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	<title>Commenti a: Scuola e cultura, Italia maglia nera Triste primato insieme alla Grecia</title>
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		<title>Di: Rublo</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=2535#comment-9648</link>
		<dc:creator>Rublo</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Apr 2013 18:48:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ai tempi di mio padre si osannava al 6 politico ... (e intanto bocciavano)
i signori del 68 sono ancora dentro le università a far politica e niente studio 
altri signori &quot;di classe&quot; te li ritrovi in televisione o su giornali di &quot;culto&quot; a predire il futuro
i professori si prendono a sberle ..
le scuole si occupano quasi sempre per cazzate
fra poco il diploma te lo spediranno a casa ..
cosi tu coglione che hai studiato davvero potrai dire al mondo ... ma quanto sono stato stupido.

Entrate in una scuola pubblica ... e uscirete di corsa .... altro che presa di coscienza ..
presa per il culo ..ecco cosa ci è rimasto.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ai tempi di mio padre si osannava al 6 politico &#8230; (e intanto bocciavano)<br />
i signori del 68 sono ancora dentro le università a far politica e niente studio<br />
altri signori &#8220;di classe&#8221; te li ritrovi in televisione o su giornali di &#8220;culto&#8221; a predire il futuro<br />
i professori si prendono a sberle ..<br />
le scuole si occupano quasi sempre per cazzate<br />
fra poco il diploma te lo spediranno a casa ..<br />
cosi tu coglione che hai studiato davvero potrai dire al mondo &#8230; ma quanto sono stato stupido.</p>
<p>Entrate in una scuola pubblica &#8230; e uscirete di corsa &#8230;. altro che presa di coscienza ..<br />
presa per il culo ..ecco cosa ci è rimasto.</p>
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		<title>Di: Giulio Tiradritti</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=2535#comment-9615</link>
		<dc:creator>Giulio Tiradritti</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Apr 2013 14:15:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La verità è che la scolarizzazione non coincide con la cultura.Adesso in Italia molti studiano, quasi per necessità indotta e non per convinzione. Dico questo perché non è obbligatorio prendersi un diploma o una laurea, non è che ti stanno dietro, come sul Carso, con il fucile puntato. La triste considerazione è che la cultura in questo paese è declinata negli ultimi venti anni, poiché alla base c&#039;è il declino di due materie umanistiche fondamentali: la storia e la geografia. Io che sono Perito Industriale, con alcune specializzazioni, mi confronto con gente che studia scienze politiche che non sa niente della guerra, del 25 aprile, del 2 giugno ecc.; che non sa quali sono le regioni d&#039;Italia, le province, i monti, i mari, i fiumi. Un diplomato degli anni cinquanta sta molto sopra, anche nelle materie tecniche, ad un laureato di adesso. Di chi è la responsabilità di tutto ciò? Anche della sinistra, che si accontentata, secondo l&#039;ideale del pubblico accessibile a tutti, che anche chi non meritava doveva andare avanti. In questo modo, ciò è andato a discapito della qualità, e cosa più importante, dell&#039;educazione. La scuola deve essere pubblica, ma chi ci va ci deve andare rispettando i professori e gli altri studenti. Siamo arrivati ad un punto che se uno studente dà uno schiaffo ad un professore, è il professore che deve chiedere scusa, se no prende i schiaffi anche dai genitori dello studente.In questo la sinistra ha grosse responsabilità. Non è giusto infatti dare un servizio pubblico senza però non esigere, da chi ne riceve il servizio,il rispetto di quel servizio stesso. Un esempio banale, si parla tanto di Riforma Gelmini, come se avesse fatto dei disastri insormontabili. Ma per fare dei corsi post-diploma che durano un anno, che specializzano dal punto di vista tecnico, come un compromesso tra un corso universitario e un profilo tecnico, ci voleva per forza la Gelmini? La sinistra non era capace a farlo? Sembra di no.Uno dei motivi per cui abbiamo anche la disoccupazione è che l&#039;operaio italiano è più ignorante rispetto ad operai di altri paesi, si adatta cioè di meno ad aggiornarsi, a studiare, quando invece la cultura e la conoscenza, anche da autodidatta, è la salvezza dell&#039;essere umano, perché lo studio per il miglioramento coincide con la pace. Invece, dentro gli stabilimenti, dentro le fabbriche, gli operai parlano solamente o di pallone, o di caccia, altri argomenti non vengono citati, solamente quando si parla di denaro, ma in funzione individuale, non collettiva.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La verità è che la scolarizzazione non coincide con la cultura.Adesso in Italia molti studiano, quasi per necessità indotta e non per convinzione. Dico questo perché non è obbligatorio prendersi un diploma o una laurea, non è che ti stanno dietro, come sul Carso, con il fucile puntato. La triste considerazione è che la cultura in questo paese è declinata negli ultimi venti anni, poiché alla base c&#8217;è il declino di due materie umanistiche fondamentali: la storia e la geografia. Io che sono Perito Industriale, con alcune specializzazioni, mi confronto con gente che studia scienze politiche che non sa niente della guerra, del 25 aprile, del 2 giugno ecc.; che non sa quali sono le regioni d&#8217;Italia, le province, i monti, i mari, i fiumi. Un diplomato degli anni cinquanta sta molto sopra, anche nelle materie tecniche, ad un laureato di adesso. Di chi è la responsabilità di tutto ciò? Anche della sinistra, che si accontentata, secondo l&#8217;ideale del pubblico accessibile a tutti, che anche chi non meritava doveva andare avanti. In questo modo, ciò è andato a discapito della qualità, e cosa più importante, dell&#8217;educazione. La scuola deve essere pubblica, ma chi ci va ci deve andare rispettando i professori e gli altri studenti. Siamo arrivati ad un punto che se uno studente dà uno schiaffo ad un professore, è il professore che deve chiedere scusa, se no prende i schiaffi anche dai genitori dello studente.In questo la sinistra ha grosse responsabilità. Non è giusto infatti dare un servizio pubblico senza però non esigere, da chi ne riceve il servizio,il rispetto di quel servizio stesso. Un esempio banale, si parla tanto di Riforma Gelmini, come se avesse fatto dei disastri insormontabili. Ma per fare dei corsi post-diploma che durano un anno, che specializzano dal punto di vista tecnico, come un compromesso tra un corso universitario e un profilo tecnico, ci voleva per forza la Gelmini? La sinistra non era capace a farlo? Sembra di no.Uno dei motivi per cui abbiamo anche la disoccupazione è che l&#8217;operaio italiano è più ignorante rispetto ad operai di altri paesi, si adatta cioè di meno ad aggiornarsi, a studiare, quando invece la cultura e la conoscenza, anche da autodidatta, è la salvezza dell&#8217;essere umano, perché lo studio per il miglioramento coincide con la pace. Invece, dentro gli stabilimenti, dentro le fabbriche, gli operai parlano solamente o di pallone, o di caccia, altri argomenti non vengono citati, solamente quando si parla di denaro, ma in funzione individuale, non collettiva.</p>
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		<title>Di: Giulio Tiradritti</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=2535#comment-9614</link>
		<dc:creator>Giulio Tiradritti</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Apr 2013 14:13:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La verità è che la scolarizzazione non coincide con la cultura.Adesso in Italia molti studiano, quasi per necessità indotta e non per convinzione. Dico questo perché non è obbligatorio prendersi un diploma o una laurea, non è che ti stanno dietro, come sul Carso, con il fucile puntato. La triste considerazione è che la cultura in questo paese è declinata negli ultimi venti anni, poiché alla base c&#039;è il declino di due materie umanistiche fondamentali: la storia e la geografia. Io che sono Perito Industriale, con alcune specializzazioni, mi confronto con gente che studia scienze politiche che non sa niente della guerra, del 25 aprile, del 2 giugno ecc.; che non sa quali sono le regioni d&#039;Italia, le province, i monti, i mari, i fiumi. Un diplomato degli anni cinquanta sta molto sopra, anche nelle materie tecniche, ad un laureato di adesso. Di chi è la responsabilità di tutto ciò? Anche della sinistra, che si accontentata, secondo l&#039;ideale del pubblico accessibile a tutti, che anche chi non meritava doveva andare avanti. In questo modo, ciò è andato a discapito della qualità, e cosa più importante, dell&#039;educazione. La scuola deve essere pubblica, ma chi ci va ci deve andare rispettando i professori e gli altri studenti. Siamo arrivati ad un punto che se uno studente dà uno schiaffo ad un professore, è il professore che deve chiedere scusa, se no prende i schiaffi anche dai genitori dello studente.In questo la sinistra ha grosse responsabilità. Non è giusto infatti dare un servizio pubblico senza però non esigere, da chi ne riceve il servizio, di quel servizio stesso. Un esempio banale, si parla tanto di Riforma Gelmini, come se avesse fatto dei disastri insormontabili. Ma per fare dei corsi post-diploma che durano un anno, che specializzano dal punto di vista tecnico, come un compromesso tra un corso universitario e un profilo tecnico, ci voleva per forza la Gelmini? La sinistra non era capace a farlo? Sembra di no.Uno dei motivi per cui abbiamo anche la disoccupazione è che l&#039;operaio italiano è più ignorante rispetto ad operai di altri paesi, si adatta cioè di meno ad aggiornarsi, a studiare, quando invece la cultura e la conoscenza, anche da autodidatta, è la salvezza dell&#039;essere umano, perché lo studio per il miglioramento coincide con la pace. Invece, dentro gli stabilimenti, dentro le fabbriche, gli operai parlano solamente o di pallone, o di caccia, altri argomenti non vengono citati, solamente quando si parla di denaro, ma in funzione individuale, non collettiva.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La verità è che la scolarizzazione non coincide con la cultura.Adesso in Italia molti studiano, quasi per necessità indotta e non per convinzione. Dico questo perché non è obbligatorio prendersi un diploma o una laurea, non è che ti stanno dietro, come sul Carso, con il fucile puntato. La triste considerazione è che la cultura in questo paese è declinata negli ultimi venti anni, poiché alla base c&#8217;è il declino di due materie umanistiche fondamentali: la storia e la geografia. Io che sono Perito Industriale, con alcune specializzazioni, mi confronto con gente che studia scienze politiche che non sa niente della guerra, del 25 aprile, del 2 giugno ecc.; che non sa quali sono le regioni d&#8217;Italia, le province, i monti, i mari, i fiumi. Un diplomato degli anni cinquanta sta molto sopra, anche nelle materie tecniche, ad un laureato di adesso. Di chi è la responsabilità di tutto ciò? Anche della sinistra, che si accontentata, secondo l&#8217;ideale del pubblico accessibile a tutti, che anche chi non meritava doveva andare avanti. In questo modo, ciò è andato a discapito della qualità, e cosa più importante, dell&#8217;educazione. La scuola deve essere pubblica, ma chi ci va ci deve andare rispettando i professori e gli altri studenti. Siamo arrivati ad un punto che se uno studente dà uno schiaffo ad un professore, è il professore che deve chiedere scusa, se no prende i schiaffi anche dai genitori dello studente.In questo la sinistra ha grosse responsabilità. Non è giusto infatti dare un servizio pubblico senza però non esigere, da chi ne riceve il servizio, di quel servizio stesso. Un esempio banale, si parla tanto di Riforma Gelmini, come se avesse fatto dei disastri insormontabili. Ma per fare dei corsi post-diploma che durano un anno, che specializzano dal punto di vista tecnico, come un compromesso tra un corso universitario e un profilo tecnico, ci voleva per forza la Gelmini? La sinistra non era capace a farlo? Sembra di no.Uno dei motivi per cui abbiamo anche la disoccupazione è che l&#8217;operaio italiano è più ignorante rispetto ad operai di altri paesi, si adatta cioè di meno ad aggiornarsi, a studiare, quando invece la cultura e la conoscenza, anche da autodidatta, è la salvezza dell&#8217;essere umano, perché lo studio per il miglioramento coincide con la pace. Invece, dentro gli stabilimenti, dentro le fabbriche, gli operai parlano solamente o di pallone, o di caccia, altri argomenti non vengono citati, solamente quando si parla di denaro, ma in funzione individuale, non collettiva.</p>
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		<title>Di: Rublo</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=2535#comment-9458</link>
		<dc:creator>Rublo</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Apr 2013 09:16:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[infatti in Italia hanno &quot;investito&quot; sui bidelli e non sulla cultura.
Grazie CGIL!]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>infatti in Italia hanno &#8220;investito&#8221; sui bidelli e non sulla cultura.<br />
Grazie CGIL!</p>
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		<title>Di: Qtar</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=2535#comment-9455</link>
		<dc:creator>Qtar</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Apr 2013 09:08:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[SCUOLA
Abbiamo una scuola elementare tra le migliori a livello europee. Batte l&#039;Inghilterra, la Germania e persino la talentuosa Francia. A dieci anni i bambini da Milano a Palermo da Trieste a Roma sono più o meno allo stesso (buon) livello. Poi lo «spread» s&#039;impenna. Le medie diventano un «buco nero» dove i quindicenni italiani scendono a capofitto in fondo alla classifica. Ultimi in Europa e ultimi anche se confrontati con gli Stati Uniti.
Questione di soldi? Niente affatto. L&#039;Italia sborsa anche di più di altri paesi europei. Anzi. In Italia la spesa per ogni bambino è tra le più alte d&#039;Europa. In soldoni, 8.669 dollari all&#039;anno contro la media europea di 7.762 (dollari all&#039;anno). In Francia spendono molto meno (6.373) così come in Spagna (6.619) e in Germania (7.466). Investimenti che a quanto pare fruttano ben poco, perché poi la dispersione scolastica è tra le più alte e (dato del 2010) il 45 per cento degli italiani ha fatto al massimo la terza media e i dirigenti con una laurea sono neanche 2 su 10 contro l&#039;89 per cento della Francia.

Non potevano dunque trovare titolo migliore la Fondazione Rocca e l&#039;associazione Treelle alla corposa ricerca «I numeri da cambiare. Scuola, università e ricerca». Sono 160 pagine di cifre, tabelle, grafici che il 2 ottobre saranno il punto di partenza per un confronto col ministro Profumo al quale parteciperanno anche gli ex ministri dell&#039;istruzione Gelmini e Berlinguer. Molti numeri e pochi giri di parole per dire in buona sostanza che «la scuola italiana non ha bisogno di più soldi semmai di diverse regole nella formazione e nel reclutamento di insegnanti e dirigenti», ha spiegato Attilio Oliva, presidente di Treelle. 
«Da anni si racconta che la scuola non ha soldi. Una bugia» tuona Oliva snocciolando i dati. In Italia c&#039;è un insegnante ogni 11,3 alunni contro i 21,5 della Francia e i 12,6 tedeschi tanto per citare due esempi. Un numero enorme, circa 130mila insegnanti in più. «Si è data maggiore attenzione all&#039;occupazione che non alla qualità della scuola», commenta Oliva. Così poi non stupisce se la retribuzione oraria dei nostri prof è praticamente la metà di quella dei colleghi tedeschi. Troppi precari sintetizza la ricerca e guarda caso il 21 per cento concentrati proprio nelle scuole medie dove tra l&#039;altro si conta anche il numero maggiore dei professori più vecchi. Ai nostri 650mila insegnanti vanno aggiunti poi anche i quasi 100mila docenti di sostegno che «fanno un numero che non ha paragoni in Europa», spiega ancora Oliva.

«Si è data maggiore attenzione all&#039;occupazione che non alla qualità della scuola», molti insegnati confondono il dialetto con l&#039;italiano, sentire &quot;icxete&quot; o &quot;iupselon&quot; per x o y fa un enorme differenza e crea i presupposti per un impoverimento della stessa lingua.

BIDELLI
&quot;Dunque, la precisazione che urge: i carabinieri in servizio in Italia sono circa 118.000, dislocati su circa 4.600 caserme presenti sul territorio. I bidelli, invece, non sono affatto «quasi duecentomila». I dati del Ministero (quello governato e diretto dalla Gelmini medesima) parlano di 167.000 addetti: che è una cifra cospicua, ma che io stenterei a definire «quasi duecentomila». Ma, in ogni caso, attenzione: addetti non significa bidelli, perché la dicitura «addetti» comprende anche i tecnici di laboratorio, il personale di segreteria, gli impiegati e finanche i dirigenti dei servizi dell’amministrazione scolastica: tutto il personale «non docente», insomma. Ma una segretaria o un tecnico di laboratorio non sono bidelli, ovviamente.

I quali bidelli (collaboratori scolastici, si dice) sono in realtà 112.000, vale a dire un poco di meno dei carabinieri (meno, meno...).          
E cioè, visto che le scuole censite sul territorio sono quasi 45.000, circa 2,5 bidelli per scuola&quot;

Il numero di bidelli italiano è percentualmente superiore a quello di qualsiasi paese del mondo.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>SCUOLA<br />
Abbiamo una scuola elementare tra le migliori a livello europee. Batte l&#8217;Inghilterra, la Germania e persino la talentuosa Francia. A dieci anni i bambini da Milano a Palermo da Trieste a Roma sono più o meno allo stesso (buon) livello. Poi lo «spread» s&#8217;impenna. Le medie diventano un «buco nero» dove i quindicenni italiani scendono a capofitto in fondo alla classifica. Ultimi in Europa e ultimi anche se confrontati con gli Stati Uniti.<br />
Questione di soldi? Niente affatto. L&#8217;Italia sborsa anche di più di altri paesi europei. Anzi. In Italia la spesa per ogni bambino è tra le più alte d&#8217;Europa. In soldoni, 8.669 dollari all&#8217;anno contro la media europea di 7.762 (dollari all&#8217;anno). In Francia spendono molto meno (6.373) così come in Spagna (6.619) e in Germania (7.466). Investimenti che a quanto pare fruttano ben poco, perché poi la dispersione scolastica è tra le più alte e (dato del 2010) il 45 per cento degli italiani ha fatto al massimo la terza media e i dirigenti con una laurea sono neanche 2 su 10 contro l&#8217;89 per cento della Francia.</p>
<p>Non potevano dunque trovare titolo migliore la Fondazione Rocca e l&#8217;associazione Treelle alla corposa ricerca «I numeri da cambiare. Scuola, università e ricerca». Sono 160 pagine di cifre, tabelle, grafici che il 2 ottobre saranno il punto di partenza per un confronto col ministro Profumo al quale parteciperanno anche gli ex ministri dell&#8217;istruzione Gelmini e Berlinguer. Molti numeri e pochi giri di parole per dire in buona sostanza che «la scuola italiana non ha bisogno di più soldi semmai di diverse regole nella formazione e nel reclutamento di insegnanti e dirigenti», ha spiegato Attilio Oliva, presidente di Treelle.<br />
«Da anni si racconta che la scuola non ha soldi. Una bugia» tuona Oliva snocciolando i dati. In Italia c&#8217;è un insegnante ogni 11,3 alunni contro i 21,5 della Francia e i 12,6 tedeschi tanto per citare due esempi. Un numero enorme, circa 130mila insegnanti in più. «Si è data maggiore attenzione all&#8217;occupazione che non alla qualità della scuola», commenta Oliva. Così poi non stupisce se la retribuzione oraria dei nostri prof è praticamente la metà di quella dei colleghi tedeschi. Troppi precari sintetizza la ricerca e guarda caso il 21 per cento concentrati proprio nelle scuole medie dove tra l&#8217;altro si conta anche il numero maggiore dei professori più vecchi. Ai nostri 650mila insegnanti vanno aggiunti poi anche i quasi 100mila docenti di sostegno che «fanno un numero che non ha paragoni in Europa», spiega ancora Oliva.</p>
<p>«Si è data maggiore attenzione all&#8217;occupazione che non alla qualità della scuola», molti insegnati confondono il dialetto con l&#8217;italiano, sentire &#8220;icxete&#8221; o &#8220;iupselon&#8221; per x o y fa un enorme differenza e crea i presupposti per un impoverimento della stessa lingua.</p>
<p>BIDELLI<br />
&#8220;Dunque, la precisazione che urge: i carabinieri in servizio in Italia sono circa 118.000, dislocati su circa 4.600 caserme presenti sul territorio. I bidelli, invece, non sono affatto «quasi duecentomila». I dati del Ministero (quello governato e diretto dalla Gelmini medesima) parlano di 167.000 addetti: che è una cifra cospicua, ma che io stenterei a definire «quasi duecentomila». Ma, in ogni caso, attenzione: addetti non significa bidelli, perché la dicitura «addetti» comprende anche i tecnici di laboratorio, il personale di segreteria, gli impiegati e finanche i dirigenti dei servizi dell’amministrazione scolastica: tutto il personale «non docente», insomma. Ma una segretaria o un tecnico di laboratorio non sono bidelli, ovviamente.</p>
<p>I quali bidelli (collaboratori scolastici, si dice) sono in realtà 112.000, vale a dire un poco di meno dei carabinieri (meno, meno&#8230;).<br />
E cioè, visto che le scuole censite sul territorio sono quasi 45.000, circa 2,5 bidelli per scuola&#8221;</p>
<p>Il numero di bidelli italiano è percentualmente superiore a quello di qualsiasi paese del mondo.</p>
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