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	<title>Rifondazione Comunista &#187; Balcani</title>
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		<title>Verità e giustizia per le vittime di uranio impoverito</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2022 12:40:31 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Balcani]]></category>
		<category><![CDATA[pace e internazionalismo]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Rifondazione Comunista]]></category>

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		<description><![CDATA[Gregorio Piccin* Il Partito della Sinistra europea porterà all&#8217;attenzione del Parlamento Ue la questione delle morti di militari e civili causate dagli armamenti contenenti il metallo pesante e usati nei teatri di guerra e nei poligoni di tiro dalla Nato. Una strage silenziosa al centro di una battaglia giudiziaria in Italia La trentennale questione dell’uso [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;"><strong>Gregorio Piccin*</strong> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il Partito della Sinistra europea porterà all&#8217;attenzione del Parlamento Ue la questione delle morti di militari e civili causate dagli armamenti contenenti il metallo pesante e usati nei teatri di guerra e nei poligoni di tiro dalla Nato. Una strage silenziosa al centro di una battaglia giudiziaria in Italia</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La trentennale questione dell’uso bellico dell’uranio impoverito, che per diversi aspetti investe anche l’Unione europea, verrà finalmente portata all’attenzione del Parlamento europeo. Lo ha deciso il Partito della Sinistra europea (The Left) che ha chiuso l’11 dicembre 2022 il suo congresso a Vienna.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">«I crimini di guerra non vanno in prescrizione», si legge nelle conclusioni della mozione presentata al congresso dal Partito della rifondazione comunista e approvata dal 90% dei delegati e delle delegate dei partiti rossoverdi europei. «Il Partito della sinistra europea si impegna a portare la questione delle vittime civili e militari dell’uranio impoverito all’attenzione del Parlamento europeo e ad individuare un percorso che possa impegnare il Parlamento sulla strada della verità e della giustizia per tutte le vittime e per la messa al bando di queste armi dentro e fuori il perimetro dell’Unione europea…».</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il consenso quasi unanime ottenuto da questa mozione lascia ben sperare sull’impegno che le delegazioni di europarlamentari metteranno in campo nel prossimo futuro. Un percorso che sarà supportato concretamente anche dall’Italia con la giurisprudenza prodotta in vent’anni di battaglie legali e dalle conclusioni inequivocabili della IV Commissione d’inchiesta parlamentare sull’uranio impoverito il cui presidente, l’ex senatore Gian Piero Scanu, aveva già inviato a suo tempo alla presidenza del Parlamento europeo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Nel nostro Paese ci sono almeno 8mila veterani gravemente ammalati per l’esposizione a vari metalli pesanti come l’uranio impoverito mentre circa 400 sono morti. Tutti tornati dai teatri di guerra dove i bombardamenti effettuati dalla Nato hanno causato una “pandemia tumorale” che continua a mietere migliaia di vittime sia civili che militari. Oppure rientrati dal servizio presso poligoni dell’Alleanza come Capo Teulada o Quirra in Sardegna.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Su questa perdurante strage, che si configura come un crimine di guerra, la presidente del Consiglio europeo Ursula von der Leyden non chiederà l’istituzione di un Tribunale penale internazionale nonostante la Nato abbia utilizzato oltre 300 tonnellate di munizionamento all’uranio impoverito nelle sue guerre illegali e nei poligoni anche italiani. Le istituzioni italiane, militari e non, hanno sempre negato la correlazione causale tra l’esposizione al metallo pesante e l’insorgenza di gravi patologie tumorali tra i soldati. Questa negazione di verità e giustizia vale anche, implicitamente, per le migliaia di civili che continuano a vivere, ammalarsi e morire nei territori contaminati dai bombardamenti.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ma i tribunali italiani dicono il contrario così come l’associazione nazionale vittime dell’uranio impoverito (Anvui) che in una lettera aperta pubblicata recentemente hanno chiesto al ministro della difesa Guido Crosetto quando e come intenda farsi carico della questione. Sono infatti oltre trecento le cause risarcitorie vinte dalle vittime dell’uranio impoverito contro il ministero della Difesa che, oltre a mantenere alto il muro di gomma, continua a spendere ingenti risorse pubbliche per tentare di dimostrare la propria irricevibile “estraneità ai fatti”, cioè aver mandato allo sbaraglio il proprio stesso personale.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Tra i ricorsi persi e gli interessi maturati dalle vittime per i ritardi ingiustificati nel pagamento dei risarcimenti il danno all’erario è enorme.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">L’avvocato Angelo Fiore Tartaglia, legale rappresentante delle vittime, in vent’anni di battaglie per la verità e la giustizia è riuscito a costruire una giurisprudenza che ha stabilito il nesso causale tra l’esposizione al metallo pesante e l’insorgenza di gravi patologie tumorali mentre il ministero della Difesa è arrivato a perdere persino presso i massimi livelli della giustizia italiana.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Significativa è la sentenza emessa dalla seconda sezione del Consiglio di Stato pubblicata il 9 agosto 2021 dove i giudici della Corte respingono l’appello del ministero verso una precedente sfavorevole sentenza del Tar e lo condannano a riconoscere ad un caporal maggiore dell’esercito i benefici previsti per le vittime del dovere. L’ex militare aveva infatti contratto il linfoma di Hodgkin dopo avere effettuato, in Italia, operazioni di pulizia e manutenzione di mezzi militari rientrati dai teatri operativi nei Balcani. In questa sentenza non solo viene ribadito il nesso causale ma viene pure riconosciuto il fatto che le nano polveri del metallo pesante possono “viaggiare” negli interstizi dei mezzi militari da un Paese all’altro. In Italia la strage da uranio impoverito provocata dalla Nato è già stata definita “di Stato”. Il ministero della Difesa non può negare verità e giustizia per le vittime come è avvenuto per altre “stragi di Stato” in questo Paese. In questo caso mandanti, esecutori ed insabbiatori, hanno agito alla luce del sole ed hanno nomi e cognomi.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">*Resp. Pace, Partito della Rifondazione Comunista -Sinistra Europea da Left</span></p>
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		<title>Le urne croate</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2021 23:14:21 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Balcani]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>

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		<description><![CDATA[di Gianluca Paciucci - Il secondo turno delle elezioni amministrative in Croazia si è svolto il 30 maggio 2021, proprio nel giorno della “Giornata dello Stato” che celebra la costituzione del primo parlamento croato nel 1990. Per l’occasione, le più alte autorità hanno celebrato la ricorrenza con discorsi patriottici in cui si è ribadita l’alleanza [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di Gianluca Paciucci -</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo turno delle elezioni amministrative in Croazia si è svolto il 30 maggio 2021, proprio nel giorno della “Giornata dello Stato” che celebra la costituzione del primo parlamento croato nel 1990. Per l’occasione, le più alte autorità hanno celebrato la ricorrenza con discorsi patriottici in cui si è ribadita l’alleanza con la Chiesa cattolica. Però, mentre il cardinale Josip Bozanić ripeteva le sue pesanti parole di rito nella cattedrale di Zagabria (“…occorre interrogare la verità sul passato del popolo croato che nel cammino verso la libertà è stato guidato dall’appartenenza a Dio…”), nelle urne della capitale croata si stava compiendo un meritato e previsto miracolo: la coalizione rosso-verde di Možemo (Possiamo), guidata dal 39enne Tomislav Tomašević, ha stravinto al secondo turno con il 63,9% dei voti contro il candidato della destra Miroslav Škoro (Hdz, il partito ultraconservatore del ‘padre della patria’ Franjo Tudjman). Considerando che a Zagabria vive più di un quarto della popolazione croata, è corretto affermare che una larga fetta dell’elettorato di questo Paese si è affidato a un movimento alternativo, che può essere definito eco-socialista, formato dalla Nuova sinistra della psichiatra Ivana Kekin e da movimenti civici tra cui Zagreb je NAŠ! (Zagabria è nostra). &#8220;Per tutta la mia vita ho lottato per questa città, contro decisioni sbagliate fatte da chi l&#8217;ha presa in trappola e l&#8217;ha usata come un bancomat&#8221;, ha dichiarato il neo-primo cittadino Tomašević, riferendosi al padre padrone della città, Milan Bandić, sindaco quasi ininterrottamente per un ventennio e morto nel febbraio di quest’anno per un infarto, uomo di area socialdemocratica, ma appoggiato anche dall’estrema destra e che ha governato coinvolto in mille scandali.</p>
<p style="text-align: justify;">Il lavoro svolto da Možemo è stato esemplare. Così ne parla Tomašević in un’intervista all’Osservatorio Balcani e Caucaso: “…Io sono presente a tutte le proteste del mercoledì a piazza Vittime del fascismo. È come un incontro regolare con i cittadini: ci trascorro due ore, le persone mi interrogano, mi danno suggerimenti, mi presentano i loro problemi&#8230; Poi, siamo presenti a tutte le riunioni pubbliche e comunichiamo direttamente con i cittadini. Questo è quello che abbiamo fatto anche durante la campagna elettorale. Il mio numero di cellulare si trova sul sito web del municipio, i cittadini mi chiamano direttamente per raccontarmi i loro problemi, mi scrivono delle mail (…) Nel movimento ci sono professori universitari e lavoratori, educatori negli asili e nelle scuole materne e attivisti, gente che lavora nella cultura e leader di iniziative civiche. Cerchiamo di essere accessibili a tutte le classi sociali e se guardate gli argomenti di cui ci stiamo occupando, ad esempio i cittadini i cui conti bancari sono bloccati, i lavoratori non pagati… vedete che si tratta di veri problemi sociali. Vogliamo insomma affrontare i problemi che riguardano i gruppi più poveri e più vulnerabili dei cittadini. E abbiamo questo approccio anche nel trattare le questioni ecologiche. È ecologicamente ingiusto sistemare gli impianti di trattamento dei rifiuti in periferia, dove vivono i cittadini più poveri…” (1).</p>
<p style="text-align: justify;">A un certo interclassismo proprio dei movimenti civici, si unisce una scelta netta per la parte povera e messa ai margini di una società profondamente ingiusta, partendo dai bisogni reali della popolazione. Možemo evita la trappola, in cui cadono molte nuove formazioni politiche (come ad esempio in Italia), del dichiararsi <em>né di destra né di sinistra</em>: le sue scelte sono chiare, le sue posizioni sono inequivocabili. La sua forza è la radicalità delle proposte unita a un costante lavoro sul campo.</p>
<p style="text-align: justify;">È il vecchio mondo dei partiti tradizionali, Partito socialdemocratico (SDP) e HDZ, a uscire sconfitto da questa tornata elettorale: l’SDP ha conservato la sua roccaforte di Rijeka/Fiume dove il vice-sindaco uscente, Marko Filipović, è stato eletto al posto di Obersnel (sindaco SDP dal 2000, uomo di profonda cultura antifascista), ma altrove si è dimostrato incapace di differenziarsi dagli altri partiti di centro o addirittura di centro-destra. Non è un caso che l’SDP resista a Rijeka/Fiume, città da sempre incrocio di culture e di lingue (croata, italiana, ungherese, austriaca, ma anche con minoranze albanesi, etc.), ma arretri un po’ ovunque, minacciata ora da Možemo, a sinistra, ora da altri movimenti. Il partito di governo, l’HDZ, pur conservando 15 regioni su 20 e una supremazia in Slavonia e in Dalmazia, ha spesso vinto per il rotto della cuffia. L’unica città importante conquistata da questo partito è stata Osijek: si conferma così la sua forza nelle aree rurali (teatro di guerre e di drammatici spostamenti di popolazione durante i conflitti degli anni Novanta) e sulla costa, mentre Zagabria e Spalato sono finite nelle mani di neonati movimenti (rosso-verdi nella capitale, indipendenti di centro a Spalato). Zara è rimasta all’HDZ, ma i risultati sottolineano come nell’area zaratina l’egemonia della destra non è più così compatta come un tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">La Croazia è in una fase di grave crisi economica: troppo dipendente dal settore turistico, ha chiaramente risentito della pandemia; inoltre l’enorme apparato dello Stato (che impiega il 18% della forza lavoro) si caratterizza per essere una forma di conservazione e di freno allo sviluppo del Paese (visto il nepotismo e le ingerenze dei maggiori partiti nella gestione di questo settore). Scarse le reali forze produttive dell’industria, mentre il settore agricolo è ancora vasto, in parte arretrato e non decisivo per lo sviluppo complessivo. È così che il saldo tra chi arriva e chi parte è di -20.000 persone ogni anno. Inoltre il Paese sta gestendo malissimo la cosiddetta “rotta balcanica”, con comportamenti polizieschi che lo hanno messo in seria difficoltà di fronte ai partner europei, peraltro ipocritamente complici di respingimenti alla frontiera con la Bosnia ed Erzegovina, effettuati spesso con metodi violenti. Così, a partire da una situazione di disagio diffuso, sembra che si senta l’esigenza di un cambiamento politico non di facciata. Certo, queste terminate domenica 30 maggio sono state ‘solo’ elezioni locali, ma hanno dimostrato che i destini di una città e forse, domani, di un’intera nazione possono essere ribaltati dal lavoro serio di militanti con in testa un progetto chiaro e capaci di lavoro sul campo. Il vecchio mondo, che vive sulle dubbie glorie di una guerra di indipendenza e che sguazza nella corruzione, farà di tutto per impedire al nuovo di emergere. Ma la forte coalizione che si è imposta a Zagabria potrebbe anche candidarsi, in tempi nemmeno così lontani, a gestire l’intero Paese, su presupposti diversi da quelli finora usati. Ora Možemo dovrà provare a radicarsi anche in altre zone del Paese, per evitare l’accerchiamento della capitale da parte delle campagne più conservatrici. Una rete di amministrazioni virtuose potrebbe essere la trama di un cambiamento su più larga scala. In ogni caso si tratta di un esempio estremamente interessante per il depresso mondo politico italiano dell’alternativa, che non riesce a superare la propria frammentazione, nè a svolgere un lavoro politico efficace e, a volte, senza il necessario entusiasmo.</p>
<p style="text-align: justify;">Che <em>si possa</em>, Možemo l’ha dimostrato, a Zagabria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">(1): https://www.balcanicaucaso.org/aree/Croazia/Zagabria-e-nostra-un-movimento-dalla-parte-dei-cittadini-189588</p>
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