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	<title>Commenti a: «È la deregulation marittima»</title>
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		<title>Di: Sergio Brenna</title>
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		<dc:creator>Sergio Brenna</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 May 2013 13:07:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mi piacerebbe conoscere l&#039;opinione di Sergio Bologna, già studioso dei movimenti operai e poi autore di un informatissimo libro &quot;Le multinazionali del mare&quot; in cui analizza anche situazione e prospettive dei principali porti italiuani]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi piacerebbe conoscere l&#8217;opinione di Sergio Bologna, già studioso dei movimenti operai e poi autore di un informatissimo libro &#8220;Le multinazionali del mare&#8221; in cui analizza anche situazione e prospettive dei principali porti italiuani</p>
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		<title>Di: Forse</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=3543#comment-13161</link>
		<dc:creator>Forse</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 May 2013 16:27:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Deregulation ?
Chi ha costruito una torre a picco sul mare a rischio in ogni momento ?
Chi Utilizza cemento armato che si briciola cosi come da 1000 foto ?
Deregulation ?
Pora Italia e pori ItaGliani !
 
Nove morti sul lavoro, nella sfortuna di essere li a quel’ ora,in tanti perché era il momento del cambio turno. I loro nomi,con tutto il rispetto che si deve ai morti sul lavoro: Davide Fratantonio,30 anni; Davide Morella,33 anni; Michele Rabazza,41 anni; Sergio Basso, 50 anni; Marco De Candusso,35 anni. Giuseppe Tusa, 30 anni; Maurizio Potenza, 56 anni. E poi le due persone disperse: Francesco Cetrola,37 anni e Gianni Jacoviello, 35 anni. Allora subito ti chiedi: perché era proprio sul mare quella torre? Perché non l’hanno costruita 4 o 5 metri in dentro, sul molo. Se avesse picchiato nel molo ,la Jolly nero avrebbe rotto il molo, ma la torre forse non sarebbe crollata su se stessa. È così quella che era la bellezza della sera prima, si trasforma in tragico ” difetto” .

E le domande della sera precedente su Genova ed il suo porto,il suo mare, si trasformano in domande inquietanti: quella torre era veramente così sicura,oppure e’ vero, come dicevano sottovoce alcuni piloti già’ nei mesi scorsi, che ogni volta che c’era vento forte in porto, gli ascensori all’ interno della torre si fermavano per le eccessive oscillazioni? E quella costruzione a picco sul mare era poi così sicura,oltre che bella? Ma come ha fatto quella nave a girarsi di poppa? Stava eseguendo la manovra di ” evoluzione ” nello spazio di mare dentro la diga foranea, cioè uscendo di poppa dal molo,con l’aiuto di due rimorchiatori,si girava poi ponendo la prua verso l’uscita del porto e prendere la navigazione. Manovra delicata in così poca acqua,ma normale nel senso che i piloti la facevanospesso, da almeno un anno e mezzo da quando cioè erano in corso dei lavori nel molo dove solitamente attraccavano in precedenza.

Agli atti ci sono le parole concitate del pilota a bordo della Jolly nero rivolte ai due rimorchiatori che aiutavano la nave a fare quella manovra di poppa. ”Avaria,avaria,siamo troppo vicini” grida il pilota per dire che non riesce a usare i motori per fermare l’abbrivio della nave che con le sue migliaia di tonnellate di stazza ed i suoi 240 metri di lunghezza, si avvicinava alla torre del porto senza poter essere fermata. Perché in mare,a qualunque barca, non si puo’ mettere il freno a mano, se il motore non fa andare in avanti la nave, e’ inevitabile che questa prenda velocità andando indietro sino al primo stallo che incontra. In quel caso la banchina e la torre: ma come mai subito dopo l’ incidente la nave riesce ad ingranare la marcia in avanti sino ad arrivare in banchina ed attraccare nuovamente con i propri mezzi? Sarà la magistratura e l’inchiesta dell’autorità del porto a dare qualche risposta ai parenti delle 9 vittime,innanzitutto e poi alla città , alla nazione intera.

Ma resta da capire se si era pensato a questo possibile incidente nel momento in cui la torre dei piloti fu progettata e costruita : e se poi è stato usato il cemento armato come da progetto e se lo stesso progetto sia stato veramente accurato e pensato anche per far resistere quella costruzione agli eventi più imprevedibili . Insomma,in una parola , se fu fatta veramente prevenzione antinfortunistica, studiando ed edificando quella costruzione. Per questo non si deve parlare di fatalità ,per questo ora bisogna capire perché non si ripetano più gravi incidenti del genere. Nel rispetto delle vittime e dei loro familiari.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Deregulation ?<br />
Chi ha costruito una torre a picco sul mare a rischio in ogni momento ?<br />
Chi Utilizza cemento armato che si briciola cosi come da 1000 foto ?<br />
Deregulation ?<br />
Pora Italia e pori ItaGliani !</p>
<p>Nove morti sul lavoro, nella sfortuna di essere li a quel’ ora,in tanti perché era il momento del cambio turno. I loro nomi,con tutto il rispetto che si deve ai morti sul lavoro: Davide Fratantonio,30 anni; Davide Morella,33 anni; Michele Rabazza,41 anni; Sergio Basso, 50 anni; Marco De Candusso,35 anni. Giuseppe Tusa, 30 anni; Maurizio Potenza, 56 anni. E poi le due persone disperse: Francesco Cetrola,37 anni e Gianni Jacoviello, 35 anni. Allora subito ti chiedi: perché era proprio sul mare quella torre? Perché non l’hanno costruita 4 o 5 metri in dentro, sul molo. Se avesse picchiato nel molo ,la Jolly nero avrebbe rotto il molo, ma la torre forse non sarebbe crollata su se stessa. È così quella che era la bellezza della sera prima, si trasforma in tragico ” difetto” .</p>
<p>E le domande della sera precedente su Genova ed il suo porto,il suo mare, si trasformano in domande inquietanti: quella torre era veramente così sicura,oppure e’ vero, come dicevano sottovoce alcuni piloti già’ nei mesi scorsi, che ogni volta che c’era vento forte in porto, gli ascensori all’ interno della torre si fermavano per le eccessive oscillazioni? E quella costruzione a picco sul mare era poi così sicura,oltre che bella? Ma come ha fatto quella nave a girarsi di poppa? Stava eseguendo la manovra di ” evoluzione ” nello spazio di mare dentro la diga foranea, cioè uscendo di poppa dal molo,con l’aiuto di due rimorchiatori,si girava poi ponendo la prua verso l’uscita del porto e prendere la navigazione. Manovra delicata in così poca acqua,ma normale nel senso che i piloti la facevanospesso, da almeno un anno e mezzo da quando cioè erano in corso dei lavori nel molo dove solitamente attraccavano in precedenza.</p>
<p>Agli atti ci sono le parole concitate del pilota a bordo della Jolly nero rivolte ai due rimorchiatori che aiutavano la nave a fare quella manovra di poppa. ”Avaria,avaria,siamo troppo vicini” grida il pilota per dire che non riesce a usare i motori per fermare l’abbrivio della nave che con le sue migliaia di tonnellate di stazza ed i suoi 240 metri di lunghezza, si avvicinava alla torre del porto senza poter essere fermata. Perché in mare,a qualunque barca, non si puo’ mettere il freno a mano, se il motore non fa andare in avanti la nave, e’ inevitabile che questa prenda velocità andando indietro sino al primo stallo che incontra. In quel caso la banchina e la torre: ma come mai subito dopo l’ incidente la nave riesce ad ingranare la marcia in avanti sino ad arrivare in banchina ed attraccare nuovamente con i propri mezzi? Sarà la magistratura e l’inchiesta dell’autorità del porto a dare qualche risposta ai parenti delle 9 vittime,innanzitutto e poi alla città , alla nazione intera.</p>
<p>Ma resta da capire se si era pensato a questo possibile incidente nel momento in cui la torre dei piloti fu progettata e costruita : e se poi è stato usato il cemento armato come da progetto e se lo stesso progetto sia stato veramente accurato e pensato anche per far resistere quella costruzione agli eventi più imprevedibili . Insomma,in una parola , se fu fatta veramente prevenzione antinfortunistica, studiando ed edificando quella costruzione. Per questo non si deve parlare di fatalità ,per questo ora bisogna capire perché non si ripetano più gravi incidenti del genere. Nel rispetto delle vittime e dei loro familiari.</p>
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