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	<title>Rifondazione Comunista &#187; Medio Oriente</title>
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		<title>Global Sumud Flotilla: la rotta verso Gaza continua nonostante le minacce israeliane. Le testimonianze di Fabio e Daniele</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Sep 2025 10:56:10 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[pace e internazionalismo]]></category>
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		<description><![CDATA[di Laura Tussi La Global Sumud Flotilla prosegue la sua navigazione verso la Striscia di Gaza, sfidando le minacce israeliane e il blocco imposto da oltre diciassette anni. A bordo delle imbarcazioni viaggiano attivisti provenienti da diversi paesi e un carico di aiuti umanitari destinato alla popolazione palestinese, stremata dall’assedio e dall’offensiva militare in corso. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>
<h1></h1>
<p>di <strong>Laura Tussi</strong></p>
</div>
<div>
<div>La Global Sumud Flotilla prosegue la sua navigazione verso la Striscia di Gaza, sfidando le minacce israeliane e il blocco imposto da oltre diciassette anni. A bordo delle imbarcazioni viaggiano attivisti provenienti da diversi paesi e un carico di aiuti umanitari destinato alla popolazione palestinese, stremata dall’assedio e dall’offensiva militare in corso.</div>
<p>Secondo gli organizzatori, la missione non è soltanto un gesto simbolico ma un’azione concreta di solidarietà: forzare l’assedio significa rivendicare il diritto dei palestinesi a vivere liberi, con accesso a cibo, medicine e beni essenziali. «Non ci fermeranno né le intimidazioni, né le minacce di Israele», hanno dichiarato i portavoce della Flotilla, ricordando che si tratta di una missione pacifica e umanitaria, sotto gli occhi della comunità internazionale.</p>
<p>Israele ha già fatto sapere di considerare la Flotilla una “provocazione” e ha minacciato di impedire l’arrivo delle imbarcazioni a Gaza, ma gli attivisti ribadiscono che la loro azione è legittima e necessaria. Alcuni di loro hanno richiamato la memoria della Freedom Flotilla del 2010, quando l’abbordaggio israeliano provocò morti e feriti tra i passeggeri.</p>
<p>Oggi, a distanza di anni, il messaggio resta lo stesso: spezzare l’isolamento di Gaza e dimostrare che esiste un movimento internazionale disposto a rischiare per difendere il diritto alla vita del popolo palestinese. Intanto, nelle città di diversi continenti, associazioni e movimenti solidali organizzano presidi e manifestazioni per sostenere la missione e chiedere ai governi di garantire la sicurezza della Flotilla.</p>
<p>«Il mare è la nostra strada verso la libertà», affermano gli attivisti. E, nonostante le minacce, la Global Sumud Flotilla continua la sua rotta, portando con sé la speranza che l’assedio di Gaza possa finalmente essere infranto.</p>
<p><em>Intervista a due attivisti della Global Sumud Flotilla, la Flottiglia della Resistenza Mondiale</em></p>
<p><strong>Fabio e Daniele potete presentarvi e raccontarci il vostro percorso personale e formativo?</strong></p>
<p>Fabio: Sono nato a Leonforte, in provincia di Enna, nel 1966. Lavoro dal 1995 nell’Ufficio Tecnico del mio comune e sono cresciuto in una famiglia cattolica praticante. Questo imprinting mi ha riportato, da adulto, a ritrovare la strada di Dio. Ho conseguito la laurea in scienze religiose presso la Pontificia Università Santa Croce e sono Laico Missionario della Carità, ramo laico della congregazione fondata da Madre Teresa.</p>
<p>Daniele: Ho conseguito una laurea magistrale in materia ambientale, un dottorato e un master di secondo livello. Ho lavorato per una multinazionale che sfruttava l’ambiente, ma già allora ero attivo in contesti sociali vicini ad ambienti anarchici e di sinistra, senza però aderire all’idea anarchica. Ho creato comunità di cittadini, iniziando con un orto sociale poi divenuto un’associazione autofinanziata.</p>
<p><strong>Il pacifismo ha un ruolo centrale nella vostra vita. Come lo vivete?</strong></p>
<p>Fabio: Per me è un principio fondamentale. Gesù è stato il primo pacifista della storia: avrebbe potuto guidare una rivolta contro i Romani, ma ha scelto di insegnare a porgere l’altra guancia. Madre Teresa, la mia guida spirituale, diceva: “Non parteciperò mai a manifestazioni contro la guerra. Chiamatemi quando organizzerete una manifestazione per la pace”.</p>
<p>Daniele: Il mio pacifismo nasce dalla coerenza tra scelte di vita e impegno sociale. Non potevo lavorare in una multinazionale che distruggeva l’ambiente e, allo stesso tempo, proporre comunità fondate su valori opposti. Per questo, nonostante le prospettive di guadagno, mi sono licenziato e ho scelto di costruire una comunità basata sull’auto-sostentamento, il rispetto ambientale e l’ideale pacifista.</p>
<p><strong>Come hanno inciso i conflitti in Ucraina e Gaza sul vostro impegno?</strong></p>
<p>Fabio: Hanno rappresentato un colpo mortale al mio essere pacifista. A Gaza assistiamo ogni giorno a massacri di civili, giornalisti, donne e bambini. Netanyahu, criminale impunito, usa il sionismo messianico come copertura per un genocidio e una deportazione del popolo palestinese.</p>
<p>Daniele: È inammissibile ciò che accade. Il mondo non può restare a guardare. Il governo di Tel Aviv commette crimini atroci con una scusa pseudo-religiosa, utilizzando la fede per coprire la soppressione di un intero popolo autoctono.</p>
<p><strong>Come siete entrati in contatto con la Global Sumud Flotilla?</strong></p>
<p>Fabio: Ho aderito subito, appena ricevuta la richiesta di sostegno alla causa. Con la mia esperienza come redattore di una testata giornalistica online e gestore di canali social pacifisti, sono diventato addetto stampa e portavoce del comitato siciliano del Global Movement to Gaza.</p>
<p>Daniele: Dalla mia scelta di vita coerente è derivato anche l’attivismo. Prima con la Freedom Flotilla e ora con la Global Sumud Flotilla. Sono stato contattato dalla delegazione internazionale perché la mia comunità è diventata un punto di riferimento locale per la logistica delle partenze verso Gaza.</p>
<p><strong>Qual è il vostro ruolo specifico nella Flotilla?</strong></p>
<p>Fabio: Non posso partire fisicamente, perché disabile, ma metto le mie competenze a disposizione come comunicatore e intellettuale, con un impegno silenzioso e costante per i bambini di Gaza.</p>
<p>Daniele: Io invece fornisco supporto logistico e organizzativo. Sono consapevole che le navi saranno probabilmente sequestrate e che viveri e medicinali non arriveranno a destinazione. Ma è necessario tentare di rompere l’embargo. Per continuare a lavorare con discrezione, ho chiesto di non utilizzare il mio vero nome.<br />
<strong><br />
Il vostro impegno ha anche un forte significato spirituale e culturale. Come lo interpretate?</strong></p>
<p>Fabio: Madre Teresa insegnava che il silenzio porta all’amore e al servizio. Questo è il mio approccio: servire in silenzio la causa palestinese, pensando ogni giorno ai bambini di Gaza.</p>
<p>Daniele: Sono onorato di contribuire, anche nel silenzio, a una causa umanitaria, cercando di portare assistenza a un popolo che muore letteralmente di fame e di guerra.</p>
<p><strong>Come interpretate, da credenti e studiosi, il sionismo messianico?</strong></p>
<p>Fabio: Studiando la Bibbia, so che Dio chiamò Abramo e poi guidò l’esodo dall’Egitto, ma nei testi sacri non vi è alcuna legittimazione al ritorno in Palestina dopo la distruzione del Tempio nel 70 d.C. Il sionismo messianico ha usurpato questa narrazione, trasformandola in un progetto politico e coloniale. Gli ebrei askenaziti, oggi maggioranza, non discendono dalle dodici tribù di Israele ma da conversioni in Europa orientale. Hanno subito l’Olocausto e ora replicano, inconsciamente, la violenza subita, ammantandola di una giustificazione religiosa che in realtà non esiste.</p>
</div>
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		<title>V4P: CENSURA O BOICOTTAGGIO?</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Aug 2025 10:23:38 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[pace e internazionalismo]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Riceviamo e volentieri pubblichiamo il comunicato stampa di oggi, 29 agosto, inviatoci da Venice4Palestine,    Il 31 agosto alle ore 13.00 presso Isola Edipo al Lido si terrà un incontro con la rete Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni (BDS), movimento a guida palestinese per la libertà, la giustizia e l&#8217;uguaglianza. Interverranno Eyal Sivan, regista, produttore, scrittore, israeliano [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Riceviamo e volentieri pubblichiamo il comunicato stampa di oggi, 29 agosto, inviatoci da Venice4Palestine, </strong></p>
<p><b> </b></p>
<p>Il 31 agosto alle ore 13.00 presso Isola Edipo al Lido si terrà un incontro con la rete Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni <b>(BDS)</b>, movimento a guida palestinese per la libertà, la giustizia e l&#8217;uguaglianza. Interverranno <b>Eyal Sivan, regista, produttore, scrittore, israeliano antisionista</b>, attivista, tra i coordinatori della rete BDS Francia e PACBI (in collegamento) e <b>Jacopo Crovella</b>, <b>attore</b> <b>e attivista</b> di BDS Italia e Artists for Palestina (in presenza).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo importante evento è preceduto il 30 agosto dalla manifestazione <b>Stop al genocidio,</b> promossa da Centri Sociali del Nord est e ANPI &#8220;7Martiri&#8221; Venezia. <b>Venice4Palestine sostiene ovviamente entrambi gli eventi e vi partecipa con la consapevolezza </b>che finalmente in questa Mostra al centro del dibattito, insieme ai film, ai divi, agli autori, abbiamo trovato il discorso pubblico su Gaza.</p>
<p style="text-align: right;">Era questo il primo auspicio che Venice4Palestine esprimeva nella lettera aperta del 22 agosto: che “si interrompesse il flusso di indifferenza” e si aprisse un “varco alla consapevolezza” intorno a quanto avviene in Palestina. Non solo, all’interno di questo confronto pubblico, sempre di più, finalmente vediamo cedere le esitazioni rispetto all’utilizzo della parola <b>genocidio</b> per definire la strategia militare e politica israeliana nei confronti del popolo palestinese.</p>
<p><b>Si tratta di nominare le cose per quello che sono.</b> E a questo proposito è singolare che si parli di censura rispetto alle richieste avanzate da V4P, mentre in molte parti d&#8217;Europa il potere dei governi impedisce di scendere in piazza con i simboli della Palestina. <b>Censura sarebbe stato piuttosto reclamare l’esclusione di un film dal festival</b>, cosa che V4P non ha mai fatto.</p>
<p>V4P ha espresso l&#8217;inaccettabilità che in un momento come questo la Mostra desse la possibilità di sfilare sotto i flash dei fotografi a qualsiasi artista abbia dato supporto al genocidio, mentre a Gaza gli unici flash che brillano sono quelli delle bombe che esplodono su ospedali, delle armi di precisione dei cecchini che prendono di mira bambini inermi.</p>
<p>“Chi avrebbe accolto un artista serbo che sosteneva il governo genocida di Karadzic negli anni Novanta?”, si chiede provocatoriamente Tomaso Montanari.</p>
<p>Etnia, nazionalità e religione non c&#8217;entrano nulla con la nostra richiesta (oltretutto Butler è scozzese…). Gerard Butler e Gal Gadot hanno fornito appoggio sia finanziario che ideologico alle politiche israeliane. <b>Perché non dovrebbero essere tenuti in considerazione i comportamenti e le opinioni di queste celebrità a cui la grande risonanza mediatica dona rilevanza e influenza, normalizzando così pulizia etnica e genocidio?</b></p>
<p>Non si tratta dunque di censura ma di <b>boicottaggio culturale</b>, cioè una delle forme storiche di protesta non violenta e di resistenza contro l’abuso perpetrato da un potere schiacciante e crudele.</p>
<p>Ce lo insegna l’esperienza del boicottaggio culturale nei confronti dell’apartheid in Sud Africa.</p>
<p>Sarebbe caduto quel sistema suprematista, razzista e colonialista se proprio la musica, il cinema e il teatro, la letteratura e le arti non avessero contribuito a far sì che la consapevolezza di quello che avveniva in Sud Africa penetrasse la sensibilità del pubblico mondiale, escludendo da festival e concerti artisti di fama mondiale che accettavano di esibirsi a eventi che si tenevano in quel Paese?</p>
<p>Anna Foa in questi giorni afferma l’urgenza e la necessità di applicare ogni forma di protesta civile non violenta, compreso il boicottaggio, per fermare l’orrore a cui si è arrivati a Gaza come in Cisgiordania. Se i Paesi non disinvestono e le sanzioni non arrivano, non rimane che un boicottaggio che parta dalla base, dai cittadini.</p>
<p>Come dice Francesca Mannocchi, sono mesi, anni, che si aspetta che il mondo renda effettivi i provvedimenti sanzionatori verso la politica genocida di Israele. <b>Quanto tempo deve ancora andare sprecato?</b></p>
<p><b>Boicottare. Disinvestire. Sanzionare</b>. Subito. Cosa aspettiamo? <b>Che non ci sia più un </b></p>
<p><b>popolo palestinese in Palestina?</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="right"><b>V4P</b></p>
<p><b> </b></p>
<p align="right"><b>Per contatti:</b></p>
<p align="right"><b>Francesca Polici </b></p>
<p align="right"><b>(uff. stampa)</b></p>
<p style="text-align: right;"><b>3290478786</b></p>
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		<title>Palestina: il corridoio E1 non nasce oggi</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Aug 2025 09:03:59 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[pace e internazionalismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Stefano Galieni* Il 14 agosto scorso, il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich, con delega all’apartheid, aveva presentato in pompa magna il progetto E1 attraverso cui, realizzando circa 3.400 unità abitative in Cisgiordania, si intende spezzare definitivamente l’idea ormai perduta dei “due popoli due Stati”. Per il signor Smotrich esisterà quello che dalla “legge fondamentale” presentata [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>
<div><strong>Stefano Galieni*</strong></div>
</div>
<div></div>
<div itemprop="text">
<p>Il 14 agosto scorso, il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich, con delega all’apartheid, aveva presentato in pompa magna il progetto E1 attraverso cui, realizzando circa 3.400 unità abitative in Cisgiordania, si intende spezzare definitivamente l’idea ormai perduta dei “due popoli due Stati”. Per il signor Smotrich esisterà quello che dalla “legge fondamentale” presentata alla Knesset col nome “Israel as the Nation State of the Jewish People” (approvata il 18 luglio 2018), sarà uno “Stato etnico”, in cui anche l’eguaglianza fra i cittadini sarà un ricordo del passato. La legge fondamentale è l’ennesima conferma di quanto siano ipocrite le lamentele dei tanti sedicenti intellettuali, politici, giornalisti che fanno risalire l’inizio di tutto all’attacco del 7 ottobre e che magari oggi, timidamente, provano ad avanzare critiche di sproporzionalità nell’uso della forza al governo di Tel Aviv. Se realizzato, il progetto E1 priverebbe di qualsiasi continuità territoriale il territorio palestinese, isolando da Gerusalemme e fra loro, grossi centri come Ramallah, Nablus, Betlemme e Hebron. Ma qual è la situazione odierna?</p>
<p>La Cisgiordania o, come chiamata in loco, West Bank (guai ad utilizzare il termine Palestina, meglio “Giudea” e “Samaria”), sin dall’occupazione del 1967 ha visto la realizzazione di insediamenti (settlement) che inutilmente sono stati considerati illegali dagli organismi internazionali. Negli anni Ottanta crebbero a vista d’occhio per essere abitati da coloni, per lo più provenienti dall’Europa Orientale, a cui si offrivano non solo gli appartamenti gratis ma vasti appezzamenti di terreno, l’accesso privilegiato alle risorse idriche e venne loro garantito naturalmente anche il “diritto alla difesa” (licenza di uccidere). Un’applicazione anticipata della “legge fondamentale”. L’esproprio delle terre, l’abbattimento degli olivi e delle case di proprietà palestinese, furono all’origine della diffusione della cosiddetta prima Intifada. Se infatti la scintilla va legata all’uccisione di 4 lavoratori palestinesi nel campo profughi di Jabaliya a Gaza, la velocità con cui si espanse in tutta la Palestina occupata aveva radici ben più profonde. In tempi brevissimi, dato l’espandersi della rivolta (traduzione di Intifada), quella in cui contro i tank israeliani andavano adolescenti e ragazzini con le pietre, l’allora governo di Tel Aviv decise di realizzare strade di fatto inibite ai veicoli con targa di provenienza araba – già allora avevano colore diverso – vigilate dai militari e, quando occorreva, dagli stessi coloni. Era già apartheid e per i contadini palestinesi che volevano portare i propri prodotti nei mercati a Gerusalemme Est, per le famiglie dei villaggi attorno alle cittadine più grandi che volevano portare i propri figli a scuola, ogni giorno era un tormento. Allora buona parte del corpo docente palestinese proveniva dalle università di Praga o di altri Paesi del Patto di Varsavia, ma anche dall’Italia, avevano e trasmettevano una formazione laica che risentiva molto della cultura marxista ed internazionalista. Un’impronta che lasciava grande spazio in una cultura contadina e che, come quella italiana, aveva una forte impronta patriarcale, all’istruzione delle donne. In pochi mesi tutto questo venne scientemente distrutto: chiuse università pubbliche come quella di Birzeit, nei pressi di Ramallah, che allora veniva chiamata “la rossa”, chiuse le scuole pubbliche in quanto considerate incubatrici di terroristi – ricorda qualcosa? – l’accanimento giunse fino alle scuole elementari, guai ad avere bambini e bambine istruite.</p>
<p>Nello stesso periodo, per indebolire l’autorità dell’OLP, ingenti somme transitarono dal Qatar, da altri Paesi arabi, ma anche dal governo israeliano, per garantire invece l’apertura di nuove moschee. Per garantire un minimo di istruzione, soprattutto in alcuni villaggi, funzionarono le scuole popolari clandestine, ma furono un tentativo destinato a soccombere con gli arresti dei docenti e l’aumentare delle violenze. Alle famiglie che auspicavano per i propri figli, soprattutto maschi, almeno uno scampolo di formazione, restarono solo le madrasse, le scuole islamiche delle moschee e molti bambini furono mandati lì più per tenerli al sicuro che per fede.<br />
Ma si torna alla questione delle strade. Per chi si recava in moschea, allora, c’erano meno controlli e meno repressione. Chi tentava di mantenere in vita i comitati di resistenza o le piccole attività economiche che permettevano il sostentamento delle famiglie ne pagava invece le conseguenze. I bulldozer per distruggere le case e i frutteti, gli arresti amministrativi, le esecuzioni extragiudiziali, le deportazioni, la violenza indiscriminata soprattutto contro gli adolescenti che tiravano pietre. Degli oltre 1160 morti accertati per mano dell’esercito almeno 242 erano bambini.<br />
Evidentemente il vizio di uccidere i ragazzini fa parte delle regole d’ingaggio di uno degli eserciti più potenti del pianeta.</p>
<p>Dopo la firma degli Accordi di Oslo, nel 1993, diminuirono le ostilità ma non la costruzione di nuovi settlement, laddove c’erano le migliori risorse d’acqua e dove le vie di comunicazioni erano divenute sicure, aumentarono i coloni, sempre più armati per “difendersi” in un territorio ufficialmente non più occupato ma controllato dall’Amministrazione Nazionale Palestinese (ANP) che non solo è limitata negli armamenti di cui si può dotare ma a cui è stato affidato il compito di contenere gli animi di coloro che non si rassegnavano ad una continua erosione di spazi di libertà.<br />
E1, insomma, non fa altro che provare a rendere definitivo lo status quo. Insieme ai nuclei abitativi si prevede la realizzazione di zone industriali, commerciali e infrastrutture turistiche, con cui trasformare l’area in un vero, grande centro urbano capace di saldare Gerusalemme con gli insediamenti della valle del Giordano distruggendo l’economia agricola fondamentale per garantire cibo. Per chi resterà nelle città palestinesi, sempre che non si provi a realizzare un’altra mastodontica Nakba non resterà altro da fare che sfamarsi acquistando prodotti in Israele e diventandone dipendenti.</p>
<p>E si profila l’ombra scura delle proposte avanzate, già prima del 7 ottobre da un importante accademico israeliano, Mordechai Kedar. Per costui da decenni l’OLP è più pericolosa per Israele di Hamas ma entrambi vanno debellati. E lanciava, dall’inizio del genocidio a Gaza, una proposta. In un articolo uscito su <i>Bet Magazine </i>– e fatto proprio, ci duole dirlo, dalla Comunità ebraica di Roma sul suo periodico <i>Shalom </i>(pace) senza un briciolo di critica – il cui pensiero è stato ripreso da varie testate, afferma: “L’unica soluzione possibile è quella degli Emirati Arabi, basata sul sistema tribale tuttora predominante in Cisgiordania: in ognuna delle grandi città – Jenin, Nablus, Ramallah, Tulkarem, Qalqilya, Gerico e la parte araba di Hebron – può essere istituito un “Emirato sovrano” la cui fonte di autorità siano i capi delle famiglie locali, sul modello degli Emirati del Golfo”. Le aree rurali circostanti resterebbero in mano israeliana e i palestinesi che in queste aree vivono potrebbero “scegliere” di accettare la cittadinanza israeliana sapendo che si tratterebbe di uno status di serie b o andarsene sotto i nuovi governi.<br />
Lo studioso, che per altro ha anche un passato, forse un presente nei servizi segreti – non a caso considera fondamentale il rafforzamento della cybersecurity – aveva anche già pronta la soluzione per Gaza, la suddivisione in 6 distretti: Beit Lahia, Gaza, Dir al-Balah, Khan Yunis, Abasan al-Kabira e Rafah, con governatori locali che li amministrano e senza le presenze ingombranti del passato. L’attuale governo di Netanyahu sembra volerlo scavalcare a destra, desertificando Gaza e tutta la presenza palestinese nella Striscia, magari con la deportazione di massa più volte annunciata, per poi dedicarsi alla realizzazione della “Grande Israele” (uno Stato che non ha mai definito i propri confini geografici in barba ad ogni risoluzione). Se il piano dovesse funzionare l’espansione avrà campo libero, se dovesse incontrare troppi ostacoli, la soluzione di Kedar potrebbe costituire un valido compromesso.</p>
<p>Resta l’incognita della grande mobilitazione mondiale, anche se tardiva, che potrebbe far saltare questi orrendi piani coloniali.</p>
<p>*da Transform Italia</p>
</div>
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		<title>LETTERA APERTA ALLA BIENNALE DI VENEZIA</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Aug 2025 17:32:43 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[pace e internazionalismo]]></category>
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		<description><![CDATA[ALLA MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA ALLE GIORNATE DEGLI AUTORI ALLA SETTIMANA INTERNAZIONALE DELLA CRITICA AI PROFESSIONITƏ DEL CINEMA E DELL’AUDIOVISIVO, DELLA CULTURA E DELL’INFORMAZIONE “Fermate gli orologi, spegnete le stelle” Il carico è troppo per continuare a vivere come prima. Da quasi due anni a questa parte ci giungono immagini inequivocabili dalla striscia di Gaza [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto">
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<div>
<div>
<div>
<div>
<div dir="auto">ALLA MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA</div>
<div dir="auto">ALLE GIORNATE DEGLI AUTORI</div>
<div dir="auto">ALLA SETTIMANA INTERNAZIONALE DELLA CRITICA</div>
<div dir="auto">AI PROFESSIONITƏ DEL CINEMA E DELL’AUDIOVISIVO, DELLA CULTURA E DELL’INFORMAZIONE</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"><strong>“Fermate gli orologi, spegnete le stelle”</strong></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Il carico è troppo per continuare a vivere come prima. Da quasi due anni a questa parte ci giungono</div>
<div dir="auto">immagini inequivocabili dalla striscia di Gaza e dalla Cisgiordania. Assistiamo, incredulә e impotenti,</div>
<div dir="auto">allo strazio di un genocidio compiuto in diretta dallo Stato di Israele in Palestina. Nessunә potrà mai</div>
<div dir="auto">dire: “Io non sapevo, non immaginavo, non credevo”. Tuttә abbiamo visto. Tuttә vediamo.</div>
<div dir="auto">Eppure, mentre si accendono i riflettori sulla Mostra del Cinema di Venezia, rischiamo di vivere</div>
<div dir="auto">l’ennesimo grande evento impermeabile a tale tragedia umana, civile e politica. Lo spettacolo deve</div>
<div dir="auto">continuare, ci viene detto, esortandoci a distogliere lo sguardo &#8211; come se il “mondo del cinema” non</div>
<div dir="auto">avesse a che fare con il “mondo reale”.</div>
<div dir="auto">E invece è proprio attraverso le immagini, realizzate da colleghә, magari amicә, che abbiamo</div>
<div dir="auto">appreso del genocidio, delle aggressioni violente e anche omicide a registә e autorә in Cisgiordania,</div>
<div dir="auto">della punizione collettiva inflitta al popolo palestinese e di tutti gli altri crimini contro l’umanità</div>
<div dir="auto">commessi dal governo e dall’esercito israeliani. Quelle immagini che in questi mesi sono costate la</div>
<div dir="auto">vita a quasi 250 operatorә dell’informazione palestinesi.</div>
<div dir="auto">La Biennale e la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica dovrebbero celebrare la potenza</div>
<div dir="auto">dell’arte come mezzo di trasformazione, di testimonianza, di rappresentazione dell’umano e di</div>
<div dir="auto">sviluppo della coscienza critica. Ed è proprio questo a renderla uno straordinario mezzo di</div>
<div dir="auto">riflessione, di partecipazione attiva e di resistenza.</div>
<div dir="auto">In risposta alle dichiarazioni spesso tiepide, vaghe o, peggio, comode espresse dagli organi di potere,</div>
<div dir="auto">dell’informazione e della cultura, rivendichiamo una posizione chiara e priva di ambiguità: è tempo</div>
<div dir="auto">non solo di empatia ma anche di responsabilità. La semantica, il linguaggio, le parole e le immagini,</div>
<div dir="auto">non sono accessori, specie per chi crede nell’arte: sono una forma di resistenza fondamentale e</div>
<div dir="auto">necessaria. Altrimenti dovremmo arrenderci all’evidenza che essere cineastә o giornalistә, oggi, non</div>
<div dir="auto">ha più alcun senso.</div>
<div dir="auto">Per questo, noi attivistә, giornalistә e professionistə del cinema e dell’audiovisivo crediamo che per</div>
<div dir="auto">una volta lo spettacolo, almeno per qualche momento, debba fermarsi, interrompere il flusso di</div>
<div dir="auto">indifferenza, aprire un varco alla consapevolezza. Chiediamo quindi alla Biennale, alla Mostra, alle</div>
<div dir="auto">Giornate degli Autori e alla Settimana della Critica di prendere una posizione netta e sostenere</div>
<div dir="auto">queste istanze. Rivendichiamo altresì la necessità di spazi e modalità di narrazione per la Palestina</div>
<div dir="auto">rivolgendoci a tuttә coloro che possono e vogliono spostare qualcosa a qualsiasi livello. A Venezia</div>
<div dir="auto">tutti i riflettori saranno puntati sul mondo del cinema, abbiamo tuttә il dovere di far conoscere le</div>
<div dir="auto">storie e le voci di chi viene massacratә anche con la complice indifferenza occidentale.</div>
<div dir="auto">Esortiamo tutti i settori della cultura e dell’informazione a utilizzare, in occasione della Mostra, la</div>
<div dir="auto">propria immagine e i propri mezzi per creare un sottofondo costante di parole e di iniziative: che</div>
<div dir="auto">non venga mai meno la voce della verità sulla pulizia etnica, sull’apartheid, sull’occupazione illegale</div>
<div dir="auto">dei territori palestinesi, sul colonialismo e su tutti i crimini contro l’umanità commessi da Israele per</div>
<div dir="auto">decenni e non solo dal 7 ottobre.</div>
<div dir="auto">Invitiamo chi lavora nel cinema a immaginare, coordinare e realizzare insieme, durante la Mostra,</div>
<div dir="auto">azioni che diano risonanza al dissenso verso le politiche governative filosioniste: un dissenso</div>
<div dir="auto">espresso nel segno della creatività, grazie alle nostre capacità artistiche, comunicative e</div>
<div dir="auto">organizzative.</div>
<div dir="auto">Noi artistә e amantә dell’arte,</div>
<div dir="auto">noi professionistә del settore e appassionatә del cinema,</div>
<div dir="auto">noi organizzatorә, formatorә e addettә all’informazione,</div>
<div dir="auto">noi che siamo il cuore pulsante di questa Mostra,</div>
<div dir="auto">ribadiamo con fermezza che non saremo complici ignavә,</div>
<div dir="auto">che non rimarremo in silenzio,</div>
<div dir="auto">che non volgeremo lo sguardo altrove,</div>
<div dir="auto">che non cederemo all’impotenza e alle logiche del potere.</div>
<div dir="auto">Ce lo impone l’epoca in cui viviamo e la responsabilità di esseri umani.</div>
<div dir="auto">Non esiste Cinema senza umanità.</div>
<div dir="auto">Facciamo in modo che questa mostra abbia un senso e che non si trasformi in una triste e vacua</div>
<div dir="auto">vetrina.</div>
<div dir="auto">Insieme, con coraggio, con integrità.</div>
<div dir="auto">Palestina libera!</div>
<div dir="auto">Invitiamo ad aderire inviando una mail a venice4palestine@gmail.com</div>
<div dir="auto"></div>
</div>
<div>
<div dir="auto">ADESIONI LETTERA APERTA ALLA BIENNALE DI VENEZIA V4P</div>
<div dir="auto">Osama Abouelkhair (direttore della fotografia)</div>
<div dir="auto">Roberto Accornero (attore)</div>
<div dir="auto">Francesca Addonizio (montatrice)</div>
<div dir="auto">Sara Agostinelli (ufficio stampa)</div>
<div dir="auto">Vincenzo Agosto (regista)</div>
<div dir="auto">Greta Agresti (regista/produttrice)</div>
<div dir="auto">Elena Aime (casting)</div>
<div dir="auto">Giuseppe Marco Albano (regista)</div>
<div dir="auto">Federica Alderighi (produttrice)</div>
<div dir="auto">Artemide Alfieri (montatrice)</div>
<div dir="auto">Michele Alhaique (regista)</div>
<div dir="auto">Cécile Allegra (regista)</div>
<div dir="auto">Francesca Sofia Allegra (montatrice)</div>
<div dir="auto">Carla Altieri (produttrice)</div>
<div dir="auto">Alessandro Amato (produttore)</div>
<div dir="auto">Pierandrea Amato (professore universitario)</div>
<div dir="auto">Simone Amendola (regista/autore)</div>
<div dir="auto">Simonetta Amenta (produttrice)</div>
<div dir="auto">Francesca Amitrano (direttore della fotografia)</div>
<div dir="auto">Carmine Amoroso (regista)</div>
<div dir="auto">Elisa Amoruso (regista/sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Armando Andria (producer/organizzatore culturale/critico)</div>
<div dir="auto">Chiara Andrich (filmmaker/producer/programmer)</div>
<div dir="auto">Franco Angeli (regista)</div>
<div dir="auto">Claudia Angelillo (ass. montaggio)</div>
<div dir="auto">Laura Angiulli (regista)</div>
<div dir="auto">Alessandro Aniballi (sceneggiatore/montatore)</div>
<div dir="auto">Gina Annunziata (curatrice e docente di cinema)</div>
<div dir="auto">Raffaella Antinucci (attrice)</div>
<div dir="auto">Angelo Antolino (fotografo)</div>
<div dir="auto">Angela Anzelmo (ass. montaggio)</div>
<div dir="auto">Fabrizio Apolloni (attore)</div>
<div dir="auto">Benedetta Argentieri (giornalista)</div>
<div dir="auto">Gianluca Arcopinto (produttore)</div>
<div dir="auto">Swann Arlaud (attore)</div>
<div dir="auto">Vera Arma (CEO Artis Project)</div>
<div dir="auto">Enrico Maria Artale (regista)</div>
<div dir="auto">Massimo Arvat (produttore)</div>
<div dir="auto">Franzis Ascari (compositore)</div>
<div dir="auto">Naidra Ayadi (attrice)</div>
<div dir="auto">Enrico Azzano (direttore editoriale)</div>
<div dir="auto">Yacine Badday (sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Giordano Baffari (produttore)</div>
<div dir="auto">Luis Fulvio Baglivo (autore TV)</div>
<div dir="auto">Mariangela Barbanente (sceneggiatrice/documentarista)</div>
<div dir="auto">Ginevra Barboni (regista/autrice cinematografica)</div>
<div dir="auto">Alessia Barela (attrice)</div>
<div dir="auto">Aurora Alma Bartiromo (development producer)</div>
<div dir="auto">Chiara Barzini (scrittrice/sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Irene Batistini (festival programmer/talent handler)</div>
<div dir="auto">Giovanni Battaglia (libero professionista)</div>
<div dir="auto">Christian Battiferro (filmmaker)</div>
<div dir="auto">Dominique Baumard (sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Elena Beatrice (regista e sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Valentina Bellè (attrice)</div>
<div dir="auto">Sarah Bellinazzi (project assistant)</div>
<div dir="auto">Luca Bellino (regita)</div>
<div dir="auto">Marco Bellocchio (regista)</div>
<div dir="auto">Barbara Belzini (giornalista)</div>
<div dir="auto">Mehdi Ben Attia (regista/sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Nacéra Benali (giornalista)</div>
<div dir="auto">Mia Benedetta (attrice)</div>
<div dir="auto">Matteo Berdini (regista/giornalista)</div>
<div dir="auto">Sonia Bergamasco (attrice)</div>
<div dir="auto">Patrizia Bernardini (attrice)</div>
<div dir="auto">Maria Sabina Berra (giornalista/selezionatrice)</div>
<div dir="auto">Giulia Bevilacqua (attrice)</div>
<div dir="auto">Antonio Biasiucci (fotografo)</div>
<div dir="auto">Antonio Alvise Bibbò (attore)</div>
<div dir="auto">Leonardo Bigazzi (curatore/produttore)</div>
<div dir="auto">Luca Bigazzi (direttore della fotografia)</div>
<div dir="auto">Graziella Bildesheim (consulente/formatrice)</div>
<div dir="auto">Roberto Bisesti (ufficio stampa)</div>
<div dir="auto">Marino Bisso (giornalista)</div>
<div dir="auto">Mario Blaconà (regista/critico cinematografico)</div>
<div dir="auto">Fabio Bobbio (regista)</div>
<div dir="auto">Barbara Bobulova (attrice)</div>
<div dir="auto">Antonio Bocola (regista)</div>
<div dir="auto">Guido Boffi (docente universitario)</div>
<div dir="auto">Kostantin Bojanov (regista/sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Maria-Delfina Bonada (giornalista)</div>
<div dir="auto">Christian Bonatesta (aiuto regia)</div>
<div dir="auto">Paolo Bonfini (scenografo)</div>
<div dir="auto">Livia Bonifazi (attrice)</div>
<div dir="auto">Marco Bonini (attoe/sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Jacopo Bonvicini (regista)</div>
<div dir="auto">Isabella Bordoni (artista/curatrice)</div>
<div dir="auto">Antonio Borrelli (produttore/operatore culturale)</div>
<div dir="auto">Cristiano Bortone (regista)</div>
<div dir="auto">Diego Botta (sceneggiatore/regista)</div>
<div dir="auto">Bastien Bouillon (attore)</div>
<div dir="auto">Matteo Bove (ass. montaggio)</div>
<div dir="auto">Barbara Bovoli (attrice)</div>
<div dir="auto">Claudio Bozzatello (regista/associazione)</div>
<div dir="auto">Fabrizio Bradanini (ass. montaggio)</div>
<div dir="auto">Alex Braga (artista sperimentale)</div>
<div dir="auto">Stefania Brai (giornalista)</div>
<div dir="auto">Alessia Brandoni (critica/curatrice/programmatrice</div>
<div dir="auto">cinematografica/saggista/ricercare/avvocata)</div>
<div dir="auto">Maurizio Braucci (scrittore)</div>
<div dir="auto">Alessandro Bressanello (attore/regista)</div>
<div dir="auto">Claudia Brignone (regista)</div>
<div dir="auto">Sara Brollo (filmmaker)</div>
<div dir="auto">Emanuela Bruschi (addetta stampa)</div>
<div dir="auto">Benedetta Buccellato (attrice/drammaturga)</div>
<div dir="auto">Giusy Buccheri (autrice/regista)</div>
<div dir="auto">Alberto Buonfigli (responsabile Cinéma)</div>
<div dir="auto">Manuela Buono (produttrice/sales agent)</div>
<div dir="auto">Luca Cabriolu (produttore)</div>
<div dir="auto">Anna Cadioli (ass. montaggio)</div>
<div dir="auto">Esmeralda Calabria (regista/montatrice cinematografica)</div>
<div dir="auto">Silvia Calderoni (attrice, autrice)</div>
<div dir="auto">Marco Calvani (attore/filmmaker)</div>
<div dir="auto">Daniele Camaioni (montatore)</div>
<div dir="auto">Angelo Camba (regista)</div>
<div dir="auto">Eva Cambiale (attrice)</div>
<div dir="auto">Andrea Campajola (montatore)</div>
<div dir="auto">Sandra Campanini (esercente)</div>
<div dir="auto">Nicola Campiotti (regista)</div>
<div dir="auto">Rita Cancellaro (attrice)</div>
<div dir="auto">Giovanna Cane’ (producer)</div>
<div dir="auto">Luca Cangiano (ass. montaggio)</div>
<div dir="auto">Loredana Cannata (attrice/attivista)</div>
<div dir="auto">Antonio Capellupo (giornalista/operatore culturale)</div>
<div dir="auto">Chiara Capitani (attrice/arte terapeuta)</div>
<div dir="auto">Clarissa Cappellani (direttrice della fotografia)</div>
<div dir="auto">Enrica Capra (produttrice)</div>
<div dir="auto">Mino Capuano (regista)</div>
<div dir="auto">Luca Caputi (ass. montaggio)</div>
<div dir="auto">Edoardo Carbonara (attore)</div>
<div dir="auto">Gennaro Carillo (filosofo politico)</div>
<div dir="auto">Christian Carmosino Mereu (regista)</div>
<div dir="auto">Giuseppe Carrieri (regista)</div>
<div dir="auto">Sara Casani (casting)</div>
<div dir="auto">Amira Casar (attrice)</div>
<div dir="auto">Claudio Casazza (regista)</div>
<div dir="auto">Stefania Casini (attrice / regista /autrice)</div>
<div dir="auto">Veronica Cascelli (sceneggiatrice e story editor)</div>
<div dir="auto">Fabrizio Cassandro (regista)</div>
<div dir="auto">Antonio Maria Castaldo (autore/regista)</div>
<div dir="auto">Michele Castelli (montatore)</div>
<div dir="auto">Luciana Castellina (giornalista/scrittrice)</div>
<div dir="auto">Massimo Casula (produttore)</div>
<div dir="auto">Luigi Catani (attore)</div>
<div dir="auto">Camilla Cattabriga (direttrice della fotografia)</div>
<div dir="auto">Roberto Cavallini (produttore)</div>
<div dir="auto">Natale Cennamo</div>
<div dir="auto">Ottavia Cernuschi (direttrice artistica)</div>
<div dir="auto">Lionello Cerri (produttore/esercente)</div>
<div dir="auto">Alessia Cervini (docente universitaria)</div>
<div dir="auto">Michela Cesaretti Salvi (attrice/narratrice)</div>
<div dir="auto">Mohamed Challouf (regista/produttore)</div>
<div dir="auto">Ian Chambers (professore universitario)</div>
<div dir="auto">Cecilia Chianese (organizzatrice festival)</div>
<div dir="auto">Marco Chiappetta (regista/sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Sophie Chiarello (autrice-regista)</div>
<div dir="auto">Daniela Ciancio (costumista)</div>
<div dir="auto">Alessandra Cianelli (artista ricercatrice indipendente)</div>
<div dir="auto">Arianna Cicero (assistente programmazione/programmatrice festival)</div>
<div dir="auto">Valentina Cicogna (montatrice/regista)</div>
<div dir="auto">Gabriele Ciglia (esercente)</div>
<div dir="auto">Andrea Cimino (montatore)</div>
<div dir="auto">Ilaria Cimmino (montatrice)</div>
<div dir="auto">Daniele Cini (regista)</div>
<div dir="auto">Francesca Ciocchetti (attrice)</div>
<div dir="auto">Lorenzo Cioffi (produttore)</div>
<div dir="auto">Giovanni Cioni (cineasta)</div>
<div dir="auto">Evita Ciri (lavoratrice dello spettacolo)</div>
<div dir="auto">Luca Ciriello (regista)</div>
<div dir="auto">Chiara Civello (cantautrice &#8211; musicista)</div>
<div dir="auto">Francesco Clerici (regista documentarista)</div>
<div dir="auto">Annarita Cocca &#8211; (regista/direttrice artistica Festival)</div>
<div dir="auto">Stefano Coccia (giornalista)</div>
<div dir="auto">Martina Cocco (direttrice della fotografia)</div>
<div dir="auto">Anna Coccoli (regista)</div>
<div dir="auto">Alessandro Cocorullo (dir. artistico Villammare FilmFest)</div>
<div dir="auto">Costanza Coldagelli (produttrice)</div>
<div dir="auto">Laura Colella (sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Mattia Colombo (regista/autore)</div>
<div dir="auto">Daniele Coluccini (regista)</div>
<div dir="auto">Marina Confalone (attrice)</div>
<div dir="auto">Michele Conforti (regista)</div>
<div dir="auto">Giordano Corapi (compositore)</div>
<div dir="auto">Maud Corino (distributrice)</div>
<div dir="auto">Pappi Corsicato (regista)</div>
<div dir="auto">Giulia Cosentino (regista)</div>
<div dir="auto">Valeria Cosenza (cineventi)</div>
<div dir="auto">Silvana Costa (montatrice/documentarista)</div>
<div dir="auto">Francesco Costabile (regista)</div>
<div dir="auto">Stefano Cravero (montatore cinematografico)</div>
<div dir="auto">Carlo Cremona (dir. artistico Omovies)</div>
<div dir="auto">Alessio Cremonini (regista/sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Carolina Crescentini (attrice)</div>
<div dir="auto">Giulia Crisci (curatrice)</div>
<div dir="auto">Lucille Cristaldi (produttore creativo)</div>
<div dir="auto">Natalie Cristiani (montatrice)</div>
<div dir="auto">Giulio Cristini (attore)</div>
<div dir="auto">Domenico Croce (regista)</div>
<div dir="auto">Fabrizio Croce (critico cinematografico)</div>
<div dir="auto">Jacopo Crovella (attore)</div>
<div dir="auto">Valerio Cruciani (docente, autore/sceneggiatore, consulente editoriale)</div>
<div dir="auto">Francesca Cualbu (COO The Apartment)</div>
<div dir="auto">Davide Cuccurugnani (montatore)</div>
<div dir="auto">Luca Cusella (filmmaker)</div>
<div dir="auto">Felice D’Agostino (regista)</div>
<div dir="auto">Stefano D&#8217;Anna (musicista/insegnante)</div>
<div dir="auto">Massimo D’Anolfi (regista)</div>
<div dir="auto">Daria D’Antonio (direttrice della fotografia)</div>
<div dir="auto">Alessandra D’Egidio (scrittrice/bibliotecaria)</div>
<div dir="auto">Marita D’Elia (casting director)</div>
<div dir="auto">Ciro D’Emilio (regista)</div>
<div dir="auto">Cristina D’Eredità (montatrice)</div>
<div dir="auto">Damiano D’Innocenzo (regista/sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Fabio D’Innocenzo (regista/sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Rosario D’Uonno (dir. Marano Ragazzi Spot Festival)</div>
<div dir="auto">Roberta Da Soller (attrice)</div>
<div dir="auto">Chiara Dainese (montatrice)</div>
<div dir="auto">Gea Dall’Orto (attrice)</div>
<div dir="auto">Charles Dance (attore/regista)</div>
<div dir="auto">Serena Dandini (autrice)</div>
<div dir="auto">Marco Danieli (regista)</div>
<div dir="auto">Lisa De Benedettis (set decorator)</div>
<div dir="auto">Ciro De Caro (regista)</div>
<div dir="auto">Jacopo De Falco (regista)</div>
<div dir="auto">Stefano De Felici (regista )</div>
<div dir="auto">Domiziana De Fulvio (intimacy coordinator/regista)</div>
<div dir="auto">Greta De Lazzaris (direttrice della fotografia)</div>
<div dir="auto">Alice de Lencquesaing (attrice)</div>
<div dir="auto">Antonietta De Lillo (regista)</div>
<div dir="auto">Alessio De Persio (attore)</div>
<div dir="auto">Francesca Romana De Martini (attrice)</div>
<div dir="auto">Ivano De Matteo (Regista)</div>
<div dir="auto">Daniele De Michele (regista)</div>
<div dir="auto">Marika De Rosa (comunicazione e marketing)</div>
<div dir="auto">Manuela De Rosas (insegnante)</div>
<div dir="auto">Gianluca De Serio (regista)</div>
<div dir="auto">Massimiliano De Serio (regista)</div>
<div dir="auto">Ciro De Venezia (fisioterapista)</div>
<div dir="auto">Gerardo De Vivo (direttore cinema)</div>
<div dir="auto">Alain Declercq (artista)</div>
<div dir="auto">Vania Del Borgo (autrice/produttrice)</div>
<div dir="auto">Davide Del Degan (regista)</div>
<div dir="auto">Gaia Del Giudice (Architettə/Ricercatorə/Docente/Curatorə rassegne cinema /Attivista)</div>
<div dir="auto">Liryc Dela Cruz (artista/regista)</div>
<div dir="auto">Benoit Delépine (attore)</div>
<div dir="auto">Alessandra Della Guardia (attrice/autrice)</div>
<div dir="auto">Mattia Della Puppa (produttore)</div>
<div dir="auto">Donatella Della Ratta (professoressa)</div>
<div dir="auto">Caroline Deruas Peano (regista)</div>
<div dir="auto">Agostino Devastato (regista)</div>
<div dir="auto">Alberto Diana (regista/programmer)</div>
<div dir="auto">Valerio Di Benedetto (attore)</div>
<div dir="auto">Biagio Di Bennardo (Autore)</div>
<div dir="auto">Leonardo Di Costanzo (regista)</div>
<div dir="auto">Dadà Di Donna (illustratrice/grafica)</div>
<div dir="auto">Anna Di Francisca (regista)</div>
<div dir="auto">Valentina Di Geronimo (production/costume designer)</div>
<div dir="auto">Federica Di Giacomo (Regista/Autrice)</div>
<div dir="auto">Claudia Di Lascia (produttrice creativa)</div>
<div dir="auto">Nina Di Majo (regista/sceneggiatrice/ artista multimediale)</div>
<div dir="auto">Ra Di Martino (regista e artista visiva)</div>
<div dir="auto">Mauro Di Maro (fotografo)</div>
<div dir="auto">Antonella Di Nocera (producer/attivista culturale)</div>
<div dir="auto">Elio Di Pace (operatore di macchina)</div>
<div dir="auto">Giulia Di Quilio (attrice)</div>
<div dir="auto">Maria Di Razza (regista/operatrice culturale)</div>
<div dir="auto">Francesco Di Stefano (montatore)</div>
<div dir="auto">Roberto Di Tanna (montatore)</div>
<div dir="auto">Karole Di Tommaso (regista)</div>
<div dir="auto">Attilio Di Turi (ass. montaggio)</div>
<div dir="auto">Micaela Natascia Di Vito (montatrice)</div>
<div dir="auto">Donatella Diamanti (sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Pierluca Ditano (regista/autore)</div>
<div dir="auto">Audrey Diwan (sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Alessio Doglione (montatore cinema/TV)</div>
<div dir="auto">Stefano Domenichetti Carlini (montatore)</div>
<div dir="auto">Tonino Dominici (ass. montaggio)</div>
<div dir="auto">Giulio Donato (attore)</div>
<div dir="auto">Dimitri Doré (attore)</div>
<div dir="auto">Laetitia Dosch (attrice)</div>
<div dir="auto">Martin Drouot (sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Julie Dupré (montatrice)</div>
<div dir="auto">Giacomo Durzi (sceneggiatore/produttore)</div>
<div dir="auto">Virginia Eleuteri Serpieri (regista)</div>
<div dir="auto">Jean Elia (development executive)</div>
<div dir="auto">Fabrizio Elvetico (musicista/compositore)</div>
<div dir="auto">Francesca Era (montatrice cinematografica)</div>
<div dir="auto">Lucrezia Ercolani (giornalista)</div>
<div dir="auto">Benedikt Erlingsson (regista/attore)</div>
<div dir="auto">Giovanni Esposito (regista)</div>
<div dir="auto">Patrizio Esposito (fotografo)</div>
<div dir="auto">Alessandro Fabbri (sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Daniele Fabrizi (produttore delegato)</div>
<div dir="auto">Giulio Fabroni (sceneggiatore/regista)</div>
<div dir="auto">Sara Falcone (storica e critica cinematografica)</div>
<div dir="auto">Ludovica Fales (regista)</div>
<div dir="auto">Niccolò Falsetti (Regista/sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Alessandro Farrattini (produttore)</div>
<div dir="auto">Sepideh Farsi (regista)</div>
<div dir="auto">Alberto Fasulo (regista)</div>
<div dir="auto">Silvia Favro (ass. montaggio)</div>
<div dir="auto">Giacomo Fausti (regista)</div>
<div dir="auto">Alessio M. Federici (regista)</div>
<div dir="auto">Alessandro Fedrigo (musicista)</div>
<div dir="auto">Carola Fenocchio (costumista)</div>
<div dir="auto">Massimo Ferrante (musicista)</div>
<div dir="auto">Abel Ferrara (regista/sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Minnie Ferrara (direttrice scuola di cinema)</div>
<div dir="auto">Caterina Ferrari (regista)</div>
<div dir="auto">Nadia Ferrari (pensionata)</div>
<div dir="auto">Paolo Ferrari (direttore della fotografia)</div>
<div dir="auto">Francesco Ferraris (montatore cinematografico)</div>
<div dir="auto">Vanessa Ferrauto (truccatrice)</div>
<div dir="auto">Agostino Ferrente (regista)</div>
<div dir="auto">Luca Ferretti (programmatore)</div>
<div dir="auto">Margherita Ferri (regista/sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Emma Ferulano (autrice)</div>
<div dir="auto">Anna Ferzetti (attrice)</div>
<div dir="auto">Lisa Festa (autrice, attrice e regista)</div>
<div dir="auto">Sara Fgaier (regista)</div>
<div dir="auto">Francesco Filpa (attore)</div>
<div dir="auto">Christian Filippi (regista)</div>
<div dir="auto">Laura Fimognari (attrice)</div>
<div dir="auto">Luciana Fina (cineasta)</div>
<div dir="auto">Milena Fiore (montatrice/tecnica audiovisiva)</div>
<div dir="auto">Emanuele Fiorito (montatore)</div>
<div dir="auto">Federica Flavoni (attrice)</div>
<div dir="auto">Francesca Floris (produttrice)</div>
<div dir="auto">Anna Foglietta (attrice)</div>
<div dir="auto">Alessia Foraggio (casting)</div>
<div dir="auto">Annalisa Forgione (montatrice)</div>
<div dir="auto">Giorgio Forni (professore)</div>
<div dir="auto">Edoardo Fracchia (produttore)</div>
<div dir="auto">Ottavia Fragnito (produttrice)</div>
<div dir="auto">Ilaria Fraioli (montatrice)</div>
<div dir="auto">Giogiò Franchini (montatore)</div>
<div dir="auto">Camilla Francini (Regista)</div>
<div dir="auto">Davide Franco (montatore/docente)</div>
<div dir="auto">Emanuela Fresi (attrice)</div>
<div dir="auto">Oscar Frosio (lighting designer)</div>
<div dir="auto">Dario Fusco (regista e operatore)</div>
<div dir="auto">Daniele Gaglianone (regista/sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Stefano Galieni (giornalista/scrittore)</div>
<div dir="auto">Massimiliano Gallo (attore/regista)</div>
<div dir="auto">Michele Gallone (montatore)</div>
<div dir="auto">Gabriella Gallozzi (giornalista)</div>
<div dir="auto">Carlotta Gamba (attrice)</div>
<div dir="auto">Roberto Gambacorta (produttore)</div>
<div dir="auto">Davide Gambino (regista/produttore)</div>
<div dir="auto">Matteo Garrone (regista)</div>
<div dir="auto">Luca Gasparini (montatore/regista/scrittore)</div>
<div dir="auto">Alice Gatti (regista)</div>
<div dir="auto">Simone Gattoni (produttore)</div>
<div dir="auto">Sandra Gaudenzi (senior lecturer)</div>
<div dir="auto">Giuseppe Gaudino (regista)</div>
<div dir="auto">Michelangelo Gelormini (regista)</div>
<div dir="auto">Ivan Gergolet (regista, sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Francesca Geria (operatrice culturale)</div>
<div dir="auto">Claudia Gerini (attrice)</div>
<div dir="auto">Elio Germano (attore)</div>
<div dir="auto">Fabio Gervasio (ass. montaggio)</div>
<div dir="auto">Vito Gennaro Giacalone (attore/regista)</div>
<div dir="auto">Aura Ghezzi (attrice/filmmaker)</div>
<div dir="auto">Sara Jane Ghiotti (musicista)</div>
<div dir="auto">Giorgio Giampà (produttore)</div>
<div dir="auto">Matteo Giampetruzzi (regista)</div>
<div dir="auto">Fabrizio Gifuni (attore)</div>
<div dir="auto">Giorgio Gigliotti (giornalista/scrittore)</div>
<div dir="auto">Alessandro Giordani (montatore)</div>
<div dir="auto">Daniela Giordano (attrice/regista)</div>
<div dir="auto">Sofia Giordano (studentessa formazione)</div>
<div dir="auto">Stefania Giordano (ass. costumista)</div>
<div dir="auto">Valeria Golino (regista/attrice)</div>
<div dir="auto">Cosimo Gomez (regista)</div>
<div dir="auto">Emilio Gonella (violoncellista)</div>
<div dir="auto">Marcantonio Graffeo</div>
<div dir="auto">Andrea Grasselli (regista)</div>
<div dir="auto">Salvatore Santo Grasso (cantautore)</div>
<div dir="auto">Flaminia Graziadei (regista/screenwriter)</div>
<div dir="auto">Federico Greco (filmmaker/saggista)</div>
<div dir="auto">Michela Greco (giornalista)</div>
<div dir="auto">Riccardo Gregori (montatore cinematografico)</div>
<div dir="auto">Luca Grimaldi (Regista)</div>
<div dir="auto">Andrea Gropplero (regista)</div>
<div dir="auto">Mirko Guerra (fonico)</div>
<div dir="auto">Maurizio Guerri (docente accademico)</div>
<div dir="auto">Lucie Guesnier (autrice/regista)</div>
<div dir="auto">Sonali Gulati (filmmaker indipendente)</div>
<div dir="auto">Ahmed Hafiene (attore)</div>
<div dir="auto">Fortunato Marco Iannaccone (attore)</div>
<div dir="auto">Marta Innocenti (regista/autrice)</div>
<div dir="auto">Andrea Inzerillo (direttore artistico Sicilia Queer FilmFest)</div>
<div dir="auto">Ant Hampton (artista)</div>
<div dir="auto">Lilia Hartmann Trapani (casting director)</div>
<div dir="auto">Sofia Iacuitto (attrice)</div>
<div dir="auto">Serena Iansiti (attrice)</div>
<div dir="auto">Francesca innocenzi (scenografa/pittrice di scena/performer)</div>
<div dir="auto">Tecla Insolia (attrice)</div>
<div dir="auto">Maria Iovine (regista)</div>
<div dir="auto">Simone Isola (produttore)</div>
<div dir="auto">Valerio Jalongo (regista)</div>
<div dir="auto">Luca Jankovic (regista)</div>
<div dir="auto">Roan Johnson (regista)</div>
<div dir="auto">Silvia Jop (direttrice artistica)</div>
<div dir="auto">Gaël Kamilindi (attore/regista)</div>
<div dir="auto">Babak Karimi (attore)</div>
<div dir="auto">Juliette Kempf (regista)</div>
<div dir="auto">Dalila Kharbouche (streetcasting)</div>
<div dir="auto">Raika Khosravi (producer)</div>
<div dir="auto">Firouzeh Khosrovani (regista)</div>
<div dir="auto">Nicolas Klotz (regista)</div>
<div dir="auto">Giuliano La Franca (filmmaker)</div>
<div dir="auto">Maria Cristina La Parola (costumista)</div>
<div dir="auto">Davide Labanti (regista/aiuto regia)</div>
<div dir="auto">Wilma Labate (regista)</div>
<div dir="auto">Ariane Labed (regista/attrice)</div>
<div dir="auto">Mariano Lamberti (regista)</div>
<div dir="auto">Chiara Lambiase (docente/scenografa)</div>
<div dir="auto">Simona Lamorgese (attrice)</div>
<div dir="auto">Patrizia Laquidara (cantautrice/attrice/scrittrice)</div>
<div dir="auto">Stefano Lari (Regista pubblicità)</div>
<div dir="auto">Tony Laudadio (attore/scrittore)</div>
<div dir="auto">Chiara Laudani (sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Paul Laverty (sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Erwan Le Duc (regista)</div>
<div dir="auto">Paul Lee (regista/sceneggiatore/produttore/festival programmer)</div>
<div dir="auto">Chiara Lenzi (comunicazione cinema)</div>
<div dir="auto">Angelica Leo (attrice)</div>
<div dir="auto">Doriana Leondeff (sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Alessandro Leone (regista)</div>
<div dir="auto">Bruno Leone (burattinaio)</div>
<div dir="auto">Dario Leone (attore)</div>
<div dir="auto">Ivano Leone (lighting console operator)</div>
<div dir="auto">Beppe Leonetti (montatore)</div>
<div dir="auto">Alessia Lepore (Sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Pierfrancesco Li Donni (regista/produttore)</div>
<div dir="auto">Daniele Lince (regista e sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Luigi Lo Cascio (attore)</div>
<div dir="auto">Tiziana Lo Porto (scrittrice/traduttrice)</div>
<div dir="auto">Ken Loach (regista)</div>
<div dir="auto">Canio Loguercio (musicista)</div>
<div dir="auto">Boris Lojkine (cinéaste)</div>
<div dir="auto">Stefano Lorenzi (sceneggiatore/regista)</div>
<div dir="auto">Annalisa Lori (attrice)</div>
<div dir="auto">Claudio Losavio (attore)</div>
<div dir="auto">Fabiomassimo Lozzi (regista)</div>
<div dir="auto">Loriana Lucarini (montatrice TV)</div>
<div dir="auto">Teresa Lucente (sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Daniele Luchetti (regista)</div>
<div dir="auto">Luca Lucini (regista)</div>
<div dir="auto">Carlo Luglio (regista e sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Caterina Lusena de Sarmiento (costumista)</div>
<div dir="auto">Silvia Luzi (regista)</div>
<div dir="auto">Silvia Luzzi (attrice/regista/autrice)</div>
<div dir="auto">Filippo Macelloni (regista/produttore)</div>
<div dir="auto">Romana Maggiora Vergano (attrice)</div>
<div dir="auto">Giorgio Magliulo (produttore)</div>
<div dir="auto">Andrea Magnani (regista/produttore)</div>
<div dir="auto">Rosa Maietta (regista/montatrice)</div>
<div dir="auto">Irene Maiorino (attrice)</div>
<div dir="auto">Lucia Mascino (attrice)</div>
<div dir="auto">Cristiana Mainardi (produttrice/sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Enrico Maisto (documentarista)</div>
<div dir="auto">Marco Malfi Chindemi (produttore)</div>
<div dir="auto">Carolina Mancini (giornalista)</div>
<div dir="auto">Michela Mancusi (avvocato)</div>
<div dir="auto">Gaia Mandara (ass. montaggio)</div>
<div dir="auto">Manuele Mandolesi (regista)</div>
<div dir="auto">Pina Mandolfo (scrittrice/regista/sceneggiatrice/operatrice culturale)</div>
<div dir="auto">Luca Mandrile (montatore)</div>
<div dir="auto">Luca Manes (regista/montatore)</div>
<div dir="auto">Simone Manetti (regista)</div>
<div dir="auto">Fiorella Mannoia (cantante/cantautrice)</div>
<div dir="auto">Salvo Manzone (regista documentarista)</div>
<div dir="auto">Erika Manoni (montatrice/docente)</div>
<div dir="auto">Eleonora Marangoni (scrittrice/autrice)</div>
<div dir="auto">Pietro Marcello (regista)</div>
<div dir="auto">Francesca Marciano (sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Paolo Marescotti (regista)</div>
<div dir="auto">Salvatore Marfella (critico cinematografico)</div>
<div dir="auto">Pasquale Mari (lighting designer)</div>
<div dir="auto">Tiziano Mariani (attore)</div>
<div dir="auto">Alessandro Marinelli (montatore/regista)</div>
<div dir="auto">Eleonora Marino (documentarista/montatrice)</div>
<div dir="auto">Mario F. Martone (produtore/filmmaker)</div>
<div dir="auto">Mario Martone (regista)</div>
<div dir="auto">Stefano Martone (documentarista)</div>
<div dir="auto">Lucia Mascino (attrice)</div>
<div dir="auto">Anna Masecchia (docente universitaria)</div>
<div dir="auto">Francesco Massarelli (direttore artistico)</div>
<div dir="auto">Luca Mattei (filmmaker/montatore)</div>
<div dir="auto">Monica Maurer (regista)</div>
<div dir="auto">Moira Mazzantini (agente)</div>
<div dir="auto">Francesca Mazzoleni (regista)</div>
<div dir="auto">Rean Mazzone (produttore)</div>
<div dir="auto">Patricia Mazuy (regista)</div>
<div dir="auto">Raffaele Meale (critico/programmer)</div>
<div dir="auto">Barbara Melega (casting director e aiuto regista)</div>
<div dir="auto">Alessio Melia (assistente/operatore camera)</div>
<div dir="auto">Astrid Meloni (attrice)</div>
<div dir="auto">Fabio Meloni (esercente cinematografico)</div>
<div dir="auto">Gaia Siria Meloni (regista/esercente cinematografica)</div>
<div dir="auto">Emanuele Mengotti (regista)</div>
<div dir="auto">Danilo Merafina (regista)</div>
<div dir="auto">Giulia Merenda (regista)</div>
<div dir="auto">Salvatore Mereu (regista/sceneggiatore/produttore)</div>
<div dir="auto">Gaia Merolla (Aiuto operatrice/direttrice della fotografia)</div>
<div dir="auto">Marco Messina (musicista)</div>
<div dir="auto">Michelangelo Messina (dir. artistico Ischia film festival)</div>
<div dir="auto">Nina Meurisse (attrice)</div>
<div dir="auto">Lorenza Micarelli (programmer/organizzatrice culturale)</div>
<div dir="auto">Giulia Michelini (attrice)</div>
<div dir="auto">Paola Michelini (attrice/autrice)</div>
<div dir="auto">Valerio Mieli (regista)</div>
<div dir="auto">Eva Milella (scrittrice)</div>
<div dir="auto">Giovanni Minerba (attivista/regista/operatore culturale)</div>
<div dir="auto">Michela Minischetti (casting director)</div>
<div dir="auto">Emanuela Minoli (location manager)</div>
<div dir="auto">Giulia Minoli (autrice e attivista)</div>
<div dir="auto">Leonardo Modonutto (regista)</div>
<div dir="auto">Edoardo Moghetti (aiuto regista/sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Andrea Molaioli (regista)</div>
<div dir="auto">Alice Molari (studentessa magistrale)</div>
<div dir="auto">Francesco Montagner (regista)</div>
<div dir="auto">Ruben Monterosso (regista)</div>
<div dir="auto">Mazzino Montinari (critico/selezionatore)</div>
<div dir="auto">Martina Moor (regista)</div>
<div dir="auto">Rita Morais (filmmaker/curatrice)</div>
<div dir="auto">Silvia Morales (montatore del suono)</div>
<div dir="auto">Maura Morales Bergmann (direttrice della fotografia)</div>
<div dir="auto">Andrea Morandi (giornalista)</div>
<div dir="auto">Laura Morante (attrice)</div>
<div dir="auto">Francesco Morosini (fonico presa diretta)</div>
<div dir="auto">Daniela Morozzi (attrice/regista)</div>
<div dir="auto">Mariagrazia (Marzia) Morrone (montatrice)</div>
<div dir="auto">Jonas Davì Moruzzi (sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Nicola Moruzzi (autore/montatore)</div>
<div dir="auto">Matteo Mossi (montatore cinematografico)</div>
<div dir="auto">Motta (cantautore/compositore)</div>
<div dir="auto">Gabriele Muccino (regista)</div>
<div dir="auto">Andrea Mura (regista/produttore)</div>
<div dir="auto">Alice Murgia (regista)</div>
<div dir="auto">Laura Muscardin (regista)</div>
<div dir="auto">Lino Musella (attore)</div>
<div dir="auto">Stefano Mutolo (produttore)</div>
<div dir="auto">Flavio Nani (regista/producer)</div>
<div dir="auto">Chiara Nano (documentarista)</div>
<div dir="auto">Nadine Naous (regista/sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Francesco Napolitano (ex direttore mediateca civica)</div>
<div dir="auto">Pasquale Napolitano (filmmaker/docente di cinematografia)</div>
<div dir="auto">Arab Nasser (filmmaker)</div>
<div dir="auto">Tarzan Nasser (filmmaker)</div>
<div dir="auto">Anna Negri (regista)</div>
<div dir="auto">Andrea Negroni (insegnante di lettere/regista/produttore)</div>
<div dir="auto">Giorgio Neri (regista)</div>
<div dir="auto">Susanna Nicchiarelli (regista)</div>
<div dir="auto">Francesca Nigro (programmer/operatrice culturale)</div>
<div dir="auto">Arianna Ninchi (attrice)</div>
<div dir="auto">Nazareno Manuel Nicoletti (regista/sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Marit Nissen (attrice)</div>
<div dir="auto">Stella Novari (attrice)</div>
<div dir="auto">Angela Nurelli (regista)</div>
<div dir="auto">Lisa Nur Sultan (sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Giuseppe Alessio Nuzzo (regista)</div>
<div dir="auto">Mario Nuzzo (producer)</div>
<div dir="auto">Michela Occhipinti (regista/attivista)</div>
<div dir="auto">Giulia Odoardi (location manager)</div>
<div dir="auto">Bruno Oliviero (sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Carlo Orlando (attore/drammaturgo/regista)</div>
<div dir="auto">Roberto P. Ormanni (compositore/archive producer/uff. stampa)</div>
<div dir="auto">Ferzan Ozpetek (regista)</div>
<div dir="auto">Tra Paci (programmer)</div>
<div dir="auto">Amedeo Pagani (produttore)</div>
<div dir="auto">Rosa Palasciano (attrice/sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Bartolomeo Pampaloni (regista)</div>
<div dir="auto">Damiano Panattoni (giornalista)</div>
<div dir="auto">Alessandro Paniccia (studente regia)</div>
<div dir="auto">Andrea Papini (regista)</div>
<div dir="auto">Martina Parenti (regista)</div>
<div dir="auto">Valentina Parlato (uff. diritti editoriale)</div>
<div dir="auto">Valentina Pascarella (filmmaker)</div>
<div dir="auto">Giovanna Pasi (giornalista)</div>
<div dir="auto">Mattia Pasquini (giornalista)</div>
<div dir="auto">Andrea Pastor (critico cinematografico)</div>
<div dir="auto">Valentina Pastore (attrice)</div>
<div dir="auto">Gianfilippo Pedote (produttore cinematografico)</div>
<div dir="auto">Giovanni Pellegrini (regista)</div>
<div dir="auto">Valentina Pellitteri (filmmaker)</div>
<div dir="auto">Sarah Pennacchi (produttrice)</div>
<div dir="auto">Roberto Perpignani (montatore)</div>
<div dir="auto">Paola Peraro (scenografa)</div>
<div dir="auto">Elisabeth Perceval (regista)</div>
<div dir="auto">Nahuel Perez Biscayart (attore)</div>
<div dir="auto">Ilaria Perris (studentessa)</div>
<div dir="auto">Aurélia Petit (attrice)</div>
<div dir="auto">Sandro Petraglia (sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Sara Petraglia (sceneggiatrice/regista)</div>
<div dir="auto">Irene Petris</div>
<div dir="auto">Davide Petrosino (regista)</div>
<div dir="auto">Ralitza Petrova (regista)</div>
<div dir="auto">Marco Pettenello (sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Stefano Petti (regista/direttore della fotografia)</div>
<div dir="auto">Julie Pfleiderer (filmmaker)</div>
<div dir="auto">Just Philippot (regista)</div>
<div dir="auto">Marco Armando Piccinini (regista e sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Cristina Piccino (giornalista)</div>
<div dir="auto">Giuseppe Piccioni (regista/sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Maria Chiara Piccolo (montatrice)</div>
<div dir="auto">Valerio Piccolo (cantautore/traduttore/adattatore dialoghista)</div>
<div dir="auto">Valentina Pietrarca (regista)</div>
<div dir="auto">Marco Pigossi (attore/produttore)</div>
<div dir="auto">Pablo Pillaud-Vivien (redacteur en chef)</div>
<div dir="auto">Floriana Pinto (direttrice artistica)</div>
<div dir="auto">Paolo Pisanelli (filmmaker/dir. artistico)</div>
<div dir="auto">Paola Piscitelli (documentarista)</div>
<div dir="auto">Anna Piscopo (regista)</div>
<div dir="auto">Edgardo Pistone (regista)</div>
<div dir="auto">Alessandro Piva (regista)</div>
<div dir="auto">Laura Pizzirani (attrice)</div>
<div dir="auto">Lubna Playoust (attrice)</div>
<div dir="auto">Enrica Polemio (sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Francesca Polici (ufficio stampa)</div>
<div dir="auto">Valerio Polici (fotografo)</div>
<div dir="auto">Alessia Polli (responsabile editoriale)</div>
<div dir="auto">Giovanni Pompetti (montatore)</div>
<div dir="auto">Daria Pomponio (critica/docente)</div>
<div dir="auto">Federika Ponnetti (regista/produttrice)</div>
<div dir="auto">Raffaella Pontarelli (produttrice)</div>
<div dir="auto">Benedetta Porcaroli (attrice)</div>
<div dir="auto">Paola Potena (gallerista)</div>
<div dir="auto">Marco Pozzi (regista)</div>
<div dir="auto">Martina Pozzo (produzione cinematografica)</div>
<div dir="auto">Viola Prestieri (produttrice)</div>
<div dir="auto">Carlo Prevosti (regista documentarista)</div>
<div dir="auto">Anna Piscopo (regista/attrice)</div>
<div dir="auto">Edoardo Purgatori (attore)</div>
<div dir="auto">Marco Simon Puccioni (regista)</div>
<div dir="auto">Edoardo Purgatori (attore)</div>
<div dir="auto">Costanza Quatriglio (regista)</div>
<div dir="auto">Matteo Quinzi (attore)</div>
<div dir="auto">Olivier Rabourdin (attore)</div>
<div dir="auto">Sebastiano Raimondo (docente fotografia)</div>
<div dir="auto">Cristina Rajola (producer)</div>
<div dir="auto">Alessandro Rak (Regista di Cinema d&#8217;Animazione)</div>
<div dir="auto">Maria Laura Ramello (giornalista)</div>
<div dir="auto">Monica Rametta (sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Paola Randi (regista e sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Luca Ranzato (operatore mdp)</div>
<div dir="auto">Marco Ravera (blogger/rubricista)</div>
<div dir="auto">Desideria Rayner (montatrice)</div>
<div dir="auto">Lorenzo Renzi (attore/regista)</div>
<div dir="auto">Parsifal Reparato (regista)</div>
<div dir="auto">Monica Repetto (regista)</div>
<div dir="auto">Luca Ricciardi (producer/operatore culturale)</div>
<div dir="auto">Daniele Riva (regista)</div>
<div dir="auto">Anita Rivaroli (sceneggiatrice/regista)</div>
<div dir="auto">Alessandro Rocca (regista/autore)</div>
<div dir="auto">Rinaldo Rocco (attore/sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Alice Roffimengo (montatrice)</div>
<div dir="auto">Nicoletta Romeo (direttrice Trieste film festival)</div>
<div dir="auto">Alba Rohrwacher (attrice)</div>
<div dir="auto">Alice Rohrwacher (regista)</div>
<div dir="auto">Patrizia Roletti (professionista audiovisivo)</div>
<div dir="auto">Barbara Ronchi (attrice)</div>
<div dir="auto">Marisella Rossetti (direttrice artistica festival)</div>
<div dir="auto">Alessandro Rossi (regista)</div>
<div dir="auto">Giovanni Rossi (biologo/scrittore)</div>
<div dir="auto">Simone Rossi (critico cinematografico)</div>
<div dir="auto">Maria Roveran (attrice/cantautrice)</div>
<div dir="auto">Chiara Russo (montatrice)</div>
<div dir="auto">Francesco Russo (regista)</div>
<div dir="auto">Carlo Maria Ruta (attore)</div>
<div dir="auto">Robbie Ryan (DoP , BSC ISC)</div>
<div dir="auto">Pilar Saavedra Perrotta (produttrice)</div>
<div dir="auto">Marco Saitta (sound designer)</div>
<div dir="auto">Daniela Salernitano (costumista)</div>
<div dir="auto">Céline Sallette (attrice)</div>
<div dir="auto">Caterina Salvadori (sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Paola Sambo (attrice)</div>
<div dir="auto">Isabella Sandri (regista)</div>
<div dir="auto">Silvia Sandrone (project officer)</div>
<div dir="auto">Maya Sansa (attrice)</div>
<div dir="auto">Alberto Sansone (Filmmaker)</div>
<div dir="auto">Salvatore Sansone (attore e sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Manuela Santacatterina (giornalista)</div>
<div dir="auto">Claudio Santamaria (attore)</div>
<div dir="auto">David Santangelo (truccatore)</div>
<div dir="auto">Valia Santella (sceneggiatrice/regista)</div>
<div dir="auto">Teresa Saponangelo (attrice)</div>
<div dir="auto">Enzo Saponara (attore)</div>
<div dir="auto">Stefano Sardo (sceneggiatore/regista/produttore)</div>
<div dir="auto">Lunetta Savino (attrice)</div>
<div dir="auto">Federico Savonitto (regista)</div>
<div dir="auto">Massimo Sbaraccani (regista)</div>
<div dir="auto">Fabio Scacchioli (regista)</div>
<div dir="auto">Silvia Pegah Scaglione (attrice)</div>
<div dir="auto">Ciro Scala (produttore)</div>
<div dir="auto">Greta Scarano (attrice/regista)</div>
<div dir="auto">Daria Scarpitta (resp. operativa Villammare FilmFest)</div>
<div dir="auto">Raquel Schefer (film scholar/curator)</div>
<div dir="auto">Céline Sciamma (regista/sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Fausto Maria Sciarappa (attore)</div>
<div dir="auto">Giuseppe Sciarra (regista)</div>
<div dir="auto">Alessandro Scippa (regista)</div>
<div dir="auto">Silvia Scola (autrice/documentarista)</div>
<div dir="auto">Marco Scotuzzi (regista)</div>
<div dir="auto">Bruno Senese (presidente Zezi Gruppo Operaio ‘74)</div>
<div dir="auto">Davide Serino (sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Pietro Sermonti (attore)</div>
<div dir="auto">Marco Serpenti (regista)</div>
<div dir="auto">Peppe Servillo (cantante/attore)</div>
<div dir="auto">Toni Servillo (attore)</div>
<div dir="auto">Paolo Sideri (produttore)</div>
<div dir="auto">Roberto Silvestri (giornalista/critico cinematografico)</div>
<div dir="auto">Gaia Silvestrini (produttrice teatrale)</div>
<div dir="auto">Claire Simon (regista/sceneggiatrice/attrice)</div>
<div dir="auto">Eyal Sivan (regista)</div>
<div dir="auto">Ala Eddine Slim (regista)</div>
<div dir="auto">Anna Soggiu (Assistente al montaggio)</div>
<div dir="auto">Giorgia Soi (regista)</div>
<div dir="auto">Silvio Soldini (regista/sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Nicola Sorcinelli (regista)</div>
<div dir="auto">Edoardo Sorgente (attore)</div>
<div dir="auto">Carola Spadoni (filmmaker)</div>
<div dir="auto">Giuseppe Spata (attore)</div>
<div dir="auto">Antonella Spatti (regista)</div>
<div dir="auto">Fabrizio Spera (musicista)</div>
<div dir="auto">Laetitia Spigarelli (attrice/regista)</div>
<div dir="auto">Giuseppe Squillaci (regista/produttore/VFX supervisor)</div>
<div dir="auto">Monica Lisa Stambrini (filmmaker)</div>
<div dir="auto">Natale Stefani (attore)</div>
<div dir="auto">Antonia Stelitano (autrice documentari)</div>
<div dir="auto">Ana Isabel Strindberg (cinema programmer)</div>
<div dir="auto">Paolo Strippoli (regista)</div>
<div dir="auto">Teona Strugar Mitevska (regista/sceneggiatrice/produttrice)</div>
<div dir="auto">Valentina Summa (direttrice della fotografia)</div>
<div dir="auto">Naomi Talanga (dipendente cinema)</div>
<div dir="auto">Silvana Tamma (sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Silvia Tarquini (editore)</div>
<div dir="auto">Fiorenza Tessari (attrice)</div>
<div dir="auto">Alessandro Tiberi (attore)</div>
<div dir="auto">Roland Timsit (attore/regista)</div>
<div dir="auto">Irene Tomio</div>
<div dir="auto">Carla Esperanza Tommasini (music producer/supervisor)</div>
<div dir="auto">Aessandro Tonda (regista)</div>
<div dir="auto">Raffaella Toni (costumista)</div>
<div dir="auto">Massimo Torre (scrittore/sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Ludovica Tortora De Falco (regista/produttrice)</div>
<div dir="auto">Camilla Toschi (direttrice festival)</div>
<div dir="auto">Vincenzo Tosetto (attore)</div>
<div dir="auto">Nadia Trevisan (produttrice)</div>
<div dir="auto">Massimo Tria (critico cinematografico/docente universitario)</div>
<div dir="auto">Jasmine Trinca (attrice)</div>
<div dir="auto">Chiara Tripaldi (sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Armando Trivellini (regista)</div>
<div dir="auto">Martin Tronquart (scenografo)</div>
<div dir="auto">Toni Trupia (regista/sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Adele Tulli (regista)</div>
<div dir="auto">Paola Turci (cantante)</div>
<div dir="auto">Francesca Turrini (attrice/performer)</div>
<div dir="auto">Gabriele Tutino (ass. montaggio)</div>
<div dir="auto">Vera Usai (ufficio stampa)</div>
<div dir="auto">V* (drammaturgә\attivista *formerly Eve Ensler)</div>
<div dir="auto">Tommaso Valente (regista)</div>
<div dir="auto">Ludovic Van Pachterbeke (ingegnere del suono)</div>
<div dir="auto">Giuseppe Varlotta (regista/docente)</div>
<div dir="auto">Ines Vasiljevic (produttrice)</div>
<div dir="auto">Irene Vecchio (montatice)</div>
<div dir="auto">Irma Vecchio (direttrice della fotografia)</div>
<div dir="auto">Piero Verani (operatore culturale)</div>
<div dir="auto">Audrey Vernon (attrice)</div>
<div dir="auto">Yile Yara Vianello (attrice)</div>
<div dir="auto">Giorgio Viaro (giornalista)</div>
<div dir="auto">Daniele Vicari (regista)</div>
<div dir="auto">Giorgia Villa (montatrice)</div>
<div dir="auto">Irene Villa (attrice)</div>
<div dir="auto">Anna Vinci (scrittrice)</div>
<div dir="auto">Vincenzo Vita (giornalista)</div>
<div dir="auto">Marina Vitale (prof. ord. anglistica)</div>
<div dir="auto">Irene von Dorigotti (antropologa)</div>
<div dir="auto">Margarethe von Trotta (regista)</div>
<div dir="auto">Roger Waters (musicista/attivista)</div>
<div dir="auto">Jessica Woodworth (regista/sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Maud Wyler (attrice)</div>
<div dir="auto">Katharina Wyss (regista)</div>
<div dir="auto">Blu Yoshimi (attrice)</div>
<div dir="auto">Gianluca Zaccaria (attore)</div>
<div dir="auto">Silvia Zacchi (filmmaker)</div>
<div dir="auto">Massimo Zambiasi (regista)</div>
<div dir="auto">Annarita Zambrano (regista/sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Chiara Zanini (uff. stampa)</div>
<div dir="auto">Francesca Romana Zanni (sceneggiatrice/regista)</div>
<div dir="auto">Elisa Zanotto (attrice)</div>
<div dir="auto">Marta Zappacosta (programmazione cinema/eventi)</div>
<div dir="auto">Sara Zavarise (montatrice)</div>
<div dir="auto">Letizia Zatti (regista)</div>
<div dir="auto">Zelia Zbogar (sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Hakim Zejjari (giornalista)</div>
<div dir="auto">Beatrice Zerbini (scrittrice/autrice)</div>
<div dir="auto">Andrea Zuliani (regista/aiuto regista)</div>
<div dir="auto">Valeria Zurlo (performer circo contemporaneo)</div>
<div dir="auto">ASSOCIAZIONI/ ENTI / CINEMA / FESTIVAL…:</div>
<div dir="auto">AAMOD &#8211; Archivio Audiovisivo Movimento Operaio</div>
<div dir="auto">AGICI- Asociaione Generale Industrie Cine-Audiovisive Indipendenti</div>
<div dir="auto">ANAC &#8211; Associazioni Nazionale Autori Cinematografici</div>
<div dir="auto">Anteo</div>
<div dir="auto">Archivio Basaglia</div>
<div dir="auto">Arci Movie APS</div>
<div dir="auto">Arci nazionale</div>
<div dir="auto">Artisti <a tabindex="0" role="link" href="https://www.facebook.com/hashtag/nobavaglio?__eep__=6&amp;__cft__[0]=AZXJx5i_LZgWRgX-SgzV_VgDGrYHOgMNmK4Rniyv4hFLUHMvm_Lwkw76aOarg5-_QDi7eeWZuBdTkAD5uiGkgjWGUVdVcGqU2_plmM4VSsB6l59RLWW-tlTHAh-lq_2LrDB-iyy3sWsX-BsJrobbLPlFr83hN-Ejh-ZUTeKfw4UQ3w&amp;__tn__=*NK-R">#NoBavaglio</a></div>
<div dir="auto">Artists for Palestine Italia</div>
<div dir="auto">Associazione Articolo21</div>
<div dir="auto">Associazione Film Atelier</div>
<div dir="auto">Casa del Cinema e delle Arti di Acerra aderiamo</div>
<div dir="auto">Chi rom e&#8230;chi no</div>
<div dir="auto">Cinema Mundi Soc. Coop. Onlus</div>
<div dir="auto">Cinema Metropolis (Umbertide)</div>
<div dir="auto">Cinema Postmodernissimo (Perugia)</div>
<div dir="auto">Cinemaniaci Associazione Culturale</div>
<div dir="auto">Circolo Arci Ribalta</div>
<div dir="auto">Collettivo Occhi sulla Palestina</div>
<div dir="auto">EWA European Women’s Audiovisual Network</div>
<div dir="auto">Fuoricinema</div>
<div dir="auto">Il Mio Filippino collective</div>
<div dir="auto">Ischia Film Festival</div>
<div dir="auto">Isola Edipo</div>
<div dir="auto">Lumière &amp; Co.</div>
<div dir="auto">Marano Ragazzi Spot Festival</div>
<div dir="auto">Nuovo Cinema Aquila (Roma)</div>
<div dir="auto">PerSo &#8211; Perugia Social Film Festival</div>
<div dir="auto">Piccola Scuola di Cinema di Tor Pignattara</div>
<div dir="auto">Rete <a tabindex="0" role="link" href="https://www.facebook.com/hashtag/nobavaglio?__eep__=6&amp;__cft__[0]=AZXJx5i_LZgWRgX-SgzV_VgDGrYHOgMNmK4Rniyv4hFLUHMvm_Lwkw76aOarg5-_QDi7eeWZuBdTkAD5uiGkgjWGUVdVcGqU2_plmM4VSsB6l59RLWW-tlTHAh-lq_2LrDB-iyy3sWsX-BsJrobbLPlFr83hN-Ejh-ZUTeKfw4UQ3w&amp;__tn__=*NK-R">#NOBAVAGLIO</a></div>
<div dir="auto">Ribalta Experimental Film festival</div>
<div dir="auto">Sala Truffaut (Modena)</div>
<div dir="auto">Short Theatre Festival (Roma)</div>
<div dir="auto">Sguardi Altrove Film Festival</div>
<div dir="auto">soQQuadra APS</div>
<div dir="auto">Teatro Ricciardi (Capua)</div>
<div dir="auto">Ucca &#8211; Unione Circoli Cinematografici ARCI</div>
<div dir="auto">UICD- Unione Italiana Casting Directors</div>
<div dir="auto">Unita</div>
<div dir="auto">Villammare Film Festival</div>
<div dir="auto">Voci per la Palestina</div>
<div dir="auto">ZaLab (produzione di film documentari e prodotti culturali)</div>
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		<title>Le guerre uccidono gli uomini e il futuro. Quel peso insostenibile sull’ambiente: dall’inquinamento bellico alle macerie di Gaza e dell’Ucraina</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Aug 2025 23:19:36 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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		<description><![CDATA[ Laura Tussi Le guerre non lasciano solo morti, feriti e traumi collettivi: lasciano anche cicatrici profonde sull’ambiente. Ogni conflitto, oltre a devastare comunità e città, produce una quantità immane di rifiuti tossici, distruzione di habitat, emissioni climalteranti e avvelenamento delle risorse naturali. Un aspetto spesso sottovalutato, perché l’attenzione è comprensibilmente concentrata sulla tragedia umana immediata, [...]]]></description>
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<p><strong> Laura Tussi</strong></p>
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<p>Le guerre non lasciano solo morti, feriti e traumi collettivi: lasciano anche cicatrici profonde sull’ambiente. Ogni conflitto, oltre a devastare comunità e città, produce una quantità immane di rifiuti tossici, distruzione di habitat, emissioni climalteranti e avvelenamento delle risorse naturali. Un aspetto spesso sottovalutato, perché l’attenzione è comprensibilmente concentrata sulla tragedia umana immediata, ma che diventa sempre più cruciale in un mondo già messo a dura prova dai cambiamenti climatici.</p>
<p>La produzione e l’uso delle armi comportano un impatto ambientale enorme. Le industrie belliche sono tra le più inquinanti: richiedono enormi quantità di energia e materie prime, sfruttano miniere di metalli rari e devastano territori in varie aree del mondo. Le emissioni di CO₂ legate al comparto militare restano spesso escluse dagli accordi internazionali sul clima, alimentando un paradosso: mentre i governi si impegnano a ridurre le emissioni civili, le spese militari continuano a crescere senza controlli sulle loro conseguenze ecologiche.</p>
<p>Ma l’impatto più devastante si vede sul terreno delle guerre. Le bombe che distruggono centrali elettriche, acquedotti, ospedali e fabbriche rilasciano nell’aria sostanze tossiche che restano a lungo nei polmoni delle persone e nel suolo. I carri armati e i mezzi militari, alimentati da combustibili fossili, devastano terreni e inquinano falde acquifere. I siti industriali bombardati liberano agenti chimici che contaminano aria e acqua.</p>
<p>L’attuale guerra a Gaza è un caso emblematico. I bombardamenti massicci hanno ridotto intere città a cumuli di macerie, con polveri sottili e residui tossici che minacciano la salute dei civili e compromettono la qualità dell’aria. La distruzione delle infrastrutture idriche ha aggravato la già drammatica carenza d’acqua potabile, mentre il collasso del sistema di smaltimento dei rifiuti ha trasformato molti quartieri in discariche a cielo aperto. La popolazione vive non solo sotto le bombe, ma anche dentro un ambiente reso quasi invivibile, dove respirare e bere sono diventati atti rischiosi.</p>
<p>Ed anche il conflitto in Ucraina ha aperto un fronte drammatico non soltanto sul piano umanitario e geopolitico, ma anche su quello ambientale. Le esplosioni che hanno colpito raffinerie, depositi di carburante e impianti chimici hanno liberato nell’aria sostanze tossiche che hanno contaminato il suolo e le acque. Il rischio di un disastro nucleare legato agli scontri attorno alla centrale di Zaporizhzhia, più volte sotto attacco o minacciata da interruzioni dell’alimentazione elettrica, resta una delle paure più gravi per la salute dell’intero continente europeo.</p>
<p>L’uso massiccio di armi convenzionali e pesanti, dai missili ai proiettili di artiglieria, ha disseminato nelle campagne ucraine frammenti metallici e ordigni inesplosi, che renderanno difficoltosa la bonifica per decenni. Le polveri sottili derivanti dai bombardamenti, unite ai roghi di interi quartieri residenziali e infrastrutture industriali, hanno generato un inquinamento atmosferico persistente che minaccia la salute delle comunità locali.</p>
<p>La distruzione di dighe e impianti idrici, come l’episodio catastrofico della diga di Kakhovka, ha trasformato territori agricoli in paludi contaminate, cancellato ecosistemi fluviali e messo a rischio l’approvvigionamento d’acqua potabile per milioni di persone. Oltre agli effetti immediati, si profila un danno a lungo termine per la biodiversità, l’agricoltura e la sicurezza alimentare di un’area cruciale per l’export cerealicolo mondiale.</p>
<p>La guerra in Ucraina conferma come i conflitti armati, oltre a uccidere e dividere i popoli, lascino cicatrici profonde sull’ambiente, compromettendo risorse vitali e aggravando crisi globali come quella climatica.</p>
<p>Gli esperti sottolineano che i danni ambientali delle guerre si protraggono per decenni. Le polveri e i metalli pesanti generati dalle esplosioni contaminano terreni agricoli e acque sotterranee, rendendo difficile ricostruire una vita normale dopo la fine dei conflitti. È accaduto nei Balcani, in Iraq, in Afghanistan, ed è già visibile oggi a Gaza, dove la crisi umanitaria si intreccia con un’emergenza ecologica di proporzioni immani.</p>
<p>Le guerre, insomma, sono incompatibili non solo con la pace e la dignità umana, ma anche con la tutela dell’ambiente e del futuro del pianeta. Lottare contro i conflitti significa anche difendere la terra, l’aria e l’acqua da un inquinamento che rischia di essere irreversibile. In questo senso, la causa pacifista e quella ecologista si fondono: senza pace non c’è giustizia ambientale, e senza giustizia ambientale non può esserci una pace duratura.</p>
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		<title>La “Freedom Flotilla” fermata da Israele: l’attivista Antonio Mazzeo denuncia la violazione dei diritti umani e il silenzio dell’Occidente</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Aug 2025 13:50:57 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[pace e internazionalismo]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; di Laura Tussi La Freedom Flotilla Coalition, una coalizione internazionale di associazioni e attivisti per i diritti umani, ha visto Israele fermare un altro suo tentativo di rompere l’assedio navale imposto da Israele alla Striscia di Gaza. L’imbarcazione, la norvegese “Handala”, con a bordo una dozzina di passeggeri e membri dell’equipaggio, è stata intercettata e [...]]]></description>
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<p>&nbsp;</p>
<p>di <strong>Laura Tuss</strong>i</p>
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<div>La Freedom Flotilla Coalition, una coalizione internazionale di associazioni e attivisti per i diritti umani, ha visto Israele fermare un altro suo tentativo di rompere l’assedio navale imposto da Israele alla Striscia di Gaza. L’imbarcazione, la norvegese “Handala”, con a bordo una dozzina di passeggeri e membri dell’equipaggio, è stata intercettata e sequestrata dalla marina militare israeliana in acque internazionali. L’episodio, che ha avuto luogo a circa 70 miglia dalla costa di Gaza, ha suscitato immediate reazioni di condanna da parte degli organizzatori e di attivisti internazionali, ma non altrettanto dai governi occidentali che sono tradizionalmente alleati del Sionismo israeliano.</div>
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<p>A bordo della “Handala” viaggiavano persone di diverse nazionalità, tra cui attivisti per i diritti umani, giornalisti e un membro del parlamento norvegese, Erik Larsen. Il loro obiettivo era consegnare ai palestinesi di Gaza un carico simbolico di aiuti e, soprattutto, attirare l’attenzione del mondo sulla situazione umanitaria critica nella Striscia, dove oltre due milioni di persone vivono sotto un blocco che limita gravemente l’accesso a beni di prima necessità, medicine e materiali per la ricostruzione.</p>
<p>L’attivista italiano Antonio Mazzeo, noto per il suo impegno a favore dei diritti umani e della pace, ha commentato l’accaduto con parole dure e precise, riprese da diverse testate online e blog. Secondo Mazzeo, l’operazione israeliana non è stata una semplice “fermata” di una nave, ma un atto di pirateria internazionale. “Le imbarcazioni della Freedom Flotilla,” ha dichiarato Mazzeo, “non rappresentano alcuna minaccia alla sicurezza di Israele. Non trasportano armi, né materiali a doppio uso, ma solo persone che credono nella solidarietà e nella giustizia.”</p>
<p>Mazzeo ha sottolineato che l’azione della marina israeliana viola il diritto internazionale, in particolare le norme che regolano la libertà di navigazione in acque internazionali. “Sequestrare una nave in acque internazionali è un atto di pirateria,” ha affermato Mazzeo. “Non è ammissibile che una forza militare blocchi un’imbarcazione civile che non sta commettendo alcun reato. L’obiettivo di questa Flottiglia è portare solidarietà a un popolo che da troppi anni è sottoposto a una punizione collettiva. L’ennesimo sequestro di una nave umanitaria è la dimostrazione che Israele non ha intenzione di allentare la morsa su Gaza, nonostante le condanne e le richieste della comunità internazionale.”</p>
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		<title>A Gaza un genocidio sotto gli occhi del mondo: ancora bombe su scuole e ospedali, migliaia di civili intrappolati a Rafah. Necessari boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jul 2025 12:31:28 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[pace e internazionalismo]]></category>
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		<description><![CDATA[di Laura Tussi   A Gaza si consuma da un anno e mezzo una tragedia umanitaria senza precedenti. Negli ultimi giorni, l’offensiva israeliana si è intensificata colpendo scuole, ospedali e rifugi di civili, mentre la comunità internazionale resta perlopiù paralizzata. Le immagini che giungono da Rafah, nel sud della Striscia, raccontano una catastrofe: cumuli di [...]]]></description>
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<p>di<strong> Laura Tussi</strong></p>
<div><a href="https://www.farodiroma.it/wp-content/uploads/2024/01/benjamin-netanyahu-visita-i-soldati-israeliani-nella-striscia-di-gaza-1921086_tn.jpg" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.farodiroma.it/wp-content/uploads/2024/01/benjamin-netanyahu-visita-i-soldati-israeliani-nella-striscia-di-gaza-1921086_tn.jpg&amp;source=gmail&amp;ust=1752841680800000&amp;usg=AOvVaw2Hoa_hfy-1IwxHhxNjMVjH"> </a></div>
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<div>
<p><em>A Gaza si consuma da un anno e mezzo una tragedia umanitaria senza precedenti. Negli ultimi giorni, l’offensiva israeliana si è intensificata colpendo scuole, ospedali e rifugi di civili, mentre la comunità internazionale resta perlopiù paralizzata. Le immagini che giungono da Rafah, nel sud della Striscia, raccontano una catastrofe: cumuli di macerie, corpi senza vita, bambini feriti o sepolti vivi sotto gli edifici crollati.</em></p>
<p>Secondo fonti mediche palestinesi, solo nell’ultima settimana sono stati uccisi oltre 1.200 civili, molti dei quali donne e minori. Gli ospedali, già al collasso per la mancanza di elettricità, carburante e forniture mediche, non riescono più a far fronte all’enorme afflusso di feriti. L’UNRWA ha denunciato l’uccisione di decine di sfollati che avevano trovato riparo nelle sue scuole, trasformate in rifugi d’emergenza e poi divenute bersagli.</p>
<p>Dall’inizio dell’operazione militare, le autorità israeliane hanno giustificato gli attacchi con la necessità di smantellare Hamas e neutralizzare i tunnel sotterranei. Tuttavia, la sproporzione dei mezzi impiegati e l’elevatissimo numero di vittime civili hanno spinto molti analisti e organizzazioni per i diritti umani a parlare apertamente di genocidio.</p>
<p>«A Gaza si sta compiendo un massacro metodico, sotto gli occhi del mondo», ha dichiarato il relatore speciale dell’ONU Francesca Albanese, che ha invocato l’immediato cessate il fuoco e l’intervento della Corte penale internazionale. «Non ci sono più scuse, i crimini documentati superano ogni limite di legalità e di umanità».</p>
<p>L’ultimo rapporto di Human Rights Watch descrive un quadro agghiacciante: famiglie intere cancellate da attacchi aerei mirati, l’uso di armi esplosive in aree densamente popolate, l’assedio totale che impedisce l’ingresso di aiuti umanitari. Più di un milione e mezzo di persone sono sfollate, senza accesso ad acqua potabile, cure e riparo sicuro.</p>
<p>Intanto, nella comunità internazionale prevalgono le ambiguità. Gli Stati Uniti continuano a fornire armi e supporto diplomatico a Israele, mentre l’Unione Europea resta divisa. Qualche paese, come la Spagna, ha scelto di riconoscere lo Stato di Palestina e di condannare esplicitamente la condotta di Tel Aviv, ma si tratta ancora di voci isolate.</p>
<p>Le accuse di genocidio si moltiplicano anche tra giuristi e accademici. Alcuni richiamano l’articolo II della Convenzione ONU del 1948, che definisce genocidio «qualsiasi atto commesso con l’intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso». Secondo molti esperti, le dichiarazioni di alcuni esponenti del governo israeliano – che parlano esplicitamente di “cancellare Gaza dalla mappa” – non lasciano dubbi sulle intenzioni.</p>
<p>Nel silenzio delle diplomazie, cresce la mobilitazione popolare. Milioni di persone sono scese in piazza negli ultimi mesi in Europa, in America Latina e nel mondo arabo per chiedere giustizia per il popolo palestinese. Ma intanto, a Gaza, la carneficina continua.</p>
<p><em>Il genocidio non è più un’ipotesi, ma una realtà che si consuma ogni giorno, casa per casa, corpo per corpo. E ogni ora di silenzio della comunità internazionale rappresenta un’altra ferita, un’altra complicità.</em></p>
<p><em>Embargo contro Israele, un dossier a cura di BDS Italia. Con la collaborazione del collettivo A Foras. Da troppo tempo Israele applica un regime di apartheid nei confronti della popolazione palestinese, violandone i diritti umani e politici</em></p>
<p>Il libro-dossier Embargo militare contro Israele raccoglie voci autorevoli del pacifismo italiano che denunciano un aspetto geopolitico storico molto rilevante, ossia la durata e l’estrema difficoltà della resistenza palestinese di fronte a un’aggressione coloniale di insediamento, così determinata, durevole, violenta e spietata senza precedenti nella storia recente e contemporanea. Un escalation che si è incrudelita dopo il 7 ottobre, seguendo probabilmente un disegno ben congegnato, portandolo alle estreme conseguenze, cioè al genocidio.</p>
<p>Questa occupazione avviene inoltre da parte di un aggressore così razzista, suprematista e così tanto superiore negli armamenti e nella volontà di deportazione e di autentico e lento sterminio e stillicidio di un presunto nemico, in realtà innocente, mite, pacifico, colpevole esclusivamente di vivere tranquillo in quella terra che con sottile inganno chi vuole rubarla e derubarla a mano armata pretenderebbe di definire contesa.</p>
<p>Questo dossier è a cura di BDS Italia, con la collaborazione del collettivo A Foras. La sapiente postfazione è di Giorgio Beretta. Coordinatore del progetto è Raffaele Spiga. Perché tutte queste realtà e tutti noi attivisti per la pace nel mondo e Amnesty International e molti governi chiediamo l’embargo militare totale nei confronti di Israele?<br />
Questo embargo militare è volto alla cessazione e al blocco degli scambi commerciali, scientifici, accademici di tipo militare e securitario con Israele. Il governo di Israele spende una grandissima parte del suo prodotto interno lordo per il settore militare. Tutto questo complesso di difesa e il sistema militare e il quantitativo in armi vengono veicolati e utilizzati per commettere gravissime infrazioni dei diritti politici e umani, in violazione con il diritto internazionale, nei confronti del popolo palestinese e a perpetuare un regime di discriminazione e segregazione, un’imposizione di durissimo Apartheid contro i palestinesi.<br />
Come avvenne ai tempi dell’Apartheid in Sudafrica, nei primi anni ’80 del secolo scorso, la mobilitazione dei vari governi e il diritto internazionale hanno tutta la possibilità e potenzialità di contribuire a destituire e rovesciare, anche con sanzioni e disincentivi e disinvestimenti, il sistema coloniale e il regime di segregazione che Israele impone ai palestinesi. L’Italia e l’Unione Europea sono purtroppo conniventi con Israele e coinvolte nell’interscambio di tecnologie nei sistemi di sicurezza e a uso bellico, tramite manovre di collaborazione in settori strategici e con finanziamenti, mentre gli Stati Uniti forniscono sostegni, incentivi e investimenti a tutto il settore militare israeliano per decine di milioni di dollari al giorno.</p>
<p>Per tutte queste motivazioni risulta quanto mai urgente attivare un embargo militare totale contro Israele, fino a quando questo governo infame non riconoscerà l’uguaglianza dei diritti umani a tutti gli abitanti della Palestina storica. Israele dovrà ritirarsi da tutti i territori occupati e dovrà liberare tutti i prigionieri politici detenuti nelle sue famigerate carceri e dovrà permettere il ritorno di tutti i profughi.</p>
<p>La società civile palestinese chiede da molto tempo un embargo militare contro Israele finalizzato a porre un divieto e una fine alla complicità tra le potenze militari dell’Unione Europea, degli USA e dell’Italia e per rendere sempre palese e evidente la responsabilità del governo di Israele in tutti i suoi crimini di guerra che ledono pesantemente la dignità degli essere umani e per porre finalmente la parola ‘fine’ nella storia alla violenza perpetrata dal governo militare di Israele contro il popolo palestinese.</p>
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		<title>La Global March non ha varcato il confine con Gaza ma ha risvegliato tante coscienze. Intervista a Maria Carla Biavati</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jul 2025 21:41:44 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[pace e internazionalismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Laura Tussi La Marcia Globale per Gaza convocata da tutte le parti del mondo ricorda, anche se in un’ epoca e in un contesto diversi, le Brigate Internazionali contro il regime fascista del generale Franco in Spagna. Però la marcia per Gaza è composta da attivisti pacifisti ed è nonviolenta. E non solo è contro [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;"><strong>Laura Tussi</strong></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><em>La Marcia Globale per Gaza convocata da tutte le parti del mondo ricorda, anche se in un’ epoca e in un contesto diversi, le Brigate Internazionali contro il regime fascista del generale Franco in Spagna. Però la marcia per Gaza è composta da attivisti pacifisti ed è nonviolenta. E non solo è contro un regime militare dittatoriale come le Brigate Internazionali, ma è per fermare il genocidio. Entrambe grandiose mobilitazioni in solidarietà con i popoli sottomessi e massacrati che ci offre la Storia, quella positiva e della pace</em>.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Sulla Global March abbiamo intervistato Maria Carla Biavati, presidente Ipri-ccp. Formatrice e facilitatrice sulla metodologia della Nonviolenza attiva e la Ricerca-azione.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Specialista in comunicazione nonviolenta, gestione nonviolenta dei conflitti, psicologia sistemica, Maria Carla Biavati è diplomata in psicologia sistemica presso l’Associazione di Ricerca sulla Psicologia Sistemica (ARPS), si è specializzata nel recupero dei giovani in disagio attraverso lo studio della metodologia elaborata dal professor Olivenstein del centro “Marmottan” di Parigi. Già vicepresidente dei Berretti Bianchi, presidente di IPRI – CCP (Istituto Italiano di Ricerca per la Pace-Corpi Civili di Pace), ha lavorato in Bosnia, Kosovo (con “Campagna Kosovo”), Palestina, ed ha partecipato con don Tonino Bello, allora vescovo di Molfetta e presidente di Pax Christi, alla</span><br />
<span style="font-size: medium;">straordinaria “Marcia dei 500” che ruppe l’assedio di Sarajevo, realizzata dopo un meeting a Padova, nell’agosto del 1992, indetto per rispondere all’appello del Centro Internazionale per la Pace di Sarajevo. Dopo la discussione dell’appello, l’associazione Beati i Costruttori di Pace si prese il rischio di organizzare la marcia per la pace.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La Biavati lavora da più di 30 anni per il riconoscimento dei Corpi civili di Pace e da 10 anni accompagna volontari italiani in Palestina per aiutare la nonviolenza palestinese operata dal Popular struggle. Ed oggi è impegnata nella campagna <a href="http://faz3a.italia.org/" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://faz3a.italia.org/&amp;source=gmail&amp;ust=1751837450818000&amp;usg=AOvVaw2-PwRA4mutwkHlB0nRpq9q">Faz3a</a> per inviare volontari italiani in West Bank.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><strong>Come sei venuta a conoscenza di questa grandiosa Marcia Globale da tutto il mondo per Gaza?</strong></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Circa tre mesi fa sono venuta a conoscenza dell’iniziativa lanciata da un medico svizzero di costituire dal basso una marcia popolare dal Cairo verso Rafah.</span><br />
<span style="font-size: medium;">Ero molto felice di questa iniziativa e mi sono subito iscritta sulla Lista telegram dei partecipanti.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><strong>Sai se ci sono già stati progetti similari?</strong></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">L’anno precedente il sindacato dei giornalisti egiziani e anche molte ONG del paese avevano tentato un progetto simile chiamato Global Conscience Convoy che avrebbe tentato di portare aiuto e volontari dentro la striscia di Gaza.</span><br />
<span style="font-size: medium;">Purtroppo questo tentativo era stato fermato dalle autorità egiziane.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il nuovo tentativo ci vedeva quindi già impegnati a riallacciare il dialogo con i promotori della prima marcia. Purtroppo già da subito marcate differenze di opinioni tra i partecipanti avevano già operato una prima divisione.</span><br />
<span style="font-size: medium;">E noi gruppo italiano avevamo deciso, in una carta comune, che non avremmo forzato in alcun modo le leggi e le volontà delle autorità locali.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Dopo un cambio di referenti tra Roberta G. e Maria Antonietta Chiodo, è iniziata la vera e propria organizzazione del gruppo italiano, che si è diviso per ambiti regionali. Io ero membro del gruppo Emilia Romagna con la nostra portavoce regionale. E’ stata fatta una formazione dei partecipanti con invio di documenti, incontri online e una formazione in presenza a Torino.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Vedere dopo tanti anni Marco Baino, referente del gruppo Friuli, insieme a Maria Elena della Freedom Flotilla impegnati a formarci è stato un ritorno ai tempi della prima marcia dei 500 verso Sarajevo, dove io e Marco eravamo</span><br />
<span style="font-size: medium;">impegnati come rete di Formazione alla Nonviolenta, a formare i partecipanti di allora.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><strong>Quali punti in comune vedi tra le due iniziative?</strong></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">All’ epoca il movimento pacifista e nonviolento italiano ha ricevuto richieste per costruire opportunità di realizzare interventi civili di interposizione, all’interno del conflitto in ex Jugoslavia.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La prima di queste opportunità si presentò nella primavera del 1992, quando fu organizzato un viaggio sul “Treno della Pace”, coordinato anche dall’Eurodeputato dei Verdi europei Alexander Langer, questo treno viaggiò attraverso la Slovenia, la Croazia, la Bosnia e la Serbia, fermandosi in posti dove nessuno, a quel tempo, avrebbe pensato possibile fermarsi. Dopo questo evento, Ibrahim Spahic, Presidente del Centro Internazionale per la Pace di Sarajevo, inviò un appello chiedendo una presenza internazionale per scongiurare il pericolo dell’assedio. Troppo tardi, perché l’armata serba aveva già chiuso tutti gli accessi alla città. Quindi l’appello fu trasformato in una chiamata per un grande gruppo di internazionali con lo scopo di rompere l’assedio.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La situazione di Gaza è ugualmente di assedio con la popolazione civile costretta a soffrire la fame e terrorizzata dai bombardamenti. La Marcia non ha potuto oltrepassare il conflitto egiziano come riuscimmo invece con l’ iniziativa “Solidarietà di Pace a Sarajevo”, la cosiddetta “Marcia dei 500”.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Per la Global March to Gaza si è scelta invece la divisione in gruppi di affinità territoriale e la formazione ha visto simulazioni di diverse situazioni; aeroporto, fermo di polizia eccetera. Abbiamo sottoscritto diversi impegni e abbiamo cominciato ad esercitarci (come suggerito dal team di formazione) camminando per chilometri.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><strong>Quali ostacoli ha incontrato la marcia?</strong></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Purtroppo la marcia ha avuto da subito una ripercussione sulle nostre autorità nazionali, che ci hanno intimato in modo del tutto arbitrario e non propriamente legale (vedi interrogazione dei parlamentari 5Stelle al Ministro degli esteri) di non partecipare, dicendo che non ci avrebbero protetti in caso di problemi con le autorità egiziane. La nostra portavoce ha deciso per la partenza sperando in un Pronunciamento favorevole del governo egiziano durante le trattative in loco.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Siamo alla fine partiti per Il Cairo, ma mentre noi come gruppo Emilia Romagna uscivamo da un volo ITA al terminal 2 e non venivano fatte domande a chi entrava in Egitto. Al terminal 1 dove sbarcavano i passeggeri delle compagnie NILE AIR e altre, tutti i partecipanti venivano bloccati e alcuni anche pesantemente maltrattati, (tunisini, algerini, marocchini, e palestinesi residenti in alcuni paesi europei) Quel gruppo, di circa 70 persone, compresi gli attivisti delle regioni Friuli e Lombardia, insieme a spagnoli, danesi e svizzeri è rimasto chiuso in uno stanzone di sgombero dell’aeroporto, con i partecipanti privati dei passaporti e dei cellulari per più di dodici ore e anche privati del diritto di recarsi alla toilette.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Per protesta un gruppo di quattro ragazze italiane, insieme ad un ragazzo palestinese residente in Danimarca, a cui era stato rotto un piede durante il fermo, si erano chiusi in uno stanzino dell’aeroporto ma la polizia ha sfondato immediatamente la porta dietro la quale stavano protestando.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Noi come gruppi regionali arrivati al terminal 2 ci siamo recati ai nostri alberghi completamente ignari di quanto accadeva al terminal 1, e queste cose le abbiamo sapute solamente nei giorni seguenti, da comunicati frammentari da parte della nostra referente nazionale, e molto contestati dai gruppi regionali.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il fermo dei nostri connazionali è durato più di 12 ore, ed è terminato soltanto con l’arrivo del nostro ambasciatore al Cairo il Dr Novellino, che si è recato in Aeroporto ed è riuscito a far uscire quasi tutti, con la restituzione dei documenti e dei passaporti, e la maggior parte hanno potuto recarsi in albergo. Purtroppo alcuni sono stati immediatamente estradati ad Istanbul, dove il giovane di origini palestinesi ha ricevuto le prime cure.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Purtroppo dopo questo episodio, l’ambasciatore, ha chiarito che qualsiasi iniziativa avrebbe portato all’arresto o all’estradizione dei nostri connazionali.</span><br />
<span style="font-size: medium;">Quindi quando vi è stato un gruppo di Internazionali che si è recato ad Ismailia, l’ultimo paese prima del Sinai, al gruppo italiano è stato proibito parteciparvi.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Tutto questo, unito alla carenza di informazioni, ha creato molta frustrazione e ha favorito alcune iniziative personali che hanno definitivamente fratturato il rapporto di fiducia tra alcuni gruppi e il team della portavoce nazionale.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Alcuni amici egiziani ci hanno poi spiegato, che anche nei media egiziani l’immagine della marcia inizialmente illustrata con favore, veniva ora spiegata da alcuni talk show locali come negativa, velleitaria e pilotata da non chiari interessi.</span><br />
<span style="font-size: medium;">Successivamente, il ministro israeliano Katz, in un discorso rivolto all’omologo egiziano lo invitava a inibire qualsiasi iniziativa nel Sinai, pena pesanti ripercussioni politiche!</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><strong>E i marciatori provenienti dal Nord Africa?</strong></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">I pullman di marciatori provenienti dal nord Africa erano stati bloccati in Libia, e la campagna di rimpatri delle delegazioni internazionali continuava con uno stillicidio di denunce alla polizia da parte degli albergatori, che portavano al prelevamento di molti internazionali con il loro conseguente rimpatrio.</span><br />
<span style="font-size: medium;">Fortunatamente i nostri albergatori padre e figlia, ci hanno sempre sostenuto e così si sono potute fare piccole azioni, tra cui mostrare e offrire fette di anguria simbolo della Palestina al sito delle piramidi, mostrando anche la bandiera palestinese, tra gli applausi della folla (subito Postati sui social).</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ma la cosa più importante è stata avere partecipato ad una lezione di cucina nella casa della cara Haneen, profuga del campo rifugiati di Jabalia, che è sfollata con parte della famiglia al Cairo.</span><br />
<span style="font-size: medium;">Loro sono potuti uscire (16 persone) grazie alla raccolta fondi fatta dal fratello che lavora in Olanda.</span><br />
<span style="font-size: medium;">La loro casa è distrutta sotto le macerie e è stata uccisa ora la moglie del fratello che ha lasciato il marito ed i 5 figli, che ora vivono in Egitto.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Grazie a Haneen, suo marito ed ad una giovane volontaria egiziana che insieme ad un gruppo di studenti, si occupa in modo totalmente volontario di alcuni dei 150000 palestinesi di Gaza attualmente sfollati in città, abbiamo saputo delle pesanti condizioni di vita che affrontano in Egitto.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il governo con la scusa di volere il loro ritorno nella striscia di Gaza, non li riconosce come rifugiati, e quindi stante la loro condizione non possono fruire del sistema sanitario, né fare frequentare ai bambini ed ai giovani il sistema scolastico pubblico.</span><br />
<span style="font-size: medium;">Abbiamo visto che per studiare fanno scuola on line collegandosi come possono con pc e tablet a corsi on line della West Bank.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">In più senza documenti di riconoscimento validi in Egitto non possono accedere a impieghi se non in nero e quindi sotto pagati e senza garanzie.</span><br />
<span style="font-size: medium;">Questa situazione è un ulteriore abuso su una popolazione già estremamente abusata e occorre denunciare questo limbo legale in cui questi profughi sono costretti a vivere!</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Personalmente, essendo fortemente convinta che la nonviolenza e la volontà dignitosa di questa popolazione vada raccontata in modo non soltanto pietistico, racconterò la vicenda di resilienza della nostra amica Haneen.</span><br />
<span style="font-size: medium;">Lei ed il marito erano insegnanti, ma vista l’impossibilità di poter lavorare in Egitto e visto che amava cucinare, ha creato un sito Instagram dove illustra le ricette della cucina Palestinese, parla della loro resilienza il Sumud, organizza i pranzi, la school kitchen per gli ospiti e prepara i banchetti da asporto per le festività, mantenendo così (aiutata da tutti i suoi cari) le 16 persone con cui convive.</span><br />
<span style="font-size: medium;">Sotto indicherò il suo canale Instagram.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><strong>Avete in mente altre azioni nonviolente?</strong></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Questa conoscenza e le visite fatte dal nostro gruppo ci hanno fatto ritornare in Italia con diversi impegni che vogliamo continuare a svolgere per aiutare questi rifugiati.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Alcuni si stanno recando a Bruxelles, dove dal 21 al 27 giugno si faranno dimostrazioni ed iniziative, perché con gli ultimi accadimenti internazionali e l’allargamento del conflitto, non si dimentichi, che a Gaza il genocidio della popolazione continua, con un incremento delle uccisioni e la mancanza di forniture alimentari e medicali.</span><br />
<span style="font-size: medium;">Noi non ci fermiamo nelle denunce e nelle azioni!</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La Global March non si è realizzata, ma le persone che hanno cercato di realizzarla continueranno a lavorare fino alla fine di questo sterminio genocidario!</span><br />
<span style="font-size: medium;">Per favore continuate con noi a “Restare Umani”.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Una alleanza internazionale per i diritti del popolo palestinese</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jun 2025 14:58:05 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[pace e internazionalismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Anna Camposampiero* Giovanna Capelli**   Il 4 giugno 2025 in una giornata intensa e partecipata si è svolta a Parigi nella sede nazionale del Partito Comunista Francese, la Conferenza per&#8221; Una alleanza internazionale per i diritti del Popolo Palestinese.” L&#8217;incontro organizzato e copromosso da PCF e OLP è stato aperto dal Segretario Nazionale del PCF Fabien [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;"><strong>Anna Camposampiero*</strong></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><strong>Giovanna Capelli**</strong></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><b> </b></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il 4 giugno 2025 in una giornata intensa e partecipata si è svolta a Parigi nella sede nazionale del Partito Comunista Francese, la Conferenza per&#8221; <b>Una alleanza internazionale per i diritti del Popolo Palestinese</b>.” L&#8217;incontro organizzato e copromosso da PCF e OLP è stato aperto dal Segretario Nazionale del PCF Fabien Roussel e da Ahmed Saeed Al -Tamimi, presidente del Consiglio palestinese dei diritti dell&#8217;Uomo e membro dell&#8217;Esecutivo dell&#8217;Olp. Si rinnova così in un impegno preciso lo stretto rapporto di collaborazione, solidarietà internazionalista fra le due organizzazioni, che dura da più di 50 anni, risalendo agli incontri  a Parigi fra Yasser Arafat e Georges Marchais, rilevanti per la storia della questione palestinese e della percezione internazionale della sua centralità per la pace in Medio Oriente.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Al centro del dibattito l&#8217;urgenza di fermare il genocidio perpetrato a Gaza, non solo dal punto di vista umanitario, ma ultimo e drammatico atto di una lunga storia di moderna oppressione coloniale e razzista, che va affrontata e risolta nella sua complessità, quella dei diritti del Popolo Palestinese, del riconoscimento dello Stato Palestinese in tutte le sedi internazionali, della integrità del suo territorio, del ripristino dei confini legittimi e della sua piena autodeterminazione. Si tratta pertanto di fermare il Governo di Israele, (un governo difeso da Usa, UE, anzi pilastro dell’ordine Occidentale) che da decenni è fuori legge, sfidando impunemente le risoluzioni dell&#8217;ONU, e le regole del diritto internazionale, e anche fuori dalla dimensione umana.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Anche la data in cui si è tenuta la conferenza, il 4 giugno, è stata scelta in esplicito riferimento al 4 giugno 1967, appena prima dell’inizio della cosiddetta Guerra dei sei giorni, quando Israele occupó militarmente la Cisgiordania, la striscia di Gaza, la penisola del Sinai e le alture del Golan, mettendoli sotto occupazione militare. Queste  nuove conquiste non sono riconosciute dalle Nazioni Unite (il Sinai verrá restituito diversi anni dopo all’Egitto sulla base di un trattato di pace), e la lista delle risoluzioni con cui si chiede il ripristino dei territori precedenti al 67 è lunga, mentre Israele spinge per la continua occupazione illegale di questi territori. Come citato da Fabien Roussel nel suo intervento di apertura, i confini del 1967 devono essere il riferimento di base.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Dai vari focus in cui la conferenza si sviluppata è emerso un quadro ampio e gravissimo: dalla situazione dei territori in Cisgiordania (Gerico  e valle del Giordano), con l’espansione continua dei coloni e l&#8217;apartheid sistematica dei palestinesi, allo stato degli esuli della diaspora, alla questione non solo simbolica della città di Gerusalemme, (provocatoriamente proclamata capitale di Israele) circondata da 80 ceck-point dell’esercito israeliano, che rendono difficile a ogni palestinese studiare, andare al lavoro, curarsi. Dopo la “legge sullo Stato-Nazione del 2018, la discriminazione nei confronti delle altre religioni è diventata una costante: a Gerusalemme è impedito ai cristiani accedere al Santo Sepolcro e ai musulmani pregare alla moschea di Al-Aqsa, alle cui porte ogni giorno con il beneplacito della polizia entrano coloni ebrei per celebrare in modo provocatorio riti talmudici, come ha raccontato nel suo intervento di Marouf Alrefai, consigliere del governatore di Gerusalemme.   </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Bassan as-Salhi, segretario generale del Partito per Popolo Palestinese ricorda nel suo intervento anche l’importanza della collaborazione tra partiti comunisti, anche menzionando la coalizione Haddash, di cui il partito comunista israeliano fa parte, ormai unica voce di reale opposizione dentro la Knesset, e con la costante sospensione e limitazione degli spazi politici dei suoi deputati e deputate.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Le responsabilità dell&#8217;Occidente, della Ue, del doppio standard costante con cui hanno affrontato le contraddizioni in Medio Oriente quando il soggetto che agiva era lo Stato di Israele risultano evidenti e si tentano invano di occultare pulizia etnica, crimini di guerra, torture ai prigionieri, detenzione amministrativa arbitaria anche di bambini, attacco alla libertà di informazione, violazione degli accordi sottoscritti , e ora genocidio perpetrato con più mezzi, dalle armi alla fame, alla deportazione, alla continua occupazione manu militari di nuovi territori in Cisgiordania. Sono stati ricchi e numerosi i contributi delle associazioni di amicizia, di Medecins du Monde, del Forum Palestina, del rappresentante del Partito del Popolo Palestinese, di giuristi esperti come Raph Wilde e Anisha Patel Avvocata di Law for Palestine, impegnati nella precisazione dei reati che si devono imputare a Benjamin Netanyahu e ai suoi ministri.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La richiesta di sospensione degli accordi tra Ue e Israele, come tra universitá, ha fondamenta giuridiche precise: l’articolo 2 dei trattati UE (Trattato sull&#8217;Unione Europea e Trattato sul Funzionamento dell&#8217;Unione Europea) stabilisce i valori fondamentali sui quali si basa l&#8217;Unione: rispetto della dignità umana, libertà, democrazia, uguaglianza, Stato di diritto e rispetto dei diritti umani, compresi quelli delle minoranze. Questi valori sono fondamentali per l&#8217;operato dell&#8217;Unione e sono la base per la sua azione, sia internamente che nei confronti di paesi terzi. Negli interventi, in particolare dei giuristi presenti, è stato ricordato e sottolineato. Alla vigilia del purtroppo piú che probabile rinnovo degli accordi anche da parte dell’Italia, si rivela come l’ennesima violazione del diritto internazionale.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Particolare rilievo, per la ricaduta che possono avere nell’allargamento della mobilitazione e nella sua efficacia, hanno avuto le parole della Segretaria del sindacato CGT. Sophie Binet ha dichiarato che non si può aspettare la pace per pretendere un avanzamento delle condizioni dei lavoratori palestinesi. Bisogna agire subito; per questo la CGT è impegnata da tempo  nella cooperazione fra sindacati di palestinesi ed ebrei contro pulizia etnica ed apartheid, per rivedere nella CES gli accordi con Israele (proposta bloccata dal veto dei tedeschi) ed ha chiamato ad un di più di mobilitazione di massa in Francia, a partire da sabato 14 giugno.  Il Presidente del Partito della Sinistra Europea Walter Baier ha smascherato la falsa accusa di antisemitismo che viene attribuita ai sostenitori dei diritti dei Palestinesi, l’ipocrisia del richiamo all’Olocausto come paradigma irrepetibile del genocidio, denunciando il carattere razzista e violento del sionismo. Il suo intervento  inoltre insieme a quello della deputata cipriota di Akel, Marina NIkolaou  ha indicato una strada per tentare di uscire da questa situazione, nominando gli  obiettivi che tengano insieme lavoro di massa e di solidarietà dal basso e questioni istituzionali ad ogni livello come il riconoscimento dello Stato di Palestina, la rottura degli accordi  con Israele, nelle università, nelle regioni, le sanzioni a Israele , i mandati di cattura internazionali , la prosecuzione della imputazione per genocidio.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Sembra che questo progetto trovi già un terreno fertile in Francia. Non solo perché, come ha ricordato un messaggio dell&#8217;ex Presidente Holland, già nel 2014 era stato deliberato il riconoscimento dello Stato di Palestina, ma perché l&#8217;attuale Presidente Macron ha dichiarato la sua disponibilità a questo atto politico, con tutte le sue implicazioni internazionali.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">In una situazione di forte assenza della politica (quando non è complice), la conferenza tenutasi a Parigi puó essere un primo segnale di grande impegno e prospettiva, mentre in tutto il mondo le piazze di solidarietá con la Palestina continuano a riempirsi, spesso senza che in occidente se ne abbia reale contezza. Il grande interrogativo che ha attraversato tutti gli interventi è la necessitá di rompere con l’apatia e l’assuefazione dell’opinione pubblica. Da questo punto di vista la strada da fare è ancora tanta.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La conferenza si è chiusa con l’appello qui sotto riportato, letto a due voci da  Vincent Boulet, responsabile esteri del PCF e da Qasem Awwad, Vice Ministro del Dipartimento per i diritti umani e la società civile dell’Olp, un progetto, un impegno importante perché si faccia strada in Europa ( dove pochi sono i paesi che riconoscono la stato di Palestina ) l’appoggio concreto a questa lotta, che pretende un diritto , non una concessione. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">*Resp. Esteri, Segreteria Nazionale PRC</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> **Direzione Nazionale PRC</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="font-size: medium;">Dichiarazione finale della Conferenza “Libertà per la Palestina”</span></strong></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">In un momento decisivo della storia della lotta del popolo palestinese per la sua autodeterminazione, la Conferenza “Libertà per la Palestina” si è tenuto a Parigi, sotto l’egida dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), rappresentante unico e legittimo del popolo palestinese, e del Partito Comunista Francese (PCF), con la partecipazione attiva della sinistra francese, delle forze progressiste internazionali, delle società civili del mondo, delle organizzazioni sindacali, di universitari, giuristi, parlamentari e di partiti politici europei, arabi e internazionali.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La nostra richiesta è l’applicazione del diritto internazionale, del diritto dei popoli di disporre di sé stessi, di una pace giusta e durevole per tutti i popoli e l’applicazione dei principi della Carta delle Nazioni Unite. Denunciamo ogni azione di colonizzazione e di schiavitù dei popoli.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il governo israeliano di Benyamin Netanyahu, le sue politiche suprematiste, i crimini di guerra e contro l&#8217;umanità che commette e il sostegno internazionale di cui gode sono un pericolo esistenziale per il popolo palestinese e per la pace nella regione. La sua impresa criminale e razzista deve essere fermata immediatamente con pressioni e sanzioni efficaci da parte della comunità internazionale, dell&#8217;Unione Europea e dei governi.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Di conseguenza:</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">1. Esortiamo tutte le coscienze umane a sollevarsi per porre fine all&#8217;impresa genocida intrapresa dal governo israeliano a Gaza. Deve esserci un cessate il fuoco immediato e definitivo, il blocco omicida contro il territorio deve essere revocato per facilitare gli aiuti umanitari e l&#8217;assistenza sanitaria alla popolazione, i crimini di guerra e i crimini contro l&#8217;umanità commessi in quel territorio devono cessare senza indugio e i responsabili devono rispondere dei loro atti davanti alla giustizia internazionale.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">2. Affermiamo che la questione palestinese rappresenta un problema di liberazione nazionale e di emancipazione umana. Può essere risolta solo attraverso la giustizia e lo stato di diritto, attraverso la fine della colonizzazione, dell&#8217;occupazione e dell&#8217;apartheid nei territori occupati e attraverso la fine della discriminazione sistematica subita dal popolo palestinese. Solo una soluzione politica basata sull&#8217;applicazione del diritto internazionale permetterà di realizzare i diritti nazionali del popolo palestinese. La liberazione nazionale del popolo palestinese fa parte della lunga lotta dei popoli arabi e dei popoli del mondo per l&#8217;indipendenza e contro il colonialismo, il razzismo e l&#8217;antisemitismo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">3. Chiediamo il riconoscimento immediato dello Stato di Palestina da parte della Francia e dell&#8217;Unione Europea, affinché la soluzione dei due Stati possa finalmente diventare realtà.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">4. Intendiamo agire per garantire il rispetto e l&#8217;applicazione del diritto internazionale. Riaffermiamo quindi i diritti inalienabili del popolo palestinese, primo fra tutti il diritto all&#8217;autodeterminazione, al ritorno dei rifugiati in conformità con la Risoluzione 194 delle Nazioni Unite, alla fine dell&#8217;occupazione e della colonizzazione e all&#8217;istituzione di uno Stato indipendente, democratico e laico con Gerusalemme come capitale, in conformità con il diritto internazionale, in particolare le Risoluzioni 181 (sulla spartizione), 242, 338, 1397, 2334 e altre.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">5. Chiediamo il rispetto e l&#8217;applicazione del diritto al ritorno, un diritto individuale e collettivo inalienabile, che risponde alle aspettative di riparazione del popolo palestinese per i decenni di ingiustizie e spoliazioni di cui è stato vittima.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">6. Chiediamo che vengano applicate sanzioni allo Stato di Israele finché non rispetterà il diritto internazionale. La sospensione dell&#8217;Accordo di associazione tra l&#8217;Unione Europea e lo Stato di Israele e l&#8217;applicazione degli ordini della Corte internazionale di giustizia e della Corte penale internazionale sono parte di questo. Gli ostaggi israeliani e i prigionieri politici palestinesi devono essere rilasciati.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">7. Chiediamo la formazione di un&#8217;alleanza internazionale attorno alle richieste di riconoscimento e applicazione dei diritti nazionali del popolo palestinese, di applicazione del diritto internazionale, di riconoscimento dello Stato di Palestina e di una pace giusta e duratura in Medio Oriente. Estendendo la coalizione ai sindacati, alle organizzazioni della società civile, agli organismi accademici, giuridici e mediatici e ai rappresentanti eletti in tutto il mondo, vogliamo renderla uno strumento efficace di influenza politica.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">8. Accogliamo con favore il ruolo guida svolto dal Regno dell&#8217;Arabia Saudita e dalla Repubblica francese nella convocazione, il 19 giugno a New York e sotto l&#8217;egida delle Nazioni Unite, della Conferenza internazionale per la protezione della soluzione a due Stati. Sosteniamo con determinazione questa importante iniziativa, che può aprire la strada alla giustizia e alla pace riaffermando i principi del diritto internazionale e riconoscendo i diritti del popolo palestinese. Salutiamo anche il ruolo coraggioso di Egitto e Giordania, che hanno respinto il “piano di pace” unilaterale dell&#8217;amministrazione Trump, una manovra volta a seppellire i diritti nazionali del popolo palestinese e a legittimare l&#8217;annessione dei territori occupati.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">9. Riteniamo che la convergenza tra la conferenza “Freedom for Palestine” e la conferenza “Protecting the Two-State Solution” rappresenti un&#8217;opportunità storica per costruire un nuovo equilibrio nelle relazioni internazionali di oggi, per porre fine all&#8217;occupazione e al blocco, per ripristinare la giustizia e per aprire una reale prospettiva di sicurezza collettiva e di progresso condiviso per il popolo palestinese e per tutti i popoli del Vicino e Medio Oriente.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">10. Infine, porgiamo i nostri rispettosi saluti al popolo palestinese per il coraggio e la dignità dimostrati a Gerusalemme, Gaza, in Cisgiordania, nei territori del 1948, nella diaspora e nei campi profughi. Rendiamo omaggio anche agli uomini e alle donne che agiscono con determinazione a favore della libertà, della democrazia e dello Stato di diritto in tutto il mondo, compreso Israele. Rendiamo omaggio ai membri delle organizzazioni umanitarie, al personale delle Nazioni Unite e ai giornalisti uccisi dalle azioni deliberate del governo israeliano. Chiediamo che i difensori della pace e della giustizia si riuniscano il più possibile e li invitiamo a rafforzare la mobilitazione dei cittadini e dell&#8217;opinione pubblica in tutto il mondo a favore della pace e della giustizia. Affermiamo, in questo senso, che l&#8217;unità del popolo palestinese e la costruzione di alleanze internazionali sono le chiavi per la conquista della libertà.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Parigi | 4 giugno 2025</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Qui le versioni in francese, inglese e arabo</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">francese: <a href="https://www.pcf.fr/olp-pcf-declaration_finale_de_la_conference_liberte_pour_la_palestine" target="_blank">Déclaration finale de la Conférence &#8220;Liberté pour la Palestine&#8221; &#8211; Site Internet du PCF</a></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Inglese: <a href="https://www.pcf.fr/olp-pcf-final_declaration_of_the_freedom_for_palestine_conference" target="_blank">Final Declaration of the Freedom for Palestine Conference &#8211; Site Internet du PCF</a></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Arabo: <a href="https://www.pcf.fr/olp_pcf_conference_arabic_final_declaration" target="_blank">إعلان ختامي لمؤتمر حرية لفلسطين &#8211; Site Internet du PCF</a></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
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		<title>Ciao Compagno Ali Rashid, non temere: non lasceremo sola la tua Palestina</title>
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		<pubDate>Fri, 16 May 2025 09:12:49 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[pace e internazionalismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Stefano Galieni* Se ne è andato un compagno di tante lotte condivise e resto, mi si scusi se parlo in prima persona, attonito, addolorato, indignato, incredulo. Se ne è andato alla vigilia dell’anniversario della Nakba, quante volte ne avevamo parlato, e nei giorni in cui il governo israeliano vuole ripetere, mentre continua il genocidio, l’ennesima [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;"><strong>Stefano Galieni*</strong></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Se ne è andato un compagno di tante lotte condivise e resto, mi si scusi se parlo in prima persona, attonito, addolorato, indignato, incredulo. Se ne è andato alla vigilia dell’anniversario della Nakba, quante volte ne avevamo parlato, e nei giorni in cui il governo israeliano vuole ripetere, mentre continua il genocidio, l’ennesima deportazione di uomini donne e bambini che sono e saranno sempre Palestina. Ci conoscemmo quando si stava profilando la prima Intifada, quando la gente di Gaza e Cisgiordania, decise di non accettare più una finta pacificazione fondata sull’occupazione militare, sulla demolizione di case e ulivi, sulla costruzione di insediamenti per coloni, provenienti dall’Est Europa, sul tentativo di annientare ogni diritto all’esistenza della sola parola Palestina. Quasi 40 anni fa, quella che venne chiamata la “rivolta delle pietre”, perché a mani nude, lanciando sassi contro i carrarmati, ragazzini, adolescenti, cadevano sotto i colpi di mitra di uno degli eserciti più potenti del mondo. Ali Rashid era per noi allora giovani e solidali con la causa palestinese, un punto di riferimento, di confronto, di dibattito a volte anche aspro ma sempre fecondo. Era allora Primo segretario della delegazione palestinese in Italia, l’uomo, il compagno, a cui chiedere “cosa possiamo fare?” Da uomo di pace, quale è sempre stato, si spese per una idea bella e geniale, il progetto “kufia, matite per la Palestina”, realizzata con Il Manifesto. Una mostra di disegni realizzati da italiani, palestinesi e israeliani ad indicare con l’arte la via per porre fine a quell’eccidio quotidiano. Girammo nelle città palestinesi e israeliane, dove imperversavano già da allora i controlli e la repressione, scortando e difendendo la mostra, sia in città palestinesi che in luoghi israeliani votati alla pace e alla fine dell’occupazione. Da quella prima visita nacque, un altra, che oggi sarebbe considerata folle, piccola grande idea di internazionalismo solidale. Mettemmo in piedi, con compagne e compagni provenienti da diverse esperienze politiche, un gruppo chiamato Al Ard, (La Terra), andavamo nei Territori Occupati e a Gaza, ci mettevamo in contatto, con l’aiuto di interlocutori delle diverse forze politiche, con piccole cooperative, soprattutto composte da donne, che operavano nell’agricoltura, per sostenerne economicamente microprogetti di sostegno, un macchinario, un materiale, quello che era impedito avere a causa di politiche di embargo israeliano. Lui da Roma ci dava indicazioni, ci seguiva dove non poteva venire fisicamente, garantiva sulla nostra affidabilità. Intrecciammo rapporti con una resistenza laica e progressista, vedemmo con i nostri occhi come l’occupante, per indebolire l’Olp, iniziava a contrastare ogni forma di aggregazione e di istruzione, chiudendo le scuole e le università pubbliche e contemporaneamente sostenendo le moschee. Ogni volta che si tornava a casa, dopo uno dei tanti viaggi, portavamo con noi un bagaglio di storie che ancora oggi, anche se in molti ci siamo persi di vista, ci accomunano. E provammo anche a praticare quella disobbedienza civile che tanto irritava la forza militare, con Giovanni Russo Spena, allora parlamentare, che si incatenava davanti alle case, per impedirne l’abbattimento. Ali ci incitava, ci consigliava, si preoccupava dei rischi che correvamo, ma il legame che ci unì allora rimase inalterabile. Le serate a casa sua, a parlare e a sperare in un futuro migliore, al sogno di poter rivedere un giorno la Gerusalemme dei suoi genitori che lui, nato in Giordania, non aveva visto. Ogni incontro era un’immersione a volte disincantata, in una infinita cultura politica. Misurava le parole cogliendone il peso e la gravità ogni volta, non accettava la faciloneria con cui spesso si costruivano etichette o stereotipi. Fu naturale ritrovarlo in Rifondazione Comunista, anni dopo, quando, dopo il fallimento degli accordi di Oslo, si iniziarono a perdere le speranze e lo stesso contesto palestinese cambiava. Gioimmo riuscendo ad eleggerlo in un Parlamento in cui almeno la voce della Palestina si potesse sentire nitida e chiara, scandita dalle sue pause e dalla sua innata saggezza. Da Ali imparai quanto si può dissentire politicamente, compiere scelte diverse, ma conservare insieme alla stima e all’affetto, la capacità di guardare oltre il presente, di preservare quel prevalente comune che univa tutte e tutti coloro che lottano per le cause dei popoli oppressi come per le ingiustizie quotidiane nostrane. Non ci siamo mai persi ed ogni volta era un abbraccio, un ricordarsi privo di nostalgia una conferma di come in fondo i legami veri restano e non possono essere vanificati. Le storie, il tempo, gli anni che trascorrevano, ci hanno portato anche a sorridere degli scontri che ci è capitato di avere, di ricordare con amarezza le occasioni perse e gli errori compiuti, di continuare a compiere una ostinata ricerca nel presente, quello buio e cupo che incontravamo, per riannodare i fili, per ricominciare, per non arrendersi. Ed Ali Rashid non si è mai arreso. Gli anni lo avevano reso ancora più lucido e profondo, lo avevano portato a raccontarsi, lui solitamente riservato nel mostrare le cicatrici, facendo emergere ricordi di ragazzo, la pesantezza dell’esilio, la scoperta dell’impegno politico come antidoto potente all’autodistruzione. Aveva lasciato da anni la sua casa di Roma in cui ci si incontrava prima di partire, per avere consigli e far giungere messaggi a chi occupava ruoli particolari in patria. Si era trasferito nella tranquillità umbra dove scriveva, da cui instancabile, si muoveva, sempre con la voglia di far conoscere al mondo della solidarietà popolare che non ha mai smesso di esistere, la profondità della tragedia umana, politica, sociale e culturale che da quasi ottanta anni ormai nega ogni possibilità di gioia, di futuro, di speranza. Riprendere insieme il cammino politico durante le ultime elezioni europee, con la lista Pace Terra Dignità, fu una ovvia convergenza, gli si leggeva ancora come tanti anni fa, quella luce mai spenta nell’impegno politico e sociale, nonostante tutto e nonostante tutti. Ci ha lasciato all’improvviso, senza un segnale, ed è difficile credere che sia vero. Ci ha lasciato più poveri ma tante e tanti altri raccoglieranno il suo grande esempio. Ne sono certo.</span></p>
<p>*Unità 15 maggio</p>
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