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	<title>Rifondazione Comunista &#187; agricoltura</title>
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		<title>Siccità e crisi idrica</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jun 2022 16:08:26 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
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		<description><![CDATA[Il nostro Pianeta è “ricoperto d’acqua” ma la percentuale di questa utilizzabile per usi umani è circa lo 0,6% considerando laghi, fiumi e falde sotterranee di facile accesso. Una componente solo in parte “rinnovabile”, poiché le falde hanno tempi di ricarica spesso più lunghi del tasso di sfruttamento cui vengono sottoposte, di conseguenza l’acqua è [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Il nostro Pianeta è “ricoperto d’acqua” ma la percentuale di questa utilizzabile per usi umani è circa lo 0,6% considerando laghi, fiumi e falde sotterranee di facile accesso.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Una componente solo in parte “rinnovabile”, poiché le falde hanno tempi di ricarica spesso più lunghi del tasso di sfruttamento cui vengono sottoposte, di conseguenza l’acqua è sempre più scarsa, complici i cambiamenti climatici e la crescente pressione antropica.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La scarsità idrica, che abbiamo sempre considerato come un problema lontano dai nostri confini, ci riguarda molto da vicino, con prospettive per quest’anno peggiori della crisi del 2017.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">L’Osservatorio europeo della siccità indica l’Italia tra i Paesi UE considerati più a rischio e secondo l’Associazione nazionale dei consorzi di Bonifica e Irrigazione il livello dei fiumi del Nord è sempre più basso e il rischio desertificazione in aumento, soprattutto in alcune regioni del Sud Italia.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La particolare conformazione geografica del nostro Paese mette ancora più a rischio le fonti di acqua dolce a causa del fenomeno del cuneo salino che mette a rischio intere colture nella zona del delta del Po.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">E’ evidente come un simile scenario abbia impatti devastanti sia sugli ecosistemi naturali che sulle attività umane, sia in chiave sociale che economica.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">I settori destinati a pagare le conseguenze più gravi della siccità sono quelli dell’agricoltura, della zootecnia e della silvicoltura. In Italia il 20% del territorio rischia di non essere più produttivo e di essere dunque abbandonato e l’Enea stima che a causa di siccità, alluvioni ed erosioni del suolo si rischia di perdere l’1 per cento annuo sulla produzione agricola, con danni per oltre 30 milioni di euro l’anno per il settore.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>Siccità: agricoltura e allevamento intensivi.</b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Prendendo in esame proprio il rapporto tra sistema agroalimentare e consumo della risorsa idrica si scopre che la frazione di gran lunga più grande dell’impronta idrica totale in Europa riguarda il consumo di prodotti agricoli commestibili (84 per cento), con più del 45 per cento di questa imputabile ai prodotti a base di carne e latte.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">L’agricoltura europea, dedicata per circa due terzi all’alimentazione animale, utilizza più acqua dolce di qualsiasi altro settore in Europa: il 59 per cento del consumo totale e il modello di agricoltura intensiva impoverisce la frazione organica dei suoli, rendendoli meno efficaci nel trattenere l’acqua (fonte ANBI).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La disponibilità idrica diminuisce dunque, ma i nostri terreni agricoli hanno ancora più sete.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Nel settore zootecnico i volumi d’acqua utilizzati diventano ancora più importanti: per grammo di proteine, l’impronta idrica della carne bovina è sei volte maggiore di quella dei legumi e secondo la stessa Assocarni per produrre un chilo di carne bovina occorrono in media 15.415 litri di acqua.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Nel settore agricolo la risposta è nella riconversione verso metodi agro ecologici perché mentre l’agricoltura intensiva, basata su produzioni specializzate e a bassa diversità, è particolarmente vulnerabile ai cambiamenti climatici, al degrado del suolo e alla scarsità d’acqua, l’agricoltura ecologica è la principale strategia di resilienza alla siccità.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Anche nel campo della zootecnia i modelli di allevamento ecologico, compresi i sistemi integrati di allevamento e di allevamento e silvicoltura, possono offrire vantaggi a molteplici processi ecosistemici, inclusa la resilienza alla siccità. Una riduzione molto significativa dell’impronta idrica dei prodotti agricoli in Europa potrebbe essere raggiunta passando a modelli alimentari più sani, ricchi di frutta e verdura e con meno carne e latticini e che porterebbero a risparmiare circa 1.292 litri pro capite al giorno, ossia il 30 per cento dell’impronta idrica rispetto alla situazione attuale.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Per compiere questi cambiamenti sono necessari e urgenti sostanziosi investimenti, sia in termini di ricerca sulle innovazioni agroecologiche, sia di sostegno per aiutare gli agricoltori e allevatori a compiere una vera transizione ecologica e i consumatori ad adottare diete con un minore impatto sulla disponibilità idrica e sulla sua qualità.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>Siccità e energia.</b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">In tempi di crisi idrica, è bene ricordare che anche le scelte energetiche, non sono neutre dal punto di vista dello spreco di acqua.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Il consumo idrico a fini energetici è oltre il 20% del consumo idrico totale, e circa un terzo di quello a fini alimentari.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Le centrali termoelettriche a fonti fossili e le centrali nucleari, infatti, consumano enormi quantità d&#8217;acqua per raffreddare gli impianti a differenza di eolico, fotovoltaico e geotermia a circuito chiuso, il cui impatto idrico si approssima allo zero.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Si calcola che un sistema 100% rinnovabile abbatterebbe fino al 97,7% il consumo idrico finalizzato alla produzione di energia.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>Siccità e gestione privata della rete</b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La crisi idrica attuale evidenzia inoltre tutte le pecche di una gestione della risorsa idrica piegata a una logica privatistica che punta esclusivamente alla massimizzazione del profitto ed è caratterizzata da una decennale mancanza di pianificazione e investimenti infrastrutturali.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">L’Italia detiene il primato europeo del prelievo di acqua per uso potabile. Dal punto di vista degli ecosistemi acquatici, laghi, fiumi, acqua sotterranee, tutte le rilevazioni rivelano uno stato raramente buono e per lo più scarso o cattivo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La contaminazione più frequente è dovuta agli erbicidi e agli scarichi delle aree industriali attive o dismesse ma non ancora bonificate, come ad esempio quella dovuta ai PFAS in Veneto e ad Alessandria; pesano poi i cosiddetti contaminanti emergenti quali droghe, cosmetici e farmaci.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La contaminazione delle acque di falda, che in Italia sono la principale fonte di approvvigionamento di acqua potabile, determina la necessità di attuare trattamenti per trattenere le sostanze chimiche che diventano sempre più costosi e difficili con l’aumento della complessità delle miscele.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">E’ necessario migliorare la qualità delle acque superficiali e di falda, intervenire per rinaturalizzare i versanti collinari e montani, le sponde di fiumi e canali, restituire ad uso ambientale e paesaggistico naturale di aree compromesse da fabbricati ex industriali ora dismessi e abbandonati.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La gestione del servizio idrico integrato attraverso spa e multiutility si è dimostrata un fallimento se consideriamo il drammatico spreco di acqua potabile se consideriamo le perdite di rete (40% dell’acqua distribuita) e la mancata realizzazione di reti duali (il 50% dell’acqua distribuita è utilizzata per fini non potabili). E’ quindi destituita di ogni fondamento la campagna che sui media mainstream cerca di attribuire la responsabilità della crisi idrica alla mancata privatizzazione che avrebbe fatto perdere investimenti privati. Dopo la vicenda delle autostrade bisogna essere davvero in malafede per sostenere una tesi del genere. La realtà semmai è che la gestione attraverso multiutility quotate in borsa ha dirottato risorse verso utilizzi diversi dall’ammodernamento e dalla manutenzione della rete idrica.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">In definitiva, si tratta, come propone anche il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, di mettere in campo un intervento pubblico che, nell’arco dei prossimi 5 anni, tramite il Recovery Plan, nella seguente misura:</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">● 2 mld di € per la ripubblicizzazione del servizio idrico, da utilizzare nel primo anno di intervento;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">● 7,5 mld. di € (cui aggiungere risorse provenienti dai soggetti gestori per circa ulteriori 2,5 mld) per la ristrutturazione delle reti idriche;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">● 26 mld. di € (di cui 50% provenienti dal Recovery Plan e il restante 50% da ulteriori fonti di entrata) per il riassetto idrogeologico e la messa in sicurezza del territorio.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">L’intervento economico deve essere accompagnato da un ribaltamento del modello e dalla ripubblicizzazione del servizio idrico, partendo da una serie di interventi immediati:</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">incentivi all&#8217;ammodernamento degli impianti di irrigazione in agricoltura (ad es. irrigazione a goccia) e all&#8217;utilizzo delle acque piovane;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">la destinazione degli utili delle aziende che gestiscono il servizio idrico alla ristrutturazione delle reti idriche;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">incentivi all’installazione di dispositivi per il risparmio idrico nell’edilizia di servizio, residenziale e produttiva;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">la depurazione delle acque deve raggiungere il 100% (attualmente è al 50/60%) e vanno privilegiati gli impianti di piccole-medie dimensioni e quelli di fito-depurazione in quanto garantiscono maggiormente la qualità della acque depurate da immettere in natura, nella produzione agricola e nelle reti duali.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>Le montagne stanno crollando.</b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La senatrice Nugnes, in rappresentanza di Rifondazione Comunista in missione parlamentare sui ghiacciai, riferisce di come in montagna il cambiamento climatico stia avvenendo ad una velocità doppia che nel resto del globo, registrando ad oggi una media di aumento delle temperature di + 1,7 gradi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">&#8220;Lo scenario 2022 è lo scenario che ci aspettavamo per il 2050&#8243; dicono gli osservatori tecnici di Arpa in Val D&#8217;Aosta, a Courmayeur, sul Ghiacciaio di Planpincieux. I ghiacciai sono un grande osservatorio dei cambiamenti climatici. Un terzo di tutti i ghiacciai italiani sono in Val d&#8217;Aosta, in 50 anni abbiamo &#8220;perso&#8221; il 40% dei ghiacciai presenti in regione, in 20 anni ne abbiamo persi 180. Nel 2050 non avremo più nessun ghiacciaio, niente ghiacciai niente acqua. Dovremo attrezzarci per rintracciare e conservare tutta l&#8217;acqua possibile, raccoglierla e distribuirla.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Lo scioglimento dei ghiacciai causa un enorme scarico di acqua dolce nell’oceano e aumenta il livello del mare. Attualmente proprio lo scioglimento dei ghiacciai contribuisce come primo protagonista all’innalzamento del livello del mare (sta aumentando il livello del mare di 0,7 millimetri ogni anno) e, entro la fine del secolo, questo numero potrebbe aumentare da quattro a dieci volte.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Il mare invade e sommerge le terre, distruggendo interi territori, che entra nei fiumi, vedi il Po in questi giorni, invadendo le falde di riserva idrica, salinizzando l&#8217;acqua dolce, sottraendo altra acqua potabile per i campi, le bestie, gli uomini.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Scioglimento dei ghiacciai, significa crolli e slavine, significa perdita di biodiversità, delle condizioni che rendono possibile la nostra vita su questo pianeta.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Il contrasto alla siccità deve essere affrontato da un punto di vista dell’ecologia integrale quindi chiediamo lo stop immediato della riattivazione delle centrali a carbone, di nuove trivellazioni di gas e dell’installazione dei rigassificatori, delle grandi opere idrovore, della cementificazione, che impermeabilizza il suolo rendendo praticamente impossibile il ciclo naturale dell’acqua, degli impianti di incenerimento rifiuti che necessitano di enormi quantità di acqua per il raffreddamento.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Il nostro è un approccio di classe e ben consapevole che riguarda le scelte collettive e la gestione delle risorse più che quelle individuali. Non si tratta solo di modificare gli stili di vita ma lo stesso modello di sviluppo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Maurizio Acerbo</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Elena Mazzoni</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">ordine del giorno approvato dal Comitato Politico Nazionale </span></p>
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		<title>Palestina: giornata della terra</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Mar 2021 18:08:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator></dc:creator>
				<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[pace e internazionalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo il comunicato del Partito della Sinistra Europea in occasione dell&#8217;anniversario della protesta del 1976 a difesa della terra del popolo palestinese, condividendone lo spirito e i contenuti. M.C. &#160; La Sinistra Europea esprime la propria profonda solidarietà al popolo palestinese, commemorando la protesta e la lotta del 30 marzo 1976 in difesa della terra [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblichiamo il comunicato del Partito della Sinistra Europea in occasione dell&#8217;anniversario della protesta del 1976 a difesa della terra del popolo palestinese, condividendone lo spirito e i contenuti.</p>
<p>M.C.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Sinistra Europea esprime la propria profonda solidarietà al popolo palestinese, commemorando la protesta e la lotta del 30 marzo 1976 in difesa della terra del popolo palestinese minacciata di esproprio dal governo israeliano.</p>
<p>Nel momento attuale, quando il popolo palestinese è minacciato dalla continua colonizzazione israeliana dei territori palestinesi in Cisgiordania, è più che mai importante commemorare questo giorno e la resistenza palestinese alla confisca della terra e alla colonizzazione della terra da parte di Israele.</p>
<p>È anche, quello attuale, un momento in cui il popolo palestinese è duramente colpito dalla pandemia globale di COVID 19, e subisce discriminazioni nell&#8217;accesso ai vaccini da parte del governo israeliano. Assicuriamo al popolo palestinese il nostro continuo sostegno e la nostra continua solidarietà.</p>
<p>Nell’occasione della Giornata della Terra del 30 Marzo, la Sinistra Europea ribadisce il più forte sostegno ai diritti del popolo palestinese ad un proprio Stato e alla propria terra. Chiediamo il riconoscimento dello Stato della Palestina da parte dell&#8217;UE e degli Stati membri dell&#8217;UE e del maggior numero possibile di Paesi e istituzioni.</p>
<p>· Sosteniamo il diritto al ritorno dei profughi palestinesi.</p>
<p>· Condanniamo le continue violazioni israeliane e ogni altra violazione del diritto e dei diritti umani del popolo palestinese.</p>
<p>· Chiediamo il ritiro di Israele e degli insediamenti israeliani dai territori palestinesi, nonché la revoca dell&#8217;assedio di Gaza.</p>
<p>· Chiediamo la fine dell&#8217;impunità di Israele per i crimini commessi contro il popolo palestinese.</p>
<p>· Chiediamo un rafforzamento della messa al bando delle merci provenienti dagli insediamenti israeliani e chiediamo che l&#8217;UE sanzioni le aziende europee che realizzano profitti nei territori palestinesi occupati.</p>
<p>In solidarietà,</p>
<p>Il Partito della Sinistra Europea</p>
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		<title>Acerbo – Mazzoni (Prc-Se): Cipro boccia Ceta, l&#8217;Italia farà lo stesso?</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Aug 2020 13:16:33 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
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		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<category><![CDATA[No Ceta]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Parlamento di Cipro ha bocciato la ratifica del CETA, il trattato di libero commercio contestato da tantissime organizzazioni sociali e di categoria del nostro paese per l&#8217;impatto devastante che avrebbe su agricoltura, ambiente, salute, lavoro, servizi. Alla campagna #NoCeta oltre a Rifondazione Comunista hanno aderito prima delle elezioni tanti partiti presenti in parlamento: da [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Il Parlamento di Cipro ha bocciato la ratifica del CETA, il trattato di libero commercio contestato da tantissime organizzazioni sociali e di categoria del nostro paese per l&#8217;impatto devastante che avrebbe su agricoltura, ambiente, salute, lavoro, servizi. Alla campagna #NoCeta oltre a Rifondazione Comunista hanno aderito prima delle elezioni tanti partiti presenti in parlamento: da LeU alla Lega, da FdI al M5S.</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Noi auspichiamo che l&#8217;Italia abbia la dignità di fare come Cipro. Il Parlamento italiano dirà no al Ceta o si rimangeranno anche questo impegno?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong><em>Maurizio Acerbo, segretario nazionale</em></strong></span><br />
<span style="font-size: medium;"> <strong><em>Elena Mazzoni, responsabile ambiente</em></strong></span><br />
<span style="font-size: medium;"> <em>Partito della Rifondazione Comunista &#8211; Sinistra Europea</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Per saperne di più:</span> <a tabindex="0" role="link" href="https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fstop-ttip-italia.net%2F2020%2F08%2F01%2Fil-parlamento-di-cipro-boccia-il-ceta-laccordo-e-appeso-a-un-filo%2F%3Ffbclid%3DIwAR0lA3iSWKusgNMvKovrxkttiBnpCkkISEOtFJeG-mbsU4E0kSPh_eWzCKY&amp;h=AT3w_f162uMbsJDnZT1KBcytrA3MdD6HC1Fl5A1elH-rxqwvUrC44m5npEHxVihauo387lt5VjUVX0u7r8wgzwMDmG8hk3BKfaQHjzkBaqsK1wl40lubMQ1qgWpeV8yaYe84KMrO5ZqjXbT9iT1S&amp;__tn__=-UK-R&amp;c[0]=AT3-MQnt5QgiZk2Ue10JYs5CYB7ewskN7lKIBr3wFM7_vKmHHef3cqzrOzlPUk8yf9nS7EUfOOTniVpXzw3ZiJlxjVRvwA9flNb0cXR5AqkeMprYBwhG4L8byjMv8dx16Pt3AjgrBcf4TFMODwyPcHevtOtQWKcYIxkoBUo1xUKi2CDvQSytwYMgtOE" target="_blank" rel="nofollow noopener">https://stop-ttip-italia.net/2020/08/01/il-parlamento-di-cipro-boccia-il-ceta-laccordo-e-appeso-a-un-filo/</a></p>
<p><a href="http://www.rifondazione.it/primapagina/wp-content/uploads/2020/08/mazzoni1a.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-43619" alt="mazzoni1a" src="http://www.rifondazione.it/primapagina/wp-content/uploads/2020/08/mazzoni1a-600x600.jpg" width="600" height="600" /></a></p>
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		<title>La truffa numero 103</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jul 2020 12:58:06 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
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		<category><![CDATA[art 103]]></category>
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		<category><![CDATA[sanatoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando, fra lacrime governative, si ripronunciò per la prima volta la parola &#8220;regolarizzazione&#8221; dei lavoratori migranti da introdurre nel cd &#8220;Decreto rilancio&#8221;, avevamo sperato in un barlume di buon senso. Certo a fronte dei 610 mila cittadini stranieri presenti in Italia senza titoli di soggiorno, un provvedimento che quantomeno si interessava dei più sfruttati, i [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div tabindex="-1" role="listitem">
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<div>Quando, fra lacrime governative, si ripronunciò per la prima volta la parola &#8220;regolarizzazione&#8221; dei lavoratori migranti da introdurre nel cd &#8220;Decreto rilancio&#8221;, avevamo sperato in un barlume di buon senso. Certo a fronte dei 610 mila cittadini stranieri presenti in Italia senza titoli di soggiorno, un provvedimento che quantomeno si interessava dei più sfruttati, i braccianti, rappresentava un segnale. Si è creduto, erroneamente, di poter cercare di ampliare e modificare il testo presentato per dare, in piena emergenza covid, la possibilità di regolarizzarsi a tante e tanti esclusi dal SSN. L&#8217;unico segnale giunto è stato quello di permettere l&#8217;emersione anche delle collaboratrici domestiche. Ma l&#8217;intento era chiaro: servivano braccia da sfruttare e non diritti da rendere esigibili. Dopo oltre un mese di dibattito alla Camera, a causa del timore per la tenuta del governo del centro sinistra e dell&#8217;opposizione feroce del M5S l&#8217;articolo del decreto che riguarda la regolarizzazione, il 103 è stato  approvato senza modifiche significative se non qualche concessione relativa ai richiedenti asilo che fatica però ad essere recepita dalle questure.</div>
<div>Come Rifondazione Comunista, insieme ad un vasto tessuto associativo, chiedevamo altro</div>
<div>1) Estensione di tale provvedimento per ogni tipo di occupazione lavorativa</div>
<div>2) Eliminazione dei vincoli temporali che definiscono la scadenza del permesso di soggiorno posseduto (31 ottobre) e degli oneri per la regolarizzazione, ufficialmente pagati dal datore di lavoro in realtà da chi lavora</div>
<div>3) Sospensione di qualsiasi provvedimento di espulsione o rimpatrio coatto</div>
<div>4) Eliminazione di ogni vincolo per i richiedenti asilo a cui veniva chiesto di rinunciare a tale procedura in caso di regolarizzazione</div>
<div>Nessuna di queste proposte è stata presa in seria considerazione. Col risultato che ad approfittare di tale condizione saranno finti datori di lavoro, intermediari ed altre losche figure che forniranno contratti finti per cifre che vanno dai 6000 agli 8000 euro, sta già accadendo. Poche ad oggi le domande presentate, l&#8217;87% per lavoro domestico o di cura, pochissimi i lavoratori agricoli che resteranno schiavi. Col ricatto delle diverse destre si è trasformata una occasione di riparazione in una vera e propria truffa legalizzata. Saranno migliaia i ricorsi che intaseranno i tribunali in nome del timore di perdere consenso.</div>
<div>Non ci rassegniamo.</div>
<div>Segnaleremo ai tribunali le violazioni che incontreremo dovute ad un provvedimento che lascia alle questure e ai padroni il massimo della discrezionalità. Lo facciamo da partito che considera parte integrante della propria ragione sociale l&#8217;antirazzismo e la difesa dei diritti del lavoro. Lo faremo restando accanto a chi lotta e non si rassegna e intende continuare a combattere per una nuova legge sulle politiche migratorie  che non sia, come accaduto finora, fondata sullo sfruttamento.</div>
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<div>Stefano Galieni resp. nazionale immigrazione</div>
<div>Michela Becchis resp immigrazione federazione di Roma</div>
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		<title>La grande bufala della regolarizzazione</title>
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		<pubDate>Thu, 14 May 2020 16:35:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Permettere ai migranti già presenti in Italia di rimanerci solo per spaccarsi la schiena corrisponde ad una visione del mondo opposta rispetto a quella di chi chiedeva una sanatoria Chiara Zanini* Nella mattinata di mercoledì 13 maggio la battaglia portata avanti dalla Ministra delle politiche agricole, alimentari e forestali Teresa Bellanova ha finalmente sortito qualche [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Permettere ai migranti già presenti in Italia di rimanerci solo per spaccarsi la schiena corrisponde ad una visione del mondo opposta rispetto a quella di chi chiedeva una sanatoria</em></p>
<p><strong>Chiara Zanini*</strong></p>
<p>Nella mattinata di mercoledì 13 maggio la battaglia portata avanti dalla Ministra delle politiche agricole, alimentari e forestali Teresa Bellanova ha finalmente sortito qualche effetto, facendo trovare a Partito Democratico e Movimento Cinque Stelle un accordo che per settimane era sempre stato rinviato: quello sulla regolarizzazione dei migranti. Il motivo per cui la Ministra la stessa sera nell’annunciarlo era quasi in lacrime non è l’aver riconosciuto a tante persone la possibilità di vivere legalmente su territorio italico, ma il fatto di aver in cuor suo abbandonato la lotta per l’uguaglianza che l’aveva portata nei lontani anni Ottanta ad essere in prima fila nella lotta al caporalato.</p>
<p>La scelta di indicare Bellanova lo scorso settembre per un ministero che ha così tanto a che fare con il mondo del lavoro era stata accolta positivamente da molti, perché per quanto abbia come titolo di studio la terza media avrebbe potuto compensare con l’esperienza diretta, essendo stata una bracciante a partire dai 14 anni, poi una sindacalista della CGIL e solo in seguito una deputata dei Democratici di Sinistra prima e del Partito Democratico poi, per passare infine a Italia Viva. Nonostante i suoi trascorsi, negli ultimi anni il suo interesse per le tematiche delle migrazioni e del lavoro ha definitivamente cambiato segno: ha sostenuto convintamente sia il Jobs Act (contestato persino dai sindacati confederali di cui era stata paladina), sia l’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, ossia la legge sui licenziamenti, scontrandosi più volte con i lavoratori in qualità di viceministra dello Sviluppo economico tra il 2016 e il 2018. Per tutti questi motivi, quando a metà aprile Bellanova ha rilanciato sulle pagine del Foglio la proposta di una regolarizzazione, gli attivisti per i diritti dei migranti hanno appreso con moderato entusiasmo la notizia e hanno continuato a ritenere quella della sanatoria l’unica soluzione percorribile. Questo naturalmente non certo per la scelta singolare della ministra di intervenire su un quotidiano di destra (a bassa diffusione e di cui non è nemmeno nota la tiratura) e non solo per l’uso di espressioni quali “dare risposte al presente per mettere a dimora il futuro” che allontanano la Ministra dai giorni in cui rimproverava a Bersani di utilizzare termini vaghi o incomprensibili. Senza contare che mentre a fine marzo il Portogallo votava un’ordinanza per dare maggiori tutele alle persone in attesa di regolarizzazione (cioè non una regolarizzazione a tutti gli effetti come alcuni hanno scritto, ma un decisivo passo avanti in termini di tutele), Bellanova faceva pubblicare sul sito del suo ministero un appello alla Grande Distribuzione Organizzata in vista della Pasqua che diceva: «Acquistate ancora più prodotti italiani, assicurate anche la presenza nei vostri negozi dei prodotti della tradizione pasquale».</p>
<p>Non esattamente le stesse priorità degli attivisti (Legal Team Italia, Campagna LasciateCIEntrare, Progetto MeltingPot Europa e Medicina Democratica in primis) che poco dopo l’inizio dell’emergenza avevano chiesto una sanatoria subito, senza fare distinzioni legate all’esercizio o meno di una professione, e senza avere come riferimento un datore di lavoro (cosa che invece era stata richiesta da altre realtà). Giorno dopo giorno questa idea raccoglieva consensi e gli attivisti si incontravano virtualmente, fornendo riflessioni e analisi che sarebbero state molto utili al Governo, ma anche ai tanti che non sanno che il migrante irregolare, tanto per fare un esempio pratico, non può proprio iscriversi al Sistema Sanitario Nazionale, e non ha di conseguenza un medico di base cui rivolgersi, e se va al Pronto Soccorso c’è l’eventualità di un controllo che può portare alla sua espulsione o ad essere recluso in un CPR. Ma in realtà tutti noi rischiamo la salute per il suo silenzio forzato, dunque c’è un valido motivo in più per regolarizzare la sua presenza. E poi ci sono i tanti migranti che sono stati regolari per un po’, ossia finché hanno avuto un lavoro, ma poi l’hanno perso e sono così divenuti irregolari. Moltissimi lavoratori originari dell’Europa Orientali sono infatti usciti dall’Italia allo scoppio della pandemia e non sono potuti tornare a causa della chiusura delle frontiere</p>
<p>Colpevolmente la ministra non ha mai condiviso queste informazioni necessarie per arrivare ad una valutazione, e forse ha fatto leva prodotta sulla confusione creata da anni di allarmismi ingiustificati in tema di immigrazione quando nel suo intervento sul Foglio il 14 aprile ha delineato due urgenze: «la salute, in primis, e poi fronteggiare l’urgenza, determinata dall’assenza di manodopera, che sta investendo in modo pesantissimo l’agricoltura del nostro paese e che mette a repentaglio prodotti, lavoro, investimenti, cibo. Che rischia di mandare in enorme sofferenza le nostre aziende agricole e che nelle prossime settimane, quando saranno arrivati a maturazione molti raccolti, può determinare l’irreparabile. Mentre la filiera alimentare è impegnata con enormi sforzi a garantire cibo al paese, non si può, allo stesso tempo, lasciare marcire i prodotti nei campi e fare i conti con l’emergenza alimentare che sta investendo parti sempre più ampie della popolazione». Insomma: «siano i migranti a spaccarsi la schiena per noi: regolarizzare conviene!».</p>
<p>E aggiungeva una sentenza: «Sia ben chiaro. Non esistono filiere sporche».</p>
<p>Filiere che invece sono ben documentate. Ne hanno scritto numerose ong e associazioni nei loro report, e poi autori come Stefano Liberti, Yvan Sagnet, Antonello Mangano, Francesco Caruso, Stefania Prandi e il compianto Alessandro Leogrande. Ne hanno parlato attraverso il cinema Andrea Segre, Andrea Paco Mariani, Stefano Liberti ed Enrico Parenti. Con la legge 199/2016 di cui la ministra va fiera il caporalato non è certo defunto, anzi; come sintetizza il sindacalista Giovanni Minnini sul Manifesto è “inapplicata proprio nella parte che oggi sarebbe più necessaria, cioè: l’incontro della domanda e offerta di lavoro (il collocamento) e l’accoglienza dignitosa per i lavoratori stagionali”. Ed è un altro sindacalista la persona che più si è spesa sul campo per una degna regolarizzazione, Aboubakar Soumahoro (USB), che dando conto quotidianamente delle condizioni nei campi si è sempre rivolto tanto alle istituzioni, quanto ai consumatori. Così siamo arrivati ad una concessione fatta dal governo solo a chi si trova già sul territorio con un permesso scaduto, o con un lavoro irregolare, previa domanda del datore di lavoro, che dovrà autodenunciarsi rivolgendosi poi all’Inps o alla Questura e pagare 400 euro a domanda (soldi che magari vorrà farsi ridare poi dal lavoratore, come già successo in casi analoghi), più altri costi che non sono ancora chiari.</p>
<p>Di tutto questo dibattito conclusosi male ieri sera con la ministra che non spiega tali limiti dell’accordo (o scambio?) con i Cinque Stelle non resta che una distanza incolmabile, quella tra due visioni opposte sulla regolarizzazione, e in definitiva due visioni opposte del mondo.</p>
<p>Da un lato il discorso opportunista della ministra, che annuncia al paese la sua vittoria personale, un provvedimento di cinque pagine compreso all’interno di un decreto contenente essenzialmente misure economiche. Bellanova presenta infatti i migranti come corpi destinati irrimediabilmente &#8211; e indipendentemente dalle qualità personali &#8211; al lavoro fisico, minus habentes che proprio a causa dei loro deficit trovano un collocazione nei termini della locuzione do ut des: non bisogna far marcire i prodotti nei campi, si è ripetuto, perciò ora nella Fase 2, possiamo integrarvi nella norma, includervi temporaneamente in ragione di una condizione eccezionale, sempre se rispettate le regole e rimanete confinati nel vostro ruolo di oppressi. Il messaggio è che non vi vogliamo, ma adesso ci servite per raccogliere frutta sotto il sole e pulire il sedere agli anziani, costituite una scelta economica che va fatta in fretta per salvarci e per dare una risposta agli imprenditori che non vogliono che il paese si fermi nemmeno per un attimo. Ma poi, più o meno tra la Fase 3 e la 4, finita la pandemia o comunque scaduti i sei mesi concessi, tutti illegali come prima, senza alcuna soluzione giuridica prevista, pronti a farvi umiliare dalle peggiori destre e a rappresentare un problema di difficile risoluzione per quel che resta della sinistra. I profitti prima delle persone.</p>
<p>Dal lato opposto c’è invece il discorso umanitario, quello degli attivisti che hanno sì esposto tutte le ricadute positive che una sanatoria slegata dalla volontà dei datori di lavoro avrebbe avuto, ma che sono legati da ragioni più profonde. Per indole si schierano dalla parte di tutti i subalterni, hanno costruito le proprie relazioni nel corso delle mobilitazioni in nome dell’antirazzismo e contro le guerre che causano migrazioni. Muovono da considerazioni basilari, come quelle alla radice del principio di uguaglianza tra tutti gli esseri umani. Principio che può essere condiviso da chi conosce bene la Storia, anche quella violenta e coloniale dell’Italia. In questo specifico caso, le persone prima dei profitti.</p>
<p>Ma in tempi di antipolitica Bellanova ha gioco facile e con le sue lacrime ne esce meglio di tutti, e così tanti le scrivono su Twitter che in quel momento di commozione hanno visto quello che non avevano ancora trovato dall’inizio lockdown: un comprensibile crollo dovuto ad una grande impresa, un’ammissione della paura di prendere decisioni prima impensabili. Le emozioni vincono sempre, ed è curioso che già un’altra ministra, Elsa Fornero, abbia singhiozzato proprio mentre annunciava le misure rispetto ad un’altra questione del mondo del lavoro, quella degli esodati nel 2011 e sia ricordata anche per questo. «Lo Stato è più forte del caporalato» e «gli invisibili saranno meno invisibili» sono gli slogan con cui Bellanova ha chiuso la partita. E tra lei e la società civile c’è la stessa distanza che c’è tra sfruttamento e dignità.</p>
<p>* globalproject.info</p>
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		<title>Una nuova sfida davanti a noi</title>
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		<pubDate>Mon, 04 May 2020 08:19:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; Circola, in questi giorni, una bozza redatta dal Dipartimento per la programmazione economica ed il coordinamento della politica economica sui prossimi provvedimenti in materia di contrasto all’epidemia di Covid -19, ne abbiamo preso visione e la giudichiamo lesiva dello stesso dettato costituzionale, soprattutto nella parte dove si ventila la sospensione della clausola relativa alla [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p align="justify"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span>Circola, in questi giorni, una bozza redatta dal Dipartimento per la programmazione economica ed il coordinamento della politica economica sui prossimi provvedimenti in materia di contrasto all’epidemia di Covid -19, ne abbiamo preso visione e la giudichiamo lesiva dello stesso dettato costituzionale, soprattutto nella parte dove si ventila la sospensione della clausola relativa alla destinazione del 34% degli investimenti al Sud ed un diverso riparto delle risorse del Fondo Sviluppo e Coesione. Una visione oltremodo miope che non considera che una eventuale penalizzazione delle Regioni più deboli avrebbe inevitabilmente un riflesso negativo su tutto il Paese.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span>Riteniamo che questa ipotesi iniqua vada subito bloccata e che vada concluso l’iter parlamentare procedendo con un immediato decreto attuativo della cosiddetta “clausola del 34%”, permettendo che si avvii la distribuzione degli stanziamenti in conto capitale delle Amministrazioni Pubbliche in proporzione alla popolazione nelle varie regioni italiane, estendendola alle aziende a partecipazione pubblica, all’interno di un più generale rilancio degli investimenti che tenga conto anche della funzione sociale dell’impresa come previsto dalla nostra Costituzione.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span>Invece di sottrarre risorse al Sud ci sarebbe necessità che il Parlamento e il Governo portino avanti con determinazione un confronto in sede europea volto a garantire risorse senza creare nuovo debito. Non potremmo accettare, e denunceremmo come gravissimo vulnus costituzionale, una logica di contrapposizione interna alle aree territoriali italiane.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span>Senza il Mezzogiorno non c’è ripartenza che tenga. Il Sud va concepito come una effettiva risorsa del Paese e non più un luogo marginalizzato, un mercato di solo sfruttamento e consumo.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span>Del resto, la rimozione degli squilibri economici e infrastrutturali tra le Regioni costituisce la condizione primaria per mettere in sicurezza il carattere unitario e indivisibile della nostra Repubblica, già purtroppo messo in crisi da modifiche costituzionali, col Titolo V quale grimaldello per la richiesta di autonomia differenziata.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span>Il transito verso la fase2 ci consegna un&#8217; immagine distopica del futuro segnata anche da elementi di odio razziale, di matrice antropologica e biologica. Abbiamo tutti e tutte assistito alle squallide esibizioni televisive di questi giorni, in cui espressioni razziste e suprematiste sono fertile terreno politico per proseguire verso divisioni e una possibile balcanizzazione del Paese. Da qui discende per noi l’urgenza di articolare una proposta per </span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span><b> &#8220;</b></span></span></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span><b>una nuova Questione Meridionale&#8221;</b></span></span></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span>. Temi come salvaguardia del territorio, inquinamento industriale, riconversione ecologica, valorizzazione delle risorse agricole, smilitarizzazione, lavoro, declinano in modo nuovo il tema della salute, della difesa dell&#8217;ambiente, del lavoro/non lavoro, delle migrazioni, il reddito quale risposta al bisogno individuale della persona, configurano una ancora più radicale critica al sistema liberista.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span>Il conflitto tra capitale e salute ha generato nuove forme di Resistenza, soffocate da scelte securitarie, che han spesso trovato sponda in un’informazione non oggettiva, quando non complice del soffocamento della libertà, come riconosciuto dal </span></span></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span>Tribunale dei Popoli. </span></span></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span>Siamo il Sud d’Europa! Quella parte d’Europa che rifiuta il liberismo disumano, fondato sui vincoli economici illiberali e sul soffocamento dei diritti umani delle </span></span></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span>popolazioni locali, di quell’ area che fa, proprio della sua centralità Mediterranea, della difesa dell’ambiente, dell’accoglienza, dei diritti dei migranti, della cooperazione, della parità dei diritti sanciti dalla nostra Costituzione la propria vocazione e proposta politica, contro conflitti e sfruttamento. Alla luce di questa breve sintesi oggi come ieri, pensiamo che chi non vuol soccombere e far soccombere il Sud sotto il macigno di un potere da sempre nord-centrico sia in Italia che in Europa, ha il compito di riprendere le file di una discussione di cambiamento e di riscatto, un’ impegno di donne ed uomini, protagoniste e protagonisti di lotte in difesa della Terra e dei diritti per il lavoro, impegnati sull’antimafia sociale, accademici, intellettuali, lavoratori, in una sinergia di sapere e di proposta per il cambiamento radicale, che affronti i nodi da sciogliere in ottica gramsciana.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span>Ci poniamo dunque l&#8217;obiettivo di agire nelle contraddizioni delle politiche liberiste, che oggi si condensano drammaticamente nel rapporto Svimez 2019, ove si parla di “eutanasia del Mezzogiorno”, causato dal calo degli investimenti pubblici e del credito e per il drammatico fenomeno migratorio che ha ripreso nuovo vigore vista la mancanza di prospettive, causando una vera emergenza nazionale anche in termini di desertificazione dei territori. Eutanasia colpevolmente prodotta dalla sottrazione di fondi al Sud, a solo vantaggio del Nord, per ben 840 Miliardi di euro, come da rapporto Eurispes 2020, nel solo periodo 2000/2017</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span>Questo Sud così difficile e lacerato può rappresentare, tuttavia, un terreno di sperimentazione politica straordinaria con la messa in discussione delle caratteristiche di fondo del capitalismo contemporaneo. Non si tratta più di ragionare sullo schema, ormai anacronistico, basato sul binomio arretratezza/sviluppo, non c&#8217;è un deficit di modernità al Sud; esso risulta segnato, invece, dalla svalorizzazione sociale della ricchezza, la qual cosa è appunto l’altra faccia della valorizzazione produttiva.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span>Il Mezzogiorno d’Italia necessita di un progetto globale di sviluppo che lo avvicini sempre più fino ad equipararlo agli standard dei servizi e delle infrastrutture presente nella parte più ricca del Paese, al fine di rendere meno gravoso lo sforzo che cittadini ed imprese pure profondono per non restare relegati e marginali nel contesto italiano. Un Piano di Sviluppo che punti a far crescere il lavoro in modo ecosostenibile e che parta da una vera e propria &#8220;C</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span><i><b>arta dei diritti del Sud&#8221;</b></i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span> che incarni la vocazione di una intera area vasta, che veda nella riconversione e nell’innovazione ambientale, nell’agricoltura, nella cultura e nel turismo settori di crescita ed occupazione.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span>Costruiamo insieme il nostro futuro, per questi e altri motivi lanciamo come Laboratorio Sud un Assise Meridionale entro il mese di Giugno.</span></span></span></p>
<p align="justify">
<p align="justify"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span>Primi Firmatari</span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="justify"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span>Loredana Marino,Resp Mezzogiorno della Rifondazione Comunista,  Natale Cuccurese, pres. del Partito del Sud</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span> </span></span></span></p>
<div>Alfonso Bertiromo (Medico ISDE), Andrea Balia (Partito del Sud – Campania), Andrea Del Monaco (Giornalista, scrittore, esperto fondi UE), Angelica Perrone (Attivista per i diritti della salute delle donne), Anna Bonforte (ZERO Waste – Sicilia), Antonio Bianco (Comitato Gaetano Salvemini), Antonio Luongo (Partito del Sud – città metropolitana di Napoli), Antonio Mazzeo (Giornalista, attivista diritti umani, pace e disarmo), Antonio Rosato (Partito del Sud &#8211; Sudpontino), Bruno Todisco (Avv. Militante politico), Claudia Andreoli (Avv. Attivista CDC), Cosimo Matteucci (Avv. MGA sindacato forense, responsabile Ambulatorio popolare Molfetta), Cristian Iannone (Avv. Militante politico), Eleonora Forenza (Insegnante, militante femminista, già europarlamentare GUE/NGL), Filomena Avagliano (Pres. Associazione Resilienza), Francesca Pesce (Avv. MGA sindacato forense), Francesco Brigati (Operaio – sindacalista FIOM), Francesco Campolongo (Ricercatore precario, attivista politico), Francesco Iannuzzi (Ricercatore precario), Francesco Lupi (Avvocato, militante politico),</div>
<div>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span>Francesco Musumeci</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span> (</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span>Medico ISDE, militante politico</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span>), </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span>Franco Ingrill</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span>ì</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span> (</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span> Medico, responsabile Ambulatorio popolare di Palermo</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span>), Fulvio Picoco ( Medico psichiatra </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span>– resp sanità PRC &#8211; Brindisi</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span>), Gianni Fabbris( L&#8217;Atra Agricoltura), Giorgio Stracquadanio (</span></span><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span>Blogger</span></span><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span>), </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span>Giosu</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span>è Bove</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span> (</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span>Rivista LEF</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span>), </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;"><span>Giovanni Cutolo (Responsabile dei sud del mondo </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span>– Partito del SUD</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span>), Giovanni Maniscalco (Partito del Sud &#8211; Sicilia), Giovanni Russo </span></span><span style="font-family: Arial, serif;">Spena (accademico costituzionalista, gi</span><span style="font-family: Arial, serif;">à senatore della Repubblica</span><span style="font-family: Arial, serif;">), </span><span style="font-family: Arial, serif;">Giuseppe Spadafora (Partito del Sud </span><span style="font-family: Arial, serif;">– Calabria</span><span style="font-family: Arial, serif;">), Margaret Cittadino (Presidente Tribunale del malato </span><span style="font-family: Arial, serif;">– Salerno</span><span style="font-family: Arial, serif;">), Marianna Pozzulo (Attivista meridionalista), Mario Pugliese (Funzionario INAIL </span><span style="font-family: Arial, serif;">– Sicilia</span><span style="font-family: Arial, serif;">), Michele dell&#8217;Edera (Partito del Sud </span><span style="font-family: Arial, serif;">– Puglia</span><span style="font-family: Arial, serif;">), Mimmo Cosentino (Rifondazione Comunista </span><span style="font-family: Arial, serif;">– Sicilia</span><span style="font-family: Arial, serif;">), Mimmo Lucano (gi</span><span style="font-family: Arial, serif;">à sindaco di Riace</span><span style="font-family: Arial, serif;">), Nicola Cesaria (Rifondazione Comunista </span><span style="font-family: Arial, serif;">– Puglia</span><span style="font-family: Arial, serif;">), Nicola Sardone (Rifondazione Comunista </span><span style="font-family: Arial, serif;">– Basilicata</span><span style="font-family: Arial, serif;">), Paola Nugnes (Senatrice della Repubblica), Paola Saccomanno (Psicologa, attivista Diritti sociali), Pietro Muratore (Pres. Alab &#8211; Sicilia), Pino Scarpelli (Rifondazione Comunista </span><span style="font-family: Arial, serif;">– Calabria</span><span style="font-family: Arial, serif;">), Renato Costa (Medico primario </span><span style="font-family: Arial, serif;">– policlinico di Palermo, CGIL Medici</span><span style="font-family: Arial, serif;">), Rino Malinconico (Rifondazione Comunista </span><span style="font-family: Arial, serif;">– Campania</span><span style="font-family: Arial, serif;">), Roberto Morea (Transform Italia), Roberto Musacchio (gi</span><span style="font-family: Arial, serif;">à europarlamentare GUE/NGL</span><span style="font-family: Arial, serif;">), Rosa Rinaldi (Segreteria nazionale della Rifondazione Comunista), Rosa Tavella (Militante politica, gi</span><span style="font-family: Arial, serif;">à consigliera regionale</span><span style="font-family: Arial, serif;">), Rosario Marra (Meridionalista, Rifondazione Comunista </span><span style="font-family: Arial, serif;">– Napoli</span><span style="font-family: Arial, serif;">), Rossella Barberio</span><span style="font-family: Arial, serif;"> (</span><span style="font-family: Arial, serif;">Avv. attivista Diritti </span><span style="font-family: Arial, serif;">civili</span><span style="font-family: Arial, serif;">), Salvatore Lucchese (Comitato Gaetano Salvemini), Tano Malannino (Presidente L&#8217;Altra agricoltura), Valentina Restaino (Avv. MGA sindacato forense), Vincenzo Ritunnano (AIAB </span><span style="font-family: Arial, serif;">– Agricoltura Basilicata</span><span style="font-family: Arial, serif;">), Vincenzo Vaccaro (Operatore sanitario, sindacalista CGIL)</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;">hanno aderito: </span>Alfio Furnari (pres. Aiab Sicilia), Cinzia Colajani (seg. CDC &#8211; Catania), Alessio Grancagnolo (coord. democrazia costituzionale), Tonia Guerra ( coord naz contro ogni Autonomia Differenziata), Gianpiero Meo (GREENPEACE Italia), Raffaele Carotenuto (condigliere comunale &#8211; Napoli), Marcella Raiola (comitato contro ogni autonomia differenziata &#8211; Napoli), Elena Coccia (consigliera comunale &#8211; Napoli)</p>
<p>per adesioni: <a href="mailto:laboratoriolariscossadelsud@gmail.com" target="_blank">laboratoriolariscossadelsud@<wbr />gmail.com</a></p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Rifondazione Comunista: Regolarizzare tutte le donne e gli uomini migranti presenti in Italia, senza se e senza ma</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Apr 2020 13:18:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sono circa 600 mila in Italia le donne e uomini migranti privi di ogni permesso di soggiorno. Persone che non potranno essere rimpatriate, a maggior ragione ora con le frontiere chiuse, che qui vivono e lavorano, la cui emersione, porterebbe anche oltre 4 mld di euro fra entrate fiscali e contributi INPS. Persone che non [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sono circa 600 mila in Italia le donne e uomini migranti privi di ogni permesso di soggiorno. Persone che non potranno essere rimpatriate, a maggior ragione ora con le frontiere chiuse, che qui vivono e lavorano, la cui emersione, porterebbe anche oltre 4 mld di euro fra entrate fiscali e contributi INPS. Persone che non si possono regolarizzare, in gran parte alla Bossi Fini e ai suoi peggioramenti successivi, non hanno pieno accesso al SSN se non per emergenze nei nei pronto soccorso, non hanno diritto al sostegno necessario in epoca di pandemia. Da tempo, dal governo, emergono timide voci per provvedimenti che riguardano solo &#8220;quelli che ci servono&#8221;, in particolar modo chi  lavora nell&#8217;agricoltura.</p>
<div>Rifondazione Comunista ha aderito alla campagna <a href="https://www.lasciatecientrare.it/appello-per-la-sanatoria-dei-migranti-irregolari-ai-tempi-del-covid-19/" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.lasciatecientrare.it/appello-per-la-sanatoria-dei-migranti-irregolari-ai-tempi-del-covid-19/&amp;source=gmail&amp;ust=1586437248291000&amp;usg=AFQjCNEvGjvYr5UMUJYL88Z_dJZlGZgUXg">Sanatoria subito</a> e propone una sanatoria generalizzata da realizzarsi nei tempi dovuti. Come atto urgente, legato anche alla salute pubblica reclama, il diritto di accesso per chiunque ne faccia richiesta al SSN, alle misure di sostegno al reddito, all&#8217;iscrizione anagrafica e alla sospensione: di ogni provvedimento di espulsione, delle notifiche dei dinieghi al soggiorno, dell&#8217;altrettanto arbitraria detenzione nei CPR. Che si avvii anche in Italia come sta avvenendo in altri contesti europei, un percorso che porti cittadini migranti ed autoctoni a poter vedere esigibili gli stessi fondamentali diritti.</div>
<div>Maurizio Acerbo, Segretario nazionale, Stefano Galieni, responsabile immigrazione PRC-S.E.</div>
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		<title>No al nuovo TTIP che svende Agricoltura, sicurezza alimentare e diritti</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jan 2020 10:03:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’Italia dica no al nuovo TTIP: il Governo non svenda la sicurezza del nostro cibo sotto il ricatto dei dazi di Trump! Il ministro USA dell’Agricoltura da oggi a Roma chiede l’azzeramento del Principio di precauzione e il via libera a cibo ai pesticidi e OGM. Conte rispetti gli impegni presi a Assisi e sul [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>L’Italia dica no al nuovo TTIP: il Governo non svenda la sicurezza del nostro cibo sotto il ricatto dei dazi di Trump!</strong></p>
<div id="m_-853258911804081050yMail_cursorElementTracker_1580291269396"></div>
<div id="m_-853258911804081050yMail_cursorElementTracker_1580291264486">Il ministro USA dell’Agricoltura da oggi a Roma chiede l’azzeramento del Principio di precauzione e il via libera a cibo ai pesticidi e OGM. Conte rispetti gli impegni presi a Assisi e sul Green New Deal.</div>
<div id="m_-853258911804081050yMail_cursorElementTracker_1580291279159">L’amministrazione Usa lo ha affermato senza ritegno: l’Europa è nel mirino laser di Trump perché chiuda in poche settimane per chiudere un accordo commerciale con gli Stati Uniti che metta le mani sulle regole e i principi più preziosi per la nostra sicurezza alimentare: il Principio di precauzione. Senza un dibattito pubblico né il coinvolgimento dei Parlamenti sotto il ricatto di nuovi dazi, grazie alla pressione decisiva del settore dell’auto tedesco, ci chiede di ingoiare il TTIP (Trattato Transatlantico di facilitazione commerciale) già rigettato da milioni di cittadini europei e centinaia di sindacati, produttori, organizzazioni della società civile e ambientaliste.</div>
<div id="m_-853258911804081050yMail_cursorElementTracker_1580291279159"></div>
<div id="m_-853258911804081050yMail_cursorElementTracker_1580291279159">A poche ore dal suo arrivo a Roma previsto per oggi, 29 gennaio, il ministro americano per l’Agricoltura Sonny Perdue ha incontrato la stampa internazionale a Bruxelles dopo un meeting con i commissari europei Janusz Wojciechowski (Agricoltura), Stella Kyriakides (Salute) e Phil Hogan (Commercio). “A Davos, le parti hanno concordato settimane, non mesi” per chiudere un accordo, ha detto Perdue, secondo cui Hogan “deve convincere gli altri Commissari e il Parlamento”. La conferenza stampa è stata occasione per mettere in chiaro i paletti che gli Stati Uniti vogliono sradicare con il nuovo TTIP: per Washington l’approccio vigente in Europa non è accettabile, e la nuova Commissione Von der Leyen deve abbandonare il principio di precauzione per basarsi su “una solida scienza”.</div>
<div id="m_-853258911804081050yMail_cursorElementTracker_1580291279159"></div>
<div id="m_-853258911804081050yMail_cursorElementTracker_1580291279159">Per dare un’idea di quanto questa scienza sia solida negli USA, basti pensare che nuovi prodotti e sostanze vengono messi in commercio sulla base di valutazioni fatte dalle imprese. I controlli delle agenzie pubbliche scattano soltanto su ricorsi o denunce dei cittadini e consumatori vittime degli eventuali impatti negativi. In UE invece si adotta la precauzione per evitare che l’onere della prova, nei casi in cui ci siano forti preoccupazioni sulla nocività di una sostanza o di un prodotto, ricada sui cittadini a tragedia già avvenuta. La differenza di approccio ha tenuto finora fuori dal mercato europeo pesticidi, OGM e alimenti trattati con sostanze pericolose per la salute e attualmente vietate, provenienti dagli Stati Uniti.</div>
<div id="m_-853258911804081050yMail_cursorElementTracker_1580291279159"></div>
<div id="m_-853258911804081050yMail_cursorElementTracker_1580291279159">Il Governo italiano, se è serio nel voler tradurre in atti l’impegno solenne di proteggere il nostro pianeta – ribadito dal premier Conte sottoscrivendo a Assisi il Manifesto ispirato da papa Francesco – deve dichiarare immediatamente la sua indisponibilità a supportare un nuovo TTIP e respingere al mittente l’imposizione di nuovi dazi in risposta alla vertenza boeing-airbus di cui l’Italia non è assolutamente responsabile.</div>
<div id="m_-853258911804081050yMail_cursorElementTracker_1580291279159"></div>
<div id="m_-853258911804081050yMail_cursorElementTracker_1580291279159">Il Principio di precauzione europeo, secondo Trump e i suoi, deve essere neutralizzato. Il Segretario all’Agricoltura statunitense ha dichiarato alla stampa che il commissario UE al commercio Hogan avrebbe “riconosciuto che dobbiamo conciliare il deficit di 10-12 miliardi di dollari con l’UE” relativamente agli scambi di prodotti agricoli. A questo proposito, ha detto Perdue, Trump sarebbe “completamente concentrato” (laser-focused) “sulla chiusura di quel deficit commerciale agricolo con il blocco europeo”.</div>
<div id="m_-853258911804081050yMail_cursorElementTracker_1580291279159">Quali concessioni chiede Washington?</div>
<div id="m_-853258911804081050yMail_cursorElementTracker_1580291279159"></div>
<div id="m_-853258911804081050yMail_cursorElementTracker_1580291279159">Un indebolimento delle norme sanitarie e fitosanitarie, così come dei limiti massimi consentiti di residui di pesticidi e altre sostanze chimiche nel cibo;</div>
<div id="m_-853258911804081050yMail_cursorElementTracker_1580291279159">il cambio della legislazione europea sugli OGM per consentire il commercio di alimenti geneticamente manipolati, soprattutto se prodotti con le nuove tecniche di creazione varietale (in particolare quella denominata CRISPR).</div>
<div id="m_-853258911804081050yMail_cursorElementTracker_1580291279159">Ricordiamo come, in questo secondo caso, sia stata emessa una sentenza della Corte di Giustizia Europea che obbliga i prodotti di queste nuove tecniche a sottostare alle normative vigenti in tema di organismi geneticamente modificati. Nonostante questo, le lobby dell’agribusiness continuano a chiedere un cambio di regime, supportate da un pezzo di mondo scientifico che sottovaluta i rischi ambientali e guarda con favore all’estensione della proprietà intellettuale su piante e sementi.</div>
<div id="m_-853258911804081050yMail_cursorElementTracker_1580291279159"></div>
<div id="m_-853258911804081050yMail_cursorElementTracker_1580291279159">Per la Campagna Stop TTIP quella impressa dagli Stati Uniti con la complicità della Commissione europea è una forzatura inaudita e inaccettabile. Il Parlamento Europeo ha negato alla Commissione europea il mandato di negoziare il commercio dei prodotti agricoli, e quello di svendere le regole che proteggono la sicurezza alimentare è un basso espediente per aggirare la volontà popolare democraticamente espressa.</div>
<div id="m_-853258911804081050yMail_cursorElementTracker_1580291279159"></div>
<div id="m_-853258911804081050yMail_cursorElementTracker_1580291279159">La Commissione forza il suo mandato perché secondo le regole che l’Europa si è data non si possono chiudere accordi commerciali di questa portata senza condurre valutazioni di impatto occupazionale, economico e ambientale.</div>
<div id="m_-853258911804081050yMail_cursorElementTracker_1580291279159"></div>
<div id="m_-853258911804081050yMail_cursorElementTracker_1580291279159">Ancora più scandaloso è che questo venga fatto facendo finta di dimenticare che Trump si è tirato fuori dall’Accordo di Parigi sul clima, sostenendo una concorrenza sleale nei confronti di Paesi come il nostro rispettano a caro prezzo gli impegni europei, e che il nuovo TTIP non potrà che far lievitare la produzione di emissioni climalteranti, in contrasto con gli indirizzi verso una maggiore sostenibilità contenuti nel Green Deal europeo di cui l’Italia si è dichiarata paladina.</div>
<div id="m_-853258911804081050yMail_cursorElementTracker_1580291279159"></div>
<div id="m_-853258911804081050yMail_cursorElementTracker_1580291332484">Ci aspettiamo coerenza e dignità dal Governo italiano e supporto e da tutte quelle parlamentari e quei parlamentari che si sono impegnati con noi prima delle elezioni a confinare tra le pagine peggiori della storia d’Europa trattati come questo.</div>
<div id="m_-853258911804081050yMail_cursorElementTracker_1580291334540"></div>
<div id="m_-853258911804081050yMail_cursorElementTracker_1580291335082">Campagna Stop TTIP Italia</div>
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		<title>Da Jerry Masslo a Eris Petty, trent&#8217;anni di lutti, trent&#8217;anni di lotte. Lunedì in piazza a Felandina per la Dignità</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Aug 2019 14:30:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Stefano Galieni* Non aveva ancora compiuto 30 anni Jerry Essan Masslo quando, dopo esser fuggito dall’apartheid sudafricano si ritrovò ad essere ucciso dall’apartheid italiano dello sfruttamento. Dopo un lungo peregrinare era giunto in Italia e aveva chiesto asilo politico. Gli venne negato, allora lo status di rifugiato veniva concesso solo a chi fuggiva dai regimi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Stefano Galieni*</strong></p>
<p>Non aveva ancora compiuto 30 anni Jerry Essan Masslo quando, dopo esser fuggito dall’apartheid sudafricano si ritrovò ad essere ucciso dall’apartheid italiano dello sfruttamento. Dopo un lungo peregrinare era giunto in Italia e aveva chiesto asilo politico. Gli venne negato, allora lo status di rifugiato veniva concesso solo a chi fuggiva dai regimi dell’Est e, al massimo ai pochi che riuscivano a lasciare il Cile o gli altri paesi oppressi dell’America Latina. Ma per lui nessun riconoscimento, tanto che potette restare in Italia solo grazie al fatto che Amnesty International se ne assunse la responsabilità e il sostegno economico. Ma Jerry Masslo voleva essere libero e finì nelle campagne di Villa Literno, dove già da anni, il mercato delle braccia, per la raccolta della frutta, era sotto il controllo della criminalità. Non bastava sfruttarlo, la notte del 24 agosto una banda di rapinatori provò a riprendersi armi alla mano quello che Jerry aveva guadagnato. Venne ucciso nei campi. Accadeva esattamente 30 anni fa. L’omicidio scatenò una indignazione enorme, pochi mesi dopo, il 7 ottobre, si realizzò in Italia la più grande manifestazione antirazzista che vide insieme tutte le forze sindacali, sociali e politiche. In pochi mesi si giunse anche alla promulgazione di una legge, (Legge Martelli) che con tutti i limiti, tentò di aprire spazi di inclusioni, nuove modalità per l’accesso all’asilo. Anche in parlamento e nel governo ci si rese conto che erano arrivati negli anni passati centinaia di migliaia di invisibili che svolgevano gran parte dei lavori più faticosi e malpagati, in condizioni di vita e di sfruttamento senza eguali. Da quella manifestazione nacquero movimenti e vertenze in tutto il Paese, presero la parola gli sfruttati e chi non voleva essere complice e, con tante difficoltà, si imparò a lottare insieme. Le vicende si susseguirono con velocità, chi ricorda a Roma l’occupazione dell’ex pastificio Pantanella, dove, fino allo sgombero, vissero insieme 1500 persone provenienti da tutto il mondo ma senza casa, le prime lotte contro il caporalato in Campania e in Sicilia nel frattempo erano cominciati a giungere in Italia, soprattutto sulle coste ioniche, uomini e donne dall’Albania in disfacimento e, all’inizio, anche lì emerse una parte di cultura solidale che oggi sembra impossibile. Nel 1998 si giunse all’approvazione di un Testo Unico sull’immigrazione (Turco – Napolitano) che divise radicalmente il fronte antirazzista. Per alcuni bisognava utilizzare gli elementi migliori e funzionali all’inclusione del testo, per molti altri se ne intravedevano immediatamente i limiti, politici, culturali e sociali. Di fatto fu il primo esempio di come le leggi sull’immigrazione sono leggi sul mercato del lavoro, le persone diventano merce con bassissimo potere contrattuale, la dotazione di strumenti per detenere e poi espellere i non graditi (gli allora CPT, poi CIE, ora CPR), faceva già il paio con i vincoli imposti per l’ottenimento di un permesso di soggiorno, legato ad un contratto di lavoro e con gli ingressi contingentati da “quote” di persone che potevano essere “regolarizzate”. Di uomini e donne invisibili, come Jerry Masslo, ne continuavano ad arrivare e le maglie del loro sfruttamento poterono tranquillamente peggiorare. L’ultima grande vittoria di un movimento antirazzista che non parlava soltanto di solidarietà ma di eguaglianza, fu quella promossa dalla Camera del lavoro Brescia e che portò a Roma migliaia di lavoratori che ottennero regolarizzazione. Poi fra frantumazione dei movimenti e offensiva neoliberista che non voleva trovare ostacoli nel proprio bisogno di braccia a basso costo, per molti le condizioni sono soltanto peggiorate. Non solo la legge Bossi – Fini, oggi attaccata anche da destra perché “troppo permissiva”, ma una strutturale assenza di proposta politica alternativa in grado di fermare la crescita di una risposta xenofoba, tanto nelle istituzioni che fra le persone. E i 30 anni trascorsi sono uno spazio temporale utile per guardare una trasformazione sociale del paese che malgrado tutto, si è prodotta. In Italia ci sono circa 5 milioni di persone, di origine straniera che vivono e lavorano cercando di costruirsi un futuro, oltre 900 mila minorenni nelle scuole, che ormai dovrebbero poter godere, ma non accade dei diritti sociali e politici spettanti agli autoctoni. Ma l’altra faccia della medaglia è composta dai tanti e dalle tante costretti, da leggi infami e da politiche prive di prospettiva, che continuano a finire nelle maglie dello sfruttamento. Negli ultimi 15 anni, il salario di chi lavora nei campi si è ridotto del 30% in un contesto dove il lavoro nero è la norma. Una forte sindacalizzazione dei lavoratori, con episodi che hanno fatto storia, come gli scioperi di Castelvolturno e di Nardò, le rivolte come a Rosarno, le vertenze come quelle aperte nell’Agro Pontino, il tentativo di proporre, anche attraverso il conflitto, diversi rapporti di forza che affrontino anche i temi legati al peso della grande distribuzione, dei latifondi, delle monoculture. Un nuovo percorso si va realizzando in questi giorni. Un episodio tragico ne ha segnato la nascita, il 7 agosto scorso morta fra le fiamme Eris Petty una ragazza che dormiva nel ghetto di Felandina, presso Metaponto, in Basilicata. Uno dei tanti ghetti come San Ferdinando in Calabria o Borgo Mezzanone nel foggiano, dove la politica interviene unicamente con sgomberi senza soluzioni abitative quando un invisibile perde la vita. A Felandina lo sgombero avverrà nei prossimi giorni ma intanto braccianti migranti e autoctoni, attivisti di associazioni, forze politiche non compromesse come Rifondazione Comunista, saranno lunedì 26 agosto, alle 9 del mattino in piazza. Si è costituito nei giorni passati il “Forum delle terre di dignità”, uno spazio plurale in cui la mobilitazione mira a modificare radicalmente le condizioni di vita e di lavoro delle persone. Trenta anni dopo, ancora dalle campagne, vuole partire quella che i promotori hanno chiamato “La rivolta della dignità”. Rifondazione Comunista ci sarà e si considera al servizio di percorsi come questo che potrebbero invertire la rotta in tutto il paese.</p>
<p>*Resp nazionale immigtrazione PRC-S.E.</p>
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		<title>&#8220;Noi siamo lucani&#8221; e non vogliamo produrre e consumare prodotti agricoli ed alimentari sponsorizzati da compagnie petrolifere</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jul 2019 21:02:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Era in corso la mietitura del grano e ci è sembrata una bomba d’acqua, di quelle capaci di distruggere i raccolti: la notizia dell’accordo stipulato, a livello nazionale prima, ed in Basilicata, poi, tra Coldiretti ed ENI, rispettivamente la più grande organizzazione professionale agricola e la più grande compagnia petrolifera multinazionale d’Italia, ha dell’incredibile. Al di là dei [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Era in corso la mietitura del grano e ci è sembrata una bomba d’acqua, di quelle capaci di distruggere i raccolti: la notizia dell’accordo stipulato, a livello nazionale prima, ed in Basilicata, poi, tra Coldiretti ed ENI, rispettivamente la più grande organizzazione professionale agricola e la<br />
più grande compagnia petrolifera multinazionale d’Italia, ha dell’incredibile. Al di là dei proclami su economia circolare, produzione di energia, da fonti rinnovabili, compatibilità tra industria petrolifera e agricoltura, produzione agricola sostenibile, l’accordo prevede, concretamente, a livello nazionale, la collaborazione per la produzione industriale di energia, da materie di origine agricola e, a livello regionale, la promozione di prodotti agricoli, di qualità, del territorio, da identificare con il marchio “Io sono Lucano”.<br />
Trattandosi di un accordo, la cui portata è di interesse pubblico, poiché interessa l’agricoltura, all’energia, al territorio, riteniamo sia necessario un dibattito che interessi l’intera comunità, in cui ad esprimersi dovranno essere tutti i portatori di interessi. La discussione, sull’accordo tra agricoltori e petrolieri, non può non tener conto degli impatti prodotti dall’industria petrolifera sull’agricoltura in Basilicata in oltre venti anni di attività sul territorio.<br />
Occorre tener presente che l’industria petrolifera è arrivata ad estrarre in Basilicata, circa, l’ottanta per cento della produzione annuale nazionale, di greggio ed tale estrazione interessa, considerando le superfici soggette a concessioni di estrazione, permessi di ricerca e nuove istanze di ricerca, oltre la metà del territorio regionale.<br />
Le strutture e gli impianti di un tale apparato industriale, sono situati in pieno territorio rurale, a stretto contatto con terreni agricoli, fonti e riserve d’acqua, ad uso potabile e irriguo, inevitabilmente sottoposti perciò ad un rilevante rischio di inquinamento.<br />
Il Centro Olii Val d’Agri (COVA) di ENI, per esempio, sorge in contrada Vigne di Viggiano, a due km dalla Diga del Pertusillo, invaso capace di contenere oltre cento milioni di metri cubi di acqua destinata ad uso potabile e irriguo, che serve circa trentacinquemila ettari di terreni agricoli tra Puglia e Basilicata.<br />
E’ possibile documentare numerosi casi di inquinamento da idrocarburi, di terreni ed acque ad uso agricolo. Potremmo citare le continue e allarmanti denunce di associazioni e comitati di cittadini/e, per esempio, sull’inquinamento delle acque del Pertusillo o delle polle emergenti dai pascoli di contrada La Rossa di Montemurro, coltivati in maniera biologica o dei pozzi freatici una volta destinati ad abbeverare gli animali in agro di Corleto Perticara.<br />
Basti far riferimento alle ordinanze sindacali di interdizione all’uso agricolo, di terreni ed acque, emanate da Autorità pubbliche (per esempio i Comuni di Grumento Nova e Corleto Perticara). Basti rifarsi alle notizie di dominio pubblico relative a inchieste e processi intentati dalla<br />
Magistratura, (per esempio il processo PETROLGATE in corso a Potenza) a carico di funzionari delle compagnie petrolifere, con capi di accusa che vanno dallo smaltimento illecito di rifiuti pericolosi (come nel caso delle acque di scarto insufflate nel pozzo di reiniezione di Costa Molina, nei pressi di Contrada la Rossa appunto) o di disastro ambientale (per la “perdita” di centinaia di tonnellate di petrolio dai serbatoi del COVA, scoperta nel 2017).<br />
Insomma, ci sono molti buoni motivi per ritenere non credibile un progetto quale quello che propone un marchio di garanzia della qualità di produzioni agro alimentari lucane come “Io sono Lucano”, che affida ai petrolieri il ruolo di garanti e di sponsor ed agli agricoltori il ruolo di<br />
beneficiari di finanziamenti dell’industria petrolifera e di testimonial della proclamata compatibilità tra petrolio e agricoltura.<br />
BASILICATA<br />
Come pure, pare poco credibile, che vi siano benefici nel medio e lungo periodo per l’agricoltura e la collettività nell’alimentare la produzione industriale di energia, da biomasse. concentrata in grandi impianti industriali, di una multinazionale, che al di là dei proclami fonda in maniera crescente (!) il proprio business sugli idrocarburi nonostante gli Accordi di Parigi sul Clima del 2015 (vedasi “Enemy of the planet”, dossier su ENI pubblicato da Legambiente nel corrente mese).<br />
Piuttosto, la crisi climatica e la bomba demografica, consiglierebbero di preservare acque e suoli alla produzione di cibo o di destinare le biomasse agricole di scarto, alla micro produzione locale e diffusa di energia o al compostaggio, per la rigenerazione dell’humus, nei terreni, e la cattura di carbonio nel suolo e nei cicli biologici di produzione del cibo, come l’agricoltura biologica insegna.<br />
Riteniamo invece che sia interesse degli agricoltori e delle comunità locali chiedere come è nei loro diritti la bonifica dei suoli e delle acque inquinate dal petrolio, il monitoraggio pubblico,- indipendente &#8211; trasparente &#8211; competente dell’ambiente, della salute di cittadini/e e della catena alimentare, lo STOP senza se e senza ma a nuove estrazioni, la RICONVERSIONE reale e nel breve periodo dell’industria petrolifera.<br />
Noi siamo Lucani e non vogliamo produrre e consumare prodotti agricoli ed alimentari sponsorizzati da compagnie petroliere</p>
<p>Matera 22 luglio 2019<br />
AIAB- Associazione Italiana Agricoltura Biologica<br />
Basilicata</p>
<p>aiab.basilicata@gmail.com</p>
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