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	<title>Commenti a: Per uscire dalla crisi, un nuovo 25 aprile!</title>
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		<title>Di: Santiago</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=3135#comment-21211</link>
		<dc:creator>Santiago</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jul 2013 19:45:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[deda   sabato, 6 otbotre 2012, 5:26 pmpinky700, e la pena?  qualcuno sa a che cosa e8 stato condannato? a non farsi mai pif9 vedere in Italia? Magari! L&#039;ingiustizia e8 che se Prodi se ne va quelli in parlamento che mangiavano mortadella e brindavano a champagne restano  c&#039;e8 poco da rallegrarsi su come sono finite le cose! posso vomitare?]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>deda   sabato, 6 otbotre 2012, 5:26 pmpinky700, e la pena?  qualcuno sa a che cosa e8 stato condannato? a non farsi mai pif9 vedere in Italia? Magari! L&#8217;ingiustizia e8 che se Prodi se ne va quelli in parlamento che mangiavano mortadella e brindavano a champagne restano  c&#8217;e8 poco da rallegrarsi su come sono finite le cose! posso vomitare?</p>
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		<title>Di: Giulio Tiradritti</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=3135#comment-12295</link>
		<dc:creator>Giulio Tiradritti</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 May 2013 16:05:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Io sono comunista e cristiano; sottolineo che se i partigiani, chissà perchè solo rossi quando si tratta di uccidere quei preti, di tutti i colori (democristiani, liberali, monarchici) quando invece si devono prendere i meriti della Liberazione,avranno avuto un valido motivo per farlo. Evidentemente, quei sacerdoti, da non confondere con tutti i sacerdoti, erano schierati dalla parte dei ricchi, dei proprietari terrieri, contro i lavoratori, quindi dalla parte dei repubblichini e dei fascisti. Ricordiamo anche le responsabilità, in qualità di criminale nella storia, di Pio XII, che a differenza di Benedetto XV, non ha alzato un solo tiro verso la pace e la cessazione delle ostilità.Anzi, ha approvato la crociata contro il bolscevismo, ma purtroppo, non a lui, ma a chi ci è andato, gli è andata male;ha approvato, tacendo, lo sterminio degli ebrei, dei comunisti e degli altri non cattolici nell&#039;Europa centro-orientale. Per nostra fortuna, con tutti i difetti che ha lo Stato di Israele, la beatificazione di Pio XII da parte dell&#039;oscurantista Woityla è un errore fatale a livello diplomatico per il Vaticano stesso. Quindi, se nel dopoguerra, alcuni partigiani, guarda caso solo comunisti, nemmeno socialisti o azionisti, i quali erano ancora più anticlericali dei comunisti, per non parlare di quelli democristiani o liberali (quelli hanno contribuito senza violenze, chissà come avranno fatto) abbiano avuto qualche eccesso nei confronti di qualche prete che interpretava male il Vangelo, cioè che stava dalla parte dei ricchi e quindi delle ingiustizie sociali e contro i poveri, nell&#039;ottica della Resistenza e della Guerra di Liberazione, non trovo proprio nulla di strano.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io sono comunista e cristiano; sottolineo che se i partigiani, chissà perchè solo rossi quando si tratta di uccidere quei preti, di tutti i colori (democristiani, liberali, monarchici) quando invece si devono prendere i meriti della Liberazione,avranno avuto un valido motivo per farlo. Evidentemente, quei sacerdoti, da non confondere con tutti i sacerdoti, erano schierati dalla parte dei ricchi, dei proprietari terrieri, contro i lavoratori, quindi dalla parte dei repubblichini e dei fascisti. Ricordiamo anche le responsabilità, in qualità di criminale nella storia, di Pio XII, che a differenza di Benedetto XV, non ha alzato un solo tiro verso la pace e la cessazione delle ostilità.Anzi, ha approvato la crociata contro il bolscevismo, ma purtroppo, non a lui, ma a chi ci è andato, gli è andata male;ha approvato, tacendo, lo sterminio degli ebrei, dei comunisti e degli altri non cattolici nell&#8217;Europa centro-orientale. Per nostra fortuna, con tutti i difetti che ha lo Stato di Israele, la beatificazione di Pio XII da parte dell&#8217;oscurantista Woityla è un errore fatale a livello diplomatico per il Vaticano stesso. Quindi, se nel dopoguerra, alcuni partigiani, guarda caso solo comunisti, nemmeno socialisti o azionisti, i quali erano ancora più anticlericali dei comunisti, per non parlare di quelli democristiani o liberali (quelli hanno contribuito senza violenze, chissà come avranno fatto) abbiano avuto qualche eccesso nei confronti di qualche prete che interpretava male il Vangelo, cioè che stava dalla parte dei ricchi e quindi delle ingiustizie sociali e contro i poveri, nell&#8217;ottica della Resistenza e della Guerra di Liberazione, non trovo proprio nulla di strano.</p>
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		<title>Di: Patrizia B.</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=3135#comment-11954</link>
		<dc:creator>Patrizia B.</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Apr 2013 15:55:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ammesso e non concesso che esista un Dio, mi piacerebbe sapere cosa avrebbe a che fare con questa accozzaglia di mercanti del tempio, reazionari, sempre schierati col potere, anche quello piú criminale e spesso, nella storia, mandanti o assassini spietati in prima persona.  
Ammazzarli non é giusto né necessario, al contrario, rafforza ancora l&#039;immagine dei poveri martiri. Meglio smascherarli, con le parole stesse dei vangeli, obbligando i fedeli a leggerli e studiarli, fino a rendersi conto da soli a che specie di genía appartengano.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ammesso e non concesso che esista un Dio, mi piacerebbe sapere cosa avrebbe a che fare con questa accozzaglia di mercanti del tempio, reazionari, sempre schierati col potere, anche quello piú criminale e spesso, nella storia, mandanti o assassini spietati in prima persona.<br />
Ammazzarli non é giusto né necessario, al contrario, rafforza ancora l&#8217;immagine dei poveri martiri. Meglio smascherarli, con le parole stesse dei vangeli, obbligando i fedeli a leggerli e studiarli, fino a rendersi conto da soli a che specie di genía appartengano.</p>
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		<title>Di: Patrizia B.</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=3135#comment-11950</link>
		<dc:creator>Patrizia B.</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Apr 2013 15:30:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ma va, che i diciassette anni li hai ancora, ne hai solo aggiunti alcuni altri, ma non li hai mica persi.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ma va, che i diciassette anni li hai ancora, ne hai solo aggiunti alcuni altri, ma non li hai mica persi.</p>
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		<title>Di: marco</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=3135#comment-11868</link>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Apr 2013 19:15:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[e bhe si... dici a dire purtroppo.
visto che ce ne sono rimasti ancora abbastanza da riempire il vaticano.
fortunatamente quello che non abbiamo potuto fare noi, lo sta facendo la loro libido deviata e violenta]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>e bhe si&#8230; dici a dire purtroppo.<br />
visto che ce ne sono rimasti ancora abbastanza da riempire il vaticano.<br />
fortunatamente quello che non abbiamo potuto fare noi, lo sta facendo la loro libido deviata e violenta</p>
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		<title>Di: Remember</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=3135#comment-11855</link>
		<dc:creator>Remember</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Apr 2013 17:24:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[UCCIDETE TUTTI I PRETI!  

Alcuni Religiosi massacrati dai &quot;valorosi&quot; PARTIGIANI nelle &quot;radiose giornate&quot;

Per i comunisti i parroci erano tra gli oppositori più efficaci, quindi molto pericolosi. Avevano confessionali in cui sapere anche la verità sulla violenza rossa che, fuori, nessuno osava dire.
Avevano pulpiti da cui parlare e condannare, gente ad ascoltare. Erano organizzati con oratori, consigli comunali, formavano diocesi. Quattro volte più numerosi di oggi, erano disseminati ovunque. Più dei carabinieri, più dei farmacisti. Persino più delle case del popolo. E se la loro parrocchia disponeva di benefici terrieri, ebbene, erano da odiare due volte, una perché preti, l&#039;altra come padroni, e rientravano perciò doppiamente in quell&#039;assunto che, dalla fine della guerra, girò per anni tra le squadre d&#039;azione comunista, in cellula e nelle case del popolo:
«Se dopo la liberazione ogni compagno uccidesse il proprio parroco e ogni contadino il padrone, il problema sarebbe già risolto».
    E non è vero che ad ogni don Camillo rispondesse un Peppone. I primi furono tanti, dei secondi in questo amaro viaggio di triangolo della morte non vi è traccia. Non c&#039;è parroco che non abbiano intimidito, isolato. Tantissimi furono scherniti, derubati, rapinati. Ora io vi racconterò di quelli che, dopo aver già tanto sofferto in tempo di guerra da tedeschi, fascisti e partigiani rossi, sono stati martirizzati in tempo di pace dalla violenza comunista. Nell&#039;allora folto branco di parroci può magari scapparci, che so, lo scapestrato, il disattento, l&#039;arricchito. Non però tra le decine uccisi.
    Ogni assassinato è perbene. E tra i più attivi, equilibrati, generosi, attenti alla propria gente. E&#039; seguito, amato, perciò un maledetto nemico del popolo, dunque va soppresso, distrutto e che ogni assassinato sia esempio per gli altri, che tengano la bocca chiusa. E c&#039;è un motivo, più d&#039;ogni altro: essi hanno in sé e con sé Dio.
 
Il 25 aprile è la Liberazione, la fine della guerra, e da adesso i parroci dell&#039;Emilia Romagna, ma anche delle regioni vicine, ogni sera, nell&#039;ultimo segno della croce, non sanno se rivedranno l&#039;alba o se capiteranno in casa gli assassini, come accade la sera del 16 gennaio &#039;46 a don Francesco Venturelli, arciprete di Fossoli, nel Modenese vicino Carpi.
E&#039; stato cappellano nel campo di concentramento della sua parrocchia, è un tipo che non chiede che tessera politica hai, che assiste tutti quanti, inglesi, fascisti, partigiani, collaborazionisti. E&#039; uno che dopo la Liberazione detesta la brutalità e gli eccidi che si ripetono nel Carpigiano contro fascisti e presunti fascisti.
E dunque è sera, uno sconosciuto lo chiama fuori di canonica chiedendo di accorrere per un incidente mortale sulla provinciale. Don Francesco corre e si trova invece davanti a un plotone di rossi che lo falcia col mitra.
 
Invece Don Gianni Domenico, trentenne, celebra messa ai giovani soldati repubblichini. Il 24 aprile &#039;45 all&#039;arrivo degli alleati corre tra la sua gente a San Vitale di Reno: in chiesa lo stanno aspettando i partigiani comunisti, lo gettano in un porcile, lo denudano, lo violentano. Ci sono anche donne tra loro, e una in particolare, è la più ardente nel seviziarlo. Il lungo martirio si conclude a colpi di mitra e ai parrocchiani si impedisce per giorni di seppellire il martirizzato.
 
Don Giuseppe Tarozzi è parroco a Riolo di Castelfranco, diocesi di Bologna, severissimo nell&#039;amministrare un&#039;opera pia fa il diavolo a quattro per tener lontano da essa la politica e ladri. Notte del 25 maggio &#039;45: i commandos comunisti fracassano a colpi di scure la porta della canonica, lo strappano dal letto, lo pestano, poi lo trascinano via in camicia da notte. La gente vede un&#039;ombra bianca sospinta fuori a calci, il suo cadavere non sarà mai più ritrovato.
 
Ancora diocesi di Bologna: Don Giuseppe Rasori, sessantenne a San Martino Casola ha solo due parrocchiani non iscritti al Pci. Sberleffi, minacce, assalti alla chiesa. Vive nella paura ma resta. Nel pomeriggio del 2 luglio &#039;46 in canonica, dove in guerra ha nascosto tanti partigiani, lo ammazzano con un colpo di pistola al collo. Il suo successore poco tempo dopo in chiesa parlando della passione di Gesù accenna allo straccio rosso con cui fu coperto per derisione. Deve fare ripetute e pubbliche scuse, i comunisti l&#039;hanno presa come ingiuria alla loro bandiera.
 
Don Alfonso Reggiani, parroco di Anzola di Piano, Bologna, il 5 dicembre &#039;45 sta pedalando di ritorno da una visita ai suoi ammalati, lo fermano in due, l&#039;ammazzano a raffiche di mitra, se ne vanno sulle biciclette. Una cigola e gli assassini dicono: «L&#039;ungeremo a casa, adesso che abbiamo ammazzato il maiale». Al funerale di don Alfonso, reo di battute umoristiche sui comunisti, ci sono solo cinque bambini e qualche donna.
 
Un prete semplice, conciliante, Don Enrico Donati, ma è parroco a Lorenzatico, Bologna, della famiglia del sindacalista bianco Giuseppe Fanin, che sarà massacrato, nel &#039;48 a colpi di spranga dai comunisti. Il 13 maggio &#039;45 quattro compagni con la scusa di portare don Donati al comando partigiano per formalità, lo feriscono a colpi di mitra, gli legano le mani, lo infilano in un sacco e lo gettano con due sassi per zavorra in un macero colmo d&#039;acqua.
 
La sera del 25 luglio &#039;45 un altro comando chiama Don Achille Filippi, parroco di Maiola, sull&#039;uscio della chiesa e l&#039;uccide: cancellando anni ed anni di lavoro e bontà per la gente, le colonie per i bambini, la povertà degli anziani. Ma il gran farabutto in chiesa biasimava le violenze e i soprusi dei comunisti; a morte.
 
Già un altro era stato condannato a morte un mese prima della Liberazione a Santa Maria in Duno per aver rinfacciato ai partigiani rossi efferatezza durante la guerriglia: il primo marzo &#039;45 si presentano due armati travestiti da tedeschi, irrompono in canonica con due donne anch&#039;esse armate, dicono di essere di un comitato, legano Don Corrado Bortolini, rubacchiano e poi lo portano via in motocicletta. Mai più trovato, anche se tutti sanno che è stato torturato, strangolato, gettato in una fossa. Al suo successore c&#039;è chi ammonisce di non interessarsene: «Tanto don Corrado dorme in un campo di fiori».
   
 Don Tino Galletti, nella chiesa di Spazzate Sassatelli, a Imola, è un altro che non parla bene dei comunisti in una parrocchia rossa, non più di sei persone alla messa domenicale. Il 9 maggio &#039;45 è ucciso a colpi di pistola e per non mandarlo via da solo ammazzano anche tre dei suoi sei fedeli. Non un cane ai funerali.
 
Implora pietà invece Don Luigi Lenzini, parroco di Crocetta di Pavullo, nel Modenese, la notte in cui un gruppo di comunisti, gente del paese, lo trascina in camicia da notte dalla canonica alla vigna e qui lo seviziano da stramaledetti e poi gli spaccano la testa: ha condannato il metodo di «far fuori la gente» dei comunisti.
 
Freddati a pistolettate il parroco di Mocogno e di Montalto, cioè il canonico Giovanni Guizzardi e Don Giuseppe Preci, nel Modenese. Morte lenta per l&#039;anziano Don Ernesto Talè, parroco di Castellino delle Formiche, modenese, e per la donna che stava accompagnandolo da un ammalato, «quella carogna non voleva morire ... », dirà al bar, vantandosi con gli amici, uno dei &quot;coraggiosi partigiani&quot; torturatori del prete.
 
Nel Reggiano non ammettono gli eccessi disumani di chi, partigiano comunista, scredita il movimento di Resistenza e sono freddati col mitra Don Giuseppe Lemmi, cappellano di Felina e Don Luigi Manfredi, parroco di Budrio.
 
E&#039; il 14 settembre &#039;45, l&#039;assassino che spacca il cranio a Don Tebaldo Dapporto, parroco di Casalfiumanese di Imola, corre alla Camera del Lavoro a vantarsi d&#039;aver fatto fuori il suo prete-padrone.
 
Don Carlo Terenziani, prevosto di Ventosa, la mattina del 29 aprile &#039;45 è preso dai partigiani rossi che lo fanno girare per le strade come un Cristo schernito, sputato, ingozzato di vino all&#039;osteria, battuto e infine fucilato a sera.
 
Don Giuseppe Pessina, parroco di San Martino di Correggio, piange diciannove parrocchiani assassinati dai comunisti e sa troppe cose: ucciso a colpi di mitra mentre la sera del 18 giugno &#039;46 rintocca l&#039;Ave Maria... 
 
Purtroppo, l&#039;elenco delle vittime delle radiose giornate non finisce qui,
tanti preti martiri in Emilia, tanti in Toscana e in altre regioni...]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>UCCIDETE TUTTI I PRETI!  </p>
<p>Alcuni Religiosi massacrati dai &#8220;valorosi&#8221; PARTIGIANI nelle &#8220;radiose giornate&#8221;</p>
<p>Per i comunisti i parroci erano tra gli oppositori più efficaci, quindi molto pericolosi. Avevano confessionali in cui sapere anche la verità sulla violenza rossa che, fuori, nessuno osava dire.<br />
Avevano pulpiti da cui parlare e condannare, gente ad ascoltare. Erano organizzati con oratori, consigli comunali, formavano diocesi. Quattro volte più numerosi di oggi, erano disseminati ovunque. Più dei carabinieri, più dei farmacisti. Persino più delle case del popolo. E se la loro parrocchia disponeva di benefici terrieri, ebbene, erano da odiare due volte, una perché preti, l&#8217;altra come padroni, e rientravano perciò doppiamente in quell&#8217;assunto che, dalla fine della guerra, girò per anni tra le squadre d&#8217;azione comunista, in cellula e nelle case del popolo:<br />
«Se dopo la liberazione ogni compagno uccidesse il proprio parroco e ogni contadino il padrone, il problema sarebbe già risolto».<br />
    E non è vero che ad ogni don Camillo rispondesse un Peppone. I primi furono tanti, dei secondi in questo amaro viaggio di triangolo della morte non vi è traccia. Non c&#8217;è parroco che non abbiano intimidito, isolato. Tantissimi furono scherniti, derubati, rapinati. Ora io vi racconterò di quelli che, dopo aver già tanto sofferto in tempo di guerra da tedeschi, fascisti e partigiani rossi, sono stati martirizzati in tempo di pace dalla violenza comunista. Nell&#8217;allora folto branco di parroci può magari scapparci, che so, lo scapestrato, il disattento, l&#8217;arricchito. Non però tra le decine uccisi.<br />
    Ogni assassinato è perbene. E tra i più attivi, equilibrati, generosi, attenti alla propria gente. E&#8217; seguito, amato, perciò un maledetto nemico del popolo, dunque va soppresso, distrutto e che ogni assassinato sia esempio per gli altri, che tengano la bocca chiusa. E c&#8217;è un motivo, più d&#8217;ogni altro: essi hanno in sé e con sé Dio.</p>
<p>Il 25 aprile è la Liberazione, la fine della guerra, e da adesso i parroci dell&#8217;Emilia Romagna, ma anche delle regioni vicine, ogni sera, nell&#8217;ultimo segno della croce, non sanno se rivedranno l&#8217;alba o se capiteranno in casa gli assassini, come accade la sera del 16 gennaio &#8217;46 a don Francesco Venturelli, arciprete di Fossoli, nel Modenese vicino Carpi.<br />
E&#8217; stato cappellano nel campo di concentramento della sua parrocchia, è un tipo che non chiede che tessera politica hai, che assiste tutti quanti, inglesi, fascisti, partigiani, collaborazionisti. E&#8217; uno che dopo la Liberazione detesta la brutalità e gli eccidi che si ripetono nel Carpigiano contro fascisti e presunti fascisti.<br />
E dunque è sera, uno sconosciuto lo chiama fuori di canonica chiedendo di accorrere per un incidente mortale sulla provinciale. Don Francesco corre e si trova invece davanti a un plotone di rossi che lo falcia col mitra.</p>
<p>Invece Don Gianni Domenico, trentenne, celebra messa ai giovani soldati repubblichini. Il 24 aprile &#8217;45 all&#8217;arrivo degli alleati corre tra la sua gente a San Vitale di Reno: in chiesa lo stanno aspettando i partigiani comunisti, lo gettano in un porcile, lo denudano, lo violentano. Ci sono anche donne tra loro, e una in particolare, è la più ardente nel seviziarlo. Il lungo martirio si conclude a colpi di mitra e ai parrocchiani si impedisce per giorni di seppellire il martirizzato.</p>
<p>Don Giuseppe Tarozzi è parroco a Riolo di Castelfranco, diocesi di Bologna, severissimo nell&#8217;amministrare un&#8217;opera pia fa il diavolo a quattro per tener lontano da essa la politica e ladri. Notte del 25 maggio &#8217;45: i commandos comunisti fracassano a colpi di scure la porta della canonica, lo strappano dal letto, lo pestano, poi lo trascinano via in camicia da notte. La gente vede un&#8217;ombra bianca sospinta fuori a calci, il suo cadavere non sarà mai più ritrovato.</p>
<p>Ancora diocesi di Bologna: Don Giuseppe Rasori, sessantenne a San Martino Casola ha solo due parrocchiani non iscritti al Pci. Sberleffi, minacce, assalti alla chiesa. Vive nella paura ma resta. Nel pomeriggio del 2 luglio &#8217;46 in canonica, dove in guerra ha nascosto tanti partigiani, lo ammazzano con un colpo di pistola al collo. Il suo successore poco tempo dopo in chiesa parlando della passione di Gesù accenna allo straccio rosso con cui fu coperto per derisione. Deve fare ripetute e pubbliche scuse, i comunisti l&#8217;hanno presa come ingiuria alla loro bandiera.</p>
<p>Don Alfonso Reggiani, parroco di Anzola di Piano, Bologna, il 5 dicembre &#8217;45 sta pedalando di ritorno da una visita ai suoi ammalati, lo fermano in due, l&#8217;ammazzano a raffiche di mitra, se ne vanno sulle biciclette. Una cigola e gli assassini dicono: «L&#8217;ungeremo a casa, adesso che abbiamo ammazzato il maiale». Al funerale di don Alfonso, reo di battute umoristiche sui comunisti, ci sono solo cinque bambini e qualche donna.</p>
<p>Un prete semplice, conciliante, Don Enrico Donati, ma è parroco a Lorenzatico, Bologna, della famiglia del sindacalista bianco Giuseppe Fanin, che sarà massacrato, nel &#8217;48 a colpi di spranga dai comunisti. Il 13 maggio &#8217;45 quattro compagni con la scusa di portare don Donati al comando partigiano per formalità, lo feriscono a colpi di mitra, gli legano le mani, lo infilano in un sacco e lo gettano con due sassi per zavorra in un macero colmo d&#8217;acqua.</p>
<p>La sera del 25 luglio &#8217;45 un altro comando chiama Don Achille Filippi, parroco di Maiola, sull&#8217;uscio della chiesa e l&#8217;uccide: cancellando anni ed anni di lavoro e bontà per la gente, le colonie per i bambini, la povertà degli anziani. Ma il gran farabutto in chiesa biasimava le violenze e i soprusi dei comunisti; a morte.</p>
<p>Già un altro era stato condannato a morte un mese prima della Liberazione a Santa Maria in Duno per aver rinfacciato ai partigiani rossi efferatezza durante la guerriglia: il primo marzo &#8217;45 si presentano due armati travestiti da tedeschi, irrompono in canonica con due donne anch&#8217;esse armate, dicono di essere di un comitato, legano Don Corrado Bortolini, rubacchiano e poi lo portano via in motocicletta. Mai più trovato, anche se tutti sanno che è stato torturato, strangolato, gettato in una fossa. Al suo successore c&#8217;è chi ammonisce di non interessarsene: «Tanto don Corrado dorme in un campo di fiori».</p>
<p> Don Tino Galletti, nella chiesa di Spazzate Sassatelli, a Imola, è un altro che non parla bene dei comunisti in una parrocchia rossa, non più di sei persone alla messa domenicale. Il 9 maggio &#8217;45 è ucciso a colpi di pistola e per non mandarlo via da solo ammazzano anche tre dei suoi sei fedeli. Non un cane ai funerali.</p>
<p>Implora pietà invece Don Luigi Lenzini, parroco di Crocetta di Pavullo, nel Modenese, la notte in cui un gruppo di comunisti, gente del paese, lo trascina in camicia da notte dalla canonica alla vigna e qui lo seviziano da stramaledetti e poi gli spaccano la testa: ha condannato il metodo di «far fuori la gente» dei comunisti.</p>
<p>Freddati a pistolettate il parroco di Mocogno e di Montalto, cioè il canonico Giovanni Guizzardi e Don Giuseppe Preci, nel Modenese. Morte lenta per l&#8217;anziano Don Ernesto Talè, parroco di Castellino delle Formiche, modenese, e per la donna che stava accompagnandolo da un ammalato, «quella carogna non voleva morire &#8230; », dirà al bar, vantandosi con gli amici, uno dei &#8220;coraggiosi partigiani&#8221; torturatori del prete.</p>
<p>Nel Reggiano non ammettono gli eccessi disumani di chi, partigiano comunista, scredita il movimento di Resistenza e sono freddati col mitra Don Giuseppe Lemmi, cappellano di Felina e Don Luigi Manfredi, parroco di Budrio.</p>
<p>E&#8217; il 14 settembre &#8217;45, l&#8217;assassino che spacca il cranio a Don Tebaldo Dapporto, parroco di Casalfiumanese di Imola, corre alla Camera del Lavoro a vantarsi d&#8217;aver fatto fuori il suo prete-padrone.</p>
<p>Don Carlo Terenziani, prevosto di Ventosa, la mattina del 29 aprile &#8217;45 è preso dai partigiani rossi che lo fanno girare per le strade come un Cristo schernito, sputato, ingozzato di vino all&#8217;osteria, battuto e infine fucilato a sera.</p>
<p>Don Giuseppe Pessina, parroco di San Martino di Correggio, piange diciannove parrocchiani assassinati dai comunisti e sa troppe cose: ucciso a colpi di mitra mentre la sera del 18 giugno &#8217;46 rintocca l&#8217;Ave Maria&#8230; </p>
<p>Purtroppo, l&#8217;elenco delle vittime delle radiose giornate non finisce qui,<br />
tanti preti martiri in Emilia, tanti in Toscana e in altre regioni&#8230;</p>
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		<title>Di: marco</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=3135#comment-11778</link>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2013 23:17:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ah se è per questo su youtube ci sono anche i pischelli di 17 anni che fanno le nostre cover... devo ancora decidere se la cosa mi fa piacere o mi fa sentire vecchio.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ah se è per questo su youtube ci sono anche i pischelli di 17 anni che fanno le nostre cover&#8230; devo ancora decidere se la cosa mi fa piacere o mi fa sentire vecchio.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Patrizia B.</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=3135#comment-11773</link>
		<dc:creator>Patrizia B.</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2013 21:12:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Come, temi? Non é niente male.
Se ti serve un gracchiamento tipo vecchia anatra asmatica, batti un colpo: sono specializzata in forature di timpani :D 
Su youtube ho sentito anche altri pezzi, siete davvero bravi.
Ciao.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Come, temi? Non é niente male.<br />
Se ti serve un gracchiamento tipo vecchia anatra asmatica, batti un colpo: sono specializzata in forature di timpani <img src='http://www.rifondazione.it/primapagina/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /><br />
Su youtube ho sentito anche altri pezzi, siete davvero bravi.<br />
Ciao.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Inbex</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=3135#comment-11761</link>
		<dc:creator>Inbex</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2013 18:14:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Italiani, prima o poi tornerà il comunismo anche per voi !

http://www.youtube.com/watch?v=Vgwrx-xl9KY]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Italiani, prima o poi tornerà il comunismo anche per voi !</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Vgwrx-xl9KY" rel="nofollow">http://www.youtube.com/watch?v=Vgwrx-xl9KY</a></p>
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	</item>
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		<title>Di: Erminio Liguori</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=3135#comment-11755</link>
		<dc:creator>Erminio Liguori</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2013 17:46:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Grande Marco. Complimenti! Il soldato dell&#039;armata Rossa che issa la bandiera rossa sul Reichstag distrutto è Abdelkakhim Ismailov  del Daghestan, morto da poco , mi sembra , a 93 anni, ed insignito dell&#039;onorificenza di Eroe dell&#039;URSS. Lo abbiamo postato sulla testa ta del nostro sito &quot; rifondarerifondazione.blogspot.it&quot;]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grande Marco. Complimenti! Il soldato dell&#8217;armata Rossa che issa la bandiera rossa sul Reichstag distrutto è Abdelkakhim Ismailov  del Daghestan, morto da poco , mi sembra , a 93 anni, ed insignito dell&#8217;onorificenza di Eroe dell&#8217;URSS. Lo abbiamo postato sulla testa ta del nostro sito &#8221; rifondarerifondazione.blogspot.it&#8221;</p>
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