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	<title>Commenti a: Bauman, Stiglitz e la ricchezza dei pochi</title>
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		<title>Di: Valerio</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=2236#comment-7777</link>
		<dc:creator>Valerio</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Mar 2013 13:39:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mi sembra che a sinistra continui a mancare la capacità di “unire i punti” e portare a compimento l’analisi. Se i meccanismi della globalizzazione e le politiche neoliberali, dettate dal cosiddetto “pensiero unico”, stanno, da tre decenni ormai, spostando ricchezza dal salario al profitto, le conseguenze non sono soltanto microeconomiche. Sono anche e soprattutto macroeconomiche. 
Se, infatti, in virtù della crescente automazione/computerizzazione dei processi produttivi, ciò che servirebbe per soddisfare i fabbisogni vitali della popolazione mondiale può essere prodotto da un numero decrescente di lavoratori, il destino ineluttabile, in uno scenario di globalizzazione, di libera circolazione dei flussi di capitale e di merci e di demografia globale fuori controllo, è una disoccupazione crescente a scala mondiale (il cosiddetto “esercito salariato di riserva” marxiano), il che implicherà una pressione crescente al ribasso sui salari dei residui lavoratori occupati a scala globale. Ne consegue che la frazione della ricchezza che, a scala globale, verrà distribuita in salario è destinata a diminuire costantemente, in uno scenario in cui la quantità di beni pro-capite che i salariati producono crescerà continuamente (in virtù della crescente automazione/computerizzazione). L’effetto di questi processi sarà una decrescita progressiva della domanda aggregata e la distruzione crescente dei capitali investiti (perché i prodotti troveranno sul mercato delle merci un potere d’acquisto progressivamente decrescente). Andando alla radice, il modo in cui, a causa dei rapporti di produzione sui quali si fonda il capitalismo, la ricchezza viene oggi distribuita (salario a una frazione decrescente della popolazione), non è più compatibile con lo sviluppo delle forze produttive (che ha raggiunto un punto di particolare accelerazione con la moderna computerizzazione, l’omologo del punto di svolta che fu raggiunto con l’avvento della macchina a vapore all’inizio della rivoluzione industriale). 
Insomma, torna sempre fuori il buon vecchio Karl Marx, anche se Stiglitz e Bauman non sembrano accorgersene e si perdono nei meandri delle loro ideologie impotenti. 
Ma se tutto ciò è vero, il compito della sinistra mondiale dovrebbe essere stringere alleanze affinché vengano adottate politiche keynesiane a scala regionale o nazionale, prima che a un compito del genere si accingano oligarchie di destra. Le politiche keynesiane, infatti, sono la tappa necessaria per evitare nuove forme di fascismo e, nel contempo, rimettere all’ordine del giorno lo smantellamento dei rapporti di produzione capitalistici. Invito a leggere un libriccino di Giovanni Mazzetti: “Ancora Keynes?! Miseria o nuovo sviluppo?”, Asterios.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sembra che a sinistra continui a mancare la capacità di “unire i punti” e portare a compimento l’analisi. Se i meccanismi della globalizzazione e le politiche neoliberali, dettate dal cosiddetto “pensiero unico”, stanno, da tre decenni ormai, spostando ricchezza dal salario al profitto, le conseguenze non sono soltanto microeconomiche. Sono anche e soprattutto macroeconomiche.<br />
Se, infatti, in virtù della crescente automazione/computerizzazione dei processi produttivi, ciò che servirebbe per soddisfare i fabbisogni vitali della popolazione mondiale può essere prodotto da un numero decrescente di lavoratori, il destino ineluttabile, in uno scenario di globalizzazione, di libera circolazione dei flussi di capitale e di merci e di demografia globale fuori controllo, è una disoccupazione crescente a scala mondiale (il cosiddetto “esercito salariato di riserva” marxiano), il che implicherà una pressione crescente al ribasso sui salari dei residui lavoratori occupati a scala globale. Ne consegue che la frazione della ricchezza che, a scala globale, verrà distribuita in salario è destinata a diminuire costantemente, in uno scenario in cui la quantità di beni pro-capite che i salariati producono crescerà continuamente (in virtù della crescente automazione/computerizzazione). L’effetto di questi processi sarà una decrescita progressiva della domanda aggregata e la distruzione crescente dei capitali investiti (perché i prodotti troveranno sul mercato delle merci un potere d’acquisto progressivamente decrescente). Andando alla radice, il modo in cui, a causa dei rapporti di produzione sui quali si fonda il capitalismo, la ricchezza viene oggi distribuita (salario a una frazione decrescente della popolazione), non è più compatibile con lo sviluppo delle forze produttive (che ha raggiunto un punto di particolare accelerazione con la moderna computerizzazione, l’omologo del punto di svolta che fu raggiunto con l’avvento della macchina a vapore all’inizio della rivoluzione industriale).<br />
Insomma, torna sempre fuori il buon vecchio Karl Marx, anche se Stiglitz e Bauman non sembrano accorgersene e si perdono nei meandri delle loro ideologie impotenti.<br />
Ma se tutto ciò è vero, il compito della sinistra mondiale dovrebbe essere stringere alleanze affinché vengano adottate politiche keynesiane a scala regionale o nazionale, prima che a un compito del genere si accingano oligarchie di destra. Le politiche keynesiane, infatti, sono la tappa necessaria per evitare nuove forme di fascismo e, nel contempo, rimettere all’ordine del giorno lo smantellamento dei rapporti di produzione capitalistici. Invito a leggere un libriccino di Giovanni Mazzetti: “Ancora Keynes?! Miseria o nuovo sviluppo?”, Asterios.</p>
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		<title>Di: Sergio Broggio</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=2236#comment-7705</link>
		<dc:creator>Sergio Broggio</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Mar 2013 07:04:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per distribuire la ricchezza non c&#039;è altro che sostituire al potere quel 1% che comanda: finanzieri, padroni di tutti i tipi. Con che cosa? La rivoluzione. Non è semplice ma bisogna provarci. Con le elezioni in questo sistema Borghese, non cambieremo mai niente. Solo la piazza e la grande mobilitazione sulle piazze può portare ad un cambio di regime. Costruiamo insieme un nuovo avvenire, più giusto, con più giustizia.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Per distribuire la ricchezza non c&#8217;è altro che sostituire al potere quel 1% che comanda: finanzieri, padroni di tutti i tipi. Con che cosa? La rivoluzione. Non è semplice ma bisogna provarci. Con le elezioni in questo sistema Borghese, non cambieremo mai niente. Solo la piazza e la grande mobilitazione sulle piazze può portare ad un cambio di regime. Costruiamo insieme un nuovo avvenire, più giusto, con più giustizia.</p>
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