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	<title>Commenti a: Le destre contro il diritto di cittadinanza</title>
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		<title>Di: Qtar</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=3688#comment-13546</link>
		<dc:creator>Qtar</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 May 2013 17:17:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[PREVISIONI MARXIANE
Bisogna rendersi conto che l’orizzonte di conoscenze dei tempi di Marx poco dopo la prima
meta dell’800 è molto diverso da quello nostro: Marx ha visto solo i primi sviluppi tecnici, la
scienza non ha avuto ancora avuto il tempo di intervenire significativamente. Siamo ai primi
telai meccanici, alle prima macchine: non esistono ancora aerei, auto, motori, radio
televisore, telefoni e telefonini: non si usa ancora petrolio, energie nucleare, satelliti e
computer, non esistono gli spettacolari progressi della medicina e della genetica.
Il mondo di Marx è ancor un mondo agricolo con qualche processo iniziale di produzione
industriale: conseguentemente la visione di Marx del mondo moderno rimane sempre nella
prospettiva di una società agricola.
Marx riconosce i meriti storici della borghesia di aver fatto progredire il mondo facendolo
uscire dal feudalesimo ma ritiene che per motivi oggettivi la società capitalistica non potrà
più reggersi a lungo: i ricchi diverranno sempre più ricchi e sempre più pochi, mentre i poveri
saranno sempre più poveri e sempre più numerosi, i ceti medi spariranno: alla fine la
produzione non troverà più sbocchi adeguati in un processo auto-esaltante e irreversibile.
Le previsioni marxiste sono state clamorosamente smentite della storia dell’ultimo secolo
che ha visto invece crescere il ceto medio fino a costituire la stragrande maggioranza della
popolazione e riducendo la povertà da un fatto generale a un fenomeno di emarginazione.
Marx, in realtà, osservò giustamente che le crisi del passato erano dovute a penuria di
prodotti ma mentre quelli dell’età moderna sarebbero stati originati dall’abbondanza dei
prodotti che non avrebbero trovato collocazione: concluse quindi che il crollo del
capitalismo sarebbe stato dovuto sostanzialmente a un processo di sovrapproduzione che
solo una società comunista avrebbe potuto radicalmente risolvere .
La previsione poteva sembrare ragionevole, “scientifica” come si esprimeva lo stesso Marx.
Anche potè sembrare plausibile, a quei tempi che, una volta che i prodotti sarebbero stati
sufficienti per tutti, sarebbe anche venuto meno anche il “bisogno” e, con esso l’avidità e
magari anche tutti gli altri mali che da sempre affliggono l’umanità. Si poteva quindi sperare
in una società senza classi e senza differenze economiche: un ritorno alla società primitive
in cui tutto è in comune ma con la fondamentale differenza che non ci sarebbe stato più la
penuria propria dei primitivi ma abbondanza di ogni prodotto: una specie di paradiso in
terra nel quale a ciascuno veniva dato secondo il bisogno e ciascuno dava secondo le sue
possibilità.

Ma tutto ciò non si è verificato e non ci sono prospettive che si possa verificarsi in un futuro
prevedibile: perchè ?]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>PREVISIONI MARXIANE<br />
Bisogna rendersi conto che l’orizzonte di conoscenze dei tempi di Marx poco dopo la prima<br />
meta dell’800 è molto diverso da quello nostro: Marx ha visto solo i primi sviluppi tecnici, la<br />
scienza non ha avuto ancora avuto il tempo di intervenire significativamente. Siamo ai primi<br />
telai meccanici, alle prima macchine: non esistono ancora aerei, auto, motori, radio<br />
televisore, telefoni e telefonini: non si usa ancora petrolio, energie nucleare, satelliti e<br />
computer, non esistono gli spettacolari progressi della medicina e della genetica.<br />
Il mondo di Marx è ancor un mondo agricolo con qualche processo iniziale di produzione<br />
industriale: conseguentemente la visione di Marx del mondo moderno rimane sempre nella<br />
prospettiva di una società agricola.<br />
Marx riconosce i meriti storici della borghesia di aver fatto progredire il mondo facendolo<br />
uscire dal feudalesimo ma ritiene che per motivi oggettivi la società capitalistica non potrà<br />
più reggersi a lungo: i ricchi diverranno sempre più ricchi e sempre più pochi, mentre i poveri<br />
saranno sempre più poveri e sempre più numerosi, i ceti medi spariranno: alla fine la<br />
produzione non troverà più sbocchi adeguati in un processo auto-esaltante e irreversibile.<br />
Le previsioni marxiste sono state clamorosamente smentite della storia dell’ultimo secolo<br />
che ha visto invece crescere il ceto medio fino a costituire la stragrande maggioranza della<br />
popolazione e riducendo la povertà da un fatto generale a un fenomeno di emarginazione.<br />
Marx, in realtà, osservò giustamente che le crisi del passato erano dovute a penuria di<br />
prodotti ma mentre quelli dell’età moderna sarebbero stati originati dall’abbondanza dei<br />
prodotti che non avrebbero trovato collocazione: concluse quindi che il crollo del<br />
capitalismo sarebbe stato dovuto sostanzialmente a un processo di sovrapproduzione che<br />
solo una società comunista avrebbe potuto radicalmente risolvere .<br />
La previsione poteva sembrare ragionevole, “scientifica” come si esprimeva lo stesso Marx.<br />
Anche potè sembrare plausibile, a quei tempi che, una volta che i prodotti sarebbero stati<br />
sufficienti per tutti, sarebbe anche venuto meno anche il “bisogno” e, con esso l’avidità e<br />
magari anche tutti gli altri mali che da sempre affliggono l’umanità. Si poteva quindi sperare<br />
in una società senza classi e senza differenze economiche: un ritorno alla società primitive<br />
in cui tutto è in comune ma con la fondamentale differenza che non ci sarebbe stato più la<br />
penuria propria dei primitivi ma abbondanza di ogni prodotto: una specie di paradiso in<br />
terra nel quale a ciascuno veniva dato secondo il bisogno e ciascuno dava secondo le sue<br />
possibilità.</p>
<p>Ma tutto ciò non si è verificato e non ci sono prospettive che si possa verificarsi in un futuro<br />
prevedibile: perchè ?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Qtar</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=3688#comment-13545</link>
		<dc:creator>Qtar</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 May 2013 17:17:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Con il senno di poi noi però possiamo chiaramente vedere tre fatti fondamentali a quei
tempi non sufficientemente valutati.
Il primo fatto è che la industrializzazione non è un processo semplice e rapido. Fra la
scoperta teorica, la applicazione pratica e la effettiva produzione generalizzata di beni
possono passare molte generazioni; i cellulari sono in uso da pochi anni ma è passato più
un secolo dalle scoperte scientifiche delle onde elettromagnetiche e dalle invenzioni del
telefono e della radio: solo alla fine degli anni 90 anni sono diventati di uso comune nel
mondo industrializzato: quanto tempo ci vorrà perche si diffondano nel resto del mondo?
Sono occorsi millenni per far si che le terre fossero messe a cultura: occorreranno almeno
secoli perchè la industrializzazione possa espandersi nel mondo: fino ad ora ha raggiunto
solo l’occidente e solo da poco si avvia anche in Oriente ( Cina ed India ).

Il secondo fatto è che non si raggiungerà mai la liberazione dal bisogno: l’uomo per sua
natura, vuole sempre di più, vuole la ”luna”, come si dice, per cui a ogni progresso
corrisponde un altro bisogno e cosi via all’infinito. Dice un proverbio ucraino che l’uomo è
felice se sotto il suo letto vi è una un sacco di patate che duri tutto l’inverno: ma i contadini
affamati si sono trasformati in uomini moderni che desiderano auto e telefonini e televisori
e ogni altra cosa e sempre più perfezionata. Moralisti e filosofi deprecano che gli uomini
vogliano sempre di più e che non sembrano mai accontentarsi di nulla: condannano il lusso
esagerato, gli inutili e costosi oggetti dello status symbol, il consumismo, ammoniscono
sulla importanza che l”essere” prevalga sull&#039;“ avere “ e simili nobili concetti.
Il mondo intero pare dare loro ragione ma poi va per il suo verso: in realtà il consumismo è
uno dei motori generali dello sviluppo economico nelle società industriali. Nella Cina del
boom economico si diffondono l’abbigliamento griffato italiano, e a Shanghai si progetta e si
costruisce in tempi di record un grattacielo sempre più alto del vicino per meri motivi di
prestigio.

L’aumento della ricchezza non genera affatto la sazietà, come presupponevano i filosofi
socialisti dell’800, ma sempre nuovi bisogni. Anche la povertà relativa non sparisce mai:
per essa intendiamo un livello economico molto inferiore a quello medio. Il crescere del
reddito generale fa crescere anche il livello sotto il quale si è considerati e ci si sente
effettivamente poveri: in questo senso vi sono moltissimi poveri in America ma il loro
livello di vita sarebbe invidiabile in un paese dell’africa, e insperato in un passato
abbastanza recente anche in Occidente.
Il terzo fatto è la interpretazione delle differenze economiche. La società agricola è basata
sulla penuria: i mezzi di sussistenza sono limitati, la produzione non può essere aumentata
significativamente: questo significa che se da qualche parte alcuni usano o sprecano molte
risorse, da qualche altra parte ci saranno molti a cui quelle risorse verranno a mancare. Se i
ricchi mangeranno tanta carne da farsi venir la gotta questo significa che quella stessa
carne non potrà essere usata come integrazione alimentari dei tanti poveri: se un nobile si
farà costruire uno sfarzoso palazzo vorrà dire che i suoi contadini saranno stati privati di
una maggior parte dei propri prodotti per nutrire le maestranze che avranno costruito il
palazzo.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Con il senno di poi noi però possiamo chiaramente vedere tre fatti fondamentali a quei<br />
tempi non sufficientemente valutati.<br />
Il primo fatto è che la industrializzazione non è un processo semplice e rapido. Fra la<br />
scoperta teorica, la applicazione pratica e la effettiva produzione generalizzata di beni<br />
possono passare molte generazioni; i cellulari sono in uso da pochi anni ma è passato più<br />
un secolo dalle scoperte scientifiche delle onde elettromagnetiche e dalle invenzioni del<br />
telefono e della radio: solo alla fine degli anni 90 anni sono diventati di uso comune nel<br />
mondo industrializzato: quanto tempo ci vorrà perche si diffondano nel resto del mondo?<br />
Sono occorsi millenni per far si che le terre fossero messe a cultura: occorreranno almeno<br />
secoli perchè la industrializzazione possa espandersi nel mondo: fino ad ora ha raggiunto<br />
solo l’occidente e solo da poco si avvia anche in Oriente ( Cina ed India ).</p>
<p>Il secondo fatto è che non si raggiungerà mai la liberazione dal bisogno: l’uomo per sua<br />
natura, vuole sempre di più, vuole la ”luna”, come si dice, per cui a ogni progresso<br />
corrisponde un altro bisogno e cosi via all’infinito. Dice un proverbio ucraino che l’uomo è<br />
felice se sotto il suo letto vi è una un sacco di patate che duri tutto l’inverno: ma i contadini<br />
affamati si sono trasformati in uomini moderni che desiderano auto e telefonini e televisori<br />
e ogni altra cosa e sempre più perfezionata. Moralisti e filosofi deprecano che gli uomini<br />
vogliano sempre di più e che non sembrano mai accontentarsi di nulla: condannano il lusso<br />
esagerato, gli inutili e costosi oggetti dello status symbol, il consumismo, ammoniscono<br />
sulla importanza che l”essere” prevalga sull&#8217;“ avere “ e simili nobili concetti.<br />
Il mondo intero pare dare loro ragione ma poi va per il suo verso: in realtà il consumismo è<br />
uno dei motori generali dello sviluppo economico nelle società industriali. Nella Cina del<br />
boom economico si diffondono l’abbigliamento griffato italiano, e a Shanghai si progetta e si<br />
costruisce in tempi di record un grattacielo sempre più alto del vicino per meri motivi di<br />
prestigio.</p>
<p>L’aumento della ricchezza non genera affatto la sazietà, come presupponevano i filosofi<br />
socialisti dell’800, ma sempre nuovi bisogni. Anche la povertà relativa non sparisce mai:<br />
per essa intendiamo un livello economico molto inferiore a quello medio. Il crescere del<br />
reddito generale fa crescere anche il livello sotto il quale si è considerati e ci si sente<br />
effettivamente poveri: in questo senso vi sono moltissimi poveri in America ma il loro<br />
livello di vita sarebbe invidiabile in un paese dell’africa, e insperato in un passato<br />
abbastanza recente anche in Occidente.<br />
Il terzo fatto è la interpretazione delle differenze economiche. La società agricola è basata<br />
sulla penuria: i mezzi di sussistenza sono limitati, la produzione non può essere aumentata<br />
significativamente: questo significa che se da qualche parte alcuni usano o sprecano molte<br />
risorse, da qualche altra parte ci saranno molti a cui quelle risorse verranno a mancare. Se i<br />
ricchi mangeranno tanta carne da farsi venir la gotta questo significa che quella stessa<br />
carne non potrà essere usata come integrazione alimentari dei tanti poveri: se un nobile si<br />
farà costruire uno sfarzoso palazzo vorrà dire che i suoi contadini saranno stati privati di<br />
una maggior parte dei propri prodotti per nutrire le maestranze che avranno costruito il<br />
palazzo.</p>
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		<title>Di: Qtar</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=3688#comment-13544</link>
		<dc:creator>Qtar</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 May 2013 17:16:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Diciamo insomma che la torta è sempre la stessa: se qualcuno ne mangia una fetta più
grande qualcuno altro ne avrà una più piccola. Da qui la intrinseca ingiustizia della
ricchezza, la immoralità del lusso.
Ma una società industriale non ha limiti di produzione quanto di collocazione dei prodotti. Il
fatto che alcuni incrementino i propri consumi voluttuari, che si costruiscano case di
vacanze non significa affatto che altri diventino più poveri: anzi, in realtà, sono proprio
questi fenomeni che innescano il processo produttivo, che mettono in moto un
meccanismo di sviluppo che alla fine migliora le condizioni di tutti. La produzione sviluppa
la occupazione che a sua volta sviluppa la produzione in un processo auto esaltante.
Promuovendo le riforme in senso liberistico, Deng Xiaoping affermò che se il comunismo
significa prosperità per tutto il popolo, allora non è contro il comunismo che alcuni
diventino prosperi prima di altri e che aiutino gli altri a diventarlo: con il suo pragmatismo,
alieno da ogni ideologismo e fanatismo, ha colto pienamente il senso del liberismo nella
società industriale.
L’esperienza di tutto il 900 ha dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio, che il sistema
più funzionale per sviluppare la industrializzazione è quello liberista. Tutti i paesi ad alto
reddito sono liberisti (capitalisti) e nessun paese ad alto reddito non è liberista: la sfida fra
dirigismo statale (socialismo reale) e capitalismo è terminata con la clamorosa vittoria del
primo.

L’esempio più evidente è la Cina: passando dal dirigismo al capitalismo ha iniziato un
progresso economico stupefacente, possiamo presumere che la causa fondamentale è che
il sistema moderno è molto dinamico e che solo il liberismo può assecondare una tale
dinamicità o si possono dare altre spiegazioni: ma comunque il fatto oggettivo resta e
volerlo negare è chiudere gli occhi di fronte alla realtà.

CONCLUSIONE
Possiamo riconoscere a Marx il merito di aver analiticamente e sistematicamente mostrato
i rapporti fra i modi della produzione e la civiltà in tutti i suoi aspetti: è un concetto che
difficilmente potremmo modernamente rifiutare a prescindere da particolari e diverse
angolazioni.
La ripartizione marxista per stadi (primitivo, schiavistico, feudale, capitalistico e poi
comunista) però era mutuata da una tradizione Rinascimentale, ripresa poi dalla storiografia
ottocentesca e non regge alla luce della moderna conoscenza storica e antropologica che
invece riconosce quattro tipi di società (raccoglitori, allevatori, agricoltori e a cui si
aggiunge quella industriale ).
Soprattutto però Marx non potè cogliere i caratteri della società industriale che nei tempi in
cui visse era appena agli incerti inizi: non potè soprattutto osservare gli immensi progressi
delle scienze e il loro impatto sulla società.
Per questi fattori le previsioni marxiste si sono rivelate assolutamente errate: il capitalismo
non si è dissolto ma ha conquistato il mondo, il ceto medio non è sparito ma ha assorbito la
stragrande maggioranza della popolazione.
Può darsi che un giorno il sistema liberista risulti superato e uno di carattere socialista si
mostrerà più adeguato: ma non sarà per questa generazione, nè per la seguente.
D’altra parte Marx prevedeva il comunismo come una fase successiva al capitalismo che
nella sua concezione significava industrializzazione: ma il completamento delle
industrializzazione è qualcosa che avverrà in un futuro non certo immediato.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Diciamo insomma che la torta è sempre la stessa: se qualcuno ne mangia una fetta più<br />
grande qualcuno altro ne avrà una più piccola. Da qui la intrinseca ingiustizia della<br />
ricchezza, la immoralità del lusso.<br />
Ma una società industriale non ha limiti di produzione quanto di collocazione dei prodotti. Il<br />
fatto che alcuni incrementino i propri consumi voluttuari, che si costruiscano case di<br />
vacanze non significa affatto che altri diventino più poveri: anzi, in realtà, sono proprio<br />
questi fenomeni che innescano il processo produttivo, che mettono in moto un<br />
meccanismo di sviluppo che alla fine migliora le condizioni di tutti. La produzione sviluppa<br />
la occupazione che a sua volta sviluppa la produzione in un processo auto esaltante.<br />
Promuovendo le riforme in senso liberistico, Deng Xiaoping affermò che se il comunismo<br />
significa prosperità per tutto il popolo, allora non è contro il comunismo che alcuni<br />
diventino prosperi prima di altri e che aiutino gli altri a diventarlo: con il suo pragmatismo,<br />
alieno da ogni ideologismo e fanatismo, ha colto pienamente il senso del liberismo nella<br />
società industriale.<br />
L’esperienza di tutto il 900 ha dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio, che il sistema<br />
più funzionale per sviluppare la industrializzazione è quello liberista. Tutti i paesi ad alto<br />
reddito sono liberisti (capitalisti) e nessun paese ad alto reddito non è liberista: la sfida fra<br />
dirigismo statale (socialismo reale) e capitalismo è terminata con la clamorosa vittoria del<br />
primo.</p>
<p>L’esempio più evidente è la Cina: passando dal dirigismo al capitalismo ha iniziato un<br />
progresso economico stupefacente, possiamo presumere che la causa fondamentale è che<br />
il sistema moderno è molto dinamico e che solo il liberismo può assecondare una tale<br />
dinamicità o si possono dare altre spiegazioni: ma comunque il fatto oggettivo resta e<br />
volerlo negare è chiudere gli occhi di fronte alla realtà.</p>
<p>CONCLUSIONE<br />
Possiamo riconoscere a Marx il merito di aver analiticamente e sistematicamente mostrato<br />
i rapporti fra i modi della produzione e la civiltà in tutti i suoi aspetti: è un concetto che<br />
difficilmente potremmo modernamente rifiutare a prescindere da particolari e diverse<br />
angolazioni.<br />
La ripartizione marxista per stadi (primitivo, schiavistico, feudale, capitalistico e poi<br />
comunista) però era mutuata da una tradizione Rinascimentale, ripresa poi dalla storiografia<br />
ottocentesca e non regge alla luce della moderna conoscenza storica e antropologica che<br />
invece riconosce quattro tipi di società (raccoglitori, allevatori, agricoltori e a cui si<br />
aggiunge quella industriale ).<br />
Soprattutto però Marx non potè cogliere i caratteri della società industriale che nei tempi in<br />
cui visse era appena agli incerti inizi: non potè soprattutto osservare gli immensi progressi<br />
delle scienze e il loro impatto sulla società.<br />
Per questi fattori le previsioni marxiste si sono rivelate assolutamente errate: il capitalismo<br />
non si è dissolto ma ha conquistato il mondo, il ceto medio non è sparito ma ha assorbito la<br />
stragrande maggioranza della popolazione.<br />
Può darsi che un giorno il sistema liberista risulti superato e uno di carattere socialista si<br />
mostrerà più adeguato: ma non sarà per questa generazione, nè per la seguente.<br />
D’altra parte Marx prevedeva il comunismo come una fase successiva al capitalismo che<br />
nella sua concezione significava industrializzazione: ma il completamento delle<br />
industrializzazione è qualcosa che avverrà in un futuro non certo immediato.</p>
]]></content:encoded>
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