<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Rifondazione Comunista &#187; LGBTQI</title>
	<atom:link href="http://www.rifondazione.it/primapagina/?cat=3598&#038;feed=rss2" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.rifondazione.it/primapagina</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Sun, 30 Nov 2025 13:04:35 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.5.1</generator>
		<item>
		<title>NESSUN ORGOGLIO NEL GENOCIDIO, NESSUN ORGOGLIO SENZA LIBERAZIONE</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=57999</link>
		<comments>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=57999#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 13 Jun 2025 13:26:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator></dc:creator>
				<category><![CDATA[LGBTQI]]></category>
		<category><![CDATA[pace e internazionalismo]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=57999</guid>
		<description><![CDATA[&#160;   Rifondazione Comunista sarà anche quest’anno al Roma Pride per esprimere solidarietà alla comunità LGBTQIA+ che in questo ultimo anno è il bersaglio di un’escalation di odio e violenza, quella di strada tanto quanto quella istituzionale. Ricordiamo che Rifondazione Comunista rimane l’unico partito in Italia a far eleggere una persona trans in parlamento, un [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<div><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div><span style="font-size: medium;">Rifondazione Comunista sarà anche quest’anno al Roma Pride per esprimere solidarietà alla comunità LGBTQIA+ che in questo ultimo anno è il bersaglio di un’escalation di odio e violenza, quella di strada tanto quanto quella istituzionale. Ricordiamo che Rifondazione Comunista rimane l’unico partito in Italia a far eleggere una persona trans in parlamento, un fatto che a distanza di quasi vent’anni continuiamo a rivendicare con orgoglio &#8211; ancor più oggi quando le persone trans* in particolare sono nel mirino delle destre di tutto il mondo, Italia compresa. </span></p>
<div><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div><span style="font-size: medium;">Rifondazione proprio per questo è solidale con le le istanze delle persone trans, queer e non binary che si sentono sovradeterminatә dalle stesse circostanze che hanno portato alla nascita del Priot, pur non condividendo la scelta quest’anno di renderlo antagonista al Pride istituzionale e le pratiche che ne sono conseguite. Ma questo non ci esenta dal riconoscere anche le criticità della gestione di un momento e di uno spazio fondamentali nella vita delle persone LGBTQIA+. </span></div>
<div><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div><span style="font-size: medium;">Troviamo problematica la scelta di ridurre progressivamente la partecipazione di tutte le diverse realtà che compongono la comunità dopo averle ignorate anche quando partecipavano al comitato organizzativo perché il Pride e di tuttә; è simbolicamente molto problematico un nuovo percorso &#8211; inaugurato l’anno scorso &#8211; che prevede un corteo che va a chiudersi dentro un recinto nascosto al pubblico perché il Pride è rivolta di strada; è estremamente problematico un manifesto politico che pur apprezzabile per molti versi, si rifiuta di chiamare le cose col proprio nome perché quello che sta avvenendo in Palestina è un genocidio anche di nome e non solo di fatto; troviamo problematica la scelta della stesse forze che si arrogano il timone del movimento di ignorare selettivamente i risultati dei tavoli di lavoro a cui abbiamo partecipato (invitatә) soprattutto quando ignorano il nodo centrale che lega in modo inestricabile diritti civili e diritti sociali. </span></div>
<div><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div><span style="font-size: medium;">Per le stesse ragioni continuiamo a trovare problematica (se non tragicamente sbagliata nel caso di marchi apertamente sostenitori del genocidio palestinese) la scelta di perseguire la logica delle sponsorizzazioni private, perché ci rende tuttә fragilә e ricattabilә e soggettә all’aria politica che tira al momento &#8211; come dimostra il fuggi fuggi degli sponsor: se tanti servizi per la comunità dipendono dal privato, forse compito di chi è al timone del movimento dovrebbe essere quello di lottare contro la dismissione generale dello stato sociale, affinché si prenda carico in maniera specifica delle esigenze di una comunità che non deve dipendere dalle fluttuanti elemosine del capitalismo. E crediamo che sia profondamente problematica la scelta di interloquire e cercare punti di convergenze con le stesse forze che adesso hanno anche il potere istituzionale per negare, reprimere e distruggere concretamente le nostre identità e le nostre vite. </span></div>
<div><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div><span style="font-size: medium;">Lә compagnә di Rifondazione e Giovanә Comunistә però, nonostante tutte queste contraddizioni, anche quest’anno al Roma Pride ci saranno, perché gli spazi conquistati col sacrificio e anche col sangue di tantә non si abbandonano a nessun costo e saremo lì a portare anche le istanze di chi ha scelto di non esserci e di chi non può e per non smettere mai di denunciare tutte queste criticità nello spirito più unitario possibile. Le alleanze politiche e sociali perseguite in questi anni stanno mostrando tutta la loro volatilità e la realtà con cui dobbiamo continuare a fare i conti è sempre la stessa: da una parte ci sono i sistemi di dominio, dall&#8217;altra le soggettività oppresse. È il momento di schierarsi e restare unitә, prima che ci travolgano. </span></div>
<div><span style="font-size: medium;">Buon Roma Pride a tuttә</span></div>
<div><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div><span style="font-size: medium;">Federazione Roma Castelli Litoranea del Partito della Rifondazione Comunista </span></div>
<div><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div><span style="font-size: medium;">Giovanә Comunistә Roma</span></div>
<div>
</div>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.rifondazione.it/primapagina/?feed=rss2&#038;p=57999</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>17 maggio: quali alleanze contro l’omolesbobitransfobia?</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=57846</link>
		<comments>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=57846#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 17 May 2025 11:32:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator></dc:creator>
				<category><![CDATA[LGBTQI]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=57846</guid>
		<description><![CDATA[Silvia Conca* Il 17 maggio 1990 l’Organizzazione Mondiale della Sanità rimuove l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali. Per ricordare questo storico traguardo, che ha rappresentato il primo passo in un lungo processo di contrasto alla patologizzazione (e, quindi, alla disumanizzazione) delle persone LGBTQIA+, dal 2004 il 17 maggio ricorre la Giornata internazionale contro l’omofobia, la [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Silvia Conca*</strong></p>
<p>Il 17 maggio 1990 l’Organizzazione Mondiale della Sanità rimuove l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali. Per ricordare questo storico traguardo, che ha rappresentato il primo passo in un lungo processo di contrasto alla patologizzazione (e, quindi, alla disumanizzazione) delle persone LGBTQIA+, dal 2004 il 17 maggio ricorre la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia.</p>
<p>Il 17 maggio 2025 si configura, però, in maniera completamente diversa dal 17 maggio 2024. È cambiato il mondo, eppure in Italia si fatica a percepire questa fase non come un incidente di percorso, ma come una trasformazione epocale, forse per evitare di prendere atto degli errori strategici che hanno reso fragilissime le grandi conquiste di questi decenni. I nemici delle persone LGBTQIA+ sono molti e seguono strade diverse. Qualcuno di loro si è persino camuffato da amico.</p>
<p>Bisogna riconoscere che l’attacco in corso ai diritti e all’autodeterminazione è una morsa che stringe da più lati, quindi è necessario che ci si difenda da più lati, collocando le politiche omolesbobitransfobiche italiane nello scenario globale e individuando le alleanze sociali che le sostengono, per costruire alleanze altrettanto ampie e forti.</p>
<p><strong>Da Putin a Orbán</strong></p>
<p>L’unico cambiamento di scenario a essere percepito pienamente come dirompente e distruttivo nel movimento italiano sembra essere il cambio di passo avvenuto in Ungheria.</p>
<p>Orbán a marzo del 2025 vieta i Pride, cioè perseguita la comunità LGBTQIA+ come soggettività capace di rivendicare i propri diritti, di entrare nel dibattito pubblico e di interloquire con la società. Si tratta della stessa omolesbotransfobia istituzionale sperimentata da anni in Russia attraverso la cosiddetta “legge contro la propaganda omosessuale”. L’attacco è verso i diritti politici, per evitare che si producano avanzamenti nei diritti civili, sociali e umani.</p>
<p>L’Europa e le sue diverse istituzioni sono state per molti anni lo spazio politico di riferimento dell’associazionismo LGBTQIA+ italiano, un porto sicuro per ottenere diritti anche in presenza di governi ostili o timidi. Senza la sentenza del 2015 della Corte Europea dell’Uomo, probabilmente non avremmo avuto le unioni civili. Vedere il modello russo sconfinare in uno stato membro dell’Unione Europea ha prodotto nel nostro paese una grande paura e una pronta risposta: la solidarietà alla comunità LGBTQIA+ ungherese è centrale nella piattaforma della mobilitazione nazionale del 17 novembre.</p>
<p>La spada di Damocle del modello russo, però, rimanda a questioni più ampie che scuotono il nostro continente. Ampia è stata, sulla carta, l’adesione dell’associazionismo LGBTQIA+ alla manifestazione convocata da Michele Serra il 15 marzo e dedicata a un’Europa dei sogni che non è né l’Europa di Maastricht, né tanto meno l’Europa di ReArm Europe.</p>
<p>Positiva e non scontata, invece, è stata l’adesione dell’associazionismo alla rete No DDL sicurezza, che colloca il movimento in una lotta più generale contro il restringimento dei diritti politici, che in Italia non parte dalla repressione delle soggettività LGBTQIA+ come in Ungheria e in Russia, ma punta sulla limitazione del diritto a manifestare di tutti e tutte. Quello che è necessario ammettere, però, è che Meloni non sembra seguire la strategia di Orbán e che l’omolesbotransfobia istituzionale in Italia sta seguendo altre strade.</p>
<p>Un altro segno positivo è che sono state raccolte le firme necessarie (più di un milione) per chiedere di mettere al bando in Unione Europea le cosiddette terapie di conversione o terapie riparative, che di sicuro non vengono praticate solo nei paesi del Gruppo di Visegrád.</p>
<p><strong>Dalle multinazionali a Trump</strong></p>
<p>Nelle poche settimane intercorse tra l’elezione di Trump a novembre del 2024 e il suo insediamento a gennaio del 2025 abbiamo assistito a un riposizionamento incredibile: le multinazionali che per anni hanno fatto rainbow washing sponsorizzando i Pride e usando i/le dipendenti LGBTQIA+ organizzati in “affinity groups” per popolarne i cortei con il loro marchio aziendale hanno improvvisamente cancellato le loro politiche di Diversity, Equality and Inclusion (DEI). Quei padroni che per anni si sono spacciati come progressisti hanno mostrato di essere lupi travestiti da agnelli e hanno applicato il “Project 2025” quando ancora Trump negava che fosse il suo programma politico.</p>
<p>All’insediamento del 20 gennaio Trump ha emesso una serie di ordini esecutivi: uno ha cancellato ogni singolo ordine esecutivo dell’amministrazione Biden che intervenisse sulla lotta alle discriminazioni, uno ha eliminato ogni riferimento alle persone LGBTQIA+ dai siti internet governativi, uno ha dichiarato che le istituzioni federali avrebbero da quel momento in poi riconosciuto l’esistenza immutabile del solo sesso maschile e del solo sesso femminile e uno ha vietato le politiche DEI in tutte le agenzie federali.</p>
<p>In questi mesi ha emesso una serie infinita di ordini esecutivi omolesbobitransfobici, oltre ad agire in maniera decentrata nelle singole agenzie tramite il DOGE di Elon Musk.</p>
<p>L’attacco ai diritti sociali (lavoro e salute) delle persone LGBTQIA+ e in particolare delle persone trans è fulcro dell’alleanza tra Trump e Musk e si configura come il primo passo per la distruzione di ogni forma di democrazia negli Stati Uniti. Cancellare le politiche DEI ha significato licenziamenti di massa tra i dipendenti pubblici appartenenti alle minoranze, al fine di svuotare dall’interno le agenzie governative e di procedere con la privatizzazione integrale di qualsiasi funzione pubblica. Come Putin e Orbán, Trump parte dalle persone LGBTQIA+ per far affermare un modello autoritario e reazionario di società, ma lo fa intervenendo direttamente in ogni singolo ambito con misure mirate e con un’alleanza strategica potentissima.</p>
<p>Questa azione sinergica tra destre neoreazionarie e padroni in Italia non sembra interessare. Nell’assemblea preparatoria per organizzare il 17 maggio era stato istituito un tavolo tematico che teneva insieme lavoro e attacco ai diritti democratici, ma questa connessione è sparita nella piattaforma della manifestazione. È rimasto Orbán, ma Trump è sparito. È rimasta la paura per l’attacco da parte del nemico di sempre all’Europa dei sogni, ma non emerge alcuna paura per ciò che sta nascendo in seno all’Occidente dei sogni.</p>
<p>Costa molto ammettere che, facendo sponsorizzare i Pride alle multinazionali, il movimento ha a sua volta sponsorizzato chi si sta schierando col nemico. Costa molto ammettere che attraverso le politiche DEI e gli “affinity group”organizzati dalle aziende i lavoratori e le lavoratrici LGBTQIA+ hanno messo il loro destino nelle mani dei padroni in un’alleanza illusoria e fragilissima.</p>
<p>Il Milano Pride l’anno scorso per la prima volta ha emesso un comunicato in cui motivava e difendeva la presenza degli sponsor alla sua parata. La settimana scorsa ne ha emesso un altro in cui ha ammesso che gli sponsor si sono volatilizzati. Se davvero i contributi economici degli sponsor finanziano per tutto l’anno i checkpoint gratuti per le malattie sessualmente trasmissibili, lo sport inclusivo, gli sportelli di sostegno, gli eventi culturali, l’assistenza legale, forse sarebbe il momento di considerare che il compito del movimento dovrebbe essere quello di lottare contro la dismissione generale dello stato sociale, affinché esso si prenda carico in maniera specifica delle esigenze di una comunità che non può dipendere dalle elemosina volatili di qualcuno per esercitare i suoi diritti.</p>
<p>La questione, come sempre, non è che “la lotta per i diritti civili deve andare di pari passo con quella per i diritti sociali”, ma che l’intreccio è inestricabile.</p>
<p>È in questo intreccio che si colloca l’omolesbobitransfobia istituzionale del governo Meloni.</p>
<p><strong> Le scelte del governo Meloni</strong></p>
<p>Nella morsa globale alla comunità LGBTQIA+ che abbiamo descritto c’è un filo conduttore, nonostante le strategie differenti: la retorica sulla tutela dei minori. Vale per Putin come per Trump e rappresenta il filo conduttore dell’omolesbotransfobia istituzionale praticata dal governo Meloni in questi anni.</p>
<p>Che si tratti dell’ispezione all’ospedale Careggi o del DDL Sasso, della nomina di Marina Terragni a Garante per i diritti dell’infanzia o della legge Varchi, lo spauracchio di fondo è identico. Peccato che questi provvedimenti colpiscono bambin* e ragazz* in carne e ossa, nel loro diritto alla salute, all’istruzione o a vedere riconosciuta la loro famiglia.</p>
<p>Non è una novità, la psicosi antigender è stata diffusa ad arte da tempo ed ha infiltrato anche il dibattito sui pochi diritti che si sono affermati nel nostro paese in questi anni. Le unioni civili sono monche per la questione della stepchild adoption. Centrale nell’affossamento del DDL Zan è stata la questione del contrasto all’omolesbobitransfobia nelle scuole. Se le forze politiche omolesbobitransfobiche diffondono la psicosi antigender, le forze “friendly” non sembrano avere gli anticorpi per contrastarla nemmeno nel loro dibattito interno, figuriamoci nella società. Persino alcune organizzazioni lesbofemministe hanno fatto propria quella retorica, stabilendo interlocuzioni ormai stabili con le destre e ostacolando l’approvazione del DDL. Il risultato è che ancora non abbiamo una legge per contrastare in ogni ambito le discriminazioni, le violenze e l’odio.</p>
<p>L’associazionismo ha convocato gli altri movimenti (femminista, antirazzista etc.) all’assemblea preparatoria per il 17 maggio. Noi abbiamo partecipato all’assemblea e a tutti i tavoli tematici, ma i movimenti non hanno risposto. L’intento era giusto e va perseguito ancora, nella consapevolezza che il lavoro di connessione sarà lunghissimo e deve essere centrale nella strategia del movimento LGBTQIA+. Non si può perseguire l’alleanza con gli altri movimenti e contemporaneamente andare in audizione dalla ministra Roccella. Non si possono contestare le interlocuzioni di ArciLesbica, che tante divisioni e tanti arretramenti hanno portato allo stesso movimento LGBTQIA+, per poi replicarle.</p>
<p>Le alleanze politiche e sociali perseguite in questi anni stanno mostrando tutta la loro volatilità. Chi si definiva amico si è schierato con i nemici o si è fatto travolgere dalla loro stessa retorica.</p>
<p>Da una parte ci sono i sistemi di dominio, dall’altra le soggettività oppresse. È arrivato il momento di schierarsi e unirsi, prima che ci travolgano.</p>
<p>*CPN</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.rifondazione.it/primapagina/?feed=rss2&#038;p=57846</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>DICHIARAZIONE DELLA VIII ASSEMBLEA DEL FORUM EUROPEO DELLE FORZE DI SINISTRA.</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=57170</link>
		<comments>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=57170#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 19 Nov 2024 21:42:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator></dc:creator>
				<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[casa]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[LGBTQI]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[Movimenti]]></category>
		<category><![CDATA[pace e internazionalismo]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=57170</guid>
		<description><![CDATA[1. Al fine di costruire un&#8217;Europa progressista e socialmente avanzata, noi siamo per una distribuzione equa della ricchezza, servizi pubblici universali e di qualità, e la proprietà pubblica dei beni comuni, al fine di realizzare una società più giusta, partecipativa e democraticamente pianificata. L&#8217;accesso a un alloggio dignitoso, accessibile e adeguato al clima deve essere [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;"><b>1. Al fine di costruire un&#8217;Europa progressista e socialmente avanzata, noi</b> <b>siamo per una distribuzione equa della ricchezza,</b> <b>servizi pubblici universali e di qualità, e la proprietà pubblica dei beni comuni, al fine di realizzare una società più giusta, partecipativa e democraticamente pianificata.</b> <b>L&#8217;accesso</b> <b>a un alloggio dignitoso, accessibile e adeguato al clima deve essere un diritto, non un lusso, la copertura della sicurezza sociale in termini di salute, pensioni e disoccupazione deve essere universale, cioè un diritto per tutti in Europa. Questo implica un diverso uso del denaro da parte delle imprese, delle banche e della BCE.</b></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il diritto a condizioni di lavoro dignitose, a un impiego sicuro e a una formazione permanente ben retribuita sono fondamentali, il rafforzamento dei diritti sindacali, le clausole sociali nei contratti pubblici, l&#8217;aumento dei salari e dei diritti sociali, colmare il divario occupazionale e migliorare l&#8217;ambiente e le condizioni di lavoro. Vogliamo</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">posti di lavoro di qualità e il diritto a una pensione dignitosa a partire dai 60 anni, erogata da enti pubblici efficienti.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Difendiamo l&#8217;accesso libero e universale all&#8217;assistenza sanitaria e il rafforzamento dei sistemi sanitari pubblici, al fine di ridurre le disuguaglianze sociali.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Vogliamo servizi pubblici moderni con personale sufficiente, senza burocrazia, con una gestione partecipata e che rispondano alle esigenze delle persone che ne usufruiscono.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Una delle questioni fondamentali della nostra società è garantire a tutta la popolazione un&#8217;istruzione di alto livello, libera, gratuita, egualitaria, liberatoria ed emancipatrice, libera da pressioni religiose, oscurantiste o del mercato economico.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La carenza di alloggi sociali di qualità ed economicamente accessibili rappresenta una crisi urgente in tutta Europa che richiede un&#8217;azione immediata e decisiva. È necessario adottare misure e iniziative a livello europeo, per utilizzare le risorse finanziarie in base alle esigenze di ogni singolo individuo piuttosto che agli interessi finanziari.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Chiediamo l&#8217;istituzione di un programma europeo per l&#8217;edilizia sociale, sostenuto da politiche economiche e sociali che rafforzino gli investimenti pubblici nell&#8217;edilizia senza scopo di lucro. Chiediamo una regolamentazione transnazionale della speculazione.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Affrontare la crisi sociale deve essere una priorità assoluta.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Per questo motivo ci opponiamo a un ritorno alla politica di austerità liberale, così come pretesa dalla Commissione europea, che si concretizza da un lato in misure liberali che favoriscono le classi dirigenti e tagliano i diritti umani e di cittadinanza, economici e sociali dei popoli europei mentre dall&#8217;altro aumentano le spese militari a scapito dei fondi che dovrebbero essere spesi per la spesa sociale, l&#8217;uguaglianza e creazione di lavoro.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Vogliamo acquisire potere sul denaro, sviluppare servizi pubblici, cooperazione, servizi efficienti, occupazione efficiente e di qualitá nelle aziende, e rifiutare il libero e rifiutare la concorrenza libera e non distorta.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Questo vale sia all&#8217;interno dell&#8217;UE che con il resto del mondo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Vogliamo la sovranità popolare sul denaro per altri obiettivi sociali, a differenza dell&#8217;attuale UE, che risponde alle esigenze del capitale. Un modo per farlo sarebbe quello di creare un Fondo europeo per finanziare i servizi pubblici attraverso prestiti ai governi a tasso zero, finanziati dalla BCE.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><strong>2. Consideriamo la crisi climatica come un&#8217;emergenza che richiede una risposta globale basata su una trasformazione ecologica, energetica e industriale. L&#8217;Unione europea deve agire senza indugio di fronte all&#8217;emergenza climatica e sociale.</strong> È essenziale abbandonare il modello che fondato sull’energia basata sul carbonio, garantendo al contempo la creazione di posti di lavoro. Questo implica una trasformazione sociale dei modelli di produzione e di consumo per raggiungere la neutralità climatica entro il 2040, e soddisfare gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Abbiamo bisogno di obiettivi ambientali più ambiziosi e una pianificazione verde per garantire una giusta transizione.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> 3. <strong>Ci battiamo per un&#8217;Europa di pace e solidarietà, con una prospettiva pacifista che affronta i conflitti attraverso il dialogo e le soluzioni diplomatiche.</strong> Un&#8217;Europa che propone un approccio alternativo al modello di sicurezza a partire da una nuova visione basata sul riconoscimento che nessuno Stato può essere veramente sicuro se gli altri non condividono lo stesso livello di sicurezza.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Condanniamo fermamente le politiche europee contro migranti, i rifugiati e i richiedenti asilo: il diritto di asilo e la libertà di movimento devono diventare il fondamento dell&#8217;Europa che vogliamo, e ci batteremo contro le politiche proposte dal Patto sull&#8217;Immigrazione e l&#8217;Asilo di Ursula von der Leyen che mirano a vietarli. Questo significa affrontare le cause alla radice della migrazione e sviluppare una nuova politica di co-sviluppo con i Paesi interessati.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Non vogliamo che l&#8217;Europa faccia parte della nuova guerra fredda, né che diventi un campo di battaglia su cui questa infuria.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ci opponiamo alla dominazione militarista della NATO sull&#8217;UE e sui suoi Stati membri,  all&#8217;aumento dei bilanci militari e di guerra a scapito della spesa sociale, alla rapida militarizzazione della politica, dell&#8217;economia e delle menti, invece vogliamo vedere l&#8217;Europa emancipata dai mandati degli USA e della NATO, libera dai mandati di potenze esterne.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Guerre e conflitti servono gli interessi del capitale finanziario che ne trae profitto. Finché queste guerre dureranno, sempre più civili innocenti moriranno ogni giorno. Per questo chiediamo che si ponga fine alla violenza attraverso negoziati per portare una pace duratura in Ucraina, nel quadro delle Nazioni Unite.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Allo stesso modo, chiediamo soluzioni eque e negoziate ai conflitti armati che si stanno diffondendo in varie parti del mondo, Somalia, Yemen, Siria, Sahara occidentale, ecc.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">L&#8217;ulteriore sviluppo delle armi nucleari e il fatto che il loro utilizzo è apertamente considerato dalle potenze nucleari, rende il disarmo una necessità di prim&#8217;ordine per la sopravvivenza dell&#8217;umanità.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">L&#8217;attacco di Hamas del 7 ottobre, che condanniamo fermamente, non giustifica la guerra condotta da Israele. Chiediamo un immediato cessate il fuoco in Medio Oriente e la fine dell&#8217;aggressione israeliana in Palestina. Chiediamo il rilascio di tutti gli ostaggi israeliani e i prigionieri politici palestinesi, nonché la consegna di aiuti umanitari alla popolazione di Gaza, la ricostruzione di tutto ciò che è stato distrutto dall&#8217;esercito israeliano e il ritorno di tutti i palestinesi sfollati. Riaffermiamo che l&#8217;instaurazione di una pace duratura nella regione richiede la fine dell&#8217;occupazione, della colonizzazione e del regime di apartheid di cui soffre il popolo palestinese insieme al riconoscimento di uno Stato palestinese vitale e pienamente sovrano alle condizioni definite dalle risoluzioni delle Nazioni Unite sul riconoscimento di due Stati.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Esprimiamo la nostra solidarietà al popolo Saharawi, privato da decenni del diritto di vivere nel proprio territorio, subendo la repressione delle forze di occupazione, e chiediamo il rispetto delle risoluzioni delle Nazioni Unite a favore dell&#8217;autodeterminazione  e l&#8217;indizione di un referendum nel Sahara Occidentale.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Chiediamo la fine dell&#8217;occupazione di Cipro e la riunificazione del Paese in conformità con le risoluzioni delle Nazioni Unite.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Chiediamo la fine degli interventi militari turchi nella Siria nord-orientale, nell&#8217;Iraq settentrionale e nel Sinjar, e la fine dell&#8217;oppressione dei curdi e del popolo turco in Turchia. Chiediamo alla Turchia</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">il rilascio di tutti i prigionieri politici e l&#8217;attuazione delle decisioni del Consiglio d&#8217;Europa e della Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La repressione della politica democratica e contro i rappresentanti eletti deve essere fermata. Una soluzione giusta e democratica alla questione curda, che dura da decadi, richiede dialogo e  negoziazione, non isolamento, imprigionamento e violenza.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Questo ottavo Forum si unisce alla mozione approvata alle Nazioni Unite che chiede la fine del blocco ingiusto e illegale cui gli Stati Uniti sottopongono Cuba da decine di anni e, allo stesso tempo, chiede la rimozione di Cuba dalla lista degli Stati patrocinatori del terrorismo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Sosteniamo la ricerca della pace e dell&#8217;autonomia in Africa. È tempo di ricostruire le relazioni afro-europee sulla base dell&#8217;uguaglianza e della uguaglianza e solidarietà, per costruire un futuro in cui pace e dignità prevalgano sulla violenza e sul dominio.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Aspiriamo a un nuovo ordine economico internazionale basato sui diritti dei popoli e rifiutiamo qualsiasi egemonia monetaria globale.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Chiediamo soluzioni cooperative, democratiche e non egemoniche per il finanziamento comune della transizione ecologica e dei servizi pubblici in tutto il mondo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">4.<strong> Il femminismo di classe contesta il sistema capitalista e patriarcale e mette in evidenza la contraddizione tra capitale e vita.</strong>Si pone come un&#8217;alternativa a un&#8217;economia basata sullo sfruttamento degli esseri umani e propone una società libera dalla violenza maschilista, che permetta uno sviluppo umano emancipatorio per tutte le persone in uguaglianza e armonia con la natura: è l&#8217;economia basata sulla cura della vita.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">I movimenti femministi lottano contro la violenza maschile e la disuguaglianza che le donne e i loro figli e figlie subiscono nel corso della loro vita e chiedono una legislazione  completa e un quadro politico per affrontare tutte le forme di violenza di genere.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il movimento femminista, insieme al movimento ambientalista,</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">sono motori del cambiamento politico per la trasformazione sociale in Europa ed è per questo che la destra e l&#8217;estrema destra attaccano sistematicamente i diritti delle donne e delle persone LGBTQIA+ e negano il cambiamento climatico.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Questo Forum propone che la prospettiva femminista sia un criterio per le politiche economiche, ecologiche e sociali dell&#8217;UE, cosí come per l&#8217;assistenza sanitaria, la cura, l&#8217;istruzione e la cultura. Per avviare la transizione femminista in Europa.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Difendiamo i diritti sessuali e riproduttivi di tutte le donne in Europa e i diritti fondamentali al matrimonio per tutte le coppie.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il riconoscimento legale delle identità LGBTQIA+ deve essere incluso nei motivi per la concessione dell&#8217;asilo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Insieme ai movimenti femministi vogliamo spingere per l&#8217;inclusione del diritto di decidere del nostro stesso corpo e della nostra maternità nella Carta Europea dei Diritti Fondamentali e nei Diritti Fondamentali e il riconoscimento dell&#8217;apartheid di genere nel diritto internazionale, in modo che le donne e le persone LGBTQIA+ che lo subiscono, come in Afghanistan, siano accolte come rifugiate e protette in Europa.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">5. <strong>Siamo consapevoli della necessità di affrontare e integrare attivamente i bisogni, i sogni, le preoccupazioni e le prospettive dei/delle giovani e degli studenti e delle studentesse,</strong> promuovendo il loro protagonismo nei piani, nelle campagne e nelle azioni delle forze della Sinistra Europea, dei Verdi e delle forze progressiste, e ne faremo un obiettivo specifico per i prossimi anni.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">6. <strong>L&#8217;ascesa dell&#8217;estrema destra nelle elezioni per il Parlamento europeo è proseguita nelle successive elezioni statali e regionali in vari Paesi europei.</strong> Questa ascesa riflette un&#8217;ideologia neofascista priva di valori etici e morali, che si nutre di razzismo, xenofobia, misoginia, sessismo, omofobia, LGBTQIA+fobia, autoritarismo, odio per i migranti e di un individualismo non solidale.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Di fronte all&#8217;aggravarsi della crisi economica, sociale e morale, le classi lavoratrici provano un senso crescente di disaffezione politica e la mancanza di prospettive future, e la loro rabbia è diretta dai movimenti di estrema destra e fascisti, che propongono soluzioni economiche semplicistiche nell&#8217;interesse della borghesia, delle classi dominanti e del capitalismo, e in parte verso la demotivazione e l&#8217;astensionismo. Solo una strategia basata sulla giustizia sociale, l&#8217;uguaglianza, l&#8217;ecologia, la condivisione e sulla pace, che le forze progressiste della trasformazione sociale sostengono può offrire loro una prospettiva positiva.</span></p>
<p><strong><span style="font-size: medium;">Di conseguenza, con questa Dichiarazione finale l&#8217;8° Forum europeo delle forze di Sinistra, Verdi e Progressiste concorda di partecipare, in cooperazione con altre organizzazioni politiche, sindacali, pacifiste, femministe, alla preparazione di una Conferenza per la Pace e la Solidarietà nel Mondo e di promuovere in collaborazione con i sindacati europei una campagna contro le politiche di austerità e di tagli proposte dalla Commissione europea.</span></strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.rifondazione.it/primapagina/?feed=rss2&#038;p=57170</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>GESTAZIONE PER ALTRI, NO ALLA CACCIA ALLE STREGHE</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=57024</link>
		<comments>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=57024#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 21 Oct 2024 10:10:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator></dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
		<category><![CDATA[LGBTQI]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=57024</guid>
		<description><![CDATA[L&#8217;approvazione del DDL Varchi, che rende la &#8220;gestazione per altri&#8221; reato universale, ci preoccupa e ci sconcertata. Il DDL riguarda una questione delicata dal punto di vista medico, giuridico e sociale che in tutto il mondo viene affrontata senza demonizzazioni e che in decine di paesi ha portato a leggi diversissime tra loro. I reati [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr">
<p dir="ltr">
L&#8217;approvazione del DDL Varchi, che rende la &#8220;gestazione per altri&#8221; reato universale, ci preoccupa e ci sconcertata.</p>
<p dir="ltr">
Il DDL riguarda una questione delicata dal punto di vista medico, giuridico e sociale che in tutto il mondo viene affrontata senza demonizzazioni e che in decine di paesi ha portato a leggi diversissime tra loro.<br />
I reati universali sono tali perché generano un orrore unanime, senza distinguo o controversie. Generare un bambino ci sembra una cosa diversa dal perpetrare un genocidio e tale sembra ai legislatori del resto del mondo.</p>
<p dir="ltr">
Questa misura ha come unico bersaglio le coppie omogenitoriali. È infatti impensabile che gli stati in cui la gestazione per altri è legale collaborino alle indagini come, ci auguriamo, è impensabile sottoporre a una visita medica invasiva qualsiasi donna torni dall&#8217;estero con un neonato. Dietro la propaganda che straparla di donne sfruttate e bambini venduti si nasconde la solita, inequivocabile omofobia.</p>
<p dir="ltr">
Le donne che si mettono a disposizione per la gestazione per altri internazionale non si definiscono né schiave né madri e riteniamo che abbiano voce in capitolo più di chiunque parli o legiferi a nome loro senza considerarle.</p>
<p dir="ltr">
Siamo altresì preoccupati per i bambini e le bambine che verranno colpiti da questo disegno di legge. Evidentemente non è bastato il calvario a cui le famiglie sono state sottoposte in questi anni per la registrazione del certificato di nascita, vergogna contro la quale ci siamo più volte espressi.</p>
<p dir="ltr">
Tutti e tutte siamo merce, tutti e tutte siamo nel &#8220;mercato del lavoro&#8221; e &#8220;affittiamo&#8221; parti della nostra vita e delle nostre capacità fisiche, intellettive, relazionali. Per noi lo sfruttamento è nel sistema capitalistico. Non è un caso che la legge più attenta e avanzata sulla gestazione solidale sia stata approvata a Cuba all&#8217;interno del nuovo &#8220;Código de las Familias&#8221; del 2022. Cuba ci ha dimostrato che liberare la gestazione per altri dalla mercificazione è possibile. L&#8217;Italia, invece, dimostra che non c&#8217;è limite all&#8217;autoritarismo e alla sovradeterminazione.</p>
<p dir="ltr">Silvia Conca &#8211; Responsabile nazionale Politiche LGBTQI e Intersezionalità PRC-SE</p>
<p>Maurizio Acerbo &#8211; Segretario nazionale PRC-SE</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.rifondazione.it/primapagina/?feed=rss2&#038;p=57024</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Brasile: Il discorso di insediamento della ministra Anielle Franco, sorella di Marielle</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=52303</link>
		<comments>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=52303#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 13 Jan 2023 15:36:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator></dc:creator>
				<category><![CDATA[America Latina]]></category>
		<category><![CDATA[antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[LGBTQI]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=52303</guid>
		<description><![CDATA[*BRASILE &#8211; Discorso di insediamento della ministra per l&#8217;uguaglianza razziale Anielle Franco* Brasília, 11/01/2023   Dopo aver salutato tutte le personalità istituzionali, Lula e ministri e ministre presenti, ed aver ringraziato varie persone a lei vicine come la sua famiglia, compagni e compagne di lotta e il gruppo dell&#8217;Istituto Marielle Franco, Anielle ha pronunciato il [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">*BRASILE &#8211; Discorso di insediamento della ministra per l&#8217;uguaglianza razziale Anielle Franco*</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Brasília, 11/01/2023</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><em><span style="font-size: medium;">Dopo aver salutato tutte le personalità istituzionali, Lula e ministri e ministre presenti, ed aver ringraziato varie persone a lei vicine come la sua famiglia, compagni e compagne di lotta e il gruppo dell&#8217;Istituto Marielle Franco, Anielle ha pronunciato il seguente discorso.</span></em></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">___</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Dal 14 marzo 2018, giorno in cui Marielle è stata sottratta alla mia famiglia e alla società brasiliana, ho dedicato ogni minuto della mia vita a lottare per la giustizia, difendere la memoria, moltiplicare l&#8217;eredità e innaffiare i semi lasciati da mia sorella. In questo percorso, abbiamo fondato l&#8217;Istituto Marielle Franco, un&#8217;organizzazione che è diventata un punto di riferimento nella lotta alla violenza politica di genere e  razza e nella difesa dei diritti delle donne nere, LGBTQIAP+ e delle persone che vivono nelle periferie.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">A partire dal golpe contro la presidente Dilma i giorni sono stati difficili, soprattutto dopo il 2018. Per tutti coloro che sono qui, ne sono sicura. Ma nel mezzo di una politica di morte, la nostra risposta è stata la lotta per la vita.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Questa lotta che ci ha portato a quel 1° gennaio di quest&#8217;anno in cui, finalmente, il popolo brasiliano è salito sulla rampa di questo palazzo, in un gesto straordinario che ha commosso il mondo intero perché ha inviato un messaggio: quando il nostro presidente Lula ha ricevuto la fascia presidenziale dalle persone del popolo, consegnatagli da una donna nera della periferia, è stato mostrato che il percorso verso il Brasile del futuro sarà davvero guidato da coloro che hanno resistito per secoli al progetto violento che ha fondato questo paese.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La cerimonia di oggi racchiude un simbolismo molto particolare. Dopo gli attentati subiti domenica scorsa da questa casa e dal popolo brasiliano, abbiamo messo piede qui in segno di resistenza a qualsiasi tentativo di attacco alle istituzioni e alla nostra democrazia. Il fascismo, come il razzismo, è un male da combattere nella nostra società.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Lo stesso progetto che ha permesso di distruggere le vetrate di questo palazzo è il progetto che ogni giorno uccide persone, come il netturbino Dierson Gomes da Silva, di Cidade de Deus, a Rio de Janeiro.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La lotta al razzismo e al fascismo è &#8211; anche &#8211; parte della lotta per la giustizia, la riparazione e la democrazia.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Dobbiamo identificare e denunciare come responsabili coloro che insistono nel mantenere questa politica di morte e incarcerazione della nostra gioventù nera, che si è rivelata fallimentare. Proprio come stiamo identificando e denunciando come responsabili coloro che hanno eseguito, provocato e finanziato la barbarie a cui abbiamo assistito domenica scorsa.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Abbiamo bisogno, come società, di svolgere un dibattito franco e onesto, cosa che i paesi di tutto il mondo stanno già facendo. Affrontare la realtà e dire che questa politica di guerra nelle favelas e nelle periferie non ha mai funzionato. Al contrario, continua a fare a pezzi le famiglie e ad alimentare un ciclo infinito di violenza.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Se il mondo in cui vogliamo vivere è un mondo in cui tutte le persone hanno pari diritto e opportunità di essere felici, con la loro libertà, nel rispetto reciproco, in pace, armonia, giustizia e dignità, è giunto il momento di smettere di ripetere le formule fallite che non offrono nulla di tutto ciò!</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">E in quest&#8217;anno 2023, quando celebriamo i 20 anni dal primo governo Lula, che nel 2003 ha creato il primo Segretariato speciale per le politiche di promozione dell&#8217;uguaglianza razziale in Brasile, faremo un passo avanti nell&#8217;istituzionalizzazione della lotta politica antirazzista con questo Ministero per l&#8217;uguaglianza razziale. Inserendo il razzismo nel dibattito pubblico e istituzionale in un modo che non era stato sperimentato prima nella politica brasiliana, una conquista che è il frutto delle incessanti mobilitazioni sociali che hanno preceduto e sono culminate in questo momento.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Dico questo perché il soggetto più importante che devo ringraziare in questa data di oggi è il popolo brasiliano, in particolare i neri e gli indigeni, che hanno resistito per secoli alla violenza di stato e si sono articolati per occupare e permanere in spazi come questo.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Oggi abbiamo un Ministero dell&#8217;uguaglianza razziale in Brasile e vorrei prendere un impegno con ciascuno di voi, affermando che il compito affidatomi, di ricoprire la carica di Ministro, sarà svolto con trasparenza, serietà, tecnica, combattività, cura, rispetto per la traiettoria e le conquiste dei movimenti sociali e tanto ascolto.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Le porte del Ministero dell&#8217;uguaglianza razziale sono aperte per dialogare e costruire insieme. Dico queste parole pensando anche agli eccellenti ministri con i quali condivido la sfida dell&#8217;unità e della ricostruzione.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">E, per noi, non sarebbe possibile parlare di ricostruzione senza pensare alla nostra memoria e a chi ci ha preceduto, alla restaurazione delle conquiste minacciate dalle battute d&#8217;arresto degli ultimi anni e alla riparazione, soprattutto, di ciò che non siamo ancora riusciti a mettere a fuoco con la dovuta attenzione e cura.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Dopo quasi quattrocento anni di schiavitù nera, e 133 anni di abolizione mai portata a termine, la popolazione brasiliana affronta ancora i molteplici volti del razzismo che genera condizioni diseguali di vita e di morte per i neri e i non neri del Paese. Questo non può essere dimenticato o messo da parte.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">È deplorevole e inaccettabile pensare che di fronte a uno dei punti di riferimento sociali più crudeli della nostra storia, se non il più crudele, l&#8217;asservimento dei neri portati dal continente africano, attraverso torture, stupri, omicidi e una serie di altre forme di violenza, ci sono ancora persone che mettono in dubbio l&#8217;importanza di un ministero come il Ministero dell&#8217;uguaglianza razziale in Brasile.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Dal sequestro dei nostri bisnonni e avi in Africa, alla lotta per garantire le politiche pubbliche e l&#8217;esistenza del Ministero dell&#8217;uguaglianza razziale, anche per quanto riguarda le risorse di bilancio, ci siamo impegnati visceralmente in un progetto di sopravvivenza. Questo progetto spazia dal confronto con il razzismo scientifico e le sue politiche eugenetiche, lo sbiancamento e l&#8217;annientamento della popolazione nera, alla narrativa demistificante della meritocrazia e della democrazia razziale nella società brasiliana.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La disuguaglianza economica; la fame; la mancanza e la precarietà del lavoro; lo smantellamento delle politiche di azione affermativa; l&#8217;inadeguatezza delle politiche sociali; il collasso del sistema sanitario; il razzismo religioso e ambientale, la violenza di stato e l&#8217;incarcerazione sono alcuni degli esempi che possiamo citare per illustrare le molteplici dimensioni del genocidio della popolazione nera.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Non possiamo inoltre non menzionare il negazionismo dell&#8217;ultimo governo federale in merito alle politiche di prevenzione e lotta al covid-19, nonché il ritardo nella vaccinazione, tra le altre questioni culminate in risultati che hanno colpito in modo disomogeneo la popolazione brasiliana, con la popolazione nera che è stata la più colpita. Sono solidale con tutte le persone che hanno perso familiari, persone care e amici a causa della pandemia che attraversiamo. Saluto tutti gli operatori sanitari che hanno agito in prima linea in questo momento molto difficile della nostra storia, in particolare le donne e gli uomini di colore che lavorano alla base del sistema.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Si tratta di differenze razziali gerarchiche che stabiliscono condizioni materiali di vita e di morte ineguali per uomini e donne brasiliane. Non possiamo più ignorare o sottovalutare il fatto che la razza e l&#8217;etnia sono determinanti delle disparità di opportunità in Brasile in tutti gli aspetti della vita. I neri sono sottorappresentati negli spazi di potere e, d&#8217;altra parte, siamo quelli che si trovano maggiormente negli spazi di stigmatizzazione e vulnerabilità.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Sebbene la maggioranza della popolazione brasiliana si dichiari nera, è possibile osservare che i bianchi occupano la maggior parte delle posizioni dirigenziali, dei lavori formali e delle posizioni elettive. D&#8217;altra parte, la popolazione nera è al vertice della disoccupazione, della sottoccupazione e delle occupazioni informali, oltre a ricevere i salari più bassi.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La popolazione nera è più esposta all&#8217;analfabetismo, condizioni abitative peggiori, compresa la stragrande maggioranza delle persone che vivono al di sotto della soglia di povertà. I neri sono anche quelli che vengono più uccisi in Brasile, soprattutto vittime della letalità della polizia; e le donne di colore sono anche le maggiori vittime di femminicidio e le più esposte alla mortalità materna e alla violenza ostetrica.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Gli uomini e le donne di colore costituiscono anche la maggior parte della popolazione carceraria del paese e molte di queste persone sono incarcerate provvisoriamente, in carcere preventivo, senza una condanna formale.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Dopotutto, di quale stato di diritto stiamo parlando? Questo non è sicuramente il modello di democrazia razziale che vogliamo. Come ci ricorda la Coalizione Nera per i Diritti, composta da oltre 200 organizzazioni nel Paese: finché ci sarà razzismo, non ci sarà democrazia.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Ribadisco quanto detto nel discorso inaugurale del Presidente Lula: il Brasile del futuro deve rispondere ai debiti del passato! Ed è per questo che in un governo di ricostruzione vorremmo parlare anche ai non neri. Affrontare il razzismo e promuovere l&#8217;uguaglianza razziale è un dovere per tutti noi. La popolazione brasiliana non può essere gravata dal costo delle violazioni di cui è vittima.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Ci auguriamo di poter contare su di voi in questo compito di ricostruzione a favore del rispetto, della cittadinanza, della dignità e delle pari opportunità. E, mi rivolgo soprattutto agli altri ministri e ministre i cui organi non potrebbero funzionare senza un approccio specifico e trasversale sul razzismo e la razzialità in Brasile. E, anche per questo, il Ministero dell&#8217;uguaglianza razziale si rende disponibile a ricostruire collettivamente questo nuovo Brasile. L&#8217;impegno per l&#8217;uguaglianza razziale in Brasile non può essere solo l&#8217;impegno di questo Ministero!</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Le care ministre Marina Silva (Ambiente) e Sônia Guajajara (Popoli Indigeni), contino sul Ministero dell&#8217;uguaglianza razziale per difendere le nostre popolazioni indigene e il nostro ambiente, lottando contro ciò che riconosciamo come razzismo ambientale e per la giustizia climatica. Dopotutto, siamo quelli che soffrono di più per alluvioni, frane e malattie causate dai cambiamenti climatici.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Ai cari Ministri dell&#8217;Economia, Simone, Esther e al Ministro Professor Haddad, contate sul Ministero dell&#8217;Uguaglianza Razziale per concretizzare la promessa che il Presidente Lula ha tanto ripetuto durante la sua campagna: mettere i poveri nel bilancio. Conosciamo il colore della popolazione più povera di questo paese e lavoreremo instancabilmente per dare dignità alla nostra gente attraverso le politiche pubbliche.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Ai cari ministri Nísia Trindade (Sanità), Margareth Menezes (Cultura), Ana Mozer (Sport), Luciana Santos (Scienza, Tecnologia e Innovazione) e al ministro Camilo Santana (Educazione), potete contare sul Ministero dell&#8217;uguaglianza razziale per pensare a politiche in materia di istruzione, salute, cultura e sport, scienza, tecnologia e innovazione che saranno essenziali per garantire il diritto al futuro e alla vita dignitosa della popolazione nera brasiliana.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Ai cari ministri Flávio Dino (Giustizia), Silvio Almeida (Diritti Umani) e alla mia cara ministra Cida Gonçalves (Donne), contate sul Ministero dell&#8217;uguaglianza razziale per promuovere la vera giustizia sociale, razziale e di genere che questo paese deve raggiungere.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">A tutti gli altri colleghi ministri, l&#8217;Avvocatura generale dell&#8217;Unione guidata dal mio collega Jorge Messias, la Corte dei Conti dell&#8217;Unione coordinata da mio caro Vini, i segretari e gli altri parlamentari e le autorità qui presenti, contate sul Ministero dell&#8217;uguaglianza razziale per stimolare le necessarie politiche interne ed esterne che garantiscano effettivamente la democrazia che tanto sogniamo.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Vivremo una vera democrazia solo dal momento in cui la preoccupazione per la dignità della popolazione nera sarà anche una preoccupazione di ciascuno degli altri ministeri, e speriamo di poter contare su di voi per affrontare questa sfida. Saremo in grado di rispondere efficacemente ai debiti del passato solo se lavoriamo insieme.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Riconosciamo la richiesta dei movimenti sociali riguardo alla necessità di un quadro istituzionale per la formulazione, il coordinamento e l&#8217;articolazione delle politiche di governo e delle linee guida per la promozione dell&#8217;uguaglianza razziale. Ai movimenti, alle organizzazioni, alla società civile, contate sul Ministero dell&#8217;uguaglianza razziale per riprendere il nostro potere come agenzia istituzionale.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Dobbiamo affrontare lo svuotamento e l&#8217;indebolimento delle politiche razziali conquistate e costruite nel corso della storia di lotta al razzismo e promozione dell&#8217;uguaglianza razziale in Brasile. È nostra priorità lottare per il rafforzamento e l&#8217;espansione di politiche che culminino nella dignità della vita per il popolo nero brasiliano.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">E in questo giorno storico in cui si insedia il vero Brasile, dalla penna del nostro Presidente Lula e con il peso di una lotta generazionale per la criminalizzazione del razzismo, facciamo un altro passo sulla via della promozione della riparazione e dell&#8217;uguaglianza. Saluto tutti i giuristi, ministri e segretari coinvolti nella costruzione del Progetto di Legge contro la discriminazione e pregiudizio relativi all&#8217;identità o all&#8217;orientamento sessuale, che verrà firmato ora e che disegna un paese del futuro senza razzismo.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Ci impegniamo anche qui per l&#8217;abrogazione di atti che non rispecchiano la missione del Ministero dell&#8217;uguaglianza razziale e per la promozione di politiche concrete.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Lavoreremo nei prossimi quattro anni per rafforzare la legge sulle quote e ampliare la presenza di giovani neri e poveri nelle università pubbliche;</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Cercheremo di aumentare la visibilità e la presenza dei dipendenti pubblici neri nelle posizioni decisionali della pubblica amministrazione;</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Insieme ai rispettivi ministeri, rilanceremo il Piano Gioventù Nera Viva, che promuoverà azioni volte a ridurre la letalità contro i giovani neri brasiliani e ad ampliare le opportunità per i giovani nel nostro Paese;</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Avanzeremo in un&#8217;articolazione interministeriale per il rafforzamento della politica nazionale di salute integrale della popolazione nera;</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Riprenderemo i programmi che promuovono i diritti per le comunità quilombola [sono i discendenti e i sopravviventi di comunità formate da schiavi fuggitivi. NdT] e zingare, concentrandosi sulla regolarizzazione del territorio, le infrastrutture, l&#8217;inclusione produttiva e lo sviluppo locale con diritti e cittadinanza per questi popoli;</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Sarà inoltre a partire da una maggiore strutturazione e rafforzamento del Sistema nazionale per la promozione dell&#8217;uguaglianza razziale che realizzeremo iniziative che favoriscano l&#8217;equità razziale in un dialogo con tutti i comuni, gli stati e gli organismi dell&#8217;Unione.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Queste saranno le prime misure di un lungo percorso per recuperare ciò che è stato distrutto e rafforzare ed espandere l&#8217;eredità che è stata costruita da tante generazioni.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">È necessario riconoscere che questo paese è stato sedimentato sotto il peso di gerarchie razziali, conseguenze del colonialismo basato sulla schiavitù, politiche eugenetiche e narrazioni voltate alla diffusione della disuguaglianza razziale. Qui si è sviluppato il “razzismo alla brasiliana”, negando la nostra storia e falsificando una memoria a favore della farsa della democrazia razziale. Il razzismo merita un diritto di risposta efficace e vorremmo invitare tutti, tutte, neri e bianchi, affinché si possa formulare e mettere in atto insieme questa proposta.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Siamo qui perché abbiamo un altro PROGETTO DI PAESE: un progetto di paese in cui una donna nera può accedere e rimanere in diversi spazi decisionali della società, senza essere dimessa o violata.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Un progetto di paese in cui la madre di un giovane nero non debba soffrire ogni giorno nel dubbio se suo figlio tornerà a casa perché corre il rischio di essere assassinato dallo stato stesso.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Un progetto Paese dove i nostri giovani neri possano avere accesso a un&#8217;istruzione pubblica, gratuita e di qualità, attraverso scuole, università e servizi pubblici che permettano loro di sognare e costruire altre possibilità per il futuro.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Un progetto paese in cui i neri, i bianchi, le popolazioni indigene, le popolazioni tradizionali e tutte le persone indipendentemente dalla loro razza, colore, etnia, genere e sessualità abbiano i loro diritti costituzionali garantiti e siano trattati con dignità e pari opportunità.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Un progetto di paese basato sul perseguimento del benessere collettivo, sul miglioramento della qualità della vita e sulla garanzia della cittadinanza.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Noi abbiamo un progetto di paese e speriamo di poter contare su di voi in questa costruzione. Ed è per questo che rivolgo questa richiesta a tutto il popolo brasiliano: camminate con noi.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Camminate con noi su questa strada dove hanno camminato i nostri antenati e dove cammineranno i nostri figli e le nostre figlie.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Camminate con noi finché il nostro popolo non sarà veramente libero, protagonista della propria traiettoria, accedendo a diritti, dignità e una vita piena con giustizia, riparazione e felicità.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Camminate con noi finché i sogni dei nostri antenati non diventino realtà.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Vorrei concludere questo discorso con una poesia che per me è molto speciale e che rappresenta un po&#8217; tutto quello che abbiamo voluto portare qui oggi:</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Voci di donne (di Conceição Evaristo)</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La voce della mia bisnonna</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">echeggiò bambina</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">nelle stive della nave.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Echeggiò lamenti</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">di un&#8217;infanzia perduta.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La voce di mia nonna</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">echeggiò obbedienza</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">ai bianchi-padroni di tutto.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La voce di mia madre</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">echeggiò sommessamente rivolta</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">nel fondo delle cucine altrui</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">sotto i mucchi</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">di panni sporchi dei bianchi</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">sul sentiero polveroso</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">verso la favela.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La mia voce ancora</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">riecheggia versi perplessi</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">con rime di sangue</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">e</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">fame.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La voce di mia figlia</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">raccoglie tutte le nostre voci</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">raccoglie in sé</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">le voci mute silenziose</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">soffocate in gola.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La voce di mia figlia</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">raccoglie in sé</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">il discorso e l&#8217;atto.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Lo ieri – l&#8217;oggi – l&#8217;adesso.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Nella voce di mia figlia</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">si farà sentire la risonanza,</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">l&#8217;eco della vita-libertà.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">_________</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Noi siamo quelle figlie e non ci ruberanno la parola e l&#8217;azione. Non ci tireremo indietro!</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Costruiremo il Ministero dell&#8217;uguaglianza razziale che la popolazione brasiliana merita. Ringrazio ognuno e ognuna di voi che è venuto qui, chi non è riuscito ad entrare, chi sta guardando da casa, per strada, sui mezzi pubblici, ringrazio soprattutto tutte le donne nere che hanno costruito questo Paese nell&#8217;anonimato.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Come recitano i versi di una canzone considerata un inno per il movimento delle donne nere al termine del 1° incontro nazionale delle donne nere nel 1988, a Valença, nello Stato di Rio de Janeiro:</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;Africa libera,</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">nelle sue trincee</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">quante anonime</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">guerriere brasiliane.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Vi ringrazio ancora per la fiducia riposta in questo progetto collettivo, non siamo arrivate ​​qui da sole e continueremo insieme riaffermando il nostro impegno a lavorare giorno e notte per un Brasile del futuro con uguaglianza, giustizia e riparazione per tutte le persone.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Andiamo avanti insieme.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Ringraziamo per la traduzione il compagno Alessandro Vigilante</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><img alt="" src="https://i0.wp.com/vermelho.org.br/wp-content/uploads/2023/01/Anielle-Franco-Foto-Jacqueline-Lisboa.png?fit=2048%2C1600&amp;ssl=1" width="650" height="508" /></div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.rifondazione.it/primapagina/?feed=rss2&#038;p=52303</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Basta propaganda sulla pelle dei bambini e delle bambine!</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=49181</link>
		<comments>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=49181#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 21 Jan 2022 15:56:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator></dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Interni]]></category>
		<category><![CDATA[LGBTQI]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=49181</guid>
		<description><![CDATA[&#160; Il Consiglio comunale di San Pietro Mussolino (VI) ha in questi giorni approvato una mozione che &#8220;impegna il Sindaco e la Giunta comunale a non procedere all&#8217;iscrizione di bambini nati a seguito di surrogazione di maternità, vietata da apposita norma penale, come figli di persone che si sono avvalse di questa pratica&#8221;. È evidente [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Il Consiglio comunale di San Pietro Mussolino (VI) ha in questi giorni approvato una mozione che &#8220;impegna il Sindaco e la Giunta comunale a non procedere all&#8217;iscrizione di bambini nati a seguito di surrogazione di maternità, vietata da apposita norma penale, come figli di persone che si sono avvalse di questa pratica&#8221;. È evidente dalle dichiarazioni del Sindaco alla stampa la natura propagandistica di questa deliberazione: &#8220;La mozione è proposta dai vertici di Fratelli di Italia e adottata da vari amministratori sul territorio nazionale&#8221;.</div>
<div dir="auto">Questa natura, però, si evince dalla stessa approssimazione del testo della delibera. Ci risulta incredibile che si confonda la trascrizione dell&#8217;atto di nascita con l&#8217;iscrizione, come che venga citata una sentenza della Corte Costituzionale del 2017, superata dalla sentenza n. 33 del 2021.</div>
<div dir="auto">La Corte Costituzionale ha infatti sancito che il diritti del minore a veder tutelato e riconosciuto il suo &#8220;status familiare&#8221; e a non essere discriminato non possano in alcun modo essere ignorati, affidando al legislatore il compito di bilanciarli con l&#8217;esigenza di non promuovere una pratica al momento illegale.</div>
<div dir="auto">Non ci risulta che il Consiglio Comunale di un piccolo comune, eletto oltretutto senza che si fossero presentate liste concorrenti, sia il legislatore. Discriminare i bambini e le bambine, farlo nel nome della dignità di donne che non si considerano madri, che hanno agito secondo coscienza e nel rispetto delle leggi del loro paese, ci sembra un&#8217;operazione squallida e pericolosa.</div>
<div dir="auto">Sappiamo benissimo che il centro della questione non è lo sfruttamento delle donne, ma riguarda quei certificati di nascita inequivocabilmente frutto di gestazione per altri, cioè quelli delle coppie omogenitoriali, poiché i certificati di nascita non indicano la tecnica di concepimento. Come intende il sindaco verificare? Per caso ha intenzione di ordinare test del DNA per ogni iscrizione richiesta da una coppia eterosessuale? Vuole sottoporre ogni madre a visita ginecologica per assicurarsi che abbia partorito?</div>
<div dir="auto">La gestazione per altri è una questione seria e delicata e non ha bisogno di sparate propagandistiche. Ci auguriamo anche noi che il legislatore intervenga, per evitare che il destino di tanti bambine e bambine sia appeso al filo dell&#8217;arbitrarietà delle aule di un tribunale o, peggio, affidato alle scelte di cialtroni che conoscono un unico linguaggio, quello della discriminazione.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Silvia Conca, responsabile nazionale Politiche LGBTQI e Intersezionalità PRC</div>
<p>Silvia Stocchetti, Segreteria Provinciale PRC Vicenza</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.rifondazione.it/primapagina/?feed=rss2&#038;p=49181</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il ‘sofferto’ iter del ddl Zan</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=47166</link>
		<comments>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=47166#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 11 Jun 2021 08:28:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator></dc:creator>
				<category><![CDATA[Interni]]></category>
		<category><![CDATA[LGBTQI]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=47166</guid>
		<description><![CDATA[Alba Vastano Solita bagarre in Parlamento. Fra le varie è in scena il ddl Zan, il cui primo firmatario è il deputato Pd Alessandro Zan. Il disegno di legge intende ampliare la legge Mancino del 1993 che ha come principi base la tutela delle minoranze etniche, linguistiche e religiose e ne contrasta le discriminazioni. Il [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Alba Vastano</strong></p>
<p>Solita bagarre in Parlamento. Fra le varie è in scena il ddl Zan, il cui primo firmatario è il deputato Pd Alessandro Zan. Il disegno di legge intende ampliare la <strong>legge</strong> <strong>Mancino</strong> del 1993 che ha come principi base la tutela delle minoranze etniche, linguistiche e religiose e ne contrasta le discriminazioni. Il ddl Zan estende la tutela a tutto quel piccolo universo che ruota intorno al mondo dell’omosessualità, le persone <strong>LGBTQI </strong>(acronimo di lesbiche, gay, bisex, trans, queer, intersex). Inoltre estende la tutela alle disabilità. Il disegno di legge ha un carattere sanzionatorio e prevede 10 articoli che riuniscono i precedenti disegni di legge (<em>Boldrini, Scalfarotto e Bartolozzi</em>) contro l’omofobia.</p>
<p>Dopo essere passato alla Camera è stato stoppato in Senato. Sulla brusca frenata dell’iter ha inciso, oltre all’opposizione delle destre, la decisione di <em>Italia Viva</em> di ritirare il voto favorevole già espresso alla Camera. Non a caso è il partito del senatore <em>Renzi</em>, detto il guastatore fiorentino. La critica che muovono le destre al ddl è motivata dal presunto reato di opinione, mentre, proprio nel art.4 del disegno viene citato e fatto salvo come ‘pluralismo delle idee e libertà di scelta’. Nell’intervista che segue <strong>Antonello Ciervo</strong>, avvocato e ricercatore di Diritto pubblico presso l’Università “<em>Unitelma-Sapienza</em>” di Roma e <strong>Paola Guazzo</strong>, attivista <strong>LGBQT</strong>I, comitato ‘Dà voce al rispetto’ esprimono le loro opinioni in merito al sofferto percorso del ddl dalla Camera al Senato, fra innumerevoli emendamenti proposti e commissioni. I firmatari del ddl chiedono tempi stretti per far passare la legge, ma sembra che gli oppositori intendano affossarla.</p>
<p><strong>La voce di Antonello Ciervo</strong>, <strong>professore di Diritto pubblico Università Unitelma-Sapienza</strong></p>
<figure><img alt="" src="http://www.blog-lavoroesalute.org/wp-content/uploads/2021/06/immagine-1.png" width="518" height="345" /><br />
<figcaption> <strong> Antonello Ciervo</strong> </figcaption>
</figure>
<p><strong>D</strong>: <strong>Avvocato, per una migliore comprensione del testo, può spiegare su cosa si basa, quali specifici temi tratta e quali minoranze intende comprendere e tutelare oltre le minoranze già contemplate dalla legge Mancino del 1993?</strong></p>
<p><strong>R</strong>: Il ddl Zan modifica gli artt. 604-bis e 604-ter del Codice penale, introducendo il reato di istigazione e propaganda di idee fondate sulla discriminazione per sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere o disabilità, sia da parte di singoli che di associazioni. Inoltre, il ddl estende i fatti oggetto di repressione della cd “Legge Mancino” anche ai delitti di cui sopra, prevedendo delle specifiche aggravanti.</p>
<p><strong>D</strong>: <strong>L’art.3 della Costituzione che recita ‘Tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge senza distinzioni di….. condizioni personali…’ quanto oggi viene proposto dal ddl attuale in discussione al Parlamento?</strong></p>
<p><strong>R</strong>: Certamente il principio di pari dignità sociale già tutela questa categoria di persone da eventuali forme di discriminazione: il ddl Zan del resto, all’art. 7, nell’istituire una Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia (il 17 maggio di ogni anno), stabilisce che tale giornata venga istituita proprio al fine di promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione contro ogni forma di discriminazione, “in attuazione dei principi di eguaglianza e di pari dignità sociale sanciti dalla Costituzione”. Il ddl, quindi, introduce norme di natura penale per dare attuazione a questo principio costituzionale, in una logica che vorrebbe essere quella di un’azione positiva volta a combattere le discriminazioni nei confronti di questa categoria di persone.</p>
<p><strong>D</strong>:<strong> Nel ddl quali sono e a cosa si riferiscono nello specifico gli aspetti sanzionatori. Sembra che siano proprio le sanzioni sul reato di istigazione contro le diversità e discriminatorio delle minoranze ad essere volutamente e pretestuosamente male interpretate per far decadere il disegno di legge?</strong></p>
<p><strong>R</strong>: Sul punto alla Camera si è già in qualche modo trovato un accordo tecnico, introducendo nel testo del ddl l’attuale art. 4 in base al quale “sono fatte salve la libera espressione di convincimenti ed opinioni” riconducibili al pluralismo delle idee, purché queste ultime non siano idonee a determinare “il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori e violenti”. Si tratta di una norma di compromesso politico assolutamente ridondante sul piano giuridico, perché recepisce nel testo del ddl un principio pacificamente riconosciuto dalla giurisprudenza ordinaria in materia di reati di opinione, a partire da una posizione costante nel tempo della Corte costituzionale.</p>
<p><strong>D</strong>: <strong>Le parti contrarie al ddl ritengono che costituisca di per sé un ‘reato di opinione’(mentre all’art.4 si assicura il “pluralismo delle idee…) per chi vuole liberamente esprimere la sua contrarietà ai 4 punti indicati nell’art. 1 , ovvero tutto ciò che riguarda il modo LGBQTI. Lei cosa pensa riguardo il reato di opinione in tal caso? E’ un pretesto per non far passare il ddl?</strong></p>
<p><strong>R</strong>: Ritengo che si tratti di critiche giuridicamente fondate; un tempo, soprattutto a sinistra, si chiedeva di farla finita con i reati di opinione e di smetterla di utilizzare il diritto penale in maniera simbolica, al solo scopo di introdurre nel Codice e nella legislazione penale posizioni politiche o ideali che, seppur nobili, nulla hanno a che vedere con la funzione della pena nel nostro ordinamento costituzionale. Purtroppo negli ultimi trent’anni (cioè a partire dall’introduzione della “Legge Mancino”, nel 1993), anche la parte più progressista del Parlamento e della società ritiene di dover tutelare le minoranze introducendo nuovi reati di opinione.<br />
Personalmente resto fedele all’idea di un “diritto penale minimo” e credo che sia sempre pericoloso introdurre norme penali che, seppur indirettamente, anche per motivi del tutto condivisibili come in questo caso, vadano ad incidere sulla libera manifestazione del pensiero dei singoli. Se vogliamo sconfiggere l’intolleranza e la violenza, a tutti i livelli, sia nella società che nelle istituzioni, bisognerebbe rilanciare la cultura democratica nelle scuole, nello spazio pubblico e soprattutto nel dibattito politico-parlamentare: ma i partiti, soprattutto a sinistra, oggi trovano più comodo e meno impegnativo introdurre norme penali a tutela delle minoranze, piuttosto che fare politiche di integrazione sociale e di rispetto delle differenze e delle diversità.</p>
<p><strong>D</strong>:<strong> Vi sono, a suo avviso, punti di criticità nel ddl? Quali?</strong></p>
<p><strong>R</strong>: Al di là della scelta penale, tutto sommato si tratta di un ddl condivisibile nel suo impianto tecnico-giuridico. Certo, ritengo che non debba essere il legislatore a definire in via generale ed astratta che cosa si debba intendere per identità di genere. Del resto, a me pare di capire che chi rivendica una propria identità di genere, anche al di fuori della logica binaria, chiede agli altri di rispettare la propria personale scelta senza incasellamenti, perché la percezione che ciascuno ha di sé, anche se non corrispondente al sesso, deve essere rispettata, non giudicata e certamente non discriminata. Mi sembra però paradossale che chi rivendica il diritto ad essere sé stesso, con riferimento al genere, chieda poi che sia una legge – ripeto in maniera generale ed astratta, per tutti – a stabilire quale sia o non sia la sua identità, visto che ciascuno dovrebbe essere libero di percepirla e manifestarla pubblicamente come vuole.<br />
Sul punto mi pare di capire che i punti di vista all’interno del mondo LGBTIQ siano molti ed articolati: non sono in grado di entrare nel merito di un dibattito che non conosco bene. Noto però, sul piano strettamente giuridico, questa contraddizione di fondo nel testo del ddl. Ciò detto, l’art. 1 con le definizioni di sesso, genere, orientamento sessuale e identità di genere ha inserito una norma necessaria per ragioni di tassatività delle fattispecie e delle circostanze penali introdotte che il ddl nel suo complesso introduce. Ripeto, non credo debba essere il legislatore a formulare definizioni di questo tipo, ma si tratta di un’aporia conseguente alla scelta di utilizzare lo strumento penale per sanzionare i crimini d’odio.</p>
<p><strong>D</strong>: <strong>Riguardo le diverse identità di genere, nel nostro Paese la giurisdizione è pronta a riconoscerne i diritti o anche nell’aspetto giuridico vi sono difficoltà a riconoscerle pienamente, ad esempio nella concezione di famiglia con figli?</strong></p>
<p><strong>R</strong>: Sull’identità di genere, mi sembra che la giurisdizione negli ultimi anni abbia riconosciuto senza problemi questo concetto (penso soprattutto alle più recenti sentenze della Corte di Cassazione); terrei invece separata la questione del riconoscimento dell’identità di genere dal diritto di una persona lgbtqi a farsi una famiglia con il/la propri* compagn* e soprattutto la questione di avere figli.</p>
<p><strong> D</strong>: <strong>A tal proposito,un aspetto molto importante  rispetto al riconoscimento e la tutela delle nuove famiglie gay, riguarda le adozioni.La legge Cirinnà n. 76 del 2016, garantisce una serie di importanti diritti per le coppie gay, ma non la possibilità di adottare il figlio del partner ( «stepchild adoption). Il ddl Zan non prevede  questo diritto.  Lei che ne pensa in merito al diritto di adozione delle nuove famiglie omosessuali?</strong></p>
<p><strong>R</strong>: Ritengo che se si vuole davvero uscire da ogni logica discriminatoria, dobbiamo considerare queste famiglie alla pari delle famiglie composte da coppie etero.<br />
Per questo motivo io non capisco – proprio nell’ottica della pari dignità sociale di cui parla l’art. 3 Cost. – per quale motivo non si possa riconoscere a chiare lettere in una legge, il diritto per una coppia lgbtiq di adottare bambini, di fare la stepchild adoption, ma soprattutto di avere figli tout court (penso cioè alla cd “maternità surrogata” o “gestazione per altri”).<br />
Purtroppo, in realtà quando si parla di questi temi nel nostro Paese, mi sembra che emergano tutta una serie di pregiudizi culturali e, diciamolo pure, cattolici che pensavamo di aver superato e invece non sono mai andati via dalla nostra testa: e non parlo soltanto di una certa mentalità retrograda e benpensante, che oggi mi sembra maggioritaria nel nostro paese, perché anche a sinistra (persino in una parte della sinistra “radicale” e femminista) talvolta su questi temi sembra di leggere o di ascoltare ragionamenti quasi giusnaturalistici.</p>
<p>Se posso fare una provocazione: a me preoccupa l’impostazione penalistica del ddl Zan, perché rischia di essere liberticida, di non eliminare le discriminazioni nei confronti degli LGBTIQ e di rendere qualche imbecille un martire del libero pensiero.<br />
Vogliamo davvero farla finita con le discriminazioni? Riconosciamo per legge il diritto delle famiglie arcobaleno di adottare e avere figli: tempo vent’anni e sarà normale avere due mamme o due papà. Ovviamente sarà normale per le mie figlie e per le generazioni future, così come è (forse dovremmo dire dovrebbe) essere normale abortire, separarsi o divorziare .<br />
Ma questo – intendo la gpa – non si può fare, non perché il diritto non lo consente, ma perché tutto sommato è ancora considerato peccato, una perversione o un’alterazione delle fondamenta naturali della società.</p>
<p><strong>D</strong>: <strong>C’è bufera in Parlamento ed è possibile, dopo la bocciatura in Senato per le perpetue manovre del ‘bastian contrario’ leader di Iv, che il ddl torni alla Camera o addirittura venga cestinato. Sono le solite diatribe politiche o c’è anche un problema culturale radicato da sempre nelle destre che riconoscono solo le identità etero?</strong></p>
<p><strong>R</strong>: Chiaramente le forze politiche contrarie al ddl stanno facendo una manovra di ostruzionismo in Commissione. E’ probabile quindi che il ddl possa andare in aula senza relatore, perché le forze politiche a sostegno del ddl ad un certo punto vorranno accelerare, prima o dopo la pausa estiva, con tutti i rischi che questa scelta comporta, soprattutto se il passaggio in Aula avverrà in autunno, periodo in cui di fatto il Parlamento è completamente impegnato nella sessione di bilancio. Vedremo cosa succederà, ma è chiaro che al di là della tattica ostruzionista, le forze politiche di destra che siedono in Parlamento si caratterizzano sempre più per un approccio illiberale al tema dei diritti civili e della tutela delle minoranze. Non mi sembra tuttavia che sia una novità.</p>
<p><strong>D</strong>: <strong>Concludendo con l’aspetto giuridico riguardo il ddl Zan, si può sperare, possibilmente con qualche miglioria rafforzativa su alcuni punti fondamentali, che possa passare alle Camere (in realtà alla Camera deputati era passato) e diventi legge o verrà definitivamente accantonato? </strong></p>
<p><strong>R</strong>: Nonostante le perplessità che ho espresso sull’impiego dello strumento penale, l’approvazione del ddl Zan sarebbe un importante passo in avanti per la tutela delle minoranze LGBTIQ. Certo non si tratta – in senso tecnico – di un ampliamento delle libertà civili di questa categoria di persone, ma di una tutela penale finalizzata a reprimere i discorsi d’odio che affollano i social e il dibattito pubblico in generale. Si tratta comunque di un traguardo politicamente importante, ma ripeto il progresso civile di una società non si misura dal numero di leggi penali che criminalizzano le opinioni di odio, quanto dalla capacità della cultura democratica di emarginare tali manifestazioni di pensiero nel dibattito pubblico, oltre che in quello politico-istituzionale.</p>
<p><strong>La voce di Paola Guazzo attivista LGBQTI</strong></p>
<div>
<figure><img alt="" src="http://www.blog-lavoroesalute.org/wp-content/uploads/2021/06/immagine-575x1024.png" srcset="http://www.blog-lavoroesalute.org/wp-content/uploads/2021/06/immagine-575x1024.png 575w, http://www.blog-lavoroesalute.org/wp-content/uploads/2021/06/immagine-169x300.png 169w, http://www.blog-lavoroesalute.org/wp-content/uploads/2021/06/immagine-768x1367.png 768w, http://www.blog-lavoroesalute.org/wp-content/uploads/2021/06/immagine-863x1536.png 863w, http://www.blog-lavoroesalute.org/wp-content/uploads/2021/06/immagine.png 899w" width="351" height="625" /><br />
<figcaption>Paola Guazzo</figcaption>
</figure>
</div>
<p><strong>D</strong>: <strong>Paola, secondo te, rispetto a 40 anni fa, nella cosiddetta società civile, o meglio nella percezione comune, vi è una maggior apertura e meno pregiudizi verso il mondo dell’omosessualità? </strong></p>
<p><strong>R</strong>: Secondo me sono cambiate moltissime cose, sia sul piano sociale che su quello giuridico. Abbiamo comunque una legge, pur imperfetta, perché non riconosce la genitorialità e il matrimonio egualitario, sulle unioni civili. E abbiamo, cosa più importante, la possibilità di dichiararci e di vivere le nostre vite senza subire uno stigma sociale sistematico. Certo, esiste anche un fattore problematico, anche inquietante: l’avversione ad orientamenti sessuali e identità di genere non conformi è diventata il cavallo di battaglia ideologico della destra reazionaria e dell’ampio fronte che il sociologo Massimo Prearo ha definito “neocattolico”. Un fronte molto pericoloso sia sul piano della violenza, spesso non solo verbale, verso le persone che sul piano delle idee.</p>
<p><strong>D</strong>: <strong>Perché, secondo te, se ci si riconosce in una diversa identità sessuale da quella del sesso di nascita si fatica a fare coming out anche in famiglia, fra gli affetti più cari che dovrebbero amare e accogliere a prescindere? E’ una questione di carattere psicologico, perché ci si sente diversi e in minoranza o è culturale, quindi un tabù?</strong></p>
<p><strong>R</strong>: Questa domanda così formulata non è chiara. Il mio orientamento sessuale è lesbico, ma non ho identità di genere diversa dal sesso di nascita. Orientamento sessuale e identità di genere sono fattori diversi. Per esempio una trans può essere lesbica ed amare le donne, oppure etero o bisex, restando fermo il fatto che la sua identità di genere non coincide con il sesso attribuito alla nascita.</p>
<p><strong>D</strong>: <strong>I ripetuti attacchi violenti contro le persone gay e i fenomeni di dileggio pubblico sono il segnale di una rabbia contro le diversità di genere. Secondo te questa rabbia è fomentata e manipolata soprattutto da posizioni politiche di estrema destra,quindi di chi ritiene che la persona etero, la famiglia etero sia l’unica possibile?</strong></p>
<p><strong>R</strong>: Credo che la rabbia sia fomentata e in un certo senso creata in laboratorio nei social e su certi media. Molto più facile avere come capro espiatorio lesbiche, trans, donne, migranti e gay che ribellarsi a chi ti sfrutta. Questa rabbia deriva anche da una carenza di socialità ed apprendimento causata ad arte dalle classe dirigenti. Credo sinceramente poco che esista una “rabbia eterosessuale”, ma credo esista l’eterosessismo, che è uno dei volti del potere biopolitico che gli odiatori introiettano.</p>
<p><strong>D</strong>: <strong>Su questa caduta di civiltà e umanità nel non riconoscere dignitosa ogni forma di amore ha influito e influisce anche la religione, oltre a un retaggio culturale di infimo spessore?</strong></p>
<p><strong>R</strong>: Certamente sì, nella sua parte neocattolica alla quale ho accennato prima, ma il cattolicesimo è fenomeno complesso, non solo moralistico e reazionario. Ho riscontrato tante aperture nel mondo cattolico dei credenti e delle credenti. Inoltre, la religione non è solo cattolica: i cristiani evangelici, detti “valdesi”, ci sono vicini da molti anni.</p>
<p><strong>D</strong>: <strong>Il disegno di legge Zan, secondo te, farà coincidere il carattere normativo con quello culturale, ovvero la legge con carattere sanzionatorio potrebbe aiutare a superare atavici tabù verso le minoranze?</strong></p>
<p><strong>R</strong>: Non si può chiedere a una legge di sopperire alle mancanze sociali, ma di interpretare ed aiutare una trasformazione. Il ddl Zan va in questa direzione.</p>
<p><strong>D</strong>: <strong>Puoi parlarci, se lo ritieni sentendoti libera anche di non farlo, delle tue esperienze personali nel mondo della omosessualità e se, frequentandolo, hai incontrato dei pregiudizi nel mondo del lavoro o delle relazioni? Quale è stata l’esperienza che ti ha provocato maggiore sofferenza e quale la più gratificante?</strong></p>
<p><strong>R</strong>: Come lesbica subisco una doppia discriminazione, come donna e come omosessuale. La mia sofferenza non è legata a particolari episodi di violenza o discriminazione, ma ho la coscienza netta di essere una cittadina di serie B. Mi sono unita civilmente, ma non mi è riconosciuto il diritto al matrimonio, per esempio. Se avessi avuto dei figli con la mia compagna questi non avrebbero avuto il diritto ad essere considerati figli di entrambe, in nome di un biologismo familistico inaccettabile. Per quanto riguarda l’espressione delle lesbiche nei luoghi sociali mi sembra chiarissima la nostra marginalizzazione assoluta. È già un miracolo se in una conferenza non ci sono solo uomini, figurarsi.</p>
<p><strong>D</strong>: <strong>Da militante del partito della Rifondazione comunista pensi che per il prossimo futuro il partito potrebbe affinare alcuni aspetti del ddl promuovendo campagne di sensibilizzazione parallele e specifiche in merito?</strong></p>
<p><strong>R</strong>: Certamente sì, a me piace una Rifondazione che ha un concetto intersezionale dei problemi dell’oppressione.</p>
<p><strong>D</strong>: <strong>Sei una portavoce del comitato “Dà voce al rispetto’. Quali sono le iniziative messe in campo e quali fini si propone il comitato?</strong></p>
<p><strong>R</strong>: Abbiamo fatto una campagna di un anno, con incontri, materiali sociali e culturali, webinar e manifestazioni dal vivo quando possibile, e abbiamo anche dialogato con istituzioni e Parlamento. Il fine è ovviamente stato quello di aiutare l’approvazione della legge Zan con una campagna di sensibilizzazione.</p>
<p><strong>D</strong>:<strong> Tornando infine alla politica e nello specifico all’iter del ddl Zan. Cosa ne pensi del reato di opinione sollevato subdolamente dalle destre per non far passare il ddl e ostacolarlo in Senato?</strong></p>
<p><strong>R</strong>: Penso sia pretestuoso, come altre argomentazioni usate anche da Italia Viva e da una parte minoritaria del Pd. Voglio ricordare che recentemente in Francia c’è stato il riconoscimento dell’aggravante di lesbofobia in un processo per stupro. La lesbofobia non è un’opinione, è un movente</p>
<p><strong>D</strong>: <strong>E del ribaltone di Italia viva, che prima vota sì alla Camera e poi ritira il voto al Senato, cosa ne pensi? Le solite manovre accentratrici del pinocchio fiorentino?</strong></p>
<p><strong>R</strong>: Mi avvalgo della facoltà di non rispondere. No, scherzi a parte: se Italia Viva va più a destra della parte liberal di Forza Italia se ne assumerà le responsabilità storiche e morali.</p>
<p><strong>Alba Vastano</strong><br />
Giornalista. Collaboratrice redazionale di Lavoro e Salute</p>
<p>Interviste pubblicate sul numero 6 di giugno del mensile</p>
<p><em>Foto di Paola Guazzo, Antonello Ciervo, Il Fatto Quotidiano</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.rifondazione.it/primapagina/?feed=rss2&#038;p=47166</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Rifondazione: aggressione omofoba a Vallefiorita (Cz)</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=46999</link>
		<comments>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=46999#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 25 May 2021 10:56:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator></dc:creator>
				<category><![CDATA[Interni]]></category>
		<category><![CDATA[LGBTQI]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=46999</guid>
		<description><![CDATA[Dobbiamo denunciare pubblicamente l&#8217;ennesima aggressione omofoba, questa volta ai danni della compagna di una iscritta e militante di Rifondazione Comunista. La sera di giovedì 20 maggio Silvana, la vittima dell&#8217;aggressione, si trovava a casa sua a Vallefiorita, in provincia di Catanzaro. Silvana stava fumando una sigaretta sul terrazzo della sua abitazione ed era al telefono [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr">Dobbiamo denunciare pubblicamente l&#8217;ennesima aggressione omofoba, questa volta ai danni della compagna di una iscritta e militante di Rifondazione Comunista.</p>
<div dir="ltr">La sera di giovedì 20 maggio Silvana, la vittima dell&#8217;aggressione, si trovava a casa sua a Vallefiorita, in provincia di Catanzaro. Silvana stava fumando una sigaretta sul terrazzo della sua abitazione ed era al telefono con la compagna Marzia (iscritta PRC in un circolo della Federazione di Livorno) quando si è sentita rivolgere da parte di un vicino di casa violente offese: &#8220;puttana, troia! che te la fai con tutti&#8221; e &#8220;lesbica, schifosa puttana! Ti dovrebbero ammazzare!&#8221; Dopo avere raggiunto il vicino e chiesto conto delle offese, Silvana ha ricevuto una testata sul volto che le ha procurato rottura del naso e trauma cranico. Marzia era sempre al telefono ed ha ascoltato anche quello che è successo dopo, cioè il tentativo da parte dell&#8217;aggressore di impedire a Silvana di chiamare i Carabinieri. Avvertiti, i Carabinieri sono intervenuti per sedare la situazione e Silvana, con il supporto di Marzia, ha avuto il coraggio di denunciare l&#8217;accaduto il giorno seguente. Questo resoconto è quanto è stato verbalizzato alle forze dell&#8217;ordine. Oltretutto Silvana, il giorno seguente, ha dovuto sporgere una seconda denuncia, questa volta contro ignoti, perché la sua autovettura aveva subito anche un atto di sabotaggio con il taglio di alcuni tubi.</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<div dir="ltr">La testata online <a href="https://www.catanzaroinforma.it/cronaca/2021/05/23/presunta-aggressione-omofoba-in-un-comune-della-provincia/201336/" target="_blank" rel="noreferrer" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.catanzaroinforma.it/cronaca/2021/05/23/presunta-aggressione-omofoba-in-un-comune-della-provincia/201336/&amp;source=gmail&amp;ust=1622025816544000&amp;usg=AFQjCNF_A0iUzg_Tx5HakHkUdG1qsgj-VA">catanzaroinforma.it</a> ha pubblicato la notizia riportando erroneamente che i fatti sarebbero avvenuti nella piazza del paese e, che i carabinieri di Squillace stanno indagando e valutando tutte le ipotesi perché la ragione dell&#8217;aggressione potrebbe essere altra rispetto all&#8217;odio omofobo.</div>
<div dir="ltr">Avremmo voluto attendere qualche giorno prima di rendere noti i fatti per lasciare del tempo a Marzia e sopratutto a Silvana di riprendersi dal trauma subito, ma l&#8217;atteggiamento vago ed omertoso di queste prime indiscrezioni ci spinge a voler far luce e rendere noti i fatti nella loro interezza. Il motivo dell&#8217;avversione verso Silvana potrebbe anche avere un&#8217;altra origine, ma l&#8217;aggravante di odio nei confronti di una donna lesbica è innegabile ed il referto dell&#8217;aggressione e la testimonianza di Marzia che ha assistito telefonicamente a tutta la situazione stanno a dimostrarlo. Rifondazione Comunista, in Calabria, sta offrendo sostegno psicologico ed ha attivato una rete di associazioni a tutela di Silvana alla quale va la nostra vicinanza e solidarietà per l&#8217;attacco subito.</div>
<p><br clear="none" />E&#8217; imperativo approvare al più presto il DDL Zan, non perché sia perfetto o perché capace di evitare che episodi del genere non accadano più, ma per dare un segno di mutamento culturale e di rispetto in tutti i Comuni d&#8217;Italia, ma sopratutto affinché tutti i cittadini e cittadine di qualsiasi orientamento sessuale o identità di genere possano sentirsi cittadini tutelati dallo Stato a tutti gli effetti ed al pari di chi ancora si pemette di aggredire e gridare &#8220;lesbica schifosa&#8221; pensando che questo sia normale o peggio giustificabile.<br clear="none" /><br clear="none" />Francesco Renda &#8211; PRC-SE Livorno<br clear="none" />Alessandro Favilli &#8211; PRC-SE regionale Toscana<br clear="none" />Pino Scalpelli &#8211; PRC-SE regionale Calabria</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.rifondazione.it/primapagina/?feed=rss2&#038;p=46999</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>A favore del DDL Zan, senza esitazioni né paura</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=46925</link>
		<comments>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=46925#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 17 May 2021 18:27:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator></dc:creator>
				<category><![CDATA[Interni]]></category>
		<category><![CDATA[LGBTQI]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=46925</guid>
		<description><![CDATA[ di Silvia Conca* Il Partito della Rifondazione Comunista sostiene l’approvazione del DDL Zan. Non ci può essere incipit diverso per questo scritto. Certo, il nostro sostegno è esterno alle aule parlamentari ed è un sostegno consapevole dei limiti del disegno di legge, di qualsiasi disegno di legge, perché sappiamo bene che non è facile cancellare un’oppressione [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> di<strong> Silvia Conca*</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Il Partito della Rifondazione Comunista sostiene l’approvazione del DDL Zan. Non ci può essere incipit diverso per questo scritto. Certo, il nostro sostegno è esterno alle aule parlamentari ed è un sostegno consapevole dei limiti del disegno di legge, di qualsiasi disegno di legge, perché sappiamo bene che non è facile cancellare un’oppressione radicata nei millenni, ma è un sostegno pieno e senza tentennamenti. C’è bisogno di tutelare le persone dalle violenze omolesbobitransfobiche, di riconoscere tali violenze come espressione di un sistema di dominio e chi a esse sopravvive o, tristemente, soccombe come un soggetto oppresso. C’è bisogno di parlarne nelle scuole (ne hanno bisogno soprattutto i ragazzi e le ragazze LGBTQI), di istituire un osservatorio che le monitori, di fornire strumenti concreti di autodeterminazione e autonomia a chi le subisce. C’è bisogno di una legge contro l’omolesbobitransfobia, punto. Omo-lesbo-bi-transfobia, così, per esteso, in tutte le declinazioni, non lasciando indietro questo o quel soggetto della comunità LGBTQI, senza alcuna esitazione.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Eppure l’esitazione non è estranea alla scrittura di quest’articolo. Come responsabile nazionale per le politiche LGBTQI non ho vissuto con serenità l’evoluzione della <a title="leggi articolo" href="https://www.facebook.com/acerbomaurizio/photos/a.792560544157318/3840570226022986" target="_blank">polemica nata tra il nostro segretario e Marco Rizzo</a>. Condivido con Maurizio Acerbo l’orgoglio di far parte di un Partito che ha cercato di interpretare l’eredità dei comunisti e delle comuniste di questo paese in chiave aperta alle culture critiche e alle soggettività in lotta ai margini di quelle che il marxismo individua come questioni strutturali, pur considerando questa eredità meno lineare, più conflittuale di quanto faccia lui. Ho fatto fatica, però, a intervenire, un po’ perché sono allergica alla polemica, un po’ perché mi sento completamente estranea alla gara su chi sia più comunista. Lascio volentieri tale gara da maschi eterosessuali ai maschi eterosessuali al vertice di organizzazioni formate in massima parte da maschi eterosessuali. Al centro dell’attenzione non ci dev’essere la storia del comunismo in Italia, ma le vite delle persone LGBTQI messe a rischio dall’omolesbobitransfobia. Gli strumenti di lettura devono essere quelli della loro presa di parola, perché i comunisti e le comuniste non appartengono certo a un movimento d’opinione e non possono permettersi di esprimersi al posto di qualcuno.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Certo, Marco Rizzo non è il solo a esprimere determinate posizioni. Non mi riferisco al blog di neofascisti cattointegralisti che ha ospitato la sua intervista, ma a specifici settori del movimento LGBTQI e del movimento femminista ostili all DDL Zan. La cosa bizzarra è che di sicuro Rizzo non condivide i presupposti teorici dai quali questi settori di movimento fanno discendere la loro presa di parola, perché non è noto per la sua vicinanza al pensiero della differenza. Non è serio blaterare per anni di come il femminismo radicale divida la classe lavoratrice per poi farsi scudo della sua elaborazione, senza capirla né volerla capire, a giustificazione della propria contiguità a Pro Vita &amp; Famiglia, cioè a Forza Nuova.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Questi anni, in cui Marco Rizzo ribadiva di non volersi occupare di altro che di conflitto capitale-lavoro e sminuiva il peso che il patriarcato ha ancora sulla vita delle donne o l’eteropatriarcato sulla vita delle persone LGBTQI, hanno visto profondi scontri nei movimenti su alcuni nodi teorici. Alcune femministe e lesbofemministe (in Italia e nel mondo) si sono arroccate attorno ad alcune battaglie: il contrasto dell’omogenitorialità maschile nel nome di un recupero essenzialista del materno; l’esclusione dagli spazi femminili delle donne transgender e, allo stesso tempo, il tentativo di inclusione in tali spazi degli uomini transgender, considerati come donne che nella transizione cercano una scorciatoia in un mondo dominato dal maschile; l’abolizionismo della prostituzione, con il conseguente rifiuto dell’elaborazione politica dei/delle sex worker per scelta. Fuori da loro si affermavano da un lato il transfemminismo queer, consolidandosi come movimento di massa capace di riempire le piazze, dall’altro la sussunzione liberal delle battaglie femministe e LGBTQI, con la sua indubbia capacità di produrre spostamenti culturali e legislativi, spesso di facciata o parziali, grazie al suo potere mediatico, economico e politico. L’arroccamento è presto diventato isolamento e ha portato ad interlocuzioni di scopo spurie con il variegato mondo della reazione: è capitato che ArciLesbica, RadFem Italia e la Libreria della Donne fossero chiamate in audizione dal Comune di Milano contro la trascrizione dei certificati di nascita dei bambini con due papà da Luigi Amicone di Comunione e Liberazione, che ArciLesbica partecipasse a dibattiti con la succitata Pro Vita &amp; Famiglia e così via. I punti di contatto, però, non si limitano alle relazioni politiche occasionali, ma si manifestano soprattutto nelle argomentazioni portate a sostegno delle loro tesi. Un certo femminismo e un certo lesbofemminismo non hanno esitato in questi anni ad attingere da e a rinfocolare quel complesso di bufale, mistificazioni e deliri tipici della psicosi politica “antigender” portata avanti dai settori conservatori (e non solo) vaticani. Attorno al DDL Zan e a ciò che esso contiene e addirittura non contiene si sta sviluppando una vera e propria teoria del complotto, che dobbiamo affrontare come tale e senza le paure che le teorie del complotto per loro natura scatenano.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Non è facile in questo groviglio distinguere tra le questioni politiche e le loro interpretazioni strumentalmente grottesche. Le prime vanno trattate, le seconde vanno smontate senza pietà. Marco Rizzo con la superficialità delle sue imbarazzanti interviste a Pro Vita &amp; Famiglia e a La Verità ci viene in aiuto, ci mostra con precisione come i comunisti e le comuniste non devono affrontare le questioni e ci indica esattamente quali sono le interpretazioni grottesche dalle quali stare alla larga. Il fine dev’essere quello di separare il grano dal loglio, non per “dettare la linea”, pur essendo io schierata nel dibattito e non avendo alcuna pretesa di imparzialità, ma per porsi i dubbi giusti sui quali ragionare e lasciare da parte le suggestioni mostruose o l’aura mistica che da sempre accompagna le questioni legate alla sessualità. Gli unici punti fermi che mi permetto di porre sono due: le persone LGBTQI esistono, con le loro vite, le loro esperienze, il loro posizionamento nel mondo; l’omolesbobitransfobia esiste, in tutte le sue declinazioni, sul piano materiale e su quello culturale.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Andiamo con ordine, partendo dagli elementi che effettivamente sono presenti nel DDL Zan.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Il nodo principale che porta alcune femministe e lesbofemministe alla contrarietà è uno: l’equiparazione della discriminazione basata sull’identità di genere alla discriminazione basata sull’orientamento sessuale e sul sesso. Detto in parole povere, alcune non vogliono che la transfobia sia equiparata all’omo-lesbo-bifobia, perché ritengono potenzialmente le donne trans, alla luce della depatologizzazione di quella che un tempo si chiamava “disforia di genere” e oggi si chiama “incongruità di genere” operata dall’OMS, uomini impostori pronti a godere di quei sistemi di compensazione della disparità tra uomini e donne (“quote rosa”) o a invadere gli spazi separati (dalle gare sportive, ai bagni, alle carceri) per aggredire e stuprare o semplicemente per avere uno strumento ulteriore di oppressione patriarcale. In ballo, fuori dal DDL Zan, c’è la riforma della legge 164/82 (“Norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso”) nella direzione dell’autodeterminazione e della depatologizzazione, come è avvenuto in altri paesi europei, ma ci sono anche la negazione dell’esistenza della transfobia, dei percorsi di transizione non binari, della stessa identità di genere. L’inserimento della categoria delle discriminazioni in base al sesso nel disegno di legge, perché il sesso attribuito alla nascita pesa e conta, non è riuscito a placare gli animi. Io credo che fosse pensato come una mediazione per avere un consenso più ampio, visto che evidentemente il DDL Zan offre pochissimi strumenti contro la misoginia, però l’operazione politica non è riuscita, anzi, ha esacerbato la situazione. Per chi ritiene che esista solo il sesso e non esista alcuna identità di genere, l’accostamento alla pari è inaccettabile.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Ci sono molte domande da porsi su questo nodo. È possibile, partendo dai punti fermi che ci siamo dati, avere queste posizioni senza invisibilizzare le persone trans, senza trattarle come uomini in gonnella o donne con la barba, senza negare che le donne trans sono donne, che gli uomini trans sono uomini? La condizione femminile nel patriarcato, seppur intaccato dalle lotte femministe degli ultimi decenni, è così invidiabile da portare a una finta transizione da uomo a donna? E, all’inverso, davvero una finta transizione da donna a uomo è un’invidiabile scorciatoia? Pensiamo davvero che il percorso per affermare quello che si è debba essere così pesantemente sottoposto all’arbitrio di giudici, psichiatri, endocrinologi, chirurghi etc. anche se l’OMS l’ha depatologizzato? Cos’è successo alle donne nei paesi in cui la rettifica dei documenti è stata semplificata? Qual è la condizione delle persone trans e in particolare delle donne trans? Perché ancora oggi tante proletarie trans subiscono così tante discriminazioni in ingresso nel mondo del lavoro da non avere alternative alla prostituzione? Come ci spieghiamo l’incredibile incidenza di vittime di stupri, violenze, transfemminicidi in una popolazione così piccola dal punto di vista numerico? Davvero le donne trans sono il paradigma del patriarcato che invade le nostre vite, oppure si è avviato un meccanismo simile a quello che in altri ambiti individuiamo, magari con un’espressione infelice, come “guerra tra poveri”? Escluderle dal consesso delle donne ci protegge dalla violenza patriarcale, dagli stupri nei bagni pubblici o nelle carceri? La violenza che subiamo è causata semplicemente dalla forma dei nostri genitali o c’è qualcosa di più complesso?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Sono tante domande, me ne rendo conto, a cui è difficile rispondere quando si distorce la “centralità del conflitto-capitale lavoro” in un appiattimento onnicomprensivo e neutro.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">C’è un altro punto controverso del DDL Zan: l’intenzione di celebrare la giornata mondiale contro l’omolesbobitransfobia, che cade oggi, nelle scuole, in maniera tale da contrastare il bullismo basato sull’orientamento sessuale e l’identità di genere, affinché gli studenti e le studentesse LGBTQI possano rendere gli spazi scolastici che attraversano luoghi di libertà. Ovviamente per la teoria del complotto intorno al DDL Zan questa è “ideologia gender”, volta a “omosessualizzare” i ragazzi e le ragazze. Secondo Marco Rizzo, invece, l’ideologia gender” serve ad aprire nuovi spazi di mercato attraverso la “confusione sessuale” e a far comprare agli uomini creme diverse per ogni parte del corpo (la sua intervista a “La Verità” dona momenti esilaranti). A quanto pare le multinazionali ci vogliono tutti e tutte single e senza figli per farci consumare di più, ma contemporaneamente vogliono dare i figli ai gay tramite “l’utero in affitto”. Temo che il capitalismo sia più lucido di Marco Rizzo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Permettetemi la provocazione, allora: noi siamo per l’ideologia gender, perché pensiamo che il patriarcato sia eteropatriarcato, che (come ci ha ricordato Federico Zappino intervenendo di recente sul nostro sito) abbia radici materiali e che sostenga il sistema capitalistico attraverso la divisione sessuale del lavoro. Il capitalismo è nato attorno all’eterosessualità, al dominio dell’uomo sulla donna nella famiglia. L’omolesbobitransfobia non si potrà sconfiggere fino a che l’eterosessualità sarà paradigmatica, così come non si potrà sconfiggere il capitalismo. Questo ha a che fare con le creme antirughe nella misura in cui a qualche comunista sembra normale che le donne siano sottoposte a un’industria della bellezza che da sempre lucra sulle loro insicurezze, perché la cura di sé è roba da donne per compiacere gli uomini e, si sa, i gay sono un po’ come le donne, no?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Nel frattempo andiamo a lavorare secondo un orario di lavoro che prevede l’esistenza di una casalinga che si prenda cura della riproduzione sociale. Nel frattempo il welfare, che permette l’accesso a una serie di diritti sociali, è su base familiare, in un paese che vede la presenza di famiglie di serie a e di “formazioni sociali specifiche” di serie b. Nel frattempo in ogni angolo del paese tante donne non riescono a sfuggire alle violenze domestiche perché il sistema prevede che il loro lavoro possa essere intermittente, part-time, sottopagato, visto che i loro mariti (assolutamente privi di crema antirughe) portano a casa il grosso della pagnotta. E così via, in un infinito elenco di situazioni in cui il capitalismo e l’eteropatriarcato si intrecciano.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Parlare di omolesbobitransfobia nelle scuole una volta all’anno purtroppo non intaccherà il paradigma produttivo e riproduttivo eterosessuale, né sconfiggerà il capitalismo, ma è una cosa necessaria. La crema antirughe non fa parte del DDL Zan e non trasformerà magicamente in omosessuali gli eterosessuali, quindi ci toccherà affrontare chi ci tiene a farci sapere di essere un “vero uomo” in altri modi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Ci sono, infine, tutti gli spauracchi che vengono agitati attorno al DDL Zan senza farne parte. Genitore 1, genitore 2, la fine della festa della mamma, le atlete trans, gli ormoni ai bambini etc. C’è la gestazione per altri, questione politica importantissima, che andrebbe trattata per quello che è, una tecnica medica con conseguente attribuzione di certificato di nascita, non come uno spauracchio o una battaglia campale. Anche su questo le domande sono numerose.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Davvero la GPA strappa alle “madri biologiche” del “terzo mondo” i bambini? Cos’è la compravendita di ovociti? In quali paesi avviene e sotto quali legislazioni? Da quali paesi e a quale classe o ceto appartengono le gestanti? Le donatrici di ovociti e le gestanti si considerano lavoratrici? La GPA è sfruttamento in quanto lavoro soggetto tanto al capitalismo quanto al controllo patriarcale sul corpo delle donne o è uno sfruttamento di tipo diverso? C’è spazio per intaccare il dispositivo contrattuale e permettere alle gestanti l’autodeterminazione o il ripensamento (aborto, scelta di tenere il/la bambino/a con sé)? In che modo l’arbitrio di comuni e giudici sui certificati di nascita influisce sulla vita dei bambini e delle bambine cresciuti in famiglie omogenitoriali? Quante coppie eterosessuali ricorrono alla GPA? Che fine ha fatto il dibattito sull’adozione omogenitoriale? L’adozione internazionale è una pratica priva di contraddizioni o a volte si trasforma in uno strumento per “strappare via i bambini alle madri biologiche del terzo mondo”? Può la “retorica del dono” attorno alla proposta di legalizzazione della GPA “altruistica” prestare il fianco a tentativi di nascondere forme di GPA “commerciale” senza tutele? Potrei continuare all’infinito. In ogni caso, nessun DDL Zan impedirà di dirsi contrari alla GPA dopo aver risposto a queste domande.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Avrei potuto rispondere a ogni singolo interrogativo posto in questo articolo, ma penso che ogni presa di posizione debba avvenire a partire da un dibattito collettivo che questo articolo vuole stimolare. C’è bisogno che le compagne del PRC si confrontino su questi temi, che i/le compagni/e LGBTQI del partito si confrontino allo stesso modo. Che interloquiscano dentro e fuori i luoghi del Partito e che infine portino la loro posizione nel corpo largo di un’organizzazione a maggioranza maschile ed eterosessuale. Ripeto, queste non sono questioni d’opinione, ma questioni che riguardano la carne viva di tante persone. Un partito comunista è il luogo in cui i soggetti oppressi si organizzano per cambiare il mondo, non un piedistallo da cui blaterare. Non c’è un altro modo se non questo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">* Responsabile nazionale Politiche LGBTQI e Intersezionalità PRC</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> <img alt="" src="http://www.rifondazione.it/primapagina//wp-content/uploads/2021/05/noomo-427461_210x210.jpg" width="210" height="210" /></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.rifondazione.it/primapagina/?feed=rss2&#038;p=46925</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>A Cuba le giornate contro l&#8217;omofobia e la transfobia 2021</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=46805</link>
		<comments>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=46805#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 06 May 2021 23:43:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator></dc:creator>
				<category><![CDATA[America Latina]]></category>
		<category><![CDATA[LGBTQI]]></category>
		<category><![CDATA[pace e internazionalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=46805</guid>
		<description><![CDATA[Cuba celebra da martedì al 30 maggio la 14a edizione della Conferenza contro l&#8217;omofobia e la transfobia, sotto lo slogan &#8220;Tutti i diritti per tutte le persone&#8221;. Secondo il Centro nazionale per l&#8217;educazione sessuale (CENESEX), a causa della situazione epidemiologica della pandemia COVID-19, è previsto un programma virtuale per il dialogo accademico, l&#8217;attivismo sociale e [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Cuba celebra da martedì al 30 maggio la 14a edizione della Conferenza contro l&#8217;omofobia e la transfobia, sotto lo slogan &#8220;Tutti i diritti per tutte le persone&#8221;.</span></p>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Secondo il Centro nazionale per l&#8217;educazione sessuale (CENESEX), a causa della situazione epidemiologica della pandemia COVID-19, è previsto un programma virtuale per il dialogo accademico, l&#8217;attivismo sociale e le iniziative artistiche.</span></div>
<div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;obiettivo è rendere visibile e combattere tutti i tipi di discriminazione basata sull&#8217;orientamento sessuale e l&#8217;identità di genere, ha sottolineato l&#8217;istituzione.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Tra le attività vi è lo svolgimento il 6 maggio di un forum-dibattito sul quotidiano Juventud Rebelde, con il tema &#8220;Decostruire i miti sulle famiglie e sulle coppie omogenitoriali&#8221;, e un altro, il 12 maggio, sul sito web di Cubadebate, incentrato su diritti sessuali a Cuba: progressi e principali sfide ”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Allo stesso modo, il 15 maggio si terrà il panel &#8216;Diverse famiglie: storie di vite non egemoniche&#8217;, mentre, due giorni dopo, il 17 maggio, ci sarà una conferenza sul Programma nazionale per il progresso delle donne e le opportunità per affrontare l&#8217;omofobia e transfobia.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Questa edizione avviene in un contesto particolare dovuto alla promulgazione, nel 2019, dell&#8217;attuale testo costituzionale, che tutela le garanzie delle persone LGBTI (lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali), con la regolamentazione del principio di uguaglianza e non discriminazione .</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Il CENESEX organizza questo tipo di eventi dal 2008, con lo scopo di contribuire all&#8217;educazione sessuale globale e riconoscere i diritti di tutte le persone senza distinzione, come esercizio di equità e giustizia sociale.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Articolo pubblicato su </span><a href="https://www.plenglish.com/index.php?o=rn&amp;id=67034&amp;SEO=cuba-begins-days-against-homophobia-and-transphobia" target="_blank">Prensa Latina English</a> <span>(4 maggio 2021) traduzione di Maurizio Acerbo</span></p>
<p style="text-align: justify;"><img alt="" src="https://pbs.twimg.com/profile_banners/819583876368633857/1618282358/1500x500" width="650" height="217" /></p>
<p style="text-align: justify;"><img alt="" src="https://pbs.twimg.com/media/E0fUXFJWYAIW_gV?format=jpg&amp;name=medium" width="650" height="366" /></p>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.rifondazione.it/primapagina/?feed=rss2&#038;p=46805</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
