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	<title>Commenti a: Pesci rossi senza acqua. Siamo vivi?</title>
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		<title>Di: andrea</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=1725#comment-6240</link>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Mar 2013 12:39:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[l&#039;unico modo per uscire da questo stato vegetativo e&#039;compattare tutte le autolesionistiche microscissioni (sinistra critica,partito comunista dei lavoratori,sinistra popolare,pdci,prc)in un nuovo partito &quot;rivolta proletaria&quot;.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>l&#8217;unico modo per uscire da questo stato vegetativo e&#8217;compattare tutte le autolesionistiche microscissioni (sinistra critica,partito comunista dei lavoratori,sinistra popolare,pdci,prc)in un nuovo partito &#8220;rivolta proletaria&#8221;.</p>
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		<title>Di: pietro paolo buonocore</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=1725#comment-6239</link>
		<dc:creator>pietro paolo buonocore</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Mar 2013 12:38:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[da comunista indipendente, ex militante del PRC, volevo svolgere alcune riflessioni sulle recenti elezioni politiche e sugli esiti del comitato politico nazionale del 9 e 10 marzo u.s. Ne è venuto fuori un discorso più lungo (probabilmente troppo lungo) e indubbiamente caratterizzato da un forte tasso di criticità. Probabilmente mi guadagnerò l&#039;accusa di essere un grillo parlante, ma credetemi, l&#039;intento era soltanto quello di dare un contributo, modesto ma sincero, alla fuoriuscita dalle sabbie mobili in cui tutti ci ritroviamo.  
Il mio personale convincimento è che la sconfitta di  Rivoluzione civile,   non è frutto soltanto di gravi errori, commessi da più parti, in fase di elaborazione del progetto e poi di formazione delle liste e di gestione della campagna elettorale. Intanto, contrariamente a quanto si sostiene nel documento di maggioranza, gli errori non derivano in modo quasi esclusivo dal ritardo iniziale (peraltro, non imputabile al caso)  e dalla conseguente frettolosità delle scelte successive. Pur nel poco tempo a disposizione si poteva provare a seguire una strada diversa nel rapporto con gli altri protagonisti dell&#039;impresa, al fine di attribuire alla lista un profilo netto e coerente di forza antiliberista ed alternativa al centrosinistra, nonché  seriamente competitiva  rispetto al Movimento 5stelle. 
Ma la questione di fondo è che  le carenze di  Rivoluzione civile sono in stretta connessione con la storia del PRC. In altre parole, il risultato dimostra che il PRC, per ciò che ha fatto (e non fatto) nel corso degli anni, non è riuscito esso per primo a qualificarsi concretamente come forza almeno antiliberista, autonoma ed alternativa al centrosinistra; di conseguenza ha scarsa credibilità agli occhi delle forze sociali di riferimento e non riesce ad incidere nel tessuto sociale e politico. Un giudizio ancor più severo si dovrebbe esprimere nei confronti del PDCI, quale partner della lista Rivoluzione civile. (Per inciso, aggiungo che, guardando fuori dall&#039;orto di casa,  non si può dire che le  altre formazioni nate dalla diaspora della prima Rifondazione Comunista, o comunque di area anticapitalista, se la passino molto meglio). Piaccia o meno, la realtà è questa. 
Per quanto riguarda il PRC, oltre alle insufficienze connaturate al progetto originario, hanno pesato enormemente le “innovazioni” emerse sotto la regia di Bertinotti, a partire dal 2003 (anno della virata in direzione dell&#039;Unione): innovazioni sul terreno della prassi dei rapporti con il centrosinistra e con la sfera istituzionale, nel senso di una sostanziale subalternità al primo e di un istituzionalismo senza freni; innovazioni sul piano culturale, tanto seducenti quanto ingannevoli perché finalizzate, al di là delle apparenze, a facilitare l&#039;ingresso a pieno titolo nel secondo governo Prodi e ad avviare la svendita della sua natura di classe di matrice marxista con finalità di trasformazione radicale. Senza dimenticare le “innovazioni” non dichiarate ma praticate, quali il leaderismo senza freni, la gestione arbitraria ed autoritaria del partito, il carrierismo dei tanti replicanti cresciuti all&#039;ombra del leader, etc.  Il risultato di tutto questo è stato il declino rovinoso del partito suggellato dal tonfo della lista Arcobaleno nel 2008; vittima del nuovo corso è stato però anche il movimento antiglobalizzazione che, dopo la solenne investitura come soggetto strategicamente decisivo, è stato lasciato privo di ogni sponda e prospettiva, condannato quindi ad un inesorabile declino. 
Al successivo congresso di Chianciano la resipiscienza di una parte del gruppo dirigente e, soprattutto, l&#039;orgogliosa reazione del corpo militante hanno impedito che giungesse a compimento l&#039;opera di liquidazione del partito.           
Si imponeva, a quel punto, una rottura netta con il passato, a trecentosessanta gradi, ed un vero nuovo inizio. A giudicare dai documenti ufficiali, le buone intenzioni, da parte della inedita e composita maggioranza congressuale, non mancavano ma ben presto sono state accantonate. E&#039; cambiata, in parte, la stessa maggioranza, ed è emersa una nuova, pasticciata  piattaforma impregnata di politicismo: “alleanza tattica”, per l&#039;oggi, con il PD ed i suoi satelliti, in nome della difesa della democrazia contro la minaccia del berlusconismo; una fumosa alternativa di sinistra, per il futuro, da costruire anche attraverso una immaginifica “alleanza strategica con SEL”; intanto, il varo di un nuovo contenitore, la Federazione della sinistra, con chi (PDCI e gruppi minori) ha sempre visto l&#039;alternativa di sinistra come il fumo negli occhi! Sono stati questi i principali elementi costitutivi di una linea politica certamente diversa da quella precongressuale ma con essa coincidente su un punto decisivo: l&#039;essere a rimorchio del centrosinistra e delle sue politiche liberiste, al di là di tanti distinguo e di alcune positive novità (partito sociale, quindi sforzo di presenza nelle vertenze aziendali e nelle lotte di movimento, GAP, etc.). 
Che il partito non potesse rimettersi in marcia con questa impostazione è, ed era, fin troppo evidente. Due cose, a mio giudizio, più di ogni altra, hanno pesato negativamente in questa fase. Da un lato: l&#039;applicazione, rispetto alle questioni di linea politica, del principio dell&#039;unità interna  sempre e comunque, anche al prezzo di sintesi forzose, inconcludenti e paralizzanti, realizzate per giunta senza un percorso trasparente,  nascondendo il più possibile le divergenze agli occhi dei militanti e verso l&#039;esterno. Un vizio antico, duro a morire.  Dall&#039;altro: la sottovalutazione della crisi scoppiata nel 2008 nel cuore del sistema capitalistico, o almeno la sottovalutazione della portata devastante di questa crisi sul piano sociale e su scala molto ampia, con forti ripercussioni su equilibri politici apparentemente immodificabili, fino al terremoto elettorale di casa nostra di questi giorni.
Il cambio di linea politica avvenuto dopo la crisi del governo Berlusconi  nel 2011 – fine dichiarata della partecipazione all&#039;alleanza di centrosinistra  e passaggio alla costruzione dell&#039;alternativa – è stato senz&#039;altro un fatto positivo ma, per il modo in cui  concretamente si è realizzato, non è bastato a dare la spinta necessaria al rilancio del partito. La nuova linea è stata applicata con scarsa convinzione e insufficiente coerenza: innanzitutto, una parte del gruppo dirigente, pur avendo formalmente approvato la svolta, non ha perso occasione per far capire di crederci poco o di non crederci affatto; contro ogni ragionevolezza, non si è usciti dalla gabbia soffocante della Federazione della sinistra e, con incredibile caparbietà, si è continuato a favoleggiare di intese  felici con SEL; la collocazione subalterna nelle amministrazioni regionali e negli enti locali, nella maggior parte dei casi, non è mutata; non si è voluto portare fino in fondo  la critica alla CGIL quale organismo irrimediabilmente concertativo, burocratizzato e avvinto al PD; molto, infine, si è parlato, giustamente, di antiliberismo, poco di anticapitalismo. Per tutte queste ragioni, credo, la nuova linea, chiamata per giunta a fare i conti con un contesto generale per certi versi molto difficile e con la debolezza di radicamento sociale del partito, non è apparsa abbastanza convincente e nel poco tempo trascorso non ha sortito effetti visibili.  Siamo così arrivati alle elezioni anticipate con il loro deludente risultato.                 
Andiamo oltre, guardiamo avanti. L&#039;appassionata discussione sulla prospettiva, sviluppatasi tra i militanti del PRC e in aree contigue,  dimostra che la partita non è affatto chiusa, sia perché il sentimento prevalente non è la rassegnazione, sia perché emerge la consapevolezza che, nonostante la secca sconfitta, vi è ancora, forse, la possibilità di  superare lo stato di cose presente, rilanciando ad un tempo la lotta per l&#039;alternativa e la sfida della rifondazione comunista. 
E&#039; mia convinzione, però, che, per le ragioni esposte in precedenza, l&#039;opera di ricostruzione dovrebbe essere condotta non come impresa interna al partito esistente bensì propria dell&#039;area dei comunisti e degli anticapitalisti, organizzati o meno che siano, senza diffidenze e chiusure preconcette; al tempo stesso, però, superando radicalmente il metodo delle trattative e dei patteggiamenti tra gruppi dirigenti di organizzazioni partitiche preesistenti (o presunte tali). Il criterio guida della ricostruzione di una organizzazione propria di questa area politica dovrebbe essere quello della partecipazione diretta, del coinvolgimento reale delle istanze politiche e sociali, della democraticità e trasparenza, secondo la regola base una testa un voto. Per dirla diversamente, ripartire dall&#039;idea del 1991 di un movimento per la rifondazione comunista, provando ad essere (come allora si disse...ma poco si praticò) liberamente comunisti, non nel senso, per usare un termine di moda, della rottamazione di un intero e differenziato patrimonio storico culturale (per fare poi cosa?) bensì nel senso di una onesta, audace e rigorosa capacità critica ed autocritica verso la propria storia.       
Come procedere concretamente per raggiungere questo obiettivo costituisce, naturalmente, un bel problema. Qualcosa di concreto, peraltro, è già emerso nel dibattito in corso. Mi riferisco alla proposta lanciata da Franco Astengo in un commento dei giorni scorsi al comitato politico nazionale: “Serve..... un nuovo soggetto costruito a partire dal basso.... scioglimento degli attuali soggetti del tutto inadatti alla bisogna. Autoconvocazione di assemblee regionali, elezione di delegati (100 in tutta Italia), tre mesi di lavoro di questo consesso (una sorta di Assemblea Costituente) varo di un documento politico.....congresso gestito da una commissione eletta all’interno dei delegati.....”. Naturalmente, la proposta potrebbe essere questa, con eventuali aggiustamenti, o un&#039;altra. Nel documento approvato dal comitato politico nazionale del 9 e 10 marzo non si parla di autoscioglimento e di ciò che ne dovrebbe seguire, ci sono però delle aperture all&#039;esigenza di un congresso non tradizionale laddove si afferma “La riflessione che vogliamo collettiva non va ristretta entro le forme congressuali e della logica delle mozioni, ma sviluppata attraverso seminari tematici, assemblee territoriali, l&#039;utilizzo di internet, coinvolgendo gli iscritti e con il contributo di compagni della sinistra e dei movimenti. Sviluppare l&#039;orizzontalità a partire dai contenuti sono due aspetti fondamentali per rendere fecondo e non rituale il percorso.”  E&#039; un dato positivo, sempre che non si tratti di un espediente tattico volto a stemperare la rabbia e a prevenire una possibile rivolta di militanti, iscritti e simpatizzanti; oppure di un momento, egualmente tattico, della poco entusiasmante lotta interna alla maggioranza del partito. Ciò detto, si farebbe bene, però, a riflettere su un punto: in circostanze per molti versi eccezionali, quale quella che stiamo vivendo, le mezze misure non servono: o si ha il coraggio di cambiare veramente o si tocca il fondo. Nel quale ultimo caso, sarebbe molto più difficile, o forse impossibile, risalire la china.      


In data 18 marzo ho postato questo commento. Stamani non c&#039;era più, per motivi a me ignoti. In ogni caso lo rimando.
Saluti comunisti.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>da comunista indipendente, ex militante del PRC, volevo svolgere alcune riflessioni sulle recenti elezioni politiche e sugli esiti del comitato politico nazionale del 9 e 10 marzo u.s. Ne è venuto fuori un discorso più lungo (probabilmente troppo lungo) e indubbiamente caratterizzato da un forte tasso di criticità. Probabilmente mi guadagnerò l&#8217;accusa di essere un grillo parlante, ma credetemi, l&#8217;intento era soltanto quello di dare un contributo, modesto ma sincero, alla fuoriuscita dalle sabbie mobili in cui tutti ci ritroviamo.<br />
Il mio personale convincimento è che la sconfitta di  Rivoluzione civile,   non è frutto soltanto di gravi errori, commessi da più parti, in fase di elaborazione del progetto e poi di formazione delle liste e di gestione della campagna elettorale. Intanto, contrariamente a quanto si sostiene nel documento di maggioranza, gli errori non derivano in modo quasi esclusivo dal ritardo iniziale (peraltro, non imputabile al caso)  e dalla conseguente frettolosità delle scelte successive. Pur nel poco tempo a disposizione si poteva provare a seguire una strada diversa nel rapporto con gli altri protagonisti dell&#8217;impresa, al fine di attribuire alla lista un profilo netto e coerente di forza antiliberista ed alternativa al centrosinistra, nonché  seriamente competitiva  rispetto al Movimento 5stelle.<br />
Ma la questione di fondo è che  le carenze di  Rivoluzione civile sono in stretta connessione con la storia del PRC. In altre parole, il risultato dimostra che il PRC, per ciò che ha fatto (e non fatto) nel corso degli anni, non è riuscito esso per primo a qualificarsi concretamente come forza almeno antiliberista, autonoma ed alternativa al centrosinistra; di conseguenza ha scarsa credibilità agli occhi delle forze sociali di riferimento e non riesce ad incidere nel tessuto sociale e politico. Un giudizio ancor più severo si dovrebbe esprimere nei confronti del PDCI, quale partner della lista Rivoluzione civile. (Per inciso, aggiungo che, guardando fuori dall&#8217;orto di casa,  non si può dire che le  altre formazioni nate dalla diaspora della prima Rifondazione Comunista, o comunque di area anticapitalista, se la passino molto meglio). Piaccia o meno, la realtà è questa.<br />
Per quanto riguarda il PRC, oltre alle insufficienze connaturate al progetto originario, hanno pesato enormemente le “innovazioni” emerse sotto la regia di Bertinotti, a partire dal 2003 (anno della virata in direzione dell&#8217;Unione): innovazioni sul terreno della prassi dei rapporti con il centrosinistra e con la sfera istituzionale, nel senso di una sostanziale subalternità al primo e di un istituzionalismo senza freni; innovazioni sul piano culturale, tanto seducenti quanto ingannevoli perché finalizzate, al di là delle apparenze, a facilitare l&#8217;ingresso a pieno titolo nel secondo governo Prodi e ad avviare la svendita della sua natura di classe di matrice marxista con finalità di trasformazione radicale. Senza dimenticare le “innovazioni” non dichiarate ma praticate, quali il leaderismo senza freni, la gestione arbitraria ed autoritaria del partito, il carrierismo dei tanti replicanti cresciuti all&#8217;ombra del leader, etc.  Il risultato di tutto questo è stato il declino rovinoso del partito suggellato dal tonfo della lista Arcobaleno nel 2008; vittima del nuovo corso è stato però anche il movimento antiglobalizzazione che, dopo la solenne investitura come soggetto strategicamente decisivo, è stato lasciato privo di ogni sponda e prospettiva, condannato quindi ad un inesorabile declino.<br />
Al successivo congresso di Chianciano la resipiscienza di una parte del gruppo dirigente e, soprattutto, l&#8217;orgogliosa reazione del corpo militante hanno impedito che giungesse a compimento l&#8217;opera di liquidazione del partito.<br />
Si imponeva, a quel punto, una rottura netta con il passato, a trecentosessanta gradi, ed un vero nuovo inizio. A giudicare dai documenti ufficiali, le buone intenzioni, da parte della inedita e composita maggioranza congressuale, non mancavano ma ben presto sono state accantonate. E&#8217; cambiata, in parte, la stessa maggioranza, ed è emersa una nuova, pasticciata  piattaforma impregnata di politicismo: “alleanza tattica”, per l&#8217;oggi, con il PD ed i suoi satelliti, in nome della difesa della democrazia contro la minaccia del berlusconismo; una fumosa alternativa di sinistra, per il futuro, da costruire anche attraverso una immaginifica “alleanza strategica con SEL”; intanto, il varo di un nuovo contenitore, la Federazione della sinistra, con chi (PDCI e gruppi minori) ha sempre visto l&#8217;alternativa di sinistra come il fumo negli occhi! Sono stati questi i principali elementi costitutivi di una linea politica certamente diversa da quella precongressuale ma con essa coincidente su un punto decisivo: l&#8217;essere a rimorchio del centrosinistra e delle sue politiche liberiste, al di là di tanti distinguo e di alcune positive novità (partito sociale, quindi sforzo di presenza nelle vertenze aziendali e nelle lotte di movimento, GAP, etc.).<br />
Che il partito non potesse rimettersi in marcia con questa impostazione è, ed era, fin troppo evidente. Due cose, a mio giudizio, più di ogni altra, hanno pesato negativamente in questa fase. Da un lato: l&#8217;applicazione, rispetto alle questioni di linea politica, del principio dell&#8217;unità interna  sempre e comunque, anche al prezzo di sintesi forzose, inconcludenti e paralizzanti, realizzate per giunta senza un percorso trasparente,  nascondendo il più possibile le divergenze agli occhi dei militanti e verso l&#8217;esterno. Un vizio antico, duro a morire.  Dall&#8217;altro: la sottovalutazione della crisi scoppiata nel 2008 nel cuore del sistema capitalistico, o almeno la sottovalutazione della portata devastante di questa crisi sul piano sociale e su scala molto ampia, con forti ripercussioni su equilibri politici apparentemente immodificabili, fino al terremoto elettorale di casa nostra di questi giorni.<br />
Il cambio di linea politica avvenuto dopo la crisi del governo Berlusconi  nel 2011 – fine dichiarata della partecipazione all&#8217;alleanza di centrosinistra  e passaggio alla costruzione dell&#8217;alternativa – è stato senz&#8217;altro un fatto positivo ma, per il modo in cui  concretamente si è realizzato, non è bastato a dare la spinta necessaria al rilancio del partito. La nuova linea è stata applicata con scarsa convinzione e insufficiente coerenza: innanzitutto, una parte del gruppo dirigente, pur avendo formalmente approvato la svolta, non ha perso occasione per far capire di crederci poco o di non crederci affatto; contro ogni ragionevolezza, non si è usciti dalla gabbia soffocante della Federazione della sinistra e, con incredibile caparbietà, si è continuato a favoleggiare di intese  felici con SEL; la collocazione subalterna nelle amministrazioni regionali e negli enti locali, nella maggior parte dei casi, non è mutata; non si è voluto portare fino in fondo  la critica alla CGIL quale organismo irrimediabilmente concertativo, burocratizzato e avvinto al PD; molto, infine, si è parlato, giustamente, di antiliberismo, poco di anticapitalismo. Per tutte queste ragioni, credo, la nuova linea, chiamata per giunta a fare i conti con un contesto generale per certi versi molto difficile e con la debolezza di radicamento sociale del partito, non è apparsa abbastanza convincente e nel poco tempo trascorso non ha sortito effetti visibili.  Siamo così arrivati alle elezioni anticipate con il loro deludente risultato.<br />
Andiamo oltre, guardiamo avanti. L&#8217;appassionata discussione sulla prospettiva, sviluppatasi tra i militanti del PRC e in aree contigue,  dimostra che la partita non è affatto chiusa, sia perché il sentimento prevalente non è la rassegnazione, sia perché emerge la consapevolezza che, nonostante la secca sconfitta, vi è ancora, forse, la possibilità di  superare lo stato di cose presente, rilanciando ad un tempo la lotta per l&#8217;alternativa e la sfida della rifondazione comunista.<br />
E&#8217; mia convinzione, però, che, per le ragioni esposte in precedenza, l&#8217;opera di ricostruzione dovrebbe essere condotta non come impresa interna al partito esistente bensì propria dell&#8217;area dei comunisti e degli anticapitalisti, organizzati o meno che siano, senza diffidenze e chiusure preconcette; al tempo stesso, però, superando radicalmente il metodo delle trattative e dei patteggiamenti tra gruppi dirigenti di organizzazioni partitiche preesistenti (o presunte tali). Il criterio guida della ricostruzione di una organizzazione propria di questa area politica dovrebbe essere quello della partecipazione diretta, del coinvolgimento reale delle istanze politiche e sociali, della democraticità e trasparenza, secondo la regola base una testa un voto. Per dirla diversamente, ripartire dall&#8217;idea del 1991 di un movimento per la rifondazione comunista, provando ad essere (come allora si disse&#8230;ma poco si praticò) liberamente comunisti, non nel senso, per usare un termine di moda, della rottamazione di un intero e differenziato patrimonio storico culturale (per fare poi cosa?) bensì nel senso di una onesta, audace e rigorosa capacità critica ed autocritica verso la propria storia.<br />
Come procedere concretamente per raggiungere questo obiettivo costituisce, naturalmente, un bel problema. Qualcosa di concreto, peraltro, è già emerso nel dibattito in corso. Mi riferisco alla proposta lanciata da Franco Astengo in un commento dei giorni scorsi al comitato politico nazionale: “Serve&#8230;.. un nuovo soggetto costruito a partire dal basso&#8230;. scioglimento degli attuali soggetti del tutto inadatti alla bisogna. Autoconvocazione di assemblee regionali, elezione di delegati (100 in tutta Italia), tre mesi di lavoro di questo consesso (una sorta di Assemblea Costituente) varo di un documento politico&#8230;..congresso gestito da una commissione eletta all’interno dei delegati&#8230;..”. Naturalmente, la proposta potrebbe essere questa, con eventuali aggiustamenti, o un&#8217;altra. Nel documento approvato dal comitato politico nazionale del 9 e 10 marzo non si parla di autoscioglimento e di ciò che ne dovrebbe seguire, ci sono però delle aperture all&#8217;esigenza di un congresso non tradizionale laddove si afferma “La riflessione che vogliamo collettiva non va ristretta entro le forme congressuali e della logica delle mozioni, ma sviluppata attraverso seminari tematici, assemblee territoriali, l&#8217;utilizzo di internet, coinvolgendo gli iscritti e con il contributo di compagni della sinistra e dei movimenti. Sviluppare l&#8217;orizzontalità a partire dai contenuti sono due aspetti fondamentali per rendere fecondo e non rituale il percorso.”  E&#8217; un dato positivo, sempre che non si tratti di un espediente tattico volto a stemperare la rabbia e a prevenire una possibile rivolta di militanti, iscritti e simpatizzanti; oppure di un momento, egualmente tattico, della poco entusiasmante lotta interna alla maggioranza del partito. Ciò detto, si farebbe bene, però, a riflettere su un punto: in circostanze per molti versi eccezionali, quale quella che stiamo vivendo, le mezze misure non servono: o si ha il coraggio di cambiare veramente o si tocca il fondo. Nel quale ultimo caso, sarebbe molto più difficile, o forse impossibile, risalire la china.      </p>
<p>In data 18 marzo ho postato questo commento. Stamani non c&#8217;era più, per motivi a me ignoti. In ogni caso lo rimando.<br />
Saluti comunisti.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: marco</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=1725#comment-6196</link>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Mar 2013 09:03:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[il mondo e l&#039;europa veramente danno altre indicazioni.
I dati dei partiti comunisti o dichiaratamente marxisti nel mondo sono una cartina di tornasole.
tranne l&#039;italia che con a solita sagacia è rimasta insieme a marocco ed albania la sola a seguire gli stati uniti nel baratro.
Già... loro hanno lenin.....loro hanno rosa luxemburg....loro hanno che guevara.....loro hanno chavez....... loro hanno il KKE....... loro hanno persino ciumachine zedenbal (che li porta al 19% e si lamentano)noi invece chi abbiamo nel nostro pantheon?
giovanni XXIII..... martin luther king.......Karol Woytila(questa è quella che preferisco)........ e ci chiediamo ancora perchè perdiamo?]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>il mondo e l&#8217;europa veramente danno altre indicazioni.<br />
I dati dei partiti comunisti o dichiaratamente marxisti nel mondo sono una cartina di tornasole.<br />
tranne l&#8217;italia che con a solita sagacia è rimasta insieme a marocco ed albania la sola a seguire gli stati uniti nel baratro.<br />
Già&#8230; loro hanno lenin&#8230;..loro hanno rosa luxemburg&#8230;.loro hanno che guevara&#8230;..loro hanno chavez&#8230;&#8230;. loro hanno il KKE&#8230;&#8230;. loro hanno persino ciumachine zedenbal (che li porta al 19% e si lamentano)noi invece chi abbiamo nel nostro pantheon?<br />
giovanni XXIII&#8230;.. martin luther king&#8230;&#8230;.Karol Woytila(questa è quella che preferisco)&#8230;&#8230;.. e ci chiediamo ancora perchè perdiamo?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: marco</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=1725#comment-6195</link>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Mar 2013 08:57:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[bhe che c&#039;è di strano? se ti fossi letta qualcosa di lenin (e mi sa tanto che non o hai fatto) non ti stupiresti nel vedere che grillo deve il suo successo (come la lega la sua resistenza nonostante tutto) ad una pratica ferocemente leninista nella sua organizzazione.
Bada bene, ho detto pratica.
La teoria..... bhe per quella si è ispirato molto a sansepolcro.
E dire che ho sempre pensato che i terzoposizionisti fossero puro folklore italiano.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>bhe che c&#8217;è di strano? se ti fossi letta qualcosa di lenin (e mi sa tanto che non o hai fatto) non ti stupiresti nel vedere che grillo deve il suo successo (come la lega la sua resistenza nonostante tutto) ad una pratica ferocemente leninista nella sua organizzazione.<br />
Bada bene, ho detto pratica.<br />
La teoria&#8230;.. bhe per quella si è ispirato molto a sansepolcro.<br />
E dire che ho sempre pensato che i terzoposizionisti fossero puro folklore italiano.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Erminio Liguori</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=1725#comment-6047</link>
		<dc:creator>Erminio Liguori</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Mar 2013 22:18:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Leggo solo ora il tuo commento : dove ho parlato di &quot;organizzazione&quot;? che poi non significa niente ? Io ho parlato di &quot; concezione del Partito&quot; ,  di disciplina e prassi , cioè, tradotto per una analfabeta politica, Quale partito e per fare cosa e come . Studia che ti fa bene, ma non le cazzate di Bertinotti ( che almeno sono scritte decentemente, al contrario dei suoi tardi epigoni)]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Leggo solo ora il tuo commento : dove ho parlato di &#8220;organizzazione&#8221;? che poi non significa niente ? Io ho parlato di &#8221; concezione del Partito&#8221; ,  di disciplina e prassi , cioè, tradotto per una analfabeta politica, Quale partito e per fare cosa e come . Studia che ti fa bene, ma non le cazzate di Bertinotti ( che almeno sono scritte decentemente, al contrario dei suoi tardi epigoni)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: mogol_gr</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=1725#comment-6041</link>
		<dc:creator>mogol_gr</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Mar 2013 21:29:44 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www2.rifondazione.it/primapagina/?p=1725#comment-6041</guid>
		<description><![CDATA[La defezione grillina e il definitivo impazzimento di Berlusconi deve giovare sopratutto alla sinistra (non a Bersani).]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La defezione grillina e il definitivo impazzimento di Berlusconi deve giovare sopratutto alla sinistra (non a Bersani).</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: marco</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=1725#comment-5902</link>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Mar 2013 08:36:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[scusa, ma qualcosa in più dei luoghi comuni no?
bho... cioè non so cosa rispondere a uno che fa commenti su un qualcosa che non conosce.
Quanto agli slogan...amico mio caro...magari ne avessimo da ripetere a memoria, il fatto è che negli ultimi tre anni siamo stati troppo impegnati ad ascoltare, anche boiate come le tue, per elaborarne di accattivanti.
Però una domanda io ce la avrei, se permetti.
Visto che negli ultimi 5 anni siamo stati fuori da ogni stanza dei bottoni e anche oscurati al 100% dai media, nei fatti pratici in cosa ci saremmo contraddetti?
Poi scusa se te lo faccio notare, ma visto che ci accusi di non essere democratici, tu che ci inviti a rinunciare al diritto di voto (perchè mi pare palese che non voteremmo nè SEL,nè PD, nè M5S)non trovi poca coerenza in questa pratica?]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>scusa, ma qualcosa in più dei luoghi comuni no?<br />
bho&#8230; cioè non so cosa rispondere a uno che fa commenti su un qualcosa che non conosce.<br />
Quanto agli slogan&#8230;amico mio caro&#8230;magari ne avessimo da ripetere a memoria, il fatto è che negli ultimi tre anni siamo stati troppo impegnati ad ascoltare, anche boiate come le tue, per elaborarne di accattivanti.<br />
Però una domanda io ce la avrei, se permetti.<br />
Visto che negli ultimi 5 anni siamo stati fuori da ogni stanza dei bottoni e anche oscurati al 100% dai media, nei fatti pratici in cosa ci saremmo contraddetti?<br />
Poi scusa se te lo faccio notare, ma visto che ci accusi di non essere democratici, tu che ci inviti a rinunciare al diritto di voto (perchè mi pare palese che non voteremmo nè SEL,nè PD, nè M5S)non trovi poca coerenza in questa pratica?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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		<title>Di: P.P. Penco</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=1725#comment-5557</link>
		<dc:creator>P.P. Penco</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Mar 2013 23:07:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&quot;Come c&#039;insegnano i media borghesi&quot;?
Come insegna la Storia.
Compreso per il formidabile modello di sviluppo che dopo essersi fondato sullo sfruttamento senza limiti delle risorse umane (capitalismo di stato) è imploso (senza bisogno degli americani).
Questa sono i dati di fatto.
Se vogliamo rifondare bisogna partire da questo (ed altro dello stesso tenore), sennò produciamo litanie che non incantano più nessuno.
Lucidità, compagni, lucidità.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Come c&#8217;insegnano i media borghesi&#8221;?<br />
Come insegna la Storia.<br />
Compreso per il formidabile modello di sviluppo che dopo essersi fondato sullo sfruttamento senza limiti delle risorse umane (capitalismo di stato) è imploso (senza bisogno degli americani).<br />
Questa sono i dati di fatto.<br />
Se vogliamo rifondare bisogna partire da questo (ed altro dello stesso tenore), sennò produciamo litanie che non incantano più nessuno.<br />
Lucidità, compagni, lucidità.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Gloria</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=1725#comment-5555</link>
		<dc:creator>Gloria</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Mar 2013 23:02:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Leninista nell&#039;organizzazione?
Rimango senza parole.
Leninista nell&#039;organizzazione.
Le masse saranno felici nell&#039;apprendere che potranno organizzarsi leninisticamente.
I partiti sono alle porte coi sassi e te vuoi resuscitare l&#039;organizzazione leninista.
Scusami ma sono assai perplessa....]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Leninista nell&#8217;organizzazione?<br />
Rimango senza parole.<br />
Leninista nell&#8217;organizzazione.<br />
Le masse saranno felici nell&#8217;apprendere che potranno organizzarsi leninisticamente.<br />
I partiti sono alle porte coi sassi e te vuoi resuscitare l&#8217;organizzazione leninista.<br />
Scusami ma sono assai perplessa&#8230;.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: f....</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=1725#comment-5550</link>
		<dc:creator>f....</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Mar 2013 22:47:53 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www2.rifondazione.it/primapagina/?p=1725#comment-5550</guid>
		<description><![CDATA[penso che il tuo vangelo sia il migliore!bravo....!bravo.........!]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>penso che il tuo vangelo sia il migliore!bravo&#8230;.!bravo&#8230;&#8230;&#8230;!</p>
]]></content:encoded>
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