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	<title>Commenti a: Cosa porta la sinistra alla sconfitta</title>
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		<title>Di: Robekarat</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=3754#comment-14363</link>
		<dc:creator>Robekarat</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 May 2013 21:20:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La sinistra va alla sconfitta perchè non è capace di interpretare la realtà : non sappiamo più muoverci in un mondo globalizzato, in cui il capitale contrasta la caduta del saggo di profitto non più con la guerra imperialista, ma spostando le fabbriche dove può sfruttare meglio il lavoro e noi che facciamo? Parliamo di SEL e della Federazione e del &quot;bisogno di comunismo&quot;.
E&#039; vero, la sinistra è morta perchè i comunisti non sono più capaci di capire.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La sinistra va alla sconfitta perchè non è capace di interpretare la realtà : non sappiamo più muoverci in un mondo globalizzato, in cui il capitale contrasta la caduta del saggo di profitto non più con la guerra imperialista, ma spostando le fabbriche dove può sfruttare meglio il lavoro e noi che facciamo? Parliamo di SEL e della Federazione e del &#8220;bisogno di comunismo&#8221;.<br />
E&#8217; vero, la sinistra è morta perchè i comunisti non sono più capaci di capire.</p>
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		<title>Di: danilo</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=3754#comment-13929</link>
		<dc:creator>danilo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 May 2013 06:31:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[rimane un criminale che ha tradito il comunismo passando alla lotta armata.
Il comunismo è soprattutto pace.
Le br hanno tradito il proletariato, i lavoratori, il comunismo.
Che possano bruciare all&#039;inferno x l&#039;eternità, il declino della sinistra è colpa loro.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>rimane un criminale che ha tradito il comunismo passando alla lotta armata.<br />
Il comunismo è soprattutto pace.<br />
Le br hanno tradito il proletariato, i lavoratori, il comunismo.<br />
Che possano bruciare all&#8217;inferno x l&#8217;eternità, il declino della sinistra è colpa loro.</p>
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		<title>Di: Forse</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=3754#comment-13899</link>
		<dc:creator>Forse</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 May 2013 18:51:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I voti della sinistra.

CHI È L’EX BR CARPIGIANO ?

Compagno Mao: 30 anni di cella per un comunista irriducibile
Negli anni Settanta lo chiamavano Maurizio Il Rosso, sia perché era un marxista tutto d’un pezzo, sia per il colore fulvo del capelli. Oggi lo chiamano Compagno Mao, un po’ storpiatura di Maurizio e...

Negli anni Settanta lo chiamavano Maurizio Il Rosso, sia perché era un marxista tutto d’un pezzo, sia per il colore fulvo del capelli. Oggi lo chiamano Compagno Mao, un po’ storpiatura di Maurizio e un po’ soprannome che ricorda il Grande timoniere. Paolo Maurizio Ferrari resta un irriducibile comunista, sia per i trent’anni di carcere scontati in grande silenzio e coerenza, senza aver mai commesso crimini di sangue, sia per il tempo che scorre e che ne fa un comunista a dispetto dei grandi cambiamenti epocali, anche in un’epoca in cui il comunismo, come ideologia, da grande corrente che faceva paura fino al crollo dell’Urss, si è ridotto al lumicino.
Ferrari è in realtà il figlio del quella Nomadelfia che aveva resa generosa la Chiesa nel Dopoguerra attraverso l’iniziativa di don Zeno. 

Nato nel 1945, abbandonato dai genitori, il piccolo Ferrari trovò una famiglia in quella comunità cristiana che si spostò da Fossoli alla Maremma. Seguì una vita da operaio di fabbrica prima a Torino poi a Milano, presso la Pirelli, fino al 1968, alle sue istanze di rivoluzione e ai suoi picchi estremisti davanti ai cancelli delle fabbriche. Ed è in quei giorni che Ferrari da opeaio diventa attivista del Collettivo politico metropolitano entrando poi nel 1969 a far parte del primo nucleo delle Brigate Rosse, con Curcio e Franceschini e l’ambiguo Simoni. Verrà incriminato per la partecipazione al sequestro del sindacalista Cisanl Labate e del capo della Fiat Amerio e in ultimo del giudice Sossi. 

Proprio il sequestro Sossi, si è sempre detto, segnerà una svolta strategia, un “salto”, nelle azioni delle Br che diventeranno sempre più violente (anche se, va ricordato, il sequestro di persona resta un reato penalmente gravissimo). Tutta la svolta di sangue delle successive Br fino al caso Moro e al caso Dozier resterà qualcosa di esterno al carcere per Maurizio Il Rosso: nel 1974 fu il primo brigatista arrestato. Nel 1976 fu al centro del clamoroso maxiprocesso di Torino - celebre la sua foto col pugno chiuso in mezzo ai “compagni” - che porterà alla sua condanna definitiva di trent’anni d carcere. Scontati in cella fino all’ultimo giorno. 

Senza pentimenti, senza piagnistei, nel silenzio totale, tranne qualche piccola sortita interna al movimenti antagonisti. Poi nel 2004 la scarcerazione per fine pena. Ferrari esce come uomo spaesato in un mondo che non è più quello che aveva lasciato. Si è sistemato a Milano dove inizia a frequentare i centro sociali. Uniche sue apparizioni in pubblico una protesta sotto il carcere de L’Aquila nel 2007 e una protesta in cima a una piscina a Milano nel 2011.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>I voti della sinistra.</p>
<p>CHI È L’EX BR CARPIGIANO ?</p>
<p>Compagno Mao: 30 anni di cella per un comunista irriducibile<br />
Negli anni Settanta lo chiamavano Maurizio Il Rosso, sia perché era un marxista tutto d’un pezzo, sia per il colore fulvo del capelli. Oggi lo chiamano Compagno Mao, un po’ storpiatura di Maurizio e&#8230;</p>
<p>Negli anni Settanta lo chiamavano Maurizio Il Rosso, sia perché era un marxista tutto d’un pezzo, sia per il colore fulvo del capelli. Oggi lo chiamano Compagno Mao, un po’ storpiatura di Maurizio e un po’ soprannome che ricorda il Grande timoniere. Paolo Maurizio Ferrari resta un irriducibile comunista, sia per i trent’anni di carcere scontati in grande silenzio e coerenza, senza aver mai commesso crimini di sangue, sia per il tempo che scorre e che ne fa un comunista a dispetto dei grandi cambiamenti epocali, anche in un’epoca in cui il comunismo, come ideologia, da grande corrente che faceva paura fino al crollo dell’Urss, si è ridotto al lumicino.<br />
Ferrari è in realtà il figlio del quella Nomadelfia che aveva resa generosa la Chiesa nel Dopoguerra attraverso l’iniziativa di don Zeno. </p>
<p>Nato nel 1945, abbandonato dai genitori, il piccolo Ferrari trovò una famiglia in quella comunità cristiana che si spostò da Fossoli alla Maremma. Seguì una vita da operaio di fabbrica prima a Torino poi a Milano, presso la Pirelli, fino al 1968, alle sue istanze di rivoluzione e ai suoi picchi estremisti davanti ai cancelli delle fabbriche. Ed è in quei giorni che Ferrari da opeaio diventa attivista del Collettivo politico metropolitano entrando poi nel 1969 a far parte del primo nucleo delle Brigate Rosse, con Curcio e Franceschini e l’ambiguo Simoni. Verrà incriminato per la partecipazione al sequestro del sindacalista Cisanl Labate e del capo della Fiat Amerio e in ultimo del giudice Sossi. </p>
<p>Proprio il sequestro Sossi, si è sempre detto, segnerà una svolta strategia, un “salto”, nelle azioni delle Br che diventeranno sempre più violente (anche se, va ricordato, il sequestro di persona resta un reato penalmente gravissimo). Tutta la svolta di sangue delle successive Br fino al caso Moro e al caso Dozier resterà qualcosa di esterno al carcere per Maurizio Il Rosso: nel 1974 fu il primo brigatista arrestato. Nel 1976 fu al centro del clamoroso maxiprocesso di Torino &#8211; celebre la sua foto col pugno chiuso in mezzo ai “compagni” &#8211; che porterà alla sua condanna definitiva di trent’anni d carcere. Scontati in cella fino all’ultimo giorno. </p>
<p>Senza pentimenti, senza piagnistei, nel silenzio totale, tranne qualche piccola sortita interna al movimenti antagonisti. Poi nel 2004 la scarcerazione per fine pena. Ferrari esce come uomo spaesato in un mondo che non è più quello che aveva lasciato. Si è sistemato a Milano dove inizia a frequentare i centro sociali. Uniche sue apparizioni in pubblico una protesta sotto il carcere de L’Aquila nel 2007 e una protesta in cima a una piscina a Milano nel 2011.</p>
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		<title>Di: Qtar</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=3754#comment-13893</link>
		<dc:creator>Qtar</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 May 2013 18:18:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Drammi e retroscena in casa del Migliore

In un libro di Nunzia Manicardi la terribile storia del figlio di Togliatti, Aldo, nato nel 1925, e dal 1981 &quot;sepolto&quot; in una casa di cura privata per malattie mentali a Modena.

di Fernando Mezzetti

I figli di Togliatti si intitola questo libro di Nunzia Manicardi, modenese, che suscita un immediato interrogativo: ma ce ne sono, in giro, di figli del Migliore?  Al congresso Ds di Torino, Veltroni proclamò di essersi iscritto giovanissimo al Pci &quot;perché ero antisovietico&quot;; più o meno lo stesso ha dichiarato in un&#039;intervista, alla vigilia del congresso di Pescara, Piero Fassino. D&#039;Alema, riconosciuto come miglior erede della scuola togliattiana, non ha mai detto controsensi di questo genere, e infatti si sa che da leader del partito si teneva una foto di Togliatti nel suo ufficio.

Ma i figli di Togliatti, in questo libro, non sono quelli in senso politico o metaforico. C&#039;è invece, in carne e ossa, il figlio di Togliatti, Aldo, nato nel 1925, da tempo &quot;sepolto&quot; in una casa di cura privata per malattie mentali a Modena, Villa Igea. Vi è stato ricoverato nel 1981, nel pieno trionfo di psichiatria democratica, quando i manicomi venivano svuotati, la malattia mentale abolita per legge. E lui, sventurato figlio dello storico leader del Pci, vi veniva invece fatto entrare, con circospette attenzioni del partito comunista di Modena. 

Storia non nuova, rivelata nel 1993 dalla Nuova Gazzetta di Modena, rilanciata a approfondita dal settimanale Epoca nel gennaio 1994, sul quale Andrea Marcenaro arriva a scrivere, rivolto ai dirigenti del PDS di Modena, di avere &quot;contribuito all&#039;internamento e alla cancellazione pratica del corpo e della persona di Aldo Togliatti&quot;. Vicenda poi giunta alla conclusione inevitabile. Qualche tempo dopo la &quot;scoperta&quot; del malato dal nome troppo ingombrante rinchiuso in casa di cura per malattie mentali, nel 1995 Aldo Togliatti ha perso tutti i diritti civili e politici: nell&#039;ottobre 1995 la magistratura modenese ha infatti pronunciato nei suoi confronti una sentenza di interdizione. Ma come persona era già stato &quot;cancellato&quot; dalla stessa direzione di Villa Igea, per motivi che non è difficile intuire: nell&#039;elenco dei ricoverati, mentre gli altri figuravano con nome e cognome, lui era soltanto &quot;Aldo&quot;.

Quest&#039;uomo finito nel nulla, oggi di 76 anni, è il risvolto crudele del privato di Palmiro Togliatti, di una vita per il comunismo: che ha bruciato, anche, la vita non vissuta di un giovane cresciuto da solo nell&#039;infelicità e nel chiuso dei suoi dolori, per finire chiuso da adulto in una clinica per malattie mentali, estraniato e rassegnato nella sua solitudine, scheletro nell&#039;armadio privato del &quot;Migliore&quot; e dell&#039;apparato modenese del partito, suo custode e guardiano. 

Massimo Caprara, che di Togliatti fu segretario per vent&#039;anni fino alla sua morte nel &#039;64, è uno dei pochi ad aver conosciuto bene Aldo prima che venisse rinchiuso in clinica. Uscito dal Pci nel &#039;68, Caprara, negli anni più recenti ha scritto vari libri (i più recenti L&#039;inchiostro verde di Togliatti, Paesaggi con figure, Gramsci e i suoi carcerieri), sulla sua esperienza, come per cercare di capire egli stesso per primo l&#039;automutilazione intellettuale e lo spirito totalizzante dell&#039;essere comunista: una ricerca del tempo perduto senza duchesse, salotti e carinerie sullo sfondo parigino, ma densa delle asprezze e ambiguità della politica, della spietatezza ideologica, di personalità dal &quot;tutto politico&quot;, di menti prigioniere sullo sfondo dell&#039;universo comunista.

Parlando di Aldo Togliatti, quasi suo coetaneo e che il padre ogni tanto affidava alle sue attenzioni, Caprara lo ricorda come un giovane timido e appartato, ma non malato, tanto che rientrato in Italia dopo essere cresciuto in Unione Sovietica, si era iscritto a Ingegneria all&#039;Università di Roma. &quot;C&#039;era un muro di silenzio tra lui e suo padre - dice Caprara - e c&#039;era in lui un&#039;inquietudine repressa. Era desideroso di affetto, e incapace di procurarselo. A Mosca aveva passato lunghi anni nelle scuole per figli di dirigenti, da solo, mentre la madre Maria Montagnana e il padre erano impegnati nell&#039;attività politica. Un giorno, mentre eravamo insieme a Praga, mi disse sconsolato: &#039;Non sono mai stato bambino&#039;.  Ho l&#039;impressione che non fosse comunista. Non ha mai mostrato di esserlo&quot;. E nei suoi problemi psicologici fu circondato da quelle che Caprara definisce &quot;barriere imponenti&quot;: partito totalizzante, autocrazia dei genitori, &quot;incapacità di noi stessi comunisti a gettare una cima liberatoria&quot;. 

 La vicenda di quest&#039;uomo, e il muro di silenzio che lo ha circondato, è ripercorsa dalla Manicardi con accortezza e con pietas, ricostruendo il ruolo dell&#039;apparato comunista modenese: gli altri &quot;figli di Togliatti&quot;, appunto. Come alcuni, irrimediabilmente e pateticamente orfani, che lei intervista per rievocare gli anni del dopoguerra, le lotte operaie a Modena e gli scontri con la polizia, con feriti e morti: di uno dei quali Togliatti e la Iotti adottarono una figlia, Maria Malagoli, mentre Aldo entrava nel buio ritirandosi a Torino con sua madre, la Montagnana, della cui famiglia viene dato un efficace ritratto.

Per la prima volta, si parla di questa famiglia di ebrei piemontesi di modeste condizioni, convinto antifascismo e comunismo militante, che avrebbe meritato ben di più dal partito, se non fosse stata quella della moglie abbandonata e cancellata dalla storia del partito stesso. Mentre un giovane incolpevole, che non mostrava di essere comunista e forse non lo era, veniva accantonato per finire poi privato di identità. Un&#039;esistenza, a dirla con Caprara,  che è quasi una metafora dell&#039;identità comunista.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Drammi e retroscena in casa del Migliore</p>
<p>In un libro di Nunzia Manicardi la terribile storia del figlio di Togliatti, Aldo, nato nel 1925, e dal 1981 &#8220;sepolto&#8221; in una casa di cura privata per malattie mentali a Modena.</p>
<p>di Fernando Mezzetti</p>
<p>I figli di Togliatti si intitola questo libro di Nunzia Manicardi, modenese, che suscita un immediato interrogativo: ma ce ne sono, in giro, di figli del Migliore?  Al congresso Ds di Torino, Veltroni proclamò di essersi iscritto giovanissimo al Pci &#8220;perché ero antisovietico&#8221;; più o meno lo stesso ha dichiarato in un&#8217;intervista, alla vigilia del congresso di Pescara, Piero Fassino. D&#8217;Alema, riconosciuto come miglior erede della scuola togliattiana, non ha mai detto controsensi di questo genere, e infatti si sa che da leader del partito si teneva una foto di Togliatti nel suo ufficio.</p>
<p>Ma i figli di Togliatti, in questo libro, non sono quelli in senso politico o metaforico. C&#8217;è invece, in carne e ossa, il figlio di Togliatti, Aldo, nato nel 1925, da tempo &#8220;sepolto&#8221; in una casa di cura privata per malattie mentali a Modena, Villa Igea. Vi è stato ricoverato nel 1981, nel pieno trionfo di psichiatria democratica, quando i manicomi venivano svuotati, la malattia mentale abolita per legge. E lui, sventurato figlio dello storico leader del Pci, vi veniva invece fatto entrare, con circospette attenzioni del partito comunista di Modena. </p>
<p>Storia non nuova, rivelata nel 1993 dalla Nuova Gazzetta di Modena, rilanciata a approfondita dal settimanale Epoca nel gennaio 1994, sul quale Andrea Marcenaro arriva a scrivere, rivolto ai dirigenti del PDS di Modena, di avere &#8220;contribuito all&#8217;internamento e alla cancellazione pratica del corpo e della persona di Aldo Togliatti&#8221;. Vicenda poi giunta alla conclusione inevitabile. Qualche tempo dopo la &#8220;scoperta&#8221; del malato dal nome troppo ingombrante rinchiuso in casa di cura per malattie mentali, nel 1995 Aldo Togliatti ha perso tutti i diritti civili e politici: nell&#8217;ottobre 1995 la magistratura modenese ha infatti pronunciato nei suoi confronti una sentenza di interdizione. Ma come persona era già stato &#8220;cancellato&#8221; dalla stessa direzione di Villa Igea, per motivi che non è difficile intuire: nell&#8217;elenco dei ricoverati, mentre gli altri figuravano con nome e cognome, lui era soltanto &#8220;Aldo&#8221;.</p>
<p>Quest&#8217;uomo finito nel nulla, oggi di 76 anni, è il risvolto crudele del privato di Palmiro Togliatti, di una vita per il comunismo: che ha bruciato, anche, la vita non vissuta di un giovane cresciuto da solo nell&#8217;infelicità e nel chiuso dei suoi dolori, per finire chiuso da adulto in una clinica per malattie mentali, estraniato e rassegnato nella sua solitudine, scheletro nell&#8217;armadio privato del &#8220;Migliore&#8221; e dell&#8217;apparato modenese del partito, suo custode e guardiano. </p>
<p>Massimo Caprara, che di Togliatti fu segretario per vent&#8217;anni fino alla sua morte nel &#8217;64, è uno dei pochi ad aver conosciuto bene Aldo prima che venisse rinchiuso in clinica. Uscito dal Pci nel &#8217;68, Caprara, negli anni più recenti ha scritto vari libri (i più recenti L&#8217;inchiostro verde di Togliatti, Paesaggi con figure, Gramsci e i suoi carcerieri), sulla sua esperienza, come per cercare di capire egli stesso per primo l&#8217;automutilazione intellettuale e lo spirito totalizzante dell&#8217;essere comunista: una ricerca del tempo perduto senza duchesse, salotti e carinerie sullo sfondo parigino, ma densa delle asprezze e ambiguità della politica, della spietatezza ideologica, di personalità dal &#8220;tutto politico&#8221;, di menti prigioniere sullo sfondo dell&#8217;universo comunista.</p>
<p>Parlando di Aldo Togliatti, quasi suo coetaneo e che il padre ogni tanto affidava alle sue attenzioni, Caprara lo ricorda come un giovane timido e appartato, ma non malato, tanto che rientrato in Italia dopo essere cresciuto in Unione Sovietica, si era iscritto a Ingegneria all&#8217;Università di Roma. &#8220;C&#8217;era un muro di silenzio tra lui e suo padre &#8211; dice Caprara &#8211; e c&#8217;era in lui un&#8217;inquietudine repressa. Era desideroso di affetto, e incapace di procurarselo. A Mosca aveva passato lunghi anni nelle scuole per figli di dirigenti, da solo, mentre la madre Maria Montagnana e il padre erano impegnati nell&#8217;attività politica. Un giorno, mentre eravamo insieme a Praga, mi disse sconsolato: &#8216;Non sono mai stato bambino&#8217;.  Ho l&#8217;impressione che non fosse comunista. Non ha mai mostrato di esserlo&#8221;. E nei suoi problemi psicologici fu circondato da quelle che Caprara definisce &#8220;barriere imponenti&#8221;: partito totalizzante, autocrazia dei genitori, &#8220;incapacità di noi stessi comunisti a gettare una cima liberatoria&#8221;. </p>
<p> La vicenda di quest&#8217;uomo, e il muro di silenzio che lo ha circondato, è ripercorsa dalla Manicardi con accortezza e con pietas, ricostruendo il ruolo dell&#8217;apparato comunista modenese: gli altri &#8220;figli di Togliatti&#8221;, appunto. Come alcuni, irrimediabilmente e pateticamente orfani, che lei intervista per rievocare gli anni del dopoguerra, le lotte operaie a Modena e gli scontri con la polizia, con feriti e morti: di uno dei quali Togliatti e la Iotti adottarono una figlia, Maria Malagoli, mentre Aldo entrava nel buio ritirandosi a Torino con sua madre, la Montagnana, della cui famiglia viene dato un efficace ritratto.</p>
<p>Per la prima volta, si parla di questa famiglia di ebrei piemontesi di modeste condizioni, convinto antifascismo e comunismo militante, che avrebbe meritato ben di più dal partito, se non fosse stata quella della moglie abbandonata e cancellata dalla storia del partito stesso. Mentre un giovane incolpevole, che non mostrava di essere comunista e forse non lo era, veniva accantonato per finire poi privato di identità. Un&#8217;esistenza, a dirla con Caprara,  che è quasi una metafora dell&#8217;identità comunista.</p>
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	<item>
		<title>Di: comunista</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=3754#comment-13873</link>
		<dc:creator>comunista</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 May 2013 14:46:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E senza parlare, poi, di come un sito &quot;comunista&quot; permette impunemente a dei provocatori fascistoidi e decerebrati continuare a vomitare le loro sciocchezze, facendo passare ai compagni veri e decenti la voglia non solo di commentare, ma anche proprio di tornare a vederlo, questo sito &quot;comunista&quot; (e infatti si nota come da tempo sui post non ci sono appena più commenti, o nessuno, se non appunto dei soliti due o tre provocatori fascistoidi e decerebrati).]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E senza parlare, poi, di come un sito &#8220;comunista&#8221; permette impunemente a dei provocatori fascistoidi e decerebrati continuare a vomitare le loro sciocchezze, facendo passare ai compagni veri e decenti la voglia non solo di commentare, ma anche proprio di tornare a vederlo, questo sito &#8220;comunista&#8221; (e infatti si nota come da tempo sui post non ci sono appena più commenti, o nessuno, se non appunto dei soliti due o tre provocatori fascistoidi e decerebrati).</p>
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	<item>
		<title>Di: comunista</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=3754#comment-13871</link>
		<dc:creator>comunista</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 May 2013 14:43:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cosa porta la sinistra alla sconfitta?
Tra le altre cose, la subalternità culturale.
Per esempio, quella di chi sceglie la foto di un attore di Hollywood per illustrare un articolo su un sito &quot;comunista&quot;.
E quella di chi riproduce su un sito &quot;comunista&quot; un articolo di un giornale di destra (non berlusconiana, ma sempre destra è: filopadronale, giustizialista, tecnocratica, filoyankee, filoisraeliana, antibolivariana, anticomunista etc.).
Una subalternità così grande e profonda che non ci si accorge più nemmeno di averla e magari subito qui salterà fuori qualcuno che dirà &quot;ma quello è Spartaco&quot; e &quot;il Fatto fa opposizione al governo, c&#039;è Travaglio e ci disegna persino Vauro&quot;.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa porta la sinistra alla sconfitta?<br />
Tra le altre cose, la subalternità culturale.<br />
Per esempio, quella di chi sceglie la foto di un attore di Hollywood per illustrare un articolo su un sito &#8220;comunista&#8221;.<br />
E quella di chi riproduce su un sito &#8220;comunista&#8221; un articolo di un giornale di destra (non berlusconiana, ma sempre destra è: filopadronale, giustizialista, tecnocratica, filoyankee, filoisraeliana, antibolivariana, anticomunista etc.).<br />
Una subalternità così grande e profonda che non ci si accorge più nemmeno di averla e magari subito qui salterà fuori qualcuno che dirà &#8220;ma quello è Spartaco&#8221; e &#8220;il Fatto fa opposizione al governo, c&#8217;è Travaglio e ci disegna persino Vauro&#8221;.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: danilo</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=3754#comment-13868</link>
		<dc:creator>danilo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 May 2013 14:28:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In italia manca una vera sinistra. L&#039;unica attendibile è SEL, la quale non è troppo simpatica perchè voleva fare da stempella al pd
Purtroppo questo realismo (PD,con chi altri senno?) non è amato
Guardo con speranza a Ross@ , ma la nuova sinistra non dovrà essere comunista, o non ci schiodiamo dal 2%]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>In italia manca una vera sinistra. L&#8217;unica attendibile è SEL, la quale non è troppo simpatica perchè voleva fare da stempella al pd<br />
Purtroppo questo realismo (PD,con chi altri senno?) non è amato<br />
Guardo con speranza a Ross@ , ma la nuova sinistra non dovrà essere comunista, o non ci schiodiamo dal 2%</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Giuseppe Parascandolo</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=3754#comment-13856</link>
		<dc:creator>Giuseppe Parascandolo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 May 2013 13:40:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Condivido le valutazioni sull&#039;accozzaglia di gruppetti di potere...
Il vecchio PCI, invece, era pervaso da dirigentucoli che, avendo interiorizzato lo stalinismo per bocca e guida di Togliatti, campione di ambiguita&#039;: la doppia morale, determinava, poi, effetti, simili a quelli di oggi. Per cui, l&#039;Italia, pur avendo il piu&#039; forte partito comunista in occidente, in buona sostanza, la sua gestione politica, determinava risultati molto piu&#039; a destra di qualsiasi partito consevatore europeo.
Di conseguenza, la politica nazionale, ha, col Berlusconismo in particolare, e contrastato, si fa per dire, da un PDS-DS-PD con tutto cio&#039; che ha gravitato anche alla sua sinistra, costruito uno stato
tra i piu&#039; reazionari in tutto l&#039;occidente. Questa è la realta&#039;.
Se, qui in Italia, avessimo avuto una classe dirigente, vagamente socialdemocratica di un quaklsiasi stato europeo, presente  fin dal dopoguerra ad oggi, avremmo costruito il socialismo. Berlusocni è grande e potente, anche perchè abbiamo avuto una banda di cialtroni e corrotti a fare da &quot;opposizione&quot;.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Condivido le valutazioni sull&#8217;accozzaglia di gruppetti di potere&#8230;<br />
Il vecchio PCI, invece, era pervaso da dirigentucoli che, avendo interiorizzato lo stalinismo per bocca e guida di Togliatti, campione di ambiguita&#8217;: la doppia morale, determinava, poi, effetti, simili a quelli di oggi. Per cui, l&#8217;Italia, pur avendo il piu&#8217; forte partito comunista in occidente, in buona sostanza, la sua gestione politica, determinava risultati molto piu&#8217; a destra di qualsiasi partito consevatore europeo.<br />
Di conseguenza, la politica nazionale, ha, col Berlusconismo in particolare, e contrastato, si fa per dire, da un PDS-DS-PD con tutto cio&#8217; che ha gravitato anche alla sua sinistra, costruito uno stato<br />
tra i piu&#8217; reazionari in tutto l&#8217;occidente. Questa è la realta&#8217;.<br />
Se, qui in Italia, avessimo avuto una classe dirigente, vagamente socialdemocratica di un quaklsiasi stato europeo, presente  fin dal dopoguerra ad oggi, avremmo costruito il socialismo. Berlusocni è grande e potente, anche perchè abbiamo avuto una banda di cialtroni e corrotti a fare da &#8220;opposizione&#8221;.</p>
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		<title>Di: mario</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=3754#comment-13844</link>
		<dc:creator>mario</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 May 2013 12:23:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cio&#039; che porta la sinistra alla sconfitta,sono le attuali teste non pensanti,biliose,supponenti!]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cio&#8217; che porta la sinistra alla sconfitta,sono le attuali teste non pensanti,biliose,supponenti!</p>
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