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	<title>Commenti a: Ciao Daniela Cesarini</title>
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		<title>Di: Red</title>
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		<dc:creator>Red</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 May 2013 17:56:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[R.I.P.]]></description>
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		<title>Di: Red</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=3345#comment-12923</link>
		<dc:creator>Red</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 May 2013 17:56:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ho dei dubbi nel definire il suicidio una scelta libera. 
Purtroppo so cosa significa, ha toccato due persone per me carissime. Quando poi qualcuno vuol tornare indietro nel mentre si toglie la vita, nonostante abbia meditato può essere troppo tardi e non c&#039;è la possibilità di salvarlo. 
E&#039; tremendo. 
L&#039;irreversibilità è ciò che a mio avviso non rende liberi in certi gesti.
In passato non sarei neanche riuscito a scrivere. Bisogna avere la forza di essere delicati quando si accusano gli altri di bigottismo o chiusura in modo semplicistico. Questa questione è complessa e va trattata non con leggerezza, soprattutto nel massimo rispetto reciproco delle posizioni.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho dei dubbi nel definire il suicidio una scelta libera.<br />
Purtroppo so cosa significa, ha toccato due persone per me carissime. Quando poi qualcuno vuol tornare indietro nel mentre si toglie la vita, nonostante abbia meditato può essere troppo tardi e non c&#8217;è la possibilità di salvarlo.<br />
E&#8217; tremendo.<br />
L&#8217;irreversibilità è ciò che a mio avviso non rende liberi in certi gesti.<br />
In passato non sarei neanche riuscito a scrivere. Bisogna avere la forza di essere delicati quando si accusano gli altri di bigottismo o chiusura in modo semplicistico. Questa questione è complessa e va trattata non con leggerezza, soprattutto nel massimo rispetto reciproco delle posizioni.</p>
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		<title>Di: Forse</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=3345#comment-12660</link>
		<dc:creator>Forse</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 May 2013 07:51:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“ Ogni anno in Italia si verificano circa tremila casi di suicidio, con punte di quasi quattromila casi nei primi anni Novanta”, osserva Stefano Marchetti, responsabile dell’ultima, recentissima, indagine dell’ Istituto nazionale di statistica (Istat) su  suicidi e tentativi di suicidio in Italia, relativa all’anno 2010: “ Ogni gesto estremo, come quelli che le cronache recenti raccontano, nasconde una tragedia umana e impone il massimo rispetto. Ma è difficile affermare, a oggi, che vi sia un aumento statisticamente significativo dei suicidi dovuto alla crisi economica. Temo che si stiamo facendo affermazioni forti, senza robuste evidenze scientifiche”.  

Può sembrare cinico snocciolare numeri e percentuali, ma è l’unico modo per separare i fatti dalle impressioni. Dicevamo: 38 suicidi per motivi economici dal 1 gennaio all&#039;8 maggio 2012. Purtroppo sono la punta dell’iceberg rispetto al fenomeno generale. Nel 2010, per esempio, l’Istat ha contato 3.048 suicidi, di cui 187 per motivi economici, “ in base a quello – specifica Marchetti – che viene indicato dalle forze dell’ordine come il presunto movente”. Se si escludono i suicidi per motivi d’onore (18 in tutto), quello economico è, per assurdo, il movente meno preoccupante di tutti. Quasi una persona su due (1.412) ha deciso di farla finita a causa di una malattia (per 4 su 5 di origine psichica). La seconda causa di suicidio è affettiva: 324 persone si sono tolte la vita per questioni di cuore, quasi il doppio rispetto a chi l’ha fatto per il conto in banca. E quasi in un caso su tre non è stato possibile individuare il movente del gesto. Questo per dire che debiti, tasse, difficoltà economiche possono sì indurre a compiere una follia, ma la piaga sociale dei suicidi è molto più vasta e complessa di come appare dai mezzi d’informazione. 

Guardiamo agli anni passati, per vedere se la crisi ha colpito davvero. Nel 2008, i suicidi per ragioni economiche sono stati 150, su un totale di 2.828 casi. Nel 2009, sono stati 198 su 2.986 casi. Se si prende solo il dato numerico questo significa che sono aumentati del 24,6% tra 2008 e 2010, ma anche che sono diminuiti del 6 per cento tra 2009 e 2010. Rispetto al totale, questi atti rappresentano il 5,3% di tutti i suicidi nel 2008, il 6,6% nel 2009 e il 6,1% nel 2010. La variazione percentuale, insomma, appare minima.  

Dopo di che, è innegabile che le difficoltà economiche o la mancanza di un lavoro possano gettare nella disperazione. Secondo il recente rapporto dell’ Eures Ricerche Economiche e Sociali, intitolato Il suicidio in Italia al tempo della crisi sarebbero in aumento i suicidi tra i disoccupati (362 nel 2010, contro 357 nel 2009 e una media di 270 nel triennio precedente), con un +40% tra 2008 e 2010. I più a rischio sarebbero proprio loro, quelli che hanno perso il lavoro o non riescono a trovarlo, seguiti da imprenditori e liberi professionisti. 

Tuttavia occorre cautela prima di emettere sentenze. In Germania, la cui economia tiene, il numero dei suicidi è quasi doppio rispetto all’Italia e in Finlandia, dove la qualità della vita è molto più alta, i suicidi sono quattro volte superiori ai nostri. Nella Grecia sull’orlo del collasso ci sono poco più della metà dei suicidi rispetto all’Italia e può sembrare paradossale, ma il paese nel quale la situazione economica è più drammatica è anche quello dove si verificano meno suicidi in tutta Europa

È giusto affrontare il problema, ma interpretare la situazione attuale come una drammatica emergenza legata alla crisi è una forzatura. Ed è pericoloso, perché il fenomeno dei suicidi è a forte rischio emulazione. Questo sì, è scientificamente provato. “ Studi epidemiologici internazionali dimostrano con certezza che le notizie dei suicidi da crisi economica, se presentate in modo sensazionalistico, inducono altri suicidi, innescando un pericoloso ‘effetto domino ’”, dice Claudio Mencacci, direttore del dipartimento di Neuroscienze dell’Ospedale Fatebenefratelli di Milano: “ Le persone che compiono questi gesti estremi sono nella grande maggioranza dei casi entrate da tempo nel tunnel della patologia psichica, prevalentemente depressiva, che toglie la possibilità di trovare soluzioni alternative. I gesti estremi possono essere scatenati da fatti contingenti che esasperano una situazione economica già complessa, ma s’innescano in personalità da tempo fragili e vulnerabili che non hanno avuto la possibilità di chiedere aiuto per la loro sofferenza psichica”. L’appello rivolto a chi governa è che potenzino i servizi di salute mentale, in questo periodo di recessione. Perché c’è tanta gente che non sa a chi chiedere aiuto, ma non solo per motivi economici.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>“ Ogni anno in Italia si verificano circa tremila casi di suicidio, con punte di quasi quattromila casi nei primi anni Novanta”, osserva Stefano Marchetti, responsabile dell’ultima, recentissima, indagine dell’ Istituto nazionale di statistica (Istat) su  suicidi e tentativi di suicidio in Italia, relativa all’anno 2010: “ Ogni gesto estremo, come quelli che le cronache recenti raccontano, nasconde una tragedia umana e impone il massimo rispetto. Ma è difficile affermare, a oggi, che vi sia un aumento statisticamente significativo dei suicidi dovuto alla crisi economica. Temo che si stiamo facendo affermazioni forti, senza robuste evidenze scientifiche”.  </p>
<p>Può sembrare cinico snocciolare numeri e percentuali, ma è l’unico modo per separare i fatti dalle impressioni. Dicevamo: 38 suicidi per motivi economici dal 1 gennaio all&#8217;8 maggio 2012. Purtroppo sono la punta dell’iceberg rispetto al fenomeno generale. Nel 2010, per esempio, l’Istat ha contato 3.048 suicidi, di cui 187 per motivi economici, “ in base a quello – specifica Marchetti – che viene indicato dalle forze dell’ordine come il presunto movente”. Se si escludono i suicidi per motivi d’onore (18 in tutto), quello economico è, per assurdo, il movente meno preoccupante di tutti. Quasi una persona su due (1.412) ha deciso di farla finita a causa di una malattia (per 4 su 5 di origine psichica). La seconda causa di suicidio è affettiva: 324 persone si sono tolte la vita per questioni di cuore, quasi il doppio rispetto a chi l’ha fatto per il conto in banca. E quasi in un caso su tre non è stato possibile individuare il movente del gesto. Questo per dire che debiti, tasse, difficoltà economiche possono sì indurre a compiere una follia, ma la piaga sociale dei suicidi è molto più vasta e complessa di come appare dai mezzi d’informazione. </p>
<p>Guardiamo agli anni passati, per vedere se la crisi ha colpito davvero. Nel 2008, i suicidi per ragioni economiche sono stati 150, su un totale di 2.828 casi. Nel 2009, sono stati 198 su 2.986 casi. Se si prende solo il dato numerico questo significa che sono aumentati del 24,6% tra 2008 e 2010, ma anche che sono diminuiti del 6 per cento tra 2009 e 2010. Rispetto al totale, questi atti rappresentano il 5,3% di tutti i suicidi nel 2008, il 6,6% nel 2009 e il 6,1% nel 2010. La variazione percentuale, insomma, appare minima.  </p>
<p>Dopo di che, è innegabile che le difficoltà economiche o la mancanza di un lavoro possano gettare nella disperazione. Secondo il recente rapporto dell’ Eures Ricerche Economiche e Sociali, intitolato Il suicidio in Italia al tempo della crisi sarebbero in aumento i suicidi tra i disoccupati (362 nel 2010, contro 357 nel 2009 e una media di 270 nel triennio precedente), con un +40% tra 2008 e 2010. I più a rischio sarebbero proprio loro, quelli che hanno perso il lavoro o non riescono a trovarlo, seguiti da imprenditori e liberi professionisti. </p>
<p>Tuttavia occorre cautela prima di emettere sentenze. In Germania, la cui economia tiene, il numero dei suicidi è quasi doppio rispetto all’Italia e in Finlandia, dove la qualità della vita è molto più alta, i suicidi sono quattro volte superiori ai nostri. Nella Grecia sull’orlo del collasso ci sono poco più della metà dei suicidi rispetto all’Italia e può sembrare paradossale, ma il paese nel quale la situazione economica è più drammatica è anche quello dove si verificano meno suicidi in tutta Europa</p>
<p>È giusto affrontare il problema, ma interpretare la situazione attuale come una drammatica emergenza legata alla crisi è una forzatura. Ed è pericoloso, perché il fenomeno dei suicidi è a forte rischio emulazione. Questo sì, è scientificamente provato. “ Studi epidemiologici internazionali dimostrano con certezza che le notizie dei suicidi da crisi economica, se presentate in modo sensazionalistico, inducono altri suicidi, innescando un pericoloso ‘effetto domino ’”, dice Claudio Mencacci, direttore del dipartimento di Neuroscienze dell’Ospedale Fatebenefratelli di Milano: “ Le persone che compiono questi gesti estremi sono nella grande maggioranza dei casi entrate da tempo nel tunnel della patologia psichica, prevalentemente depressiva, che toglie la possibilità di trovare soluzioni alternative. I gesti estremi possono essere scatenati da fatti contingenti che esasperano una situazione economica già complessa, ma s’innescano in personalità da tempo fragili e vulnerabili che non hanno avuto la possibilità di chiedere aiuto per la loro sofferenza psichica”. L’appello rivolto a chi governa è che potenzino i servizi di salute mentale, in questo periodo di recessione. Perché c’è tanta gente che non sa a chi chiedere aiuto, ma non solo per motivi economici.</p>
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		<title>Di: Giampaolo Livetti</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=3345#comment-12653</link>
		<dc:creator>Giampaolo Livetti</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 May 2013 06:55:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se sono libero di vivere come voglio,  devo esserlo anche di morire. E non buttandomi in un fiume o tagliandomi le vene. Per le patologie ci sono iniezioni, ce ne sia anche una per la morte, estrema patologia naturale. Possibilmente senza andare in Svizzera, ma nell&#039;ospedale che mi ha curato le patologie meno gravi. Naturalmente sia una scelta: per chi ritiene di essere materia e non creatura. E non si consideri il tutto come un fatto solo personale: la valenza culturale del senso della vita e della morte è premessa indispensabile, secondo me, per un progetto politico, per strategie e obiettivi ravvicinati.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Se sono libero di vivere come voglio,  devo esserlo anche di morire. E non buttandomi in un fiume o tagliandomi le vene. Per le patologie ci sono iniezioni, ce ne sia anche una per la morte, estrema patologia naturale. Possibilmente senza andare in Svizzera, ma nell&#8217;ospedale che mi ha curato le patologie meno gravi. Naturalmente sia una scelta: per chi ritiene di essere materia e non creatura. E non si consideri il tutto come un fatto solo personale: la valenza culturale del senso della vita e della morte è premessa indispensabile, secondo me, per un progetto politico, per strategie e obiettivi ravvicinati.</p>
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		<title>Di: Forse</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=3345#comment-12584</link>
		<dc:creator>Forse</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 May 2013 18:05:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[che ognuno decida il momento della sua morte va bene, che in casi di presenza mentale, uno si possa buttare in un fiume italiano (o altro) senza andare in Svizzera (paese dei ladri) andrebbe meglio.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>che ognuno decida il momento della sua morte va bene, che in casi di presenza mentale, uno si possa buttare in un fiume italiano (o altro) senza andare in Svizzera (paese dei ladri) andrebbe meglio.</p>
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		<title>Di: Forse</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=3345#comment-12583</link>
		<dc:creator>Forse</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 May 2013 18:03:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Piera, Daniela e l&#039;ultimo viaggio: in Svizzera a morire &quot;dolcemente&quot;
Daniela Cesarini, 66 anni e colonna del Prc di Jesi, ha scelto di morire in Svizzera con il suicidio assistito. La stessa decisione l&#039;aveva presa Piera Franchini che in un video, pubblicato oggi dai radicali, spiega le sue ragioni

Carmine Ranieri Guarino 3 Maggio 2013   2

Per alcuni un modo vile di abbandonare la vita. Per altri un gesto di coraggio, di padronanza della propria esistenza. Una vita che spesso non si sente propria, una vita &quot;a scadenza&quot; con una fine già prevista, scritta. Allora tanto vale decidere da sè quando finirla quella &quot;maledetta vita&quot;. Tanto vale mettersi in macchina ed arrivare in Svizzera: fare l&#039;ultimo viaggio, il &quot;viaggio della morte&quot;. 

DANIELA CESARINI - E&#039; questo quello che ha pensato Daniela Cesarini, 66enne ex assessore ai servizi sociali del Comune di Jesi. Una scelta radicale, netta e decisa come lei, presa e perseguita in perfetta solitudine, per porre fine alla pena di vivere dopo una serie di disgrazie che avevano segnato la sua vita. Daniela, colonna portante del Prc marchigiano, nasce disabile ma è perfettamente autonoma. Alcuni anni fa, però, la sua vita comincia a &quot;tradirla&quot;: il marito muore dopo una lunga malattia e lo scorso 4 gennaio il figlio, Diego Piersantelli, 29 anni, la lascia dopo essere andato in coma la sera di capodanno. 

Così Daniela ha salutato tutti. Ha detto ad amici e parenti che andava a fare una vacanza per il ponte del 25 aprile ed è partita per la Svizzera. Lì, dove le legge lo consente, ha messo fino alla sua vita con il suicidio assistito. Una vita affrontata sempre da combattente e che lei stessa ha voluto terminare al &quot;momento giusto&quot;. Come avevano fatto prima di lei Pietro D&#039;Amico, sostituto procuratore di Catanzaro e Lucio Magri, fondatore de &quot;Il Manifesto&quot;.

&quot;LA MIA VITA, LA MIA MORTE, SOLO IO DECIDO DI ME&quot; - GUARDA IL VIDEO DI PIERA FRANCHINI

PIERA FRANCHINI - Così come ha fatto Piera Franchini, uno dei membri fondatori di Rifondazione Comunista a Venezia,morta il 12 dicembre a Forch per eutanasia. La sua storia di malata terminale è raccontata da un video pubblicato oggi dal Partito radicale, in occasione della campagna &quot;Eutanasia legale&quot;. Un video nel quale Piera racconta di sè: &quot;Io sono morta il 13 aprile - spiega con la voce distrutta - quando il chirugo, dopo l&#039;operazione mi disse &#039;signora l&#039;abbiamo aperta e chiusa e non c&#039;è niente da fare&#039;&quot;. 

Da quel momento il suo unico pensiero è stato quello: &quot;Tutte le strade non mi portano a niente se non alla fine della vita&quot;. E &quot;solo io posso decidere della mia vita&quot;.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Piera, Daniela e l&#8217;ultimo viaggio: in Svizzera a morire &#8220;dolcemente&#8221;<br />
Daniela Cesarini, 66 anni e colonna del Prc di Jesi, ha scelto di morire in Svizzera con il suicidio assistito. La stessa decisione l&#8217;aveva presa Piera Franchini che in un video, pubblicato oggi dai radicali, spiega le sue ragioni</p>
<p>Carmine Ranieri Guarino 3 Maggio 2013   2</p>
<p>Per alcuni un modo vile di abbandonare la vita. Per altri un gesto di coraggio, di padronanza della propria esistenza. Una vita che spesso non si sente propria, una vita &#8220;a scadenza&#8221; con una fine già prevista, scritta. Allora tanto vale decidere da sè quando finirla quella &#8220;maledetta vita&#8221;. Tanto vale mettersi in macchina ed arrivare in Svizzera: fare l&#8217;ultimo viaggio, il &#8220;viaggio della morte&#8221;. </p>
<p>DANIELA CESARINI &#8211; E&#8217; questo quello che ha pensato Daniela Cesarini, 66enne ex assessore ai servizi sociali del Comune di Jesi. Una scelta radicale, netta e decisa come lei, presa e perseguita in perfetta solitudine, per porre fine alla pena di vivere dopo una serie di disgrazie che avevano segnato la sua vita. Daniela, colonna portante del Prc marchigiano, nasce disabile ma è perfettamente autonoma. Alcuni anni fa, però, la sua vita comincia a &#8220;tradirla&#8221;: il marito muore dopo una lunga malattia e lo scorso 4 gennaio il figlio, Diego Piersantelli, 29 anni, la lascia dopo essere andato in coma la sera di capodanno. </p>
<p>Così Daniela ha salutato tutti. Ha detto ad amici e parenti che andava a fare una vacanza per il ponte del 25 aprile ed è partita per la Svizzera. Lì, dove le legge lo consente, ha messo fino alla sua vita con il suicidio assistito. Una vita affrontata sempre da combattente e che lei stessa ha voluto terminare al &#8220;momento giusto&#8221;. Come avevano fatto prima di lei Pietro D&#8217;Amico, sostituto procuratore di Catanzaro e Lucio Magri, fondatore de &#8220;Il Manifesto&#8221;.</p>
<p>&#8220;LA MIA VITA, LA MIA MORTE, SOLO IO DECIDO DI ME&#8221; &#8211; GUARDA IL VIDEO DI PIERA FRANCHINI</p>
<p>PIERA FRANCHINI &#8211; Così come ha fatto Piera Franchini, uno dei membri fondatori di Rifondazione Comunista a Venezia,morta il 12 dicembre a Forch per eutanasia. La sua storia di malata terminale è raccontata da un video pubblicato oggi dal Partito radicale, in occasione della campagna &#8220;Eutanasia legale&#8221;. Un video nel quale Piera racconta di sè: &#8220;Io sono morta il 13 aprile &#8211; spiega con la voce distrutta &#8211; quando il chirugo, dopo l&#8217;operazione mi disse &#8216;signora l&#8217;abbiamo aperta e chiusa e non c&#8217;è niente da fare&#8217;&#8221;. </p>
<p>Da quel momento il suo unico pensiero è stato quello: &#8220;Tutte le strade non mi portano a niente se non alla fine della vita&#8221;. E &#8220;solo io posso decidere della mia vita&#8221;.</p>
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		<title>Di: pennacchio giuliano</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=3345#comment-12555</link>
		<dc:creator>pennacchio giuliano</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 May 2013 14:41:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel rispetto profondo della morte della compagna è incredibile che nessuno abbia la coerenza di scrivere che la compagna abbia scelto il suicidio. Sono costernato per la non chiarezza.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Nel rispetto profondo della morte della compagna è incredibile che nessuno abbia la coerenza di scrivere che la compagna abbia scelto il suicidio. Sono costernato per la non chiarezza.</p>
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