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	<title>Commenti a: Europee, legge da cambiare</title>
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		<title>Di: dacci adriana</title>
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		<dc:creator>dacci adriana</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jan 2014 20:38:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[...ci credi veramente? Sei ottimista, staremo a vedere.]]></description>
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		<title>Di: Nonsonofrufrù</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=10039#comment-38178</link>
		<dc:creator>Nonsonofrufrù</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jan 2014 17:27:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fioretti, a proposito di SEL e Svendola leggiti l&#039;articolo di Greco su Liberazione.


POLITICA
Sel, Federazione con il Pd: si cade sempre dalla parte dove si pende

I commentatori ne parlano come di una &quot;svolta&quot;, ma - francamente - la sorpresa non c&#039;è per nulla. Che la final destination del tragitto politico di Sel porti in braccio al Pd, quale che sia la linea e il leader di questo partito, è da tempo cosa di un&#039;evidenza solare. C&#039;è chi come noi, avendo seguito con speciale attenzione l&#039;occhettiana trasmutazione del partito di Vendola, aveva argomentato come la deriva moderata in corso equivalesse ad una piccola (date le proporzioni politiche e culturali dell&#039;evento) Bad Godesberg. C&#039;è poi chi non l&#039;aveva capito e sperava in un possibile ravvedimento di Sinistra ecologia e libertà, ritenuto possibile in considerazione dell&#039;irrefrenabile palingenesi liberale dei Democratici. Ci sono infine coloro che, pur avendo ben compreso da quale parte tirasse il vento, hanno fatto  (e continuano a fare) gli &quot;gnorri&quot;, ritenendo in cuor proprio, ma senza trovare il coraggio di confessarlo apertamente, che un vero spazio, autonomo e indipendente, per una sinistra di classe, men che meno comunista, sia chiuso per sempre. Ora, però, fare finta di nulla sarà più difficile.
&quot;Quando sarà il momento Sel si scioglierà in qualcosa d&#039;altro&quot;: Vendola lo aveva detto, apertis verbis, sin dalla scissione da Rifondazione comunista e dalla costituzione della nuova formazione, destinata a non essere l&#039;approdo finale dei fuoriusciti. Tra quindici giorni, nell&#039;ormai prossimo congresso fisserà le nuove tappe. L&#039;avvicinamento al Pd aveva visto una tappa decisiva con la Lettera dei democratici e dei riformisti, summa politica di un programma liberista, di impronta blairiana, infarcita di ideologia interclassista. Poi la battuta d&#039;arresto, imprevista, conseguente alla scelta del Pd di formare il governo delle &quot;larghe intese&quot; con Berlusconi, svolta che rendeva insostenibile la coabitazione al governo con la destra anticostituzionale e paragolpista. Così Sel, suo malgrado, fu costretta a sedere sui banchi dell&#039;opposizione. Ma ora, l&#039;avvento di Renzi e - soprattutto - lo sguardo preoccupato ai sondaggi che danno Sel in progressivo calo di consensi e al di sotto della soglia di sbarramento, fa riprendere slancio al rendez vous provvisoriamente rinviato col Pd . Perché l&#039;obiettivo della rappresentanza parlamentare prevale, nel partito di Nichi, su ogni altra considerazione.
Il congresso che si svolgerà dal 26 gennaio definirà la road map del percorso che dovrebbe portare, a fine tragitto, alla costituzione di una &quot;federazione democratica&quot;. Nelle stesse file del Pd si fa largo l&#039;ipotesi che la mossa di Stefano Fassina di lasciare il governo e guidare una opposizione dentro il partito, miri a un &quot;correntone&quot; irrobustito da Sel. Nel gruppo dirigente più ristretto di Sel questa è del resto l&#039;ipotesi più gettonata, come non perde occasione di esplicitare Gennaro Migliore, il capogruppo alla Camera che osserva come &quot;i migliori risultati noi li abbiamo ottenuti quando siamo stati in un campo unitario del centrosinistra&quot;. E non è certo un mistero che l&#039;idea di una confluenza nel calderone democratico, sia pure mascherata da qualche acrobazia politicista, sia molto più che una tentazione nel &quot;cerchio magico&quot; del segretario.
Le prossime elezioni europee si incaricheranno di &quot;illuminare&quot; la strada che Vendola e compagni intraprenderanno. La parte meno spregiudicata di Sel vorrebbe formare liste unitarie di una sinistra ampia e ricomposta per Tsipras. Ma perderà. La maggioranza, ben più attenta alle ricadute sul progetto politico domestico, vuole sostenere il Pse e la candiadatura di Martin Schulz.

Dino Greco

in data:10/01/2014]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Fioretti, a proposito di SEL e Svendola leggiti l&#8217;articolo di Greco su Liberazione.</p>
<p>POLITICA<br />
Sel, Federazione con il Pd: si cade sempre dalla parte dove si pende</p>
<p>I commentatori ne parlano come di una &#8220;svolta&#8221;, ma &#8211; francamente &#8211; la sorpresa non c&#8217;è per nulla. Che la final destination del tragitto politico di Sel porti in braccio al Pd, quale che sia la linea e il leader di questo partito, è da tempo cosa di un&#8217;evidenza solare. C&#8217;è chi come noi, avendo seguito con speciale attenzione l&#8217;occhettiana trasmutazione del partito di Vendola, aveva argomentato come la deriva moderata in corso equivalesse ad una piccola (date le proporzioni politiche e culturali dell&#8217;evento) Bad Godesberg. C&#8217;è poi chi non l&#8217;aveva capito e sperava in un possibile ravvedimento di Sinistra ecologia e libertà, ritenuto possibile in considerazione dell&#8217;irrefrenabile palingenesi liberale dei Democratici. Ci sono infine coloro che, pur avendo ben compreso da quale parte tirasse il vento, hanno fatto  (e continuano a fare) gli &#8220;gnorri&#8221;, ritenendo in cuor proprio, ma senza trovare il coraggio di confessarlo apertamente, che un vero spazio, autonomo e indipendente, per una sinistra di classe, men che meno comunista, sia chiuso per sempre. Ora, però, fare finta di nulla sarà più difficile.<br />
&#8220;Quando sarà il momento Sel si scioglierà in qualcosa d&#8217;altro&#8221;: Vendola lo aveva detto, apertis verbis, sin dalla scissione da Rifondazione comunista e dalla costituzione della nuova formazione, destinata a non essere l&#8217;approdo finale dei fuoriusciti. Tra quindici giorni, nell&#8217;ormai prossimo congresso fisserà le nuove tappe. L&#8217;avvicinamento al Pd aveva visto una tappa decisiva con la Lettera dei democratici e dei riformisti, summa politica di un programma liberista, di impronta blairiana, infarcita di ideologia interclassista. Poi la battuta d&#8217;arresto, imprevista, conseguente alla scelta del Pd di formare il governo delle &#8220;larghe intese&#8221; con Berlusconi, svolta che rendeva insostenibile la coabitazione al governo con la destra anticostituzionale e paragolpista. Così Sel, suo malgrado, fu costretta a sedere sui banchi dell&#8217;opposizione. Ma ora, l&#8217;avvento di Renzi e &#8211; soprattutto &#8211; lo sguardo preoccupato ai sondaggi che danno Sel in progressivo calo di consensi e al di sotto della soglia di sbarramento, fa riprendere slancio al rendez vous provvisoriamente rinviato col Pd . Perché l&#8217;obiettivo della rappresentanza parlamentare prevale, nel partito di Nichi, su ogni altra considerazione.<br />
Il congresso che si svolgerà dal 26 gennaio definirà la road map del percorso che dovrebbe portare, a fine tragitto, alla costituzione di una &#8220;federazione democratica&#8221;. Nelle stesse file del Pd si fa largo l&#8217;ipotesi che la mossa di Stefano Fassina di lasciare il governo e guidare una opposizione dentro il partito, miri a un &#8220;correntone&#8221; irrobustito da Sel. Nel gruppo dirigente più ristretto di Sel questa è del resto l&#8217;ipotesi più gettonata, come non perde occasione di esplicitare Gennaro Migliore, il capogruppo alla Camera che osserva come &#8220;i migliori risultati noi li abbiamo ottenuti quando siamo stati in un campo unitario del centrosinistra&#8221;. E non è certo un mistero che l&#8217;idea di una confluenza nel calderone democratico, sia pure mascherata da qualche acrobazia politicista, sia molto più che una tentazione nel &#8220;cerchio magico&#8221; del segretario.<br />
Le prossime elezioni europee si incaricheranno di &#8220;illuminare&#8221; la strada che Vendola e compagni intraprenderanno. La parte meno spregiudicata di Sel vorrebbe formare liste unitarie di una sinistra ampia e ricomposta per Tsipras. Ma perderà. La maggioranza, ben più attenta alle ricadute sul progetto politico domestico, vuole sostenere il Pse e la candiadatura di Martin Schulz.</p>
<p>Dino Greco</p>
<p>in data:10/01/2014</p>
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		<title>Di: giancarlo fioretti</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=10039#comment-38136</link>
		<dc:creator>giancarlo fioretti</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jan 2014 10:14:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ottima la nostra iniziativa. Cerchiamo casomai di coordinare i nostri sforzi con i compagni di Sel, i quali avranno già capito che il Pd targato Renzi guarda ormai ad orizzonti diversi rispetto ai loro.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ottima la nostra iniziativa. Cerchiamo casomai di coordinare i nostri sforzi con i compagni di Sel, i quali avranno già capito che il Pd targato Renzi guarda ormai ad orizzonti diversi rispetto ai loro.</p>
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