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	<title>Commenti a: I negozi chiudono: -42mila nel 2013</title>
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		<title>Di: Qtar</title>
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		<dc:creator>Qtar</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 May 2013 17:04:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La grande carestia

La collettivizzazione forzata e l’eliminazione dei “kulak” portarono al crollo della produzione agricola in URSS. Il cattivo raccolto del 1932 e le requisizioni di grano ai kolchoziani e ai contadini piccoli proprietari causarono nell’autunno 1932 una terribile carestia, che interessò le principali zone produttrici di grano del paese: quasi tutta l’Ucraina, la regione del Basso e Medio Volga e del Don, il Kuban’ e anche gran parte del Kazachstan. 

I primi segni della carestia si erano già manifestati nell’estate del 1932. Ma Stalin sfruttò il cattivo raccolto del 1932 a fini politici, per soffocare gli ultimi focolai di resistenza dei contadini alla collettivizzazione forzata e all’organizzazione coercitiva del lavoro nei kolchoz. Nel suo intervento alla seduta congiunta del Politbjuro e del Presidium del CIK dell’URSS del 27 novembre 1932, in cui si utilizzò insistentemente la retorica della “guerra della fame” fra i kolchoziani e lo Stato, Stalin spiegò le difficoltà degli approvvigionamenti con “l’infiltrazione nei kolchoz e nei sovchoz di elementi antisovietici” che consapevolmente organizzavano il sabotaggio, e anche con il fatto che molti comunisti delle campagne “idealizzavano troppo i kolchoz”.

Invece di soccorrere gli affamati il governo esasperò il ricorso a misure repressive. Alcuni dirigenti delle regioni colpite dalla carestia cercarono di destinare ai kolchoz il grano delle riserve statali, ma questi tentativi furono stroncati con severità. Solo nel febbraio 1933, quando la fame aveva assunto dimensioni catastrofiche, e i granai dei kolchoz alla vigilia della semina risultarono vuoti, fu approvata la risoluzione del CIK e dell’SNK dell’URSS “Sull’assegnazione di sementi ai kolchoz dell’Ucraina e del Caucaso Settentrionale”. 
Il picco della mortalità per fame fu toccato nella primavera del 1933, quando i contadini ebbero esaurito le ultime scorte alimentari e mangiato tutti gli animali domestici, compresi gatti e cani. La gente si nutriva di cortecce d’albero, ci furono casi di cannibalismo e necrofagia, morirono interi villaggi. 

Nell’aprile del 1933 lo scrittore Michail Šolochov, dopo avere attraversato molti villaggi cosacchi del Don, scrisse due lettere a Stalin, in cui raccontava dettagliatamente come le autorità locali requisissero tutte le scorte ai kolchoz, ricorrendo alla tortura, e chiedeva a Stalin di inviare aiuti alimentari. Nella sua risposta allo scrittore Stalin espose la sua posizione: i contadini erano giustamente puntiti perché scioperavano e sabotavano, “conducevano una guerra silenziosa e nascosta, all’ultimo sangue, contro il potere sovietico”.
Centinaia di migliaia di contadini, per scampare alla morte, cercarono di fuggire nelle città e in altre regioni, ma si ricorse alla forza per impedirlo. Proprio allora in URSS furono introdotti i passaporti e le pratiche di registrazione della residenza (propiska), per controllare gli spostamenti della popolazione. Reparti di sbarramento disposti nelle stazioni ferroviarie impedivano alla gente di lasciare le regioni colpite dalla carestia. Ma anche chi riusciva a raggiungere le città non vi poteva ottenere il pane, che era distribuito solo in base alle tessere annonarie. 

Entro i primi di marzo del 1933 erano state arrestate per “vagabondaggio” circa 220.000 persone, più di 30.000 delle quali furono condannate. A Kiev, Char’kov, TaŠkent e perfino a Mosca ogni mattina delle squadre speciali raccoglievano per le strade i cadaveri dei morti per fame. Nello stesso tempo l’URSS continuava a esportare grano (2,8 milioni di tonnellate nel 1932-1933), per ottenere valuta pregiata destinata al programma di industrializzazione.

Nel periodo dall’autunno 1932 all’aprile 1933 la popolazione dell’URSS diminuì di 7,7 milioni di abitanti; in particolare, l’Ucraina perse 4 milioni di persone, e di 1 milione di abitanti scese la popolazione del Caucaso Settentrionale, della regione del Volga e del Kazachstan (secondo stime più prudenti, l’Ucraina perse 3 – 3,5 milioni di abitanti e altrettante perdite, nel loro insieme, ebbero le rimanenti regioni dell’URSS; le stime secondo cui ci sarebbero stati 9-10 milioni di vittime sono probabilmente esagerate). Inoltre, circa 2 milioni di pastori del Kazachstan migrarono oltre i confini della repubblica (di questi, 200.000 fuggirono all’estero).
Per le sue proporzioni la fame del 1932-1933 fu paragonabile a quella del 1921-1922, ma se ne differenziò per il fatto di essere totalmente ignorata a livello statale. Ogni informazione in proposito veniva accuratamente messa a tacere: il solo accenno alla “carestia del sud” era qualificato come “propaganda controrivoluzionaria”. 

Ciò fece sì che nelle zone non colpite dalla carestia la maggioranza della popolazione, compresi perfino gli alti funzionari del partito, non ne conoscessero le effettive dimensioni. Le comunicazioni della stampa straniera sulla carestia in URSS erano pubblicamente smentite, e le offerte di aiuti alimentari che giungevano dall’estero venivano respinte. Tuttavia era impossibile ignorare totalmente quanto stava avvenendo, e così si tentò di addossarne la colpa ai “sabotatori”. Nel marzo 1933 furono processati settantacinque dipendenti dei commissariati del popolo all’agricoltura e ai sovchoz. Trentacinque imputati furono condannate alla fucilazione, gli altri a lunghe pene detentive.
Quando arrivò l’estate del 1933, molti villaggi nelle regioni colpite dalla carestia erano completamente spopolati: per provvedere al raccolto (che nel 1933 fu eccellente) vi furono trasferiti contadini da altre regioni dell’URSS; fu spiegato loro che gli abitanti del luogo erano morti per una “epidemia”. Per più di cinquant’anni la fame del 1932-1933 e la relativa catastrofe demografica rimasero un argomento proibito per la storiografia sovietica.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La grande carestia</p>
<p>La collettivizzazione forzata e l’eliminazione dei “kulak” portarono al crollo della produzione agricola in URSS. Il cattivo raccolto del 1932 e le requisizioni di grano ai kolchoziani e ai contadini piccoli proprietari causarono nell’autunno 1932 una terribile carestia, che interessò le principali zone produttrici di grano del paese: quasi tutta l’Ucraina, la regione del Basso e Medio Volga e del Don, il Kuban’ e anche gran parte del Kazachstan. </p>
<p>I primi segni della carestia si erano già manifestati nell’estate del 1932. Ma Stalin sfruttò il cattivo raccolto del 1932 a fini politici, per soffocare gli ultimi focolai di resistenza dei contadini alla collettivizzazione forzata e all’organizzazione coercitiva del lavoro nei kolchoz. Nel suo intervento alla seduta congiunta del Politbjuro e del Presidium del CIK dell’URSS del 27 novembre 1932, in cui si utilizzò insistentemente la retorica della “guerra della fame” fra i kolchoziani e lo Stato, Stalin spiegò le difficoltà degli approvvigionamenti con “l’infiltrazione nei kolchoz e nei sovchoz di elementi antisovietici” che consapevolmente organizzavano il sabotaggio, e anche con il fatto che molti comunisti delle campagne “idealizzavano troppo i kolchoz”.</p>
<p>Invece di soccorrere gli affamati il governo esasperò il ricorso a misure repressive. Alcuni dirigenti delle regioni colpite dalla carestia cercarono di destinare ai kolchoz il grano delle riserve statali, ma questi tentativi furono stroncati con severità. Solo nel febbraio 1933, quando la fame aveva assunto dimensioni catastrofiche, e i granai dei kolchoz alla vigilia della semina risultarono vuoti, fu approvata la risoluzione del CIK e dell’SNK dell’URSS “Sull’assegnazione di sementi ai kolchoz dell’Ucraina e del Caucaso Settentrionale”.<br />
Il picco della mortalità per fame fu toccato nella primavera del 1933, quando i contadini ebbero esaurito le ultime scorte alimentari e mangiato tutti gli animali domestici, compresi gatti e cani. La gente si nutriva di cortecce d’albero, ci furono casi di cannibalismo e necrofagia, morirono interi villaggi. </p>
<p>Nell’aprile del 1933 lo scrittore Michail Šolochov, dopo avere attraversato molti villaggi cosacchi del Don, scrisse due lettere a Stalin, in cui raccontava dettagliatamente come le autorità locali requisissero tutte le scorte ai kolchoz, ricorrendo alla tortura, e chiedeva a Stalin di inviare aiuti alimentari. Nella sua risposta allo scrittore Stalin espose la sua posizione: i contadini erano giustamente puntiti perché scioperavano e sabotavano, “conducevano una guerra silenziosa e nascosta, all’ultimo sangue, contro il potere sovietico”.<br />
Centinaia di migliaia di contadini, per scampare alla morte, cercarono di fuggire nelle città e in altre regioni, ma si ricorse alla forza per impedirlo. Proprio allora in URSS furono introdotti i passaporti e le pratiche di registrazione della residenza (propiska), per controllare gli spostamenti della popolazione. Reparti di sbarramento disposti nelle stazioni ferroviarie impedivano alla gente di lasciare le regioni colpite dalla carestia. Ma anche chi riusciva a raggiungere le città non vi poteva ottenere il pane, che era distribuito solo in base alle tessere annonarie. </p>
<p>Entro i primi di marzo del 1933 erano state arrestate per “vagabondaggio” circa 220.000 persone, più di 30.000 delle quali furono condannate. A Kiev, Char’kov, TaŠkent e perfino a Mosca ogni mattina delle squadre speciali raccoglievano per le strade i cadaveri dei morti per fame. Nello stesso tempo l’URSS continuava a esportare grano (2,8 milioni di tonnellate nel 1932-1933), per ottenere valuta pregiata destinata al programma di industrializzazione.</p>
<p>Nel periodo dall’autunno 1932 all’aprile 1933 la popolazione dell’URSS diminuì di 7,7 milioni di abitanti; in particolare, l’Ucraina perse 4 milioni di persone, e di 1 milione di abitanti scese la popolazione del Caucaso Settentrionale, della regione del Volga e del Kazachstan (secondo stime più prudenti, l’Ucraina perse 3 – 3,5 milioni di abitanti e altrettante perdite, nel loro insieme, ebbero le rimanenti regioni dell’URSS; le stime secondo cui ci sarebbero stati 9-10 milioni di vittime sono probabilmente esagerate). Inoltre, circa 2 milioni di pastori del Kazachstan migrarono oltre i confini della repubblica (di questi, 200.000 fuggirono all’estero).<br />
Per le sue proporzioni la fame del 1932-1933 fu paragonabile a quella del 1921-1922, ma se ne differenziò per il fatto di essere totalmente ignorata a livello statale. Ogni informazione in proposito veniva accuratamente messa a tacere: il solo accenno alla “carestia del sud” era qualificato come “propaganda controrivoluzionaria”. </p>
<p>Ciò fece sì che nelle zone non colpite dalla carestia la maggioranza della popolazione, compresi perfino gli alti funzionari del partito, non ne conoscessero le effettive dimensioni. Le comunicazioni della stampa straniera sulla carestia in URSS erano pubblicamente smentite, e le offerte di aiuti alimentari che giungevano dall’estero venivano respinte. Tuttavia era impossibile ignorare totalmente quanto stava avvenendo, e così si tentò di addossarne la colpa ai “sabotatori”. Nel marzo 1933 furono processati settantacinque dipendenti dei commissariati del popolo all’agricoltura e ai sovchoz. Trentacinque imputati furono condannate alla fucilazione, gli altri a lunghe pene detentive.<br />
Quando arrivò l’estate del 1933, molti villaggi nelle regioni colpite dalla carestia erano completamente spopolati: per provvedere al raccolto (che nel 1933 fu eccellente) vi furono trasferiti contadini da altre regioni dell’URSS; fu spiegato loro che gli abitanti del luogo erano morti per una “epidemia”. Per più di cinquant’anni la fame del 1932-1933 e la relativa catastrofe demografica rimasero un argomento proibito per la storiografia sovietica.</p>
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		<title>Di: Red</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=3785#comment-13992</link>
		<dc:creator>Red</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 May 2013 16:12:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sembra di vedere vive le parole di Marx...  E&#039; lo scorrere del grande capitalismo senza regole, se non per i più forti e consolidati economicamente che nega la libera iniziativa locale e riduce in realtà le possibilità si scelta dei consumatori, soprattutto quelli più svantaggiati come gli anziani non automuniti, favorendo l&#039;omologazione della produzione e della distribuzione, svuotando di senso interi quartieri... Servono piani urbanistici decenti, progresso è crescere insieme non far sì che il grande spazzi il piccolo (riducendo anche la libertà di scelta, ridotta ormai quasi ad un &#039;apparenza), nonchè maggior reddito per le famiglie...]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sembra di vedere vive le parole di Marx&#8230;  E&#8217; lo scorrere del grande capitalismo senza regole, se non per i più forti e consolidati economicamente che nega la libera iniziativa locale e riduce in realtà le possibilità si scelta dei consumatori, soprattutto quelli più svantaggiati come gli anziani non automuniti, favorendo l&#8217;omologazione della produzione e della distribuzione, svuotando di senso interi quartieri&#8230; Servono piani urbanistici decenti, progresso è crescere insieme non far sì che il grande spazzi il piccolo (riducendo anche la libertà di scelta, ridotta ormai quasi ad un &#8216;apparenza), nonchè maggior reddito per le famiglie&#8230;</p>
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