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	<title>Commenti a: Eternit, prescrizione e pietra tombale</title>
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		<title>Di: Marcella Corò</title>
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		<dc:creator>Marcella Corò</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Nov 2014 20:47:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[mi associo anch&#039;io all&#039;augurio di Attila ...]]></description>
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		<title>Di: pinkp52</title>
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		<dc:creator>pinkp52</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Nov 2014 18:36:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mi associo al tuo augurio]]></description>
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		<title>Di: Franco Astengo</title>
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		<dc:creator>Franco Astengo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Nov 2014 15:59:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[SENTENZA ETERNIT, PREVALE LA LOGICA DEL PROFITTO: RIDURRE I RISCHI DEL CAPITALE  CON LA MORTE di Franco Astengo
Si sprecano i commenti alla clamorosa sentenza Eternit: tutti rivolti però (come del resto nell’attualità potrebbe anche apparire giusto) alla sottile diatriba tra giustizia e diritto.
Quella diatriba, anzi quel dilemma sciolto alla fine dalla Corte di Cassazione con la scelta del diritto: scelta opinabile in sé, drammatica nella fattispecie considerata la realtà delle questioni in atto e le loro drammatiche connessioni con la vita di tante persone. Una vita segnata da lutti, umiliazioni, sofferenze.
Nelle analisi che si stanno sviluppando è però trascurato un elemento fondamentale che non può avere, in questo momento, valore giuridico ma che ne ha sicuramente sul terreno morale, politico, storico.
L’elemento riguarda le motivazioni per le quali il reato (riconosciuto, del resto) è stato perseguito e reiterato.
Motivazioni che possono essere ridotta a una: la logica del profitto.
Una logica del profitto che ha, ancora una volta, trionfato sulla giustizia, sul diritto, su quanto dal punto di vista umano possa essere espresso a garanzia dell’umanità.
I grandi pensatori dell’economia, da Smith a Ricardo, a Marx avevano analizzato il tema del profitto nel senso di una sua determinazione realizzata attraverso la sottrazione dei costi di produzione.
In una fase successiva, quella del momento del distacco della figura dell’imprenditore da quella del capitalista, è stata presa in esame la realtà del capitale da intendere come fattore di produzione.
Di conseguenza il capitale assumeva il fattore di rischio derivante appunto dalla produzione.
Allora la produzione non può essere fermata, proprio per non rappresentare un danno al capitale: da qui lo sfruttamento di tutto del lavoro dell’uomo, del tempo, del territorio e della vita stessa, non solo dei lavoratori ma di tutta indistinta l’umanità.
Fermare la Morte, come nel caso dell’Eternit (ma lo stesso valeva per le miniere che Zola descrive in Germinale) avrebbe significato fermare la produzione e quindi mettere a rischio il capitale.
I poveri padroni non potevano proprio permetterselo e quindi per salvare il capitale la Morte doveva andare avanti.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>SENTENZA ETERNIT, PREVALE LA LOGICA DEL PROFITTO: RIDURRE I RISCHI DEL CAPITALE  CON LA MORTE di Franco Astengo<br />
Si sprecano i commenti alla clamorosa sentenza Eternit: tutti rivolti però (come del resto nell’attualità potrebbe anche apparire giusto) alla sottile diatriba tra giustizia e diritto.<br />
Quella diatriba, anzi quel dilemma sciolto alla fine dalla Corte di Cassazione con la scelta del diritto: scelta opinabile in sé, drammatica nella fattispecie considerata la realtà delle questioni in atto e le loro drammatiche connessioni con la vita di tante persone. Una vita segnata da lutti, umiliazioni, sofferenze.<br />
Nelle analisi che si stanno sviluppando è però trascurato un elemento fondamentale che non può avere, in questo momento, valore giuridico ma che ne ha sicuramente sul terreno morale, politico, storico.<br />
L’elemento riguarda le motivazioni per le quali il reato (riconosciuto, del resto) è stato perseguito e reiterato.<br />
Motivazioni che possono essere ridotta a una: la logica del profitto.<br />
Una logica del profitto che ha, ancora una volta, trionfato sulla giustizia, sul diritto, su quanto dal punto di vista umano possa essere espresso a garanzia dell’umanità.<br />
I grandi pensatori dell’economia, da Smith a Ricardo, a Marx avevano analizzato il tema del profitto nel senso di una sua determinazione realizzata attraverso la sottrazione dei costi di produzione.<br />
In una fase successiva, quella del momento del distacco della figura dell’imprenditore da quella del capitalista, è stata presa in esame la realtà del capitale da intendere come fattore di produzione.<br />
Di conseguenza il capitale assumeva il fattore di rischio derivante appunto dalla produzione.<br />
Allora la produzione non può essere fermata, proprio per non rappresentare un danno al capitale: da qui lo sfruttamento di tutto del lavoro dell’uomo, del tempo, del territorio e della vita stessa, non solo dei lavoratori ma di tutta indistinta l’umanità.<br />
Fermare la Morte, come nel caso dell’Eternit (ma lo stesso valeva per le miniere che Zola descrive in Germinale) avrebbe significato fermare la produzione e quindi mettere a rischio il capitale.<br />
I poveri padroni non potevano proprio permetterselo e quindi per salvare il capitale la Morte doveva andare avanti.</p>
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		<title>Di: Attila</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=15077#comment-58027</link>
		<dc:creator>Attila</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Nov 2014 15:55:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Al procuratore generale Iacoviello auguro, con tutto il cuore, di morire con 2 cancri : uno ai polmoni e l&#039;altro allo stomaco. Di morire, quindi, con tantissimi atroci dolori!!]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Al procuratore generale Iacoviello auguro, con tutto il cuore, di morire con 2 cancri : uno ai polmoni e l&#8217;altro allo stomaco. Di morire, quindi, con tantissimi atroci dolori!!</p>
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