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	<title>Commenti a: La resistenza permanente delle donne</title>
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		<title>Di: Qtar</title>
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		<dc:creator>Qtar</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Apr 2013 20:45:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cina: donna spedita in un campo di lavoro. Chiedeva pene severe per chi le violentò la figlia
L&#039;accusa nei suoi confronti è stata quella di &quot;grave disturbo all&#039;ordine sociale e impatto negativo sulla società&quot;.

Una donna cinese è stata spedita in un campo di lavoro per la rieducazione per aver condotto una campagna in cui chiedeva pene più severe per chi aveva violentato la figlia e l&#039;aveva costretta a prostituirsi. E&#039; la storia che si legge tra le righe del lancio dell&#039;agenzia ufficiale Nuova Cina che riporta la notizia che oggi tribunale della provincia di Hunan ha negato il ricorso presentato da Tang Hui contro la commissione di Yongzhou che l&#039;aveva mandata in un campo di lavoro con l&#039;accusa di “grave disturbo all&#039;ordine sociale e impatto negativo sulla società”.

Ma quale è stata la grave colpa della donna? Quella di aver protestato, lo scorso agosto, di fronte agli edifici governativi contro le sentenze ritenute troppo lievi per i violentatori della figlia. La donna era stata condannata a 18 mesi di lavori forzati, ma è stata rilasciata dopo otto giorni a seguito di quello che la Nuova Cina definisce “una protesta pubblica per il suo rilascio”. Ora la donna ha contestato in aula quella decisione di mandarla al campo di lavoro, affermando che si è trattata di una violazione della sua libertà personale. Ed ha annunciato – conclude ancora l&#039;agenzia cinese – ricorso contro la decisione dei giudici di negarle il risarcimento chiesto di 1. 463.85 yuan, l&#039;equivalente di 234 dollari.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cina: donna spedita in un campo di lavoro. Chiedeva pene severe per chi le violentò la figlia<br />
L&#8217;accusa nei suoi confronti è stata quella di &#8220;grave disturbo all&#8217;ordine sociale e impatto negativo sulla società&#8221;.</p>
<p>Una donna cinese è stata spedita in un campo di lavoro per la rieducazione per aver condotto una campagna in cui chiedeva pene più severe per chi aveva violentato la figlia e l&#8217;aveva costretta a prostituirsi. E&#8217; la storia che si legge tra le righe del lancio dell&#8217;agenzia ufficiale Nuova Cina che riporta la notizia che oggi tribunale della provincia di Hunan ha negato il ricorso presentato da Tang Hui contro la commissione di Yongzhou che l&#8217;aveva mandata in un campo di lavoro con l&#8217;accusa di “grave disturbo all&#8217;ordine sociale e impatto negativo sulla società”.</p>
<p>Ma quale è stata la grave colpa della donna? Quella di aver protestato, lo scorso agosto, di fronte agli edifici governativi contro le sentenze ritenute troppo lievi per i violentatori della figlia. La donna era stata condannata a 18 mesi di lavori forzati, ma è stata rilasciata dopo otto giorni a seguito di quello che la Nuova Cina definisce “una protesta pubblica per il suo rilascio”. Ora la donna ha contestato in aula quella decisione di mandarla al campo di lavoro, affermando che si è trattata di una violazione della sua libertà personale. Ed ha annunciato – conclude ancora l&#8217;agenzia cinese – ricorso contro la decisione dei giudici di negarle il risarcimento chiesto di 1. 463.85 yuan, l&#8217;equivalente di 234 dollari.</p>
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