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	<title>Commenti a: La guerra degli speculatori contro Syriza</title>
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		<title>Di: rifondarolo</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=15722#comment-59182</link>
		<dc:creator>rifondarolo</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Dec 2014 06:29:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il compito di una opposizione è questo.
Combattere le leggi contro il popolo e tentare di ottenere miglioramenti prima che siano licenziate.
QUESTO FA UNA OPPOSIZIONE
Voi volete essere CONTRO il sistema ? 
Non sedervi al tavolo per discutere sul da farsi ?
Beh, allora le masse vi hanno preferito M5S
Oppositori CONTRO che non si siedono a parlare, ma semmai solo per insultare ed inveire.
Li hanno votati, in massa.
CENTO e più parlamentari.
O fate qualcosa di diverso da M5S o il popolo preferisce loro.
CHIARO NO ?
Spaccare vetrine e teste di celerino non è la soluzione.
Ieri 4 imbecilli fascisti hanno rovinato una bella manifestazione.
Credi siano antagonisti comunisti ? Sono fascisti o cretini.
Per condizionare il governo servono piazze PIENE e PACIFICHE.
Ma non avete uno straccio di cervello , siete tutti muscoli ?
Allora siete la truppa, quelli che BUZZI mandava a convincere gli altri partecipanti alle gare d&#039;appalto ?
Ma provate a ragionare...la mente è quella che conta... quindi Rubicante, Kalasnikov, Arte del pensiero, Dandalo, Congiura...non avete possibilità alcuna.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il compito di una opposizione è questo.<br />
Combattere le leggi contro il popolo e tentare di ottenere miglioramenti prima che siano licenziate.<br />
QUESTO FA UNA OPPOSIZIONE<br />
Voi volete essere CONTRO il sistema ?<br />
Non sedervi al tavolo per discutere sul da farsi ?<br />
Beh, allora le masse vi hanno preferito M5S<br />
Oppositori CONTRO che non si siedono a parlare, ma semmai solo per insultare ed inveire.<br />
Li hanno votati, in massa.<br />
CENTO e più parlamentari.<br />
O fate qualcosa di diverso da M5S o il popolo preferisce loro.<br />
CHIARO NO ?<br />
Spaccare vetrine e teste di celerino non è la soluzione.<br />
Ieri 4 imbecilli fascisti hanno rovinato una bella manifestazione.<br />
Credi siano antagonisti comunisti ? Sono fascisti o cretini.<br />
Per condizionare il governo servono piazze PIENE e PACIFICHE.<br />
Ma non avete uno straccio di cervello , siete tutti muscoli ?<br />
Allora siete la truppa, quelli che BUZZI mandava a convincere gli altri partecipanti alle gare d&#8217;appalto ?<br />
Ma provate a ragionare&#8230;la mente è quella che conta&#8230; quindi Rubicante, Kalasnikov, Arte del pensiero, Dandalo, Congiura&#8230;non avete possibilità alcuna.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Di: Stefano R</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=15722#comment-59161</link>
		<dc:creator>Stefano R</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Dec 2014 19:42:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Da anni è in corso una progressiva cessione di sovranità nazionale a favore del potere finanziario,ad oggi Fmi,Bce &amp; C. possono tranquillamente indirizzare e affossare governi e nazioni.
Per quanto riguarda l&#039;Italia questa è responsabilità degli ultras globalisti alla Prodi-Pds-Ds-Pd più ancora che di Berlusconi (certe dinamiche sono oltre la sua comprensione,anche se Tremonti ne era inquietato).
Mi sembra che dalle parti degli tsipristi si guardi ancora con troppo interesse e/o indulgenza a questo centrosinistra quindi la domanda che mi viene dal cuore è : ma voi ci fate o ci siete?
Vi proponete di combattere,o meglio migliorare,un certo sistema voluto dai vostri possibili,o quantomeno desiderati,interlocutori?
Allora vi meritate la Spinelli]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Da anni è in corso una progressiva cessione di sovranità nazionale a favore del potere finanziario,ad oggi Fmi,Bce &amp; C. possono tranquillamente indirizzare e affossare governi e nazioni.<br />
Per quanto riguarda l&#8217;Italia questa è responsabilità degli ultras globalisti alla Prodi-Pds-Ds-Pd più ancora che di Berlusconi (certe dinamiche sono oltre la sua comprensione,anche se Tremonti ne era inquietato).<br />
Mi sembra che dalle parti degli tsipristi si guardi ancora con troppo interesse e/o indulgenza a questo centrosinistra quindi la domanda che mi viene dal cuore è : ma voi ci fate o ci siete?<br />
Vi proponete di combattere,o meglio migliorare,un certo sistema voluto dai vostri possibili,o quantomeno desiderati,interlocutori?<br />
Allora vi meritate la Spinelli</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: comunista</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=15722#comment-59156</link>
		<dc:creator>comunista</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Dec 2014 17:25:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Al PKK gli auguro i peggiori mali del mondo, è colpa sua se Syriza non ha vinto la scorsa tornata elettorale...
E adesso chi mai lo vorrebbe ?
Porta solo guai, ed inoltre sono più i voti che si perderebbero che quelli conquistati.
No poi quelli del pkk sono i peggiori...non se ne parla.
SYRIZA vincente da sola.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Al PKK gli auguro i peggiori mali del mondo, è colpa sua se Syriza non ha vinto la scorsa tornata elettorale&#8230;<br />
E adesso chi mai lo vorrebbe ?<br />
Porta solo guai, ed inoltre sono più i voti che si perderebbero che quelli conquistati.<br />
No poi quelli del pkk sono i peggiori&#8230;non se ne parla.<br />
SYRIZA vincente da sola.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: claudio</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=15722#comment-59120</link>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Dec 2014 06:09:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[se in grecia vince Syriza è un bene.
Se si allea col pkk, avremo anche dalla grecia i barconi di profughi che scappano...]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>se in grecia vince Syriza è un bene.<br />
Se si allea col pkk, avremo anche dalla grecia i barconi di profughi che scappano&#8230;</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Rubicante</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=15722#comment-59119</link>
		<dc:creator>Rubicante</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Dec 2014 01:19:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E allora Vendola doveva restare nel PRC e accettare di aver perso il congresso, cosa che non fece. Invece quello a fare la scissione fu lui, mentre ora dite che gli scissionisti siamo noi.

Al di là di questo: io sarò &quot;fratello tuo&quot;, ma il &quot;volemose bene&quot; in politica lascia il tempo che trova. Perchè io delle posizioni diverse le rispetto, ma poi viene il tempo delle scelte. A Genova Doria, sostenuto da SEL, ha scelto di provatizzare i servizi comunali prima controllati dal comune. (AMT, e AMIU per citarne due). A Milano pure Pisapia ha fatto cassa vendendo la SEA, stangando al tempo stesso con le addizionali irpef. 
Vendola in Puglia ... lasciamo proprio stare, ok?

Lo ripeto per la 10000 volta: abbiniamo tutto, otterremo la metà! Possibile che tutti i fallimenti precedenti non dicano nulla? Pensa che avevo sentito dire &quot;con ingroia arriveremo all&#039;8%&quot;... che pena ragazzi dai!]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E allora Vendola doveva restare nel PRC e accettare di aver perso il congresso, cosa che non fece. Invece quello a fare la scissione fu lui, mentre ora dite che gli scissionisti siamo noi.</p>
<p>Al di là di questo: io sarò &#8220;fratello tuo&#8221;, ma il &#8220;volemose bene&#8221; in politica lascia il tempo che trova. Perchè io delle posizioni diverse le rispetto, ma poi viene il tempo delle scelte. A Genova Doria, sostenuto da SEL, ha scelto di provatizzare i servizi comunali prima controllati dal comune. (AMT, e AMIU per citarne due). A Milano pure Pisapia ha fatto cassa vendendo la SEA, stangando al tempo stesso con le addizionali irpef.<br />
Vendola in Puglia &#8230; lasciamo proprio stare, ok?</p>
<p>Lo ripeto per la 10000 volta: abbiniamo tutto, otterremo la metà! Possibile che tutti i fallimenti precedenti non dicano nulla? Pensa che avevo sentito dire &#8220;con ingroia arriveremo all&#8217;8%&#8221;&#8230; che pena ragazzi dai!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: claudio</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=15722#comment-59117</link>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2014 21:41:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[in fabbrica stiamo sempre a lamentarci che i comunisti vengono trattati come lebbrosi ed appestati...poi noi trattiamo alla stessa maniera quelli di SEL.
Così non va bene Rubicante, siamo tutti compagni, siamo tutti fratelli, e sulla stessa barca.
SI vogliamo fare l&#039;alleanza con sel, anche perchè, forse non te lo sei chiesto ma , con la sogliola al 3% se non abbiniamo i nomi SEL - PRC quando ci facciamo valere ?
Senza di loro non valiamo nulla, insieme vagliamo tanto!
E poi in Tsipras LIsta europa non stavamo insieme ?
E allora perchè nella vita nazionale dobbiamo stare separati ?
Facciamo un sito unico invece, cominciamo ad unire le sedi, i circoli, uniamo le forze compagni uniti si vince]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>in fabbrica stiamo sempre a lamentarci che i comunisti vengono trattati come lebbrosi ed appestati&#8230;poi noi trattiamo alla stessa maniera quelli di SEL.<br />
Così non va bene Rubicante, siamo tutti compagni, siamo tutti fratelli, e sulla stessa barca.<br />
SI vogliamo fare l&#8217;alleanza con sel, anche perchè, forse non te lo sei chiesto ma , con la sogliola al 3% se non abbiniamo i nomi SEL &#8211; PRC quando ci facciamo valere ?<br />
Senza di loro non valiamo nulla, insieme vagliamo tanto!<br />
E poi in Tsipras LIsta europa non stavamo insieme ?<br />
E allora perchè nella vita nazionale dobbiamo stare separati ?<br />
Facciamo un sito unico invece, cominciamo ad unire le sedi, i circoli, uniamo le forze compagni uniti si vince</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: zosimo</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=15722#comment-59115</link>
		<dc:creator>zosimo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2014 21:31:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[compagni di savona la vostra iniziativa va sicuramente nella direzione giusta, dobbiamo cercare di non disperdere le energie in mille tentativi, molti di noi siamo reduci da un afflosciarsi dell&#039;esperienza di altra europa, rifondazione rimane un punto fermo ma la sua capacità di irradiazione politica nel corpo sociale e soprattutto nelle classi lavoratrici appare sempre più flebile...sento tutti i giorni quasi di tentativi di ricostituire una soggettività di sinistra alternativa (comunista o anche più ampia) e sicuramente il metodo, e qui condivido in pieno il vostro approccio, deve essere dal basso verso l&#039;alto, democratico, partecipativo, autogestito, anche per contrastare una tendenza sempre più dominante all&#039;autoritarismo, al plebiscitarismo, sia pur paternalista ed edulcorato (mica tanto poi!!) alla delega verso un leader, che attraversa tutti gli aspetti del vivere sociale, non soltanto nella sfera economica e politica. Io domani prendo parte allo sciopero generale non perchè credo nella Cgil ma perchè spero che i lavoratori italiani comincino a risvegliarsi dal lungo letargo e riparta un processo di mobilitazione di massa che potrebbe produrre poi una nuova soggettività, il lavoro è sicuramente uno dei pilastri sui quali rifondare una nuova sinistra! e una nuova forza comunista larga e di massa all&#039;interno di una nuova sinistra di alternativa]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>compagni di savona la vostra iniziativa va sicuramente nella direzione giusta, dobbiamo cercare di non disperdere le energie in mille tentativi, molti di noi siamo reduci da un afflosciarsi dell&#8217;esperienza di altra europa, rifondazione rimane un punto fermo ma la sua capacità di irradiazione politica nel corpo sociale e soprattutto nelle classi lavoratrici appare sempre più flebile&#8230;sento tutti i giorni quasi di tentativi di ricostituire una soggettività di sinistra alternativa (comunista o anche più ampia) e sicuramente il metodo, e qui condivido in pieno il vostro approccio, deve essere dal basso verso l&#8217;alto, democratico, partecipativo, autogestito, anche per contrastare una tendenza sempre più dominante all&#8217;autoritarismo, al plebiscitarismo, sia pur paternalista ed edulcorato (mica tanto poi!!) alla delega verso un leader, che attraversa tutti gli aspetti del vivere sociale, non soltanto nella sfera economica e politica. Io domani prendo parte allo sciopero generale non perchè credo nella Cgil ma perchè spero che i lavoratori italiani comincino a risvegliarsi dal lungo letargo e riparta un processo di mobilitazione di massa che potrebbe produrre poi una nuova soggettività, il lavoro è sicuramente uno dei pilastri sui quali rifondare una nuova sinistra! e una nuova forza comunista larga e di massa all&#8217;interno di una nuova sinistra di alternativa</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: veronica</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=15722#comment-59109</link>
		<dc:creator>veronica</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2014 20:00:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Anche se mi farebbe piacere un&#039;alleanza Syriza/Pkk, temo non sia possibile.
Anche in grecia come in Italia i partiti per governare devono superare il 50% e Syriza, se nel migliore dei casi arrivasse al 32% non è quel 2 - 3% del PKK che risolverebbe.
Ma di sicuro sarebbe un semaforo rosso per qualsiasi altro partito si volesse alleare con Syriza.
Allora a cosa serve prendere tanti voti, essere il primo partito, se poi non si hanno mai i bottoni che servono a cambiare le cose ?
Se non ci fanno mai contare nulla ?
Vogliamo stare all&#039;opposizione a vita?]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Anche se mi farebbe piacere un&#8217;alleanza Syriza/Pkk, temo non sia possibile.<br />
Anche in grecia come in Italia i partiti per governare devono superare il 50% e Syriza, se nel migliore dei casi arrivasse al 32% non è quel 2 &#8211; 3% del PKK che risolverebbe.<br />
Ma di sicuro sarebbe un semaforo rosso per qualsiasi altro partito si volesse alleare con Syriza.<br />
Allora a cosa serve prendere tanti voti, essere il primo partito, se poi non si hanno mai i bottoni che servono a cambiare le cose ?<br />
Se non ci fanno mai contare nulla ?<br />
Vogliamo stare all&#8217;opposizione a vita?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Franco Astengo</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=15722#comment-59088</link>
		<dc:creator>Franco Astengo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2014 07:30:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[AUTOCONVOCATI PER L’OPPOSIZIONE 
In esito alla riunione svoltasi a Savona il 5 Dicembre 2014 e sulla base delle argomentazioni sostenute nel documento che segue si è costituito il primo nucleo degli “Autoconvocati per l’opposizione, un movimento per un soggetto politico d’alternativa e comunista”.
Nei prossimi giorni saranno approntate tutte le necessarie forme di presenza e di comunicazione politica, allo scopo di assumere i contatti necessari per realizzare un momento di dibattito a livello nazionale.
Sarà elaborato un manifesto d’analisi e di intenti.
E’ già stato programmato il primo appuntamento che si svolgerà domenica 18 Gennaio 2015 a Milano
TESTO DEL DOCUMENTO CONTENENTE LA PROPOSTA DI COSTITUZIONE DEGLI “AUTOCONVOCATI PER L’OPPOSIZIONE”
Nel corso di questi mesi abbiamo sostenuto la necessità di costruire un soggetto politico fondato sulla rappresentanza della nuova identità di classe che emerge dalle condizioni di gestione del ciclo capitalistico imposte da una nuova oligarchia economica e politica costruita in Italia e in Europa.
Abbiamo portato avanti questa ipotesi di nuova soggettività all’interno di Ross@ ma ci siamo accorti dell’impossibilità di operare produttivamente in quel contesto per un motivo di fondo: nella sinistra italiana all&#039;interno della quale ci troviamo giocoforza costretti ad agire prevalgono ormai nella stragrande maggioranza delle donne e degli uomini che sono rimasti a militarvi le incrostazioni e le tossine accumulate negli anni dall&#039;introietizzazione del gigantesco processo di rivoluzione passiva verificatosi almeno negli ultimi 30 anni oltre al pauroso arretramento culturale registratosi da un lato dall&#039;abbandono degli strumenti di studio politico collettivo e secondo dell&#039;affermarsi di un ceto intellettuale separato sul quale ha avuto grande influsso da un lato una scuola filosofica che definirei comunque destrutturalista (da Derrida a Negri, tanto per intenderci) e dall&#039;altro una scuola economica comunque anti-marxista e ve ne sono tracce anche negli interventi di compagni che si occupano di questa materia e che non possono essere certo definiti marxisti se non a parole. Manca insomma il rigore teorico su entrambi i versanti delle discipline che dovrebbero rappresentare i riferimenti e le fonti primarie dell&#039;elaborazione politica di una possibile sinistra comunista
 Sul piano internazionale, finite le infatuazioni movimentiste e globaliste dell&#039;altro mondo possibile( molto meno della socialdemocrazia classica, anzi non sono molto meno ma anche molto più pericolose: è stato più coerente il distacco dal marxismo di Bad Godesberg rispetto ai deliri bertinottiani) proprio la qualità degli scontri in atto ci dice che la sola parola d&#039;ordine possibile è &quot;socialismo o barbarie&quot;, che non ci sono vie di mezzo e che quella da percorrere è quella dell&#039;internazionalismo. Tutto il ragionamento sull&#039;Europa che si sta portando avanti, nel controsemestre ad esempio, esula da questo nodo e si occupa, in una qualche misura, di elaborare una sorta di NEP (penso all&#039;euro del Nord e a quello del Sud) senza avere una minima idea di star dentro ad un’ipotesi rivoluzionaria;
 Sul piano interno si sta filando a tutto vapore verso il fascismo, prima di tutto sul piano culturale che politico, praticamente senza colpo ferire. In questo caso siamo di fronte ad un gigantesco ritardo d&#039;analisi anche e soprattutto sul piano sindacale perché lì, nel mondo del lavoro, il fascismo è già operante mentre si sta programmando di trasferirlo sul piano più propriamente politico  e istituzionale (lì grazie a Napolitano ci siamo praticamente già).
Insomma la situazione è questa e nessuno, quasi nessuno, la riconosce e ci si limita ai soli giochi di bottega. Abbiamo di fronte esempi non di ritardi d&#039;analisi ma della piccineria taccagna che alberga nella sinistra italiana dal momento della dismissione delle prospettive di fondo della trasformazione radicale della società.

La gestione capitalistica del ciclo sta realizzando inedite condizioni di sfruttamento e di stretta autoritaria. A fronte di un fortissimo processo di passivizzazione sociale e di omologazione politica stanno comunque cercando di esprimersi, da qualche tempo, insorgenze sociali a diversi livelli, nel mondo del lavoro e più in generale nella società.
 La risposta del potere costituto appare sempre più collocata sul versante della repressione.
Si sono verificati così alcuni fatti di grande importanza proprio sul piano politico:
1)	Una profonda divisione all’interno della struttura sociale del Paese, dovuta essenzialmente a una recrudescenza – mai verificatasi almeno dalla seconda metà del’900- del peso della contraddizione di classe. Una recrudescenza non riconosciuta, però, a livello sociale proprio per via del ruolo assunto dagli strumenti a disposizione della sovrastruttura. Un mancato riconoscimento che ha provocato divisioni sia a livello sociale, sia politico al punto da far sì che le insorgenze e i conflitti sociali in atto possano essere facilmente permeati da domande ribellistiche e di tipo neo-corporativo;
2)	Si è verificata la saldatura di un blocco reazionario nella gestione del ciclo capitalistico e della relativa fase politica. Un blocco reazionario formato essenzialmente da tre componenti: a) i livelli di potere reale collocati nella dimensione della Comunità Europea; b) il secco spostamento della parte più rilevante degli industriali italiani attorno al “modello Marchionne” che ha aperto una stagione di vera e propria repressione all’interno dei più importanti settori produttivi; c) l’assunzione, a livello di governo politico, del tema della governabilità in senso autoritario, esemplificabile nell’obiettivo presidenzialista. In questo modo il governo sta puntando su tre obiettivi: l’azzeramento dei corpi intermedi; l’annullamento dei consessi elettivi; la repressione immediata di qualsiasi dimostrazione di dissenso a livello di massa. Quella che fu la cosiddetta “media borghesia” del resto, toccata nel suo “status” di consumatore competitivo è pronta ad aderire come supporto a questo blocco reazionario nel senso di quello che tradizionalmente è stato definito come “ventre molle”;
3)	Questi elementi hanno determinato lo “sfinimento” della società e, come conseguenza diretta, le pericolose divisioni cui si accennava all’inizio. Sarebbe lungo l’elenco degli errori commessi da partiti e sindacati e su questo punto ci si è già esercitati più volte. Basterà dire, a questo proposito e a corollario dell’intera analisi fin qui sviluppata che ci troviamo nella necessità assoluta (e anch’essa non riconosciuta neppure a livello d’avanguardia) di proporre assieme una nuova soggettività politica dell’opposizione per l’alternativa e una nuova strutturazione sindacale nel senso del recupero della confederalità e dell’identità di classe. L’astensionismo elettorale è soltanto un segnale sul quale riflettere nel momento in cui si riflette sul tema – tutto da riprendere- della rappresentanza politica del conflitto sociale oggi e della prospettiva di trasformazione radicale della società.
In sostanza questi tre fattori, della complessità delle fratture sociali, politiche, generazionali, territoriali del Paese; del formarsi di un vero e proprio “blocco reazionario”; dello “sfinimento” della società e dell’assenza di corpi politici in grado di svolgere le funzioni di sintesi e di riferimento costituiscono la base per la quale si può ben ritenere legittimo definire la situazione italiana come disponibile all’avventura del regime autoritario.
Sono queste le ragioni per le quali serve subito una nuova soggettività politica organizzata dei comunisti, superando il possibile divario iniziale dei punti di partenza derivanti dall’appartenenza a diverse tendenze, non concedendo nulla a formule ormai obsolete del tipo “intergruppi” di antica memoria, aprendo le porte da subito ai soggetti esclusi e indicando, senza reticenze e/o mezzi termini, l’obiettivo di costruire una struttura compiutamente organizzata sul piano politico, un partito, nel quale far confluire il massimo possibile di quanto già organizzato, ma soprattutto di non organizzato ma presente nelle lotte e nella ricerca politica esistente in Italia.
Deve essere intesa, attraverso un preciso processo di aggregazione per fasi successive partendo dalla proposta di costituire un “movimento per la costruzione di un soggetto politico organizzato comunista, anticapitalista, di opposizione per l’alternativa”.
 Si tratta  di non adagiarsi su modelli pre-costituiti, di non limitarci ad assemblaggi non definiti di stampo populista, di non nasconderci dietro a idee perdenti riguardanti un’impossibilità dell’organizzazione derivante dall’introiezione insuperabile della sindrome derivante dalle sconfitte precedenti.
La qualità dello scontro in atto è tale per cui non è più possibile concederci di questi lussi.
Per ottenere un risultato sufficiente a far sì che si possa affermare, fin dal breve periodo, di poter disporre di una massa critica sufficiente a proseguire nell’impresa occorre battere vie inedite nella proposta di avvio del confronto e della relativa aggregazione.
Sotto quest’aspetto è necessario definire un percorso di tipo anti-leaderistico (il tema della ricostruzione di un gruppo dirigente inteso in senso lato è forse quello più urgente da affrontare) e quindi effettivamente democratico perché imperniato su proposte e comportamenti coerenti posti in grado di superare le barriere appena denunciate.
In questo senso si può pensare di applicare, nel metodo e nel merito dell’iniziativa politica, la pratica dell’autoconvocazione in una forma inedita rispetto alla storia di questo modello d’intervento politico: non più, cioè, come punto d’insorgenza all’interno di strutture già date (com’è avvenuto in passato in partiti e sindacati) ma come elemento di tipo più propriamente organizzativo nel processo di costruzione di un nuovo soggetto.
Quel nuovo soggetto che serve adesso come strumento indispensabile della lotta sociale e politica in corso.
L’autoconvocazione deve nascere come controtendenza rispetto a questa fase di omologazione nei comportamenti.
Attraverso questo metodo può essere possibile l’espressione di un’assunzione diretta di responsabilità, un primo livello di comunicazione orizzontale attuata in tempo reale (anche attraverso l’utilizzo della tecnologia), l’affermazione di una trasversalità non trasformistica per superare i confini delle residue appartenenze organizzative, l’intreccio tra teoria e prassi nell’adozione delle indispensabili misure di carattere organizzativo.
Si tratta, prima di tutto, di riaffermare alcune grandi coordinate strategiche nell’idea di recuperare il perduto respiro ideale, culturale, politico: il rapporto tra la teoria e la prassi; l’intreccio tra la politica e la cultura; la relazione tra ideologia e razionalità politica; il peso del filtro della concezione di classe nell’agire politico.
L’autoconvocazione deve essere rivolta, in conclusione, a produrre un’azione diretta di discussione politica attraverso la quale, dopo aver espresso con grande chiarezza l’obiettivo comune, possano assumersi le possibili forme di successivo sviluppo dell’iniziativa.
Sulla base dei contenuti di questo documento proponiamo la trasformazione del gruppo di “Ross@ Savona” in “Autoconvocati per l’opposizione” – movimento per un soggetto politico comunista e d’alternativa.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>AUTOCONVOCATI PER L’OPPOSIZIONE<br />
In esito alla riunione svoltasi a Savona il 5 Dicembre 2014 e sulla base delle argomentazioni sostenute nel documento che segue si è costituito il primo nucleo degli “Autoconvocati per l’opposizione, un movimento per un soggetto politico d’alternativa e comunista”.<br />
Nei prossimi giorni saranno approntate tutte le necessarie forme di presenza e di comunicazione politica, allo scopo di assumere i contatti necessari per realizzare un momento di dibattito a livello nazionale.<br />
Sarà elaborato un manifesto d’analisi e di intenti.<br />
E’ già stato programmato il primo appuntamento che si svolgerà domenica 18 Gennaio 2015 a Milano<br />
TESTO DEL DOCUMENTO CONTENENTE LA PROPOSTA DI COSTITUZIONE DEGLI “AUTOCONVOCATI PER L’OPPOSIZIONE”<br />
Nel corso di questi mesi abbiamo sostenuto la necessità di costruire un soggetto politico fondato sulla rappresentanza della nuova identità di classe che emerge dalle condizioni di gestione del ciclo capitalistico imposte da una nuova oligarchia economica e politica costruita in Italia e in Europa.<br />
Abbiamo portato avanti questa ipotesi di nuova soggettività all’interno di Ross@ ma ci siamo accorti dell’impossibilità di operare produttivamente in quel contesto per un motivo di fondo: nella sinistra italiana all&#8217;interno della quale ci troviamo giocoforza costretti ad agire prevalgono ormai nella stragrande maggioranza delle donne e degli uomini che sono rimasti a militarvi le incrostazioni e le tossine accumulate negli anni dall&#8217;introietizzazione del gigantesco processo di rivoluzione passiva verificatosi almeno negli ultimi 30 anni oltre al pauroso arretramento culturale registratosi da un lato dall&#8217;abbandono degli strumenti di studio politico collettivo e secondo dell&#8217;affermarsi di un ceto intellettuale separato sul quale ha avuto grande influsso da un lato una scuola filosofica che definirei comunque destrutturalista (da Derrida a Negri, tanto per intenderci) e dall&#8217;altro una scuola economica comunque anti-marxista e ve ne sono tracce anche negli interventi di compagni che si occupano di questa materia e che non possono essere certo definiti marxisti se non a parole. Manca insomma il rigore teorico su entrambi i versanti delle discipline che dovrebbero rappresentare i riferimenti e le fonti primarie dell&#8217;elaborazione politica di una possibile sinistra comunista<br />
 Sul piano internazionale, finite le infatuazioni movimentiste e globaliste dell&#8217;altro mondo possibile( molto meno della socialdemocrazia classica, anzi non sono molto meno ma anche molto più pericolose: è stato più coerente il distacco dal marxismo di Bad Godesberg rispetto ai deliri bertinottiani) proprio la qualità degli scontri in atto ci dice che la sola parola d&#8217;ordine possibile è &#8220;socialismo o barbarie&#8221;, che non ci sono vie di mezzo e che quella da percorrere è quella dell&#8217;internazionalismo. Tutto il ragionamento sull&#8217;Europa che si sta portando avanti, nel controsemestre ad esempio, esula da questo nodo e si occupa, in una qualche misura, di elaborare una sorta di NEP (penso all&#8217;euro del Nord e a quello del Sud) senza avere una minima idea di star dentro ad un’ipotesi rivoluzionaria;<br />
 Sul piano interno si sta filando a tutto vapore verso il fascismo, prima di tutto sul piano culturale che politico, praticamente senza colpo ferire. In questo caso siamo di fronte ad un gigantesco ritardo d&#8217;analisi anche e soprattutto sul piano sindacale perché lì, nel mondo del lavoro, il fascismo è già operante mentre si sta programmando di trasferirlo sul piano più propriamente politico  e istituzionale (lì grazie a Napolitano ci siamo praticamente già).<br />
Insomma la situazione è questa e nessuno, quasi nessuno, la riconosce e ci si limita ai soli giochi di bottega. Abbiamo di fronte esempi non di ritardi d&#8217;analisi ma della piccineria taccagna che alberga nella sinistra italiana dal momento della dismissione delle prospettive di fondo della trasformazione radicale della società.</p>
<p>La gestione capitalistica del ciclo sta realizzando inedite condizioni di sfruttamento e di stretta autoritaria. A fronte di un fortissimo processo di passivizzazione sociale e di omologazione politica stanno comunque cercando di esprimersi, da qualche tempo, insorgenze sociali a diversi livelli, nel mondo del lavoro e più in generale nella società.<br />
 La risposta del potere costituto appare sempre più collocata sul versante della repressione.<br />
Si sono verificati così alcuni fatti di grande importanza proprio sul piano politico:<br />
1)	Una profonda divisione all’interno della struttura sociale del Paese, dovuta essenzialmente a una recrudescenza – mai verificatasi almeno dalla seconda metà del’900- del peso della contraddizione di classe. Una recrudescenza non riconosciuta, però, a livello sociale proprio per via del ruolo assunto dagli strumenti a disposizione della sovrastruttura. Un mancato riconoscimento che ha provocato divisioni sia a livello sociale, sia politico al punto da far sì che le insorgenze e i conflitti sociali in atto possano essere facilmente permeati da domande ribellistiche e di tipo neo-corporativo;<br />
2)	Si è verificata la saldatura di un blocco reazionario nella gestione del ciclo capitalistico e della relativa fase politica. Un blocco reazionario formato essenzialmente da tre componenti: a) i livelli di potere reale collocati nella dimensione della Comunità Europea; b) il secco spostamento della parte più rilevante degli industriali italiani attorno al “modello Marchionne” che ha aperto una stagione di vera e propria repressione all’interno dei più importanti settori produttivi; c) l’assunzione, a livello di governo politico, del tema della governabilità in senso autoritario, esemplificabile nell’obiettivo presidenzialista. In questo modo il governo sta puntando su tre obiettivi: l’azzeramento dei corpi intermedi; l’annullamento dei consessi elettivi; la repressione immediata di qualsiasi dimostrazione di dissenso a livello di massa. Quella che fu la cosiddetta “media borghesia” del resto, toccata nel suo “status” di consumatore competitivo è pronta ad aderire come supporto a questo blocco reazionario nel senso di quello che tradizionalmente è stato definito come “ventre molle”;<br />
3)	Questi elementi hanno determinato lo “sfinimento” della società e, come conseguenza diretta, le pericolose divisioni cui si accennava all’inizio. Sarebbe lungo l’elenco degli errori commessi da partiti e sindacati e su questo punto ci si è già esercitati più volte. Basterà dire, a questo proposito e a corollario dell’intera analisi fin qui sviluppata che ci troviamo nella necessità assoluta (e anch’essa non riconosciuta neppure a livello d’avanguardia) di proporre assieme una nuova soggettività politica dell’opposizione per l’alternativa e una nuova strutturazione sindacale nel senso del recupero della confederalità e dell’identità di classe. L’astensionismo elettorale è soltanto un segnale sul quale riflettere nel momento in cui si riflette sul tema – tutto da riprendere- della rappresentanza politica del conflitto sociale oggi e della prospettiva di trasformazione radicale della società.<br />
In sostanza questi tre fattori, della complessità delle fratture sociali, politiche, generazionali, territoriali del Paese; del formarsi di un vero e proprio “blocco reazionario”; dello “sfinimento” della società e dell’assenza di corpi politici in grado di svolgere le funzioni di sintesi e di riferimento costituiscono la base per la quale si può ben ritenere legittimo definire la situazione italiana come disponibile all’avventura del regime autoritario.<br />
Sono queste le ragioni per le quali serve subito una nuova soggettività politica organizzata dei comunisti, superando il possibile divario iniziale dei punti di partenza derivanti dall’appartenenza a diverse tendenze, non concedendo nulla a formule ormai obsolete del tipo “intergruppi” di antica memoria, aprendo le porte da subito ai soggetti esclusi e indicando, senza reticenze e/o mezzi termini, l’obiettivo di costruire una struttura compiutamente organizzata sul piano politico, un partito, nel quale far confluire il massimo possibile di quanto già organizzato, ma soprattutto di non organizzato ma presente nelle lotte e nella ricerca politica esistente in Italia.<br />
Deve essere intesa, attraverso un preciso processo di aggregazione per fasi successive partendo dalla proposta di costituire un “movimento per la costruzione di un soggetto politico organizzato comunista, anticapitalista, di opposizione per l’alternativa”.<br />
 Si tratta  di non adagiarsi su modelli pre-costituiti, di non limitarci ad assemblaggi non definiti di stampo populista, di non nasconderci dietro a idee perdenti riguardanti un’impossibilità dell’organizzazione derivante dall’introiezione insuperabile della sindrome derivante dalle sconfitte precedenti.<br />
La qualità dello scontro in atto è tale per cui non è più possibile concederci di questi lussi.<br />
Per ottenere un risultato sufficiente a far sì che si possa affermare, fin dal breve periodo, di poter disporre di una massa critica sufficiente a proseguire nell’impresa occorre battere vie inedite nella proposta di avvio del confronto e della relativa aggregazione.<br />
Sotto quest’aspetto è necessario definire un percorso di tipo anti-leaderistico (il tema della ricostruzione di un gruppo dirigente inteso in senso lato è forse quello più urgente da affrontare) e quindi effettivamente democratico perché imperniato su proposte e comportamenti coerenti posti in grado di superare le barriere appena denunciate.<br />
In questo senso si può pensare di applicare, nel metodo e nel merito dell’iniziativa politica, la pratica dell’autoconvocazione in una forma inedita rispetto alla storia di questo modello d’intervento politico: non più, cioè, come punto d’insorgenza all’interno di strutture già date (com’è avvenuto in passato in partiti e sindacati) ma come elemento di tipo più propriamente organizzativo nel processo di costruzione di un nuovo soggetto.<br />
Quel nuovo soggetto che serve adesso come strumento indispensabile della lotta sociale e politica in corso.<br />
L’autoconvocazione deve nascere come controtendenza rispetto a questa fase di omologazione nei comportamenti.<br />
Attraverso questo metodo può essere possibile l’espressione di un’assunzione diretta di responsabilità, un primo livello di comunicazione orizzontale attuata in tempo reale (anche attraverso l’utilizzo della tecnologia), l’affermazione di una trasversalità non trasformistica per superare i confini delle residue appartenenze organizzative, l’intreccio tra teoria e prassi nell’adozione delle indispensabili misure di carattere organizzativo.<br />
Si tratta, prima di tutto, di riaffermare alcune grandi coordinate strategiche nell’idea di recuperare il perduto respiro ideale, culturale, politico: il rapporto tra la teoria e la prassi; l’intreccio tra la politica e la cultura; la relazione tra ideologia e razionalità politica; il peso del filtro della concezione di classe nell’agire politico.<br />
L’autoconvocazione deve essere rivolta, in conclusione, a produrre un’azione diretta di discussione politica attraverso la quale, dopo aver espresso con grande chiarezza l’obiettivo comune, possano assumersi le possibili forme di successivo sviluppo dell’iniziativa.<br />
Sulla base dei contenuti di questo documento proponiamo la trasformazione del gruppo di “Ross@ Savona” in “Autoconvocati per l’opposizione” – movimento per un soggetto politico comunista e d’alternativa.</p>
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		<title>Di: claudio</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=15722#comment-59085</link>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2014 05:56:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Syriza spero che vinca.
Ma se questo succederà non potrà trovare alleato il PKK, il quale è totalmente inaffidabile ed incapace di qualsiasi responsabilità governativa.
Dovrà trovare diciamo...ala sua destra alleati per raggiungere una maggioranza di governo.
Probabilmente il Pasok, e questo darebbe anche una legittimazione democratica europea, che farebbe accettare &quot;ob torto collo&quot; tutte le iniziative di sinistra della grecia.
Rimaniamo realisti]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Syriza spero che vinca.<br />
Ma se questo succederà non potrà trovare alleato il PKK, il quale è totalmente inaffidabile ed incapace di qualsiasi responsabilità governativa.<br />
Dovrà trovare diciamo&#8230;ala sua destra alleati per raggiungere una maggioranza di governo.<br />
Probabilmente il Pasok, e questo darebbe anche una legittimazione democratica europea, che farebbe accettare &#8220;ob torto collo&#8221; tutte le iniziative di sinistra della grecia.<br />
Rimaniamo realisti</p>
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