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	<title>Rifondazione Comunista &#187; ambiente</title>
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		<title>Le guerre uccidono gli uomini e il futuro. Quel peso insostenibile sull’ambiente: dall’inquinamento bellico alle macerie di Gaza e dell’Ucraina</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Aug 2025 23:19:36 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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		<category><![CDATA[pace e internazionalismo]]></category>
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		<description><![CDATA[ Laura Tussi Le guerre non lasciano solo morti, feriti e traumi collettivi: lasciano anche cicatrici profonde sull’ambiente. Ogni conflitto, oltre a devastare comunità e città, produce una quantità immane di rifiuti tossici, distruzione di habitat, emissioni climalteranti e avvelenamento delle risorse naturali. Un aspetto spesso sottovalutato, perché l’attenzione è comprensibilmente concentrata sulla tragedia umana immediata, [...]]]></description>
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<p><strong> Laura Tussi</strong></p>
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<p>Le guerre non lasciano solo morti, feriti e traumi collettivi: lasciano anche cicatrici profonde sull’ambiente. Ogni conflitto, oltre a devastare comunità e città, produce una quantità immane di rifiuti tossici, distruzione di habitat, emissioni climalteranti e avvelenamento delle risorse naturali. Un aspetto spesso sottovalutato, perché l’attenzione è comprensibilmente concentrata sulla tragedia umana immediata, ma che diventa sempre più cruciale in un mondo già messo a dura prova dai cambiamenti climatici.</p>
<p>La produzione e l’uso delle armi comportano un impatto ambientale enorme. Le industrie belliche sono tra le più inquinanti: richiedono enormi quantità di energia e materie prime, sfruttano miniere di metalli rari e devastano territori in varie aree del mondo. Le emissioni di CO₂ legate al comparto militare restano spesso escluse dagli accordi internazionali sul clima, alimentando un paradosso: mentre i governi si impegnano a ridurre le emissioni civili, le spese militari continuano a crescere senza controlli sulle loro conseguenze ecologiche.</p>
<p>Ma l’impatto più devastante si vede sul terreno delle guerre. Le bombe che distruggono centrali elettriche, acquedotti, ospedali e fabbriche rilasciano nell’aria sostanze tossiche che restano a lungo nei polmoni delle persone e nel suolo. I carri armati e i mezzi militari, alimentati da combustibili fossili, devastano terreni e inquinano falde acquifere. I siti industriali bombardati liberano agenti chimici che contaminano aria e acqua.</p>
<p>L’attuale guerra a Gaza è un caso emblematico. I bombardamenti massicci hanno ridotto intere città a cumuli di macerie, con polveri sottili e residui tossici che minacciano la salute dei civili e compromettono la qualità dell’aria. La distruzione delle infrastrutture idriche ha aggravato la già drammatica carenza d’acqua potabile, mentre il collasso del sistema di smaltimento dei rifiuti ha trasformato molti quartieri in discariche a cielo aperto. La popolazione vive non solo sotto le bombe, ma anche dentro un ambiente reso quasi invivibile, dove respirare e bere sono diventati atti rischiosi.</p>
<p>Ed anche il conflitto in Ucraina ha aperto un fronte drammatico non soltanto sul piano umanitario e geopolitico, ma anche su quello ambientale. Le esplosioni che hanno colpito raffinerie, depositi di carburante e impianti chimici hanno liberato nell’aria sostanze tossiche che hanno contaminato il suolo e le acque. Il rischio di un disastro nucleare legato agli scontri attorno alla centrale di Zaporizhzhia, più volte sotto attacco o minacciata da interruzioni dell’alimentazione elettrica, resta una delle paure più gravi per la salute dell’intero continente europeo.</p>
<p>L’uso massiccio di armi convenzionali e pesanti, dai missili ai proiettili di artiglieria, ha disseminato nelle campagne ucraine frammenti metallici e ordigni inesplosi, che renderanno difficoltosa la bonifica per decenni. Le polveri sottili derivanti dai bombardamenti, unite ai roghi di interi quartieri residenziali e infrastrutture industriali, hanno generato un inquinamento atmosferico persistente che minaccia la salute delle comunità locali.</p>
<p>La distruzione di dighe e impianti idrici, come l’episodio catastrofico della diga di Kakhovka, ha trasformato territori agricoli in paludi contaminate, cancellato ecosistemi fluviali e messo a rischio l’approvvigionamento d’acqua potabile per milioni di persone. Oltre agli effetti immediati, si profila un danno a lungo termine per la biodiversità, l’agricoltura e la sicurezza alimentare di un’area cruciale per l’export cerealicolo mondiale.</p>
<p>La guerra in Ucraina conferma come i conflitti armati, oltre a uccidere e dividere i popoli, lascino cicatrici profonde sull’ambiente, compromettendo risorse vitali e aggravando crisi globali come quella climatica.</p>
<p>Gli esperti sottolineano che i danni ambientali delle guerre si protraggono per decenni. Le polveri e i metalli pesanti generati dalle esplosioni contaminano terreni agricoli e acque sotterranee, rendendo difficile ricostruire una vita normale dopo la fine dei conflitti. È accaduto nei Balcani, in Iraq, in Afghanistan, ed è già visibile oggi a Gaza, dove la crisi umanitaria si intreccia con un’emergenza ecologica di proporzioni immani.</p>
<p>Le guerre, insomma, sono incompatibili non solo con la pace e la dignità umana, ma anche con la tutela dell’ambiente e del futuro del pianeta. Lottare contro i conflitti significa anche difendere la terra, l’aria e l’acqua da un inquinamento che rischia di essere irreversibile. In questo senso, la causa pacifista e quella ecologista si fondono: senza pace non c’è giustizia ambientale, e senza giustizia ambientale non può esserci una pace duratura.</p>
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		<title>Turismo, potere e propaganda: il “modello Marche” di Acquaroli</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Aug 2025 20:33:35 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Interni]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Numana, riviera del Conero. È lì, tra la luce dorata del tramonto e le poltrone di un piccolo cinema, che ha preso forma uno dei primi eventi elettorali di Francesco Acquaroli, presidente uscente e ricandidato alla guida della regione Marche. Ad accompagnarlo, oltre a una fila di auto blu, c’era anche la ministra del turismo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Numana, riviera del Conero. È lì, tra la luce dorata del tramonto e le poltrone di un piccolo cinema, che ha preso forma uno dei primi eventi elettorali di Francesco Acquaroli, presidente uscente e ricandidato alla guida della regione Marche. Ad accompagnarlo, oltre a una fila di auto blu, c’era anche la ministra del turismo Daniela Santanchè, giunta da Roma per sostenere quello che definisce “un amico”. Un’immagine eloquente, che più di mille slogan racconta un modo di fare politica basato sul consenso costruito a tavolino e finanziato con risorse pubbliche. Non a caso, l’evento aveva al centro il tema del turismo, settore che sotto la giunta Acquaroli si è rivelato terreno fertile per operazioni discutibili, se non opache.<br />
Al centro di questo sistema, la nascita dell’Atim – l’Agenzia per il Turismo e l’Internazionalizzazione delle Marche. Un ente creato ex novo, nonostante esistesse già un assessorato dedicato, e che in appena due anni è riuscito a bruciare quasi 13 milioni di euro in affidamenti diretti, senza gare pubbliche, senza trasparenza, senza reale confronto.<br />
Come Partito della Rifondazione Comunista abbiamo da sempre ritenuto che questo ente non sia altro che un carrozzone costruito per moltiplicare incarichi, favori e visibilità. Le critiche arrivano anche da illustri enti e non sono poche né infondate: la Corte dei Conti, ad esempio, ha censurato duramente la gestione dell’agenzia, e persino una relazione interna voluta dalla stessa giunta ha evidenziato gravi criticità. Affidamenti sotto soglia affidati a pioggia, talvolta a società con la stessa sede legale, spese ingenti per testimonial, come Roberto Mancini e Gianmarco Tamberi, che prestano il volto a una promozione regionale dai contorni più propagandistici che strategici.<br />
Eppure, il presidente Acquaroli dal palco ha difeso l’Atim come fiore all’occhiello del suo operato, come strumento di promozione e rilancio. Una difesa che stona di fronte ai dati, alle inchieste e alla realtà di una regione che – tra sanità in affanno e servizi ridotti – avrebbe forse bisogno di altro, più che di testimonial e fiere. Si dirà che la comunicazione è fondamentale. Certamente, ma quando la comunicazione diventa un fine e non uno strumento, quando serve a blindare un consenso più che a costruire una visione, allora siamo ben lontanɜ da quel “modello di buon governo” che Arianna Meloni in quel di Numana ha provato a raccontare. Il caso Atim non è solo un’anomalia amministrativa. È una fotografia nitida di come viene concepito il potere in questa fase politica: centralizzazione, marketing e distribuzione opaca delle risorse. Se questo è il modello che si intende esportare, allora sarebbe bene che le persone marchigiane che saranno chiamate al voto il 28 e 29 settembre prossimi, si chiedessero a chi giova davvero.<br />
Il PRC creando la lista Pace Salute Lavoro, assieme al movimento Dipende da Noi, ha fatto una scelta ben precisa.<br />
La scelta di candidarci con la coalizione del centro sinistra non è una decisione che ci allontana dalle nostre idee di cambiamento radicale anzi, è un modo per affermare quanto sia necessario trovare le giuste convergenze e un&#8217;unità sui programmi, così da poter scalzare questa destra becera ed incompetente che anche sul turismo ha miseramente fallito e ingannato lɜ marchigianɜ.</p>
<p>PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA FEDERAZIONE DI ANCONA</p>
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		<title>Giorgio Parisi: La reintroduzione del nucleare non è la soluzione</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jul 2025 23:51:56 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>

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		<description><![CDATA[Trascrizione, rivista dall’Autore, della introduzione del Professor Giorgio Parisi (Premio Nobel per la Fisica 2021) al webinar “Energie rinnovabili per l’autonomia energetica, il nucleare che c’entra?” organizzato dal Comitato SI’ alle rinnovabili NO al nucleare il 14 aprile 2025, pubblicata nella rivista trimestrale Alternative per il Socialismo n. 77 di imminente uscita.   Giorgio Parisi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><i>Trascrizione, rivista dall’Autore, della introduzione del Professor Giorgio Parisi (Premio Nobel per la Fisica 2021) al webinar “Energie rinnovabili per l’autonomia energetica, il nucleare che c’entra?” organizzato dal Comitato SI’ alle rinnovabili NO al nucleare il 14 aprile 2025, pubblicata nella rivista trimestrale Alternative per il Socialismo n. 77 di imminente uscita.</i></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b><i> </i></b></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b><i>Giorgio Parisi</i></b></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>La reintroduzione del nucleare non è la soluzione </b></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La questione fondamentale, che vorrei subito porre in chiaro,<a title="" href="file:///C:/Users/Maurizio/Downloads/La%20reintroduzione%20del%20nucleare%20non%20%C3%A8%20la%20soluzione.docx#_ftn1">[1]</a> perché è importante anche dal punto di vista politico, è che noi, la sinistra, tutti quelli che si appongono al nucleare, devono evitare di presentarsi come il gruppo delle persone che dicono no a tutto.  Cosa che non è assolutamente vera, ma è il modo con cui la stampa di destra tenta di presentarci. Dobbiamo invece fare capire che c&#8217;è un piano, c&#8217;è qualcosa di diverso che si può fare. Ma questo qualcosa di diverso  ha bisogno di cominciare ad essere attuato, perché è evidente che se  la situazione continua come adesso e non si fa niente, ci possono essere in futuro dei problemi molto seri per quanto riguarda l&#8217;energia. Certamente non andremo nella direzione di una diminuzione della CO2 se  restiamo con le mani incrociate, dobbiamo fare capire e dimostrare che iniziative diverse in campo energetico sono possibili.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La prima cosa che vorrei accennare molto velocemente &#8211; perché non ho le competenze né la capacità per fare di più, né mi sento sufficientemente preparato sull&#8217;argomento &#8211; riguarda il quadro generale del risparmio energetico. La domanda di energia non è qualcosa che si presenta come naturale, per cui in Italia dovremmo consumare per forza una certa quantità di energia. Questa dipende da quello che facciamo, da quanti sprechi vengono effettuati e di quanto siamo in grado di migliorare la situazione.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>Contenere il consumo di energia</b><b></b></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">È chiaro che se diminuiamo il bisogno di energia di un gigawatt abbiamo bisogno di costruire un impianto di produzione di energia per un gigawatt di meno. Quindi ridurre la produzione di consumo energetico è qualcosa che da un lato diminuisce enormemente tutto lo stress e tutte le difficoltà di assicurarsi la produzione di energia in maniera pulita, senza CO2, e dall&#8217;altro canto ha un vantaggio estremamente importante che è costituito dal fatto che la maggior parte degli interventi che tendono a migliorare il risparmio energetico sono anche quelli stessi che migliorano la qualità della vita.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Facciamo un esempio tra i più semplici: i trasporti. È chiaro che noi impieghiamo una enorme quantità di benzina per i trasporti individuali. Passare da trasporti individuali a trasporti collettivi, possibilmente non soltanto in Italia, non solo diminuisce la quantità di benzina da acquistare, ma permette anche di migliorare la qualità della vita, perché le persone invece di stare su trasporti privati nel caos del traffico possono muoversi su trasporti pubblici.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Gli stessi vantaggi, o del tutto analoghi, si hanno diminuendo il consumo energetico delle  industrie. Ovviamente per diminuirlo bisogna rifare molto spesso ex novo o parzialmente gli impianti produttivi, modernizzandoli, il che porta a dei vantaggi ambientali, perché i nuovi impianti potrebbero essere sicuramente meno inquinanti.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>Aumentare la coibenza delle case</b></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Un’altra cosa molto importante che abbiamo già visto nel passato, perché se ne  è discusso ma si è fatto ancora pochissimo, è aumentare la coibenza delle case,  per evitare d’inverno  la perdita di calore delle case verso l&#8217;esterno o, d&#8217;estate,  annullare o almeno limitare quello che va verso l&#8217;interno.  Migliorare la coibenza permette di diminuire gli impianti di riscaldamento, limitare nel tempo il loro funzionamento,  quindi la quantità di metano  usato nelle case. In questo modo si può diminuire, anche se lievemente, l&#8217;inquinamento prodotto nelle città dal consumo del gasolio. Come abbiamo visto anche la diminuzione dei trasporti va nella stessa direzione.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">È evidente che tutte queste cose devono essere progettate e realizzate in modo che siano efficaci. I dati mi pare confermino che il piano del 110 per cento che è stato fatto nel passato si sia rivelato un grosso spreco. Se bisogna coibentare quasi tutte le case d&#8217;Italia, nelle città e fuori, bisogna pensare a qualcosa di diverso rispetto a quello che è stato fatto. E’ necessario che le ditte, siano esse controllate, anche se parzialmente, dallo Stato, come quelle private svolgano i lavori a prezzi ragionevoli, ricevendo, per un certo periodo di anni, una percentuale sui soldi che vengono risparmiati grazie a una minore necessità di riscaldamento. Non si può immaginare di fare questa cosa mediante 10mila piccole industrie che fanno impianti per conto loro, senza alcun controllo e verifica da parte del pubblico.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>I costi e i rischi del nucleare</b></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Arriviamo ora al tema del nucleare.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">È evidente che noi dobbiamo cominciare a parlare di nucleare facendo confronto tra il nucleare e le altre energie rinnovabili che ci sono, l&#8217;energia solare in particolare e anche l&#8217;energia eolica. L&#8217;energia eolica probabilmente non è estremamente importante per quanto riguarda l&#8217;Italia rispetto al solare, per via della configurazione del nostro paese &#8211; fatta eccezione per alcune zone &#8211; ove la possibilità di impiantare pale eoliche è relativamente limitata.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Quindi cercherò di concentrarmi sul fotovoltaico. Quello che è assolutamente evidente da tutte le stime di costi che sono state fatte è che  l&#8217;energia prodotta da un impianto nucleare viene a costare  sui 150 euro al megawatt,  mentre quella prodotta dal solare è di tre volte inferiore. Una simile differenza è qualcosa enorme dal punto di vista industriale, quindi è evidente che non c&#8217;è nessun motivo per cui si possa pensare che il nucleare sia conveniente dal punto di vista dei costi. La mia impressione è che anche il governo abbia qualche esitazione a dire che il nucleare costa di meno del solare.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Poi non dobbiamo dimenticare mai gli incidenti che sono occorsi nel passato in alcune centrali nucleari.  Ci dicevano prima del disastro di Chernobyl, nel 1986,  che non sarebbe stato possibile avere un incidente tipo quello che poi effettivamente si verificò a Chernobyl. Così come sostenevano prima dell’incidente di  Fukushima, nel 2011,  che non era possibile avere incidenti di quel genere, che ormai quello che era successo a Chernobyl apparteneva al passato, mentre invece quello che è successo a Fukushima &#8211; 25 anni dopo! &#8211; è stato un incidente molto brutto paragonabile a quello di Chernobyl.  Quest’ultimo ha provocato un certo numero di morti che sono difficili da calcolare, ma certamente le  migliaia di morti si sono poi verificate a causa dei tumori dovuti alla radiazione devono essere in qualche modo stimate.  Senza contare che  ci sono ancora quasi 3000 km quadrati intorno alla centrale che sono tuttora inabitabili. Provate a immaginarvi  una zona di 3000 km quadri in Italia, ad esempio nella pianura padana, che diventa inabitabile: il danno di una cosa di questo genere sarebbe completamente assurdo e incalcolabile.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Ed anche a Fukushima c&#8217;è stata una evacuazione forzata. Quante siano state le morti, non tanto dovute all&#8217;incidente, al danno di radiazione, ma a effetti indiretti dell&#8217;evacuazione forzata non è chiarissimo. Ci sono fonti che oscillano intorno ai 300 morti, altre che ne conteggiano 1000 o 2000, ma in ogni caso l&#8217;evacuazione forzata che è stata fatta a Fukushima è stata qualcosa di estremamente grave. Il costo dello smantellamento è enorme e  ci sono ancora quasi 400 km quadrati che sono  inabitati.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>Le conseguenze di un incidente nucleare crescono nelle zone più popolate</b><b></b></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Quello di cui bisogna rendersi conto, quando si mette sul piatto della bilancia gli svantaggi e i vantaggi del nucleare, è che  gli svantaggi che possono derivare dal dovere gestire un incidente tipo quello di Chernobyl o quello di Fukushima,  o anche di scala molto più piccola, dipendono dai costi materiali, umani e sociali, i quali sono determinati essenzialmente da quanto una determinata zona è antropizzata, cioè da quanto è popolata. Quello che è successo sia a Chernobyl che a Fukushima è avvenuto in  una zona che aveva una densità di popolazione di 10-20 volte inferiore a quella del pianura padana o di altri possibili siti italiani, come nel Lazio. Quindi i danni di Chernobyl e Fukushima sono stati certamente molto inferiori di quelli che potrebbero verificarsi in una qualunque parte del nostro paese.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Quello che avverrebbe a seguito di un incidente tipo Chernobyl in Italia, probabilmente potrebbe comportare uno spostamento  dell&#8217;ordine di circa un milione di persone, cosa che sarebbe praticamente impossibile. La nostra situazione è del tutto diversa da quella di altri paesi europei, come la Francia e anche la Germania, che hanno una densità di popolazione assai minore, specialmente in certe zone. Moltissime delle centrali francesi e tedesche sono state insediate in zone in cui i danni potenziali, in caso di incidente,  potevano essere considerati bassi.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Dal punto di vista del rapporto costi-benefici, l&#8217;Italia è certamente il posto peggiore, escluso forse i Paesi Bassi, per costruire degli impianti nucleari perché è un paese tutto ad alta densità di popolazione. Dal punto di vista europeo gli impianti nucleari vanno messi in zone a bassa densità, non in zone ad alta densità. Quindi l&#8217;Italia non è certamente il posto adatto.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>Le obiezioni al ricorso all’energia solare</b><b></b></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Giunti a questo punto si può ben capire che uno si possa domandare perché mai dovremmo insediare nuovi impianti nucleari e non invece puntare sul solare? Le risposte, grossomodo, che sento venire dai sostenitori dell&#8217;energia nucleare sono di vario tipo. La prima è che non ci sarebbe  posto sufficiente per fare il solare in Italia. Ovvero che  il posizionamento dei pannelli fotovoltaici comporterebbe un consumo di suolo troppo elevato. L&#8217;altra obiezione che spesso viene fatta è che il solare fornisce energia non in modo continuo ma  intermittente, mentre abbiamo bisogno di un flusso di energia che non subisca interruzioni.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">In entrambi i casi non siamo affatto di fronte a obiezioni insormontabili. Per quanto riguarda l&#8217;Italia, basta andare su <i>Google Map</i>, guardare con attenzione  le immagini satellitari e ci si accorge immediatamente che le case delle città generalmente non hanno i tetti coperti da impianti solari. La percentuale di pannelli fotoltaici  installati sui tetti delle città è estremamente bassa. Basterebbe elevare sensibilmente la quantità di pannelli installati sui tetti, anche solo delle case nelle città, che si farebbe un grande passo avanti.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Ma ci sono anche altre possibilità non ancora sfruttate. Tutti i milioni di edifici residenziali che stanno in Italia forniscono una quantità di spazio molto grande dove possono essere piazzati serie di pannelli solari. O ancora, per esempio, i capannoni industriali potrebbero fornirci un’altra occasione per incrementare la presenza del fotovoltaico. Attualmente però, se ricordo bene,  solo il 7% dei capannoni industriali è dotato di  pannelli solari, mentre potremmo moltiplicare queste cifre di un fattore almeno pari a sei. Ci sono tutta una serie di infrastrutture pubbliche, come le aree dedicate ai parcheggi, gli ex siti industriali e altro ancora: in tutti questi luoghi si possono mettere dei pannelli. Gli edifici pubblici, le scuole, i ministeri, le province, possono installare dei pannelli solari. Ora solo il 3% delle scuole ha pannelli solari installati.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>L’utilità di sviluppare l’agrivoltaico</b></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Un’altra possibilità – e qualche cosa si sta già facendo in questo campo, ma in modo insufficiente – ci viene offerta  dall&#8217;agrivoltaico. Non è vero che l’impianto di pannelli solari  sottrae completamente il terreno agricolo all’agricoltura. L&#8217;agrivoltaico, se fatto in maniera intelligente può essere estremamente utile perché è provato che l&#8217;agricoltura convenzionale e il solare  possano coesistere. Ci  sono tutta una serie di studi che ci dicono che, per un certo tipo di coltivazioni, specialmente per i prodotti dell’ orto, che hanno bisogno di una grande quantità di acqua e non hanno una necessità enorme di esposizione al sole, l’installazione di pannelli fotovoltaici, che riduce parzialmente l’esposizione al sole, crea un ambiente che può essere più favorevole alla crescita di un certo numero di piante, utilizzando nel contempo una minore quantità di acqua, cosa che non sarebbe nemmeno male dal momento che,  come noi sappiamo, stiamo andando nella direzione di una ricorrente siccità.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b> </b></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>La questione dei costi del fotovoltaico </b></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Un altro elemento che va preso in considerazione sono i costi del fotovoltaico. Una delle cose che viene normalmente agitata come uno spauracchio è il fatto che i moduli del fotovoltaico devono essere importati dalla Cina, quindi noi staremmo facendo un enorme favore a questo paese, che non rientrerebbe nell’ambito dei paesi amici, anzi da più parti viene considerato come un nemico potenziale. In ogni caso il problema sarebbe che dobbiamo importare la strumentazione per il fotovoltaico dall&#8217;estero, e questo peserebbe sulla nostra bilancia dei pagamenti in modo seccamente negativo.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Ma le cose non stanno esattamente così. Naturalmente i costi variano a seconda del tipo di modulo fotovoltaico che si intende prendere, poiché vi è differenza fra moduli fotovoltaici per le case e moduli fotovoltaici per un utilizzo industriale, ma grosso modo possiamo dire che il costo del modulo fotovoltaico incide  del 20-30%, mentre quello che determina il costo complessivo in modo prevalente sono altri fattori, tra cui ciò che serve, e in modo particolare il lavoro, per montare il  tutto e rendere l’impianto perfettamente funzionante. Quindi i costi degli impianti fotovoltaici, dipendono relativamente poco dall&#8217;importazione. </span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Anche per quanto riguarda la produzione di silicio al momento attuale la Cina mantiene una posizione dominante e pensare di competere  con il Dragone in questo campo appare assai difficile, visti i prezzi cinesi, ma dobbiamo tenere conto che appunto una parte importante del costo di un pannello solare viene dal montaggio.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Noi in Italia abbiamo una gigafattoria che l&#8217;Enel ha impiantato in Sicilia, che si può anche espandere, in cui vengono montati pannelli solari su wafer di silicio importati dalla Cina, quindi il grosso del costo del solare deriva da un lavoro che viene fatto in Italia, non viene importato dall’estero. La situazione è completamente cambiata rispetto a quella di una decina di anni fa in cui i pannelli solari costavano tantissimo mentre poi l&#8217;installazione costituiva  un costo marginale. In ogni caso il costo dei pannelli solari sta diminuendo al ritmo del 5% l&#8217;anno, quindi in pochi anni si abbasserà sempre di più e questo è del tutto evidente perché  tutte le cose che vengono prodotte su grandissima scala tendono a costare sempre di meno.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>L’Italia gode di una grande esposizione al sole</b></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Un’altra ragione per cui è importante puntare sul fotovoltaico è che l&#8217;Italia è un posto eccezionale per sfruttare l’energia solare, in quanto ha una quantità di esposizione alla luce del  sole molto maggiore della Germania, quindi lo stesso impianto solare installato in Italia produce il 40% di energia in più rispetto alla Germania e circa il 25% in più rispetto alla Francia. Rispetto alla Spagna o alla Grecia siamo invece più o meno agli stessi livelli. Se guardiamo le cose da questo punto di vista sarebbe completamente folle trovarsi nella situazione in cui si installa il solare in Germania e non  in Italia e, viceversa, si vuole rimettere il nucleare in Italia e lo si dismette in Germania. Nonostante tutto questo la Germania ha impianti per 70 gigawatt installati di solare mentre noi siamo fermi a 30. Quindi malgrado che noi siamo effettivamente migliorati, non siamo ai livelli tedeschi, anzi stiamo molto peggio.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>I reattori nucleari di quarta generazione</b><b></b></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Veniamo allora al fatto che ci dicono che il nucleare di adesso è completamente diverso da quello di una volta. Ma è vero? E’ completamente diverso? Questo non è affatto chiaro. Quello di cui si parla è di potere costruire i reattori nucleari di quarta generazione.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Certamente i reattori nucleari di quarta generazione hanno tutta una serie di vantaggi rispetto a quelli vecchi. Il vantaggio principale del nucleare di quarta generazione è che viene utilizzato essenzialmente con neutroni veloci e questi permettono &#8211; per motivi tecnici, che non è essenziale qui esaminare in dettaglio &#8211; che molte delle sostanze radioattive che fanno parte delle scorie nucleari vengano degradate dentro il reattore. Quindi il plutonio, che è la cosa più pericolosa per quanto riguarda la conservazione negli impianti e nei siti delle scorie nucleari, verrebbe utilizzato dentro i reattori di quarta generazione come combustibile. Perciò a questo punto il problema di avere grandi quantità di scorie nucleari, che è uno degli aspetti più delicati dei vecchi reattori, sarebbe molto diminuito usando un reattore di quarta generazione.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">In teoria però. Il problema è che non c&#8217;è nessun reattore di quarta generazione che è commercialmente operativo al momento. Ci sono dei prototipi sperimentali che sono in fase di test, ma non ci sono reattori funzionanti. Ci sono almeno una decina di progetti diversi con tecniche differenti per questi reattori di quarta generazione, ma finché non vengono messi alla prova non si può dire che funzionino.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>Il fallimento del Superphénix</b></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Io vorrei ricordare a tutti il caso del famoso Superphénix (Spx), costruito dalla Società elettrica francese (Edf), con la partecipazione cospicua, circa un terzo dell’intero investimento, da parte dell’Enel, con la promessa di ricevere in cambio un terzo dell’elettricità che il reattore avrebbe prodotto.  Alla fine quindi anche l’Enel ci ha perso un bel po&#8217; di soldi.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Si tratta di un reattore che è stato costruito dal 1976 al 1985, quindi la sua costruzione è cominciata circa una cinquantina di anni fa ed è stata conclusa quaranta anni dopo, è costato l&#8217;equivalente di 20 miliardi di euro di adesso e ha avuto tutta una serie di incidenti. Nell&#8217;anno in cui ha funzionato meglio ha prodotto circa meno del 10% dell&#8217;energia che doveva produrre e poi dopo 12 anni di attività,  in cui ha lavorato di fatto solo per qualche mese, è stato chiuso.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Quali erano i motivi di questo <i>flop</i>? La ragione stava nel fatto  che tutte le tecniche che si basano su neutroni veloci non possono usare l&#8217;acqua come moderatore, mentre queste centrali nucleari hanno bisogno di qualcosa che porti via il calore dal nocciolo verso l&#8217;esterno e normalmente si usa l&#8217;acqua. Ma l&#8217;uso dell’acqua rallenta enormemente i neutroni, quindi un reattore a neutroni veloci non può usare l&#8217;acqua, deve ricorrere ad altre sostanze.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Per esempio, Superphénix aveva fatto la scelta di usare del sodio fuso, mentre ci sono altri reattori puntano sul piombo fuso. Ma sia il sodio fuso che il piombo fuso sono da un lato delle sostanze molto corrosive dal punto di vista chimico e dall&#8217;altro lato devono essere impiegate a temperature di varie centinaia di gradi. Superphénix è morto per un problema molto semplice, che non si è riusciti a costruire delle tubature adatte a reggere l’urto, nonostante si dicesse che tutto il resto funzionava bene.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La cosa non deve stupire perché dentro il reattore veloce la quantità di materie radioattive che circolano è altissima, quindi le tubature e tutti i materiali vengono fortemente danneggiati dalle radiazioni con la conseguenza che ci possono  essere fughe di materiale radioattivo.  Finché non si prova che i reattori di nuova generazione possono funzionare  bene e senza incidenti, si rischia che  il prototipo commerciale possa metterci una decina d&#8217;anni prima che si possa convintamente dire se le cose vanno bene o non vanno bene. Perciò i reattori di quarta generazione costituiscono un progetto per un futuro estremamente lontano.</span></p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>I mini reattori</b><b></b></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Viene avanzata anche la proposta dei mini reattori. Questi non sono particolarmente diversi dai reattori che ci sono adesso. L&#8217;unica cosa è che essendo dei reattori relativamente più piccoli, hanno un fattore di sicurezza più elevato, dunque è meno facile che possano avere incidenti. Ma i mini reattori non possono essere qualificati come di quarta generazione, fanno parte della vecchia generazione; solo che, si dice, potrebbero costare di meno perché questi reattori vengono costruiti in serie. Si farebbero degli impianti, non proprio con catena di montaggio, ma quasi, per costruire questi reattori. Quindi il progetto, la sua realizzazione e tutto quanto connesso dovrebbero essere estremamente più semplici. Ma anche in questo caso la diminuzione del costo dei mini reattori la si potrà verificare solo una volta che si incomincia ad effettuare la produzione. Persino negli Stati Uniti c&#8217;è una certa esitazione a investire nei mini reattori perché non è evidente che possa essere conveniente rispetto al solare.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Il nucleare che abbiamo adesso non è particolarmente nuovo rispetto a quello vecchio e quindi non siamo in una situazione grandemente diversa da quando vennero fatti e vinti i referendum nel 1987<a title="" href="file:///C:/Users/Maurizio/Downloads/La%20reintroduzione%20del%20nucleare%20non%20%C3%A8%20la%20soluzione.docx#_ftn2">[2]</a>. Quindi, riassumendo: i reattori di quarta generazione non ci sono; il primo tentativo di fare reattori di quarta generazione, essenzialmente il Superphénix, ha avuto un pessimo esito ed ha  fatto una brutta fine; i mini reattori dovrebbero essere un pochettino più sicuri e dovrebbero potere costare un po’ di meno, ma anche qui finché non si procede nella loro effettiva costruzione, finché non li si mette alla prova, è ben difficile considerarli un approdo sicuro.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Fatemi fare, per quanto riguarda il tema della sicurezza, una considerazione generale,  attraverso un paragone con gli aerei. I primi aerei che volavano, non solo precedentemente alla prima o alla seconda guerra mondiale, ma anche nel dopoguerra erano aerei che cascavano abbastanza frequentemente. Gli aerei di adesso hanno una sicurezza incredibilmente elevata rispetto a quella degli aerei di un tempo. Il motivo per cui gli aerei di adesso sono estremamente sicuri è che ogni volta che avviene un incidente, grazie alle scatole nere e allo studio delle situazioni in cui è accaduto il disastro, si può fornire una informazione precisa a tutte le compagnie che hanno costruito gli aerei per favorire la comprensione di quello che è andato male e la possibilità di prendere le necessarie contromisure. Quindi gli aerei sono diventati sicuri, non indipendentemente dagli incidenti, ma al contrario sono oggi tali solo perché c’è stata una rilevante quantità di incidenti aerei che hanno permesso di eliminare una buona parte delle cause che li avevano provocati. Molto spesso gli incidenti di adesso sono dovuti a modelli nuovi che sono ancora instabili. Quindi è chiaro che se immaginiamo per i reattori nucleari lo stesso percorso per raggiungere la  sicurezza che c&#8217;è per gli aerei, bisognerebbe passare tramite tutta una serie di incidenti che tendono a eliminare le varie possibili cause. Solo che nel caso degli incidenti nelle centrali e nei reattori nucleari le conseguenze sono assai più devastanti e protratte nel tempo.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>Il superabile problema dell’intermittenza della illuminazione solare</b></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Ritornando al confronto tra solare e nucleare, uno degli argomenti che viene  presentato a favore del nucleare – forse quello principale &#8211; è quello della intermittenza dell’illuminazione solare. Del resto è evidente che la luce solare c&#8217;è di giorno e non di notte. Quindi a mezzogiorno si realizza un picco della presenza di illuminazione solare che diminuisce lungo l’arco della giornata.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Possiamo guardare all’esperienza californiana. In California il picco solare è sempre a mezzogiorno e in quella situazione il prezzo dell&#8217;energia diventa negativo. Una cosa fondamentale da capire, quando si fanno tutti i calcoli economici, è che il prezzo dell&#8217;energia viene messo in rete, c&#8217;è una borsa energetica, l&#8217;energia viene comprata dai vari attori che sono interessati al suo utilizzo e il costo dell&#8217;energia dipende tantissimo dall’ora. Quindi si verifica un avanzo di energia durante le ore di giorno e i prezzi diventano addirittura negativi, dato che sarebbe davvero complicato bloccare il funzionamento  degli impianti che producono energia sfruttando l’illuminazione solare.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La prima domanda da porsi è dunque la seguente: il ricorso al nucleare può essere utile per controbilanciare il problema della intermittenza solare? Ripeto, quello della intermittenza del solare è un tema certamente serio, perché non c&#8217;è solo intermittenza tra giorno e notte, ma anche quella da un giorno a un altro, vi sono giornate con più sole ed altre con molto meno, poi naturalmente vi è l’intermittenza su un più lungo periodo cioè quella determinata dalle variazioni stagionali, tra inverno ed estate.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>Il ricorso al nucleare non risolve il problema</b></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Ma il ricorso al nucleare non è assolutamente capace di risolvere questi problemi dell&#8217;intermittenza. Torniamo alla situazione che abbiamo preso ad esempio, quella della California. Cosa servirebbe veramente in quel caso, se volessimo ricorrere a impianti nucleari per ovviare ai periodi di inesistente o scarsa illuminazione solare? Bisognerebbe disporre di impianti nucleari che si spengono quando c&#8217;è il picco dell’illuminazione solare e si riaccendono la notte. Fatemi fare una breve digressione: mentre gli impianti a gas sono praticamente un grande fornello &#8211; se mi passate la semplificazione -  dove possiamo tranquillamente aumentare l&#8217;intensità del gas, altre fonti energetiche, per esempio quella del carbone, non ci offrono simili possibilità di modulazione perché sotto una certa quantità di energia prodotta, la centrale non può funzionare e per fare ripartire una centrale a carbone spenta ci vogliono uno o due giorni. Il nucleare presenta un aspetto fondamentale per cui l’operazione accendi-spegni e viceversa non può essere fatta ed è un problema molto tecnico per quanto riguarda le centrali a nucleare standard,  che  non sono quelle di quarta generazione, ma i mini-reattori che sono l&#8217;unica cosa che è pensabile in un futuro non estremamente lontano e che però non sono facilmente bloccabili.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Il motivo è costituito da una ragione fisica molto semplice. Quando la reazione nucleare viene spenta, si formano, mediante tutta una serie di reazioni nucleari, dei prodotti che tendono in qualche modo ad avvelenare la reazione e bisogna aspettare che questi prodotti decadano prima di potere fare ripartire di nuovo la reazione. Quindi un impianto nucleare spento è un po&#8217; come quello a carbone, ha bisogno di due o tre giorni di tempo per potere ripartire.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">In una situazione come quella della California, il nucleare rimarrebbe attivo tutto il giorno e quindi a questo punto contribuirebbe anche lui a un eccesso di produzione durante la presenza di illuminazione solare.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La situazione europea e italiana ancora lontana da quella della California ma ci stiamo evolvendo in questa direzione.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Anche nel nostro continente il picco di richiesta dell&#8217;energia elettrica è di giorno: il consumo dell&#8217;energia è molto più alto di giorno, che durante la notte. Nel passato, fino a qualche anno fa, prima dell’introduzione massiccia del solare, i prezzi erano molto più alti di giorno e avevano un picco a mezzogiorno.  L&#8217;Italia per molti anni, ma ora non più, acquistava energia dalla Francia di notte, l&#8217;accumulava – poi vediamo come avveniva l’accumulo &#8211; e gliela rivendeva di giorno. Quindi la produzione nucleare francese di energia che non poteva essere interrotta di notte, e che costituiva un enorme avanzo di energia prodotta, veniva acquistata da chi poteva immagazzinarla per poi rivenderla di giorno. E su questo acquisto dell&#8217;energia nucleare di notte per poi rivenderla alla Francia di giorno, l’Italia ha realizzato una quantità enorme di guadagni. In sintesi, l’eccesso di produzione di energia da parte della Francia poteva essere utilizzato grazie all’acquisto da parte di chi poteva immagazzinarlo.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Questo avveniva una volta, ma adesso è diverso.  Grazie al grande aumento della produzione dalle rinnovabili, non solo in Italia, ma in tutta Europa, il quadro sta cambiando rapidamente e si sta passando ad una situazione in cui l&#8217;eccesso energetico è verso il mezzogiorno solare e non di notte, come era una volta a causa della produzione di energia da parte delle centrali nucleari francesi.  Ci vorrà molto tempo prima che si arrivi in Italia ad avere sempre una situazione di eccesso di produzione di giorno, tuttavia è già avvenuto una volta: il primo maggio del 2025, giorno festivo con fabbriche chiuse, quando il prezzo di vendita dell&#8217;energia elettrica è andato quasi a zero per qualche ora.  Ci stiamo avvicinando ad una situazione californiana ed episodi di questo tipo diventeranno sempre più frequenti (come già incominciano ad esserlo in Germania e nei paesi scandinavi).</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Ma in ogni caso il nucleare, essendo rigido, come una volta aveva problemi di notte quando c&#8217;era una sovra-produzione e non poteva essere spento, avrà molto probabilmente lo stesso problema di giorno quando dovrà comunque restare attivo. Non si può quindi immaginare di compensare l&#8217;intermittenza del solare con il ricorso al nucleare. Quindi il nucleare non ha nessuna necessità di essere rimesso in Italia.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>Come risolvere il problema dell’intermittenza</b></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">I progetti nucleari non sono particolarmente nuovi rispetto a quelli che già esistono. La quarta generazione potrebbe essere qualcosa di interessante, ma dalla realizzazione effettiva della quarta generazione per il momento siamo assolutamente lontani e il problema invece dell&#8217;intermittenza del solare, che è un problema vero, specialmente una volta che si passa a una quantità di produzione molto più alta di energia elettrica tramite il solare. Il problema quindi non può essere ignorato, ma  va  però affrontato non certo con il ricorso al nucleare ma in maniera completamente diversa.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Ci possono essere varie cose che possono essere fatte. Ci sono due sistemi fondamentali per cui possiamo accumulare l&#8217;energia. Possiamo accumulare l&#8217;energia in batterie a litio. Il costo delle batterie di questo tipo sta diventando sempre più basso. Il litio non è particolarmente caro e quindi le tecniche di costruzione non presentano costi proibitivi.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Vi è poi l&#8217;altra tecnica, che è quella che veniva utilizzata nel passato e che può essere usata anche nel futuro: si tratta del cosiddetto idroelettrico pompato. Che cosa è e come funziona?  Volendo esemplificare in modo semplice potremmo dire che può essere paragonato alla famosa tela di Penelope o all’inverso di questa. Partiamo dal funzionamento degli impianti idroelettrici: immaginiamo che piova, l’acqua nel bacino aumenta, arriva alla diga, quindi scende giù e questo movimento viene trasformato in energia elettrica.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Ma, trattandosi di motori elettrici, l’impianto può funzionare in modo esattamente opposto, ovvero si prende l&#8217;acqua in basso e la si porta sopra. Poi, quando c’è bisogno, la si fa di nuovo scendere. Per questo ho fatto l’esempio di Penelope che tesseva e poi disfaceva la tela. Nel nostro caso qual’è il vantaggio? Il vantaggio è che l&#8217;acqua può essere portata in alto in un momento in cui il costo dell&#8217;energia elettrica è minore e può essere portata in basso, producendo quindi energia elettrica, al momento in cui questa serve.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Quindi, ed è esattamente quello che succede, l&#8217;idroelettrico può funzionare come un enorme accumulatore di energia elettrica, non sufficiente probabilmente per l&#8217;intera estate o per l&#8217;inverno, ma certamente per potere controbilanciare la differenza dell’illuminazione solare tra la mattina e la sera. Bisogna, ovviamente, a questo punto, costruire  delle installazioni capaci di compiere questa operazione. Ci sono già tutta una serie di impianti installati che con il Pnrr potrebbero e dovrebbero aumentare.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b> </b></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>L’importanza dell’accumulazione</b><b></b></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Quindi c&#8217;è un cospicuo e mirato investimento da fare in questa direzione, in modo di aumentare la possibilità di avere accumuli a basso costo e questo dovrebbe, in qualche modo, bilanciare nel futuro una situazione in cui ci fosse un&#8217;eccessiva produzione di energia elettrica solare di giorno. A questo punto si può certamente immaginare di aumentare notevolmente la capacità dell&#8217;idroelettrico, tanto più che poi si possono  anche utilizzare soluzioni completamente nuove dove potere immagazzinare l&#8217;acqua, come, per esempio, nelle  miniere del tutto esaurite. Insomma ci sono diverse possibilità per incrementare la potenzialità di accumulo di energia elettrica.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Gli accumuli possono essere fatti anche in ambienti domestici. Anzi si può dire che un accumulo domestico è fondamentale perché se fatto in una situazione in cui c&#8217;è la produzione domestica di energia elettrica, permette di accumularla  senza dovere passare per la rete. Quindi a questo punto il singolo produttore domestico di energia elettrica la accumula e poi la riutilizza la sera.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Inoltre dobbiamo ricordare  che la produzione domestica di energia elettrica  può essere combinata moltissimo con degli impianti di pompe di calore. D&#8217;inverno, ad esempio, si può mettere delle pompe di calore che riescono ad assorbire l&#8217;energia elettrica prodotta. Non a caso, ci sono tutta una serie di sistemi di questo tipo che possono permettere di  assorbire e poi utilizzare il picco di mezzogiorno di produzione energetica solare.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b> </b></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>I carburanti sintetici</b></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Un’altra soluzione che si sta profilando  per il futuro è quella fornita dal carburante sintetico. I carburanti sintetici sono estremamente importanti perché mentre possiamo pensare di passare in un futuro più o meno lontano a una completa elettrificazione delle autovetture, diventa difficile pensare di avere un&#8217;elettrificazione dei Tir perché la quantità di batterie necessaria per ciascun Tir sarebbe estremamente elevata. E così si può dire anche per quanto riguarda una elettrificazione completa delle navi. Per non parlare  degli aerei.  Quindi le navi, gli aerei, i Tir dovranno continuare ad utilizzare del carburante. L&#8217;opportunità che si apre per il fotovoltaico è che si può immaginare di realizzare  dei processi chimici che convertono l&#8217;energia elettrica in carburante in modo da renderlo effettivamente utilizzabile..</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Ma questi carburanti prodotti dall&#8217;elettrico ora sono relativamente costosi. Il costo attuale, per esempio, di un prodotto da un impianto medio cileno, si aggira attorno ai 5 euro al litro. È possibile che questi prezzi vengano ridotti a 2 euro al litro e in ogni caso abbiamo visto che tutte queste cose vanno nella direzione di avere dei costi sempre più bassi. Per esempio, anche all’Enel di Roma vi è un progetto il produrre cherosene dall’energia solare raccolta nel Lazio.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">In sostanza siamo in una situazione in cui si tende sempre di più a trovare strade alternative per la produzione  dell&#8217;energia elettrica che può essere accumulata o nelle batterie di litio, in cui i prezzi stanno crollando, o in un sistema di idroelettrico pompato. L&#8217;Italia è un posto magnifico in Europa per l&#8217;idroelettrico pompato, perché ha non solo le Alpi ma anche gli Appennini e quindi è in una situazione infinitamente migliore di quella del nord Europa in cui non ci sono montagne così elevate.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>Il problema dei picchi di produzione non è affatto drammatico</b></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Possiamo avere piccole batterie per conservare il surplus generato; possiamo produrre sia idrogeno che carburanti sintetici mediante il fotovoltaico e poi possiamo utilizzare tutto l&#8217;idroelettrico pompato per andare in reazione apposta. Quindi non dobbiamo considerare come drammatico il problema, che è ancora molto lontano, di avere un eccesso di produzione elettrica di giorno. Questo non ci deve preoccupare subito, casomai è un problema del futuro.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Ovviamente ci sono tutte una serie di investimenti che dobbiamo fare per quanto riguarda la produzione di energia  elettrica. Le reti esistenti sono obsolete: la rete italiana dovrebbe essere digitalizzata in maniera tale da potere utilizzare una serie di piccoli impianti che vengono fatti. Abbiamo necessità di collegare bene tutto il sistema, per evitare i problemi di congestionamento che abbiamo visto. Se tutto questo si fa, non è impossibile immaginare che l&#8217;Italia possa diventare in futuro anche un esportatore di energia elettrica nelle ore di punta verso il nord d&#8217;Europa. Per queste ragioni non vedo queste eccessive  preoccupazioni che possono derivare dall’intermittenza della luce solare, a condizione però che si capisca che bisogna  fare gli investimenti necessari. Ma è chiaro che se uno fa investimenti sul nucleare non riesce ad investire nella quantità dovuta in altri settori a questo alternativi e per giunta strategici.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>La soluzione della  geotermia</b></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Una ultima considerazione riguarda la situazione della geotermia, che costituisce una ricchezza enorme dell&#8217;Italia rispetto ad altri paesi. C&#8217;è già un impianto geotermico che funziona molto bene a Larderello e ci sono tutta una serie di possibilità di fare impianti di geotermia in tanti altri posti.  Questi impianti sono di due tipi diversi. Uno è costituito da impianti di geotermia che producono l&#8217;energia elettrica direttamente, tipo quelle di Larderello, che si possono ampliare molto probabilmente di un fattore tre o quattro. L’altro consiste in  impianti geotermici che vanno a profondità minore e che non vengono utilizzati per produrre l&#8217;energia elettrica, ma semplicemente per scaldare l&#8217;acqua, finalizzandola al riscaldamento delle case.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Quindi si può utilizzare la geotermia proprio per diminuire la quantità di combustibile che adesso è indispensabile per il riscaldamento domestico. Il grande vantaggio per cui la  geotermia è estremamente importante, è che questa è l&#8217;unica risorsa rinnovabile esistente che è programmabile e non è intermittente.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Mentre, come abbiamo già visto, il solare è intermittente, quindi non potete programmarlo in anticipo come non è possibile fare neppure con l&#8217;eolico,  la geotermia è programmabile, quindi si possono fare impianti geotermici che  lavorino esattamente e solo nei momenti in cui serve l&#8217;energia elettrica. Perciò la geotermia   è assolutamente complementare al solare. Il risultato finale è che non si vede nessun motivo per cui si debba ritenere che il nucleare possa essere utile.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Il solare è certamente a costi minori, il problema di intermittenza si può risolvere mediante l&#8217;idroelettico pompato, mediante tutta una serie di batterie, mediante la produzione di carburanti sintetici da elettrico &#8211; produzione che adesso è molto costosa ma pian piano lo diventerà sempre meno &#8211; e anche con il geotermico come alternativa per potere avere una produzione di energia elettrica in una situazione in cui non c&#8217;è presenza di illuminazione solare.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>La necessità di una politica energetica per la transizione</b></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Però tutto questo richiede una grande quantità di interventi, ovviamente una sperimentazione per quanto riguarda la produzione di carburanti dall&#8217;energia elettrica e un forte investimento per quanto riguarda la rete, perché tutte queste cose non erano state neppure immaginate al momento in cui veniva fatta la rete e quindi questa deve essere completamente rimodernata e bisogna investire nella produzione di tutto questo cercando poi di avere dei prodotti e dei risultati che siano sostenibili.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Ritornando un attimo alle considerazioni precedenti, non si capisce perché debba essere una società privata a mettere i pannelli solari sugli edifici pubblici.  Bisogna invece costruire le condizioni per disporre di una struttura pubblica che sia in grado di fare questi interventi e che poi si possa gestire tutto questo senza  causare tutte quelle oscillazioni di mercato che non fanno bene né ai produttori, né a coloro che svolgono i lavori di posizionamento dei pannelli o di funzionamento degli impianti, né ai  consumatori di energia.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">In conclusione direi che tutti gli argomenti che vengono o possono essere portati a favore della reintroduzione del nucleare non hanno senso. Bisogna invece puntare sul solare e, seppure in misura minore, sull&#8217;eolico e certamente sul geotermico.  Ci vuole una politica economica che punti a investimenti pubblici in questi settori perché se questi non si fanno ci troveremmo di nuovo al punto di partenza.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">
<div style="text-align: justify;"><br clear="all" /></p>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div>
<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="file:///C:/Users/Maurizio/Downloads/La%20reintroduzione%20del%20nucleare%20non%20%C3%A8%20la%20soluzione.docx#_ftnref1">[1]</a> Il presente testo è la trascrizione, rivista dall’Autore, della introduzione del Professor Giorgio Parisi (Premio Nobel per la Fisica 2021) al webinar “Energie rinnovabili per l’autonomia energetica, il nucleare che c’entra?” organizzato dal <i>Comitato SI’ alle rinnovabili NO al nucleare </i>il 14 aprile 2025<i></i></span></p>
</div>
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<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="file:///C:/Users/Maurizio/Downloads/La%20reintroduzione%20del%20nucleare%20non%20%C3%A8%20la%20soluzione.docx#_ftnref2">[2]</a> I tre referendum del novembre 1987, i quali hanno sancito l’abrogazione della norma che consentiva ad Enel di partecipare ad accordi internazionali per la costruzione e la gestione di centrali nucleari all’estero; della norma che prevedeva misure compensative in favore dei comuni che ospitavano centrali a carbone e nucleari; nonché della norma che prescriveva la competenza del Cipe a disciplinare la localizzazione degli impianti in caso di inerzia degli enti locali competenti (leggi 1983 n.8 e 856 del 1973), hanno di fatto comportato la cessazione delle attività e degli investimenti nel settore nucleare nel nostro paese. Parteciparono al voto oltre il 65% degli aventi diritto e la percentuale dei Sì all’abrogazione delle norme di legge sopra richiamate segnò una netta maggioranza (dal 71% all’85% a seconda dei vari quesiti)</span></p>
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</div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><em> </em></span></p>
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		<title>ILVA. L’unica strada è una vera riconversione. Intervista a Massimo Ruggieri, Presidente di Giustizia per Taranto.</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jul 2025 17:37:09 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; di Laura Tussi* Il Governo Meloni procede senza parere favorevole degli enti locali per non fermare i forni, continuando una produzione che uccide. Mentre l’unica strada è una vera riconversione. Intervista a Massimo Ruggieri, leader di Giustizia per Taranto Sorge una città nel sud dell’Italia che è stata la culla della Magna Grecia abbracciata [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>di <strong>Laura Tussi*</strong></p>
<p>Il Governo Meloni procede senza parere favorevole degli enti locali per non fermare i forni, continuando una produzione che uccide. Mentre l’unica strada è una vera riconversione. Intervista a Massimo Ruggieri, leader di Giustizia per Taranto</p>
<p>Sorge una città nel sud dell’Italia che è stata la culla della Magna Grecia abbracciata da due mari: chi la visita ne rimane folgorato per la bellezza e la storia millenaria, visto che è stata fondata nel 706 avanti Cristo. Eppure…<br />
Eppure da due decenni è banalmente la città dell’Ilva!</p>
<p>È solo una delle offese che vengono inopinatamente fatte a Taranto: non è più la sede di uno dei musei archeologici più importanti d’Italia e d’Europa (sono decine di migliaia i visitatori del MArTa, ogni anno), non quella del Castello aragonese (fortezza medievale tra le più ammirate), ma il territorio che ospita il siderurgico più grande e più inquinante d’Europa.</p>
<p>Quella fabbrica, sebbene stia lentamente collassando per conto suo, è ancora in grado di distribuire diossine e morti, benzene e malattie, polveri sottili e dolore.<br />
Una città stremata ha raccolto tutte le sue energie residue per gridare a chi doveva apporre una firma alla continuazione della produzione con modalità obsolete e altamente insalubri, ‘Chiudete quel mostro!’, ‘Bloccate il catorcio!’</p>
<p>In piazza erano davvero in tantissimi a portare la propria indignazione e la voglia di un futuro fatto di aria pulita e mare incontaminato: l’iniziativa è stata organizzata da Giustizia per Taranto, forse l’associazione ambientalista con più soci (in tutt’Italia!) dell’intera provincia.<br />
Abbiamo raggiunto telefonicamente Massimo Ruggieri che di Giustizia per Taranto è il presidente.<br />
1) <strong>Presidente Ruggieri, a Taranto state vivendo giorni particolarmente delicati per la questione legata all’ex-Ilva. Ne vuole parlare?</strong></p>
<p>Sì, è in dirittura di arrivo il procedimento per autorizzare l’ex-Ilva per dodici anni con il ripristino di tre altiforni a carbone. Sostanzialmente si sta riportando la fabbrica al periodo dei Riva con tutte le conseguenze che quella nefasta gestione comportò. Un’evidente forzatura del Governo per favorire la produzione ad ogni costo. Si intende, poi, edulcorare questa nuova Autorizzazione Integrata Ambientale con un accordo di programma interistituzionale che prevede un percorso di ‘decarbonizzazione’ estremamente vago, la cui valenza sarebbe tutta da verificare e i cui costi (non meno di due miliardi di euro) sono scaricati su chi acquisirà la fabbrica. A tale proposito vale la pena ricordare che la gara pubblica aperta dal Mimit solo qualche mese fa, non ha trovato alcun compratore disponibile a investire più di 500 milioni di euro su una fabbrica che è ormai ridotta ai minimi termini.</p>
<p>2) <strong>Fuori dalla Puglia, passa il messaggio che volete chiudere la fabbrica sebbene siano stati fatti degli interventi per ammodernarla. Come considera questa narrazione?</strong></p>
<p>È una narrazione figlia della propaganda del Governo. Si vuol far credere che i problemi di Taranto siano stati superati mentre drammi, sperperi e contraddizioni sono ancora sul tavolo. La cosa è certificata a partire dalla sentenza della Corte di Giustizia Europea che presto stabilirà sanzioni per l’Italia, rea di non tutelare i cittadini di Taranto dall’inquinamento. Inoltre a ottobre si aprirà un nuovo processo ai danni di Acciaierie d’Italia (attuale gestore della fabbrica) in quanto continua a inquinare. Tuttavia, occorre sgomberare il campo dall’assunto nel quale si racchiude spesso la narrazione sull’ex-Ilva e cioè che si è vittime del dualismo fra salute e lavoro. Non è così ormai da anni, poiché alla mancata tutela della salute e dell’ambiente nel territorio, si affianca anche una gravissima crisi economica e occupazionale. L’Italia spende centinaia di milioni di euro all’anno per la cassa integrazione di migliaia di lavoratori di Acciaierie d’Italia e a questo si aggiungono le enormi perdite economiche che quella fabbrica comporta ogni giorno, dal momento che produce sotto i livelli che le procurerebbero profitti. Motivo per il quale si ha urgente bisogno di spingere la produzione a livelli insostenibili per la nostra comunità, ma in grado di tornare a generare profitto (sempre ammettendo che ci siano spazi nell’attuale mercato dell’acciaio, cosa mai considerata dalla politica). In più è noto da tempo che, qualunque gestore acquisirà gli impianti, dovrà dar luogo a importanti esuberi e, se davvero si intenderà sostituire gli attuali altiforni con forni elettrici, si arriverà a quasi due terzi di possibili licenziamenti.</p>
<p>3) <strong>Vuole parlare dei sindacati che a Genova hanno avuto un ruolo decisivo nella chiusura della pericolosa ‘area a caldo&#8217; del capoluogo ligure?</strong></p>
<p>Purtroppo, il ruolo dei sindacati in questa vicenda è di assoluta retroguardia. La violenza con cui il Governo ricatta i tarantini agitando lo spettro dei licenziamenti in caso di chiusura, anche solo parziale, della fabbrica, funziona per prima proprio su di loro. Ciò li porta da anni a salvaguardare la produzione e quasi a temere prospettive di riduzione o di decarbonizzazione della fabbrica, in considerazione dei posti di lavoro in meno che comporterebbero. Oltre a qualche sporadico appello alla sicurezza sul lavoro e all’ambiente, a volte pare di poter sovrapporre le loro posizioni a quelle di Confindustria. D’altra parte, a Taranto non dimentichiamo che, per qualche anno fecero scendere in strada i lavoratori della fabbrica accanto all’azienda per protestare contro la magistratura che aveva appena fermato gli impianti dell’area a caldo poiché insicuri per i lavoratori e inquinanti. A Genova una ventina di anni fa le lotte si fecero, al contrario, per pretendere la chiusura degli impianti più inquinanti e si fu capaci di ottenere questo successo con la forza rivendicativa di un’unione di intenti con il quartiere e la città. Quegli impianti furono trasferiti a Taranto raddoppiando la capacità inquinante dell’Ilva nella nostra città, ma qui, evidentemente, i loro effetti non sono stati giudicati dai sindacati ugualmente dannosi.</p>
<p>4) <strong>E che ruolo ha avuto la politica nazionale rispetto alla tutela della salute e della vita dei tarantini?</strong></p>
<p>Nessuno, poiché non ha affatto tutelato i tarantini. La politica nazionale si è sempre apertamente e poderosamente schierata dalla parte della produzione e della finanza che ne ha garantito la prosecuzione. La prova più evidente è l’iper legiferazione che ha riguardato l’ex-Ilva, per la quale siamo arrivati a contare oltre venti provvedimenti ad hoc per innalzare limiti agli inquinanti, assicurare fondi, aggirare i provvedimenti della magistratura e rendere legali le straordinarie ingiustizie generate dalla fabbrica.</p>
<p>5) <strong>Da milanesi sappiamo bene che l’attenzione dei tarantini è rivolta al tribunale della nostra città che potrebbe mettere la parola ‘fine’ ai tormenti e al dolore di un’intera comunità. Può spiegare bene su cosa deve decidere?</strong></p>
<p>Il Tribunale di Milano è stato interpellato attraverso un’inibitoria rivolta contro Acciaierie d’Italia da un’associazione chiamata Genitori Tarantini ed altri cittadini che, difesi dagli avvocati Rizzo Striano e Amenduini, hanno chiesto se fosse normale che la fabbrica produca in assenza autorizzativa e procurando danni sanitari ai tarantini. La richiesta esplicita è stata di sospendere gli impianti dell’area a caldo, ovvero quella più inquinante. Questo è il motivo per cui il Ministro Urso ha avuto particolare fretta per far approvare la nuova Autorizzazione Integrata Ambientale per l’ex-Ilva. Tuttavia, resta ancora da verificare se la fabbrica non produca danni a salute e ambiente. In caso di pericoli gravi e rilevanti per l’integrità dell’ambiente e della salute umana &#8211; hanno puntualizzato i giudici della Corte di Giustizia Europea che hanno fornito parere al Tribunale di Milano -, l’esercizio dell’installazione deve essere sospeso.</p>
<p>6) <strong>Lottate da anni contro poteri fortissimi ché demoliscono tutte le conquiste fatte per le strade e nelle aule di giustizia (anche europee).</strong></p>
<p>Se le cose andassero per il verso della giustizia sociale e ambientale, Taranto diventerebbe un esempio virtuoso a cui guardare da ogni parte d’Italia e non solo!</p>
<p>E’ esattamente così e ne siamo convinti e consapevoli. L’esempio a cui spesso guardiamo per ragioni di sovrapponibilità, è quello della Ruhr, in Germania. Lì, a fronte di una crisi economica, ambientale e sanitaria, si dette luogo negli anni ’90 al più straordinario esempio di riqualificazione di un territorio, avendo il coraggio e la lungimiranza di chiudere con l’era dell’acciaio e superandola con un programma partecipativo che, in soli dieci anni, ne ha cambiato e migliorato le prospettive economiche e occupazionali coniugandole con ambiente e salute. Oggi il suo bacino minerario è patrimonio Unesco, ci sono tre volte più occupati rispetto a quando c’era la fabbrica e i suoi luoghi hanno lasciato spazio a musei di archeologia industriale, attività ricreative e culturali di ogni tipo, attirando milioni di visitatori l’anno. La cosa più incredibile è che, per decisione di quanti parteciparono al percorso di riconversione, lì si intese puntare sul paesaggio. Un paesaggio che, tuttavia, andava creato artificialmente, mentre Taranto ha dalla sua una ricchezza naturale che necessiterebbe di molto meno.</p>
<p>7) <strong>Giovedì 17 luglio il governo si è approvato da solo l’Aia senza parere favorevole degli enti locali.</strong><br />
<strong> Si sono accollati una responsabilità enorme viste le condizioni cadenti in cui versa il siderurgico tarantino.</strong></p>
<p>Il Governo Meloni, come anche i suoi predecessori, ha mostrato molta poca responsabilità. Non tanto e non solo perché ha deciso scavalcando il territorio e i suoi rappresentanti, ma perché usa tale prepotenza per continuare a vessare la nostra popolazione. Ovunque nel mondo si sta abbandonando il carbone come fonte energetica, qui siamo in grado di rilanciarlo! Per di più continuando a derogare a prescrizioni mai rispettate che la fabbrica si porta dietro da anni. Non solo mantenendo i lavoratori in condizioni di precarietà economica, ma anche di incolumità fisica. Oltre, naturalmente, a eludere gli interventi delle magistrature europee e nazionali.</p>
<p>8) <strong>Come associazione ambientalista, cosa pensa di fare ora Giustizia per Taranto alla luce della totale chiusura?</strong></p>
<p>Riteniamo che quest’AIA vada smontata in tutto il suo assetto, evidenziandone lacune e superficialità, fino ad impugnarla davanti al Tribunale Amministrativo. Sperando che al fianco della città, che anche in queste ore sta manifestando in piazza tutto il suo disappunto per gli ultimi provvedimenti, possano esserci gli stessi enti locali che hanno opposto il loro diniego motivato a quest’AIA irresponsabile. Insomma, continueremo in ogni sede, istituzionale, strade e tribunali, a cercare di far valere dignità e giustizia per la nostra città.</p>
<p>*da &#8220;Il Faro di Roma&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>DICHIARAZIONE DELLA VIII ASSEMBLEA DEL FORUM EUROPEO DELLE FORZE DI SINISTRA.</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Nov 2024 21:42:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[1. Al fine di costruire un&#8217;Europa progressista e socialmente avanzata, noi siamo per una distribuzione equa della ricchezza, servizi pubblici universali e di qualità, e la proprietà pubblica dei beni comuni, al fine di realizzare una società più giusta, partecipativa e democraticamente pianificata. L&#8217;accesso a un alloggio dignitoso, accessibile e adeguato al clima deve essere [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;"><b>1. Al fine di costruire un&#8217;Europa progressista e socialmente avanzata, noi</b> <b>siamo per una distribuzione equa della ricchezza,</b> <b>servizi pubblici universali e di qualità, e la proprietà pubblica dei beni comuni, al fine di realizzare una società più giusta, partecipativa e democraticamente pianificata.</b> <b>L&#8217;accesso</b> <b>a un alloggio dignitoso, accessibile e adeguato al clima deve essere un diritto, non un lusso, la copertura della sicurezza sociale in termini di salute, pensioni e disoccupazione deve essere universale, cioè un diritto per tutti in Europa. Questo implica un diverso uso del denaro da parte delle imprese, delle banche e della BCE.</b></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il diritto a condizioni di lavoro dignitose, a un impiego sicuro e a una formazione permanente ben retribuita sono fondamentali, il rafforzamento dei diritti sindacali, le clausole sociali nei contratti pubblici, l&#8217;aumento dei salari e dei diritti sociali, colmare il divario occupazionale e migliorare l&#8217;ambiente e le condizioni di lavoro. Vogliamo</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">posti di lavoro di qualità e il diritto a una pensione dignitosa a partire dai 60 anni, erogata da enti pubblici efficienti.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Difendiamo l&#8217;accesso libero e universale all&#8217;assistenza sanitaria e il rafforzamento dei sistemi sanitari pubblici, al fine di ridurre le disuguaglianze sociali.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Vogliamo servizi pubblici moderni con personale sufficiente, senza burocrazia, con una gestione partecipata e che rispondano alle esigenze delle persone che ne usufruiscono.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Una delle questioni fondamentali della nostra società è garantire a tutta la popolazione un&#8217;istruzione di alto livello, libera, gratuita, egualitaria, liberatoria ed emancipatrice, libera da pressioni religiose, oscurantiste o del mercato economico.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La carenza di alloggi sociali di qualità ed economicamente accessibili rappresenta una crisi urgente in tutta Europa che richiede un&#8217;azione immediata e decisiva. È necessario adottare misure e iniziative a livello europeo, per utilizzare le risorse finanziarie in base alle esigenze di ogni singolo individuo piuttosto che agli interessi finanziari.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Chiediamo l&#8217;istituzione di un programma europeo per l&#8217;edilizia sociale, sostenuto da politiche economiche e sociali che rafforzino gli investimenti pubblici nell&#8217;edilizia senza scopo di lucro. Chiediamo una regolamentazione transnazionale della speculazione.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Affrontare la crisi sociale deve essere una priorità assoluta.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Per questo motivo ci opponiamo a un ritorno alla politica di austerità liberale, così come pretesa dalla Commissione europea, che si concretizza da un lato in misure liberali che favoriscono le classi dirigenti e tagliano i diritti umani e di cittadinanza, economici e sociali dei popoli europei mentre dall&#8217;altro aumentano le spese militari a scapito dei fondi che dovrebbero essere spesi per la spesa sociale, l&#8217;uguaglianza e creazione di lavoro.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Vogliamo acquisire potere sul denaro, sviluppare servizi pubblici, cooperazione, servizi efficienti, occupazione efficiente e di qualitá nelle aziende, e rifiutare il libero e rifiutare la concorrenza libera e non distorta.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Questo vale sia all&#8217;interno dell&#8217;UE che con il resto del mondo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Vogliamo la sovranità popolare sul denaro per altri obiettivi sociali, a differenza dell&#8217;attuale UE, che risponde alle esigenze del capitale. Un modo per farlo sarebbe quello di creare un Fondo europeo per finanziare i servizi pubblici attraverso prestiti ai governi a tasso zero, finanziati dalla BCE.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><strong>2. Consideriamo la crisi climatica come un&#8217;emergenza che richiede una risposta globale basata su una trasformazione ecologica, energetica e industriale. L&#8217;Unione europea deve agire senza indugio di fronte all&#8217;emergenza climatica e sociale.</strong> È essenziale abbandonare il modello che fondato sull’energia basata sul carbonio, garantendo al contempo la creazione di posti di lavoro. Questo implica una trasformazione sociale dei modelli di produzione e di consumo per raggiungere la neutralità climatica entro il 2040, e soddisfare gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Abbiamo bisogno di obiettivi ambientali più ambiziosi e una pianificazione verde per garantire una giusta transizione.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> 3. <strong>Ci battiamo per un&#8217;Europa di pace e solidarietà, con una prospettiva pacifista che affronta i conflitti attraverso il dialogo e le soluzioni diplomatiche.</strong> Un&#8217;Europa che propone un approccio alternativo al modello di sicurezza a partire da una nuova visione basata sul riconoscimento che nessuno Stato può essere veramente sicuro se gli altri non condividono lo stesso livello di sicurezza.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Condanniamo fermamente le politiche europee contro migranti, i rifugiati e i richiedenti asilo: il diritto di asilo e la libertà di movimento devono diventare il fondamento dell&#8217;Europa che vogliamo, e ci batteremo contro le politiche proposte dal Patto sull&#8217;Immigrazione e l&#8217;Asilo di Ursula von der Leyen che mirano a vietarli. Questo significa affrontare le cause alla radice della migrazione e sviluppare una nuova politica di co-sviluppo con i Paesi interessati.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Non vogliamo che l&#8217;Europa faccia parte della nuova guerra fredda, né che diventi un campo di battaglia su cui questa infuria.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ci opponiamo alla dominazione militarista della NATO sull&#8217;UE e sui suoi Stati membri,  all&#8217;aumento dei bilanci militari e di guerra a scapito della spesa sociale, alla rapida militarizzazione della politica, dell&#8217;economia e delle menti, invece vogliamo vedere l&#8217;Europa emancipata dai mandati degli USA e della NATO, libera dai mandati di potenze esterne.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Guerre e conflitti servono gli interessi del capitale finanziario che ne trae profitto. Finché queste guerre dureranno, sempre più civili innocenti moriranno ogni giorno. Per questo chiediamo che si ponga fine alla violenza attraverso negoziati per portare una pace duratura in Ucraina, nel quadro delle Nazioni Unite.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Allo stesso modo, chiediamo soluzioni eque e negoziate ai conflitti armati che si stanno diffondendo in varie parti del mondo, Somalia, Yemen, Siria, Sahara occidentale, ecc.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">L&#8217;ulteriore sviluppo delle armi nucleari e il fatto che il loro utilizzo è apertamente considerato dalle potenze nucleari, rende il disarmo una necessità di prim&#8217;ordine per la sopravvivenza dell&#8217;umanità.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">L&#8217;attacco di Hamas del 7 ottobre, che condanniamo fermamente, non giustifica la guerra condotta da Israele. Chiediamo un immediato cessate il fuoco in Medio Oriente e la fine dell&#8217;aggressione israeliana in Palestina. Chiediamo il rilascio di tutti gli ostaggi israeliani e i prigionieri politici palestinesi, nonché la consegna di aiuti umanitari alla popolazione di Gaza, la ricostruzione di tutto ciò che è stato distrutto dall&#8217;esercito israeliano e il ritorno di tutti i palestinesi sfollati. Riaffermiamo che l&#8217;instaurazione di una pace duratura nella regione richiede la fine dell&#8217;occupazione, della colonizzazione e del regime di apartheid di cui soffre il popolo palestinese insieme al riconoscimento di uno Stato palestinese vitale e pienamente sovrano alle condizioni definite dalle risoluzioni delle Nazioni Unite sul riconoscimento di due Stati.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Esprimiamo la nostra solidarietà al popolo Saharawi, privato da decenni del diritto di vivere nel proprio territorio, subendo la repressione delle forze di occupazione, e chiediamo il rispetto delle risoluzioni delle Nazioni Unite a favore dell&#8217;autodeterminazione  e l&#8217;indizione di un referendum nel Sahara Occidentale.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Chiediamo la fine dell&#8217;occupazione di Cipro e la riunificazione del Paese in conformità con le risoluzioni delle Nazioni Unite.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Chiediamo la fine degli interventi militari turchi nella Siria nord-orientale, nell&#8217;Iraq settentrionale e nel Sinjar, e la fine dell&#8217;oppressione dei curdi e del popolo turco in Turchia. Chiediamo alla Turchia</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">il rilascio di tutti i prigionieri politici e l&#8217;attuazione delle decisioni del Consiglio d&#8217;Europa e della Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La repressione della politica democratica e contro i rappresentanti eletti deve essere fermata. Una soluzione giusta e democratica alla questione curda, che dura da decadi, richiede dialogo e  negoziazione, non isolamento, imprigionamento e violenza.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Questo ottavo Forum si unisce alla mozione approvata alle Nazioni Unite che chiede la fine del blocco ingiusto e illegale cui gli Stati Uniti sottopongono Cuba da decine di anni e, allo stesso tempo, chiede la rimozione di Cuba dalla lista degli Stati patrocinatori del terrorismo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Sosteniamo la ricerca della pace e dell&#8217;autonomia in Africa. È tempo di ricostruire le relazioni afro-europee sulla base dell&#8217;uguaglianza e della uguaglianza e solidarietà, per costruire un futuro in cui pace e dignità prevalgano sulla violenza e sul dominio.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Aspiriamo a un nuovo ordine economico internazionale basato sui diritti dei popoli e rifiutiamo qualsiasi egemonia monetaria globale.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Chiediamo soluzioni cooperative, democratiche e non egemoniche per il finanziamento comune della transizione ecologica e dei servizi pubblici in tutto il mondo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">4.<strong> Il femminismo di classe contesta il sistema capitalista e patriarcale e mette in evidenza la contraddizione tra capitale e vita.</strong>Si pone come un&#8217;alternativa a un&#8217;economia basata sullo sfruttamento degli esseri umani e propone una società libera dalla violenza maschilista, che permetta uno sviluppo umano emancipatorio per tutte le persone in uguaglianza e armonia con la natura: è l&#8217;economia basata sulla cura della vita.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">I movimenti femministi lottano contro la violenza maschile e la disuguaglianza che le donne e i loro figli e figlie subiscono nel corso della loro vita e chiedono una legislazione  completa e un quadro politico per affrontare tutte le forme di violenza di genere.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il movimento femminista, insieme al movimento ambientalista,</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">sono motori del cambiamento politico per la trasformazione sociale in Europa ed è per questo che la destra e l&#8217;estrema destra attaccano sistematicamente i diritti delle donne e delle persone LGBTQIA+ e negano il cambiamento climatico.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Questo Forum propone che la prospettiva femminista sia un criterio per le politiche economiche, ecologiche e sociali dell&#8217;UE, cosí come per l&#8217;assistenza sanitaria, la cura, l&#8217;istruzione e la cultura. Per avviare la transizione femminista in Europa.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Difendiamo i diritti sessuali e riproduttivi di tutte le donne in Europa e i diritti fondamentali al matrimonio per tutte le coppie.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il riconoscimento legale delle identità LGBTQIA+ deve essere incluso nei motivi per la concessione dell&#8217;asilo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Insieme ai movimenti femministi vogliamo spingere per l&#8217;inclusione del diritto di decidere del nostro stesso corpo e della nostra maternità nella Carta Europea dei Diritti Fondamentali e nei Diritti Fondamentali e il riconoscimento dell&#8217;apartheid di genere nel diritto internazionale, in modo che le donne e le persone LGBTQIA+ che lo subiscono, come in Afghanistan, siano accolte come rifugiate e protette in Europa.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">5. <strong>Siamo consapevoli della necessità di affrontare e integrare attivamente i bisogni, i sogni, le preoccupazioni e le prospettive dei/delle giovani e degli studenti e delle studentesse,</strong> promuovendo il loro protagonismo nei piani, nelle campagne e nelle azioni delle forze della Sinistra Europea, dei Verdi e delle forze progressiste, e ne faremo un obiettivo specifico per i prossimi anni.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">6. <strong>L&#8217;ascesa dell&#8217;estrema destra nelle elezioni per il Parlamento europeo è proseguita nelle successive elezioni statali e regionali in vari Paesi europei.</strong> Questa ascesa riflette un&#8217;ideologia neofascista priva di valori etici e morali, che si nutre di razzismo, xenofobia, misoginia, sessismo, omofobia, LGBTQIA+fobia, autoritarismo, odio per i migranti e di un individualismo non solidale.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Di fronte all&#8217;aggravarsi della crisi economica, sociale e morale, le classi lavoratrici provano un senso crescente di disaffezione politica e la mancanza di prospettive future, e la loro rabbia è diretta dai movimenti di estrema destra e fascisti, che propongono soluzioni economiche semplicistiche nell&#8217;interesse della borghesia, delle classi dominanti e del capitalismo, e in parte verso la demotivazione e l&#8217;astensionismo. Solo una strategia basata sulla giustizia sociale, l&#8217;uguaglianza, l&#8217;ecologia, la condivisione e sulla pace, che le forze progressiste della trasformazione sociale sostengono può offrire loro una prospettiva positiva.</span></p>
<p><strong><span style="font-size: medium;">Di conseguenza, con questa Dichiarazione finale l&#8217;8° Forum europeo delle forze di Sinistra, Verdi e Progressiste concorda di partecipare, in cooperazione con altre organizzazioni politiche, sindacali, pacifiste, femministe, alla preparazione di una Conferenza per la Pace e la Solidarietà nel Mondo e di promuovere in collaborazione con i sindacati europei una campagna contro le politiche di austerità e di tagli proposte dalla Commissione europea.</span></strong></p>
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		<title>Sulle energie rinnovabili il libero mercato è parte del problema e non della soluzione</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Aug 2024 17:20:49 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Movimenti]]></category>
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		<description><![CDATA[Enrico Lai* Risulterebbe parecchio singolare che la politica si affidi al capitale e al libero mercato per avviare la transizione energetica in Sardegna. Quello stesso libero mercato e quello stesso capitale che nel sistema di accumulo capitalista, a partire dall’industria fordista dell’900 in poi, ha sfruttato il territorio inquinandolo e mai bonificandolo e ha sfruttato [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;"><strong>Enrico Lai*</strong></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Risulterebbe parecchio singolare che la politica si affidi al capitale e al libero mercato per avviare la transizione energetica in Sardegna.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Quello stesso libero mercato e quello stesso capitale che nel sistema di accumulo capitalista, a partire dall’industria fordista dell’900 in poi, ha sfruttato il territorio inquinandolo e mai bonificandolo e ha sfruttato tantissime masse di lavoratrici e lavoratori lasciando sul territorio disoccupazione e malattie. Possono essere quindi loro stessi a porsi alla guida col “placet” della politica di governo nella transizione energetica? Verrebbe da dire spudoratamente “not in my name”.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Affidarsi armi e bagagli a lor signori, ovvero gli stessi che hanno prodotto crisi climatiche, ambientali, sanitarie e occupazionali, è il peggio che possiamo augurarci per il nostro futuro. Quindi il timore che il tema del “pubblico” a limitazione del “laissez faire” liberista e neoliberista non entri con prepotenza nel dibattito politico, così come purtroppo non sta avvenendo, lascia presagire che il “mito della caverna” di Platone sia più che una realtà tangibile.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ad oggi ho il timore che si guardi e si ragioni su delle ombre proiettate appunto alla fine della caverna e non sulla realtà concreta ed essenziale dei fatti. Basta voltarsi per vedere la luce del sole e la “verità”. In fin dei conti dopo anni di narrazioni sulla dicotomia “privato bello, pubblico brutto” non sorprende che questo motto sia diventato senso comune in diversi strati di popolazione ed egemone nella quasi totalità della classe politica. Oggi più che mai, ritengo, sia indispensabile ribaltare seccamente questo concetto della “mano invisibile” di Adam Smith.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La transizione energetica o la si fa o non la si fa. “Tertium non datur”. Ritengo che adoperarsi a favore sia un obbligo civile e un dovere politico improcrastinabile della classe dirigente per lasciare un mondo migliore, ma soprattutto per salvaguardarlo, ai nostri figli e ai nostri nipoti. Questo è un punto che deve coinvolgere tutte e tutti. In qualunque ambito lavorativo, istituzionale e sociale a partire dalla conoscenza e dall’istruzione nelle scuole primarie. Purtroppo poco si parla nel dibattito pubblico di ciò. La comunità scientifica da decenni ormai è unanime nel ritenere che i cambiamenti climatici con fenomeni sempre più estremi, frequenti e devastanti in larga misura derivanti dall’uso di combustibili fossili rischiano di lasciarci un mondo completamente differente da come lo conosciamo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">A partire dai mutamenti di flora, fauna e clima fino all’allarme più devastante che è quello dell’immigrazione climatica. L’UNHCR (alto commissariato delle nazioni unite per i rifugiati) stima che all’anno ci siano circa 20 milioni di persone obbligate a emigrare a causa del clima con conseguente destabilizzazione antropologica delle stesse comunità e una mutazione irreversibile della società mondiale con tutti i danni economici prodotti a corollario. Questo perché è indispensabile avere un approccio scientifico e non moralista al tema. E’ lo snodo centrale.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La transizione energetica scollegata da una lettura storica del sistema di accumulo capitalista che non tiene in considerazione la “questione di classe”, sarebbe mero “giardinaggio”. Così come il rifiuto della realtà e del principio “non nel mio giardino” non farebbe altro che produrre una situazione peggiorativa del quadro economico e ambientale. Nel solco di conquista del territorio sardo avviato dalla speculazione delle multinazionali del sole e del vento, ci viene sempre in aiuto Marx. Ad oggi siamo davanti a un attacco colonialista, figlio del capitalismo e nipote della globalizzazione. La transizione energetica va immaginata partecipata, democratica, riconosciuta ma in particolar modo voluta. Soprattutto voluta perché necessaria e non rimandabile.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Nell’ambito di una seppur debole autonomia speciale la Sardegna all’articolo 4 del proprio Statuto Speciale può legiferare in merito alla produzione e alla distribuzione dell’energia elettrica. Esiste quindi uno strumento che ci permetterebbe di limitare fortemente la “deregulation” parafrasando Humphrey Bogart: “è il mercato bellezza, e non puoi farci niente!”. Forse può essere non è esattamente così. E fa vibrare le vene ai polsi il fatto che non lo si riconosca come strumento efficace e utile per avviare delle scelte e una seria programmazione in tal senso.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Già negli anni ‘60 la stessa DC si dichiarava indisponibile alla privatizzazione dell’energia in Italia. Su questo ci tornerò con più precisione e dettaglio. Ad oggi però è utile sottolineare che da parte della giunta regionale non è previsto nessun piano energetico che sappia indicare puntualmente quali tipologie di energie rinnovabili ma solo la ricerca affannosa nell’individuazione di aree idonee all’installazione degli impianti di produzione privata per limitare le giuste preoccupazioni, totalmente fondate, delle sarde e dei sardi.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Faccio notare che nel 2006, anche noi come Partito della Rifondazione Comunista della Sardegna volevamo fortemente, anche a seguito della legge Salvacoste del compianto Luigi Cogodi, votando poi a favore del Piano Paesaggistico Regionale. PPR, costruito di concerto col ministero e le comunità locali, appunto per bloccare la speculazione dei “mattonari” e questo elemento lo rivendichiamo con estremo orgoglio tutt’oggi. Il PPR prevede già su tutti i comuni costieri quelle aree e quei beni individui tutelati che non possono essere alla mercé di nessuno, tantomeno degli autoproclamati “signori del vento”.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Non risulterebbe banale che, uno strumento che ha dato prova positiva e che continua a darla nel suo funzionamento, debba essere recuperato nell’ambito della mappatura delle zone interne invece che demonizzarlo e brandirlo come uno spauracchio solo perché antipatico al centrodestra e allo stesso PD che ha deciso persino di interrompere anticipatamente una legislatura regionale su questo preciso punto. Gli strumenti esistono già, usiamoli, miglioriamoli e adeguiamoli alle nuove esigenze che la fase storica ci pone davanti. Per questo nutro delle perplessità di natura giuridica in merito alla proposta di legge proveniente da più parti chiamata “Pratobello”, sebben sia un’iniziativa nobile e giusta che prova a dare una risposta alla salvaguardia del territorio sardo contro la speculazione arrembante e merita particolare attenzione e riconoscimento da parte di tutte e tutti.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Preciso, essendo utile, che noi fummo tra i pochi che posero all’attenzione del governo i vizi di incostituzionalità dell’ultimo Piano Casa della “giunta Solinas”. E la Corte Costituzionale esprimendosi qualche mese fa confermò l’orientamento giuridico già assunto in precedenza, ovvero il paesaggio e l’ambiente non è appannaggio esclusivo in termini di competenze della Regione di fatto cassandolo praticamente in tutta la sua interezza.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Per questo buttare fumo negli occhi delle sarde e dei sardi evocando la più nota rivolta di Pratobello del 1969, con dispiegamento di vele mediatiche così come sta facendo l’Unione Sarda, rischia di non rendere onore alla storia intrinseca sulla portata culturale di quel movimento, ma soprattutto di non produrre gli effetti sperati da tutti, ovvero arrestare oggi, non domani, ma soprattutto neanche dopodomani la speculazione sul territorio.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ritengo utile sottolineare che il direttore dell’Unione Sarda in un editoriale del 16 giugno sotto forma di lettera aperta alla presidente Giorgia Meloni e rivolgendosi a lei scriveva: ”Ci eravamo illusi, Cara Giorgia, quando incontrando il presidente algerino nel gennaio 2023 Lei rispolverò il gasdotto Sardegna-Italia. Ma forse avevamo capito male. Ora il disegno è chiarissimo: neppure un atomo di metano”. Una domanda sorge quindi francamente spontanea: la strenua e intransigente difesa del territorio identitario sardo proposto dall’Unione Sarda come si concilia con la metanizzazione attraverso una dorsale del gas che attraversa in lungo e in largo la Sardegna? Ma soprattutto come si concilia con la stessa transizione energetica? Ai posteri l’ardua sentenza.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Alcuni mesi fa, noi insieme ad altre forze, parlavamo di “agenzia sarda pubblica dell’energia”. E in sintonia col già richiamato articolo 4 dello Statuto Speciale oggi assume una connotazione di attualità sorprendente nell’ambito di un reale cambio di paradigma di produzione di beni e servizi. Un cambio che da una situazione di difesa strenua del territorio può passare a una situazione di limpida e cristallina opportunità per le sarde e i sardi.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">L’agenzia, in cui il pubblico detiene la proprietà dell’energia prodotta, avrebbe la possibilità non solo di creazione di nuovi posti di lavoro ma soprattutto di realizzare parecchi utili da reinvestire sullo stato sociale come politiche attive del lavoro, sanità e scuola pubblica. Far passare, seduti sulla riva del fiume, questa opportunità sarebbe francamente deleterio, così come consegnarla ai privati. Con ogni evidenza nell’ambito della mappatura delle aree, di concerto con le comunità locali, nell’ambito della programmazione di quali e quante energie si debbano installare è imprescindibile trovare il giusto equilibrio. Non può esserci giustizia climatica senza giustizia sociale.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il combinato disposto di PPR con l’Agenzia Sarda Pubblica dell’Energia è una delle soluzioni a parer mio più credibili che possono sottrarre dalla speculazione il territorio da una parte e avviare un effetto volano di natura economica per il benessere delle sarde e dei sardi dall’altra.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">*Segretario regionale Sardegna, PRC-S.E. da &#8220;Il Manifesto sardo</span></p>
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		<title>RIFONDAZIONE COMUNISTA: COSA ACCADE AL TERMOVALORIZZATORE DI TERNI? QUALI RIFIUTI PER LA POPOLAZIONE?</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Jul 2024 11:30:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Tribunale amministrativo dell&#8217;Umbria ha annullato i provvedimenti e i giudizi non favorevoli alla proposta di ACEA ambiente di estendere la tipologia di rifiuti da bruciare nell&#8217;inceneritore di via Ratini a Terni. Il TAR ha condannato la Regione al pagamento di 2 mila euro in favore della società ricorrente. La città di Terni e con [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il Tribunale amministrativo dell&#8217;Umbria ha annullato i provvedimenti e i giudizi non favorevoli alla proposta di ACEA ambiente di estendere la tipologia di rifiuti da bruciare nell&#8217;inceneritore di via Ratini a Terni. Il TAR ha condannato la Regione al pagamento di 2 mila euro in favore della società ricorrente.<br />
La città di Terni e con essa il sud dell&#8217;Umbria è ripiombato nell&#8217;incubo dei rifiuti smaltiti tramite termovalorizzatore.<br />
La Regione nel 2021 aveva bocciato la richiesta di ACEA di smaltire nel termovalorizzatore di Maratta, anche gli scarti dei processi di recupero dei rifiuti urbani. Il tribunale ha dato ragione alla multiutility annullando così la delibera con la quale nel settembre 2021 la Regione Umbria aveva bocciato la richiesta di allargare le tipologie di rifiuto da utilizzare come combustibile nel termovalorizzatore.<br />
Ad oggi nell&#8217; inceneritore Acea di Terni sono bruciati unicamente scarti pulper da cartiera ma in loco ACEA si appresta a  termovalorizzare anche quelli dei processi di recupero dei rifiuti urbani da raccolta differenziata di legno carta e plastica normalmente avviati in discarica.<br />
Una richiesta alla quale ci eravamo opposti anche noi di Rifondazione Comunista  a sostegno dei comuni di Terni e Narni, oltre alla USL Umbria 2 e alla Provincia.<br />
Questo ampliamento di autorizzazione aveva avuto in conferenza dei servizi  il via libera da parte del comitato di coordinamento regionale, un insieme di tecnici che a nome e per conto della regione, coordina le attività del territorio .<br />
Un parere che, la Regione aveva superato con la propria delibera.<br />
La sentenza della prima sezione del Tar costringe Palazzo Donini ad esprimersi nuovamente sul processo autorizzativo. Il timore nella Conca, è che il pronunciamento del TAR , considerando anche il via libera alla costruzione di un termovalorizzatore in Regione come previsto dal nuovo piano rifiuti, apre le porte dell&#8217;impianto ternano ai rifiuti solidi urbani della regione e non, che ora sono destinati alla discarica .<br />
Rifondazione comunista sinistra europea ha manifestato la propria contrarietà alla termovalorizzazione dei rifiuti in tutta l&#8217;Umbria, incentivando la raccolta differenziata il riciclo e il riuso per quello che riguarda i rifiuti soli urbani.<br />
Con la sentenza del TAR di questi giorni si torna al 2014, è necessario per bloccare la richiesta avanzata di poter bruciare i rifiuti urbani, si apra invece un tavolo dove le forze economiche politiche e sociali si pongano a tutela della salute e dell&#8217;ambiente che ci circonda.<br />
Il nuovo piano rifiuti  regionale  che parla chiaramente della costruzione di un nuovo inceneritore, visto il no espresso dalla giunta perugina,  individua nel territorio ternano già altamente inquinato il luogo dove poter bruciare anche con la costruzione di  un altro impianto, i rifiuti di tutta l&#8217;Umbria e non solo.<br />
I rifiuti non sprigionano solo energia come vogliono farci intendere con la parola termovalorizzazione, dare valore a ciò che non lo ha, i rifiuti passano da essere materiale inerte a : pm2,5 ( polveri respirabili intratoraciche)  , pm10 ( polveri in generale) , ossidi di azoto, ossidi di zolfo, idrocarburi e se non correttamente abbattute diossine e infine metalli pesanti.<br />
Sostanze che inquinano l&#8217;ambiente e aumentano tra la popolazione tutta una serie di patologie che possono andare da infiammazione del tratto respiratorio e dei polmoni sino a  una vasta gamma di neoplasie  che l&#8217;organizzazione mondiale della sanità collega all&#8217;inquinamento di aria e ambiente.<br />
Come Rifondazione Comunista sinistra europea ci poniamo come promotori di tavoli che analizzino e cerchino di risolvere il problema dei rifiuti tutti, non solo di quelli solidi urbani.<br />
Maura Mauri, Componente del CPN PRC-S</p>
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		<title>“Abbiamo bisogno del tuo coraggio”.</title>
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		<pubDate>Sat, 11 May 2024 18:04:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; di LAURA TUSSI &#160; E’ con questo richiamo alla versione originale e censurata della “Canzone del Maggio” di Fabrizio De André, che Ultima Generazione ha lanciato l’inizio dell’iterazione che ha avuto inizio sabato 11 maggio a Roma in piazza Vittorio Emanuele II, e che vedrà il movimento per tre settimane mobilitato nella Capitale; per chiudere con l’altro [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>di <strong>LAURA TUSSI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: medium;">E’ con questo richiamo alla versione originale e censurata della “Canzone del Maggio” di Fabrizio De André, che Ultima Generazione ha lanciato l’inizio dell’iterazione che ha avuto inizio sabato 11 maggio a Roma in piazza Vittorio Emanuele II, e che vedrà il movimento per tre settimane mobilitato nella Capitale; per chiudere con l’altro grande appuntamento del 25 maggio Piazza Barberini, proprio a due passi dai “palazzi del potere”, Palazzo Chigi, Montecitorio e Palazzo Madama.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Afferma Laura Paracini, attivista: &#8220;In questi due anni Ultima Generazione si è imposta nel dibattito pubblico, crescendo come collettivo, passando gradualmente dall’essere etichettati e stigmatizzati come “imbrattatori”, “ecovandali”, “ecoterroristi”, al più tiepido “ecoattivisti”. Questo, nonostante la narrazione tossica della politica e dell’informazione mainstream, tesa costantemente a criminalizzare gli attivisti, equiparando la violenza alle stesse ragioni della protesta&#8221;. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Un’affermazione importante per questo movimento, dalle caratteristiche profondamente differenti, e per molti aspetti lontane dai movimenti ambientalisti del passato, ancorati a problematiche territoriali e di provincia, nonostante il crescente clima di repressione mirata di cui sono stati, e sono tutt’ora fatti oggetto, da parte degli ultimi governi: l’abuso di fogli di via, applicati anche a persone domiciliate per motivi di studio e lavoro nelle città da cui dovrebbero allontanarsi (provvedimenti tutti annullati dai TAR o addirittura annullati in un secondo tempo per autotutela dalle stessa questure che li avevano emessi), la richiesta per alcune persone della misura della “sorveglianza speciale”, applicata per reati di criminalità organizzata e terrorismo (poi annullata dai tribunali), la richiesta della questura di Pavia di “associazione a delinquere” (poi archiviata dal giudice), l’arresto di 12 persone per tre giorni prima del processo per direttissima, con detenzione in tre carceri diversi come si fa ad esempio in Spagna per reati di terrorismo, lo scorso dicembre per un blocco stradale a Fiumicino (reato per il quale è tuttora prevista la punibilità con una sanzione amministrativa), obbligo di dimora per tre mesi, la legge “ecoproteste”, approvata in tempi fulminei dal Parlamento, che prevede multe fino a 60.000 euro.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E continua Leonardo Animali: &#8220;Insomma, questo movimento fa paura, spaventa il governo e il potere, mette in imbarazzo una tiepida opposizione politica, incapace anche di decidere se schierarsi, se non a sostegno, almeno a difesa di queste persone, che con i loro corpi e la disobbedienza civile nonviolenta, hanno messo a nudo il fallimento in Italia anche dalla minima idea di avvio della transizione ecologica ed energetica, e la completa inazione del governo. In un Paese in cui gli effetti della catastrofe climatica non sono più riconducibili alla eccezionalità, ma hanno oramai le caratteristiche delle quotidianità: alluvioni con decine di morti, incendi spaventosi, crisi idrica in periodi invernali in regioni come Piemonte, Veneto, Sicilia e Sardegna, danni gravi da fenomeni estremi con grandinate e nevicate, danni irrimediabili all’economia agricola con la chiusura negli ultimi due anni di migliaia di imprese, ondate di calore estive con migliaia di morti certificati dai sistemi sanitari regionali&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Quello che terrorizza il potere, è probabilmente proprio il fatto che queste persone di Ultima Generazione che vanno dai 17 ai 75 anni e che sono radicate, con un’organizzazione sociocratica ed orizzontale, in tutta la Penisola, non mirano alla conquista del potere, a sostituirlo come nei casi storici più tradizionali, ma pretendono che i governi facciano le scelte giuste per il bene dei cittadini, esigendo l’esercizio della democrazia reale.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Proseguono Leonardo e Laura: &#8220;Ed è qui, sul tema della democrazia, che la chiamata di maggio, che anticipa il grande salto di ottobre, che Ultima Generazione fa il passaggio di fase. Non è più da tempo, se mai lo è stato, il movimento che pone il tema dell’esistenza della crisi climatica, ma sullo sfondo della normalità assunta da quest’ultima nella quotidianità della vita delle persone, chiede giustizia climatica e sociale, e di conseguenza misure a sostegno delle persone, come il “Fondo Riparazione” permanente e partecipato da 20 miliardi di euro; i soldi dovranno essere ottenuti attraverso l’eliminazione dei Sussidi Ambientalmente Dannosi (SAD), la tassazioni degli extra-profitti delle compagnie fossili, il taglio di stipendi premi e benefit ai loro manager, delle enormi spese della politica e delle sempre più ingenti spese militari&#8221;.  </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ultima Generazione  adesso entra coraggiosamente nel drammatico e profondo solco della crisi della democrazia rappresentativa italiana, prefiggendosi di ricostruire la democrazia su basi sostanziali. “Riprendiamoci la democrazia” è lo slogan della chiamata dell’11 maggio a Roma.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Da mesi Ultima Generazione, da Nord a Sud, sta organizzando assemblee popolari in strada, nelle piazze, negli spazi civici. Rappresentano l’apertura di uno spazio pubblico e inclusivo di democrazia diretta, in cui le persone hanno la possibilità di vivere un processo consultivo, ed esprimere la propria opinione su temi riguardanti la gestione della propria città. L’aumento progressivo dell’astensionismo, è la dimostrazione che la fiducia nelle nostre istituzioni è finita, e l’assemblea popolare è un atto di rigenerazione della nostra democrazia, in quanto ci sono sempre meno spazi di partecipazione cittadina.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La chiusura dei governi, con i politici impegnati esclusivamente in strategie tese a conservare il consenso elettorale, porta progressivamente all’abbandono dei cittadini, lasciati soli per primo nelle tragedie causate dalla crisi climatica, come alluvioni, incendi e fenomeni estremi, e sancisce di fatto il tramonto della democrazia rappresentativa. Dentro a quei palazzi non stanno facendo nulla per proteggere la popolazione dal collasso climatico e sociale: non possono continuare a credersi assolti. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Afferma <a href="https://www.italiachecambia.org/2024/01/ultima-generazione-ambiente/">Alessandro Berti</a>, già intervistato da <a href="https://www.italiachecambia.org/author/laura-tussi/">Italia che cambia</a>: &#8220;Ultima Generazione pretende giustizia, che i danni siano riparati da chi li ha causati, e che gli ultimi non continuino ad essere dimenticati. Di fronte a un governo dominato dagli interessi economici, ricattato dalle multinazionali del fossile, e completamente indifferente al reale benessere dei cittadini, la resistenza civile nonviolenta emerge come la scelta democratica inequivocabile per far valere la partecipazione politica. Per questo convergeranno a Roma, per riportare in vita la democrazia con i loro corpi, in una protesta nonviolenta, partecipata ed inclusiva. Si, Ultima Generazione, che in questi anni il proprio coraggio ce l’ha messo, ora ha bisogno di quello di tutti noi&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><b>Sitografia per approfondire:</b></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><b>Canale Facebook</b> <a href="https://www.facebook.com/laura.tussi" target="_blank"><b>https://www.facebook.com/laura.tussi</b></a></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><b>Canale YouTube</b> <a href="https://youtube.com/@LauraTussi?si=vToObZGDLPkXKGAJ" target="_blank"><b>https://youtube.com/@LauraTussi?si=vToObZGDLPkXKGAJ</b></a></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><b>Canale Instagram</b> <a href="https://instagram.com/cracolicifabrizio" target="_blank"><b>https://instagram.com/cracolicifabrizio</b></a></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><b>Canale TikTok</b> <a href="https://www.tiktok.com/@fabrizio.cracolici?_t=8imKGq9A35U&amp;_r=1" target="_blank"><b>https://www.tiktok.com/@fabrizio.cracolici?_t=8imKGq9A35U&amp;_r=1</b></a></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><b>Canale Mastodon</b> <a href="http://%40laura@sociale.network/" target="_blank"><b>@laura@sociale.network</b></a></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><b>Bibliografia essenziale:</b></span></p>
<ul>
<li><span style="font-size: medium;">Laura Tussi e Fabrizio Cracolici, <b>Resistenza e nonviolenza creativa</b>, Mimesis Edizioni. <b></b></span></li>
<li><span style="font-size: medium;">Laura Tussi e Fabrizio Cracolici, <b>Memoria e futuro</b>, Mimesis Edizioni. Con scritti e partecipazione di Vittorio Agnoletto, Moni Ovadia, Alex Zanotelli, Giorgio Cremaschi, Maurizio Acerbo, Paolo Ferrero e altr*<b></b></span></li>
</ul>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
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		<title>Caro Chicco Testa, ecco cosa non torna sull&#8217;inceneritore di Roma</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Apr 2024 16:50:45 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Elena Mazzoni* Se ci fosse stata una discussione pubblica ci sarebbe più chiarezza. Ma non è stato possibile e non dipende da noi che ci opponiamo Io sono una romantica, chi mi conosce, lo sa. Mi commuovo quando guardo la bellezza del Tevere da Ponte Sisto, mi commuovo mangiando un buon supplì, mi commuovo quando [...]]]></description>
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<p><strong>Elena Mazzoni*</strong></p>
<p>Se ci fosse stata una discussione pubblica ci sarebbe più chiarezza. Ma non è stato possibile e non dipende da noi che ci opponiamo</p>
<p>Io sono una romantica, chi mi conosce, lo sa. Mi commuovo quando guardo la bellezza del Tevere da Ponte Sisto, mi commuovo mangiando un buon supplì, mi commuovo quando vengono conquistati nuovi diritti, mi commuove la passione, mi commuove la verità. Ecco, forse è per questo, perché sono una romantica, che l’affermazione <em>“…una sana discussione pubblica deve basarsi su argomenti documentati e reali”</em>, <a href="https://www.huffingtonpost.it/blog/2024/04/17/news/un_po_di_chiarezza_sullinceneritore_di_roma-15662899/">parte di un articolo in cui Chicco Testa</a>, non un opinionista qualsiasi ma il più entusiasta tra gli attivisti del comitato promotore del termovalorizzatore di Roma, si cimenta su Huffpost nello smontare le argomentazioni di contrasto alla costruzione dell’inceneritore, ed un pochino a screditare tutto il vasto e trasversale fronte delle opposizioni, mi commuove, perché Chicco Testa deve essere un sognatore vero, uno che ha visto una discussione pubblica che non c’è stata.</p>
<p>Mai.</p>
<p>Eppure ci hanno provato i/le Sindac* del territorio dei Castelli Romani, Ardea, Pomezia, ad averla, anche con la richiesta di dibattito pubblico, approvata nel primo semestre 2023 dai consigli comunali rappresentativi di oltre 250.000 abitanti, ai sensi dell’art. 22 del D.Lgs. n. 50/2016, come previsto dall’art. 3 comma 3 lett. c del D.P.C.M. n. 76/2018. Richiesta rimasta inascoltata. Ci ha provato il più grande sindacato italiano, la Cgil, che ha studiato, insieme a Legambiente, ed ha poi presentato proposte, risposte, alternative prestazionali, spero che il manager Testa apprezzi lo sforzo lessicale, sia sul piano occupazionale che su quello della sostenibilità ambientale e della giusta transizione ecologica.</p>
<div id="adv-Bottom"></div>
<p>Ci hanno provato istituit* ed elett*, a vari livelli, creando occasioni di dibattito, quello pubblico davvero, disertate. Ci hanno provato i comitati, le associazioni, le reti di ogni tipo, ultima in ordine di tempo la Rete Tutela Roma Sud, organizzatrice di un convegno in Campidoglio. La sana discussione pubblica, qualora ci fosse stata, avrebbe evitato questi “botta e risposta” e magari avrebbe regalato a Roma la soluzione moderna, efficiente, sostenibile, all’avanguardia per la gestione dei rifiuti, che merita, ed ai romani ed alle romane una città pulita davvero.</p>
<p>Ma andiamo con ordine, sorvolando su Corrado Formigli, la sua trasmissione, un Marino resuscitato dalla competizione elettorale per le europee e le sue affermazioni, e proviamo a fare quello che la discussione pubblica avrebbe dovuto fare, e ringrazio l’Huffipost che ha aperto uno spazio troppo a lungo chiuso.</p>
<p>Cosa c’entra l’indagine della Procura di Velletri sul prezzo di acquisto del terreno su cui sorgerà l’impianto? Lo spiega l’esposto presentato da Rete Tutela Roma Sud il 9 aprile 2024 nel quale si evidenzia che il terreno acquistato a S. Palomba, al momento dell’indagine di mercato avviata nel 2021, non aveva i requisiti richiesti e solo tramite una successiva modifica della mappa delle aree idonee da parte di Città Metropolitana è stato possibile acquistarlo a quel prezzo abnorme. Tuttora non rispetta la distanza dalle case sparse e dal quartiere di 1.000 appartamenti di housing sociale in costruzione dal 2019. Non basta questo per mettere in dubbio la liceità del procedimento o forse non importa che Roma abbia un impianto trasparente, basta che abbia un impianto, a tutti i “costi”?</p>
<p>Un pochino debole anche la ricostruzione sui ricorsi respinti. Testa dovrebbe sapere che i giudici amministrativi si limitano a verificare che la legge sia stata rispettata e in questo caso, la legge con cui sono state trasferite le competenze sui rifiuti al Commissario Straordinario per il Giubileo consente di “derogare”, cioè superare, le leggi nazionali e regionali poste a tutela di ambiente e salute. L’interpretazione, un po’ troppo estesa a parere di chi scrive, è che tale deroga sia accettabile anche per opere non attinenti al Giubileo, perché sì, spiace dirlo, ma da cronoprogramma del progetto messo a bando, il collaudo è previsto quasi tre anni dopo, ovvero a metà 2027</p>
<p>Forse, per una lettura più ampia della questione è opportuno ricordare che gli altri due termovalorizzatori proposti ad Aprilia e Tarquinia, senza poteri speciali, sono stati bocciati dagli stessi giudici amministrativi.</p>
<p>Veniamo poi ad un punto in cui Testa fa un equilibrismo di ragionamento arrivando a collegare le procedure d’infrazione europee alla mancanza di inceneritori, ma cade, perché la procedura di infrazione per la Regione Lazio è stata avviata per l’assenza di un Piano di Gestione rifiuti, lacuna colmata nel 2020 senza prevedere ulteriori inceneritori oltre quello di San Vittore, e per il mancato rispetto della gerarchia europea dei rifiuti. Il Lazio è agli ultimi posti in Italia per riciclo e solo il 30% delle famiglie vive in un comune che ha raggiunto l&#8217;obiettivo del 65% di raccolta differenziata dei rifiuti urbani. Testa forse ignora che le procedure di infrazione non vengono mai “originate dalla mancanza di inceneritori”, perché in base al principio europeo della neutralità tecnologica, la scelta prevede anche tecnologie alternative, come gassificatori, pirolizzatori, impianti di recupero materia o che estraggono idrogeno, la sua quindi è una forzatura, oppure è romantico anche lui ed i suoi occhi vedono solo quello che vede il suo cuore: inceneritore ovunque.</p>
<p>Ma veniamo ad uno dei miei passaggi preferiti: <em>“gli impianti di incenerimento non sono stati inseriti nel Pnrr e nemmeno nella tassonomia europea degli investimenti verdi, ma questo non significa che sono inquinanti”</em>. A questo punto credo sia necessario ricordare che nelle linee guida pubblicate dalla Commissione europea sull&#8217;interpretazione del principio &#8220;non arrecare danno significativo all&#8217;ambiente&#8221; (<em>Do Not Significant Harm</em> – DNSH), l&#8217;incenerimento dei rifiuti è considerato un&#8217;attività che arreca un danno significativo ed è in virtù di questo che, gli impianti che bruciano rifiuti per produrre energia, sono esclusi dalla tassonomia della finanza dell’Ue.</p>
<p>Ed è altrettanto necessario specificare che, nella gerarchia europea dei rifiuti, ai sensi della direttiva 2008/98/CE, l’incenerimento, anche se produce energia elettrica, è ricompreso tra i sistemi di smaltimento insieme alle discariche, pertanto, rappresenta l’ultima tra le opzioni possibili. Gli impianti di incenerimento dei rifiuti solidi urbani sono compresi tra i sistemi di recupero solo se la loro efficienza energetica è uguale o superiore a parametri raggiungibili con il teleriscaldamento, eliminando un certo numero di caldaie domestiche, cosa che alle nostre latitudini non è economicamente sostenibile e infatti nessuna città del centro sud con un inceneritore è dotata di tubi per portare il calore nelle case.</p>
<p>A questo punto si connette anche quello che riguarda la parte di ragionamento sul costo dell’impianto, Testa contesta i numeri di un precedente articolo <a href="https://www.huffingtonpost.it/blog/2024/04/15/news/il_faro_della_procura_sullinceneritore_di_gualtieri-15643555/">dell’ex senatrice Elena Fattori </a>per poi sbagliarli lui stesso: l’investimento nell’impianto è pari a 946.100.000 euro non ai 700.000.000 di cui parla lui, ma l’errore sui numeri è grossolano quando afferma che dalla TARI dei romani e delle romane verrà detratta la vendita dell’energia, “come avviene in tutti gli inceneritori italiani ed europei” significa dimenticare che nel nord Europa gli inceneritori vendono anche calore, a Santa Palomba, no, quindi mancherebbe una fonte di ricavo.</p>
<p>Altri numeri che non tornano: <em>“Il comune di Roma produce 1,9 milioni di tonnellate di rifiuti l’anno, una volta riciclato il 65% al 2035 (1.235.000) restano 665.000 tonnellate di rifiuti non riciclabili. L’impianto (600.000 tonnellate anno) è quindi sottodimensionato”</em>. Addirittura! Il Piano di Gestione dei Rifiuti di Roma Capitale prevede che la produzione di rifiuti urbani si attesti a 1.520.000 tonnellate/anno, tenendo conto di arrivare ad almeno il 65% di riciclo “vero” nel 2035, cioè di materiali realmente riciclati, senza tenere conto dell’ampliamento che è stato comunque richiesto per San Vittore. Il residuo corrisponde a 532.000 tonnellate, uno dei due è di troppo. Tutto questo, inoltre, non tiene conto dell’evoluzione della normativa, che va dal divieto di alcune tipologie di plastica monouso al recente accordo provvisorio sul regolamento imballaggi, che ne prevede la progressiva riduzione.</p>
<p>Potrei andare avanti per ore, giorni, settimane, ci fosse stata una discussione pubblica lo saprebbe Gualtieri e forse anche Testa. Potrei parlare dell’acqua necessaria per raffreddare l’impianto, delle discariche speciali per polveri ed altro, delle caratteristiche del sito scelto, ma sarebbe troppo, meglio concentrarci su quello che conta davvero, che l’Italia è un Paese povero di materie prime, con un clima mite, reso caldo dalla crisi climatica in corso, che non ha bisogno di bruciarle per scaldarsi, aggiungendo CO2 e altri inquinanti nell’atmosfera, CO2 che verranno tassate, che sia nel 2026 o nel 2028, con buona pace del dottor Testa, perché in un mondo al collasso climatico non possiamo permetterci ancora di bruciare, emettere inquinanti ed altro e lo diciamo perché nell’art. 9 della Costituzione ci crediamo, per noi e per le future generazioni, come crediamo in un modello alternativo, circolare, sostenibile, a misura di ambiente, persone, cultura, lavoro e territori e non perché siamo “<em>gruppi, fortunatamente minoritari, dedichino tanta energia e tanto livore contro un impianto”</em> bensì perché quello che ci muove è quanto detto e non l’interesse di pochi.</p>
<p>Non siamo tanto minoritar* caro Chicco, organizziamo incontri, presentiamo mozioni, ricorsi, esposti, studiamo, raccogliamo firme, ci prendiamo le piazze e le strade, andiamo dal Papa il 18 maggio, all’incontro dei movimenti popolari, illuminiamo la notte con le nostre fiaccolate, voi, invece, dove state che non vi vediamo?</p>
<p>*Resp nazionale ambiente, e Segretaria federazione di Roma, Partito della Rifondazione Comunista &#8211; Sinistra Europea. Candidata nella lista Pace, Terra, Dignità. Da Huff.Post</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<h5></h5>
<p><a href="https://www.huffingtonpost.it/argomenti/ambiente/">am</a></p>
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		<title>NUCLEARE: LA REVOCA DELL’AUTOCANDIDATURA DI TRINO DICE CHE LA LOTTA PAGA</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Mar 2024 22:13:42 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
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		<description><![CDATA[“La notizia – ha dichiarato il segretario piemontese del PRC-SE Alberto Deambrogio – è una di quelle forse inattese, ma inequivocabile: il comune di Trino ha deciso per la revoca della delibera di autocandidatura a sito del deposito nazionale delle scorie nucleari”. “Chissà, forse il sindaco Pane ha avuto qualche anticipazione da parte di Sogin [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center">
<p><span style="font-size: medium;">“La notizia – <i>ha dichiarato il segretario piemontese del PRC-SE <b>Alberto Deambrogio</b></i> – è una di quelle forse inattese, ma inequivocabile: il comune di Trino ha deciso per la revoca della delibera di autocandidatura a sito del deposito nazionale delle scorie nucleari”.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">“Chissà, forse il sindaco Pane ha avuto qualche anticipazione da parte di Sogin rispetto alla perdurante non idoneità del sito di Trino; una cosa ormai ben nota, che si è cercato di stravolgere con una nuova norma pazzesca, in grado di affidare alla sola modifica del progetto tecnico la sicurezza futura dell’impianto”.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">“Al netto di queste considerazioni, io credo che in realtà sia stata la lotta intelligente e continua di questi mesi ad aver ottenuto il risultato della revoca della delibera. Una dimostrazione plastica del fatto che una mobilitazione a difesa di ragioni tecnico scientifiche e persino di banale buon senso può vincere. Da questo punto di vista centrale è l’attività del comitato Tri-NO, il vero motore di una rete di relazioni che si è sempre più allargata sino a coinvolgere amministratori, portatori di interesse, oltre naturalmente a tantissime persone comuni”.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">“Le parole del sindaco Pane e della sua giunta, ben esplicitate anche nella delibera di revoca, tendono a ribaltare le responsabilità su chi ha condotto la lotta avversa alla loro posizione. Insomma per Pane ora si aprirebbe un periodo di incertezza, in cui non ci sarebbe più soluzione per le scorie, mentre lui l’avrebbe trovata. A Pane diciamo che chi si è opposto alla sua scellerata decisione ha pure sempre detto due cose nette ed inequivocabili: il deposito unico nazionale va fatto e va fatto senza ritardi, seguendo e sorvegliando bene l’iter disegnato dalla CNAPI e dalla CNAI. Respingiamo al mittente dunque l’accusa di irresponsabilità, una caratteristica solo appannaggio del sindaco di Trino”.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> “Colgo l’occasione per ribadire – <i>ha concluso Deambrogio – </i>che il rilancio del nucleare, che trova estimatori sia nel centro destra, che nel centro sinistra, non è e non può essere la soluzione per risolvere i problemi energetici e di transizione ecologica. Al di là del fatto che non esiste nucleare sicuro qui ed ora e che quindi il deposito nazionale, ancora da individuare, dovrebbe allargarsi sempre di più per accogliere le scorie del nuovo nucleare, vogliamo ricordare che il cambio di impostazione del modello energetico ha bisogno di soluzioni praticabili nel breve periodo, se si vuole salvare il salvabile dei luoghi dove abitiamo”.</span></p>
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