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	<title>Commenti a: Lavoro, Ferrero: Con Renzi come con la Thatcher aumentano solo disoccupazione e precarietà. No al Tfr in busta paga</title>
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		<title>Di: Lauro Beriozzi</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=14381#comment-56374</link>
		<dc:creator>Lauro Beriozzi</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Oct 2014 11:02:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Laura il tuo Renzie verrà potentemente sguarrato senza giusta causa.....da un articolo 28 cm.....non 18.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Laura il tuo Renzie verrà potentemente sguarrato senza giusta causa&#8230;..da un articolo 28 cm&#8230;..non 18.</p>
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		<title>Di: Dandalo</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=14381#comment-56297</link>
		<dc:creator>Dandalo</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Oct 2014 21:03:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[forse comincio a pensare che tu non sia un troll, ma davvero cretina al 100% e che davvero credi a quel che scrivi… “Contratto tempo indeterminato”, razza di rapa che non sei altro, significa semplicemente che non è un contratto che scade “a tempo determinato”: cioè che non scade dopo un mese, dopo un anno, ecc. Non un contratto con una scadenza fissa, cioè, ma che si protrae, “a tempo indeterminato”, lungo tutto l’arco della vita professionale d’un lavoratore x o y, certo rispettando quel che vi è scritto nel contratto liberamente sottoscritto dalle due parti, e che, nel caso d’un contratto “a tempo indeterminato”, non può prevdere una scadenza fissa del rapporto di lavoro. Un contratto a tempo indeterminato, dunque, non è un contratto precario, per definizione: se però concedi a uno dei due contraenti (il datore di lavoro) di licenziare quando e come vuole, addirittura “senza giusta causa” (art. 18), allora il contratto non solo non è “a tempo indeterminato”, ma è il più precario che si sia mai visto!
Quanto al resto di quello che blateri nel tuo commento, si vede perfettamente che non hai lavorato un solo giorno in vita tua, altrimenti sapresti che non esiste nessun “contratto a tempo indeterminato” con le caratteristiche da te descritte. Anzi è talmente buffo e ridicolo quello che scrivi, che chiunque, leggendo, potrà capire quanto è ridicolo il tuo… punto di vista sull’argomento! Davvero, quello che scrivi si commenta da solo, e non vi è bisogno di confutarlo ulteriormente.
p.s.: per “indeterminato”, comunque, si intende nel linguaggio… di quelli che la mattina vanno a lavorare: che non ha un tempo determinato, cioè una scadenza, ma che, appunto, si protrae (se le due parti rispettano quel che vi è scritto nel contratto, e non, come scrivi tu, se una prende e se ne va per i fatti suoi autonomamente: ma l’hai mai letto e soprattutto firmato tu un contratto di lavoro? Vero, intendo? Ma come ca..o campi tutto il giorno? Con papà che paga le tue scemenze on line? Ma vai a lavorare piuttosto, BUFFONA!) indefinitamente, sine die, dunque, appunto, “a tempo indeterminato”. L’italiano, come la matematica, non è un’opinione, e soprattutto non è un’opinione per imbecilli come te!]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>forse comincio a pensare che tu non sia un troll, ma davvero cretina al 100% e che davvero credi a quel che scrivi… “Contratto tempo indeterminato”, razza di rapa che non sei altro, significa semplicemente che non è un contratto che scade “a tempo determinato”: cioè che non scade dopo un mese, dopo un anno, ecc. Non un contratto con una scadenza fissa, cioè, ma che si protrae, “a tempo indeterminato”, lungo tutto l’arco della vita professionale d’un lavoratore x o y, certo rispettando quel che vi è scritto nel contratto liberamente sottoscritto dalle due parti, e che, nel caso d’un contratto “a tempo indeterminato”, non può prevdere una scadenza fissa del rapporto di lavoro. Un contratto a tempo indeterminato, dunque, non è un contratto precario, per definizione: se però concedi a uno dei due contraenti (il datore di lavoro) di licenziare quando e come vuole, addirittura “senza giusta causa” (art. 18), allora il contratto non solo non è “a tempo indeterminato”, ma è il più precario che si sia mai visto!<br />
Quanto al resto di quello che blateri nel tuo commento, si vede perfettamente che non hai lavorato un solo giorno in vita tua, altrimenti sapresti che non esiste nessun “contratto a tempo indeterminato” con le caratteristiche da te descritte. Anzi è talmente buffo e ridicolo quello che scrivi, che chiunque, leggendo, potrà capire quanto è ridicolo il tuo… punto di vista sull’argomento! Davvero, quello che scrivi si commenta da solo, e non vi è bisogno di confutarlo ulteriormente.<br />
p.s.: per “indeterminato”, comunque, si intende nel linguaggio… di quelli che la mattina vanno a lavorare: che non ha un tempo determinato, cioè una scadenza, ma che, appunto, si protrae (se le due parti rispettano quel che vi è scritto nel contratto, e non, come scrivi tu, se una prende e se ne va per i fatti suoi autonomamente: ma l’hai mai letto e soprattutto firmato tu un contratto di lavoro? Vero, intendo? Ma come ca..o campi tutto il giorno? Con papà che paga le tue scemenze on line? Ma vai a lavorare piuttosto, BUFFONA!) indefinitamente, sine die, dunque, appunto, “a tempo indeterminato”. L’italiano, come la matematica, non è un’opinione, e soprattutto non è un’opinione per imbecilli come te!</p>
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		<title>Di: laura</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=14381#comment-56281</link>
		<dc:creator>laura</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Oct 2014 17:29:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[beata ignoranza.
Confondi il termine “indeterminato” con “illimitato” o “infinito”
Indeterminato vuol dire semplicemente (def. Treccani) …il cui termine non è definito, non è CERTO.
Quindi, un contratto a tempo indeterminato non ha un termine conosciuto (come quello a tempo determinato, o a termine).
Questo non vuol dire illimitato, ma semplicemente che il termine non è conosciuto al momento dell’assunzione, ma potrà essere deciso da una delle due parti con una recessione.
Ovviamente lo ritengo ugualmente ottimo, in quanto il recesso da parte dell’impresa non è la regola ma l’eccezione e fino a quel giorno il lavoratore gode di molti diritti invece negati alle partite iva, ai cococo e cocopro.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>beata ignoranza.<br />
Confondi il termine “indeterminato” con “illimitato” o “infinito”<br />
Indeterminato vuol dire semplicemente (def. Treccani) …il cui termine non è definito, non è CERTO.<br />
Quindi, un contratto a tempo indeterminato non ha un termine conosciuto (come quello a tempo determinato, o a termine).<br />
Questo non vuol dire illimitato, ma semplicemente che il termine non è conosciuto al momento dell’assunzione, ma potrà essere deciso da una delle due parti con una recessione.<br />
Ovviamente lo ritengo ugualmente ottimo, in quanto il recesso da parte dell’impresa non è la regola ma l’eccezione e fino a quel giorno il lavoratore gode di molti diritti invece negati alle partite iva, ai cococo e cocopro.</p>
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		<title>Di: Dandalo</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=14381#comment-56278</link>
		<dc:creator>Dandalo</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Oct 2014 17:14:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Laura, ma che vai farneticando? L&#039;art. 18 (che tu fai finta di non capire cosa sia) tutela appunto quei lavoratori che un giudice, come dici, tu, ha riconosciuto essere vittime di LICENZIAMENTI SENZA GIUSTA CAUSA E CIOE&#039; PALESEMENTE DISCIMINATORII. L&#039;art. 18, dunque, impone che, dopo un processo e dopo un giudizio favorevole al lavoratore licenziato senza giusta causa e cioè per motivi discriminatorii, tale lavoratore venga reintegrato al suo posto di lavoro, appunto perchè l&#039;imprenditore non aveva alcun diritto o motivo plausibile (al di là dell&#039;evidente volontà di discriminare il lvoratore) per licenziarlo. Questo principio deve valere per tutti i lavoratori, non solo per &quot;gli statali&quot; (?!), e soprattutto tu non hai ancora capito o fai palesemente finta di non voler capire che non può valere, giuridicamente parlando, un principio in base al quale, come dici tu, &quot;l&#039;azienda è mia e ci faccio quello che mi pare e piace&quot;. Non funziona così nei paesi che hanno ordinamenti giuridici democratici. In una azienda il datore di lavoro o il &quot;padrone&quot; (ti piace di più questo vocabolo, eh?) non possono fare quello che vogliono, ad esempio non possono discriminare un lavoratore x o y e licenziarlo, perchè, poniamo il caso, tale lavoratore è nero, od omosessuale, o comunista (o anche, ad esempio, fascista se il datore di lavoro è comunista), o magari è una bella donna che non accetta le avances del &quot;padrone&quot; (sai quanti casi di mobbing del genere ci sono in Italia oggi? Tantissimi. Informati). Licenziare con una giusta causa è il minimo deterrente per non trasformare il luogo di lavoro in un mercato degli schiavi, come già è nei contratti precari e &quot;flessibili&quot; che costituiscono la grande maggioranza del mercato &quot;lavorativo&quot; italiano e che diventerebbero, con la delirante riforma renziana, la norma per tutti, statali e non.
E poi, insisto, non può proprio valere, mai, in nessun luogo, un principio giuridico che assegna tutti i poteri a una sola parte, consentendole di fare quel che vuole, addirittura licenziando senza giusta causa. Io ad esempio a casa mia, anche se è di &quot;mia proprietà&quot;, non posso mica &quot;fare quel che voglio&quot;: non posso ammazzare qualcuno, o minacciare, o magari prendere a calci e pugni la mia compagna, o metterla in una condizione di palese inferiorità, anche solo psicologica; se faccio soltanto una di queste cose la legge (giustamente) mi punisce, anche molto severamente. Perchè dunque si dovrebbe consentire ai datori di lavoro, sui luoghi di lavoro, di LICENZIARE SENZA GIUSTA CAUSA (OVVERO QUANDO VOGLIONO) E QUINDI DI DISCRIMINARE I LAVORATORI, trasformando gli stessi lavoratori in soggetti privi di diritti? A questa cosa tu non rispondi, nè risponderai mai, appunto perchè è un assurdo giuridico (in un paese democratico) e si spiega solo con la volontà manifesta di tutelare i profitti dei &quot;padroni&quot; e di rendere i lavoratori degli schiavi. Le chiacchiere, dunque, stanno a zero, Laura, e la verità è che chi difende le deliranti e reazionarie &quot;riforme&quot; renziane semplicemente non ha argomenti validi, e ripete solo a pappagallo (e male) la propaganda da quattro soldi del renzismo. Cosa che fai anche tu, Laura. Ma davvero male, molto male!...

p.s.: è chiaro che tu, &quot;Laura&quot;, sei un troll da strapazzo, e sei lo stesso tizio o tizia che si firma con cento nomi (Modem, Vernaghi, Salvatore, ecc.), tizio o tizia che è semplicemente un fascista da quattro soldi a mio avviso. Se ho risposto, dunque, non è a &quot;te&quot;, ma ai concetti reazionari e demenziali che tanta gente oggi, purtroppo, esprime quando parla di tali questioni, e in un momento come questo era necessario rispondere per filo e per segno al cumulo di scempiaggini fasciste che hai scritto tu.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Laura, ma che vai farneticando? L&#8217;art. 18 (che tu fai finta di non capire cosa sia) tutela appunto quei lavoratori che un giudice, come dici, tu, ha riconosciuto essere vittime di LICENZIAMENTI SENZA GIUSTA CAUSA E CIOE&#8217; PALESEMENTE DISCIMINATORII. L&#8217;art. 18, dunque, impone che, dopo un processo e dopo un giudizio favorevole al lavoratore licenziato senza giusta causa e cioè per motivi discriminatorii, tale lavoratore venga reintegrato al suo posto di lavoro, appunto perchè l&#8217;imprenditore non aveva alcun diritto o motivo plausibile (al di là dell&#8217;evidente volontà di discriminare il lvoratore) per licenziarlo. Questo principio deve valere per tutti i lavoratori, non solo per &#8220;gli statali&#8221; (?!), e soprattutto tu non hai ancora capito o fai palesemente finta di non voler capire che non può valere, giuridicamente parlando, un principio in base al quale, come dici tu, &#8220;l&#8217;azienda è mia e ci faccio quello che mi pare e piace&#8221;. Non funziona così nei paesi che hanno ordinamenti giuridici democratici. In una azienda il datore di lavoro o il &#8220;padrone&#8221; (ti piace di più questo vocabolo, eh?) non possono fare quello che vogliono, ad esempio non possono discriminare un lavoratore x o y e licenziarlo, perchè, poniamo il caso, tale lavoratore è nero, od omosessuale, o comunista (o anche, ad esempio, fascista se il datore di lavoro è comunista), o magari è una bella donna che non accetta le avances del &#8220;padrone&#8221; (sai quanti casi di mobbing del genere ci sono in Italia oggi? Tantissimi. Informati). Licenziare con una giusta causa è il minimo deterrente per non trasformare il luogo di lavoro in un mercato degli schiavi, come già è nei contratti precari e &#8220;flessibili&#8221; che costituiscono la grande maggioranza del mercato &#8220;lavorativo&#8221; italiano e che diventerebbero, con la delirante riforma renziana, la norma per tutti, statali e non.<br />
E poi, insisto, non può proprio valere, mai, in nessun luogo, un principio giuridico che assegna tutti i poteri a una sola parte, consentendole di fare quel che vuole, addirittura licenziando senza giusta causa. Io ad esempio a casa mia, anche se è di &#8220;mia proprietà&#8221;, non posso mica &#8220;fare quel che voglio&#8221;: non posso ammazzare qualcuno, o minacciare, o magari prendere a calci e pugni la mia compagna, o metterla in una condizione di palese inferiorità, anche solo psicologica; se faccio soltanto una di queste cose la legge (giustamente) mi punisce, anche molto severamente. Perchè dunque si dovrebbe consentire ai datori di lavoro, sui luoghi di lavoro, di LICENZIARE SENZA GIUSTA CAUSA (OVVERO QUANDO VOGLIONO) E QUINDI DI DISCRIMINARE I LAVORATORI, trasformando gli stessi lavoratori in soggetti privi di diritti? A questa cosa tu non rispondi, nè risponderai mai, appunto perchè è un assurdo giuridico (in un paese democratico) e si spiega solo con la volontà manifesta di tutelare i profitti dei &#8220;padroni&#8221; e di rendere i lavoratori degli schiavi. Le chiacchiere, dunque, stanno a zero, Laura, e la verità è che chi difende le deliranti e reazionarie &#8220;riforme&#8221; renziane semplicemente non ha argomenti validi, e ripete solo a pappagallo (e male) la propaganda da quattro soldi del renzismo. Cosa che fai anche tu, Laura. Ma davvero male, molto male!&#8230;</p>
<p>p.s.: è chiaro che tu, &#8220;Laura&#8221;, sei un troll da strapazzo, e sei lo stesso tizio o tizia che si firma con cento nomi (Modem, Vernaghi, Salvatore, ecc.), tizio o tizia che è semplicemente un fascista da quattro soldi a mio avviso. Se ho risposto, dunque, non è a &#8220;te&#8221;, ma ai concetti reazionari e demenziali che tanta gente oggi, purtroppo, esprime quando parla di tali questioni, e in un momento come questo era necessario rispondere per filo e per segno al cumulo di scempiaggini fasciste che hai scritto tu.</p>
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		<title>Di: laura</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=14381#comment-56273</link>
		<dc:creator>laura</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Oct 2014 14:52:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Questo principio può valere per i dipendenti statali.
Ma per i privati, mi spieghi per quale motivo un giudice qualsiasi dovrebbe decidere se un imprenditore si deve tenere in casa sua (perchè di questo parliamo) una persona che per qualsiasi motivo non gli garba ?
L&#039;azienda è la sua e sarà pur libero di canbiare Banca, fornitori, dipendenti e quant&#039;altro a suo piacimento no ?
Altrimenti viene violato il principio della libertà d&#039;impresa, già tanto viziato e vessato nel nostro paese.
In pratica il reintegro viene sostituito da un indennizzo nel caso di licenziamento senza giusta causa.
Lo ritengo un diritto dell&#039;impresa, visto che noi lavoratori già lo abbiamo e possiamo dare in qualsiasi momento le dimissioni, la reciprocità, nei rapporti di qualunque tipo deve essere sacrosanta.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Questo principio può valere per i dipendenti statali.<br />
Ma per i privati, mi spieghi per quale motivo un giudice qualsiasi dovrebbe decidere se un imprenditore si deve tenere in casa sua (perchè di questo parliamo) una persona che per qualsiasi motivo non gli garba ?<br />
L&#8217;azienda è la sua e sarà pur libero di canbiare Banca, fornitori, dipendenti e quant&#8217;altro a suo piacimento no ?<br />
Altrimenti viene violato il principio della libertà d&#8217;impresa, già tanto viziato e vessato nel nostro paese.<br />
In pratica il reintegro viene sostituito da un indennizzo nel caso di licenziamento senza giusta causa.<br />
Lo ritengo un diritto dell&#8217;impresa, visto che noi lavoratori già lo abbiamo e possiamo dare in qualsiasi momento le dimissioni, la reciprocità, nei rapporti di qualunque tipo deve essere sacrosanta.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Dandalo</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=14381#comment-56268</link>
		<dc:creator>Dandalo</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Oct 2014 14:26:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[il &quot;contratto a tempo indeterminato senza art. 18&quot; non è un contratto a tempo indeterminato: l&#039;hai capita questa cosa, Laura, o fai finta di non capirla? Cerca di essere, non dico intelligente, ma perlomeno onesta e cerca di capire che se tu lasci all&#039;imprenditore la possibilità di licenziare &quot;senza giusta causa&quot;, lui lo fa non perchè &quot;è cattivo&quot;, o perchè &quot;si diverte&quot;, ma perchè fa i suoi comodi e i suoi interessi, nè più nè meno, tanto più se c&#039;è una legge che glielo permette.
Se esistesse una legge che, poniamo il caso, consentisse ai pedofili di non essere puniti severamente ma, appunto, solo con un &quot;indennizzo economico&quot;, tu pensi che i casi di pedofilia aumenterebbero o diminuirebbero?
Quindi, se io imprenditore posso assumere un lavoratore e (renzianamente) licenziarlo in qualsiasi momento addirittura &quot;senza giusta causa&quot;, ma perchè dovrei tenermelo sul groppone per tutta la vita pagandogli contributi, ecc.? Lo caccio quando voglio (senza neppure giustificare il perchè) e ne assumo un altro quando voglio, sempre a salari da fame. Il tuo &quot;contratto a tempo indeterminato senza art. 18&quot; (cosa che fra l&#039;altro dici solo tu, perchè il governo sta lavorando su tutt&#039;altra ipotesi) è perciò un gioco di parole che in realtà significa &quot;contratto precario a vita con possibilità illimitata di licenziare da parte del datore di lavoro&quot;.
Senza contare che il discorso del &quot;licenziare senza giusta causa&quot;, dunque anche per motivi palesemente discriminatorii, intaccherebbe un principio giuridico fondamentale, addirittura costituzionale, giacchè esisterebbe una legge che renderebbe possibile sui posti di lavoro qualsiasi tipo di discriminazione (razziale, sessuale, ecc.) rendendo il lavoratore, qualsiasi lavoratore, un soggetto non con pari diritti rispetto al datore di lavoro, e questa cosa è semplicemente ANTICOSTITUZIONALE. Vatti a vedere quante sono, oggi, le cause per mobbing e per discriminazioni ai danni dei lavoratori, e poi ne riparliamo, Laura...]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>il &#8220;contratto a tempo indeterminato senza art. 18&#8243; non è un contratto a tempo indeterminato: l&#8217;hai capita questa cosa, Laura, o fai finta di non capirla? Cerca di essere, non dico intelligente, ma perlomeno onesta e cerca di capire che se tu lasci all&#8217;imprenditore la possibilità di licenziare &#8220;senza giusta causa&#8221;, lui lo fa non perchè &#8220;è cattivo&#8221;, o perchè &#8220;si diverte&#8221;, ma perchè fa i suoi comodi e i suoi interessi, nè più nè meno, tanto più se c&#8217;è una legge che glielo permette.<br />
Se esistesse una legge che, poniamo il caso, consentisse ai pedofili di non essere puniti severamente ma, appunto, solo con un &#8220;indennizzo economico&#8221;, tu pensi che i casi di pedofilia aumenterebbero o diminuirebbero?<br />
Quindi, se io imprenditore posso assumere un lavoratore e (renzianamente) licenziarlo in qualsiasi momento addirittura &#8220;senza giusta causa&#8221;, ma perchè dovrei tenermelo sul groppone per tutta la vita pagandogli contributi, ecc.? Lo caccio quando voglio (senza neppure giustificare il perchè) e ne assumo un altro quando voglio, sempre a salari da fame. Il tuo &#8220;contratto a tempo indeterminato senza art. 18&#8243; (cosa che fra l&#8217;altro dici solo tu, perchè il governo sta lavorando su tutt&#8217;altra ipotesi) è perciò un gioco di parole che in realtà significa &#8220;contratto precario a vita con possibilità illimitata di licenziare da parte del datore di lavoro&#8221;.<br />
Senza contare che il discorso del &#8220;licenziare senza giusta causa&#8221;, dunque anche per motivi palesemente discriminatorii, intaccherebbe un principio giuridico fondamentale, addirittura costituzionale, giacchè esisterebbe una legge che renderebbe possibile sui posti di lavoro qualsiasi tipo di discriminazione (razziale, sessuale, ecc.) rendendo il lavoratore, qualsiasi lavoratore, un soggetto non con pari diritti rispetto al datore di lavoro, e questa cosa è semplicemente ANTICOSTITUZIONALE. Vatti a vedere quante sono, oggi, le cause per mobbing e per discriminazioni ai danni dei lavoratori, e poi ne riparliamo, Laura&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: laura</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=14381#comment-56247</link>
		<dc:creator>laura</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Oct 2014 05:32:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[bah...questa fissazione che gli imprenditori si divertono a licenziare mi sembra esagerata, una vera e propria fobia.
Il contratto a tempo indeterminato ha tanti di quei vantaggi che è troppo meglio di essere precario senza contributi ferie 13.ma liquidazione ecc.
Inoltre l&#039;angoscia, ogni anno quando ti devono rinnovare il contratto...dove la metti ? Grazie NO
Non state sempre a pensare ai licenziamenti, è un&#039;ossessione, guardate gli altri vantaggi per la miseria. Ai licenziati va comunque un risarcimento..e si troveranno un altro lavoro.
Forse bisognerebbe fare un pò di autocritica, e cercare di non farsi licenziare...no ?]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>bah&#8230;questa fissazione che gli imprenditori si divertono a licenziare mi sembra esagerata, una vera e propria fobia.<br />
Il contratto a tempo indeterminato ha tanti di quei vantaggi che è troppo meglio di essere precario senza contributi ferie 13.ma liquidazione ecc.<br />
Inoltre l&#8217;angoscia, ogni anno quando ti devono rinnovare il contratto&#8230;dove la metti ? Grazie NO<br />
Non state sempre a pensare ai licenziamenti, è un&#8217;ossessione, guardate gli altri vantaggi per la miseria. Ai licenziati va comunque un risarcimento..e si troveranno un altro lavoro.<br />
Forse bisognerebbe fare un pò di autocritica, e cercare di non farsi licenziare&#8230;no ?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Dandalo</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=14381#comment-56242</link>
		<dc:creator>Dandalo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Oct 2014 21:23:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[leggi l&#039;art. 18 dello Statuto dei Lavoratori (soprattutto nella sua prima stesura, dovuta a grandi riformisti peraltro, fra cui Gino Giugni e Giacomo Brodolini, e nient&#039;affatto a perfidi comunisti e marxisti &quot;ideologici&quot; con la barba lunga e col &quot;Capitale&quot; sotto il pastrano, come sentenziano quei quattro giornalisti servi che vi hanno fatto, da anni, il lavaggio di quel po&#039; di cervello che avete) e capirai da sola (spero) le sciocchezze che hai scritto, Laura, comprese queste ultime.
E, comunque, rifletti solo su questo semplice concetto: un contratto come può essere mai &quot;a tempo indeterminato&quot; se tu elimini proprio l&#039;art. 18, cioè la norma giuridica che IMPEDISCE I LICENZIAMENTI SENZA GIUSTA CAUSA, OVVERO PALESEMENTE DISCRIMINATORII? E&#039; chiaro che se io, poniamo fossi un imprenditore, ed avessi la possibilità di licenziare te dipendente, in qualsiasi momento e come meglio mi aggrada, appunto &quot;senza giusta causa&quot; (non solo per motivi economici, quindi, ma anche perchè, poniamo, a me sul posto di lavoro va di toccarti il cu.. e tu magari non ci stai, ed io, renzianamente e non ideologicamente, sai che faccio cara Laura? Ti licenzio se non me la dai...) e casomai beccandomi solo una &quot;multa&quot;, ovvero un indennizzo economico da dare al lavoratore licenziato senza giusta causa; ebbene se io imprenditore potessi usufruire di questa... riforma, non ci penserei su un attimo a fare in continuazione &quot;tu entri, tu esci, tu entri, tu esci&quot;, cioè a flessibilizzare a rotta di collo il mio piccolo mercato... degli schiavi, abbassando i salari, annullando i diritti e facendo volare i profitti (i miei e basta). E proprio perchè l&#039;abolizione dell&#039;art. 18 significa che io imprenditore posso licenziare come dove e quando voglio, e quindi la sorte del lavoratore (che torna ad essere un &quot;oggetto&quot;, una &quot;cosa&quot;, non una &quot;persona&quot; con dei diritti) è affidata solo ed esclusivamente al mio &quot;buon cuore&quot;: è, insomma, la condizione lavorativa schiavistica o semischiavistica che esisteva prima che i lavoratori si inventassero... i sindacati! E quindi, insisto, prima di parlare, aprendo la bocca e dandogli fiato, studiate, informatevi e soprattutto ragionate, con la vostra di testa, e verificate quali sono i vostri interessi in gioco! Altrimenti non siete uomini, cioè esseri umani, ma capponi!]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>leggi l&#8217;art. 18 dello Statuto dei Lavoratori (soprattutto nella sua prima stesura, dovuta a grandi riformisti peraltro, fra cui Gino Giugni e Giacomo Brodolini, e nient&#8217;affatto a perfidi comunisti e marxisti &#8220;ideologici&#8221; con la barba lunga e col &#8220;Capitale&#8221; sotto il pastrano, come sentenziano quei quattro giornalisti servi che vi hanno fatto, da anni, il lavaggio di quel po&#8217; di cervello che avete) e capirai da sola (spero) le sciocchezze che hai scritto, Laura, comprese queste ultime.<br />
E, comunque, rifletti solo su questo semplice concetto: un contratto come può essere mai &#8220;a tempo indeterminato&#8221; se tu elimini proprio l&#8217;art. 18, cioè la norma giuridica che IMPEDISCE I LICENZIAMENTI SENZA GIUSTA CAUSA, OVVERO PALESEMENTE DISCRIMINATORII? E&#8217; chiaro che se io, poniamo fossi un imprenditore, ed avessi la possibilità di licenziare te dipendente, in qualsiasi momento e come meglio mi aggrada, appunto &#8220;senza giusta causa&#8221; (non solo per motivi economici, quindi, ma anche perchè, poniamo, a me sul posto di lavoro va di toccarti il cu.. e tu magari non ci stai, ed io, renzianamente e non ideologicamente, sai che faccio cara Laura? Ti licenzio se non me la dai&#8230;) e casomai beccandomi solo una &#8220;multa&#8221;, ovvero un indennizzo economico da dare al lavoratore licenziato senza giusta causa; ebbene se io imprenditore potessi usufruire di questa&#8230; riforma, non ci penserei su un attimo a fare in continuazione &#8220;tu entri, tu esci, tu entri, tu esci&#8221;, cioè a flessibilizzare a rotta di collo il mio piccolo mercato&#8230; degli schiavi, abbassando i salari, annullando i diritti e facendo volare i profitti (i miei e basta). E proprio perchè l&#8217;abolizione dell&#8217;art. 18 significa che io imprenditore posso licenziare come dove e quando voglio, e quindi la sorte del lavoratore (che torna ad essere un &#8220;oggetto&#8221;, una &#8220;cosa&#8221;, non una &#8220;persona&#8221; con dei diritti) è affidata solo ed esclusivamente al mio &#8220;buon cuore&#8221;: è, insomma, la condizione lavorativa schiavistica o semischiavistica che esisteva prima che i lavoratori si inventassero&#8230; i sindacati! E quindi, insisto, prima di parlare, aprendo la bocca e dandogli fiato, studiate, informatevi e soprattutto ragionate, con la vostra di testa, e verificate quali sono i vostri interessi in gioco! Altrimenti non siete uomini, cioè esseri umani, ma capponi!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: laura</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=14381#comment-56228</link>
		<dc:creator>laura</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Oct 2014 15:49:52 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=14381#comment-56228</guid>
		<description><![CDATA[Mah, rimango allibita.
Eppure parlo italiano. La sapete la differenza tra un contratto a tempo indeterminato ed una partita iva ?
Nel secondo non hai ferie, non hai 13°, non hai contributi.
E non hai ovviamente l&#039;art. 18 .
Un contratto a tempo indeterminato ti consente di fare mutui, comprare casa, andare in ferie stare a casa malata, fare figli.
Vi sembra poco ?
A me no. E quindi se una legge OBBLIGA le imprese ad usare solo questo contratto accetto e ringrazio.
Resta che vi possono licenziare, certo, ma non è automatico come  i contratti a tempo, che vanno rinnovati oppure sei fuori.
Il licenziamento resta un fatto eccezionale, dovuto a problemi economici dell&#039;impresa oppure a conflitti con i superiori, che io mi guardo bene dall&#039;avere e sarà fatto per una minoranza, mentre gli altri avranno solo benefici.
Comunque questo è il mio parere, giusto o sbagliato]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mah, rimango allibita.<br />
Eppure parlo italiano. La sapete la differenza tra un contratto a tempo indeterminato ed una partita iva ?<br />
Nel secondo non hai ferie, non hai 13°, non hai contributi.<br />
E non hai ovviamente l&#8217;art. 18 .<br />
Un contratto a tempo indeterminato ti consente di fare mutui, comprare casa, andare in ferie stare a casa malata, fare figli.<br />
Vi sembra poco ?<br />
A me no. E quindi se una legge OBBLIGA le imprese ad usare solo questo contratto accetto e ringrazio.<br />
Resta che vi possono licenziare, certo, ma non è automatico come  i contratti a tempo, che vanno rinnovati oppure sei fuori.<br />
Il licenziamento resta un fatto eccezionale, dovuto a problemi economici dell&#8217;impresa oppure a conflitti con i superiori, che io mi guardo bene dall&#8217;avere e sarà fatto per una minoranza, mentre gli altri avranno solo benefici.<br />
Comunque questo è il mio parere, giusto o sbagliato</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: renzo</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=14381#comment-56225</link>
		<dc:creator>renzo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Oct 2014 15:10:32 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=14381#comment-56225</guid>
		<description><![CDATA[possibile che Landini non abbia capito, che dietro l&#039;erogazione &quot; volontaria &quot; del TFR si cela l&#039;attacco al salario differito che in pochi anni verrebbe annullato ,
e sempre in pochi mesi i soldi mensili del TFR verrebbero inglobati dall&#039;economia
globale.
i soldi per i lavoratori per i disoccupati, per i pensionati vanno presi dalla patrimoniale.
renzo]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>possibile che Landini non abbia capito, che dietro l&#8217;erogazione &#8221; volontaria &#8221; del TFR si cela l&#8217;attacco al salario differito che in pochi anni verrebbe annullato ,<br />
e sempre in pochi mesi i soldi mensili del TFR verrebbero inglobati dall&#8217;economia<br />
globale.<br />
i soldi per i lavoratori per i disoccupati, per i pensionati vanno presi dalla patrimoniale.<br />
renzo</p>
]]></content:encoded>
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