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	<title>Commenti a: Ecco come l’Europa cancellò il debito della Germania</title>
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		<title>Di: Ettore</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=17277#comment-62972</link>
		<dc:creator>Ettore</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2015 17:45:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[al rogo i partiti e i loro seguaci !!!]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>al rogo i partiti e i loro seguaci !!!</p>
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		<title>Di: Mario</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=17277#comment-62971</link>
		<dc:creator>Mario</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2015 17:42:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se ho ben capito

la sintesi è questa ... azzi acidi ..ma solo per noi !!!!

Così, caro Francesco, non credo che dovremmo 
 soffrire di ritorsioni o penuria di credito se 
 uscissimo dall’euro e riducessimo i nostri debiti. 
 La cosa si ridurrebbe ad una ridistribuzione: 
 all’interno, sarebbero penalizzati pensionati e 
 detentori di risparmi («i vecchi») ma ad 
 avvantaggiarsene sarebbe «i giovani», liberati 
 dalla macina da mulino del debito da «servire», e 
 pronti a ricominciare. Personalmente, io come puoi 
 capire ne sarei danneggiato; ma il prezzo mi pare 
 degno di essere pagato, per la rinascita 
 dell’Italia e delle speranze delle generazioni 
 nuove. 

  Ciò che non è degno, è venire tosati e indebitati 
 per pagare gli stipendi a questa cosiddetta classe 
 dirigente. Perché questo è il punto: una volta 
 liberatici dell’euro e del debito, non ci siamo 
 liberati delle categorie che hanno prodotto questo 
 indebitamento. E che ci indebiterebbero ancora per 
 le «spese correnti», ossia per stipendiare se 
 stessi e le proprie lobbies e cosche che li 
 tengono al potere, pagandosi con soldi che non 
 hanno, perché l’economia non li produce. In una 
 parola: lorsignori che vivono al disopra dei 
 nostri mezzi, e che – come dimostrano – non hanno 
 alcuna intenzione di ridurre il loro «stile di 
 vita».]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Se ho ben capito</p>
<p>la sintesi è questa &#8230; azzi acidi ..ma solo per noi !!!!</p>
<p>Così, caro Francesco, non credo che dovremmo<br />
 soffrire di ritorsioni o penuria di credito se<br />
 uscissimo dall’euro e riducessimo i nostri debiti.<br />
 La cosa si ridurrebbe ad una ridistribuzione:<br />
 all’interno, sarebbero penalizzati pensionati e<br />
 detentori di risparmi («i vecchi») ma ad<br />
 avvantaggiarsene sarebbe «i giovani», liberati<br />
 dalla macina da mulino del debito da «servire», e<br />
 pronti a ricominciare. Personalmente, io come puoi<br />
 capire ne sarei danneggiato; ma il prezzo mi pare<br />
 degno di essere pagato, per la rinascita<br />
 dell’Italia e delle speranze delle generazioni<br />
 nuove. </p>
<p>  Ciò che non è degno, è venire tosati e indebitati<br />
 per pagare gli stipendi a questa cosiddetta classe<br />
 dirigente. Perché questo è il punto: una volta<br />
 liberatici dell’euro e del debito, non ci siamo<br />
 liberati delle categorie che hanno prodotto questo<br />
 indebitamento. E che ci indebiterebbero ancora per<br />
 le «spese correnti», ossia per stipendiare se<br />
 stessi e le proprie lobbies e cosche che li<br />
 tengono al potere, pagandosi con soldi che non<br />
 hanno, perché l’economia non li produce. In una<br />
 parola: lorsignori che vivono al disopra dei<br />
 nostri mezzi, e che – come dimostrano – non hanno<br />
 alcuna intenzione di ridurre il loro «stile di<br />
 vita».</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Urluk</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=17277#comment-62970</link>
		<dc:creator>Urluk</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2015 17:40:05 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=17277#comment-62970</guid>
		<description><![CDATA[La Germania farebbe meglio ad accettare grosse 
 riduzioni dei debiti in un colpo solo, 
 accettandone le perdite, anziché tirare in lungo 
 con aggiustamenti e «tolleranze» che non risolvono 
 il problema. Anche se aderisse a qualche 
 mutualizzazione del debito europeo (cosa che non 
 vuole) la Germania non farebbe che dissanguare la 
 sua economia. Meglio «una botta e via»: fallimenti 
 e poi si ricomincia. 

  Ostacolare tale soluzione, come fanno i tedeschi, 
 finirà per aggravare anche loro, il loro 
 indebitamento e la loro propria crisi demografica. 
 Certo è dura per i creditori, specie se sono di 
 vedute ristrette (o se sono creditori poveri, come 
 i pensionati o i piccoli risparmiatori): ma quando 
 il debito è al livello mai raggiunto negli ultimi 
 200 anni, non c’è altra cura da accettare che 
 questa: default, più alta inflazione e persino 
 tasse sui risparmi. Già perché tutta la cura 
 consiste, in fondo, in una confisca parziale dei 
 risparmi, magari non con prelievo fiscale diretto 
 e palese, ma con inflazione non compensata da 
 interessi in crescita. Anche così i Paesi si 
 liberarono del debito enorme accumulato nella 
 seconda guerra mondiale: in Italia, per vari anni 
 dopo il conflitto, i tassi d’interesse reali 
 furono negativi per -5%; in Gran Bretagna (ed Usa) 
 fra il -2 e il -4%.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La Germania farebbe meglio ad accettare grosse<br />
 riduzioni dei debiti in un colpo solo,<br />
 accettandone le perdite, anziché tirare in lungo<br />
 con aggiustamenti e «tolleranze» che non risolvono<br />
 il problema. Anche se aderisse a qualche<br />
 mutualizzazione del debito europeo (cosa che non<br />
 vuole) la Germania non farebbe che dissanguare la<br />
 sua economia. Meglio «una botta e via»: fallimenti<br />
 e poi si ricomincia. </p>
<p>  Ostacolare tale soluzione, come fanno i tedeschi,<br />
 finirà per aggravare anche loro, il loro<br />
 indebitamento e la loro propria crisi demografica.<br />
 Certo è dura per i creditori, specie se sono di<br />
 vedute ristrette (o se sono creditori poveri, come<br />
 i pensionati o i piccoli risparmiatori): ma quando<br />
 il debito è al livello mai raggiunto negli ultimi<br />
 200 anni, non c’è altra cura da accettare che<br />
 questa: default, più alta inflazione e persino<br />
 tasse sui risparmi. Già perché tutta la cura<br />
 consiste, in fondo, in una confisca parziale dei<br />
 risparmi, magari non con prelievo fiscale diretto<br />
 e palese, ma con inflazione non compensata da<br />
 interessi in crescita. Anche così i Paesi si<br />
 liberarono del debito enorme accumulato nella<br />
 seconda guerra mondiale: in Italia, per vari anni<br />
 dopo il conflitto, i tassi d’interesse reali<br />
 furono negativi per -5%; in Gran Bretagna (ed Usa)<br />
 fra il -2 e il -4%.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Urluk</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=17277#comment-62969</link>
		<dc:creator>Urluk</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2015 17:39:04 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=17277#comment-62969</guid>
		<description><![CDATA[Tutte le economie avanzate sono stra-indebitate: 
 fra pubblico e privato, il loro debito supera il 
 250% del Pil; le economie emergenti al contrario 
 stanno riducendo il loro debito. 

  Il denaro in prestito irriga gli investimenti e i 
 consumi, e dunque favorisce la crescita, fino ad 
 un certo livello (che i due economisti valutano 
 attorno al 90% del Pil); quando il denaro prestato 
 supera quella soglia, al contrario, ostacola la 
 crescita, la rallenta e infine la impedisce. È 
 nell’interesse dei creditori, a quel punto, 
 accettare una ristrutturazione del debito, per 
 rimettere in moto il motore collettivo]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Tutte le economie avanzate sono stra-indebitate:<br />
 fra pubblico e privato, il loro debito supera il<br />
 250% del Pil; le economie emergenti al contrario<br />
 stanno riducendo il loro debito. </p>
<p>  Il denaro in prestito irriga gli investimenti e i<br />
 consumi, e dunque favorisce la crescita, fino ad<br />
 un certo livello (che i due economisti valutano<br />
 attorno al 90% del Pil); quando il denaro prestato<br />
 supera quella soglia, al contrario, ostacola la<br />
 crescita, la rallenta e infine la impedisce. È<br />
 nell’interesse dei creditori, a quel punto,<br />
 accettare una ristrutturazione del debito, per<br />
 rimettere in moto il motore collettivo</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Urluk</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=17277#comment-62968</link>
		<dc:creator>Urluk</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2015 17:38:27 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=17277#comment-62968</guid>
		<description><![CDATA[La «generosità» serviva – come il condono dei 
 debiti, il Giubileo, prescritto nella Bibbia – a 
 rimettere in moto il gioco economico-finanziario. 
 Le pedine rimesse alle caselle di partenza, i 
 debitori tornavano a potersi indebitare, e 
 ricominciava la partita. 

  È proprio quello che due economisti di Harvard, 
 Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff, in uno studio 
 per il Fondo Monetario, consigliano all’Europa: 
 una serie di generose sforbiciate ai debiti 
 pubblici, ristrutturazioni concordate, «condoni 
 stile anni ’30». I debiti dei Paesi europei – anzi 
 di tutti i Paesi sviluppati – dicono i due 
 professori, sono ad un livello mai visto nei due 
 secoli precedenti. Non v’è alcuna possibilità che 
 tale debito venga onorato.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La «generosità» serviva – come il condono dei<br />
 debiti, il Giubileo, prescritto nella Bibbia – a<br />
 rimettere in moto il gioco economico-finanziario.<br />
 Le pedine rimesse alle caselle di partenza, i<br />
 debitori tornavano a potersi indebitare, e<br />
 ricominciava la partita. </p>
<p>  È proprio quello che due economisti di Harvard,<br />
 Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff, in uno studio<br />
 per il Fondo Monetario, consigliano all’Europa:<br />
 una serie di generose sforbiciate ai debiti<br />
 pubblici, ristrutturazioni concordate, «condoni<br />
 stile anni ’30». I debiti dei Paesi europei – anzi<br />
 di tutti i Paesi sviluppati – dicono i due<br />
 professori, sono ad un livello mai visto nei due<br />
 secoli precedenti. Non v’è alcuna possibilità che<br />
 tale debito venga onorato.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Bantuk</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=17277#comment-62967</link>
		<dc:creator>Bantuk</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2015 17:34:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[h t t p : / / cronologia . leonardo . it / marshal / marsh00 . htm

leggere, capire, localizzarsi e poi discutere del resto del sistema solare.

not is so hard :)]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>h t t p : / / cronologia . leonardo . it / marshal / marsh00 . htm</p>
<p>leggere, capire, localizzarsi e poi discutere del resto del sistema solare.</p>
<p>not is so hard <img src='http://www.rifondazione.it/primapagina/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Urluk</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=17277#comment-62966</link>
		<dc:creator>Urluk</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2015 17:31:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Perché lo fecero gli americani? Perché erano 
 altruisti? Erano diventati buoni samaritani? No. 
 Lo fecero a loro proprio vantaggio. Per tre 
 motivi: primo, il peso del debito nelle nazioni 
 europee le schiacciava, l’immane prelievo 
 (interessi più ratei) sottraeva risorse alle loro 
 economie (investimenti, commercio e consumi), che 
 segnavano il passo o erano in recessione, sicché 
 anche la finanza americana non aveva più niente da 
 guadagnare da una simile paralisi. Secondo: in 
 ogni caso, presto o tardi gli Stati 
 ultra-indebitati avrebbero fatto default e 
 ripudiato il debito, sicché la superpotenza 
 creditrice e la sua finanza avrebbero comunque 
 subito una perdita maggiore. Terzo (ma non 
 ultimo), la finanza americana aveva già lucrato 
 abbastanza dal decennio di interessi riscossi, per 
 poter essere generosa. Si aggiunga che gli stessi 
 Stati Uniti imposero ai propri creditori una 
 sforbiciata sul loro debito, quando uscirono dal 
 Gold Standard: un alleviamento pari al 16% del Pil 
 americano.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Perché lo fecero gli americani? Perché erano<br />
 altruisti? Erano diventati buoni samaritani? No.<br />
 Lo fecero a loro proprio vantaggio. Per tre<br />
 motivi: primo, il peso del debito nelle nazioni<br />
 europee le schiacciava, l’immane prelievo<br />
 (interessi più ratei) sottraeva risorse alle loro<br />
 economie (investimenti, commercio e consumi), che<br />
 segnavano il passo o erano in recessione, sicché<br />
 anche la finanza americana non aveva più niente da<br />
 guadagnare da una simile paralisi. Secondo: in<br />
 ogni caso, presto o tardi gli Stati<br />
 ultra-indebitati avrebbero fatto default e<br />
 ripudiato il debito, sicché la superpotenza<br />
 creditrice e la sua finanza avrebbero comunque<br />
 subito una perdita maggiore. Terzo (ma non<br />
 ultimo), la finanza americana aveva già lucrato<br />
 abbastanza dal decennio di interessi riscossi, per<br />
 poter essere generosa. Si aggiunga che gli stessi<br />
 Stati Uniti imposero ai propri creditori una<br />
 sforbiciata sul loro debito, quando uscirono dal<br />
 Gold Standard: un alleviamento pari al 16% del Pil<br />
 americano.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Urluk</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=17277#comment-62965</link>
		<dc:creator>Urluk</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2015 17:30:31 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=17277#comment-62965</guid>
		<description><![CDATA[Dopo la Prima Guerra Mondiale, i Paesi europei 
 affondavano nei debiti contratti con gli Stati 
 Uniti. Debiti stratosferici, che costituivano 
 palle al piede anzi macine da mulino per le 
 economie. Per anni, Italia Francia e Regno Unito 
 pagarono al creditore miliardi di interessi e 
 quote del debito. 

  Ad un certo punto, nei primi anni ’30, Washington 
 condonò i debiti di guerra degli alleati. La cifra 
 che rinunciò a reclamare dal debitore Italia era 
 enorme, pari al 19% del nostro Prodotto interno 
 lordo di allora; alla Francia, condonò il 22% del 
 Pil; alla Gran Bretagna, addirittura il 25%. È 
 come se i creditori ci condonassero, oggi, circa 
 300 miliardi di euro. Inoltre, Washington ridusse 
 le proprie pretese sulle riparazioni di guerra 
 richieste alla Germania sconfitta dal Trattato di 
 Versailles.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo la Prima Guerra Mondiale, i Paesi europei<br />
 affondavano nei debiti contratti con gli Stati<br />
 Uniti. Debiti stratosferici, che costituivano<br />
 palle al piede anzi macine da mulino per le<br />
 economie. Per anni, Italia Francia e Regno Unito<br />
 pagarono al creditore miliardi di interessi e<br />
 quote del debito. </p>
<p>  Ad un certo punto, nei primi anni ’30, Washington<br />
 condonò i debiti di guerra degli alleati. La cifra<br />
 che rinunciò a reclamare dal debitore Italia era<br />
 enorme, pari al 19% del nostro Prodotto interno<br />
 lordo di allora; alla Francia, condonò il 22% del<br />
 Pil; alla Gran Bretagna, addirittura il 25%. È<br />
 come se i creditori ci condonassero, oggi, circa<br />
 300 miliardi di euro. Inoltre, Washington ridusse<br />
 le proprie pretese sulle riparazioni di guerra<br />
 richieste alla Germania sconfitta dal Trattato di<br />
 Versailles.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Pasquale</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=17277#comment-62964</link>
		<dc:creator>Pasquale</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2015 17:26:08 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=17277#comment-62964</guid>
		<description><![CDATA[L&#039;accordo contribuì in modo significativo alla crescita del secondo dopoguerra dell&#039;economia tedesca e al riemergere della Germania come potenza mondiale economica e permise alla Germania di entrare in istituzioni economiche internazionali come la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale e l&#039;Organizzazione Mondiale del Commercio.
L&#039;accordo normava anche i debiti delle riparazioni della Seconda Guerra Mondiale e questi vennero messi in correlazione con la riunificazione tedesca (evento che nel 1953 sembrava lontano e non certo). Venne stabilito che i debiti sarebbero stati congelati fino alla riunificazione della Germania. Quando nel 1990 questo evento si verificò i suddetti debiti vennero quasi totalmente cancellati, questo per permettere al nuovo stato di gestire una costosa e difficile riunificazione.[3] Del totale rimasero operative solo delle obbligazioni per un valore di 239,4 milioni di Marchi Tedeschi che vennero pagati a rate. Il 3 ottobre 2010 la Germania terminò di rimborsare i debiti imposti dal trattato[4] con il pagamento dell&#039;ultimo debito per un importo di 69,9 milioni di euro[5].
Dopo la fine della guerra fredda, tra il 1991 e il 1998 vennero firmati degli accordi bilaterali di compensazione - simili a quelli degli anni &#039;60 con i paesi occidentali[6] - con la Polonia, la Russia, l&#039;Ucraina, la Bielorussia, l&#039;Estonia, la Lettonia e la Lituania.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;accordo contribuì in modo significativo alla crescita del secondo dopoguerra dell&#8217;economia tedesca e al riemergere della Germania come potenza mondiale economica e permise alla Germania di entrare in istituzioni economiche internazionali come la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale e l&#8217;Organizzazione Mondiale del Commercio.<br />
L&#8217;accordo normava anche i debiti delle riparazioni della Seconda Guerra Mondiale e questi vennero messi in correlazione con la riunificazione tedesca (evento che nel 1953 sembrava lontano e non certo). Venne stabilito che i debiti sarebbero stati congelati fino alla riunificazione della Germania. Quando nel 1990 questo evento si verificò i suddetti debiti vennero quasi totalmente cancellati, questo per permettere al nuovo stato di gestire una costosa e difficile riunificazione.[3] Del totale rimasero operative solo delle obbligazioni per un valore di 239,4 milioni di Marchi Tedeschi che vennero pagati a rate. Il 3 ottobre 2010 la Germania terminò di rimborsare i debiti imposti dal trattato[4] con il pagamento dell&#8217;ultimo debito per un importo di 69,9 milioni di euro[5].<br />
Dopo la fine della guerra fredda, tra il 1991 e il 1998 vennero firmati degli accordi bilaterali di compensazione &#8211; simili a quelli degli anni &#8217;60 con i paesi occidentali[6] &#8211; con la Polonia, la Russia, l&#8217;Ucraina, la Bielorussia, l&#8217;Estonia, la Lettonia e la Lituania.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Pasquale</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=17277#comment-62963</link>
		<dc:creator>Pasquale</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2015 17:25:36 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=17277#comment-62963</guid>
		<description><![CDATA[I negoziati durarono dal 27 febbraio all&#039;8 agosto 1953[1]. Il trattato, ratificato il 24 agosto 1953, impegnava il governo della Repubblica federale di Germania sotto il cancelliere Konrad Adenauer a rimborsare i debiti esterni contratti dal governo tedesco tra il 1919 e il 1945[1] ed era accoppiato al concordato sul rimborso parziale dei debiti di guerra alle tre potenze occidentali occupanti. Vennero prese in considerazione le esigenze di 70 Stati, 21 dei quali provenienti direttamente dai partecipanti ai negoziati e firmatari del contratto; i Paesi del blocco orientale non vennero coinvolti e le loro richieste furono ignorate.
Il totale in fase di negoziazione ammontava a 16 miliardi di marchi di debiti degli anni 1920 inadempiuti negli anni 1930, ma che la Germania decise di rimborsare per ristabilire la sua reputazione. Questa somma di denaro venne pagata ai governi e alle banche private di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna. Altri 16 miliardi di marchi erano rappresentati da prestiti del dopoguerra dagli Stati Uniti. Sotto la negoziazione di Hermann Josef Abs, la delegazione tedesca raggiunse un elevato livello di riduzione del debito: con l&#039;accordo di Londra infatti l&#039;importo da rimborsare fu ridotto del 50% a circa 15 miliardi di marchi e dilazionato in più di 30 anni, il che, rispetto alla rapida crescita dell&#039;economia tedesca, ha avuto un minore impatto[2].]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>I negoziati durarono dal 27 febbraio all&#8217;8 agosto 1953[1]. Il trattato, ratificato il 24 agosto 1953, impegnava il governo della Repubblica federale di Germania sotto il cancelliere Konrad Adenauer a rimborsare i debiti esterni contratti dal governo tedesco tra il 1919 e il 1945[1] ed era accoppiato al concordato sul rimborso parziale dei debiti di guerra alle tre potenze occidentali occupanti. Vennero prese in considerazione le esigenze di 70 Stati, 21 dei quali provenienti direttamente dai partecipanti ai negoziati e firmatari del contratto; i Paesi del blocco orientale non vennero coinvolti e le loro richieste furono ignorate.<br />
Il totale in fase di negoziazione ammontava a 16 miliardi di marchi di debiti degli anni 1920 inadempiuti negli anni 1930, ma che la Germania decise di rimborsare per ristabilire la sua reputazione. Questa somma di denaro venne pagata ai governi e alle banche private di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna. Altri 16 miliardi di marchi erano rappresentati da prestiti del dopoguerra dagli Stati Uniti. Sotto la negoziazione di Hermann Josef Abs, la delegazione tedesca raggiunse un elevato livello di riduzione del debito: con l&#8217;accordo di Londra infatti l&#8217;importo da rimborsare fu ridotto del 50% a circa 15 miliardi di marchi e dilazionato in più di 30 anni, il che, rispetto alla rapida crescita dell&#8217;economia tedesca, ha avuto un minore impatto[2].</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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