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	<title>Commenti a: Violenza contro le donne: è un bollettino di guerra</title>
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		<title>Di: Loris</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=3841#comment-14197</link>
		<dc:creator>Loris</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 May 2013 18:47:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si, hai pienamente ragione, è un caso come questo

-&quot;un uomo tra il 35 e i 54 anni (61%), impiegato (21%), istruito (il 46% ha la licenza media superiore e il 19% la laurea).&quot;-

ossia 21+46+19=86%

iinquantodonna.it/argomenti/uomini/

dove è evidente che sono tutti impiegati, diplomati, dotati di 4 lauree e non sono comunisti, si vede dai faccioni.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Si, hai pienamente ragione, è un caso come questo</p>
<p>-&#8221;un uomo tra il 35 e i 54 anni (61%), impiegato (21%), istruito (il 46% ha la licenza media superiore e il 19% la laurea).&#8221;-</p>
<p>ossia 21+46+19=86%</p>
<p>iinquantodonna.it/argomenti/uomini/</p>
<p>dove è evidente che sono tutti impiegati, diplomati, dotati di 4 lauree e non sono comunisti, si vede dai faccioni.</p>
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		<title>Di: Crepax</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=3841#comment-14172</link>
		<dc:creator>Crepax</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 May 2013 16:52:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[DANZIG BALDAEV - DISEGNI DAL GULAG

Danzig Baldaev nacque nel 1925 a Ulan-Ude, nel centro-est della Russia ed era il figlio di un etnografo che era stato arrestato come &quot;nemico del popolo&quot;.
.
Crebbe quindi in un orfanotrofio per i figli dei &quot;nemici&quot; , ed in seguito prestò servizio militare nella seconda guerra mondiale.
.
Fu &quot;costretto&quot; dalla NKVD (precursore del KGB) a lavorare come secondino nel carcere di Kresty a Leningrado, oggi San Pietroburgo.
.
Il suo lavoro come dipendente e appartenente al sistema penale dei soviet lo portarono ad accumulare esperienze in tutta l&#039;Unione Sovietica, e le conseguenze psicologiche della sua professione sfociarono nella realizzazione di un lavoro in cui l&#039;insieme delle nefandezze con cui era venuto a contatto costituirono i detriti su cui poggiò la sua testimonianza terrificante di pornografia sadica, che dedicò, nel 1988, ad Alexander Solzenicyn.
.
La sua opera, sebbene Baldaev non fosse un pornografo nel senso convenzionale, è stata comunque inondata dalla pornografia, poiché l&#039;autore, a causa del suo lavoro nei gulag, era circondato dal sadismo pornografico che caratterizzava la macchina punitiva sovietica.
.
Baldaev era un antropologo dilettante, a cui era però stato negato l&#039;accesso all&#039;istruzione, a causa della ignominia politica addebitata alla sua famiglia dal Regime Comunista, ma lottò comunque per testimoniare, mediante una vera e propria anatomia fatta di disegni, la realtà di un sistema che aveva creato l&#039;inumano apparato repressivo di cui egli stesso era involontario complice.
.
I suoi disegni e le descrizioni si imprimono terribilmente nella fantasia, a causa della cruenta drammaticità :
.
in una delle sue immagini, tre donne nude, emaciate, talmente stremate dalla fame e dal lavoro che i loro uteri hanno subìto un prolasso, sono in fila davanti a un medico del campo sotto un cartello con l&#039;effigie di Lenin che recita :
.
&quot;Colui che non lavora, non mangia &quot;.
.
In un altro disegno, i lavoratori malati sono cotti a vapore in una sauna, e poi trascinati nudi a temperature sotto lo zero.
.
In una delle pagine più nauseanti, una giovane donna che ha rifiutato le avances sessuali dei suoi rapitori, si ritrova legata ad un albero in cima ad un formicaio nel bosco siberiano, con un tubo inserito nella vagina, in modo che le formiche possano attraversarlo e addentrarsi dentro il suo corpo.
.
Il carceriere Danzig Baldaev è morto nel 2005, un paio di anni dopo la pubblicazione del primo volume della serie Tattoo (a cui sono seguiti poi un secondo ed un terzo volume) , che illustra i suoi disegni relativi alla subcultura dei tatuaggi nata nelle prigioni e nei campi correttivi in Russia.
.
Il suo è un viaggio nell&#039;estetica dei tatuaggi, a cui ha dedicato 28 anni della sua vita, dal 1948 al 1986, in una lunga analisi che racconta per simboli la storia di chi li porta, e descrive ( tramite, appunto, i tatuaggi) il disprezzo dei carcerati verso la società, il sistema politico, e la giustizia.
.
Successivamente, la vedova di Baldaev ha permesso la pubblicazione dei “Disegni dal gulag” realizzati dal marito.
.
Da questi disegni emerge chiaramente che, anche se egli lavorava come guardiano all&#039;interno del Gulag, si sentiva in forte contrasto con il sistema repressivo sovietico.
.
Nonostante la crudezza e la drammaticità che emergono dai particolari più grotteschi e aberranti focalizzati nei suoi disegni, non si può liquidare il suo lavoro come risultato di una mente disturbata, in quanto, parallelamente, trovano riscontro le testimonianze di storici insigni, e di autori del dissenso del calibro di Varlam Salamov, di Aleksandr Solzenicyn, ecc.
.
Poche sono le immagini esistenti riguardanti i gulag, e i disegni di Baldaev costituiscono quindi un importante documento di testimonianza, così come quelli presenti nel libro “Quanto vale un uomo” di Evfrosinija Kernsnovskaja, una donna sopravvissuta al Gulag.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>DANZIG BALDAEV &#8211; DISEGNI DAL GULAG</p>
<p>Danzig Baldaev nacque nel 1925 a Ulan-Ude, nel centro-est della Russia ed era il figlio di un etnografo che era stato arrestato come &#8220;nemico del popolo&#8221;.<br />
.<br />
Crebbe quindi in un orfanotrofio per i figli dei &#8220;nemici&#8221; , ed in seguito prestò servizio militare nella seconda guerra mondiale.<br />
.<br />
Fu &#8220;costretto&#8221; dalla NKVD (precursore del KGB) a lavorare come secondino nel carcere di Kresty a Leningrado, oggi San Pietroburgo.<br />
.<br />
Il suo lavoro come dipendente e appartenente al sistema penale dei soviet lo portarono ad accumulare esperienze in tutta l&#8217;Unione Sovietica, e le conseguenze psicologiche della sua professione sfociarono nella realizzazione di un lavoro in cui l&#8217;insieme delle nefandezze con cui era venuto a contatto costituirono i detriti su cui poggiò la sua testimonianza terrificante di pornografia sadica, che dedicò, nel 1988, ad Alexander Solzenicyn.<br />
.<br />
La sua opera, sebbene Baldaev non fosse un pornografo nel senso convenzionale, è stata comunque inondata dalla pornografia, poiché l&#8217;autore, a causa del suo lavoro nei gulag, era circondato dal sadismo pornografico che caratterizzava la macchina punitiva sovietica.<br />
.<br />
Baldaev era un antropologo dilettante, a cui era però stato negato l&#8217;accesso all&#8217;istruzione, a causa della ignominia politica addebitata alla sua famiglia dal Regime Comunista, ma lottò comunque per testimoniare, mediante una vera e propria anatomia fatta di disegni, la realtà di un sistema che aveva creato l&#8217;inumano apparato repressivo di cui egli stesso era involontario complice.<br />
.<br />
I suoi disegni e le descrizioni si imprimono terribilmente nella fantasia, a causa della cruenta drammaticità :<br />
.<br />
in una delle sue immagini, tre donne nude, emaciate, talmente stremate dalla fame e dal lavoro che i loro uteri hanno subìto un prolasso, sono in fila davanti a un medico del campo sotto un cartello con l&#8217;effigie di Lenin che recita :<br />
.<br />
&#8220;Colui che non lavora, non mangia &#8220;.<br />
.<br />
In un altro disegno, i lavoratori malati sono cotti a vapore in una sauna, e poi trascinati nudi a temperature sotto lo zero.<br />
.<br />
In una delle pagine più nauseanti, una giovane donna che ha rifiutato le avances sessuali dei suoi rapitori, si ritrova legata ad un albero in cima ad un formicaio nel bosco siberiano, con un tubo inserito nella vagina, in modo che le formiche possano attraversarlo e addentrarsi dentro il suo corpo.<br />
.<br />
Il carceriere Danzig Baldaev è morto nel 2005, un paio di anni dopo la pubblicazione del primo volume della serie Tattoo (a cui sono seguiti poi un secondo ed un terzo volume) , che illustra i suoi disegni relativi alla subcultura dei tatuaggi nata nelle prigioni e nei campi correttivi in Russia.<br />
.<br />
Il suo è un viaggio nell&#8217;estetica dei tatuaggi, a cui ha dedicato 28 anni della sua vita, dal 1948 al 1986, in una lunga analisi che racconta per simboli la storia di chi li porta, e descrive ( tramite, appunto, i tatuaggi) il disprezzo dei carcerati verso la società, il sistema politico, e la giustizia.<br />
.<br />
Successivamente, la vedova di Baldaev ha permesso la pubblicazione dei “Disegni dal gulag” realizzati dal marito.<br />
.<br />
Da questi disegni emerge chiaramente che, anche se egli lavorava come guardiano all&#8217;interno del Gulag, si sentiva in forte contrasto con il sistema repressivo sovietico.<br />
.<br />
Nonostante la crudezza e la drammaticità che emergono dai particolari più grotteschi e aberranti focalizzati nei suoi disegni, non si può liquidare il suo lavoro come risultato di una mente disturbata, in quanto, parallelamente, trovano riscontro le testimonianze di storici insigni, e di autori del dissenso del calibro di Varlam Salamov, di Aleksandr Solzenicyn, ecc.<br />
.<br />
Poche sono le immagini esistenti riguardanti i gulag, e i disegni di Baldaev costituiscono quindi un importante documento di testimonianza, così come quelli presenti nel libro “Quanto vale un uomo” di Evfrosinija Kernsnovskaja, una donna sopravvissuta al Gulag.</p>
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	<item>
		<title>Di: Codadilupo</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=3841#comment-14138</link>
		<dc:creator>Codadilupo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 May 2013 11:02:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In una società socialista in cui le donne siano libere come individui lavoratori e non schiave di un padrone capitalista al lavoro e di un padrone marito in casa, allora non sarebbero sottoposte al ricatto di finire in mezzo ad una strada, di vedersi togliere l&#039;affido dei figli, etc..e se l&#039;uomo le mettesse le mani addosso si farebbe due belli anni di galera, così poi quando esce vediamo se ha imparato a tenersi le mani in tasca. recidivo? bene, gli anni raddoppiano..]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>In una società socialista in cui le donne siano libere come individui lavoratori e non schiave di un padrone capitalista al lavoro e di un padrone marito in casa, allora non sarebbero sottoposte al ricatto di finire in mezzo ad una strada, di vedersi togliere l&#8217;affido dei figli, etc..e se l&#8217;uomo le mettesse le mani addosso si farebbe due belli anni di galera, così poi quando esce vediamo se ha imparato a tenersi le mani in tasca. recidivo? bene, gli anni raddoppiano..</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Rinaldus</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=3841#comment-14134</link>
		<dc:creator>Rinaldus</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 May 2013 10:00:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Compagno(???) Sergio parli come uno a cui hanno frantumato il pacco.....ma che c. stai a di?]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Compagno(???) Sergio parli come uno a cui hanno frantumato il pacco&#8230;..ma che c. stai a di?</p>
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	<item>
		<title>Di: LevS</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=3841#comment-14133</link>
		<dc:creator>LevS</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 May 2013 09:35:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&quot;togli di mezzo gli uomini e hai torlo di mezzo il 99% dei rompicoglioni esistenti sulla terra, tutti i colori e razze inclusi.&quot;
A questo si è ridotto il femminismo? All&#039;odio verso gli uomini? Sarebbe bene leggersi qualcosa della Kollontai o delle femministe degli anni 60-70;
voi siete solo affette da misandria.
&quot;La criminalizzazione dell&#039;intero genere maschile, dopo un fatto di cronaca che riguarda una violenza in famiglia contro una donna, è anch&#039;essa una manifestazione di misandria (Wikipedia)&quot;]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;togli di mezzo gli uomini e hai torlo di mezzo il 99% dei rompicoglioni esistenti sulla terra, tutti i colori e razze inclusi.&#8221;<br />
A questo si è ridotto il femminismo? All&#8217;odio verso gli uomini? Sarebbe bene leggersi qualcosa della Kollontai o delle femministe degli anni 60-70;<br />
voi siete solo affette da misandria.<br />
&#8220;La criminalizzazione dell&#8217;intero genere maschile, dopo un fatto di cronaca che riguarda una violenza in famiglia contro una donna, è anch&#8217;essa una manifestazione di misandria (Wikipedia)&#8221;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: compagno Sergio</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=3841#comment-14110</link>
		<dc:creator>compagno Sergio</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 May 2013 21:03:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tutti stupratori e assassini non so, ma a leggere te (Claudio) piuttosto primitivi sì.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Tutti stupratori e assassini non so, ma a leggere te (Claudio) piuttosto primitivi sì.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Crepax</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=3841#comment-14105</link>
		<dc:creator>Crepax</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 May 2013 20:17:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ali Baba e i 50 imbesuiti.

Nel 2006, l&#039;ISTAT ha eseguito un&#039;indagine per via telefonica su tutto il territorio nazionale, raccogliendo i seguenti risultati:
Le donne tra i 16 e i 70 anni che dichiarano di essere state vittime di violenza, fisica o sessuale, almeno una volta nella vita sono 6 milioni e 743 mila, cioè il 31,9% della popolazione femminile; considerando il solo stupro, la percentuale è del 4,8% (oltre un milione di donne).
Il 14,3% delle donne afferma di essere stata oggetto di violenze da parte del partner: per la precisione, il 12% di violenza fisica e il 6,1% di violenza sessuale. Del rimanente 24,7% (violenze provenienti da conoscenti o estranei), si contano 9,8% di violenze fisiche e 20,4% di violenza sessuale. Per quanto riguarda gli stupri, il 2,4% delle donne afferma di essere stata violentata dal partner e il 2,9% da altre persone[42].
Il 93% delle donne che afferma di aver subito violenze dal coniuge ha dichiarato di non aver denunciato i fatti all&#039;Autorità[43]; la percentuale sale al 96% se l&#039;autore della violenza non è il partner.
Nell&#039;ambito di una precedente indagine ISTAT condotta nel 2004, il 91,6% delle donne che affermava di aver subito violenze dal coniuge aveva dichiarato di non aver denunciato i fatti all&#039;Autorità[44][45].
L&#039;indagine ISTAT del 2004, a differenza di quella condotta nel 2006, distingueva tra violenze sessuali (non meglio definite) e molestie sessuali; entro queste ultime – oltre a molestie verbali, telefonate oscene, esibizionismo e pedinamenti – erano tuttavia classificati anche atti di natura prettamente fisica (donne avvicinate, toccate o baciate contro la loro volontà). Inoltre, nell&#039;indagine ISTAT del 2006 non sono stati raccolti dati sulle molestie verbali, il pedinamento, gli atti di esibizionismo e le telefonate oscene.

Da diverse ricerche emerge che la violenza di genere si esprime su donne, uomini e minori in vari modi ed in tutti i paesi del mondo. Esiste la violenza domestica esercitata soprattutto nell&#039;ambito familiare o nella cerchia di conoscenti, attraverso minacce, maltrattamenti fisici e psicologici, atteggiamenti persecutori, percosse, abusi sessuali, delitti d&#039;onore, uxoricidi passionali o premeditati. 

I bambini, gli adolescenti, ma in primo luogo le bambine e le ragazze adolescenti sono sottoposte all&#039;incesto.
Le donne sono esposte nei luoghi pubblici e sul posto di lavoro a molestie ed abusi sessuali, a stupri e a ricatti sessuali. In particolare verso le lesbiche sono agiti i cosiddetti &quot;stupri correttivi&quot;.

 In molti paesi le ragazze giovani sono vittime di matrimoni coatti, matrimoni riparatori e/o costrette alla schiavitù sessuale, mentre altre vengono indotte alla prostituzione forzata e/o sono vittime di tratta. Altre forme di violenza sono le mutilazioni genitali femminili o altri tipi di mutilazioni come in un recente passato le fasciature dei piedi, le cosiddette &quot;dowry death&quot; (morte a causa della dote), l&#039;uso dell&#039;acido per sfigurare[28], lo stupro di guerra ed etnico.

Va citato il femminicidio che in alcuni paesi, come in India e in Cina, si concretizza nell&#039;aborto selettivo (le donne vengono indotte a partorire solo figli maschi, perché più riconosciuti e accettati socialmente) mentre in altri addirittura nell&#039;uccisione sistematica di donne adulte. Esistono infine violenze relative alla riproduzione (aborto forzato, sterilizzazione forzata, contraccezione negata, gravidanza forzata]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ali Baba e i 50 imbesuiti.</p>
<p>Nel 2006, l&#8217;ISTAT ha eseguito un&#8217;indagine per via telefonica su tutto il territorio nazionale, raccogliendo i seguenti risultati:<br />
Le donne tra i 16 e i 70 anni che dichiarano di essere state vittime di violenza, fisica o sessuale, almeno una volta nella vita sono 6 milioni e 743 mila, cioè il 31,9% della popolazione femminile; considerando il solo stupro, la percentuale è del 4,8% (oltre un milione di donne).<br />
Il 14,3% delle donne afferma di essere stata oggetto di violenze da parte del partner: per la precisione, il 12% di violenza fisica e il 6,1% di violenza sessuale. Del rimanente 24,7% (violenze provenienti da conoscenti o estranei), si contano 9,8% di violenze fisiche e 20,4% di violenza sessuale. Per quanto riguarda gli stupri, il 2,4% delle donne afferma di essere stata violentata dal partner e il 2,9% da altre persone[42].<br />
Il 93% delle donne che afferma di aver subito violenze dal coniuge ha dichiarato di non aver denunciato i fatti all&#8217;Autorità[43]; la percentuale sale al 96% se l&#8217;autore della violenza non è il partner.<br />
Nell&#8217;ambito di una precedente indagine ISTAT condotta nel 2004, il 91,6% delle donne che affermava di aver subito violenze dal coniuge aveva dichiarato di non aver denunciato i fatti all&#8217;Autorità[44][45].<br />
L&#8217;indagine ISTAT del 2004, a differenza di quella condotta nel 2006, distingueva tra violenze sessuali (non meglio definite) e molestie sessuali; entro queste ultime – oltre a molestie verbali, telefonate oscene, esibizionismo e pedinamenti – erano tuttavia classificati anche atti di natura prettamente fisica (donne avvicinate, toccate o baciate contro la loro volontà). Inoltre, nell&#8217;indagine ISTAT del 2006 non sono stati raccolti dati sulle molestie verbali, il pedinamento, gli atti di esibizionismo e le telefonate oscene.</p>
<p>Da diverse ricerche emerge che la violenza di genere si esprime su donne, uomini e minori in vari modi ed in tutti i paesi del mondo. Esiste la violenza domestica esercitata soprattutto nell&#8217;ambito familiare o nella cerchia di conoscenti, attraverso minacce, maltrattamenti fisici e psicologici, atteggiamenti persecutori, percosse, abusi sessuali, delitti d&#8217;onore, uxoricidi passionali o premeditati. </p>
<p>I bambini, gli adolescenti, ma in primo luogo le bambine e le ragazze adolescenti sono sottoposte all&#8217;incesto.<br />
Le donne sono esposte nei luoghi pubblici e sul posto di lavoro a molestie ed abusi sessuali, a stupri e a ricatti sessuali. In particolare verso le lesbiche sono agiti i cosiddetti &#8220;stupri correttivi&#8221;.</p>
<p> In molti paesi le ragazze giovani sono vittime di matrimoni coatti, matrimoni riparatori e/o costrette alla schiavitù sessuale, mentre altre vengono indotte alla prostituzione forzata e/o sono vittime di tratta. Altre forme di violenza sono le mutilazioni genitali femminili o altri tipi di mutilazioni come in un recente passato le fasciature dei piedi, le cosiddette &#8220;dowry death&#8221; (morte a causa della dote), l&#8217;uso dell&#8217;acido per sfigurare[28], lo stupro di guerra ed etnico.</p>
<p>Va citato il femminicidio che in alcuni paesi, come in India e in Cina, si concretizza nell&#8217;aborto selettivo (le donne vengono indotte a partorire solo figli maschi, perché più riconosciuti e accettati socialmente) mentre in altri addirittura nell&#8217;uccisione sistematica di donne adulte. Esistono infine violenze relative alla riproduzione (aborto forzato, sterilizzazione forzata, contraccezione negata, gravidanza forzata</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Crepax</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=3841#comment-14102</link>
		<dc:creator>Crepax</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 May 2013 19:49:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Choc in Turchia: ragazzina violentata da 29 uomini
4
11 aprile, 2013 &#124; Permalink &#124; Archiviato in: Attualità
Neanche un film dell’orrore avrebbe potuto inventare ciò che nella realtà è accaduto ad una 13enne turca.
La ragazzina è stata violentata da 29 uomini, tra cui un poliziotto, nella parte occidentale del Paese. Ciò è avvenuto proprio mentre si svolge il processo per un episodio analogo: uno stupro da parte da 26 uomini ai danni di una 12enne nell’Anatolia sud-orientale.
Nella Turchia del premier Recep Tayyip Erdogan le violenze sessuali sono una vera e propria piaga. Sono aumentate addirittura del 400% negli ultimi 10 anni. Nel 2002 le denunce erano 8mila e nel solo 2011 quelle registrate sono state 33mila (ma siamo sicuri che tutte le donne stuprate nel 2002 abbiano avuto il coraggio di rivolgersi alle autorità, specialmente considerando che il contesto è quello islamico, dove la donna è sempre colpevole?).
Ora, non è che noi in Italia non dobbiamo farci un esame di coscienza, nel nostro piccolo. E non lo dico per relativismo, ma per lo choc che mi ha procurato la notizia che una ragazza di Montaldo di Castro, paese situato tra la Toscana e il Lazio, stuprata da un branco di 8 giovani sei anni fa quando aveva 15 anni, per due volte non ha ottenuto giustizia, visto che i colpevoli sono stati sempre affidati in prova ai servizi sociali. In più tutto il paese sta dalla loro parte e contro la vittima, colpevole… d’indossare la minigonna.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Choc in Turchia: ragazzina violentata da 29 uomini<br />
4<br />
11 aprile, 2013 | Permalink | Archiviato in: Attualità<br />
Neanche un film dell’orrore avrebbe potuto inventare ciò che nella realtà è accaduto ad una 13enne turca.<br />
La ragazzina è stata violentata da 29 uomini, tra cui un poliziotto, nella parte occidentale del Paese. Ciò è avvenuto proprio mentre si svolge il processo per un episodio analogo: uno stupro da parte da 26 uomini ai danni di una 12enne nell’Anatolia sud-orientale.<br />
Nella Turchia del premier Recep Tayyip Erdogan le violenze sessuali sono una vera e propria piaga. Sono aumentate addirittura del 400% negli ultimi 10 anni. Nel 2002 le denunce erano 8mila e nel solo 2011 quelle registrate sono state 33mila (ma siamo sicuri che tutte le donne stuprate nel 2002 abbiano avuto il coraggio di rivolgersi alle autorità, specialmente considerando che il contesto è quello islamico, dove la donna è sempre colpevole?).<br />
Ora, non è che noi in Italia non dobbiamo farci un esame di coscienza, nel nostro piccolo. E non lo dico per relativismo, ma per lo choc che mi ha procurato la notizia che una ragazza di Montaldo di Castro, paese situato tra la Toscana e il Lazio, stuprata da un branco di 8 giovani sei anni fa quando aveva 15 anni, per due volte non ha ottenuto giustizia, visto che i colpevoli sono stati sempre affidati in prova ai servizi sociali. In più tutto il paese sta dalla loro parte e contro la vittima, colpevole… d’indossare la minigonna.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Un altro caso</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=3841#comment-14101</link>
		<dc:creator>Un altro caso</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 May 2013 19:47:51 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www2.rifondazione.it/primapagina/?p=3841#comment-14101</guid>
		<description><![CDATA[Stupri “etnici” solo in tempo di guerra?

05 aprile, 2013
Chissà perché seguire le vie della logica a certa gente pesa sempre: preferisce arrampicarsi sugli specchi dell’ideologia pur di distaccarsi da una realtà palpabile, talmente palpabile che basta digitare 2-3 parole chiave per appurarne la veridicità statistica (digitate “stuprata”, “anziana aggredita”, “anziani rapinati” e non vi servirà una laurea in scienze statistiche per farvi un’idea della situazione).

Ebbene, i fenomeni antropologici non cambiano nei secoli, e forse neanche nei millenni: gli uomini, poste determinate condizioni, possono intraprendere un cammino evolutivo migliorativo, questo sì, ma, se solo mezzo secolo fa’ c’erano governi europei disposti ad assoldare truppe di “goumier” nordafricani che combattessero con armi non convenzionali contro soldati ancor meno convenzionali (donne e bambine, come raccontatoci nell’indimenticato capolavoro “La Ciociara”), quali sopravvenuti elementi oggettivi dovrebbero farci pensare che oggi costipare senza controllo e in un medesimo spazio sempre più angusto etnie troppo diverse culturalmente fra loro potrebbe produrre risultati così distanti da quell‘orrore?!

Al contrario, la definizione di “stupro etnico” – termine giornalistico d’uso comune e posto agli atti giuridicamente – è molto recente, riferendosi alle guerre balcaniche di qualche anno fa’:

“Le violenze sessuali sono sempre meno una conseguenza della guerra e sempre più un’arma utilizzata a fini di terrore politico, di sradicamento di un gruppo, di un disegno di genocidio e di una volontà di epurazione etnica.”

Dall’introduzione a “Stupri di guerra” di Karima Guenivet, Luca Sosella Editore, Roma 2002

Ebbene, come definire uno stupro, sia pure avvenuto in epoca di pace, nel quale due individui, connazionali fra loro, infliggono violenza sessuale ad una donna di nazionalità diversa, e poi la pestano selvaggiamente, a riprova di un odio che poco c’entra con l’accaparramento forzoso del piacere fisico già ampiamente ottenuto?!

E questo non è un caso isolato, lo sappiamo bene.

Ora, in un sistema multiculturale perfetto, tale assunto sarebbe smentibile se la cronaca ci proponesse come stupratori un finnico ed un cinese a scapito d’un’africana; o un australiano ed un giapponese ai danni d’una donna greca; o ancora un italiano ed un indiano a sfregio d‘una donna araba. Ma, internet alla mano, le statistiche degli stupri in Italia ed in Europa offrono ben altre costanti, esaminando le quali, di trasversalità etnica e culturale degli aguzzini non v’è quasi mai traccia, mentre le vittime restano puntualmente le donne native.
Scopritelo ricercando un po’ di fonti, e poi ragionatevi sopra, si chiama “democrazia dell’informazione”: altro che “stupri in famiglia”!]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Stupri “etnici” solo in tempo di guerra?</p>
<p>05 aprile, 2013<br />
Chissà perché seguire le vie della logica a certa gente pesa sempre: preferisce arrampicarsi sugli specchi dell’ideologia pur di distaccarsi da una realtà palpabile, talmente palpabile che basta digitare 2-3 parole chiave per appurarne la veridicità statistica (digitate “stuprata”, “anziana aggredita”, “anziani rapinati” e non vi servirà una laurea in scienze statistiche per farvi un’idea della situazione).</p>
<p>Ebbene, i fenomeni antropologici non cambiano nei secoli, e forse neanche nei millenni: gli uomini, poste determinate condizioni, possono intraprendere un cammino evolutivo migliorativo, questo sì, ma, se solo mezzo secolo fa’ c’erano governi europei disposti ad assoldare truppe di “goumier” nordafricani che combattessero con armi non convenzionali contro soldati ancor meno convenzionali (donne e bambine, come raccontatoci nell’indimenticato capolavoro “La Ciociara”), quali sopravvenuti elementi oggettivi dovrebbero farci pensare che oggi costipare senza controllo e in un medesimo spazio sempre più angusto etnie troppo diverse culturalmente fra loro potrebbe produrre risultati così distanti da quell‘orrore?!</p>
<p>Al contrario, la definizione di “stupro etnico” – termine giornalistico d’uso comune e posto agli atti giuridicamente – è molto recente, riferendosi alle guerre balcaniche di qualche anno fa’:</p>
<p>“Le violenze sessuali sono sempre meno una conseguenza della guerra e sempre più un’arma utilizzata a fini di terrore politico, di sradicamento di un gruppo, di un disegno di genocidio e di una volontà di epurazione etnica.”</p>
<p>Dall’introduzione a “Stupri di guerra” di Karima Guenivet, Luca Sosella Editore, Roma 2002</p>
<p>Ebbene, come definire uno stupro, sia pure avvenuto in epoca di pace, nel quale due individui, connazionali fra loro, infliggono violenza sessuale ad una donna di nazionalità diversa, e poi la pestano selvaggiamente, a riprova di un odio che poco c’entra con l’accaparramento forzoso del piacere fisico già ampiamente ottenuto?!</p>
<p>E questo non è un caso isolato, lo sappiamo bene.</p>
<p>Ora, in un sistema multiculturale perfetto, tale assunto sarebbe smentibile se la cronaca ci proponesse come stupratori un finnico ed un cinese a scapito d’un’africana; o un australiano ed un giapponese ai danni d’una donna greca; o ancora un italiano ed un indiano a sfregio d‘una donna araba. Ma, internet alla mano, le statistiche degli stupri in Italia ed in Europa offrono ben altre costanti, esaminando le quali, di trasversalità etnica e culturale degli aguzzini non v’è quasi mai traccia, mentre le vittime restano puntualmente le donne native.<br />
Scopritelo ricercando un po’ di fonti, e poi ragionatevi sopra, si chiama “democrazia dell’informazione”: altro che “stupri in famiglia”!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: giuseppe</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=3841#comment-14095</link>
		<dc:creator>giuseppe</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 May 2013 19:05:29 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www2.rifondazione.it/primapagina/?p=3841#comment-14095</guid>
		<description><![CDATA[Stando alle percentuali vi sono poche probabilità che siano comunisti! Il paese europeo con più delitti di femminicidio è la cattolicissima Spagna. Sarà un caso?]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Stando alle percentuali vi sono poche probabilità che siano comunisti! Il paese europeo con più delitti di femminicidio è la cattolicissima Spagna. Sarà un caso?</p>
]]></content:encoded>
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