di: f....</title>
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		<dc:creator>f....</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jul 2013 09:43:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[condivido,il tuo discorso!.ma sulla riduzione,del&#039;orario di lavoro è un cavallo di battaglia che i comunisti devono portare avanti(il progresso &quot;tecnologico&quot;è sinonimo di &quot;emancipazione&quot;non di &quot;sottomissione&quot;al &quot;capitale&quot;).certo nelle condizioni che siamo è un concetto &quot;utopico&quot;,però dal mio punto di vista,i comunisti devono ripartire da queste lotte!.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>condivido,il tuo discorso!.ma sulla riduzione,del&#8217;orario di lavoro è un cavallo di battaglia che i comunisti devono portare avanti(il progresso &#8220;tecnologico&#8221;è sinonimo di &#8220;emancipazione&#8221;non di &#8220;sottomissione&#8221;al &#8220;capitale&#8221;).certo nelle condizioni che siamo è un concetto &#8220;utopico&#8221;,però dal mio punto di vista,i comunisti devono ripartire da queste lotte!.</p>
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		<title>Di: Robekarat</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=5423#comment-19660</link>
		<dc:creator>Robekarat</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jul 2013 19:41:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cari compagni,
noi commentatori scriviamo un sacco di stupidaggini, ma stavolta il CPN ci supera.
La riduzione d&#039;orario a 32 ore è una cretinata inapplicabile nel momento in cui i padroni hanno la possibilità di spostare le produzioni all&#039;estero.
Sono costernato e preoccupato che a dirigere Rifondazione non ci sia più nessuna persona con un minimo di intelligenza.
Il lavoro si difende : 
1 togliendo la possibilità di dare il marchio italiano ai prodotti fatti fuori dall&#039;Italia, dalla FIAT 500L serba, alle calze OMSA croate, alle scarpe di marca italiana fatte in Cina.
2 pretendendo l&#039;esclusione dal WTO (e chi non sa che cos&#039;è, è meglio che studi, invece che dirigere rifondazione) dei paesi che non rispettano i diritti dei lavoratori ad organizzarsi, ad avere sindacati non di regime, a lavorare in condizioni di sicurezza e salubrità, ad avere salari e condizioni di lavoro, assistenza sanitaria e sociale comparabili-tenuto conto delle differenze di reddito dei singoli paesi-con quelle dei lavoratori dell&#039;Europa occidentale. O almeno che non possano esportare in Europa, collegandoci coi partiti della S.E. e coi sindacati europei e sviluppando una campagna in tal senso.
3 Creando una banca pubblica che riceva i miliardi che l&#039;Europa eroga e li indirizzi alle imprese ed alle famiglie ad un tasso di interesse politico : 2%
4 Riprendendo l&#039;iniziativa economica statale, invertendo cioè il trend delle privatizzazioni delle Aziende Pubbliche Economiche.
Quella mobilitazione che invece si vuole fare è totalmente priva di senso.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cari compagni,<br />
noi commentatori scriviamo un sacco di stupidaggini, ma stavolta il CPN ci supera.<br />
La riduzione d&#8217;orario a 32 ore è una cretinata inapplicabile nel momento in cui i padroni hanno la possibilità di spostare le produzioni all&#8217;estero.<br />
Sono costernato e preoccupato che a dirigere Rifondazione non ci sia più nessuna persona con un minimo di intelligenza.<br />
Il lavoro si difende :<br />
1 togliendo la possibilità di dare il marchio italiano ai prodotti fatti fuori dall&#8217;Italia, dalla FIAT 500L serba, alle calze OMSA croate, alle scarpe di marca italiana fatte in Cina.<br />
2 pretendendo l&#8217;esclusione dal WTO (e chi non sa che cos&#8217;è, è meglio che studi, invece che dirigere rifondazione) dei paesi che non rispettano i diritti dei lavoratori ad organizzarsi, ad avere sindacati non di regime, a lavorare in condizioni di sicurezza e salubrità, ad avere salari e condizioni di lavoro, assistenza sanitaria e sociale comparabili-tenuto conto delle differenze di reddito dei singoli paesi-con quelle dei lavoratori dell&#8217;Europa occidentale. O almeno che non possano esportare in Europa, collegandoci coi partiti della S.E. e coi sindacati europei e sviluppando una campagna in tal senso.<br />
3 Creando una banca pubblica che riceva i miliardi che l&#8217;Europa eroga e li indirizzi alle imprese ed alle famiglie ad un tasso di interesse politico : 2%<br />
4 Riprendendo l&#8217;iniziativa economica statale, invertendo cioè il trend delle privatizzazioni delle Aziende Pubbliche Economiche.<br />
Quella mobilitazione che invece si vuole fare è totalmente priva di senso.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: guastafeste</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=5423#comment-19612</link>
		<dc:creator>guastafeste</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jul 2013 14:57:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[mi dispiace contestare la linea del CPM, ma la costituzione vieta ESPRESSAMENTE, all&#039;art 75 comma 2, di poter sottoporre a referendum abrogativo le leggi di autorizzazione alla ratifica, dal parlamneto al governo, di trattati internazionali. Quindi le strade sono due. Una è quella dell&#039;inutile, cioè presentare il referendum per poi farselo inevitabilmente  bocciare dalla Corte Costituzionale con il solo risultato di finire sui gionali, forse additati come ignoranti e velleitari (come è avvento per quello sulla legge elettorale di Parisi e Morrone). L&#039;altra è cercare di far qualcosa di utile, spendo che non vi è garanza che il parlamento esamini un ddl di iniziaiva popolare. Non è questo il tempo di fare le cose solo per &quot;aprire un discorso&quot;.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>mi dispiace contestare la linea del CPM, ma la costituzione vieta ESPRESSAMENTE, all&#8217;art 75 comma 2, di poter sottoporre a referendum abrogativo le leggi di autorizzazione alla ratifica, dal parlamneto al governo, di trattati internazionali. Quindi le strade sono due. Una è quella dell&#8217;inutile, cioè presentare il referendum per poi farselo inevitabilmente  bocciare dalla Corte Costituzionale con il solo risultato di finire sui gionali, forse additati come ignoranti e velleitari (come è avvento per quello sulla legge elettorale di Parisi e Morrone). L&#8217;altra è cercare di far qualcosa di utile, spendo che non vi è garanza che il parlamento esamini un ddl di iniziaiva popolare. Non è questo il tempo di fare le cose solo per &#8220;aprire un discorso&#8221;.</p>
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	<item>
		<title>Di: claudio ursella</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=5423#comment-19506</link>
		<dc:creator>claudio ursella</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jul 2013 21:25:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ma perchè tu credi veramente che la soluzione alla crisi sia possibile per via legislativa? Eppure il compagno segretario, nella sua relazione, ha ben spiegato la natura della crisi...]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ma perchè tu credi veramente che la soluzione alla crisi sia possibile per via legislativa? Eppure il compagno segretario, nella sua relazione, ha ben spiegato la natura della crisi&#8230;</p>
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	<item>
		<title>Di: claudio ursella</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=5423#comment-19505</link>
		<dc:creator>claudio ursella</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jul 2013 21:23:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Alle ore 23,52, dopo una giornata di lavoro e di impegno, si può anche, per un po&#039;, guardarsi l&#039;ombelico... poi domani si ricomincia a lavorare]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Alle ore 23,52, dopo una giornata di lavoro e di impegno, si può anche, per un po&#8217;, guardarsi l&#8217;ombelico&#8230; poi domani si ricomincia a lavorare</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Beniamino Rossi</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=5423#comment-19373</link>
		<dc:creator>Beniamino Rossi</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jul 2013 06:59:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[al compagno Codadilupo, di cui ho apprezzato il commento, vorrei chiedere se crede davvero che le imprese gestite dalle maestranze, pur competenti, avrebbero una qualche prospettiva di vita immerse in un mondo egemonizzato dal capitale finanziario e non. Io immagino di no.
saluti comunisti
Beniamino]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>al compagno Codadilupo, di cui ho apprezzato il commento, vorrei chiedere se crede davvero che le imprese gestite dalle maestranze, pur competenti, avrebbero una qualche prospettiva di vita immerse in un mondo egemonizzato dal capitale finanziario e non. Io immagino di no.<br />
saluti comunisti<br />
Beniamino</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: gallovics edoardo</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=5423#comment-19367</link>
		<dc:creator>gallovics edoardo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jul 2013 06:28:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[@codadilupo : mi dispiace, compagno, ma non sono d&#039;accordo con te (anche se su tante altre cose ti condivido) ; tu vuoi la fine di questo nostro partito, io NO !! Non appartengo a nessuna corrente interna, come comunista non approvo le &quot;aree organizzate&quot; poiché noi non siamo democristiani. Ho sempre rifiutato lo stalinismo (forse, ancora prima che tu nascessi!), ma non mi sono mai abbandonato nelle polemiche sterili. Ti saluto a pugno chiuso : ORA E SEMPRE COMUNISMO !]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@codadilupo : mi dispiace, compagno, ma non sono d&#8217;accordo con te (anche se su tante altre cose ti condivido) ; tu vuoi la fine di questo nostro partito, io NO !! Non appartengo a nessuna corrente interna, come comunista non approvo le &#8220;aree organizzate&#8221; poiché noi non siamo democristiani. Ho sempre rifiutato lo stalinismo (forse, ancora prima che tu nascessi!), ma non mi sono mai abbandonato nelle polemiche sterili. Ti saluto a pugno chiuso : ORA E SEMPRE COMUNISMO !</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: Codadilupo</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=5423#comment-19359</link>
		<dc:creator>Codadilupo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jul 2013 01:05:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Salviamo le fabbriche, togliamole ai padroni!			
Politica Italiana
Scritto da FalceMartello	   
Mercoledì 03 Luglio 2013 11:41


L&#039;editoriale del nuovo numero di FalceMartello
 
La crisi industriale colpisce duro la classe lavoratrice: la disoccupazione è già sopra il 12% e a fine 2013 il fatturato dell’industria − secondo una stima di Intesa San Paolo – piomberà ad un minimo inferiore al punto sinora più basso toccato dall’inizio della crisi. Tra il 2008 e il 2012 la produzione industriale è crollata del 21%, gli investimenti seguono a ruota.
Le crisi investono ormai tutti i settori e le dimensioni produttive: stabilimenti fermi nel gruppo Fiat, 1.400 licenziamenti dichiarati alla Indesit, 1.900 al momento sospesi dalla Natuzzi nel polo della sedia, 1.800 alla Selex, 854 alla Tnt, 350 nei centri di ricerca della Ericsson, 270 nella potente multinazionale farmaceutica Merck, centinaia di posti a rischio per delocalizzazioni in Europa dell’Est da parte della Brembo o della Schneider Electric di Rieti, 160 crisi aziendali in imprese prevalentemente medio-piccole dell’Umbria ecc. Nel settore dell’edilizia, gonfiato fino al 2008 dalla bolla immobiliare, negli ultimi 5 anni gli investimenti sono crollati del 29% e si sono persi più di 400mila posti di lavoro. Anche il terziario segna il passo: in una provincia economicamente forte come Modena il primo trimestre segna un calo, l’ennesimo consecutivo, che tocca ben l’11%. Ma la crisi, secondo lo studio di Intesa San Paolo, sembra ormai estesa anche a settori dal profilo poco ciclico come l’alimentare, le bevande e la farmaceutica.
 
Impaurito da questo scenario a termine poco controllabile, il presidente dei giovani di Confindustria Morelli avverte i suoi che “senza prospettive per il futuro l&#039;unica prospettiva diventa la rivolta”. Da parte sua il governo Letta, impegnato a barcamenarsi, moltiplica gli appelli, le preghiere e i moniti ai padroni italiani perché rilancino gli investimenti e, in uno slancio di patriottismo, salvino il made in Italy, oppure quelli lanciati direttamente alla Fiat, da parte del ministro Zanonato, perché incroci di più i suoi interessi con quelli del paese!  Gli effetti sulla vita dei lavoratori di tali appelli saranno pari a quelli sortiti in passato: zero. A questo vortice di monotoni appelli al padronato si uniscono pure i vertici sindacali, a partire dalla Camusso che di recente ha lodato il capo di Confindustria Squinzi per “il suo messaggio sulla politica industriale e sulla necessità che si riattivino gli investimenti” oppure chiesto a Confindustria di alzare “la voce per dire che l’azienda [l’Indesit, Ndr] deve ritirare i licenziamenti.” Le spinte più conseguenti di questo orientamento da “patto tra produttori” si sono pericolosamente espresse il Primo maggio a Bologna, Treviso e Venezia nelle piazze comuni tra sindacati e associazioni padronali. Il punto, molto semplice, è che i padroni fanno investimenti se e dove vedono la possibilità di lauti profitti e non per produrre qualcosa di utile alla società o conforme ad un qualche non meglio precisato “interesse nazionale”: nessun burocrate sindacale o funzionario governativo è mai riuscito a modificare questo dato di realtà. Se, per esempio, negli ultimi 5 anni gli investimenti stranieri in case di lusso nel nostro paese sono schizzati da 1,5 a 2,4 miliardi di euro, ciò indica plasticamente che i miliardari destinano a beni-rifugio cifre crescenti delle ricchezze estorte alla classe lavoratrice perché temono che investimenti nella produzione si rivelino altrettanti buchi nell’acqua. Lo stesso ragionamento, da parte borghese, è alla base dei crescenti flussi di denaro che si indirizzano all’investimento nel gioco d’azzardo, ormai superiori ai 100 miliardi di euro.
I gruppi dirigenti della Cgil e della sinistra politica pensano che i rapporti di proprietà siano intangibili e che ai padroni si debbano e possano dare soltanto consigli. Su questa strada, i lavoratori non usciranno vivi. Sull’Ilva, per esempio, lo stesso Landini, segretario generale della Fiom, non si spinge oltre la richiesta di una nazionalizzazione temporanea che risani l’azienda e poi torni a regalarla ad un padrone privato. Non c’è però mai qualcuno che ci spieghi perché e per quale vantaggio dovremmo fare di tutto per tenere in sella i principali responsabili della crisi economica e, non solo nel caso dell’Ilva, anche ambientale. Il movimento operaio ha bisogno di una piattaforma rivendicativa concreta, proiettata sulle necessità dei lavoratori in lotta e non sui sogni di compatibilità degli apparati politici e sindacali riformisti. In altre parole, dobbiamo affermare che devono essere i lavoratori stessi a giudicare se uno stabilimento a rischio può avere una prospettiva produttiva, ed in tal caso la nazionalizzazione dev’essere la nostra rivendicazione strategica, una bandiera da piantare in mezzo alle lotte. Questa proposta implica che, dopo l’esproprio, a gestire e a controllare gli stabilimenti siano le stesse maestranze, gli operai, gli impiegati e i tecnici, e non qualche “boiardo” di Stato con uno stipendio da sogno.
Storditi dalla propria incapacità di prevedere e contrastare una crisi economica che si protrae, anche i governi dell’Unione europea hanno ritenuto utile spendere qualche parola di speranza sulla crisi industriale del continente europeo, unendosi in un coro di preoccupazione per il futuro occupazionale di milioni di giovani. Il Presidente del consiglio italiano Letta ci ha messo un pizzico di zelo più degli altri – si capisce, è nuovo a queste riunioni – ed ha solennemente dichiarato che questo vertice Ue non può concludersi con le solite parole sulla crescita e sullo sviluppo. Ma è proprio così, invece, che si concluderà. E il decreto “Fare” del governo italiano non fa altro che dare qualche soldo in più, con la defiscalizzazione, alle imprese che faranno assunzioni. Con quale effetto? Le imprese che già volevano assumere lo potranno fare a più buon mercato oppure potranno sostituire un lavoratore precario con un neo-assunto meno “oneroso”.
La crisi economica internazionale sta generando in Italia, nelle parole di Intesa San Paolo, un “ampliamento del problema dell’eccesso di capacità produttiva”. In altre parole, quello che gli analisti del padronato faticano ormai a nascondere è che siamo dentro ad una gigantesca crisi di sovrapproduzione. Ma ciò non toglie che al nostro paese servano scuole, ospedali, cucine, prodotti ad alta tecnologia per le telecomunicazioni, farmaci e alimenti non tossici e tutto quanto serve per una vita minimamente civile. Se i padroni non trovano più profittevole utilizzare al massimo le capacità produttive accumulate da generazioni di lavoratori, che siano loro a farsi da parte. Serve una vera e propria irruzione della classe lavoratrice nelle piazze e nella lotta sindacale e politica. I militanti comunisti, se non vogliono invecchiare nelle discussioni sui “contenitori” più adatti per l’unità della sinistra, hanno un compito fondamentale nello stimolare, organizzare e fecondare con le proprie idee ed il proprio programma di rovesciamento sociale quella rivolta di classe che il presidente dei giovani industriali vede all’orizzonte e teme molto più di una caduta della Borsa di Milano.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Salviamo le fabbriche, togliamole ai padroni!<br />
Politica Italiana<br />
Scritto da FalceMartello<br />
Mercoledì 03 Luglio 2013 11:41</p>
<p>L&#8217;editoriale del nuovo numero di FalceMartello</p>
<p>La crisi industriale colpisce duro la classe lavoratrice: la disoccupazione è già sopra il 12% e a fine 2013 il fatturato dell’industria − secondo una stima di Intesa San Paolo – piomberà ad un minimo inferiore al punto sinora più basso toccato dall’inizio della crisi. Tra il 2008 e il 2012 la produzione industriale è crollata del 21%, gli investimenti seguono a ruota.<br />
Le crisi investono ormai tutti i settori e le dimensioni produttive: stabilimenti fermi nel gruppo Fiat, 1.400 licenziamenti dichiarati alla Indesit, 1.900 al momento sospesi dalla Natuzzi nel polo della sedia, 1.800 alla Selex, 854 alla Tnt, 350 nei centri di ricerca della Ericsson, 270 nella potente multinazionale farmaceutica Merck, centinaia di posti a rischio per delocalizzazioni in Europa dell’Est da parte della Brembo o della Schneider Electric di Rieti, 160 crisi aziendali in imprese prevalentemente medio-piccole dell’Umbria ecc. Nel settore dell’edilizia, gonfiato fino al 2008 dalla bolla immobiliare, negli ultimi 5 anni gli investimenti sono crollati del 29% e si sono persi più di 400mila posti di lavoro. Anche il terziario segna il passo: in una provincia economicamente forte come Modena il primo trimestre segna un calo, l’ennesimo consecutivo, che tocca ben l’11%. Ma la crisi, secondo lo studio di Intesa San Paolo, sembra ormai estesa anche a settori dal profilo poco ciclico come l’alimentare, le bevande e la farmaceutica.</p>
<p>Impaurito da questo scenario a termine poco controllabile, il presidente dei giovani di Confindustria Morelli avverte i suoi che “senza prospettive per il futuro l&#8217;unica prospettiva diventa la rivolta”. Da parte sua il governo Letta, impegnato a barcamenarsi, moltiplica gli appelli, le preghiere e i moniti ai padroni italiani perché rilancino gli investimenti e, in uno slancio di patriottismo, salvino il made in Italy, oppure quelli lanciati direttamente alla Fiat, da parte del ministro Zanonato, perché incroci di più i suoi interessi con quelli del paese!  Gli effetti sulla vita dei lavoratori di tali appelli saranno pari a quelli sortiti in passato: zero. A questo vortice di monotoni appelli al padronato si uniscono pure i vertici sindacali, a partire dalla Camusso che di recente ha lodato il capo di Confindustria Squinzi per “il suo messaggio sulla politica industriale e sulla necessità che si riattivino gli investimenti” oppure chiesto a Confindustria di alzare “la voce per dire che l’azienda [l’Indesit, Ndr] deve ritirare i licenziamenti.” Le spinte più conseguenti di questo orientamento da “patto tra produttori” si sono pericolosamente espresse il Primo maggio a Bologna, Treviso e Venezia nelle piazze comuni tra sindacati e associazioni padronali. Il punto, molto semplice, è che i padroni fanno investimenti se e dove vedono la possibilità di lauti profitti e non per produrre qualcosa di utile alla società o conforme ad un qualche non meglio precisato “interesse nazionale”: nessun burocrate sindacale o funzionario governativo è mai riuscito a modificare questo dato di realtà. Se, per esempio, negli ultimi 5 anni gli investimenti stranieri in case di lusso nel nostro paese sono schizzati da 1,5 a 2,4 miliardi di euro, ciò indica plasticamente che i miliardari destinano a beni-rifugio cifre crescenti delle ricchezze estorte alla classe lavoratrice perché temono che investimenti nella produzione si rivelino altrettanti buchi nell’acqua. Lo stesso ragionamento, da parte borghese, è alla base dei crescenti flussi di denaro che si indirizzano all’investimento nel gioco d’azzardo, ormai superiori ai 100 miliardi di euro.<br />
I gruppi dirigenti della Cgil e della sinistra politica pensano che i rapporti di proprietà siano intangibili e che ai padroni si debbano e possano dare soltanto consigli. Su questa strada, i lavoratori non usciranno vivi. Sull’Ilva, per esempio, lo stesso Landini, segretario generale della Fiom, non si spinge oltre la richiesta di una nazionalizzazione temporanea che risani l’azienda e poi torni a regalarla ad un padrone privato. Non c’è però mai qualcuno che ci spieghi perché e per quale vantaggio dovremmo fare di tutto per tenere in sella i principali responsabili della crisi economica e, non solo nel caso dell’Ilva, anche ambientale. Il movimento operaio ha bisogno di una piattaforma rivendicativa concreta, proiettata sulle necessità dei lavoratori in lotta e non sui sogni di compatibilità degli apparati politici e sindacali riformisti. In altre parole, dobbiamo affermare che devono essere i lavoratori stessi a giudicare se uno stabilimento a rischio può avere una prospettiva produttiva, ed in tal caso la nazionalizzazione dev’essere la nostra rivendicazione strategica, una bandiera da piantare in mezzo alle lotte. Questa proposta implica che, dopo l’esproprio, a gestire e a controllare gli stabilimenti siano le stesse maestranze, gli operai, gli impiegati e i tecnici, e non qualche “boiardo” di Stato con uno stipendio da sogno.<br />
Storditi dalla propria incapacità di prevedere e contrastare una crisi economica che si protrae, anche i governi dell’Unione europea hanno ritenuto utile spendere qualche parola di speranza sulla crisi industriale del continente europeo, unendosi in un coro di preoccupazione per il futuro occupazionale di milioni di giovani. Il Presidente del consiglio italiano Letta ci ha messo un pizzico di zelo più degli altri – si capisce, è nuovo a queste riunioni – ed ha solennemente dichiarato che questo vertice Ue non può concludersi con le solite parole sulla crescita e sullo sviluppo. Ma è proprio così, invece, che si concluderà. E il decreto “Fare” del governo italiano non fa altro che dare qualche soldo in più, con la defiscalizzazione, alle imprese che faranno assunzioni. Con quale effetto? Le imprese che già volevano assumere lo potranno fare a più buon mercato oppure potranno sostituire un lavoratore precario con un neo-assunto meno “oneroso”.<br />
La crisi economica internazionale sta generando in Italia, nelle parole di Intesa San Paolo, un “ampliamento del problema dell’eccesso di capacità produttiva”. In altre parole, quello che gli analisti del padronato faticano ormai a nascondere è che siamo dentro ad una gigantesca crisi di sovrapproduzione. Ma ciò non toglie che al nostro paese servano scuole, ospedali, cucine, prodotti ad alta tecnologia per le telecomunicazioni, farmaci e alimenti non tossici e tutto quanto serve per una vita minimamente civile. Se i padroni non trovano più profittevole utilizzare al massimo le capacità produttive accumulate da generazioni di lavoratori, che siano loro a farsi da parte. Serve una vera e propria irruzione della classe lavoratrice nelle piazze e nella lotta sindacale e politica. I militanti comunisti, se non vogliono invecchiare nelle discussioni sui “contenitori” più adatti per l’unità della sinistra, hanno un compito fondamentale nello stimolare, organizzare e fecondare con le proprie idee ed il proprio programma di rovesciamento sociale quella rivolta di classe che il presidente dei giovani industriali vede all’orizzonte e teme molto più di una caduta della Borsa di Milano.</p>
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		<title>Di: Codadilupo</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=5423#comment-19358</link>
		<dc:creator>Codadilupo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jul 2013 00:58:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un po&#039; stalinista...tu proponi il centralismo burocratico, non democratico! Ci vuole un congresso per tesi contrapposte, in cui le aree si scontrino sui contenuti veri, e starà ad ogni compagno, liberamente in propria coscienza decidere. Il problema di questo partito non sono le aree e le correnti, e i loro giornali, ma semmai il coraggio che non hanno i compagni di base del partito di dare fiducia a chi l&#039;avrebbe meritata anni fa, e che ora la merita tutta, ovvero la sinistra del partito, l&#039;area FalceMartello in particolare, che volente o nolente è l&#039;unica area seria che ha il Prc, e l&#039;unica speranza per rilanciare il Prc. Aveste avuto coraggio di sostenerne la mozione all&#039;ultimo congresso non saremmo qui! Bellotti segretario subito!]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un po&#8217; stalinista&#8230;tu proponi il centralismo burocratico, non democratico! Ci vuole un congresso per tesi contrapposte, in cui le aree si scontrino sui contenuti veri, e starà ad ogni compagno, liberamente in propria coscienza decidere. Il problema di questo partito non sono le aree e le correnti, e i loro giornali, ma semmai il coraggio che non hanno i compagni di base del partito di dare fiducia a chi l&#8217;avrebbe meritata anni fa, e che ora la merita tutta, ovvero la sinistra del partito, l&#8217;area FalceMartello in particolare, che volente o nolente è l&#8217;unica area seria che ha il Prc, e l&#8217;unica speranza per rilanciare il Prc. Aveste avuto coraggio di sostenerne la mozione all&#8217;ultimo congresso non saremmo qui! Bellotti segretario subito!</p>
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		<title>Di: f....</title>
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		<dc:creator>f....</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jul 2013 23:55:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[pienamente d&#039;accordo!!!!!!!!]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>pienamente d&#8217;accordo!!!!!!!!</p>
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