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	<title>Commenti a: Femminicidio, flash mob ‘Rompiamo il silenzio’ contro la violenza sulle donne</title>
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		<title>Di: Qtar</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=2960#comment-11117</link>
		<dc:creator>Qtar</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Apr 2013 08:12:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[19/04/2013 12:42
Tunisi, sassi e bottiglie dei salafiti contro una festa di studentesse
Le ragazze avevano organizzato una serata danzante nell&#039;ostello dell&#039;università. Per oltre un&#039;ora i radicali islamici hanno bersagliato l&#039;edificio con pietre e bottiglie distruggendo i vetri delle finestre e terrorizzando le giovani. L&#039;assalto è avvenuto davanti agli occhi della polizia.

Tunisi  - Armati di bottiglie, bastoni e pietre un gruppo di islamisti assalta un ostello femminile dell&#039;Università di Tunisi. L&#039;attacco è avvenuto la sera dello scorso 17 aprile davanti agli occhi delle forze dell&#039;ordine che non hanno fatto nulla per fermare i fanatici. Fonti locali raccontano che come ogni mercoledì sera le ragazze si erano radunate nel salone del convitto per ballare e ascoltare musica, quando su denuncia di alcuni vicini l&#039;edificio è stato circondato da decine di salafiti che hanno iniziato a lanciare contro la facciata pietre e bottiglie per fermare la performance, infrangendo i vetri delle finestre e terrorizzando le giovani. Secondo i testimoni, l&#039;attacco è durato circa un&#039;ora.

Ameni, giovane studente, sottolinea che &quot;quanto è accaduto è inaccettabile ... La polizia era presente e non si è mossa. Questo fatto suscita solo ira e paura&quot;. Fino ad ora il ministero dell&#039;Interno non rilascia commenti.

Raja Madyouni, amministratore dell&#039;ostello spiega che da tempo l&#039;università ha rafforzato le misure di sicurezza proprio per prevenire gli assalti di salafiti e fanatici. Di recente ci sono stati casi di minacce contro giovani studentesse prese di mira per i loro abiti occidentali, o perché fumavano, o perché sorprese a parlare con giovani di sesso maschile.  

L&#039;assalto all&#039;ostello è solo l&#039;ennesimo caso di intolleranza e imposizione dei costumi islamici in Tunisia, per decenni considerato uno dei Paesi arabi più laici. La scorsa settimana nel sud del Paese, gli islamisti hanno fatto irruzione in una scuola secondaria e aggredito il preside. L&#039;uomo voleva impedire l&#039;accesso a una ragazza con il velo integrale. Alcuni agenti sono intervenuti sul luogo e hanno aperto il fuoco contro gli aggressori uccidendone uno. Ciò ha scatenato l&#039;ira dei salafiti che per vendetta hanno assaltato una caserma di polizia.

La popolazione accusa gli islamisti di aver costituito una sorta di polizia religiosa con cui terrorizzare la gente e imporre la sharia islamica. In questi mesi non si contano i casi di attacchi e minacce dei radicali islamici contro venditori di alcolici, tabaccherie, caffè, parrucchieri, saloni di bellezza, centri culturali. In diverse città turistiche squadre di salafiti hanno interrotto concerti e rappresentazioni teatrali perché giudicate contrarie all&#039;islam.

Il 2 maggio inizierà il processo contro Habib Kozdhogli, responsabile della facoltà di belle arti dell&#039;Università di Tunisi. Nel 2012 il docente aveva lasciato fuori dall&#039;ateneo una studentessa velata. Per i salafiti l&#039;uomo avrebbe maltrattato la giovane, ma secondo diversi testimoni è stata la stessa ragazza aizzata da alcuni islamisti a lanciarsi con violenza contro il professore.   

Dopo la salita al potere del partito islamico &quot;moderato&quot; Ennahda, affiliato ai Fratelli musulmani, la Tunisia, culla della Primavera araba del 2011, si è trasformata in un campo di scontro fra forze laiche e islamisti, che hanno portato il Paese all&#039;instabilità politica, economica e sociale. Il clima di tensione è culminato lo scorso 7 febbraio con l&#039;assassinio di Chocry Belaid, leader carismatico dell&#039;opposizione e membro del  Movimento dei patrioti democratici. Fino ad ora nessun gruppo ha rivendicato l&#039;omicidio, ma si sospetta la mano dell&#039;estremismo religioso islamico.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>19/04/2013 12:42<br />
Tunisi, sassi e bottiglie dei salafiti contro una festa di studentesse<br />
Le ragazze avevano organizzato una serata danzante nell&#8217;ostello dell&#8217;università. Per oltre un&#8217;ora i radicali islamici hanno bersagliato l&#8217;edificio con pietre e bottiglie distruggendo i vetri delle finestre e terrorizzando le giovani. L&#8217;assalto è avvenuto davanti agli occhi della polizia.</p>
<p>Tunisi  &#8211; Armati di bottiglie, bastoni e pietre un gruppo di islamisti assalta un ostello femminile dell&#8217;Università di Tunisi. L&#8217;attacco è avvenuto la sera dello scorso 17 aprile davanti agli occhi delle forze dell&#8217;ordine che non hanno fatto nulla per fermare i fanatici. Fonti locali raccontano che come ogni mercoledì sera le ragazze si erano radunate nel salone del convitto per ballare e ascoltare musica, quando su denuncia di alcuni vicini l&#8217;edificio è stato circondato da decine di salafiti che hanno iniziato a lanciare contro la facciata pietre e bottiglie per fermare la performance, infrangendo i vetri delle finestre e terrorizzando le giovani. Secondo i testimoni, l&#8217;attacco è durato circa un&#8217;ora.</p>
<p>Ameni, giovane studente, sottolinea che &#8220;quanto è accaduto è inaccettabile &#8230; La polizia era presente e non si è mossa. Questo fatto suscita solo ira e paura&#8221;. Fino ad ora il ministero dell&#8217;Interno non rilascia commenti.</p>
<p>Raja Madyouni, amministratore dell&#8217;ostello spiega che da tempo l&#8217;università ha rafforzato le misure di sicurezza proprio per prevenire gli assalti di salafiti e fanatici. Di recente ci sono stati casi di minacce contro giovani studentesse prese di mira per i loro abiti occidentali, o perché fumavano, o perché sorprese a parlare con giovani di sesso maschile.  </p>
<p>L&#8217;assalto all&#8217;ostello è solo l&#8217;ennesimo caso di intolleranza e imposizione dei costumi islamici in Tunisia, per decenni considerato uno dei Paesi arabi più laici. La scorsa settimana nel sud del Paese, gli islamisti hanno fatto irruzione in una scuola secondaria e aggredito il preside. L&#8217;uomo voleva impedire l&#8217;accesso a una ragazza con il velo integrale. Alcuni agenti sono intervenuti sul luogo e hanno aperto il fuoco contro gli aggressori uccidendone uno. Ciò ha scatenato l&#8217;ira dei salafiti che per vendetta hanno assaltato una caserma di polizia.</p>
<p>La popolazione accusa gli islamisti di aver costituito una sorta di polizia religiosa con cui terrorizzare la gente e imporre la sharia islamica. In questi mesi non si contano i casi di attacchi e minacce dei radicali islamici contro venditori di alcolici, tabaccherie, caffè, parrucchieri, saloni di bellezza, centri culturali. In diverse città turistiche squadre di salafiti hanno interrotto concerti e rappresentazioni teatrali perché giudicate contrarie all&#8217;islam.</p>
<p>Il 2 maggio inizierà il processo contro Habib Kozdhogli, responsabile della facoltà di belle arti dell&#8217;Università di Tunisi. Nel 2012 il docente aveva lasciato fuori dall&#8217;ateneo una studentessa velata. Per i salafiti l&#8217;uomo avrebbe maltrattato la giovane, ma secondo diversi testimoni è stata la stessa ragazza aizzata da alcuni islamisti a lanciarsi con violenza contro il professore.   </p>
<p>Dopo la salita al potere del partito islamico &#8220;moderato&#8221; Ennahda, affiliato ai Fratelli musulmani, la Tunisia, culla della Primavera araba del 2011, si è trasformata in un campo di scontro fra forze laiche e islamisti, che hanno portato il Paese all&#8217;instabilità politica, economica e sociale. Il clima di tensione è culminato lo scorso 7 febbraio con l&#8217;assassinio di Chocry Belaid, leader carismatico dell&#8217;opposizione e membro del  Movimento dei patrioti democratici. Fino ad ora nessun gruppo ha rivendicato l&#8217;omicidio, ma si sospetta la mano dell&#8217;estremismo religioso islamico.</p>
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		<title>Di: Qtar</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=2960#comment-11058</link>
		<dc:creator>Qtar</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Apr 2013 17:27:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nepal: denunciati aborti forzati per controllare le minoranze religiose

In Nepal, la National Women Commission (organizzazione del Governo nepalese che protegge i diritti delle donne) ha denunciato la pratica, seguita da un numero crescente di medici, di costringere le donne a compiere aborti forzati e illegali.
Ne riferisce l’agenzia AsiaNews, che ha riportato le parole di Mohana Ansari, portavoce della Commissione: &quot;Se una ragazza rimane incinta è suo diritto dare alla luce il bambino, ma molti medici continuano ad abusare del loro potere e per questa ragione ci rivolgeremo alla Corte Suprema&quot;. La Ansari ha portato alla luce casi di donne incinte rinchiuse in stanze anguste per dei controlli e poi violentate. &quot;Una ragazza – ha spiegato – ha mostrato un video girato da un ginecologo per mostrare la sofferenza di un parto e convincere così le giovani donne, soprattutto quelle più povere, ad abortire&quot;. Secondo la Ansari, alla base del fenomeno degli aborti forzati ci sarebbero ragioni religiose ed economiche: limitare intanto le nascite delle minoranze cristiane e musulmane, ma anche girare video scandalosi che mostrino le parti intime delle giovani donne, o ancora incassare denaro pubblico destinato agli aborti terapeutici. Dal 2002 in Nepal è legale l’interruzione della gravidanza ma soltanto in caso di rischio per la salute della donna o del bambino, nei casi di stupro, o se la donna è incapace di intendere e di volere. L’aborto selettivo o forzato è illegale. Secondo le leggi nepalesi sarebbe possibile punire questi medici, provando le violazioni etiche e professionali, ma non è facile, come ha spiegato l’attivista per i diritti umani Mera Dhungana: “Dietro agli aborti illegali vi sono molti interessi. I medici che lo praticano spesso sono protetti dai politici o dai leader religiosi&quot;. (E.S.)]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Nepal: denunciati aborti forzati per controllare le minoranze religiose</p>
<p>In Nepal, la National Women Commission (organizzazione del Governo nepalese che protegge i diritti delle donne) ha denunciato la pratica, seguita da un numero crescente di medici, di costringere le donne a compiere aborti forzati e illegali.<br />
Ne riferisce l’agenzia AsiaNews, che ha riportato le parole di Mohana Ansari, portavoce della Commissione: &#8220;Se una ragazza rimane incinta è suo diritto dare alla luce il bambino, ma molti medici continuano ad abusare del loro potere e per questa ragione ci rivolgeremo alla Corte Suprema&#8221;. La Ansari ha portato alla luce casi di donne incinte rinchiuse in stanze anguste per dei controlli e poi violentate. &#8220;Una ragazza – ha spiegato – ha mostrato un video girato da un ginecologo per mostrare la sofferenza di un parto e convincere così le giovani donne, soprattutto quelle più povere, ad abortire&#8221;. Secondo la Ansari, alla base del fenomeno degli aborti forzati ci sarebbero ragioni religiose ed economiche: limitare intanto le nascite delle minoranze cristiane e musulmane, ma anche girare video scandalosi che mostrino le parti intime delle giovani donne, o ancora incassare denaro pubblico destinato agli aborti terapeutici. Dal 2002 in Nepal è legale l’interruzione della gravidanza ma soltanto in caso di rischio per la salute della donna o del bambino, nei casi di stupro, o se la donna è incapace di intendere e di volere. L’aborto selettivo o forzato è illegale. Secondo le leggi nepalesi sarebbe possibile punire questi medici, provando le violazioni etiche e professionali, ma non è facile, come ha spiegato l’attivista per i diritti umani Mera Dhungana: “Dietro agli aborti illegali vi sono molti interessi. I medici che lo praticano spesso sono protetti dai politici o dai leader religiosi&#8221;. (E.S.)</p>
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		<title>Di: Matteo Liverani</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=2960#comment-11031</link>
		<dc:creator>Matteo Liverani</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Apr 2013 14:56:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ma cosa deve fare una donna per essere tutelata in questo paese ,se neanche denunciare maltrattamenti sia fisici o mentali non viene aiutata ,e una vergogna]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ma cosa deve fare una donna per essere tutelata in questo paese ,se neanche denunciare maltrattamenti sia fisici o mentali non viene aiutata ,e una vergogna</p>
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		<title>Di: piero</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=2960#comment-11002</link>
		<dc:creator>piero</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Apr 2013 10:34:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E’ una esperienza traumatica che può capitare nella vita di qualsiasi donna. E’ un fenomeno paradossalmente “democratico” che non conosce confini geografici ed accomuna donne di tutto il mondo senza differenze di età, religione, etnia e condizioni socio economiche.

 

La violenza maschile contro le donne è stata riconosciuta come una violazione dei diritti umani. In Italia secondi i dati raccolti dall’Istat sono 6 milioni e 743 mila le donne tra i 16 e 70 che hanno subito almeno una volta nella vita un episodio di violenza fisica o sessuale.

Dagli aborti selettivi per evitare la nascita di bambine, ai matrimoni forzati o combinati, alle mutilazioni genitali femminili, agli stupri di guerra sino alla violenza nelle relazione intime con un uomo: violenze che colpiscono donne in differenti momenti della vita ma che si basano sull’idea, tipica di una società patriarcale, della donna in una posizione subalterna a quella dell’uomo.

Quando si parla di violenza maschile nella coppia si intende “ogni forma di violenza psicologica, fisica, economica, sessuale e di persecuzione attuata, tentata o minacciata che abbia comportato o meno danno fisico, agìta all’interno di una relazione presente o passata”

La violenza nella coppia NON è causata da :

una manifestazione di aggressività sana dell’uomo, ma i comportamenti violenti sono finalizzati a mantenere l’asimmetria di potere ,
un raptus momentaneo, perché c’è una sistematicità nell’esercizio da parte dell’uomo di soprusi psicologici e fisici
un conflitto che si può risolvere con una negoziazione, in quanto c’è un abuso della fiducia che la donna ha riposto nell’uomo e una negazione del dialogo.
Alla base della relazione violenta ci sono due strategie adottate dall’uomo:

l’isolamento, ovvero l’allontanamento della donna dalle sue reti familiari, amicali e lavorative
il controllo, che consiste nel controllare qualsiasi cosa faccia la donna.
Una volta che la donna è isolata e controllata inizia un ciclo detto della violenza che ha tra fasi:

salire della tensione: l’uomo si arrabbia e la “donna cammina sulle uova” e cerca di evitare l’esplosione violenta
episodio violento:l’uomo aggredisce la donna. Le prime volte sono soprusi verbali che possono intensificarsi in una escalation e portare a gravi conseguenze fisiche
luna di miele:l’uomo dichiara di pentirsi e che cambierà ma nello stesso non si assume la responsabilità della violenza e la scarica su fattori esterni: problemi di lavoro, la donna che non sa gestire i figli, etc.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E’ una esperienza traumatica che può capitare nella vita di qualsiasi donna. E’ un fenomeno paradossalmente “democratico” che non conosce confini geografici ed accomuna donne di tutto il mondo senza differenze di età, religione, etnia e condizioni socio economiche.</p>
<p>La violenza maschile contro le donne è stata riconosciuta come una violazione dei diritti umani. In Italia secondi i dati raccolti dall’Istat sono 6 milioni e 743 mila le donne tra i 16 e 70 che hanno subito almeno una volta nella vita un episodio di violenza fisica o sessuale.</p>
<p>Dagli aborti selettivi per evitare la nascita di bambine, ai matrimoni forzati o combinati, alle mutilazioni genitali femminili, agli stupri di guerra sino alla violenza nelle relazione intime con un uomo: violenze che colpiscono donne in differenti momenti della vita ma che si basano sull’idea, tipica di una società patriarcale, della donna in una posizione subalterna a quella dell’uomo.</p>
<p>Quando si parla di violenza maschile nella coppia si intende “ogni forma di violenza psicologica, fisica, economica, sessuale e di persecuzione attuata, tentata o minacciata che abbia comportato o meno danno fisico, agìta all’interno di una relazione presente o passata”</p>
<p>La violenza nella coppia NON è causata da :</p>
<p>una manifestazione di aggressività sana dell’uomo, ma i comportamenti violenti sono finalizzati a mantenere l’asimmetria di potere ,<br />
un raptus momentaneo, perché c’è una sistematicità nell’esercizio da parte dell’uomo di soprusi psicologici e fisici<br />
un conflitto che si può risolvere con una negoziazione, in quanto c’è un abuso della fiducia che la donna ha riposto nell’uomo e una negazione del dialogo.<br />
Alla base della relazione violenta ci sono due strategie adottate dall’uomo:</p>
<p>l’isolamento, ovvero l’allontanamento della donna dalle sue reti familiari, amicali e lavorative<br />
il controllo, che consiste nel controllare qualsiasi cosa faccia la donna.<br />
Una volta che la donna è isolata e controllata inizia un ciclo detto della violenza che ha tra fasi:</p>
<p>salire della tensione: l’uomo si arrabbia e la “donna cammina sulle uova” e cerca di evitare l’esplosione violenta<br />
episodio violento:l’uomo aggredisce la donna. Le prime volte sono soprusi verbali che possono intensificarsi in una escalation e portare a gravi conseguenze fisiche<br />
luna di miele:l’uomo dichiara di pentirsi e che cambierà ma nello stesso non si assume la responsabilità della violenza e la scarica su fattori esterni: problemi di lavoro, la donna che non sa gestire i figli, etc.</p>
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		<title>Di: marco</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=2960#comment-10994</link>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Apr 2013 10:06:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[la legislazione è indispensabile, tuttavia è in primo luogo necessario un cambio di mentalità.
Bisogna ri-porre l&#039;essere umano è le sue necessità in un discorso di interdipendenze.
Gli ultimi 20 anni hanno cresciuto diverse generazioni, nell&#039;idea che il più forte, il più aggressivo finanche il più violento, ottiene ciò che vuole, senza curarsi degli altri.
Guerre, femminicidi, bullismi, razzismi sono facce della stessa medaglia che portano il marchio dei valori di una società che ha elevato la competitività e l&#039;individualismo a massimi sistemi.
Dovremmo in primo luogo recuperare la solidarietà e il sentire il torto subito da altri, specie i più deboli, come un torto verso noi stessi se vogliamo cambiare le cose.
Tutte le leggi fatte senza questa rieducazione saranno solo lettera morta.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>la legislazione è indispensabile, tuttavia è in primo luogo necessario un cambio di mentalità.<br />
Bisogna ri-porre l&#8217;essere umano è le sue necessità in un discorso di interdipendenze.<br />
Gli ultimi 20 anni hanno cresciuto diverse generazioni, nell&#8217;idea che il più forte, il più aggressivo finanche il più violento, ottiene ciò che vuole, senza curarsi degli altri.<br />
Guerre, femminicidi, bullismi, razzismi sono facce della stessa medaglia che portano il marchio dei valori di una società che ha elevato la competitività e l&#8217;individualismo a massimi sistemi.<br />
Dovremmo in primo luogo recuperare la solidarietà e il sentire il torto subito da altri, specie i più deboli, come un torto verso noi stessi se vogliamo cambiare le cose.<br />
Tutte le leggi fatte senza questa rieducazione saranno solo lettera morta.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: piero</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=2960#comment-10991</link>
		<dc:creator>piero</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Apr 2013 09:58:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dall&#039;Iran la storia di Ameneh, una ragazza accecata e sfregiata nel 2004 da un uomo respinto. Sette anni dopo ha graziato il suo aggressore che secondo la giustizia iraniana doveva essere a sua volta accecato con l&#039;acido. Servizio di Lucia Goracci. Tratto da Tg3 del 31/07/2011

http://www.youtube.com/watch?v=iO4s1p70Nzw]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dall&#8217;Iran la storia di Ameneh, una ragazza accecata e sfregiata nel 2004 da un uomo respinto. Sette anni dopo ha graziato il suo aggressore che secondo la giustizia iraniana doveva essere a sua volta accecato con l&#8217;acido. Servizio di Lucia Goracci. Tratto da Tg3 del 31/07/2011</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=iO4s1p70Nzw" rel="nofollow">http://www.youtube.com/watch?v=iO4s1p70Nzw</a></p>
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