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	<title>Commenti a: Colombia. Pace e riforma agraria, le Farc e il governo ci mettono la firma</title>
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		<title>Di: Qtar</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=4187#comment-15441</link>
		<dc:creator>Qtar</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 May 2013 18:06:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La terra madre

In Colombia, la lotta per il diritto alla terra è una delle principali cause di conflitto. A Las Pavas, da anni i contadini si battono per ottenere un riconoscimento della loro proprietà. Un caso che ha smosso le ONG svizzere e gettato qualche ombra sulle certificazioni di Bio Suisse.
A Buenos Aires, nel nord della Colombia, si respira un&#039;aria di attesa. «La comunità di contadini ASOCAB sta organizzando il suo ritorno alla tenuta agricola Las Pavas, dalla quale fu cacciata due anni fa per conto del consorzio El Labrador. Questa società comprende l’Aportes San Isidro e la Ci Tequendama, di proprietà della Daabon Organic, una multinazionale con certificazione biologica che esporta anche in Svizzera. Questa terra viene ora coltivata a palma africana per la produzione di agrocarburanti, mentre i contadini tirano avanti con i pacchi d’urgenza distribuiti dalla comunità internazionale».
 
Regula Gattiker ha trascorso gli ultimi dieci giorni in questo villaggio colombiano, in qualità di osservatrice di pace per Peace Watch Switzerland. «In questo momento la nostra presenza è fondamentale», ci racconta questa giovane svizzera. «Dal giorno in cui si è sparsa la voce che i contadini volevano tornare a Las Pavas, a metà febbraio, i leader della comunità sono stati messi sotto pressione. Per questo, la popolazione ha paura, ma allo stesso tempo sente l&#039;urgenza di agire, di rivendicare i propri diritti alla terra».
Emergenza umanitaria

Il caso della comunità di contadini ASOCAB è emblematico. «Alla fine degli anni Novanta, un centinaio di famiglie tornarono alla tenuta di Las Pavas, dove i loro antenati avevano vissuto per diverse generazioni. Questa terra era stata occupata e poi abbandonata da un narcotrafficante, presunto parente di Pablo Escobar, il signore della droga. Iniziarono a coltivarla con cacao, mais, zucca e altri prodotti agricoli, e inoltrarono allo Stato una richiesta di riconoscimento dei loro diritti di proprietà», ci spiega Stephan Suhner rappresentante della coordinazione delle ONG svizzere che si occupano della Colombia. «A nulla valsero però le loro rivendicazioni. Qualche mese più tardi i paramilitari si ripresentarono e, usando violenze e minacce, li cacciarono per poi vendere la terra al consorzio El Labrador, legato alla Daabon Organic».
 
Malgrado le stesse autorità abbiano riconosciuto l’illegalità dello sfratto, dal luglio del 2009  queste famiglie vivono in una situazione di emergenza umanitaria, resa ancora più difficile dalle recenti inondazioni che hanno distrutto i campi e allagato le loro abitazioni.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La terra madre</p>
<p>In Colombia, la lotta per il diritto alla terra è una delle principali cause di conflitto. A Las Pavas, da anni i contadini si battono per ottenere un riconoscimento della loro proprietà. Un caso che ha smosso le ONG svizzere e gettato qualche ombra sulle certificazioni di Bio Suisse.<br />
A Buenos Aires, nel nord della Colombia, si respira un&#8217;aria di attesa. «La comunità di contadini ASOCAB sta organizzando il suo ritorno alla tenuta agricola Las Pavas, dalla quale fu cacciata due anni fa per conto del consorzio El Labrador. Questa società comprende l’Aportes San Isidro e la Ci Tequendama, di proprietà della Daabon Organic, una multinazionale con certificazione biologica che esporta anche in Svizzera. Questa terra viene ora coltivata a palma africana per la produzione di agrocarburanti, mentre i contadini tirano avanti con i pacchi d’urgenza distribuiti dalla comunità internazionale».</p>
<p>Regula Gattiker ha trascorso gli ultimi dieci giorni in questo villaggio colombiano, in qualità di osservatrice di pace per Peace Watch Switzerland. «In questo momento la nostra presenza è fondamentale», ci racconta questa giovane svizzera. «Dal giorno in cui si è sparsa la voce che i contadini volevano tornare a Las Pavas, a metà febbraio, i leader della comunità sono stati messi sotto pressione. Per questo, la popolazione ha paura, ma allo stesso tempo sente l&#8217;urgenza di agire, di rivendicare i propri diritti alla terra».<br />
Emergenza umanitaria</p>
<p>Il caso della comunità di contadini ASOCAB è emblematico. «Alla fine degli anni Novanta, un centinaio di famiglie tornarono alla tenuta di Las Pavas, dove i loro antenati avevano vissuto per diverse generazioni. Questa terra era stata occupata e poi abbandonata da un narcotrafficante, presunto parente di Pablo Escobar, il signore della droga. Iniziarono a coltivarla con cacao, mais, zucca e altri prodotti agricoli, e inoltrarono allo Stato una richiesta di riconoscimento dei loro diritti di proprietà», ci spiega Stephan Suhner rappresentante della coordinazione delle ONG svizzere che si occupano della Colombia. «A nulla valsero però le loro rivendicazioni. Qualche mese più tardi i paramilitari si ripresentarono e, usando violenze e minacce, li cacciarono per poi vendere la terra al consorzio El Labrador, legato alla Daabon Organic».</p>
<p>Malgrado le stesse autorità abbiano riconosciuto l’illegalità dello sfratto, dal luglio del 2009  queste famiglie vivono in una situazione di emergenza umanitaria, resa ancora più difficile dalle recenti inondazioni che hanno distrutto i campi e allagato le loro abitazioni.</p>
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		<title>Di: Qtar</title>
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		<dc:creator>Qtar</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 May 2013 18:05:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Così, a metà febbraio hanno annunciato l&#039;intenzione di voler tornare a Las Pavas, malgrado le minacce ricevute e l&#039;assenza di un documento legale. Il processo di rivendicazione del loro diritto alla terra è stato sostenuto, tra gli altri, anche dal Programma di sviluppo e pace (finanziato in parte dall’UE), e da SUIPPCOL, il Programma svizzero per la promozione della pace in Colombia di cui fanno parte una decina di ONG, tra cui la stessa Peace Watch e SWISSAID.
Diritti violati

Stando alle stime dell&#039;Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), in oltre 50 anni di conflitto in Colombia sono morte 200&#039;000 persone e 4 milioni sono fuggite cercando riparo e sicurezza in altre regioni.
 
Il nuovo governo guidato da Juan Manuel Santos ha fatto della questione una priorità politica e nazionale. Nel settembre del 2010, ha così presentato un progetto di legge sulla restituzione della terra alle vittime delle violenze.
 
«Ciò significa che lo stato dovrebbe risarcire circa 100&#039;000 famiglie l&#039;anno, 8&#039;500 al mese, 350 al giorno per i prossimi 10 anni», ha ricordato il vicepresidente colombiano Angelino Garzon, in visita a Ginevra in occasione della sessione del Consiglio dei diritti umani. Tra queste figura anche la comunità di Las Pavas.
Proprietà contesa

La vicenda di questi contadini aveva già fatto il giro del mondo lo scorso anno, quando l&#039;ONG Christian Aid e il gruppo britannico The Body Shop – che importava olio di palma dalla Daabon Organic – incaricarono una commissione indipendente di indagare sul caso. Gli esperti misero in evidenza la complessità della situazione e l&#039;impossibilità di stabilire con certezza le responsabilità delle parti e il diritto di proprietà.
 
Gli interessi in gioco sono molti e nel caso di Las Pavas anche lo Stato è accusato di avere la sua parte di responsabilità. Durante il processo di attribuzione della terra, un documento rimase senza firma e tutta la procedura fu quindi poi dichiarata nulla, contro il parere degli avvocati di ASOCAB. Secondo il rapporto indipendente, inoltre, le autorità competenti  (INCODER) gestirono in modo contraddittorio il caso, favorendo da un lato gli interessi della multinazionale e alimentando dall&#039;altro le speranze delle famiglie di contadini]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Così, a metà febbraio hanno annunciato l&#8217;intenzione di voler tornare a Las Pavas, malgrado le minacce ricevute e l&#8217;assenza di un documento legale. Il processo di rivendicazione del loro diritto alla terra è stato sostenuto, tra gli altri, anche dal Programma di sviluppo e pace (finanziato in parte dall’UE), e da SUIPPCOL, il Programma svizzero per la promozione della pace in Colombia di cui fanno parte una decina di ONG, tra cui la stessa Peace Watch e SWISSAID.<br />
Diritti violati</p>
<p>Stando alle stime dell&#8217;Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), in oltre 50 anni di conflitto in Colombia sono morte 200&#8217;000 persone e 4 milioni sono fuggite cercando riparo e sicurezza in altre regioni.</p>
<p>Il nuovo governo guidato da Juan Manuel Santos ha fatto della questione una priorità politica e nazionale. Nel settembre del 2010, ha così presentato un progetto di legge sulla restituzione della terra alle vittime delle violenze.</p>
<p>«Ciò significa che lo stato dovrebbe risarcire circa 100&#8217;000 famiglie l&#8217;anno, 8&#8217;500 al mese, 350 al giorno per i prossimi 10 anni», ha ricordato il vicepresidente colombiano Angelino Garzon, in visita a Ginevra in occasione della sessione del Consiglio dei diritti umani. Tra queste figura anche la comunità di Las Pavas.<br />
Proprietà contesa</p>
<p>La vicenda di questi contadini aveva già fatto il giro del mondo lo scorso anno, quando l&#8217;ONG Christian Aid e il gruppo britannico The Body Shop – che importava olio di palma dalla Daabon Organic – incaricarono una commissione indipendente di indagare sul caso. Gli esperti misero in evidenza la complessità della situazione e l&#8217;impossibilità di stabilire con certezza le responsabilità delle parti e il diritto di proprietà.</p>
<p>Gli interessi in gioco sono molti e nel caso di Las Pavas anche lo Stato è accusato di avere la sua parte di responsabilità. Durante il processo di attribuzione della terra, un documento rimase senza firma e tutta la procedura fu quindi poi dichiarata nulla, contro il parere degli avvocati di ASOCAB. Secondo il rapporto indipendente, inoltre, le autorità competenti  (INCODER) gestirono in modo contraddittorio il caso, favorendo da un lato gli interessi della multinazionale e alimentando dall&#8217;altro le speranze delle famiglie di contadini</p>
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