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	<title>Rifondazione Comunista &#187; beni comuni</title>
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		<title>Paolo Berdini: perchè mi iscrivo a Rifondazione Comunista</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Nov 2024 12:54:35 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;urbanista e saggista Paolo Berdini ha deciso di iscriversi a Rifondazione Comunista. Di seguito una dichiarazione di Maurizio Acerbo e la lettera di Paolo Berdini.  &#8221;La scelta di Paolo Berdini di iscriversi al nostro partito ci incoraggia nell&#8217;impegno per la ricostruzione di una sinistra degna di questo nome. Paolo è da sempre un punto di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;">L&#8217;urbanista e saggista Paolo Berdini ha deciso di iscriversi a Rifondazione Comunista. Di seguito una dichiarazione di Maurizio Acerbo e la lettera di Paolo Berdini.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> &#8221;La scelta di Paolo Berdini di iscriversi al nostro partito ci incoraggia nell&#8217;impegno per la ricostruzione di una sinistra degna di questo nome. Paolo è da sempre un punto di riferimento per le lotte ambientaliste, contro la speculazione edilizia e il consumo di suolo, per i servizi pubblici, il diritto all&#8217;abitare, la difesa dei beni comuni  e del paesaggio. Con Paolo Berdini lavoreremo per rafforzare il profilo ecosocialista del nostro partito&#8221;, dichiara Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Pubblichiamo la lettera con cui Paolo Berdini ha comunicato la decisione di iscriversi a Rifondazione Comunista:</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong>Qualcosa è cambiato. Perché mi iscrivo a Rifondazione</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">di Paolo Berdini</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> Sono molti anni che condivido con le compagne e i compagni di Rifondazione comunista la riflessione e l’azione concreta in difesa dei diritti del lavoro e dei diritti alla città.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Grandi gruppi economici e di potere hanno deciso da più di due decenni di chiudere le conquiste sociali dello scorso secolo, dalla sanità pubblica all’educazione scolastica, e non tollerano più neppure che ci sia una voce a tenere accesa la speranza di riprendere il cammino interrotto.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Due fatti recenti che mi hanno spinto a chiedere l’iscrizione al partito.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Due anni fa lo schieramento della destra guidata da Giorgia Meloni conquistava il governo del paese battendo uno schieramento guidato dal Pd incapace di proporre alcun tema alternativo. Da due anni la seconda carica dello Stato, alcuni ministri e la stessa presidente del consiglio, sono impersonate da chi non si riconosce nella Costituzione del 1948. È un fatto inedito nella storia d’Italia.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Un mese fa, nelle elezioni per il governo della regione Liguria provocate da un’inchiesta sulla corruzione che ruotava intorno al presidente di centro destra, il centro sinistra ha ripetuto l’errore e non è stato capace di scrivere un’agenda politica che rendesse evidente la indispensabile discontinuità culturale e programmatica. I partiti che sostenevano il presidente Toti – che patteggiando la pena ha ammesso le sue dirette responsabilità- è riuscito a vincere di nuovo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Del resto, per toccare un tema che mi sta a cuore, l’inchiesta sull’urbanistica milanese ha scoperchiato un modello di governo urbano guidato dal Pd succube dei poteri fondiari e dei fondi immobiliari che dominano le nostre città. Quello schieramento non è dunque in grado di distinguersi sul piano della legalità e del rispetto delle regole.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Sono dunque convinto che siamo di fronte ad un passaggio molto delicato della vita del nostro paese. In gioco ci sono il rispetto della Costituzione e della legalità.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Per questo occorre contribuire con idee e militanza attiva alla costruzione di un partito di sinistra forte e autorevole, unico argine al dilagare delle idee eversive.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Rifondazione comunista non ha alcuna rappresentanza istituzionale nazionale e viene sistematicamente oscurato dal sistema omologato di informazione. Pur in questa chiave di difficoltà, Rifondazione è stata un coerente punto di riferimento per la difesa della dignità del lavoro, dei servizi pubblici e anche sui temi ambientali e urbanistici con posizioni nette su temi come lo stop al consumo di suolo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Merito questo dell’attuale gruppo dirigente che con Maurizio Acerbo ha saputo mantenere una linea politica e di azione coerente di sinistra e antiliberista.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La democrazia italiana, questo afferma la nostra Costituzione, si basa sul sistema dei partiti. È dunque indispensabile contribuire al rafforzamento dell’unica voce fuori dal coro del sistema politico italiano.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Per questo ho deciso di mettermi a disposizione di Rifondazione comunista e contribuire dal suo interno alla costruzione di una sinistra in grado di condizionare l’agenda dei governi nazionali e locali scritta dai poteri economici dominanti.</span></p>
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		<title>Siccità e crisi idrica</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jun 2022 16:08:26 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Il nostro Pianeta è “ricoperto d’acqua” ma la percentuale di questa utilizzabile per usi umani è circa lo 0,6% considerando laghi, fiumi e falde sotterranee di facile accesso. Una componente solo in parte “rinnovabile”, poiché le falde hanno tempi di ricarica spesso più lunghi del tasso di sfruttamento cui vengono sottoposte, di conseguenza l’acqua è [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Il nostro Pianeta è “ricoperto d’acqua” ma la percentuale di questa utilizzabile per usi umani è circa lo 0,6% considerando laghi, fiumi e falde sotterranee di facile accesso.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Una componente solo in parte “rinnovabile”, poiché le falde hanno tempi di ricarica spesso più lunghi del tasso di sfruttamento cui vengono sottoposte, di conseguenza l’acqua è sempre più scarsa, complici i cambiamenti climatici e la crescente pressione antropica.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La scarsità idrica, che abbiamo sempre considerato come un problema lontano dai nostri confini, ci riguarda molto da vicino, con prospettive per quest’anno peggiori della crisi del 2017.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">L’Osservatorio europeo della siccità indica l’Italia tra i Paesi UE considerati più a rischio e secondo l’Associazione nazionale dei consorzi di Bonifica e Irrigazione il livello dei fiumi del Nord è sempre più basso e il rischio desertificazione in aumento, soprattutto in alcune regioni del Sud Italia.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La particolare conformazione geografica del nostro Paese mette ancora più a rischio le fonti di acqua dolce a causa del fenomeno del cuneo salino che mette a rischio intere colture nella zona del delta del Po.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">E’ evidente come un simile scenario abbia impatti devastanti sia sugli ecosistemi naturali che sulle attività umane, sia in chiave sociale che economica.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">I settori destinati a pagare le conseguenze più gravi della siccità sono quelli dell’agricoltura, della zootecnia e della silvicoltura. In Italia il 20% del territorio rischia di non essere più produttivo e di essere dunque abbandonato e l’Enea stima che a causa di siccità, alluvioni ed erosioni del suolo si rischia di perdere l’1 per cento annuo sulla produzione agricola, con danni per oltre 30 milioni di euro l’anno per il settore.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>Siccità: agricoltura e allevamento intensivi.</b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Prendendo in esame proprio il rapporto tra sistema agroalimentare e consumo della risorsa idrica si scopre che la frazione di gran lunga più grande dell’impronta idrica totale in Europa riguarda il consumo di prodotti agricoli commestibili (84 per cento), con più del 45 per cento di questa imputabile ai prodotti a base di carne e latte.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">L’agricoltura europea, dedicata per circa due terzi all’alimentazione animale, utilizza più acqua dolce di qualsiasi altro settore in Europa: il 59 per cento del consumo totale e il modello di agricoltura intensiva impoverisce la frazione organica dei suoli, rendendoli meno efficaci nel trattenere l’acqua (fonte ANBI).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La disponibilità idrica diminuisce dunque, ma i nostri terreni agricoli hanno ancora più sete.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Nel settore zootecnico i volumi d’acqua utilizzati diventano ancora più importanti: per grammo di proteine, l’impronta idrica della carne bovina è sei volte maggiore di quella dei legumi e secondo la stessa Assocarni per produrre un chilo di carne bovina occorrono in media 15.415 litri di acqua.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Nel settore agricolo la risposta è nella riconversione verso metodi agro ecologici perché mentre l’agricoltura intensiva, basata su produzioni specializzate e a bassa diversità, è particolarmente vulnerabile ai cambiamenti climatici, al degrado del suolo e alla scarsità d’acqua, l’agricoltura ecologica è la principale strategia di resilienza alla siccità.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Anche nel campo della zootecnia i modelli di allevamento ecologico, compresi i sistemi integrati di allevamento e di allevamento e silvicoltura, possono offrire vantaggi a molteplici processi ecosistemici, inclusa la resilienza alla siccità. Una riduzione molto significativa dell’impronta idrica dei prodotti agricoli in Europa potrebbe essere raggiunta passando a modelli alimentari più sani, ricchi di frutta e verdura e con meno carne e latticini e che porterebbero a risparmiare circa 1.292 litri pro capite al giorno, ossia il 30 per cento dell’impronta idrica rispetto alla situazione attuale.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Per compiere questi cambiamenti sono necessari e urgenti sostanziosi investimenti, sia in termini di ricerca sulle innovazioni agroecologiche, sia di sostegno per aiutare gli agricoltori e allevatori a compiere una vera transizione ecologica e i consumatori ad adottare diete con un minore impatto sulla disponibilità idrica e sulla sua qualità.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>Siccità e energia.</b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">In tempi di crisi idrica, è bene ricordare che anche le scelte energetiche, non sono neutre dal punto di vista dello spreco di acqua.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Il consumo idrico a fini energetici è oltre il 20% del consumo idrico totale, e circa un terzo di quello a fini alimentari.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Le centrali termoelettriche a fonti fossili e le centrali nucleari, infatti, consumano enormi quantità d&#8217;acqua per raffreddare gli impianti a differenza di eolico, fotovoltaico e geotermia a circuito chiuso, il cui impatto idrico si approssima allo zero.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Si calcola che un sistema 100% rinnovabile abbatterebbe fino al 97,7% il consumo idrico finalizzato alla produzione di energia.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>Siccità e gestione privata della rete</b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La crisi idrica attuale evidenzia inoltre tutte le pecche di una gestione della risorsa idrica piegata a una logica privatistica che punta esclusivamente alla massimizzazione del profitto ed è caratterizzata da una decennale mancanza di pianificazione e investimenti infrastrutturali.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">L’Italia detiene il primato europeo del prelievo di acqua per uso potabile. Dal punto di vista degli ecosistemi acquatici, laghi, fiumi, acqua sotterranee, tutte le rilevazioni rivelano uno stato raramente buono e per lo più scarso o cattivo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La contaminazione più frequente è dovuta agli erbicidi e agli scarichi delle aree industriali attive o dismesse ma non ancora bonificate, come ad esempio quella dovuta ai PFAS in Veneto e ad Alessandria; pesano poi i cosiddetti contaminanti emergenti quali droghe, cosmetici e farmaci.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La contaminazione delle acque di falda, che in Italia sono la principale fonte di approvvigionamento di acqua potabile, determina la necessità di attuare trattamenti per trattenere le sostanze chimiche che diventano sempre più costosi e difficili con l’aumento della complessità delle miscele.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">E’ necessario migliorare la qualità delle acque superficiali e di falda, intervenire per rinaturalizzare i versanti collinari e montani, le sponde di fiumi e canali, restituire ad uso ambientale e paesaggistico naturale di aree compromesse da fabbricati ex industriali ora dismessi e abbandonati.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La gestione del servizio idrico integrato attraverso spa e multiutility si è dimostrata un fallimento se consideriamo il drammatico spreco di acqua potabile se consideriamo le perdite di rete (40% dell’acqua distribuita) e la mancata realizzazione di reti duali (il 50% dell’acqua distribuita è utilizzata per fini non potabili). E’ quindi destituita di ogni fondamento la campagna che sui media mainstream cerca di attribuire la responsabilità della crisi idrica alla mancata privatizzazione che avrebbe fatto perdere investimenti privati. Dopo la vicenda delle autostrade bisogna essere davvero in malafede per sostenere una tesi del genere. La realtà semmai è che la gestione attraverso multiutility quotate in borsa ha dirottato risorse verso utilizzi diversi dall’ammodernamento e dalla manutenzione della rete idrica.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">In definitiva, si tratta, come propone anche il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, di mettere in campo un intervento pubblico che, nell’arco dei prossimi 5 anni, tramite il Recovery Plan, nella seguente misura:</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">● 2 mld di € per la ripubblicizzazione del servizio idrico, da utilizzare nel primo anno di intervento;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">● 7,5 mld. di € (cui aggiungere risorse provenienti dai soggetti gestori per circa ulteriori 2,5 mld) per la ristrutturazione delle reti idriche;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">● 26 mld. di € (di cui 50% provenienti dal Recovery Plan e il restante 50% da ulteriori fonti di entrata) per il riassetto idrogeologico e la messa in sicurezza del territorio.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">L’intervento economico deve essere accompagnato da un ribaltamento del modello e dalla ripubblicizzazione del servizio idrico, partendo da una serie di interventi immediati:</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">incentivi all&#8217;ammodernamento degli impianti di irrigazione in agricoltura (ad es. irrigazione a goccia) e all&#8217;utilizzo delle acque piovane;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">la destinazione degli utili delle aziende che gestiscono il servizio idrico alla ristrutturazione delle reti idriche;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">incentivi all’installazione di dispositivi per il risparmio idrico nell’edilizia di servizio, residenziale e produttiva;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">la depurazione delle acque deve raggiungere il 100% (attualmente è al 50/60%) e vanno privilegiati gli impianti di piccole-medie dimensioni e quelli di fito-depurazione in quanto garantiscono maggiormente la qualità della acque depurate da immettere in natura, nella produzione agricola e nelle reti duali.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>Le montagne stanno crollando.</b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La senatrice Nugnes, in rappresentanza di Rifondazione Comunista in missione parlamentare sui ghiacciai, riferisce di come in montagna il cambiamento climatico stia avvenendo ad una velocità doppia che nel resto del globo, registrando ad oggi una media di aumento delle temperature di + 1,7 gradi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">&#8220;Lo scenario 2022 è lo scenario che ci aspettavamo per il 2050&#8243; dicono gli osservatori tecnici di Arpa in Val D&#8217;Aosta, a Courmayeur, sul Ghiacciaio di Planpincieux. I ghiacciai sono un grande osservatorio dei cambiamenti climatici. Un terzo di tutti i ghiacciai italiani sono in Val d&#8217;Aosta, in 50 anni abbiamo &#8220;perso&#8221; il 40% dei ghiacciai presenti in regione, in 20 anni ne abbiamo persi 180. Nel 2050 non avremo più nessun ghiacciaio, niente ghiacciai niente acqua. Dovremo attrezzarci per rintracciare e conservare tutta l&#8217;acqua possibile, raccoglierla e distribuirla.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Lo scioglimento dei ghiacciai causa un enorme scarico di acqua dolce nell’oceano e aumenta il livello del mare. Attualmente proprio lo scioglimento dei ghiacciai contribuisce come primo protagonista all’innalzamento del livello del mare (sta aumentando il livello del mare di 0,7 millimetri ogni anno) e, entro la fine del secolo, questo numero potrebbe aumentare da quattro a dieci volte.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Il mare invade e sommerge le terre, distruggendo interi territori, che entra nei fiumi, vedi il Po in questi giorni, invadendo le falde di riserva idrica, salinizzando l&#8217;acqua dolce, sottraendo altra acqua potabile per i campi, le bestie, gli uomini.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Scioglimento dei ghiacciai, significa crolli e slavine, significa perdita di biodiversità, delle condizioni che rendono possibile la nostra vita su questo pianeta.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Il contrasto alla siccità deve essere affrontato da un punto di vista dell’ecologia integrale quindi chiediamo lo stop immediato della riattivazione delle centrali a carbone, di nuove trivellazioni di gas e dell’installazione dei rigassificatori, delle grandi opere idrovore, della cementificazione, che impermeabilizza il suolo rendendo praticamente impossibile il ciclo naturale dell’acqua, degli impianti di incenerimento rifiuti che necessitano di enormi quantità di acqua per il raffreddamento.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Il nostro è un approccio di classe e ben consapevole che riguarda le scelte collettive e la gestione delle risorse più che quelle individuali. Non si tratta solo di modificare gli stili di vita ma lo stesso modello di sviluppo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Maurizio Acerbo</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Elena Mazzoni</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">ordine del giorno approvato dal Comitato Politico Nazionale </span></p>
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		<title>Le spiagge sono di tutti: basta cemento e recinzioni, regole contro lavoro nero</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Feb 2022 18:08:53 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[spiagge]]></category>

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		<description><![CDATA[Il consiglio dei ministri sta discutendo il tema delle concessioni balneari come se si trattasse soltanto di decidere l’applicazione o meno della normativa europea sulla concorrenza. I partiti in parlamento fanno da megafono solo alle rivendicazioni dei concessionari.  C’è molto di più, trattandosi di regolamentare l’utilizzo di un bene comune come il demanio marittimo che [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Il consiglio dei ministri sta discutendo il tema delle concessioni balneari come se si trattasse soltanto di decidere l’applicazione o meno della normativa europea sulla concorrenza. I partiti in parlamento fanno da megafono solo alle rivendicazioni dei concessionari. </span><br />
<span style="font-size: medium;">C’è molto di più, trattandosi di regolamentare l’utilizzo di un bene comune come il demanio marittimo che dovrebbe essere tramandato integro alle generazioni future e che ha anche un enorme valore paesaggistico e naturalistico. La spiaggia è di tutte/i e delle generazioni future.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Rivendichiamo di essere stato l&#8217;unico partito a opporsi in sede italiana e europea alla direttiva Bolkestein e, al tempo stesso, di non aver mai avuto un atteggiamento clientelare verso balneatori.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Segnaliamo alcuni punti fondamentali:</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">1) <strong>Stop alla cementificazione</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">bisogna porre l&#8217;attenzione alla riqualificazione ambientale e paesaggistica dopo anni di cementificazione e recinzione selvagge degli arenili incentivate da una normativa nazionale clientelare che ha dato ai titolari delle concessioni la sconsiderata possibilità di un rinnovo automatico delle concessioni. Inoltre stato, regioni e comuni hanno sanato abusi e consentito la sostanziale privatizzazione delle spiagge e l&#8217;oscuramento della vista mare. Le nuove concessioni devono prevedere la riduzione dell&#8217;occupazione dell&#8217;arenile con costruzioni e recinzioni. </span><br />
<span style="font-size: medium;">C&#8217;è bisogno di un piano per la riqualificazione delle spiagge e la materia sarebbe auspicabile che tornasse tra le competenze dello stato perchè gran parte delle regioni hanno portato avanti una visione clientelare del Piani Demaniali Marittimi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">2) <strong>Gestione pubblica e spiagge libere</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">non è vero che l&#8217;alternativa è tra le gare e l&#8217;attuale situazione di privilegio feudale. In Italia bisogna dare, come ovunque nel mondo, la possibilità ai cittadini di fruire di spiagge libere gestite dai comuni e soprattutto bloccare ogni nuova concessione per salvaguardare i tratti di spiaggia ancora non antropizzati. I comuni possono decidere di non rimettere a gara e di procedere alla gestione diretta coinvolgendo chi ha per tradizione lavorato nel settore o cooperative.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">3) <strong>Regole contro lavoro nero e illegalità </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Rifondazione Comunista ritiene che questa dovrebbe essere l’occasione non solo per una gestione trasparente dei bandi, ma anche per prevedere norme antievasione e soprattutto contro lo sfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori del settore più volte agli onori della cronaca perché in nero, malpagati e con turni estenuanti. I regolamenti dei bandi devono per questo prevedere una chiara definizione di clausole ad hoc sull’applicazione, pena la decadenza della concessione, dei contratti di lavoro di settore al personale impiegato negli stabilimenti balneari.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">4) <strong>garantire accesso </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">occorre porre fine alla situazione per cui lunghi tratti di littorale sono di fatto privatizzati a tutti gli effetti con l’impedimento dell’accesso se non a pagamento. Chiediamo che si preveda di inserire nei bandi l’obbligo di destinare almeno il 30% dei litorali balneabili ad uso libero.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Maurizio Acerbo, segretario nazionale </span><br />
<span style="font-size: medium;">Antonello Patta, responsabile lavoro</span><br />
<span style="font-size: medium;">Elena Mazzoni, responsabile ambiente </span><br />
<span style="font-size: medium;">Partito della Rifondazione Comunista- Sinistra Europea</span></p>
<p style="text-align: justify;"><img alt="" src="https://scontent.fmxp5-1.fna.fbcdn.net/v/t39.30808-6/274163722_478535673634415_6610127074025544596_n.jpg?_nc_cat=101&amp;ccb=1-5&amp;_nc_sid=730e14&amp;_nc_ohc=dtJAoazXgtQAX-Lqx7V&amp;_nc_ht=scontent.fmxp5-1.fna&amp;oh=00_AT_EniVH_DfhMxy5di8CR0nACMYBmDhGq94OaZMBY4_jeA&amp;oe=620FED7A" width="597" height="844" /></p>
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		<title>I Beni Comuni non sono merce di scambio. Lo ‘strano’ caso del Santa Maria della Pietà</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Apr 2021 10:28:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Alba Vastano * &#160; Roma, municipio XIV. Siamo nel cuore del quartiere Trionfale. Ѐ qui che dai primi del ‘900 si estende su 20mila mq un mega complesso edilizio, immerso in un parco che un tempo era rigogliosissimo e ben curato, articolato su 37 padiglioni. Il ‘Santa Maria della Pietà’ è stato un complesso manicomiale, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Alba Vastano *</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Roma, municipio XIV. Siamo nel cuore del quartiere Trionfale. Ѐ qui che dai primi del ‘900 si estende su 20mila mq un mega complesso edilizio, immerso in un parco che un tempo era rigogliosissimo e ben curato, articolato su 37 padiglioni. Il ‘<strong>Santa Maria della Pietà</strong>’ è stato un complesso manicomiale, l’ospedale dei matti si diceva. Tutta la struttura, in cui nel tempo vennero ricoverate migliaia di persone con disturbi mentali, arrivò gradualmente a completa chiusura negli anni seguenti alla <strong>legge n. 180 del 1978</strong>, associata al promotore della riforma psichiatrica, <strong>Franco Basaglia</strong>. Negli anni a seguire tutto il complesso ha subito un sistematico ridursi nella sua funzione di servizi sanitari e socio culturali al cittadino e sono state disattese tutte le normative delle destinazioni d’uso. Solo nel <strong>padiglione 31</strong>, nel 2005, per opera di attivisti, pro cultura e aggregazione sociale territoriale, che hanno occupato la ex lavanderia del complesso, prende forma un’associazione che, da allora, accoglie i cittadini offrendo molteplici iniziative di carattere artistico/ ludico/ umanitario e sociale. Tant’è che l’associazione è diventata, nel tempo, un forte punto di riferimento per il territorio. Un percorso bello e importante quello dei promotori del progetto, ma osteggiato dalle istituzioni a cui viene affidato la gestione e il progetto di riqualificazione dello spazio: la<strong> Regione</strong>, il <strong>Comune</strong> e la <strong>Asl Roma1</strong>. Il 25 febbraio scorso quello spazio sociale viene sgomberato. Una ennesima storia selvaggia ai danni della cultura e della socialità in un periodo in cui i volontari dell’associazione stavano organizzando una fase post-Covid per sostenere le persone a disagio, causa crisi per la pandemia in corso. Uno strappo feroce all’umanità, alla socialità e alla cultura. Ѐ Massimiliano Taggi, un compagno, un operatore sanitario che dal 2005 al 2015 è stato Presidente dell’associazione Ex-lavanderia, referente del comitato ‘<strong>Si può fare</strong>’ e promotore delle proposte di iniziative popolari per il Santa Maria della Pietà, a raccontarci com’è nato il collettivo del padiglione 31 e quali gli sgambetti subiti in itinere da parte delle istituzioni preposte, in primis la Asl Roma1, che hanno in gestione l’intero complesso. <strong>D: Dopo la legge Basaglia n.180 del 13 maggio del 78 quali istituzioni sono intervenute, da allora, per definire la nuova destinazione d’uso dei padiglioni del complesso? Quali i risvolti negli anni?</strong> <strong> R:</strong> Innanzitutto c’è una Legge Nazionale (724/94 poi 388/2000) che definisce chiaramente la natura e le finalità di tutti gli Ex Ospedali Psichiatrici italiani. Quei patrimoni non dovevano trasformarsi in nuovi servizi sanitari, bensì essere messi a reddito e quindi i redditi prodotti dovevano finanziare i Servizi Regionali per la Salute Mentale. Vi è nel legislatore l’idea di un risarcimento che coglie il senso profondo della Legge 180. E’ a partire da questo schema normativo che nasce, nel 1995, il <em>Coordinamento Città Ideale</em>. Per realizzare un progetto di uso Culturale del S.Maria che offrisse servizi utili ai cittadini e, nello stesso tempo, producesse risorse per la Salute Mentale. Vi era anche un forte valore simbolico. L’idea che quel luogo che aveva prodotto sofferenza e dolore, chiudesse completamente la sua storia <em>sanitaria</em>. Uno slogan di allora era <em>entrare fuori, uscire dentro</em>. L’idea, cioè, che l’apertura dei cancelli fosse a due sensi, permettere ai<em> matti</em> di entrare nella città riprendendosi dignità e diritti e alla città di riprendere possesso del S. Maria per farne luogo di relazioni, aggregazione e socialità. Purtroppo le Istituzioni hanno agito, negli anni, in forme contraddittorie e confuse, sprecando risorse e usando il S.Maria della Pietà più come oggetto di propaganda che altro. <strong>D: Il passaggio di competenze dalla Provincia alle Asl quali risultati ha prodotto? Ovvero, i padiglioni riservati ai servizi sanitari sono stati effettivamente resi fruibili al cittadino?</strong> <strong> R:</strong> Questa domanda richiederebbe una spiegazione troppo complessa. Ad esempio il passaggio non è stato da Provincia ad ASL ma dalla Provincia al Comune. Poi, dalla seconda metà degli anni ’90, le Istituzioni stesse non avevano cognizione esatta di quale fosse il corretto assetto proprietario. Mentre si concludeva con difficoltà ma anche con una grande passione civile il processo di <em>superamento del Manicomio</em>. L’ultimo ex paziente uscì dal S.Maria nel dicembre 1999. Con approssimazione e superficialità, si è delegata, la ASL a gestire un Patrimonio Pubblico, senza progetto né attenzione. Un esempio. Nel 2010 l’<em>Università La Sapienza</em> rinunciò al previsto acquisto di 8 edifici a cui se ne sarebbero aggiunti altri 4 per la casa dello Studente. Il motivo fu che la ASL non rilasciò gli edifici che aveva promesso. Quindi una perdita per l’amministrazione pubblica di<strong> 49 milioni di euro</strong> per il mancato acquisto e di circa 15 di finanziamenti previsti dal MIUR. Risorse che come dicevo avrebbero dovuto migliorare la vita delle persone con disagio psichico e dei loro familiari. E c’è l’assurda vicenda degli <strong>Ostelli del Giubileo 2000</strong>. circa 25 miliardi di vecchie lire spesi per realizzare quello che sarebbe stato l’unico Ostello della Gioventù Pubblico a Roma. 5 padiglioni e 400 posti realizzati per ospitare anche turisti con disabilità. La ASL li ha smantellati illegittimamente nel giro di 3 anni. Questi disastri nascono tutti dalla non volontà istituzionale, soprattutto della Regione, di definire un assetto proprietario sano e a norma di Legge. <strong>D: Il progetto culturale ‘ex lavanderia’ che è nato nel 2005 ed ha preso vita presso il Padiglione 31 come nasce, per quali finalità, come si è sostenuto economicamente e chi sono i promotori?</strong> <strong>R:</strong> Il 31, la vecchia Lavanderia del Manicomio, in tutti gli anni ’90 era stata punto di riferimento per l’associazionismo. Oltre agli ostelli, anche il Padiglione 31 fu ristrutturato nel 2000 con finalità culturali. Quando la ASL, dopo aver smantellato gli ostelli, svuotò degli arredi la Ex Lavanderia per trasferirci propri uffici, numerose associazioni e realtà del territorio decisero di tutelare la destinazione legittima del Padiglione. Era il 15 ottobre 2004. <strong>L’Associazione nasce nella primavera del 2005 con l’obiettivo di fare del Padiglione 31 un Centro Culturale Pubblico, cioè quello che le Istituzioni avrebbero dovuto fare</strong>. Da quel momento, per 16 anni, la Ex Lavanderia ha messo a disposizione il Padiglione 31 a migliaia di persone: Associazioni, famiglie per le feste dei bambini, eventi, rassegne, laboratori, progetti come Techné, una libera mostra collettiva che ha ospitato centinaia di artisti,<strong> la ciclofficina popolare, la caffetteria Tatawelo</strong> per la promozione del Commercio equo. Nella sala teatro hanno provato e realizzato i propri spettacoli circa <strong>300 compagnie</strong> emergenti, off e giovanili. Tutto questo attraverso l’attività volontaria e le libere sottoscrizioni dei cittadini. <strong>D: Nel progetto di valorizzazione della struttura sono previste attività ludico/culturali interne alla struttura che</strong> <strong>possano essere messe in atto</strong> <strong>e realizzate anche da associazioni esterne?</strong> <strong>R:</strong> Su questo punto si sfiora la farsa. L’Assessore all’Urbanistica del Comune <strong>Montuori</strong> ha annunciato che 3 edifici saranno dedicati alle politiche del cibo. La Regione ha dichiarato che <em>diversi </em>edifici saranno dedicati ad attività culturali. Ma se tu domandi quali, esattamente, siano questi Padiglioni non risponde nessuno. La loro propaganda confida sul fatto che i cittadini non vadano a leggere le Delibere Regionali già approvate e il Protocollo di Intesa fra enti. Perché leggendoli ci si rende conto che il S.Maria della Pietà è stato già tutto destinato. Gli edifici non sanitari sono 8 su 37. L’unico edificio destinato teoricamente alla cultura sarebbe proprio il Padiglione 31. uno su 37. Ma, e qui siamo alla perversione, sulla carta quell’edificio è di proprietà della ASL, quindi formalmente a destinazione sanitaria. Se anche, come dicono, la ASL lo cederà in affitto al Comune per farne un Centro Culturale, potrà riprenderselo comunque quando vuole come fece con gli ostelli. E comunque, un Centro Culturale, fino al 25 febbraio c’era. Cosa succederà in futuro, si vedrà. E, a proposito di ostelli, 2 edifici, rispetto ai 5 del Giubileo, sarebbero destinati a strutture ricettive. Per questo finanziati un’altra volta nel 2014, sono stati messi a bando dalla Regione ma non sono ancora attivi. Perché? Perché la Regione ha fatto ricorso al <strong>TAR</strong> per annullare il proprio stesso bando, l’ha perso, ha fatto ricorso al Consiglio di Stato, l’ha perso e gli ostelli ancora non ci sono. Se anche la Sede Municipale, il Centro Culturale e gli ostelli si realizzassero, tutto il resto sarebbe esclusivo appannaggio della ASL, insieme alla proprietà e gestione del Parco (non si capisce perché) e, ciliegina sulla torta, al 100% della gestione degli appalti su opere sanitarie e non sanitarie. <strong> D: Veniamo allo sgombero forzato avvenuto a fine Febbraio del padiglione 31 che alloggiava l’associazione. Sgombero che ha come motivazione ufficiale la riqualificazione di tutta la struttura per farne un mega polo sanitario, gestito dalle Asl. Sono realmente queste le motivazioni o si ripete ancora una volta il baratto di un Bene comune, come merce di scambio, con altri servizi privati? </strong> <strong>R:</strong> La motivazione è esattamente quella. La Ex Lavanderia è stata un Presidio che ha denunciato gli scandali della mala gestione istituzionale e contrastato un Progetto illegittimo di cessione alla ASL del S.Maria della Pietà. <strong>La Ex Lavanderia è stata la promotrice di proposte di Iniziativa Popolare con migliaia di firme</strong>. Di cui quella Comunale è stata addirittura approvata.<strong> Infine è la prima firmataria di un ricorso al TAR per l’annullamento delle Delibere Regionali in atto</strong>. Lo sgombero è avvenuto immediatamente dopo la fissazione dell’udienza che si terrà l’11 maggio. <strong>Quindi una rappresaglia punitiva</strong>. Ma c’è anche un altro motivo. La Ex Lavanderia rappresenta la cattiva coscienza, una memoria che si vuole rimuovere. Al 31 ci sono venuti praticamente tutti a prendere impegni, a garantire ed a plaudire. Dal Centro Sinistra fino alla Raggi. E molte locandine della Ex Lavanderia hanno tanto di loghi e patrocini istituzionali. Persino il Centrodestra Municipale ci ha svolto un Consiglio Municipale ufficiale. Ma poi, una volta al governo, tutti hanno dovuto subire il potere manageriale ed onnipotente della ASL Rm1 ed hanno cambiato idea. Chissà su quali ricatti politici. Non riescono a sopportare il semplice fatto che l’Associazione Ex Lavanderia fosse una testimonianza vivente dei loro voltafaccia, che non abbia cambiato idea, che abbia rifiutato le logiche di scambio, magari per salvare se stessa rinunciando alla sua battaglia fondativa per il S.Maria della Pietà. Ѐ un affronto troppo grande da digerire. Per chi fa politica solo per opportunismo, senza idee né valori. E per questo <strong>Carthago delenda est</strong>. <strong>D: C’è in atto un appello del Comitato cittadino per il ripristino dell’ex lavanderia e per l’apertura di altri padiglioni per ampliare il progetto culturale. L’appello ha già ha avuto il sostegno di molte associazioni, di artisti e privati cittadini. Ci puoi spiegare cosa si chiede nello specifico nell’appello e su quali riferimenti di legge è basata la controversia con la Regione?</strong> <strong>R:</strong> L’appello chiede semplicemente di definire il futuro del S.Maria della Pietà. Il rispetto della Legge Nazionale che fa del S.Maria un bene Reddituale e non Sanitario, quindi, di conseguenza la proprietà Regionale e non ASL, come deve essere per i beni reddituali. Poi il rispetto del Piano Regolatore che affida al Comune la titolarità del Piano di utilizzo per le Centralità Urbane (come è il S.Maria della Pietà). <strong>Insomma, riassumendo, il testo della Proposta di Legge Regionale che abbiamo presentato nel 2014 con 12mila firme e che la Regione non ha mai discusso in violazione del proprio Statuto.</strong> <strong>Poi c’è Delibera 40/2015, la nostra Delibera che il Comune ha approvato e sta, oggi</strong>, disattendendo. E il rispetto dei Regolamenti della Partecipazione. <strong>Il Protocollo di Intesa che sta permettendo alla Regione di assegnare e destinare, ad oggi, 36 edifici su 37 è un atto assolutamente illegittimo</strong>. Non si è mai visto un Piano Urbano (obbligatorio) di cui non si sono neanche fatte le procedure preliminari, mentre già tutti gli edifici sono stati assegnati e sono in atto gare d’appalto e lavori. E non si può credere, fino a che non si legge l’articolo 6 del Protocollo, che gli atti esecutivi istituzionali siano vincolati alla riservatezza. <strong>Il Piano Regione/ASL, avallato dal Comune è un castello di carte fondato sul nulla</strong>. Un miscuglio di servizi ASL senza legame gli uni con gli altri, senza senso né progetto nel quadrante più sanitarizzato della città. Voglio aggiungere, sanità senza capo ne coda al S.Maria, promossa dagli stessi che rifiutano da anni le proposte dei cittadini per ripristinare il <strong>Forlanini</strong>. Dagli stessi che tagliano posti letto, consultori e servizi. Da quelli che hanno chiuso i reparti di eccellenza del vicino <strong>S. Filippo declassandolo a ospedale di 3a fascia</strong>. Dall’altra parte, la nostra, c’è l’idea di un progetto legale di uso socio-culturale, un’ipotesi di Polo dell’Economia Sociale e Solidale, un Centro Storico vero, un modello di eccellenza nazionale ed europeo. <strong>Per un luogo pieno di storia e di significati che non merita di essere trattato come carne da macello e da bilanci malati. Una proposta a cui insieme a tante e tanti stiamo lavorando da 25 anni</strong>.</p>
<figure><img alt="" src="http://www.blog-lavoroesalute.org/wp-content/uploads/2021/03/immagine-12-1024x576.png" srcset="http://www.blog-lavoroesalute.org/wp-content/uploads/2021/03/immagine-12-1024x576.png 1024w, http://www.blog-lavoroesalute.org/wp-content/uploads/2021/03/immagine-12-300x169.png 300w, http://www.blog-lavoroesalute.org/wp-content/uploads/2021/03/immagine-12-768x432.png 768w, http://www.blog-lavoroesalute.org/wp-content/uploads/2021/03/immagine-12.png 1280w" /><br />
<figcaption>Massimiliano Taggi</figcaption>
</figure>
<p>A convalidare il tribolato percorso del collettivo dell’associazione ex lavanderia, ben illustrato da Massimiliano, ci sono anche le testimonianze di <strong>Chiara Cavallaro</strong> ed <strong>Emiliano Todero</strong> che dal 2015 sono i portavoce del collettivo “<em>In tutti questi anni nel Pad. 31, ex Lavanderia, si è voluto dare un esempio di che cosa possa significare “bene comune” e di che cosa potrebbe fiorire nel Santa Maria della Pietà. Lo si è fatto in tanti, con lavoro volontario, utilizzando i fondi che ci sono stati donati per mantenere per quanto possibile la strutture e le attività, cercando di rispondere alle domande del territorio. Il Santa Maria della Pietà è una centralità urbana, deve contenere le funzioni importanti per il XIV Municipio e non solo. Quindi, oltre all’esempio del Pad. 31, stava maturando anche la proposta di partecipare allo sviluppo territoriale per dare un contributo nella fase “post covid”, non solo con le iniziative di solidarietà attuali. Anche in questo caso in modo partecipato, attraverso una struttura aperta a tutti, una cooperativa di comunità, che fosse di esempio anche per la costruzione di un’altra economia, rispettosa di ambiente, persone e diritti. Non ci fermeremo. Un’idea, un concetto, finché resta un’idea è soltanto un’ astrazione… noi preferiamo le sperimentazioni concrete.</em>“ E c’è anchela testimonianza sul caso spinoso del Santa Maria di <strong>Tiziana Uleri</strong> (area legale Prc) avvocata civilista, che segue le cause del Comitato “<em>La destinazione d’uso del complesso Santa Maria della Pietà, in ragione di una delibera regionale impugnata dal Comitato ‘Si può fare’ e dalle associazioni dei familiari dei pazienti affetti da disturbo della salute mentale, appare essere in contrasto ed in violazione della normativa nazionale che stabilisce che le strutture ex manicomiale non debbono essere destinate a strutture sanitarie, ma ad uso socio culturale, i cui proventi debbono essere investiti per i progetti della salute mentale</em>”. Quindi <strong>Non ci si ferma qui</strong>. Dopo anni di lotta per restituire alla cittadinanza il Bene Comune estorto da magheggi e inefficienze istituzionali, questa rappresaglia non si può accettare e giustamente si contesta. Così i referenti del Comitato cittadino lanciano un appello che ha già ottenuto il sostegno di moltissime associazioni, artisti (ndr,fra cui <strong>Ascanio Celestini</strong>, un grande compagno sempre presente per supportare cause sociali), privati cittadini, costituzionalisti (ndr, fra cui il <strong>professor Paolo Maddalena</strong>, vice presidente emerito della Corte costituzionale), partiti (<strong> Rifondazione comunista- Federazione Roma</strong>– <strong>Sinistra italiana</strong>– <strong>Risorgimento socialista</strong>) e l’<strong>Anpi</strong>. Chiunque sia dalla nostra parte, ovvero dalla parte dei Beni Comuni, sviliti e sottratti ai diritti della cittadinanza, può firmare l’appello al link che segue <a href="https://www.change.org/santamariadellapieta">https://www.change.org/santamariadellapieta</a> <strong>Qui l’appello: <a href="http://www.santamariapieta.org/">http://www.santamariapieta.org</a></strong> * da <a href="http://www.blog-lavoroesalute.org/" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://www.blog-lavoroesalute.org&amp;source=gmail&amp;ust=1617448483023000&amp;usg=AFQjCNHV6SrFuOpcBifjWgRcOi5Yz0VXhA">http://www.blog-lavoroesalute.<wbr />org</a></p>
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		<title>Vaccini COVID-19: storie di monopolio, ricatto e disuguaglianza</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Mar 2021 22:40:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Randy Alonso Falcòn, Edilberto Carmona Tamayo – Le apprensioni suscitate in alcuni paesi dal vaccino AstraZeneca/Oxford, la campagna sporca degli Stati Uniti contro lo Sputnik V della Russia, e il rifiuto ratificato delle nazioni più potenti di lasciare che le loro case farmaceutiche rilascino temporaneamente i brevetti sui loro antidoti al COVID-19, hanno ulteriormente [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>di Randy Alonso Falcòn, Edilberto Carmona Tamayo –</div>
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<p>Le apprensioni suscitate in alcuni paesi dal vaccino AstraZeneca/Oxford, la campagna sporca degli Stati Uniti contro lo Sputnik V della Russia, e il rifiuto ratificato delle nazioni più potenti di lasciare che le loro case farmaceutiche rilascino temporaneamente i brevetti sui loro antidoti al COVID-19, hanno ulteriormente messo a dura prova la disponibilità dei vaccini e approfondito le profonde differenze nel diritto alla vita tra i potenti e i poveri di questo mondo.</p>
<p><strong>Mai prima d’ora un’emergenza sanitaria ha colpito così tante persone in così tanti luoghi e in così poco tempo</strong>. Il COVID-19 ha già colpito più di 120 milioni di persone nel mondo e ucciso più di 2,6 milioni di esseri umani.</p>
<p><strong>Una sfida così universale giustificava una risposta globale e coordinata. Ma ancora una volta, oltre alle richieste dell’ONU e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, hanno prevalso il nazionalismo, la meschinità, lo strapotere delle corporazioni transnazionali e ognuno per sé.</strong></p>
<p>I vaccini sembrano essere le uniche barriere efficaci contro la pandemia. Solo un’immunizzazione maggioritaria della popolazione mondiale potrebbe porre fine alla crescente trasmissione del virus SARS-CoV-2. Ma né le transnazionali farmaceutiche né i governi del mondo ricco hanno questa vocazione di risposta collettiva e di solidarietà globale.</p>
<p><em><strong>Chi può sviluppare e produrre vaccini?</strong></em></p>
<p><a href="https://i0.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/biomedicina.jpg?ssl=1" target="_blank" rel="noopener"><img alt="" src="https://i0.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/biomedicina.jpg?resize=580%2C279&amp;ssl=1" width="580" height="279" data-attachment-id="15626" data-permalink="https://italiacuba.it/2021/03/20/vaccini-covid-19-storie-di-monopolio-ricatto-e-disuguaglianza/biomedicina/" data-orig-file="https://i0.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/biomedicina.jpg?fit=580%2C279&amp;ssl=1" data-orig-size="580,279" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="biomedicina" data-image-description="" data-medium-file="https://i0.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/biomedicina.jpg?fit=300%2C144&amp;ssl=1" data-large-file="https://i0.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/biomedicina.jpg?fit=580%2C279&amp;ssl=1" data-recalc-dims="1" data-lazy-loaded="1" /></a></p>
<p><strong>L’industria farmaceutica e biotecnologica soffre di un’alta concentrazione e transnazionalizzazione</strong>. Le grandi aziende dei paesi sviluppati e delle economie emergenti monopolizzano la ricerca, la produzione e la distribuzione dei medicinali. <a href="https://www.plantadoce.com/entorno/la-industria-farma-un-mercado-que-genera-mas-riqueza-que-espana.html" target="_blank" rel="noopener">Nove di loro sono tra le 100 aziende che generano più entrate in tutto il mondo</a>.</p>
<p><strong>Secondo Euromonitor Global, l’industria farmaceutica è responsabile di quasi il 4% dell’attività produttiva globale</strong>. Se fosse un paese, sarebbe tra le 15 economie più ricche del pianeta. Quasi la metà delle vendite totali del settore provengono da Cina e Stati Uniti, seguiti da Svizzera, Giappone, Germania e Francia.</p>
<p>La produzione di vaccini, in particolare, si concentra in 4 grandi aziende più dell’80% del mercato, secondo i dati del 2019: la britannica <strong>GlaxoSmithKline</strong>, l’americana <strong>Merck Sharp &amp; Dohme e Pfizer</strong>, e la francese <strong>Sanofi</strong>.</p>
<p>Questo mercato globale ha generato circa 37 miliardi di dollari nel 2018 e si stima che entro il 2027 supererà i 64,5 miliardi.</p>
<p>Come è noto, le nazioni sottosviluppate – che sono la grande maggioranza -, non hanno quasi nessuna capacità di sviluppare i propri vaccini (Cuba è una delle poche onorevoli eccezioni) e nessuna capacità produttiva propria. Ciò ha lasciato loro poco spazio di manovra per influenzare lo sviluppo ineguale dei vaccini nel mezzo della pandemia.</p>
<p><em><strong>Come sono stati finanziati i vaccini contro il COVID-19?</strong></em></p>
<p><a href="https://i0.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/covid-19.jpg?ssl=1"><img alt="" src="https://i0.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/covid-19.jpg?resize=580%2C290&amp;ssl=1" width="580" height="290" data-attachment-id="15628" data-permalink="https://italiacuba.it/2021/03/20/vaccini-covid-19-storie-di-monopolio-ricatto-e-disuguaglianza/covid-19-2/" data-orig-file="https://i0.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/covid-19.jpg?fit=580%2C290&amp;ssl=1" data-orig-size="580,290" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="covid-19" data-image-description="" data-medium-file="https://i0.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/covid-19.jpg?fit=300%2C150&amp;ssl=1" data-large-file="https://i0.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/covid-19.jpg?fit=580%2C290&amp;ssl=1" data-recalc-dims="1" data-lazy-loaded="1" /></a></p>
<p><strong>Da quando l’OMS ha dichiarato il COVID-19 una pandemia, l’11 marzo, ha chiesto una soluzione concertata e comune alla minaccia. Ma la logica iraconda del mercato detta i corsi nel nostro mondo e quello che è successo da allora è una corsa frenetica per raggiungere l’obiettivo (immunitario e finanziario), in cui non sono mancati ostacoli, pressioni e persino ricatti.</strong></p>
<p>Fin dall’inizio, le grandi potenze si sono alleate con le grandi corporazioni farmaceutiche per gestire convenientemente la scoperta di una soluzione che permetta loro di uscire dalla crisi sanitaria ed economica che sta devastando il mondo.</p>
<p><strong>I governi hanno fornito almeno 8,6 miliardi di dollari</strong> per lo sviluppo del vaccino, secondo la società di analisi <a href="https://www.airfinity.com/" target="_blank" rel="noopener">Airfinity</a>. Gli Stati Uniti, l’UE e il Regno Unito <a href="https://www.hhs.gov/about/news/2020/05/21/trump-administration-accelerates-astrazeneca-covid-19-vaccine-to-be-available-beginning-in-october.html" target="_blank" rel="noopener">hanno investito miliardi nel vaccino di AstraZeneca</a>, sviluppato dall’Università di Oxford. La Germania ha investito 445 milioni di dollari nel vaccino sviluppato da Pfizer e dal suo partner tedesco, BioNTech. Il vaccino di Moderna è stato interamente finanziato e co-prodotto dal governo degli Stati Uniti.</p>
<p>Mentre le <strong>organizzazioni filantropiche hanno contribuito con 1,9 miliardi di dollari</strong>. Personalità individuali come Bill Gates, il fondatore di Alibaba Jack Ma e la star della musica country Dolly Parton hanno dato il loro contributo.</p>
<p><strong>Solo 3,4 miliardi di dollari sono venuti da investimenti propri delle aziende farmaceutiche</strong>, alcuni dei quali sono venuti anche da finanziamenti esterni.</p>
<p>Nonostante il fatto che Big Pharma abbia fornito solo un terzo dei finanziamenti, chi sta raccogliendo i benefici finanziari? Chi ha stabilito le regole del gioco nella distribuzione dei vaccini?</p>
<p dir="ltr" id="tw-target-text" data-placeholder="Traduzione"><em><strong>Gioco sporco</strong></em></p>
<p><strong>Ottenere il vaccino contro il COVID è diventato, al di là dell’interesse sanitario, un obiettivo geopolitico. Chi riusciva ad ottenere il vaccino capitalizzava la sua mercificazione e chi aveva più risorse finanziarie poteva monopolizzare più vaccinazioni.</strong></p>
<p>Scandalosa è stata <a href="http://www.cubadebate.cu/noticias/2020/03/15/donald-trump-trato-de-reclutar-secretamente-a-cientificos-alemanes-que-trabajaban-en-una-cura-para-el-coronavirus-para-poder-garantizar-los-derechos-exclusivos-de-una-posible-vacuna-solo-para-estados/" target="_blank" rel="noopener">la notizia della manovra dell’amministrazione Trump</a>, già nel marzo 2020, per la società tedesca CureVac – che aveva iniziato la ricerca di un possibile vaccino – di lasciare la sua sede nel paese europeo e trasferirsi negli Stati Uniti in cambio di “grandi quantità di denaro”.</p>
<p>Così come aveva già monopolizzato i test PCR, i ventilatori polmonari, le maschere e le attrezzature per la biosicurezza, <strong>Washington si prefiggeva fin dall’inizio di monopolizzare la produzione e la distribuzione dei vaccini</strong>.</p>
<p>Ad essi si sono aggiunte <strong>campagne diffamatorie a volte sottili, a volte palesi, contro i candidati vaccini russi e cinesi in un tentativo concertato di escluderli da altri mercati</strong>. Molti dubbi sono stati espressi sulla velocità di sviluppo, la qualità dei test clinici e l’efficacia dei candidati di entrambe le nazioni, specialmente contro lo Sputnik V dei Gamaleya Laboratories.</p>
<p>Dopo che il vaccino principale della Russia è stato certificato dalle sue autorità e ha suscitato l’interesse di diverse nazioni, gli Stati Uniti e l’Unione europea hanno fatto lo sgambetto dappertutto. <strong>Il rapporto annuale 2020 del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti (HHS) ha recentemente rivelato che l’Ufficio degli Affari Globali (OGA) ha usato l’Ufficio dell’Addetto alla Salute in Brasile per convincere il governo brasiliano a “rifiutare il vaccino russo COVID-19</strong>.</p>
<p><a href="https://i0.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/TextoHHS.jpg?ssl=1" target="_blank" rel="noopener"><img alt="" src="https://i0.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/TextoHHS.jpg?resize=538%2C143&amp;ssl=1" width="538" height="143" data-attachment-id="15631" data-permalink="https://italiacuba.it/2021/03/20/vaccini-covid-19-storie-di-monopolio-ricatto-e-disuguaglianza/textohhs/" data-orig-file="https://i0.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/TextoHHS.jpg?fit=538%2C143&amp;ssl=1" data-orig-size="538,143" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="TextoHHS" data-image-description="" data-medium-file="https://i0.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/TextoHHS.jpg?fit=300%2C80&amp;ssl=1" data-large-file="https://i0.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/TextoHHS.jpg?fit=538%2C143&amp;ssl=1" data-recalc-dims="1" data-lazy-loaded="1" /></a></p>
<p>In risposta alla rivelazione, il portavoce presidenziale russo Dimity Peskov ha detto: “In molti paesi la portata della pressione è senza precedenti (…) tali tentativi egoistici di costringere i paesi ad abbandonare alcuni vaccini mancano di prospettiva. Crediamo che ci dovrebbe essere il maggior numero possibile di dosi di vaccini in modo che tutti i paesi, compresi i più poveri, abbiano la possibilità di fermare la pandemia”.</p>
<p><strong>L’Unione Europea, da parte sua, non ha ancora dato il via libera all’uso del vaccino russo nei suoi paesi membri, nonostante sia rimasta indietro rispetto a Stati Uniti, Canada, Regno Unito e Israele nella disponibilità del vaccino</strong>, e anche se la prestigiosa rivista sanitaria The Lancet ha riconosciuto in una pubblicazione l’alta efficacia dello Sputnik V.</p>
<p>Al di là di queste barriere, i vaccini russi e cinesi si sono fatti strada in diverse regioni, grazie alla loro efficacia e alla carenza globale di immunizzatori. La Slovacchia ha persino lasciato la piega dell’Unione europea per acquisire 2 milioni di dosi di Sputnik V e l’Ungheria, che ha anche approvato l’uso del vaccino russo, ha acquisito dosi della cinese Sinopharm, che non ha ancpra ricevuto il via libera dell’Agenzia europea dei medicinali.</p>
<p><a href="https://i0.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/Los-trabajadores-de-la-salud.jpg?ssl=1" target="_blank" rel="noopener"><img alt="" src="https://i0.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/Los-trabajadores-de-la-salud.jpg?resize=580%2C387&amp;ssl=1" width="580" height="387" data-attachment-id="15632" data-permalink="https://italiacuba.it/2021/03/20/vaccini-covid-19-storie-di-monopolio-ricatto-e-disuguaglianza/los-trabajadores-de-la-salud/" data-orig-file="https://i0.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/Los-trabajadores-de-la-salud.jpg?fit=580%2C387&amp;ssl=1" data-orig-size="580,387" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Los-trabajadores-de-la-salud" data-image-description="" data-medium-file="https://i0.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/Los-trabajadores-de-la-salud.jpg?fit=300%2C200&amp;ssl=1" data-large-file="https://i0.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/Los-trabajadores-de-la-salud.jpg?fit=580%2C387&amp;ssl=1" data-recalc-dims="1" data-lazy-loaded="1" /></a></p>
<p><em><strong>Ricatto senza anestesia</strong></em></p>
<p>Gli Stati hanno fatto l’investimento maggiore, ma BigPharma impone le condizioni e mantiene le entrate. Il monopolio di poche multinazionali nell’approvvigionamento e nella produzione di vaccini anti-COVID-19 dà a queste aziende un potere schiacciante.</p>
<p>Recenti rapporti mostrano come il gigante farmaceutico Pfizer abbia cercato di imporre condizioni onerose alle nazioni dell’America Latina per fornire loro certe quantità del suo iniettabile.</p>
<p><strong>Il presidente brasiliano Jair Bolsonaro ha mostrato in questi giorni il suo disappunto per le richieste di Pfizer al suo governo</strong>, notando che tra le condizioni poste dal consorzio c’è una clausola nel contratto di acquisto che lo esenta da “ogni responsabilità” per eventuali effetti collaterali del suo immunizzatore.</p>
<p>“Noi siamo stati molto duri e loro sono stati molto duri con noi. Non cambieranno una virgola. Il governo se ne sta occupando insieme al Congresso, e se ne sta discutendo in termini di rendere la legge più flessibile“, ha detto il ministro della salute brasiliano recentemente licenziato, il generale dell’esercito Eduardo Pazuello.</p>
<p><strong>Anche l’Argentina, il Perù e la Repubblica Dominicana hanno subito un’intensa pressione da parte di Pfizer, come mostrato in un’indagine di The Bureau Investigative Journalism</strong>.</p>
<p>I rappresentanti della Pfizer a Buenos Aires hanno chiesto un indennizzo per qualsiasi reclamo civile che i cittadini potrebbero presentare se avessero sperimentato effetti avversi dopo essere stati vaccinati. “Ci siamo offerti di pagare milioni di dosi in anticipo, abbiamo accettato questa assicurazione internazionale, ma l’ultima richiesta è stata straordinaria: Pfizer ha preteso che anche i beni sovrani dell’Argentina facessero parte dell’appoggio legale”, ha confessato un funzionario argentino. “Era una richiesta estrema che avevo sentito solo quando si doveva negoziare il debito estero, ma in quel caso come in questo, l’abbiamo respinta immediatamente.</p>
<p><a href="https://i0.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/Vacuna-Pfizer.jpg?ssl=1" target="_blank" rel="noopener"><img alt="" src="https://i0.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/Vacuna-Pfizer.jpg?resize=580%2C326&amp;ssl=1" width="580" height="326" data-attachment-id="15633" data-permalink="https://italiacuba.it/2021/03/20/vaccini-covid-19-storie-di-monopolio-ricatto-e-disuguaglianza/vacuna-pfizer/" data-orig-file="https://i0.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/Vacuna-Pfizer.jpg?fit=580%2C326&amp;ssl=1" data-orig-size="580,326" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Vacuna-Pfizer" data-image-description="" data-medium-file="https://i0.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/Vacuna-Pfizer.jpg?fit=300%2C169&amp;ssl=1" data-large-file="https://i0.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/Vacuna-Pfizer.jpg?fit=580%2C326&amp;ssl=1" data-recalc-dims="1" data-lazy-loaded="1" /></a></p>
<p>Ci sono diverse voci che avvertono che l’urgenza di avere vaccini per una malattia che ha causato così tanti decessi nel mondo potrebbe aver portato alcuni governi ad accettare significative limitazioni di responsabilità e chiedere trasparenza sugli accordi con le aziende farmaceutiche.</p>
<p>Il professor Lawrence Gostin, direttore del Centro di Collaborazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per il Diritto Sanitario Nazionale e Globale ha detto: “Le compagnie farmaceutiche non dovrebbero usare il loro potere per limitare i vaccini salvavita nei paesi a basso e medio reddito”, e ha notato che la protezione della responsabilità non dovrebbe essere usata come “la spada di Damocle che pende sulla testa di paesi disperati con popolazioni disperate”.</p>
<p>Anche la potente Europa sembra aver sentito le pressioni. Anche se gli accordi dell’UE con i produttori di vaccini sono tenuti segreti con le loro clausole principali, la Strategia di approvvigionamento dei vaccini resa pubblica dalla Commissione europea afferma che “la responsabilità per lo sviluppo e l’uso del vaccino, compresa qualsiasi compensazione specifica richiesta, sarà degli Stati membri che lo acquisiscono”.</p>
<p><a href="https://i1.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/Extracto-del-contrato-de-compra-de-vacunas.jpg?ssl=1" target="_blank" rel="noopener"><img alt="" src="https://i1.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/Extracto-del-contrato-de-compra-de-vacunas.jpg?resize=580%2C224&amp;ssl=1" width="580" height="224" data-attachment-id="15635" data-permalink="https://italiacuba.it/2021/03/20/vaccini-covid-19-storie-di-monopolio-ricatto-e-disuguaglianza/extracto-del-contrato-de-compra-de-vacunas/" data-orig-file="https://i1.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/Extracto-del-contrato-de-compra-de-vacunas.jpg?fit=580%2C224&amp;ssl=1" data-orig-size="580,224" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Extracto-del-contrato-de-compra-de-vacunas" data-image-description="" data-medium-file="https://i1.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/Extracto-del-contrato-de-compra-de-vacunas.jpg?fit=300%2C116&amp;ssl=1" data-large-file="https://i1.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/Extracto-del-contrato-de-compra-de-vacunas.jpg?fit=580%2C224&amp;ssl=1" data-recalc-dims="1" data-lazy-loaded="1" /></a></p>
<p><em><strong>Chi potrà essere vaccinato nel 2021?</strong></em></p>
<p><strong>Le capacità di produzione mondiale di vaccini sono insufficienti per avere le dosi necessarie per immunizzare la popolazione mondiale</strong> quest’anno. La Federazione internazionale dei produttori e delle associazioni farmaceutiche (IFPMA) dice che la domanda globale stimata di vaccini nel 2021 è tra 10 e 14 miliardi di dosi.</p>
<blockquote>
<h5><strong><em>Secondo le statistiche citate dalla società di dati Statista, gli Stati Uniti possono produrre quasi 4,7 miliardi di dosi di vaccino COVID-19 e l’India più di 3 miliardi di dosi potenziali. La Cina, in precedenza non un attore importante nel mercato delle esportazioni di vaccini, si è impegnata a produrre più di 1 miliardo di dosi.</em></strong></h5>
</blockquote>
<p>Anche la Gran Bretagna, la Russia, la Germania e la Corea del Sud sono tra i centri di produzione affermati, ma con una capacità produttiva minore.</p>
<p>Di fronte a questa realtà, l’iniquità e l’ingiustizia del mondo di oggi è ancora una volta evidente: i paesi più ricchi hanno acquistato la maggior parte dei vaccini che saranno prodotti nel 2021 (anche per le scorte), mentre le nazioni povere non avranno dosi da somministrare nemmeno alle loro fasce di popolazione più vulnerabili. <strong>Più di 100 nazioni stanno aspettando l’arrivo del primo vaccino</strong>.</p>
<p>Si stima che il 90% delle persone nei circa 70 paesi a basso reddito non avrà l’opportunità di essere vaccinato contro il COVID-19 quest’anno.</p>
<p>Le nazioni più potenti hanno fatto leva sul loro potere d’acquisto e sugli investimenti nello sviluppo del vaccino per assicurarsi le forniture dell’agognato antidoto.</p>
<p><strong>Finora, circa 12,7 miliardi di dosi di vari vaccini contro il coronavirus sono stati pre-acquistati, abbastanza per vaccinare circa 6,6 miliardi di persone (eccetto quello della Johnson &amp; Johnson, tutti i vaccini approvati finora richiedono due dosi).</strong></p>
<p><strong>Più della metà di queste dosi – 4,2 miliardi assicurati, con l’opzione di comprare altri 2,5 miliardi – sono state acquistate da paesi ricchi che ospitano solo 1,2 miliardi di persone.</strong></p>
<p>Il Canada ha comprato abbastanza dosi per inoculare ogni canadese cinque volte, mentre gli Stati Uniti, il Regno Unito, l’Unione Europea, l’Australia, la Nuova Zelanda e il Cile hanno comprato abbastanza per vaccinare i loro cittadini almeno due volte, anche se alcuni dei vaccini non sono ancora stati approvati.</p>
<p>Israele ha raggiunto un accordo per 10 milioni di dosi e la promessa di una fornitura costante da Pfizer in cambio di dati sui destinatari del vaccino. Secondo i rapporti, il paese ha anche pagato 30 dollari per dose, il doppio del prezzo pagato dall’UE.</p>
<p>Come Irene Bernal, ricercatrice sull’accesso ai medicinali presso l’ONG Salud por Derecho, ha detto al quotidiano El País lo scorso dicembre, “stiamo vedendo che chi ha i soldi è quello che ha l’accesso. Il 53% dei vaccini sono stati tenuti dal 14% della popolazione, i ricchi. E le aziende hanno una capacità di produzione limitata, quindi quando arriveranno le dosi nei paesi più poveri?</p>
<p><a href="https://i1.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/vacunas-coronavirus-desigualdad.png?ssl=1" target="_blank" rel="noopener"><img alt="" src="https://i1.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/vacunas-coronavirus-desigualdad.png?resize=580%2C418&amp;ssl=1" width="580" height="418" data-attachment-id="15638" data-permalink="https://italiacuba.it/2021/03/20/vaccini-covid-19-storie-di-monopolio-ricatto-e-disuguaglianza/vacunas-coronavirus-desigualdad/" data-orig-file="https://i1.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/vacunas-coronavirus-desigualdad.png?fit=580%2C418&amp;ssl=1" data-orig-size="580,418" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="vacunas-coronavirus-desigualdad" data-image-description="" data-medium-file="https://i1.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/vacunas-coronavirus-desigualdad.png?fit=300%2C216&amp;ssl=1" data-large-file="https://i1.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/vacunas-coronavirus-desigualdad.png?fit=580%2C418&amp;ssl=1" data-recalc-dims="1" data-lazy-loaded="1" /></a></p>
<p>I paesi a basso e medio reddito, con l’84% della popolazione mondiale, hanno fatto accordi direttamente con le aziende farmaceutiche, ma finora si sono assicurati solo il 32% della fornitura.</p>
<p>“Siamo in una crisi enorme”, ha detto Fatima Hassan, fondatrice della South African Health Justice Initiative. “Se anche in Sudafrica non riusciamo a vaccinare presto metà della nostra popolazione, non posso nemmeno immaginare come se la caveranno Zimbabwe, Lesotho, Namibia e il resto dell’Africa. Se questo continuerà per altri tre anni, non avremo nessun tipo di immunità continentale o globale”.</p>
<p>Il presidente messicano Andres Manuel Lopez Obrador e il suo ministro degli esteri Marcelo Ebrard hanno chiesto alle autorità statunitensi di permettere loro di acquistare alcune delle <a href="https://www.nytimes.com/es/2021/03/14/espanol/vacuna-astra-zeneca-escasez.html" target="_blank" rel="noopener">decine di milioni di vaccini di AstraZeneca prodotti negli Stati Uniti</a>, che Washington ha immagazzinato senza averne approvato l’uso. Altri paesi che hanno già approvato il vaccino chiedono di averlo.</p>
<p>Il Messico, uno dei paesi con la maggiore presenza di COVID-19, ha finora somministrato circa 4,4 milioni di dosi utilizzando i vaccini di Pfizer, AstraZeneca, Sinovac e Sputnik V, in una popolazione di oltre 128 milioni di abitanti, il che significa un basso tasso di vaccinazione, secondo il sito www.ourworldindata.org gestito dall’Università di Oxford.</p>
<p>Le statistiche più attuali di questo osservatorio mostrano la bassa proporzione e la distribuzione ineguale del numero di persone completamente vaccinate (con tutte le dosi necessarie) nel mondo:</p>
<p><a href="https://i0.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/share-people.png?ssl=1" target="_blank" rel="noopener"><img alt="" src="https://i0.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/share-people.png?resize=580%2C409&amp;ssl=1" width="580" height="409" data-attachment-id="15639" data-permalink="https://italiacuba.it/2021/03/20/vaccini-covid-19-storie-di-monopolio-ricatto-e-disuguaglianza/share-people/" data-orig-file="https://i0.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/share-people.png?fit=580%2C409&amp;ssl=1" data-orig-size="580,409" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="share-people" data-image-description="" data-medium-file="https://i0.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/share-people.png?fit=300%2C212&amp;ssl=1" data-large-file="https://i0.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/share-people.png?fit=580%2C409&amp;ssl=1" data-recalc-dims="1" data-lazy-loaded="1" /></a></p>
<p><strong>Secondo i dati raccolti da Bloomberg, a partire da giovedì, più di 410 milioni di dosi di vaccini COVID sono state somministrate nel mondo in circa 132 paesi. Questo rappresenta solo il 2,7% della popolazione mondiale.</strong></p>
<p><a href="https://i0.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/Dati.jpg?ssl=1" target="_blank" rel="noopener"><img alt="" src="https://i0.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/Dati.jpg?resize=580%2C602&amp;ssl=1" width="580" height="602" data-attachment-id="15640" data-permalink="https://italiacuba.it/2021/03/20/vaccini-covid-19-storie-di-monopolio-ricatto-e-disuguaglianza/dati/" data-orig-file="https://i0.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/Dati.jpg?fit=619%2C642&amp;ssl=1" data-orig-size="619,642" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;Valter Tanzi&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Dati" data-image-description="" data-medium-file="https://i0.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/Dati.jpg?fit=289%2C300&amp;ssl=1" data-large-file="https://i0.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/Dati.jpg?fit=619%2C642&amp;ssl=1" data-recalc-dims="1" data-lazy-loaded="1" /></a></p>
<p dir="ltr" id="tw-target-text" data-placeholder="Traduzione"><strong><em>L’apartheid del vaccino</em><br />
</strong></p>
<p><strong>Scienziati e attivisti avvertono che ci stiamo dirigendo verso una “apartheid dei vaccini” in cui le persone del Sud globale saranno vaccinate con anni di ritardo rispetto a quelle dell’Occidente.</strong></p>
<p>Non solo i paesi più poveri saranno costretti ad aspettare, ma a molti vengono già imposti prezzi molto più alti per dose. L’Uganda, per esempio, ha annunciato un accordo per milioni di vaccini da AstraZeneca a 7 dollari a dose, più di tre volte quello che l’Unione europea ha pagato. Comprese le spese di trasporto, costerà 17 dollari per vaccinare completamente un ugandese.</p>
<p>Gli effetti di questa iniquità sarebbero gravi. Un modello sviluppato dalla Northeastern University indica che se i primi 2 miliardi di dosi di vaccini Covid-19 fossero distribuiti proporzionalmente alla popolazione nazionale, le morti nel mondo sarebbero ridotte del 61%. Ma se le dosi sono monopolizzate da 47 dei paesi più ricchi del mondo, si salverebbe solo il 33% di persone in meno.</p>
<p>Gli scienziati sono anche preoccupati che con i paesi incapaci di immunizzare gran parte della popolazione, ci saranno più opportunità per il virus di continuare a mutare, aumentando le morti in quei paesi sotto-vaccinati e rendendo i vaccini disponibili meno efficaci nel tempo.</p>
<p>Come il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha notato all’inizio di quest’anno, “…siamo di fronte a un pericolo reale che, mentre i vaccini portano speranza ad alcuni, diventano un altro mattone nel muro della disuguaglianza tra coloro che hanno risorse e coloro che non ne hanno.</p>
<p><strong><em>Un’alternativa sobria</em><br />
</strong></p>
<p><a href="https://i1.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/covax_accra.jpg?ssl=1" target="_blank" rel="noopener"><img alt="" src="https://i1.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/covax_accra.jpg?resize=580%2C327&amp;ssl=1" width="580" height="327" data-attachment-id="15642" data-permalink="https://italiacuba.it/2021/03/20/vaccini-covid-19-storie-di-monopolio-ricatto-e-disuguaglianza/covax_accra/" data-orig-file="https://i1.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/covax_accra.jpg?fit=580%2C327&amp;ssl=1" data-orig-size="580,327" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="covax_accra" data-image-description="" data-medium-file="https://i1.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/covax_accra.jpg?fit=300%2C169&amp;ssl=1" data-large-file="https://i1.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/covax_accra.jpg?fit=580%2C327&amp;ssl=1" data-recalc-dims="1" data-lazy-loaded="1" /></a></p>
<p>La difficoltà di assicurare la fornitura di vaccini renderà molti paesi più poveri dipendenti da Covax, un’organizzazione creata nell’aprile 2020, coordinata dall’OMS, la Coalizione per le innovazioni nella preparazione alle epidemie e GAVI, l’alleanza internazionale dei vaccini.</p>
<p>Covax mira a consegnare 2 miliardi di dosi a livello globale, di cui almeno 1,3 miliardi per 92 paesi a basso e medio reddito, entro la fine del 2021. Questo sarebbe sufficiente per inoculare il 20% della popolazione di ogni paese, con priorità data agli operatori sanitari, agli anziani e alle persone con condizioni mediche sottostanti, anche se questo obiettivo è stato criticato come inadeguato per affrontare la pandemia.</p>
<p>Gli analisti stimano invece che Covax fornirà al massimo tra 650 milioni e 950 milioni di dosi, divise tra 145 nazioni, comprese alcune che hanno abbastanza accordi confermati per i vaccini per vaccinare più volte i loro cittadini, come Canada e Nuova Zelanda.</p>
<p>Le aziende farmaceutiche non hanno mantenuto le loro promesse al COVAX e AstraZeneca, che era il principale fornitore, sta anche affrontando la sua particolare situazione di milioni di dosi trattenute negli Stati Uniti e in Europa.</p>
<p><em><strong>Nemmeno l’Europa è risparmiata dallo stallo</strong></em></p>
<p>La Germania ha sospeso da lunedì 15 vaccinazione con AstraZeneca. <strong>Anche l’Unione Europea è frustrata dagli ostacoli che ha incontrato nel vaccinare la sua popolazione</strong>. L’unico vaccino europeo finora, il vaccino AstraZeneca/Oxford, è in seria difficoltà dopo i rapporti di circa 30 casi di problemi di coagulazione in persone immunizzate con l’iniettabile. Ci sono già 13 paesi dell’UE che hanno sospeso la vaccinazione di AstaZeneca, anche se l’OMS e l’agenzia di regolamentazione europea ne difendono l’utilizzo come avente più benefici che impatto dannoso.</p>
<p>A peggiorare le cose, nel bel mezzo dell’epidemia nella regione, AstraZeneca aveva consegnato all’UE solo il 25% delle dosi concordate per il primo trimestre e anche Pfizer ha avuto ritardi nelle sue consegne. All’inizio del 2021 l’Italia ha minacciato di fare causa alla Pfizer per aver ridotto la distribuzione delle dosi in quel paese del 29%. Ora la Commissione europea annuncia di aver raggiunto un accordo con Pfizer/BioNTech per anticipare 10 milioni di dosi per il secondo trimestre dell’anno.</p>
<p>Nonostante il fatto che BioNtech e CureVac siano tedeschi, il paese europeo ha avuto problemi con la vaccinazione. Il quotidiano Der Spiegel ha sottolineato qualche settimana fa che “l’Unione Europea e la Germania potrebbero essere a corto di vaccini”. I ritardi nella firma dei contratti con le compagnie farmaceutiche potrebbero significare che i vaccini arrivano in ritardo e che non ce ne sono abbastanza.</p>
<blockquote>
<h5><strong><em>L’UE ha finora somministrato 11 dosi per 100 persone, rispetto alle 33 dosi negli Stati Uniti e alle 39 dosi nel Regno Unito, secondo l’indice Bloomberg Vaccine Tracker.</em></strong></h5>
</blockquote>
<p>La bassa disponibilità e la distribuzione ineguale all’interno dell’Unione ha portato paesi come Austria, Bulgaria, Repubblica Ceca, Croazia e Lettonia a esprimere pubblicamente il loro disagio e a chiedere una “correzione” nella distribuzione.</p>
<p>Di fronte al dilemma, la Commissione Europea ha stabilito che le aziende farmaceutiche che hanno fabbriche di vaccini nei territori dell’UE non potranno esportare la produzione che generano in altre regioni se non ricevono il permesso di portarli fuori dal paese dalle autorità di quelle nazioni.</p>
<p>Già il 4 marzo, l’Italia, uno dei paesi più colpiti dalla pandemia, ha utilizzato la decisione dell’UE per vietare l’esportazione in Australia di 250.000 dosi del vaccino di Astrazeneca, che la società farmaceutica anglo-svedese ha prodotto nella sua fabbrica di Agnani, vicino a Roma.</p>
<p>Mentre le frustrazioni aumentano, alcuni funzionari europei danno la colpa agli Stati Uniti e al Regno Unito. Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha detto che gli Stati Uniti, insieme alla Gran Bretagna, “hanno imposto un divieto totale di esportazione di vaccini o componenti di vaccini che sono prodotti sul loro territorio”.</p>
<p>Interrogata su questo, Jen Psaki, l’addetto stampa della Casa Bianca, ha detto ai giornalisti che i produttori di vaccini erano liberi di esportare i loro prodotti fatti negli Stati Uniti, purché rispettassero i termini dei loro contratti con il governo.</p>
<p>Ma poiché il vaccino di AstraZeneca è stato prodotto con l’aiuto del Defense Production Act, per il quale ha ricevuto più di 1 miliardo di dollari di finanziamenti, Biden deve approvare le spedizioni di dosi oltremare.</p>
<div id="tw-target-text-container" tabindex="0">
<p dir="ltr" id="tw-target-text" data-placeholder="Traduzione"><em><strong>Nessun ostacolo per un giro d’affari</strong></em></p>
<p>I paesi più potenti hanno messo i profitti farmaceutici al di sopra dell’immunità globale, nonostante il discorso politico che non ci sarà soluzione alla pandemia a meno che non sia messa alle strette in tutto il mondo.</p>
<p><strong>La settimana scorsa, lo stesso giorno che segnava un anno da quando l’OMS ha dichiarato il COVID-19 una pandemia, gli Stati Uniti, l’UE, il Regno Unito e il Canada (tutti con abbastanza vaccini assicurati) hanno bloccato l’ultimo tentativo delle nazioni povere e a medio reddito di accelerare l’accesso ai vaccini e ai trattamenti del COVID-19 revocando temporaneamente le regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio che proteggono la proprietà intellettuale.</strong></p>
<p>Una risoluzione sponsorizzata da Sudafrica e India e sostenuta da 57 paesi, che chiedeva di sospendere durante la pandemia parti dell’accordo TRIPS (Trade Related Protections for Intellectual Property Rights) che proteggono i brevetti medici, è stata respinta dal blocco delle nazioni ricche. Aveva già incontrato lo stesso destino nelle discussioni all’OMC in ottobre e dicembre 2020.</p>
<p>Un accordo avrebbe permesso alle nazioni sottosviluppate o emergenti di produrre farmaci e vaccini COVID senza aspettare o aderire ad accordi di licenza con le compagnie farmaceutiche che possiedono la proprietà intellettuale di quei prodotti medici. Questo avrebbe ampliato la produzione di antidoti alla malattia mortale e abbassato i costi di trattamento.</p>
<p><strong>I governi delle nazioni ricche, i finanziatori principali dei vaccini anti-COVID, hanno basato il loro rifiuto sulla preoccupazione che rilasciare la proprietà intellettuale, anche temporaneamente, potrebbe ridurre gli incentivi per la ricerca aziendale e hanno anche messo in dubbio che le nazioni “in via di sviluppo” possano iniziare la produzione dei farmaci abbastanza presto per prevenire la diffusione del virus.</strong></p>
<p>La verità è che le multinazionali di Big Pharma erano inizialmente riluttanti a finanziare la ricerca sui vaccini contro il COVID a causa dell’incertezza di una corsa contro il tempo per ottenere risultati e a causa della bassa redditività in passato della creazione di vaccini per le emergenze sanitarie.</p>
<p>I farmaci ricercati da queste aziende sono principalmente quelli offerti ai cittadini dei paesi ricchi, e soprattutto quelli necessari per le malattie croniche che richiedono dosi di routine, che li rendono molto redditizi.</p>
<p>Ma dopo aver visto la redditività che la durata nel tempo del COVID-19 può portare loro, ora non vogliono alcun limite alla “festa” di reddito che stanno godendo di fronte alla domanda urgente di vaccini.</p>
<p><strong>Moderna ha riferito di aver firmato accordi di acquisto anticipato per più di 18 miliardi di dollari per forniture da consegnare quest’anno, mentre Pfizer ha previsto quasi 15 miliardi di dollari di entrate quest’anno per il suo vaccino con BioNTech.</strong></p>
<p><a href="https://i1.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/Cajas-con-vacunas.png?ssl=1" target="_blank" rel="noopener"><img alt="" src="https://i1.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/Cajas-con-vacunas.png?resize=580%2C326&amp;ssl=1" width="580" height="326" data-attachment-id="15645" data-permalink="https://italiacuba.it/2021/03/20/vaccini-covid-19-storie-di-monopolio-ricatto-e-disuguaglianza/cajas-con-vacunas/" data-orig-file="https://i1.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/Cajas-con-vacunas.png?fit=580%2C326&amp;ssl=1" data-orig-size="580,326" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Cajas-con-vacunas" data-image-description="" data-medium-file="https://i1.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/Cajas-con-vacunas.png?fit=300%2C169&amp;ssl=1" data-large-file="https://i1.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/Cajas-con-vacunas.png?fit=580%2C326&amp;ssl=1" data-recalc-dims="1" data-lazy-loaded="1" /></a></p>
<p>I principali sviluppatori di vaccini hanno beneficiato di miliardi di dollari di sovvenzioni pubbliche, eppure alle aziende farmaceutiche è stato concesso il monopolio sulla loro produzione e sui profitti che generano.</p>
<p>I prezzi di vendita dei vaccini ai diversi paesi (sono variabili) sono tenuti sotto il velo di segretezza degli accordi firmati tra aziende farmaceutiche e governi, anche se il sito specializzato Statista ha calcolato il prezzo medio per dose a questi importi:</p>
<p><a href="https://i0.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/Precios-principales.jpeg?ssl=1" target="_blank" rel="noopener"><img alt="" src="https://i0.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/Precios-principales.jpeg?resize=580%2C580&amp;ssl=1" width="580" height="580" data-attachment-id="15646" data-permalink="https://italiacuba.it/2021/03/20/vaccini-covid-19-storie-di-monopolio-ricatto-e-disuguaglianza/precios-principales/" data-orig-file="https://i0.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/Precios-principales.jpeg?fit=580%2C580&amp;ssl=1" data-orig-size="580,580" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Precios-principales" data-image-description="" data-medium-file="https://i0.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/Precios-principales.jpeg?fit=300%2C300&amp;ssl=1" data-large-file="https://i0.wp.com/italiacuba.it/wp-content/uploads/2021/03/Precios-principales.jpeg?fit=580%2C580&amp;ssl=1" data-recalc-dims="1" data-lazy-loaded="1" /></a></p>
<p>Moltiplicate questi numeri per i miliardi di dosi necessarie ogni x anni (a seconda del tempo in cui questi vaccini raggiungono l’immunità) e potete calcolare a quanto ammonterà la danza dei milioni.</p>
<p>Ma mentre le aziende farmaceutiche traggono profitto e controllano il ritmo e la portata delle vaccinazioni, i costi per l’economia globale della distribuzione ineguale dei vaccini potrebbero raggiungere i 9 miliardi di dollari, secondo Katie Gallogly-Swan, una ricercatrice che lavora con la Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (UNCTAD).</p>
<p>“E’ inconcepibile che nel mezzo di una crisi sanitaria globale, enormi compagnie farmaceutiche multimiliardarie continuino a dare la priorità ai profitti, a proteggere i loro monopoli e ad aumentare i prezzi, invece di dare la priorità alla vita delle persone ovunque, compreso il Sud del mondo, ha giustamente twittato il senatore americano Bernie Sanders qualche giorno fa.</p>
<p>“Il mondo è sull’orlo di un catastrofico fallimento morale”, ha detto il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Nel frattempo, qui, incrociamo le dita affinché Soberana e Abdala ci immunizzino tutti, senza distinzione, prima della scadenza di quest’anno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.cubadebate.cu/especiales/2021/03/19/vacunas-contra-la-covid-19-historias-de-monopolio-chantaje-y-desigualdades/" target="_blank" rel="noopener"><strong>CUBADEBATE</strong></a></p>
<p>Traduzione: italiacuba.it</p>
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		<title>“Solo il pazzo confonde il valore con il prezzo*”</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2021 06:44:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator></dc:creator>
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<div>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>*Antonio Machado-poeta spagnolo</i></p>
<p><strong>Elena Mazzoni*</strong></p>
<p>Il 22 marzo è la Giornata mondiale dell’acqua e “Diamo valore all&#8217;acqua” è il tema con cui le Nazioni Unite hanno deciso di caratterizzare questa giornata.</p>
<p>Un valore ineguagliabile, non quello speculativo con cui le delle lobby economico-finanziarie guardano all’acqua, al fine di accelerarne i processi di mercificazione e finanziarizzazione, ma un valore fondante delle comunità e della società.</p>
<p>A livello globale sta crescendo infatti il ricorso a forme di privatizzazione, dove l’acqua è trattata come un business. A fine 2020 l’acqua è stata quotata in borsa a Wall Street e questo è l’ultimo attacco della finanza dopo una lunga stagione di privatizzazioni.</p>
<p>Sottoporre l’acqua alla speculazione finanziaria, con 2,2 miliardi di persone che non hanno ancora un accesso sicuro all’acqua potabile, 3 miliardi di persone che non dispongono di servizi di base per il lavaggio delle mani con acqua e sapone e due milioni di decessi correlati ogni anno, apre a scenari ancora peggiori, che inevitabilmente porteranno all’emarginazione di territori, popolazioni, piccoli agricoltori e piccole imprese, all’interno di una crisi globale ecosistemica, climatica, economica, sociale e sanitaria, che impone un approccio innovativo volto alla tutela, alla difesa beni comuni, dell&#8217;acqua e dell&#8217;ambiente.</p>
<p>Per il Relatore Onu Arrojo-Agudo, la crisi dell’acqua trae origine da due fallimenti.</p>
<p>Il primo è l’insostenibilità che abbiamo determinato a danno dei nostri ecosistemi acquatici, trasformando l’acqua nel più pericoloso vettore di malattie e morte mai conosciuto al mondo.</p>
<p>L’altro ha a che fare con le diseguaglianze e la povertà, prodotte da un sistema socio-economico “immorale” nel quale si sono affermate le teorie neoliberali che hanno promosso il crescente ricorso a forme di privatizzazione, trattando l’acqua come un semplice business, con la scusa della scarsità che può essere disciplinata in modo virtuoso solo dal mercato.</p>
<p>L&#8217;Italia, con le sue grandi multi-utility, beneficiarie di 4 miliardi di fondi nella bozza di Recovery Plan, non è da meno per questo va accolta la proposta del Forum Italiano dei movimenti per l’acqua, ovvero di un intervento che, nell’arco dei prossimi 5 anni, costruisca investimenti pubblici così ripartiti:</p>
<p>•          2 mld di € per la ripubblicizzazione del servizio idrico, da utilizzare nel primo anno di intervento;</p>
<p>•          7,5 mld. di € (cui aggiungere risorse provenienti dai soggetti gestori per circa ulteriori 2,5 mld) per la ristrutturazione delle reti idriche;</p>
<p>•          26 mld. di € (di cui 50% provenienti dal Recovery Plan e il restante 50% da ulteriori fonti di entrata quali l’applicazione più onerosa del principio “chi inquina paga”, la patrimoniale e l’eliminazione dei SAD.</p>
<p>Soprattutto, va sostenuto l’appello “Quotazione in Borsa dell’acqua: NO grazie”, lanciato dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua a fine gennaio e che si può firmare a questo link <a href="http://chng.it/8jDc4LwfBD" target="_blank" rel="nofollow" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://chng.it/8jDc4LwfBD&amp;source=gmail&amp;ust=1616452651284000&amp;usg=AFQjCNEh3vHWArKQoQBAdBBoNyhBIwUYcA">http://chng.it/8jDc4LwfBD</a>.</p>
<p>L’appello ha già raccolto oltre 42.000 firme che verranno consegnate al Presidente del Consiglio, Mario Draghi, e alla Presidenza di Camera e Senato in un incontro in cui verrà chiesta con forza una presa di posizione ufficiale, del Governo e del Parlamento, contro la quotazione dell&#8217;acqua in Borsa, all’adozione di ogni iniziativa utile e misura concreta, al riavvio della discussione della proposta di legge “Disposizioni in materia di gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque” (A. C. n. 52) fino alla sua approvazione.</p>
<p>In risposta alle attività speculative, intorno al bene comune acqua, l’ONU ha lanciato un appello internazionale, in occasione della giornata mondiale dell’acqua del 22 marzo 2021, per difendere e valorizzare la risorsa idrica, il cui slogan è “#water2me.</p>
<p>C’è bisogno di  battersi per un&#8217;alternativa al sistema neoliberista basato sullo sfruttamento della natura e delle nostre vite, nel rispetto dell’esito del referendum del 2011, e di investire perché l’acqua sia pubblica, pulita, accessibile a tutte e tutti, sicura e senza profitto #acquainborsaNOgrazie</p>
<p>*resp. ambiente, PRC-S.E.</p>
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<table role="presentation">
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<td><img id=":m1_2" alt="" src="https://ssl.gstatic.com/ui/v1/icons/mail/no_photo.png" name=":m1" data-hovercard-id="stefano.galieni@rifondazione.it" /></td>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>Acerbo – Mazzoni (Prc-Se): Cipro boccia Ceta, l&#8217;Italia farà lo stesso?</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Aug 2020 13:16:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator></dc:creator>
				<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
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		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Parlamento di Cipro ha bocciato la ratifica del CETA, il trattato di libero commercio contestato da tantissime organizzazioni sociali e di categoria del nostro paese per l&#8217;impatto devastante che avrebbe su agricoltura, ambiente, salute, lavoro, servizi. Alla campagna #NoCeta oltre a Rifondazione Comunista hanno aderito prima delle elezioni tanti partiti presenti in parlamento: da [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Il Parlamento di Cipro ha bocciato la ratifica del CETA, il trattato di libero commercio contestato da tantissime organizzazioni sociali e di categoria del nostro paese per l&#8217;impatto devastante che avrebbe su agricoltura, ambiente, salute, lavoro, servizi. Alla campagna #NoCeta oltre a Rifondazione Comunista hanno aderito prima delle elezioni tanti partiti presenti in parlamento: da LeU alla Lega, da FdI al M5S.</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Noi auspichiamo che l&#8217;Italia abbia la dignità di fare come Cipro. Il Parlamento italiano dirà no al Ceta o si rimangeranno anche questo impegno?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong><em>Maurizio Acerbo, segretario nazionale</em></strong></span><br />
<span style="font-size: medium;"> <strong><em>Elena Mazzoni, responsabile ambiente</em></strong></span><br />
<span style="font-size: medium;"> <em>Partito della Rifondazione Comunista &#8211; Sinistra Europea</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Per saperne di più:</span> <a tabindex="0" role="link" href="https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fstop-ttip-italia.net%2F2020%2F08%2F01%2Fil-parlamento-di-cipro-boccia-il-ceta-laccordo-e-appeso-a-un-filo%2F%3Ffbclid%3DIwAR0lA3iSWKusgNMvKovrxkttiBnpCkkISEOtFJeG-mbsU4E0kSPh_eWzCKY&amp;h=AT3w_f162uMbsJDnZT1KBcytrA3MdD6HC1Fl5A1elH-rxqwvUrC44m5npEHxVihauo387lt5VjUVX0u7r8wgzwMDmG8hk3BKfaQHjzkBaqsK1wl40lubMQ1qgWpeV8yaYe84KMrO5ZqjXbT9iT1S&amp;__tn__=-UK-R&amp;c[0]=AT3-MQnt5QgiZk2Ue10JYs5CYB7ewskN7lKIBr3wFM7_vKmHHef3cqzrOzlPUk8yf9nS7EUfOOTniVpXzw3ZiJlxjVRvwA9flNb0cXR5AqkeMprYBwhG4L8byjMv8dx16Pt3AjgrBcf4TFMODwyPcHevtOtQWKcYIxkoBUo1xUKi2CDvQSytwYMgtOE" target="_blank" rel="nofollow noopener">https://stop-ttip-italia.net/2020/08/01/il-parlamento-di-cipro-boccia-il-ceta-laccordo-e-appeso-a-un-filo/</a></p>
<p><a href="http://www.rifondazione.it/primapagina/wp-content/uploads/2020/08/mazzoni1a.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-43619" alt="mazzoni1a" src="http://www.rifondazione.it/primapagina/wp-content/uploads/2020/08/mazzoni1a-600x600.jpg" width="600" height="600" /></a></p>
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		<title>Paolo Berdini: La Roma che vogliamo</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2020 20:32:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo con estremo piacere questa lettera aperta scritta da Paolo Berdini. Con le sue parole descrive non solo in maniera perfetta i disagi della capitale ma definisce i presupposti per un percorso, che ci auguriamo sia il più ampio possibile e che lanci una proposta diversa e alternativa per amministrare la città. Come [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto" style="text-align: justify;"><em><span style="font-size: medium;">Riceviamo e pubblichiamo con estremo piacere questa lettera aperta scritta da Paolo Berdini. Con le sue parole descrive non solo in maniera perfetta i disagi della capitale ma definisce i presupposti per un percorso, che ci auguriamo sia il più ampio possibile e che lanci una proposta diversa e alternativa per amministrare la città. Come PRC-S.E. condividiamo totalmente le proposte enunciate sia nel metodo che nel merito e siamo pronti sin d&#8217;ora a fare la nostra parte.</span></em></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto" style="text-align: center;"><strong> <span style="font-size: medium;">Roma, le due città sempre più distanti</span></strong></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">“Degrado” è da troppo tempo la definizione che sintetizza lo stato della città. Un inesorabile declino economico e sociale sembra soffocarla. Debito insostenibile, servizi carenti, mobilità al collasso. Se Roma vuole avere una speranza per il futuro deve cancellare questa macchia che blocca ogni tensione positiva verso il cambiamento.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Ma se il degrado è diffuso in ogni parte della città, è venuto anche il momento di chiedersi se la città nel suo insieme sia vittima del fenomeno o se qualche sua parte paga un prezzo maggiore di altre. Gli indicatori elaborati da Mappa Roma ci dicono che nell’area qualificata centrale la media dei laureati supera il 40% mentre la disoccupazione presenta valori pressoché fisiologici (5%).</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">A Corviale o Tor Bella Monaca il numero di laureati è del 9% e la disoccupazione si attesta sul 13%. Del resto, i dati sul reddito medio annuo familiare dell’Agenzia delle Entrate del (2016) ci dicono che la zona centrale di Roma ha valori prossimi a 40 mila euro per scendere a 17 mila nel municipio di Tor Bella Monaca. Stesso discorso vale per i trasporti pubblici.  Il recente studio di Inrix Research ci dice che ciascuno di noi perde 254 ore all’anno per spostarsi. Un’ora al giorno in media. Ma è una statistica falsata, perché chi ha la fortuna di vivere in centro ha un’offerta di trasporto ben maggiore di chi ne sta lontano. Chi vive nei quartieri più periferici spreca dunque almeno due ore al giorno per muoversi!</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Trenta anni di abbandono di qualsiasi politica di integrazione sociale delle periferie ha dunque creato due città. Quella centrale che pur tra un degrado diffuso, riesce a guardare  al futuro con fiducia e la città delle periferie dove i giovani non riescono ad inserirsi nel mondo del lavoro, dove non ci si sposta e dove i servizi pubblici vengono quotidianamente chiusi a causa del deficit insostenibile.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">C’è poi da aggiungere che sopra alle due città esiste una terza categoria formata da coloro che guadagnano fortune sul degrado. Nonostante le decine di grandi proprietà pubbliche (statali e comunali) abbandonate e facilmente utilizzabili per dare alloggio a chi non ce l’ha, il comune di Roma spende ogni anno 28 milioni per l’affitto di residence. Mezzo miliardo di euro in venti anni. Nel “degrado” la grande proprietà edilizia ci guadagna.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Una drammatica crisi ambientale</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Perdiamo un’ora al giorno per muoverci nel traffico congestionato e Roma ha anche il record europeo di automobili private circolanti. Nasce da questi due fattori la drammatica crisi ambientale che viviamo quotidianamente, misurata dagli sforamenti dei limiti consentiti per legge e dal numero di morti e malattie provocate dall’inquinamento calcolati da Greenpeace e Crea nel 2020.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Il tema della riconversione ecologica della città è dunque centrale se vogliamo dare una speranza al futuro della città. E’ indispensabile realizzare tram per alleggerire il traffico provato. E’ urgente creare un sistema di parchi urbani per migliorare la qualità dell’area e attenuare il cambiamento climatico in atto.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Il tema della città ecologica sta nel cuore dei giovani che possiedono una sensibilità maggiore verso questi temi. Di recente, Fridays for future aveva coinvolto il Consiglio comunale di Roma perché si facesse carico della questione e aveva ottenuto il voto di una mozione sull’emergenza ambientale che impegnava il comune ad avviare una sistematica opera di riconversione ecologica. Nulla è stata fatto. E’ ora di agire.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Anche perché una preziosa indagine svolta dalla Asl di Torino insieme al comune e al’Università ha dimostrato che l’aspettativa di vita tra un residente nel centro  rispetto al suo concittadino che vive nella periferia è superiore di ben 3,5 anni.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Non esistono ancora dati disponibili per la capitale, ma non è difficile prevedere che saranno molto maggiori di quelli torinesi. Tor Bella Monaca, ad esempio, è lontana 13 chilometri dal centro, due volte e mezzo in più rispetto alle distanze di Torino. La questione ambientale coincide con la questione sociale delle disuguaglianze. Le due città, il centro e le periferie,  generano effetti devastanti e inaccettabili.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Restituire dignità alla città e alle sue periferie</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Roma può vincere il degrado. Ha risorse umane in grado di risollevarla e di avviare un nuovo ciclo virtuoso di vita urbana. Deve trovare le risorse economiche indispensabili ma deve in primo luogo fare i conti con le cause che hanno generato le due città di cui parlavamo.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Durante i cinque anni dell’amministrazione Alemanno, il taglio dei servizi pubblici dovuto alle politiche nazionali di bilancio ha favorito la nascita di strutture private che hanno sostituito le aziende pubbliche. La cura del verde, la pulizia degli edifici pubblici sono state risolte da imprese legate alla politica che risparmiavano sul salario e sulla precarietà dei lavoratori. Nel 2015 l’inchiesta “Mondo di mezzo” ha scoperchiato quel malaffare imperante, ma le due successive  amministrazioni (Marino e Raggi) non hanno fatto nulla per riportare nelle sedi pubbliche la gestione dei servizi.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Anzi, nel referendum per la privatizzazione dell’Atac chiesto nel 2018 dal Partito radicale, solo la sinistra si è schierata per mantenere il servizio pubblico. Gli altri, dal PD alla destra, erano a favore di un’ulteriore cancellazione del welfare urbano.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Accorciare le differenze sociali e le distanze tra centro e periferie, è la questione centrale nei prossimi cinque anni di amministrazione comunale. Ma il degrado delle periferie e le differenze sociali non si combattono con la ricetta “più privato” che è da trenta anni la responsabile del disastro che vive la città. Riusciremo ad avvicinare le due città soltanto con una rinnovata azione pubblica e finanziamenti adeguati.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Un confronto elettorale impostato sul recupero delle periferie renderebbe chiaro una volta per tutte la doppiezza della destra romana e nazionale e dei partiti che sostengono le politiche neoliberiste. Il  principale obiettivo della destra, ad esempio, è quello di attuare la Flat Tax, e cioè una riduzione delle tasse su chi ha redditi più alti. 19 miliardi di mancate entrate fiscali a livello nazionale a favore dei ceti più abbienti. Per Roma si avrebbe un taglio di trasferimenti pari ad un miliardo di euro. In questo modo la distanza tra centro e  periferie si allargherebbe sempre di più.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Il vero voto utile per le periferie</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Fin qui la destra. Ma i problemi esistono anche nello schieramento della sinistra. Da un lato, il PD è il partito che porta oggettivamente le maggiori responsabilità nell’aver applicato politiche di destra. La regione Lazio ha ad esempio operato il più drastico taglio di posti letto nella sanità pubblica mentre le amministrazioni di centro sinistra romane degli ultimi anni portano la responsabilità dell’attuale stato delle cose, a partire dal debito di 13,5 miliardi.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La sinistra moderata si trova dunque davanti ad un bivio. Può ancora tentare di gettare alle ortiche la cultura della sudditanza verso il taglio del welfare e riprendere un cammino per costruire una città solidale. Speriamo che sia questa la strada e faremo di tutto per non avere nemici a sinistra. Di certo non aiutano questo processo le ricerche di collaborazione con uomini come Carlo Calenda, sostenitore della supremazia del “mercato” sulle esigenze sociali.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Ne’ aiutano –lo vogliamo dire con la massima chiarezza- i tentativi di una parte della sinistra che vuole “coraggiosamente” perpetuare l’attuale stato di cose. Il confronto elettorale sulle periferie dimostrerà che soltanto con il superamento delle politiche neoliberali fin qui vincenti si potrà costruire un futuro nuovo per Roma. Per farlo occorre essere indipendenti da coloro che hanno causato l’attuale disastro.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">L’unico voto utile per sconfiggere la destra romana e nazionale è dunque quello indirizzato a costruire un’alternativa politica e sociale che possa far emergere un punto di vista nuovo nel panorama politico nazionale.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La Roma che vogliamo</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Di fronte alla crisi economica e sociale e al degrado che soffoca Roma, di fronte alla drammatica crisi di fiducia verso il cambiamento, vogliamo rappresentare la città che in questi anni ha praticato la solidarietà e la coesione sociale.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La Roma che vogliamo è insomma il primo tassello di un discorso più generale che deve riportare la fiducia delle periferie verso una città inclusiva e più giusta. L’ecologia e il lavoro sono i due temi che devono guidare il cambiamento della città.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Le elezioni amministrative romane si svolgeranno il prossimo anno. Abbiamo il tempo necessario per costruire uno schieramento politico e sociale in grado di ridare una speranza alla città. Le risorse, come dicevamo ci sono. Le associazioni che praticano quotidianamente la solidarietà. I comitati di cittadini che si sono battuti contro le speculazioni e per una città migliore e che hanno sperato nel cambiamento votando il movimento 5Stelle.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">A questi soggetti chiediamo di partecipare ad una prima assemblea pubblica da tenersi –compatibilmente con il superamento dell’emergenza sanitaria- il 30 marzo 2020. Cercheremo il luogo e lo comunicheremo per tempo.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Un’assemblea che contiene l’invito all’impegno collettivo per iniziare un percorso di costruzione di un’alternativa di governo che mette al primo posto la diminuzione della distanza tra centro e periferia. Che pensa ad una città accogliente verso ogni ceto sociale. Che rimette in modo la creazione di posti di lavoro specie per i giovani. Che vuole costruire una città ambientalmente sostenibile. Che difende il welfare che  ancora esiste nelle periferie fisiche e sociali della città.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong>Paolo Berdini</strong></span></div>
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		<title>PDsveglia! St&#8217;acqua pubblica ce l&#8217;hai fatta evaporà</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Feb 2020 14:10:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo il comunicato del Forum Italiano dei Movimenti per l&#8217;Acqua   Questa mattina divers@ attivist@ del movimento per l&#8217;acqua si sono recati presso la sede nazionale del PD a Roma per cantargliene quattro. Il Partito Democratico, infatti, da sempre osteggia l&#8217;attuazione della volontà popolare espressa con i referendum del 2011 e attraverso la sua azione ha [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><em><span style="font-size: medium;">Pubblichiamo il comunicato del Forum Italiano dei Movimenti per l&#8217;Acqua</span></em></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b> </b></span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Questa mattina divers@ attivist@ del movimento per l&#8217;acqua si sono recati presso la sede nazionale del PD a Roma per cantargliene quattro.</span></div>
<div>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Il Partito Democratico, infatti, da sempre osteggia l&#8217;attuazione della volontà popolare espressa con i referendum del 2011 e attraverso la sua azione ha reiteratamente contribuito a bloccare l&#8217;approvazione della legge d&#8217;iniziativa popolare per la ripubblicizzazione del servizio idrico, depositata con oltre 400.000 firme nel lontano 2007.</span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Sono anni che il PD si è reso responsabile di un vero e proprio vulnus democratico svilendo strumenti di partecipazione garantiti dalla Costituzione come il referendum e la legge d&#8217;iniziativa popolare.</span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Ancora oggi la legge per l&#8217;acqua pubblica rimane sepolta in un cassetto della Commissione Ambiente della Camera. Contro l’acqua pubblica si è formato un unico grande fronte, su ispirazione delle multinazionali dell’acqua, a partire dal Partito Democratico e che mette insieme Lega, Forza Italia, Italia Viva e Fratelli d’Italia.</span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Questa mattina abbiamo voluto denunciare le gravi colpe del PD andando a cantare al Nazareno la celebre canzone “Lella” leggermente rimodulata: Te l’aricordi la democrazia / 9 anni fa te l&#8217;amo fatta vede / Quann’è che l&#8217;acqua pubblica amo scelto / te la ricordi poi che era sparita / quanno che da ‘na legge popolare / avete fatto impicci a non finire / ’che ve piaceva più quella privata / e te lo voglio di’ che sei stato te / e so’ 15 anni che / chiedemo l&#8217;acqua pubblica … #PDsveglia, st&#8217;acqua pubblica ce l&#8217;hai fatta evaporà</span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Consapevoli che, almeno in questa legislatura, le responsabilità sono comuni a tutte le forze politiche di maggioranza, domani, sabato 22 febbraio, alle 11.00 saremo a Genova dove in quel di S. Ilario restituiremo a Beppe Grillo, fondatore del Movimento 5 Stelle, la prima stella dell&#8217;acqua pubblica che i grillini hanno colpevolmente lasciato alla deriva delle logiche politiche e speculative senza aver dimostrato, in questi due anni, la reale volontà di imporre la legge per la ripubblicizzazione come priorità dell&#8217;azione di governo.</span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Oggi ci ritroviamo in una situazione che rischia di precipitare nel vuoto.</span><br />
<span style="font-size: medium;">Infatti la mancanza di investimenti sulla rete, la carenza idrica, i grandi interessi economici, l&#8217;accaparramento delle fonti da parte delle grandi multinazionali, impediscono, di fatto, a centinaia di migliaia di persone di avere un servizio idrico regolare.</span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Per noi nessuno deve restare indietro, l’approvazione della legge d’iniziativa popolare permetterebbe una gestione pubblica e partecipativa (mediante azienda speciale e azienda speciale consortile), attraverso la concretizzazione di un modello innovativo, efficace, efficiente, industriale, ma allo stesso tempo pienamente democratico, rispettoso dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori, con tariffe eque per tutti, senza sprechi né profitti per le multinazionali.</span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Basta rinvii e tatticismi, le forze politiche e il Parlamento si assumano le proprie responsabilità e procedano celermente alla discussione della nostra proposta di legge fino all’approvazione senza stravolgimenti.</span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><strong>#PDsveglia: si scrive acqua, si legge democrazia</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Roma, 21 Febbraio 2020.</span></p>
<p style="text-align: justify;" align="CENTER"><span style="font-size: medium;"><strong> </strong></span></p>
</div>
<p><iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/LHlAVXkJzTg" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Per Bolsonaro “L’Amazzonia non è patrimonio dell’umanità”.</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Sep 2019 11:28:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Elena Mazzoni* Queste le parole del presidente brasiliano che ha aperto la 74esima Assemblea generale delle Nazioni Unite. Non solo, ha anche accusato i media internazionali di aver mentito sulla situazione reale della foresta, sostenendo che i giornali internazionali abbiano raccontato bugie&#8221; ed etichettando, i leader mondiali che si erano espressi a favore del [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;"><strong>di Elena Mazzoni*</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Queste le parole del presidente brasiliano che ha aperto la 74esima Assemblea generale delle Nazioni Unite.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Non solo, ha anche accusato i media internazionali di aver mentito sulla situazione reale della foresta, sostenendo che i giornali internazionali abbiano raccontato bugie&#8221; ed etichettando, i leader mondiali che si erano espressi a favore del salvataggio dell&#8217;Amazzonia, come colonialisti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Sostiene addirittura di avere dalla sua parte gli indigeni, sviluppisti, che vogliono “essere liberati dalle catene” e che a questo porteranno le nuove politiche del suo governo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Gli obiettivi e gli interessi che muovono le politiche di Bolsonaro sono ben altri, li spiega un approfondimento del gruppo parlamentare europeo GUE/NGL che abbiamo tradotto e trovate qui sotto.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">L’accordo commerciale UE-Mercosur è linfa per gli interessi dell’agribusiness, per la coltivazione estensiva di soia, di zucchero e per l’allevamento bovino e carburante per gli incendi in Amazzonia.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Un affare che vale l’aumento del PIL del Brasile di oltre 87 miliardi di dollari in 15 anni, arrivando a 125 miliardi se si considerano la riduzione delle barriere non tariffarie, standard e regolamentazioni e la crescita della produttività dovuta ad alcuni fattori come l’aumento delle quote di importazione europee e la riduzione delle tariffe per la carne e le materie prime agricole, produzioni che hanno bisogno di terreno disponibile e libero dagli alberi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">L’aumento dei roghi in Amazzonia fa felice la potente lobby agricola del Brasile, alla prospettiva di aumento delle esportazioni agroalimentari di carne e soia in UE e in Cina</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>L’accordo UE-MERCOSUR  è inaccettabile</b>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Il capitolo su commercio e sviluppo sostenibile, più ampio di quelli previsti in accordi simili con altri Paesi, prevede chiari riferimenti alle convenzioni ambientali come l’Accordo di Parigi sul clima, la Convenzione sulla biodiversità (CBD), i testi sulla tutela forestale o sulle specie animali, ma non prevede nessun meccanismo sanzionatorio in caso non venissero rispettati gli accordi, anzi lo esclude in modo esplicito.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">*Responsabile ambiente PRC-S.E.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>Fermiamo il Mercosur.</b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-large; color: #333300;"><strong>INCENDI IN AMAZZONIA  </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-large; color: #333300;"><strong>COSA C&#8217;ENTRANO CON NOI?</strong></span><br />
<span style="font-size: medium;"> Una spiegazione</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong>Solidarietà</strong>!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Siamo solidali con le popolazioni indigene dell&#8217;Amazzonia e diamo voce al loro appello: “Tutti respiriamo la stessa aria, tutti beviamo la stessa acqua. Viviamo su questo unico pianeta. Dobbiamo proteggere la Terra. Se non lo facciamo arriveranno i grandi venti e distruggeranno la foresta. Allora tu sentirai la paura che proviamo noi”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong>Antefatto</strong></span><br />
<span style="font-size: medium;"> L&#8217;Amazzonia &#8211; il tratto più grande e più ricco di biodiversità, di tutte le foreste pluviali tropicali del mondo &#8211; è sotto minaccia da molto tempo. Assorbe circa il 15% dell&#8217;anidride carbonica nell&#8217;atmosfera ed è essenziale per la stabilità del clima globale, oltre che per il raggiungimento degli obiettivi dell&#8217;accordo di Parigi. L’Amazzonia attraversa nove paesi dell&#8217;America Latina, ma la stragrande maggioranza di essa, il 60%, si trova in Brasile. Dal 1978 oltre 750.000 chilometri quadrati della foresta pluviale amazzonica sono</span><br />
<span style="font-size: medium;"> stati distrutti, principalmente a causa dell&#8217;espansione dell&#8217;industria del bestiame, seguita dalle miniere e dall&#8217;agricoltura su larga scala. Questa tendenza negativa cominciò ad invertirsi durante la presidenza di Lula, quando il tasso di deforestazione venne ridotto della metà, il miglioramento più consistente registrato nell’area, ottenuto grazie ad un monitoraggio più vigoroso e ad una rigorosa applicazione delle</span><br />
<span style="font-size: medium;"> norme. Nel 2012 la Presidentessa Dilma Rousseff, succeduta a Lula, si è scontrata frontalmente, con la potente lobby agroalimentare del Brasile, sulla revisione del codice forestale, la legge che disciplina la percentuale minima e il tipo di bosco che gli agricoltori, le aziende del legname e altri, devono lasciare intatta nelle loro proprietà. Nonostante non controllasse la maggioranza al Congresso, la Rousseff è riuscita a porre il veto su alcune parti del disegno di legge che tentavano di allentare la protezione della foresta.</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Il colpo di stato di destra, contro la presidenza di Dilma Rousseff, ha sancito il processo crisi in Amazzonia, culminato con l’ascesa al potere del Presidente di estrema destra del Brasile, Jair Bolsonaro, nel 2018.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong>Cosa dicono i nostri eurodeputati</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Helmut Scholz</span><br />
<span style="font-size: medium;"> (Die Linke, Germania)</span><br />
<span style="font-size: medium;"> “Metto in dubbio la sincerità di Bolsonaro in relazione agli impegni presi per la protezione dell&#8217;ambiente e il rispetto dei diritti umani. Se la Commissione europea sarà rigorosa,sulle violazioni degli obblighi di commercio e sviluppo sostenibile presenti nell&#8217;ambito dell&#8217;accordo UE- Mercosur, dovrà sospendere l’accordo il primo giorno in cui entrerà in vigore.” Gli incendi in Amazzonia del 2019 C&#8217;è stato un aumento dell&#8217;83% degli incendi boschivi dall&#8217;inizio del 2019, secondo il National Institute for Space Research (INPE) del Brasile. Più di 74.000 incendi sono stati rilevati tra gennaio e agosto, il numero più alto dal 2010. Gli incendi possono scatenarsi accidentalmente dalla &#8220;queimada&#8221;- incendi controllati, appiccati dagli agricoltori durante la stagione secca per liberare la terra per l&#8217;agricoltura.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Dopo la temporanea sospensione della pratica a seguito delle proteste internazionali, Bolsonaro ha ora annunciato la sua espansione in altri stati. Oltre ad aver nominato un ministro degli esteri che crede che il cambiamento climatico sia parte di un &#8220;complotto marxista&#8221; e scegliere il capo della lobby agricola come ministro dell&#8217;Agricoltura, il brasiliano Bolsonaro non ha nascosto il suo di</span><br />
<span style="font-size: medium;"> “aprire” l&#8217;Amazzonia allo sviluppo. Uno dei primi obiettivi politici, del presidente di estrema destra, era di fare un passo indietro sulle protezioni costituzionali a tutela terre delle comunità indigene del Brasile &#8211; norme che costituiscono la prima linea di protezione dell&#8217;Amazzonia.</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Ha anche chiarito, dal suo primo giorno in carica, che ci sarebbe stata poca o nessuna repressione contro i taglialegna e gli allevatori che infrangono le leggi sulla protezione ambientale.Quindi, governo e grandi imprese, alleati nel conquistare la terra indigena</span><br />
<span style="font-size: medium;"> con la forza, per sfruttare vasti giacimenti minerari. L&#8217;estrazione illegale in Amazzonia è stata descritta come &#8220;epidemica”. Premiare le grandi imprese e l&#8217;estrema destra L&#8217;agricoltura rappresenta il 22 percento del prodotto interno lordo del Brasile. Il Paese è il principale esportatore mondiale di carne bovina e uno dei maggiori produttori di soia, mais, zucchero, caffè, arance e cotone. Il disboscamento illegale ha permesso agli allevatori di bestiame e ai produttori di soia, il principale raccolto destinato all’esportazione, di espandersi nel bacino amazzonico.</span><br />
<span style="font-size: medium;"> L&#8217;UE è uno dei principali importatori di minerali, mangimi e carne – che insieme ai biocarburanti alimenta la deforestazione dell&#8217;Amazzonia &#8211; del Brasile. Di fronte alle proteste pubbliche, i leader dell&#8217;UE hanno rapidamente denunciato l&#8217;approccio negligente di Bolsonaro gli incendi boschivi. La Finlandia ha persino esortato l&#8217;UE a vietare le importazioni di carne bovina brasiliana, come forma di pressione. La Germania ha sospeso i pagamenti al fondo per l’Amazzonia. Nonostante questi gesti simbolici, l&#8217;UE ha firmato il più grande accordo di libero scambio della sua categoria, con i paesi del Mercosur, area commerciale che comprende il Brasile. Questo accordo darà, agli agroindustriali brasiliani, molti dei quali sono i principali sostenitori del governo di estrema destra di Bolsonaro, accesso gratuito ai mercati europei. L&#8217;accordo di libero scambio, se ratificato dai paesi dell&#8217;UE, avrà un effetto devastante impatto sull&#8217;Amazzonia e la sua popolazione indigena ed alimenterà il depredamento di terra e risorse.</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Il punto di vista della Sinistra La deforestazione dell&#8217;Amazzonia è catastrofica per l&#8217;umanità e rappresenta un ulteriore esempio del caos in cui, il capitalismo e l’agricoltura industriale, stanno precipitando il nostro pianeta. L&#8217;accordo UE-Mercosur sarà inviato al Parlamento europeo per l&#8217;approvazione.</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Questo accordo andrà a beneficio solo delle élite, rinvigorirà l’estrema destra e sarà devastante per le comunità locali.</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Ci opponiamo alla ratifica dell&#8217;accordo e ci impegniamo per il commercio equo, lo sviluppo sostenibile e un sistema alimentare sostenibile. Vogliamo che l&#8217;UE metta fine alle importazioni di beni che aumentato la deforestazione (come soia, carne, legname e biocarburanti). L&#8217;agenda della Sinistra, progressiva, che mette al primo posto le persone e il pianeta, è l&#8217;unica possibile alternativa al centrismo sconsiderato e all&#8217;agenda di destra, che sostiene lo status quo neoliberista delle élite e che sta guidando l&#8217;Amazzonia, e questo pianeta, in un vicolo cieco.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel">European United Left • Nordic Green Left<br />
EUROPEAN PARLIAMENTARY<br />
GROUP<br />
www.guengl.eu</em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><img alt="" src="https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net/v/t1.0-9/70204237_2555037147888359_6516902771852050432_n.jpg?_nc_cat=110&amp;_nc_oc=AQmaHB94nxavYwfEneNKnhTE_ijdgxwpfw3hg6_aGaDe5VR7Ad4wPqfGyTts4UuODG6zrCDTOJ9WueGS8B-XjrB9&amp;_nc_ht=scontent-mxp1-1.xx&amp;oh=0f38ba02c593b1d665b73d0f6e2081a2&amp;oe=5E312E00" width="700" height="366" /></p>
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