<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Rifondazione Comunista &#187; musica</title>
	<atom:link href="http://www.rifondazione.it/primapagina/?cat=3039&#038;feed=rss2" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.rifondazione.it/primapagina</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Sun, 30 Nov 2025 13:04:35 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.5.1</generator>
		<item>
		<title>Intervista ad Ivano Angelo Monti, eclettico e originale compositore: “Unisco musica e tecnologia per parlare di nonviolenza”</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=57542</link>
		<comments>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=57542#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 01 Feb 2025 21:56:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[pace e internazionalismo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=57542</guid>
		<description><![CDATA[  di LAURA TUSSI Il cantautore milanese si ispira all&#8217;intelligenza artificiale e al pensiero meditativo per parlare attraverso note e versi dei grandi temi del nostro tempo, primo fra tutti quello della pace. Milano, Lombardia - Ivano Angelo Monti è cresciuto con un bagaglio familiare incentrato su due discipline: la musica e la tecnologia, in particolare quella [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p>di <a href="https://www.italiachecambia.org/author/laura-tussi/"><b>LAURA TUSSI</b></a></p>
<p>Il cantautore milanese si ispira all&#8217;intelligenza artificiale e al pensiero meditativo per parlare attraverso note e versi dei grandi temi del nostro tempo, primo fra tutti quello della pace.</p>
<p><a href="https://www.italiachecambia.org/territori/lombardia/milano/"><b>Milano</b></a>, <a href="https://www.italiachecambia.org/territori/lombardia/"><b>Lombardia</b></a> - Ivano Angelo Monti è cresciuto con un bagaglio familiare incentrato su due discipline: la musica e la tecnologia, in particolare quella informatica. Sembra quindi quasi naturale che nella sua attività questi due mondi si siano legati, unitamente alla volontà di lanciare messaggi cruciali sul mondo in cui viviamo. Molti infatti lo chiamano Ajña, un nome sanscrito che significa “colui che vede al di là della cosa ovvia”. La sua vita è sempre stata un intreccio di esperienze profonde e riflessioni, con l’arte come compagna fedele.</p>
<p><strong>Parlaci di te e di come ti sei avvicinato a un modo insolito di creare musica con l&#8217;intelligenza artificiale</strong></p>
<p>Sono Ivano Angelo Monti, ma per molti sono anche Ajña, un nome sanscrito che significa “colui che vede al di là della cosa ovvia”. La mia vita è sempre stata un intreccio di esperienze profonde e riflessioni, con l&#8217;arte come compagna fedele.</p>
<p><b>La musica è davvero la guida e la musa ispiratrice per la tua famiglia?</b></p>
<p>Sono cresciuto con tre fratelli, ognuno con le sue complessità. Il primo, forse il più equilibrato, è un amante della musica che oggi suona e canta per le strade. Io, il secondo, mi sono sempre sentito diverso, a tratti strano, trovando nella musica e nella tecnologia digitale un canale per esprimermi, grazie anche alla mia formazione informatica. L&#8217;ultimo, un bravo ragazzo con piccole paranoie sul paranormale, ci ha lasciati un anno fa per complicanze di salute.</p>
<p><b>Hai avuto una vita e una infanzia difficile in seguito all&#8217;abbandono di tuo padre. Ma la musica è un autentico riscatto per te</b></p>
<p>Entrambi io e mio fratello maggiore condividiamo un piccolo bagaglio musicale, probabilmente ereditato dalle difficoltà della strada in cui ci siamo ritrovati dopo l&#8217;abbandono di nostro padre. Questo lasciò mia madre a badare a tutta la famiglia senza alcun aiuto economico. La musica è stata il nostro rifugio e la nostra passione: Beatles, Rolling Stones, Uriah Heep, Led Zeppelin, The Doors, Jim Morrison, Van Halen, AC/DC, Queen, Santana e tanti altri riempivano le nostre giornate. Tanto che finii per lavorare nella discoteca rock più gettonata d&#8217;Europa, l&#8217;Odissea 2001.</p>
<p><strong>Perché scrivi musica e che strumenti impieghi?</strong></p>
<p>Io personalmente sono sempre stato un curioso della tecnologia, affascinato dal suo potenziale. Quando lavoravo all’Odissea 2001, a Milano, ero tecnico del suono e, sebbene mi proponessero di lavorare per i concerti, rifiutai per non rinunciare alla mia libertà di movimento e decisione.</p>
<p><b>La tecnologia, con computer ed elettronica, ti attirava al punto da spingerti a diventare informatico, con un particolare interesse per la parte creativa delle interfacce grafiche per app di ogni genere</b></p>
<p>Quando ho scoperto l’Intelligenza Artificiale, ho voluto subito farne parte, specialmente nella creazione musicale, perché mi permetteva di esprimermi senza dover dipendere da altri, creando un modo unico per raccontarmi.</p>
<p><b>Ogni canzone è scritta da te: ogni tema, ogni storia.</b> <b>Come?</b></p>
<p>Molto spesso prendo ispirazione dai racconti di altre persone, che trasformo in musica, o rispondo a temi che leggo sui social, come mancanze di affetto o d’amore. Nella mia musica cerco di aprire il pensiero meditativo, offrendo una riflessione profonda e uno spazio per sentire davvero.</p>
<p><strong>Quali sono i tuoi temi più importanti?</strong></p>
<p>I miei testi affrontano una vasta gamma di temi, dalla profondità dell’animo umano alla giustizia sociale. Scrivo di amore, solitudine, speranza e ricordi, ma anche di problemi concreti come la superficialità dei social media, il rispetto per chi rischia la vita per gli altri e la lotta contro le disuguaglianze. Ogni brano nasce da un bisogno di comunicare qualcosa di autentico, di far riflettere o semplicemente di emozionare.</p>
<p><strong>La musica per te è fonte di riscatto e creatività e voglia di vivere in questo mondo terrificante.</strong></p>
<p><strong>Quale obiettivo ti proponi?</strong></p>
<p>Mi piace espandere il mio progetto di <a href="https://www.youtube.com/channel/UCS4OIcwNYLRMWVAhz4xsJ6A" target="_blank"><b>Poche note possono bastare</b></a> e trovare molte altre persone come me per portare avanti insieme il messaggio. Voglio creare un contenitore unico dove ognuno possa pubblicare la propria musica, rendendoci più forti e rompendo gli schemi imposti dalla società odierna. Un altro aspetto del mio progetto è scrivere musica su richiesta per chi non è capace di farlo, ma desidera urlare le proprie parole o pensieri.</p>
<p><b>Quali sono i principali canali di diffusione musicale delle tue bellissime creazioni sonore e canore?</b></p>
<p>Con il canale già presente su <a href="https://open.spotify.com/intl-it/artist/5Zh5h7EXCeSwsLOdYvKt2M" target="_blank"><b>Spotify</b></a>, Tidal, Deezer, YouTube e molte altre piattaforme, il mio obiettivo è consolidarlo e trasformare le vendite in un piccolo profitto per tutti gli autori coinvolti. È un progetto difficile, ma possibile se ci uniamo.</p>
<p><strong>Perché hai scelto la musica come strumento e tramite di attivismo?</strong></p>
<p>La musica è il mio attivismo. Credo che una canzone possa raggiungere il cuore delle persone più di mille discorsi. Certo, rispetto chi sceglie altre strade, ma per me l’arte è il mezzo più potente per ispirare cambiamento e riflessione. Una melodia, un verso, possono abbattere barriere e unire ciò che sembra diviso.</p>
<p><b>Quali sono i tuoi progetti per un prossimo futuro?</b></p>
<p>Per il 2025 ho in mente un progetto ambizioso: un canale musicale universale dove convergano brani moderni in arte Trap/Rap, Rock di ogni genere, Celtica, Folk, Hypnagogic Shoegaze e Lirica Pura. Voglio creare un contenitore per cantastorie che portino la voce della gente, valorizzino la lingua italiana ed esplorino una fusione tra musica e temi contemporanei e storici.</p>
<p><b>Il tuo</b> <b>obiettivo è realizzare dunque qualcosa di innovativo e unico, forse meno commerciale ma profondamente moderno. Attualmente è più che mai necessario con la povertà e miseria creativa e intellettuale che viviamo anche nel settore della musica</b></p>
<p>Questo progetto rappresenta per me una sfida, un modo per fare attivismo, sfruttando tutte le opportunità tecnologiche per raggiungere luoghi e persone dove prima era impossibile arrivare. È anche un sogno: portare la musica verso nuovi orizzonti, uniti come al fronte di una battaglia per la libertà, la pace, la giustizia sociale.</p>
<p><b>Credi profondamente che poche note possano bastare per cambiare una giornata, per risvegliare emozioni e per raccontare una storia?</b></p>
<p>La mia missione è continuare a cercare quelle note, quei testi e quelle armonie che possano fare la differenza nella vita delle persone. E il viaggio è appena cominciato.</p>
<p><b>Una Sinergia per la Nonviolenza </b></p>
<p>La musica ha sempre rappresentato un potente veicolo per trasmettere messaggi di pace e riflessione sociale. In questo contesto, nasce una collaborazione innovativa tra l&#8217;artista musicale Ivano Angelo Monti e gli attivisti per la pace Laura Tussi e Fabrizio Cracolici.</p>
<p>&#8220;Con Fabrizio Cracolici abbiamo ideato e scritto i testi di queste canzoni di Pace, a partire dai nostri articoli di denuncia contro la guerra,  insieme al compositore Ivano Angelo Monti che le ha messe in musica tramite l&#8217;Intelligenza Artificiale&#8221;.</p>
<p>Questo sodalizio mira a fondere parole e musica per sensibilizzare il pubblico su temi contemporanei di grande rilevanza, creando un nuovo segmento musicale all&#8217;interno del progetto &#8220;Poche Note Possono Bastare&#8221;.</p>
<p><b>Ivano Angelo Monti e &#8220;Poche Note Possono Bastare&#8221; </b></p>
<p>Ivano Angelo Monti, artista milanese, ha dedicato la sua vita scrivendo musica come mezzo di espressione personale e sociale. Il suo progetto &#8220;Poche Note Possono Bastare&#8221; si distingue per la capacità di affrontare temi profondi e attuali attraverso composizioni che spaziano tra vari generi musicali, mantenendo sempre un forte legame con l&#8217;emotività e la riflessione. Le sue creazioni sono disponibili su piattaforme come Spotify, Tidal, Deezer e molte altre.</p>
<p><a href="https://open.spotify.com/intl-it/artist/5Zh5h7EXCeSwsLOdYvKt2M" target="_blank">https://open.spotify.com/intl-it/artist/5Zh5h7EXCeSwsLOdYvKt2M</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.rifondazione.it/primapagina/?feed=rss2&#038;p=57542</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Per Paolo Pietrangeli</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=50388</link>
		<comments>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=50388#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 29 Apr 2022 17:20:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=50388</guid>
		<description><![CDATA[Roberto Musacchio* Oggi sarebbe stato il suo compleanno. Paolo Pietrangeli ci ha lasciato da poco ma ieri lo abbiamo ricordato e omaggiato. Al Maxxi l&#8217;associazione &#8220;Avanti avanti con Paolo&#8221; fondata dai suoi famigliari e dai suoi amici ha costruito una serata bella e commovente. Tanti artisti che hanno condiviso con lui arte e militanza per [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Roberto Musacchio*</strong></p>
<p>Oggi sarebbe stato il suo compleanno. Paolo Pietrangeli ci ha lasciato da poco ma ieri lo abbiamo ricordato e omaggiato. Al Maxxi l&#8217;associazione &#8220;Avanti avanti con Paolo&#8221; fondata dai suoi famigliari e dai suoi amici ha costruito una serata bella e commovente. Tanti artisti che hanno condiviso con lui arte e militanza per alcuni decenni le hanno rivissute. Tra loro una straordinaria Giovanna Marini con il suo coro. Dietro scorrevano le immagini di questo straordinario intreccio di capacità e passione che Paolo ha profuso per una vita. Paolo è stato colonna sonora ma anche regista di un&#8217;epoca che ancora resiste. Ancora in questi anni difficili si è prestato generosamente a candidarsi alle politiche con la lista di Pap e poi con Berdini alle comunali. È stato assessore alla cultura al comune di Roma a dimostrazione di un saper fare multiforme. In questi ultimi anni è stato anche Giorgio Tremagi, il protagonista dei suoi gialli. Che è libraio, trattore e detective della vita. &#8220;Voglio stare nel mezzo&#8221; diceva da giovane protagonista del suo film &#8220;I giorni cantati&#8221;. Nel mezzo c&#8217;è stato, a sinistra e da comunista. Noi di Rifondazione Comunista ti vogliamo bene per sempre, carissimo Paolo!</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.rifondazione.it/primapagina/?feed=rss2&#038;p=50388</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Un&#8217;associazione e una serata con Paolo Pietrangeli</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=50306</link>
		<comments>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=50306#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 20 Apr 2022 08:12:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=50306</guid>
		<description><![CDATA[Sono passati pochi mesi da quando abbiamo salutato Paolo Pietrangeli. Ci siamo detti che non sarebbe stato un addio. Perché Paolo è la colonna sonora delle nostre vite e delle nostre lotte e perciò continua a stare con noi. E perché ci saremmo impegnati a ritrovarsi con lui nel cuore. Grazie ai suoi cari, ai suoi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Sono passati pochi mesi da quando abbiamo salutato Paolo Pietrangeli. Ci siamo detti che non sarebbe stato un addio. Perché Paolo è la colonna sonora delle nostre vite e delle nostre lotte e perciò continua a stare con noi. E perché ci saremmo impegnati a ritrovarsi con lui nel cuore. Grazie ai suoi cari, ai suoi amici, ai suoi compagni si è costituita una associazione che ci dice &#8220;Avanti avanti, con Paolo&#8221;. E ci troveremo per un evento che cade nei giorni del suo compleanno a cui in tanti abbiamo partecipato tante volte e a cui lui teneva proprio per questo ritrovarsi. Dunque, iscriviamoci e ritroviamoci. In un momento così difficile è sicuramente un&#8217;occasione che Paolo ci regala.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong>Giovedi&#8217; 28 Aprile</strong></span><br />
<span style="font-size: medium;">Ore 18 al MAXXI di Roma</span><br />
<span style="font-size: medium;">Serata per, con, di ,tra, fra, sopra e sotto</span><br />
<span style="font-size: medium;">PAOLO PIETRANGELI</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">il sito dell&#8217;associazione Paolo Pietrangeli: <a title="vai sul sito" href="https://www.paolopietrangeli.it/" target="_blank">paolopietrangeli.it</a></span></p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/cu6Iuesr3N0" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p style="text-align: justify;"><img alt="" src="https://www.paolopietrangeli.it/images/paolo-crowd.png" width="600" height="298" /></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.rifondazione.it/primapagina/?feed=rss2&#038;p=50306</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Rifondazione Comunista, 21 gennaio 2021: iniziative per il centenario a Livorno e Torino e un convegno europeo in diretta su facebook</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=45329</link>
		<comments>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=45329#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 20 Jan 2021 15:48:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Comunista d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Pci]]></category>
		<category><![CDATA[PSI]]></category>
		<category><![CDATA[Sinistra Europea]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=45329</guid>
		<description><![CDATA[Giovedì 21 gennaio nella ricorrenza del centesimo anniversario della fondazione del Partito Comunista d&#8217;Italia come Rifondazione Comunista abbiamo organizzato una giornata di iniziative che non vogliono avere un carattere meramente celebrativo ma che favoriscano la riflessione sulla storia della principale componente della sinistra italiana del Novecento e sull&#8217;attualità del socialismo. &#8220;Le comuniste e i comunisti [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Giovedì 21 gennaio nella ricorrenza del centesimo anniversario della fondazione del Partito Comunista d&#8217;Italia come Rifondazione Comunista abbiamo organizzato una giornata di iniziative che non vogliono avere un carattere meramente celebrativo ma che favoriscano la riflessione sulla storia della principale componente della sinistra italiana del Novecento e sull&#8217;attualità del socialismo.</p>
<p>&#8220;Le comuniste e i comunisti sono stati i principali protagonisti di tutte le lotte di libertà e giustizia sociale del Novecento nel nostro paese &#8211; dichiara il segretario nazionale di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo. La tragedia dello stalinismo non ne cancella i meriti e il valore dei loro ideali. E&#8217; ora di finirla con il revisionismo storico. Le classi popolari sono state derubate negli ultimi decenni non solo dei loro diritti ma anche della propria grande storia. La dannazione della sinistra è comunicata negli anni &#8217;80 quando i dirigenti prima del PSI e poi del PCI hanno deciso di porsi fuori dalla tradizione del movimento operaio&#8221;.</p>
<p>&#8220;&#8221;Per porre fine all&#8217;orrendo massacro della prima guerra mondiale c&#8217;è voluta la rivoluzione Russa. Per finirla con la devastazione ambientale e sociale del capitalismo serve il comunismo verde del terzo millennio&#8221;, dichiara il vicepresidente della Sinistra Europea Paolo Ferrero.</p>
<p>IL PROGRAMMA DELLA GIORNATA</p>
<p>La mattina alle 11 saremo a Livorno di fronte all&#8217;ex-Teatro San Marco per la commemorazione a cui parteciperà il segretario nazionale Maurizio Acerbo (diretta su Partito della Rifondazione Comunista) e a Torino davanti a Casa Gramsci dove interverranno il vicepresidente della Sinistra Europea Paolo Ferrero e lo storico Angelo D&#8217;Orsi (diretta su Rifondazione Comunista Torino).</p>
<p>A partire dalle 18 alle 23,30 si terrà il convegno on line <strong>Libertà, pace, lavoro, giustizia sociale, democrazia, ambiente: </strong><strong>a 100 anni dalla nascita del Partito Comunista Italiano, l’attualità del socialismo</strong>, organizzato in collaborazione con il Partito della Sinistra Europea che si potrà seguire in diretta sulla pagina facebook del Partito della Rifondazione Comunista.</p>
<p><em>Interverranno dall&#8217;estero il Presidente del Partito della Sinistra Europea Heinz Bierbaum (Die Linke, Germania), Cinty Misculini del Comitato Centrale del Partito Comunista Cileno, Fabien Roussel, segretario nazionale del Partito Comunista Francese e Enrique Santiago, segretario nazionale del Partito Comunista Spagnolo.</em></p>
<p><em>Tra i tanti interventi previsti, una lectio magistralis di Aldo Tortorella, partigiano, direttore dell&#8217;Unità, dirigente di primo piano al fianco di Enrico Berlinguer che ripercorrerà i 70 anni di storia del PCI rispondendo a certe fantasiose tesi alla moda che attribuiscono ai comunisti la responsabilità della vittoria del fascismo e rammentando come il tentativo di Berlinguer negli anni &#8217;70 fu bloccato dagli &#8220;alleati&#8221; occidentali. Tra gli interventi e le testimonianze segnaliamo quella della scrittrice Vera Pegna che negli anni &#8217;50 sfidò la mafia a Corleone, di un dirigente storico del PCI come Paolo Ciofi, di Luciana Castellina, Adelmo Cervi, Imma Barbarossa, Dino Greco, Giovanni Russo Spena, Giovanna Capelli, Rosa Rinaldi. Interverranno gli storici Guido Liguori, Maria Grazia Meriggi, Paolo Favilli, Raul Mordenti, la femminista Carlotta Cossutta, l&#8217;urbanista Paolo Berdini, la scrittrice e giornalista Francesca Fornario, l&#8217;ex-europarlamentare Eleonora Forenza, il giornalista Matteo Pucciarelli, per la redazione di Left Rita De Petra, il consigliere comunale fiorentino Dimitri Palagi, il coordinatore dei Giovani Comunisti Andrea Ferroni.</em></p>
<p><em>Ci saranno anche contributi libertari dello scrittore Maurizio Maggiani e del cantautore anarchico Alessio Lega.</em></p>
<p><em>In collaborazione con gli Archivi della Resistenza di Fosdinovo contributi musicali e una versione 2021 di Bandiera Rossa con Paolo Pietrangeli, Giovanna Marini, Marino e Sandro Severini dei Gang, Zezi gruppo operaio, Cisco, Gualtiero Bertelli, Banda Popolare dell&#8217;Emilia Rossa, Giampiero Bigazzi, Giancane, Max Vilander, Coro Garibaldi d&#8217;Assalto, Massimo Ferrante, Elena Imperatore, Davide Giromini, Jonathan Lazzini, Mazadena e altre/i.</em><br />
<em>Ad aprire la diretta sarà il vicepresidente della Sinistra Europea <strong>Paolo Ferrero</strong> e la chiusura, come da tradizione, è affidata al segretario nazionale di Rifondazione Comunista <strong>Maurizio Acerbo</strong>.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.rifondazione.it/primapagina/wp-content/uploads/2021/01/locandina-centenario.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-45330" alt="locandina centenario" src="http://www.rifondazione.it/primapagina/wp-content/uploads/2021/01/locandina-centenario-600x872.jpg" width="600" height="872" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.rifondazione.it/primapagina/?feed=rss2&#038;p=45329</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il mondo della cultura non può affondare: servono reddito e diritti</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=44399</link>
		<comments>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=44399#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2020 16:53:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator></dc:creator>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Interni]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>
		<category><![CDATA[DPCM]]></category>
		<category><![CDATA[Franceschini]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=44399</guid>
		<description><![CDATA[Stefania Brai* Il ministro Franceschini ha colpito ancora. Il ministro “che tanto ha fatto per la cultura”, l’artefice della peggiore riforma dei beni culturali e del cinema, il ministro “che tanto ha fatto” per la mercificazione della produzione artistica e del patrimonio culturale, non ha smentito se stesso. Con il nuovo Dpcm ancora una volta [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div><strong><span style="font-size: medium;">Stefania Brai*</span></strong></div>
<div></div>
<div><span style="color: #000000; font-size: medium;">Il ministro Franceschini ha colpito ancora. Il ministro “che tanto ha fatto per la cultura”, l’artefice della peggiore riforma dei beni culturali e del cinema, il ministro “che tanto ha fatto” per la mercificazione della produzione artistica e del patrimonio culturale, non ha smentito se stesso. Con il nuovo Dpcm ancora una volta hanno vinto i grandi interessi, ancora una volta ha vinto il mercato, ancora una volta pagano i lavoratori. E ancora una volta paga la cultura.</span></div>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Il calcio può proseguire, i luoghi di lavoro continuano ad essere focolai di contagio, i lavoratori possono continuare ad ammassarsi sui treni dei pendolari e sui mezzi pubblici, ma si chiudono indiscriminatamente i luoghi della cultura. Unici luoghi di possibili relazioni sociali che sono riusciti a garantire la salute dei cittadini.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Ma per questo governo e per questo ministro la cultura non è strumento di crescita collettiva ma “tempo libero”; i beni culturali e la produzione artistica non sono strumenti di conoscenza, di formazione di consapevolezza critica individuale e collettiva, ma equivalgono alla “movida” e all’aperitivo delle sette.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Per questo governo e per questo ministro la cultura non è un diritto, come sancito dalla costituzione, i lavoratori dei beni e della produzione artistica e culturale non sono “lavoratori”. Di fronte alla drammatica emergenza Covid si sono sostenute le grandi imprese mentre i lavoratori non hanno ancora percepito nulla di quanto promesso.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Rifondazione comunista è a fianco degli artisti, degli autori, degli operatori culturali e di tutti i lavoratori della cultura che in questi giorni stanno protestando per la chiusura di teatri, sale di concerto, sale cinematografiche.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Contro ogni politica di “bonus” e di “una tantum”, Rifondazione comunista chiede che sia garantito un reddito di base per tutte e tutti coloro che non hanno reddito o con un reddito insufficiente per vivere. Chiede che sia garantito un sostegno strutturale a tutte le imprese indipendenti di produzione e fruizione culturale.</span></p>
<div><span style="color: #000000; font-size: medium;">Rifondazione comunista chiede che si esca da questa drammatica crisi riconoscendo finalmente tutti i diritti dei lavoratori dei beni e della produzione culturale: rispetto del contratto nazionale, ammortizzatori sociali, malattie professionali, infortuni sul lavoro, maternità, diritto alla pensione. Che si metta fine alle false partite iva che costringono artisti e lavoratori della cultura ad essere imprenditori di se stessi. E perché sia riconosciuto il carattere “intermittente” del lavoro culturale: il lavoro apparentemente “sommerso” è in realtà lavoro a tutti gli effetti e come tale deve essere remunerato e tutelato.</span></div>
<div></div>
<div><span style="font-size: medium;">*Responsabile Nazionale Cultura PRC-S.E.</span></div>
<div><span style="font-size: medium;">Da &#8220;Il Manifesto&#8221; 27/11/2020</span></div>
<div></div>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<div></div>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.rifondazione.it/primapagina/?feed=rss2&#038;p=44399</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Gli eroi se ne vanno, gli arrabbiati piangono</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=43073</link>
		<comments>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=43073#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2020 21:59:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Movimenti]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Area]]></category>
		<category><![CDATA[Demetrio Stratos]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=43073</guid>
		<description><![CDATA[Questo articolo è stato pubblicato ormai 11 anni fa su Liberazione  e vuole essere un ricordo non solo di un gruppo musicale fra i migliori che abbiano mai calcato le scene italiane, (il migliore probabilmente) ma la foto di un&#8217;epoca lontana, dimenticata  e malraccontata per mille ragioni. Un&#8217;epoca ed una storia che hanno ancora molto [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Questo articolo è stato pubblicato ormai 11 anni fa su Liberazione  e vuole essere un ricordo non solo di un gruppo musicale fra i migliori che abbiano mai calcato le scene italiane, (il migliore probabilmente) ma la foto di un&#8217;epoca lontana, dimenticata  e malraccontata per mille ragioni. Un&#8217;epoca ed una storia che hanno ancora molto da dire</p>
<p><strong>Stefano Galieni</strong></p>
<p>19 giugno 2009</p>
<p>Trent&#8217;anni fa scompariva &#8220;Il maestro della voce&#8221; e il riflusso inghiottiva una generazione</p>
<p>&#8220;Nei tuoi occhi c&#8217;è una luce/ che riscalda la mia mente/ con il suono delle dita/ si combatte una battaglia/ che ci porta sulle strade/ della gente che sa amare&#8221;.</p>
<p>Versi di una canzone, ripresa poi negli anni ma che nessuno ha mai cantato come Demetrio Stratos, che nessuno ha mai suonato come gli Area, forse il miglior gruppo musicale mai cresciuto in Italia. Il titolo della canzone ricorreva nelle tempeste degli anni Settanta come una meteora, un sogno a cui continuare a guardare, &#8220;Gioia e rivoluzione&#8221;.</p>
<p>14 giugno 1979, piove a Milano, di quella pioggia plumbea che a tratti sembra dare tregua e che poi riprende incessante. Piove sui volti e sui corpi di sessantamila persone radunate all&#8217;arena civica, per una speranza che si era trasformata in un addio.</p>
<p>Una storia ancora difficile da mandare giù: Demetrio Stratos e gli Area erano divenuti in pochi anni, l&#8217;emblema stesso di una militanza non rituale, della capacità propria della musica, come delle arti, di toccare corde profonde, testi intensi e carichi di allusioni, musiche frutto di infinite contaminazioni, la scelta di stare sul palco alla stessa maniera di cui si andava in piazza, ma con la voglia perenne di rompere schemi, consuetudini, retoriche. Ares Tavolazzi al basso, Patrizio Fariselli alle tastiere, Giulio Capiozzo alla batteria, diventano gli assi portanti del gruppo, nato nel 1972, ma sono numerosi i musicisti che hanno attraversato questa singolare esperienza musicale e politica. E poi la voce di Demetrio, qualcosa che arrivava da un mondo ignoto, figlia del suo essere nomade, partorita dal Mediterraneo. Demetrio Stratos era nato ad Alessandria d&#8217;Egitto il 22 aprile del 1945, da genitori greci, sin da piccolo inizia a studiare pianoforte e fisarmonica al conservatorio. Dopo il colpo di stato di Nasser, la famiglia lo aveva mandato a studiare a Cipro, ma nel 1962 era a Milano, iscritto ad Architettura. Ma la musica prima e la politica poi, lo assorbono rapidamente. Soul, rhytm and blues, rock, suoni senza confini, world music diremmo oggi, mano mano diviene cosciente dei propri mezzi vocali. Un periodo beat, con I Ribelli e poi finalmente gli Area e la casa discografica che tenta di rompere il dominio delle major la &#8220;Cramps&#8221;. Con gli Area i testi diventano chiaramente militanti, il gruppo sostiene i gruppi della sinistra radicale di allora, le cause internazionaliste, viaggia nei festival della gioventù in mezzo mondo e ogni volta torna più ricco di sonorità e di contenuti.</p>
<p>Dischi di impatto forte Arbeit macht frei , Caution Radiation Area , Crac , il live Are(a)zione , Maudits fino a 1978, gli dei se ne vanno gli arrabbiati restano , per citare i più noti.</p>
<p>Ma l&#8217;esperienza degli Area, nonostante la vasta risonanza internazionale va stretta a Demetrio che da tempo aveva iniziato un lavoro sperimentale partendo dall&#8217;incredibile assurda voce di cui era dotato. Una voce capace di raggiungere i 7000 hz di frequenza, oltre 12 volte quella di un normale tenore, la capacità di emettere contemporaneamente due, tre, quattro suoni. Una voce che lo portò ad inoltrarsi nei territori della ricerca etnomusicologa, era diventato Il maestro della voce . Aveva mille progetti quando la diagnosi arrivò come un fulmine inatteso, anemia aplasica. Allora le sole speranze le davano le cliniche statunitensi, e allora una corsa contro il tempo, bisognava raccogliere i soldi per pagare le spese, per trovare le cure. Demetrio non era mai diventato ricco.</p>
<p>E allora un concerto, un evento unico in cui i musicisti avrebbero suonato gratuitamente e l&#8217;incasso sarebbe andato direttamente per salvarlo. Ma come in un romanzo scritto male, il 13 giugno del 1979, alla vigilia dell&#8217;appuntamento, Demetrio Stratos moriva a New York per arresto cardiocircolatorio.</p>
<p>E il concerto, che dalla pubblicistica è ricordato come la &#8220;Woodstock italiana&#8221;, si trasformò in un omaggio, un saluto a cui risposero musicisti di ogni tipo e a cui accorsero ragazzi e ragazze da tutta Italia. Ore di musica, a bestemmiare contro quella pioggia che sembrava cadere apposta, contro i primi segni del riflusso per cui c&#8217;era anche chi contestava il musicista sul palco perché poco orecchiabile, a emozionarsi quando salivano le icone del tempo, poche parole e giù una canzone che sembrava tirata su apposta. C&#8217;erano artisti ancora in attività come Guccini, Finardi, Vecchioni, Il banco del Mutuo Soccorso, Venditti, Branduardi, gruppi scomparsi come i Carnascialia (Con Mauro Pagani), i Kaos Rock, gli Skiantos, e tanti e tanti altri. Difficile ricordarli tutti, si celebrava un funerale gioioso ed emotivamente accomunante, ma insieme a Demetrio se ne stava andando un epoca, anche se era impossibile rendersene conto.</p>
<p>Suonavano altri, ma sognavamo che da li ad un momento sarebbe apparso Demetrio, con l&#8217;aria scanzonata che gli era solita, il profilo inconfondibile, un cappellaccio e un sorriso sghembo.</p>
<p>Sognavamo di sentire riecheggiare &#8220;Luglio, agosto, settembre nero&#8221;, &#8220;L&#8217;elefante bianco&#8221;, &#8220;La mela di Odessa&#8221;, di svegliarci da un incubo grazie ad una voce che arrivava da un altro pianeta.</p>
<p>Il concerto andò avanti per ore, fra continui black out dovuti alla pioggia, pause estenuanti, microfoni che non funzionavano, amplificazioni che tossivano e distorcevano. C&#8217;era chi saliva sul palco come se nulla fosse accaduto, chi a testa bassa, con il cuore altrove, chi preso dal proprio pezzo, chi consapevole di rappresentare una parte di un cosmo, di una generazione che andava in frantumi. Fuori c&#8217;erano l&#8217;eroina e la solitudine, la metropoli che si imbarbariva, le relazioni che saltavano, il piombo delle ultime avanguardie armate e il trionfo della Milano degli affari e della corsa al profitto. Fuori c&#8217;era un mondo che era andato in senso contrario rispetto alle aspettative, alle speranze, ai sogni di molte e di molti, si tornava indietro, protetti da modelli rassicuranti ed escludenti, di cui presto si sarebbero visti i frutti. Ma dentro quell&#8217;arena c&#8217;era ancora voglia di sperare e di credere che la musica non si sarebbe interrotta, che si stavano condividendo insieme, una tappa dura di un percorso che non terminava lì, che non moriva come era morto Demetrio.</p>
<p>L&#8217;Arena, fradicia, era un guscio di noce a cui aggrapparsi, in cui pensare che suoni e parole potessero tornare a riempire il silenzio che cominciava ad invadere le vite e la quotidianità. Le parole erano le parole dolci e dure di chi non si rassegnava, la musica permetteva di intravedere un domani meno piovoso, carico di ironia, passione, rabbia, vitalità. Squarci di luce che non potevano essere irrigimentabili in un razionale progetto politico tradizionale, che guardavano verso il mondo in mutazione con la voglia di riappropriarsene, di impedire che qualcosa o qualcuno di cui non si conosceva l&#8217;identità, trasformasse tutto in merce. Gli Area, senza Demetrio salirono più volte sul palco, a voler sfidare il mondo e la mortalità delle persone, a voler proporre un futuro dalle sonorità distorte e penetranti, capaci di rinnovarsi, di saltare l&#8217;ostacolo, di esistere. Le facce dei membri della band erano poco più che un punto dagli spalti. Anni dopo, a riguardare i filmati di repertorio, si ritrovano volti segnati e improvvisamente induriti dagli anni, dalla Storia che passava davanti, dalla tensione, da un dolore che si trasformava in accordi.</p>
<p>Arrivò come un colpo al fegato, l&#8217;Internazionale distorta e suonata con rabbia e coraggio. Arrivò in un silenzio irreale che nessuno voleva rompere. Note lancinanti che chitarra e basso elettrico rendevano infinite, la batteria scaricava tuoni, forse scomposti. Pochissimi, interminabili minuti.</p>
<p>Ed erano tanti i volti di uomini e donne rigati dalle lacrime, tanti gli ingenui e sinceri pugni alzati.</p>
<p>Contro un cielo, contro una morte, contro qualcosa che finiva, inevitabilmente, come tutto.</p>
<p>La Cramps, in uno dei suoi ultimi ruggiti, trasse dal concerto un doppio LP, che in tanti oggi custodiscono come si fa con qualcosa di caro e intimo.</p>
<p>E c&#8217;è chi ancora oggi ascolta gli Area nel periodo del massimo splendore, chi li scopre e resta incantato da suoni e parole ancora avanti nel tempo.</p>
<p>Imparare a leggere le cose /intorno a te/ fino a che non se ne scoprirà /la realtà/ districar le regole che non ci funzionan più/spezzando tutto con/radicalità.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.rifondazione.it/primapagina/?feed=rss2&#038;p=43073</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La compagna Patti Smith ai manifestanti in Cile: &#8220;Sono con voi&#8221;</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=40141</link>
		<comments>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=40141#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 20 Nov 2019 22:36:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator></dc:creator>
				<category><![CDATA[America Latina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Movimenti]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[cile]]></category>
		<category><![CDATA[Patti Smith]]></category>
		<category><![CDATA[Rifondazione esteri]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=40141</guid>
		<description><![CDATA[&#8220;L&#8217;unica bellezza di tempi terribili è che sveglia i popoli e si spera li ispiri a unificarsi&#8221;, ha detto la cantante considerata una degli artisti di musica rock più influenti al mondo. La cantante e poetessa degli Stati Uniti Patti Smith ha detto domenica che &#8220;la gente comune&#8221; è davvero quella che sfida lo status [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div data-block="true" data-editor="3fnsi" data-offset-key="4pkp6-0-0">
<div style="text-align: justify;" data-offset-key="4pkp6-0-0"><span style="font-size: large;">&#8220;L&#8217;unica bellezza di tempi terribili è che sveglia i popoli e si spera li ispiri a unificarsi&#8221;, ha detto la cantante considerata una degli artisti di musica rock più influenti al mondo.</span></div>
</div>
<div style="text-align: justify;" data-block="true" data-editor="3fnsi" data-offset-key="ek7f4-0-0">
<div data-offset-key="ek7f4-0-0"><span style="font-size: large;">La cantante e poetessa degli Stati Uniti Patti Smith ha detto domenica che &#8220;la gente comune&#8221; è davvero quella che sfida lo status quo nel mondo e ha inviato un messaggio per sostenere i manifestanti che chiedono diritti sociali da un mese nelle strade del Cile. Patti Smith, che si è esibita dal vivo lunedì in un teatro a Santiago nell&#8217;ambito di un tour internazionale, ha aggiunto di essere &#8220;molto toccata dalla gente in Cile&#8221; e ha riconosciuto i &#8220;tempi difficili&#8221; che stanno accadendo in tutto il mondo.</span></div>
</div>
<div style="text-align: justify;" data-block="true" data-editor="3fnsi" data-offset-key="b8bok-0-0">
<div data-offset-key="b8bok-0-0"><span style="font-size: large;">All&#8217;inizio della crisi, l&#8217;artista ha scritto <a href="https://www.instagram.com/p/B4FOW59p_q5/?utm_source=ig_embed" target="_blank">una poesia sul suo account Instagram</a> dedicata al Cile, un paese che sta visitando per la prima volta:</span></div>
<div data-offset-key="b8bok-0-0">
<p><em><span style="font-size: medium;">Questo è</span></em><br />
<em><span style="font-size: medium;">il regno del coraggio</span></em><br />
<em><span style="font-size: medium;">il regno della convinzione</span></em><br />
<em><span style="font-size: medium;">il regno dell&#8217;unità</span></em><br />
<em><span style="font-size: medium;">Un milione di persone</span></em><br />
<em><span style="font-size: medium;">che esigono Uguaglianza </span></em><br />
<em><span style="font-size: medium;">che esigono responsabilità da parte del governo.</span></em><br />
<em><span style="font-size: medium;">Che esigono un Cile</span></em><br />
<em><span style="font-size: medium;">tanto unito come loro,</span></em><br />
<em><span style="font-size: medium;">prendendo le strade</span></em></p>
<p><em><span style="font-size: medium;">Questo è il regno</span></em><br />
<em><span style="font-size: medium;">di cittadini attivisti,</span></em><br />
<em><span style="font-size: medium;">che si stanno facendo vedere</span></em><br />
<em><span style="font-size: medium;">e ascoltare dal mondo.</span></em><br />
<em><span style="font-size: medium;">Mostrandoci come</span></em><br />
<em><span style="font-size: medium;">il popolo ha il potere.</span></em></p>
</div>
</div>
<div style="text-align: justify;" data-block="true" data-editor="3fnsi" data-offset-key="5qmj2-0-0">
<div data-offset-key="5qmj2-0-0"><span style="font-size: large;">&#8220;Il mio messaggio era semplicemente quello di dire (ai manifestanti): sono con voi, sto pensando a voi&#8221;, ha detto domenica durante una conferenza stampa in cui ha anche parlato dell&#8217;importanza di proteggere l&#8217;ambiente e combattere insieme contro l&#8217;ingiustizia.</span></div>
</div>
<div style="text-align: justify;" data-block="true" data-editor="3fnsi" data-offset-key="fkco4-0-0">
<div data-offset-key="fkco4-0-0"><span style="font-size: large;">&#8220;Dobbiamo sostenerci a vicenda, dobbiamo sostenere la nostra giovinentù e dobbiamo far battere i nostri cuori rivoluzionari&#8221;, la cantante di canzoni leggendarie come &#8220;Because The Night&#8221; e &#8220;People Have The Power&#8221;, ha aggiunto che quando vede &#8220;che le persone sono motivate e che difendono i loro diritti e prendono le strade, penso che sia molto importante mostrare solidarietà ”.</span></div>
</div>
<div style="text-align: justify;" data-block="true" data-editor="3fnsi" data-offset-key="f82s4-0-0">
<div data-offset-key="f82s4-0-0"><span style="font-size: large;">Per un mese, il Cile ha vissuto la sua crisi più grave dal ritorno della democrazia nel 1990, con massicce proteste e sanguinosi scontri tra manifestanti e forze di sicurezza, che hanno causato la morte di almeno 23 persone con almeno cinque presumibilmente nelle mani di agenti statali e conseguente migliaia di manifestanti feriti.&#8221;</span></div>
</div>
<div style="text-align: justify;" data-block="true" data-editor="3fnsi" data-offset-key="4npl8-0-0">
<div data-offset-key="4npl8-0-0"><span style="font-size: large;">Manifestazioni di massa contro il governo cileno sono iniziate a Santiago il 14 ottobre a causa di un aumento di 30 centesimi della tariffa della metropolitana.</span></div>
</div>
<div style="text-align: justify;" data-block="true" data-editor="3fnsi" data-offset-key="efuaa-0-0">
<div data-offset-key="efuaa-0-0"><span style="font-size: large;">Mentre questa misura è stata revocata da Piñera, i disordini sociali sono aumentati quando i cileni hanno iniziato a mettere in discussione &#8220;trent&#8217;anni&#8221; di politiche neoliberiste, che hanno implicato una sistematica perdita dei diritti economici e sociali per milioni di persone.</span></div>
</div>
<div data-block="true" data-editor="3fnsi" data-offset-key="9s648-0-0">
<div style="text-align: justify;" data-offset-key="9s648-0-0"><span style="font-size: large;">Secondo l&#8217;Istituto nazionale per i diritti umani (NHRI), nell&#8217;ultimo mese, almeno 5.629 persone sono state arrestate e 2.009 ferite in Cile.</span></div>
<div style="text-align: justify;" data-offset-key="9s648-0-0"></div>
<div style="text-align: justify;" data-offset-key="9s648-0-0">notizie da telesur english</div>
<div style="text-align: justify;" data-offset-key="9s648-0-0"></div>
<div style="text-align: justify;" data-offset-key="9s648-0-0">Grazie a Patti Smith che ci accompagna da anni con le sue poesie ribelli!</div>
<div style="text-align: justify;" data-offset-key="9s648-0-0"></div>
<div style="text-align: justify;" data-offset-key="9s648-0-0"><img alt="" src="https://m.eldiario.es/cultura/Patti-Smith-declara-Bolano-recomienda_EDIIMA20191118_0923_4.jpg" width="600" height="338" /></div>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.rifondazione.it/primapagina/?feed=rss2&#038;p=40141</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Addio a «Sigaro», una vita nel rock militante</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=36775</link>
		<comments>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=36775#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 13 Dec 2018 10:27:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator></dc:creator>
				<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=36775</guid>
		<description><![CDATA[di Luca Pakarov Musica. Oggi i funerali del frontman e chitarrista della Banda Bassotti, Angelo Conti, scomparso a 62 anni Sono un avanzo di cantiere, rifiuto questa società, che ti ringrazia a calci nel sedere e toglie il pane a chi non ce l’ha», è uno dei testi di Avanzi de cantiere, brano e titolo di uno [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>
<p itemprop="name" style="text-align: justify;">di <span style="font-size: medium;">Luca Pakarov</span></p>
<p itemprop="name" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Musica. Oggi i funerali del frontman e chitarrista della Banda Bassotti, Angelo Conti, scomparso a 62 anni</span></p>
</div>
<div>
<div style="text-align: justify;">
<p><span style="font-size: medium;">Sono un avanzo di cantiere, rifiuto questa società, che ti ringrazia a calci nel sedere e toglie il pane a chi non ce l’ha», è uno dei testi di Avanzi de cantiere, brano e titolo di uno degli album più significativi della Banda Bassotti. Correva l’anno 1995, le canzoni erano state scritte da Angelo «Sigaro» Conti, frontman e chitarrista della band romana. «Sigaro» è scomparso martedì a 62 anni dopo una breve malattia, l’annuncio è stato dato martedì sul profilo facebook della Banda Bassotti con un laconico quanto incisivo: «Chi lotta non sarà mai schiavo. Ciao Sigaro».</span></p>
</div>
<div itemprop="articleBody">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La sua è la storia di quel rock militante che non sbiadisce malgrado tutto, quello che fa riferimento certo a Joe Strummer ma da cui si è distinto, riuscendo a cavare dallo ska italiano un collante potentissimo per i momenti difficili o per le grandi feste. Tuttora risuonano nei cortei quegli inni – e quelle idee – come la cover di <em>Stalingrado</em> o <em>Figli della stessa rabbia</em>, capaci di resistere ai partiti politici, ai cambi generazionali, allo sfaldarsi dei centri sociali e all’evolversi della scena musicale. La militanza politica di Angelo Conti era a monte, nel lavoro di manovale nella cooperativa XXV Aprile e gli amici con cui, prima di iniziare a suonare, partiva per costruire scuole in Nicaragua.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">A fine anni ’80, da un coro da osteria, era nata l’idea della band con Gianpaolo «Picchio» Picchiami e David Cacchione. Da lì, oltre alle canzoni, una presa di posizione dietro l’altra in favore della Palestina, delle lotte dell’America Latina, dell’indipendentismo dei Paesi Baschi (e la fratellanza con i Negu Gorriak), a fianco ai manifestanti del G8 di Genova, dei No Tav o in favore degli insorti di Kiev. Se a Bilbao era considerato una star, in svariate occasioni in Italia venne attaccato dai fascisti, come a Villa Ada nel 2007.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Gli Assalti Frontali l’hanno ricordato scrivendo: «Con la Banda hai girato il mondo, Nicaragua, Euskadi, il Venezuela, la Colombia, Donbass, e quando stavi a Roma quanti concerti abbiamo fatto insieme per le cause più belle, quelle degli oppressi e dei ribelli». Uno spirito internazionalista raccontato nel documentario<em> La brigata internazionale</em> del regista Antonio Di Domenico (2016), che lottava contro l’imperialismo tanto che, malgrado la malattia, fino a pochi giorni fa era in Cile in concerto. La Gang dedicò alla Banda Bassotti il brano<em> Il paradiso non ha confini</em>, dove venivano definiti dei manovali del paradiso.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Marino Severini non riesce a descriverci un fratello incontrato 35 anni orsono e con cui ha condiviso, più che i palchi, tanta vita: «Era un comunista. Era un intellettuale organico alla classe operaia, senza conoscerla nei libri o nei film. È nato e cresciuto nella classe operaia, per questo si è messo a servizio della sua gente scrivendo delle canzoni popolari di lotta per l’emancipazione. Semplicemente non si tirava mai indietro quando c’era d’aiutare l’ultimo disgraziato della terra».</span><br />
<span style="font-size: medium;">I funerali si terranno oggi alle 12.30 presso il Tempio Egizio al Cimitero Monumentale al Verano.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong>il manifesto</strong>, 13.12.2018</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.rifondazione.it/primapagina/wp-content/uploads/2018/12/sigaro.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-36776" alt="sigaro" src="http://www.rifondazione.it/primapagina/wp-content/uploads/2018/12/sigaro.jpg" width="672" height="960" /></a></p>
</div>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.rifondazione.it/primapagina/?feed=rss2&#038;p=36775</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La tua rivoluzione ci sarà: per Claudio Lolli</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=35350</link>
		<comments>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=35350#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 31 Aug 2018 23:44:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Movimenti]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Lolli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=35350</guid>
		<description><![CDATA[di Girolamo De Michele coi bottoni dorati e gli ottoni lucenti fischiando la Marsigliese mentre il vento fa il solletico ai sogni rimasti incastrati nel cancello dei denti Credo che tutti quelli che hanno amato o continuano ad amare Claudio abbiano qualcosa di profondo in comune. Io ho scritto un romanzo ambientato a Bologna, nel [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">di Girolamo De Michele</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-size: medium;"><em>coi bottoni dorati e gli ottoni lucenti<br />
fischiando la Marsigliese<br />
mentre il vento fa il solletico ai sogni<br />
rimasti incastrati nel cancello dei denti</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Credo che tutti quelli che hanno amato o continuano ad amare Claudio abbiano qualcosa di profondo in comune.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Io ho scritto un romanzo ambientato a Bologna, nel quale passa Claudio. Non sto a spiegarvi come e perché, e a cosa serva dal punto di vista narrativo. Ma a un certo punto il protagonista, a Parco Nord, vede passare Claudio Lolli. Questo gli servirà più avanti, si ricorderà di questa immagine che gli farà scattare un’associazione libera. Lolli non c’entra niente con la trama. Ma passa. E sembra finita lì. A questo personaggio sono capitate delle brutte cose, e gliene stanno capitando altre: si è chiuso in se stesso, è un ex zingaro felice che ha smesso di essere ambedue le cose. È solo a casa e come fa sempre quando è solo, beve. E quando beve si intristisce, perché rivede tante persone che non vede più, che forse non vorrebbe rivedere, ma che forse vorrebbe anche rivedere. Casa sua diventa un’assemblea: c’è la sua ex ragazza che è morta, c‘è il suo grande amico che è in carcere, fine pena chissà quando. È entrato nella lotta armata e ha ucciso qualcuno più farabutto di lui, è stato preso, e dal carcere non risponde più neanche alle lettere. C’è un altro suo amico che, dal giorno in cui hanno scoperto che il loro amico comune era entrato nella lotta armata, ha quasi smesso di parlargli. Era il vecchio gruppo del ’77.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">E poi c’è Claudio Lolli che parla con Anna di Francia: l’ho voluta mettere come se fosse una persona reale. Se dovessi parlare del senso di questo mio contributo, è spiegare perché Anna di Francia per me è l’immagine della libertà; lo è sempre stata, da quando ho ascoltato per la prima volta questa canzone. E dopo trent’anni di ascolti credo di avere capito perché, tra le tante belle canzoni di Claudio, è quella che mi è rimasta più impressa.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La prendo un po’ per una via laterale. Ricordo che una volta, a un concerto, Claudio disse: «Secondo me la malinconia è di sinistra. Quando ho iniziato a cantare si pensava che la malinconia fosse di destra; e invece io volevo spiegare perché è di sinistra».</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Io credo che sia una cosa vera e anche profonda, che la malinconia sia di sinistra. Credo che Leopardi fosse un grande malinconico, di sinistra. Credo che Michelangelo sia stato il più grande dei malinconici e credo sia importante dire che fosse di sinistra perché era malinconico. Così come Leonardo era di sinistra perché era ateo.</span><br />
<span style="font-size: medium;"> In questo momento credo che queste cose vadano dette. Perché la malinconia è di sinistra? Perché la malinconia non è mai realismo; il malinconico è uno che vive sempre una possibilità, non una realtà.</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Prima parlavo di Michelangelo: mi sono riletto tutti i suoi versi, è uno dei miei poeti preferiti. Proprio ai tempi di Michelangelo il malinconico aveva smesso di essere la figura del maledetto: <em>è nato sotto il segno di Saturno, poveretto, è fatto così, è una mela bacata</em>. No, invece al tempo di Michelangelo il malinconico era quello a cui Saturno aveva dato una diversa possibilità. Poi stava a lui realizzarla o no. Michelangelo era un personaggio notturno; da qualche parte dice</span></p>
<blockquote><p><span style="font-size: medium;"><em>…el vulgo volle</em></span><br />
<span style="font-size: medium;"> <em>notte chiamar quel sol che non comprende.</em></span></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Dice che la notte è <em>quel sole che altri chiamano notte</em>. Per lui la notte era il sole, lui la notte usciva e viveva la notte in modo diverso, come una diversa possibilità. Ecco, il malinconico è questo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Anche Leopardi era malinconico, però anche lui parlava di felicità, sembra strano, però se andate a guardare nello <em>Zibaldone</em>, all’8 febbraio 1821 Leopardi scrive che «lo scopo dei governi (siccome quello dell’uomo) è la felicità dei governati», ossia «la felicità pubblica e privata, in somma la felicità possibile degli uomini come uomini […] cioè la felicità relativa e reale, e adatta e realizzabile in natura, tal quale ella è, non riposta nelle chimeriche e assolute idee, di ordine e perfezione matematica», che è anche una bella idea politica, se ci pensate. Qual era la felicità di cui parlava Leopardi? I filosofi del ‘700 che Leopardi leggeva, dicevano: la felicità è quella condizione nella quale sono libero di realizzare i miei scopi. Non è il benessere, non è la ricchezza; è la libertà. Lo scopo della politica dovrebbe essere realizzare la massima libertà possibile, il maggiore allontanamento dalle costrizioni.</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Invece un realista cosa dice? Che la felicità è la ricchezza, il benessere, un mondo pieno di oggetti.</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Allora, torniamo ad Anna di Francia.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/qoNGk_mvne4" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<div style="text-align: justify;"></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Cosa c’entra con tutto questo? Anna di Francia è una persona che non vive né di parole né di cose: esce dall’osteria perché si sta riempiendo di parole, che parlano di parole, che quindi non significano molto. Questo non le basta più:</span></p>
<blockquote><p><span style="font-size: medium;"><em>Anna si arrabbia, basta parlare,<br />
Anna si alza, andiamo via<br />
e mentre la strada mi fa perdonare<br />
c’è Anna che brinda alla sua anarchia.</em></span></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Nel gesto di Anna <em>imprendibile più di un momento</em> c’è il rifiuto di un linguaggio che si è irrigidito nell’ideologia, nello slogan, nella frase fatta: nell’univocità dei significati.</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Però poi, nella seconda parte della canzone, c’è un lungo elenco di quello che l’io narrante – Claudio o la voce che parla di Anna – promette ad Anna, e fa un lungo elenco di oggetti che lui non sarà. La nostra vita non sarà quell’orologio, quel reggiseno appeso al lampadario, quel manico di scopa, quello specchio, la nostra vita non si ridurrà a cose, non sarà parole vuote ma non sarà nemmeno cose. A me all’università avevano insegnato che i poeti italiani vanno classificati tra quelli che parlano di parole e quelli che parlano di cose. Questa semplificazione mi sembrava davvero banale, non mi ci ritrovavo. Tempo fa, rileggendo Claudio, ho capito perché. Perché uno dei poeti che mi è più caro, che è Claudio Lolli, non sta né con le parole né con le cose, sta a metà strada, cerca di collegarle tra di loro.</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Il fatto è che il linguaggio non è fatto né di parole univoche, né di cose naturali: è fatto di oggetti variabili che intessono relazioni tutte da costruire tra cose e parole, è fatto di significanti fluttuanti, eccessivi rispetto al loro oggetto (parole come <em>libertà</em>, <em>felicità</em>) e di significati fluttuati (parole come <em>robo</em>, <em>coso</em>, suoni come <em>eh…</em>, espressioni come <em>vuoi che ti dica</em>, dove il significato è in difetto rispetto a ciò che ancora dev’essere conosciuto). La lingua che usiamo perde la propria libertà, cioè il regno del possibile, quando si blocca nella convenzione linguistica o quando si fa didascalia di un’esistenza che si esaurisce nella descrizione della funzione, nella <em>tranquillizzante sicurezza degli oggetti</em>. Se ora rileggete il testo di <em>Ho visto anche degli zingari felici</em>, noterete che Lolli non usa parole univoche, né immagini materiali:</span></p>
<blockquote><p><span style="font-size: medium;"><em>il meraviglioso equilibrio</em></span><br />
<span style="font-size: medium;"> <em>di un’obesità senza fine,</em></span><br />
<span style="font-size: medium;"> <em>di una felicità senza peso;</em></span></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">oppure:</span></p>
<blockquote><p><span style="font-size: medium;"><em>è vero che spesso la strada sembra un inferno</em></span><br />
<span style="font-size: medium;"> <em>una voce in cui non riusciamo a stare insieme.</em></span></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Per contro, quando le immagini sembrano cose, avviene subito uno spiazzamento, uno slittamento laterale, come nella serie <em>gobbo-tredici-ubriaco</em>:</span></p>
<blockquote><p><span style="font-size: medium;"><em>È vero che sputiamo per terra</em></span><br />
<span style="font-size: medium;"> <em>quando vediamo passare un gobbo,</em></span><br />
<span style="font-size: medium;"> <em>un tredici o un ubriaco…</em></span></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">L’astrattezza del tredici (avete mai visto un tredici per strada?) contraddice la naturalità della cosa-gobbo, l’ubriaco fa slittare il senso dello sputo, che non è evidentemente scaramantico, giacché gli ubriachi non portano sfortuna, ma provocano disgusto: sputo diventa allora una parola-baule che racchiude un intero mondo di parole, quel mondo nel quale</span></p>
<blockquote><p><span style="font-size: medium;"><em>non vogliamo pagare<br />
la colpa di non avere colpe,</em></span></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">o nel quale</span></p>
<blockquote><p><span style="font-size: medium;"><em>non vogliamo cambiare<br />
il nostro inverno in estate.</em></span></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">E il Vietnam di cui canta Lolli quale sarà, dove sarà? Di là dal mondo, sull’altra faccia dell’atlante, o qui, nella cucina familiare <em>della mia gente</em>, nei sogni del poeta o sulle prime pagine dei giornali?</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Ecco, la poetica di Claudio secondo me è questa: se rileggete gli <em>Zingari felici</em>, vi rendete conto che le sue metafore non sono mai astratte. Però non sono neanche assolutamente concrete: restano indeterminate. Questo è lo sguardo del malinconico. È una vita possibile. Perché la vita possibile è qualcosa che dobbiamo realizzare, il senso che noi diamo alla luna.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Dall’altra parte cosa c’è, invece? Dall’altra parte c’è la felicità preconfezionata, quella che ci promettono i governi. Sembra un programma politico interessante, forse lo abbiamo già visto, forse a Bologna Claudio lo vede quotidianamente, può darsi che a breve ce lo riproporranno, non lo so. Le ragioni di questo programma sono in <em>Incubo numero zero</em>, mentre Ulrike Meinhof viene lentamente suicidata e <em>la luna ha una faccia da strega</em> e <em>il sole ha lasciato i suoi raggi in cantina</em>, e un aereo scrive <em>VIVA IL LAVORO</em> nel cielo, col sangue:</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<div style="text-align: justify;"></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> <iframe src="https://www.youtube.com/embed/KW44opc0DoY" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Provate ad ascoltare questo programma politico precotto, preconfezionato – e sorprende, o forse no, che queste parole siano contemporanee all’inizio della riflessione di Foucault sulla governamentalità. Claudio lo descriveva così:</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Disoccupate le strade dai sogni</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Sono ingombranti, inutili, vivi</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Topi e rifiuti siano tratti in arresto</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Decentreremo i formaggi e gli archivi</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Disoccupate le strade dai sogni</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Per contenerli in un modo migliore</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Possiamo fornirvi fotocopie d’assegni</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Un portamonete, un falso diploma, una ventiquattrore</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Disoccupate le strade dai sogni</span><br />
<span style="font-size: medium;"> E arruolatevi nella polizia</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Ci sarà bisogno di partecipare, ed è questo il modo</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Al nostro progetto di democrazia</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Disoccupate le strade dai sogni</span><br />
<span style="font-size: medium;"> E continuate a pagare l’affitto</span><br />
<span style="font-size: medium;"> E ogni carogna che abbia altri bisogni</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Dalla mia immensa bontà sia trafitto</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Da oggi è vietata la masturbazione</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Lambro e Lambrusco vestiti di nero</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Apriranno le liste di disoccupazione</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Chiudendo poi quelle del cimitero</span><br />
<span style="font-size: medium;"> E poi costruiremo dei grandi ospedali</span><br />
<span style="font-size: medium;"> I carabinieri saranno più buoni</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Assistenza forzata e gratuita per tutta la vita</span><br />
<span style="font-size: medium;"> E un vitto migliore nelle nostre prigioni</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Disoccupate le strade dai sogni</span><br />
<span style="font-size: medium;"> E regalateci le vostre parole</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Che non vi si trovi nascosti a fare l’amore</span><br />
<span style="font-size: medium;"> I criminali siano illuminati dal sole.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Sicuramente Anna di Francia qui è una criminale, illuminata dal sole, come i personaggi che vengono arrestati in Brazil. Però vedete com’è bello concreto questo programma, tanti begli oggetti, la ventiquattrore, il libretto d’assegni.</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Qui tutto è quantificabile, parcellizzabile, misurabile. I valori saranno espressi da indici numerici, diagrammi cartesiani li descriveranno sotto forma di curve calcolabili: avremo indici di soddisfazione degli utenti, qualità dei servizi, certificazioni delle competenze acquisite da conservare in un apposito portfolio, certificati di esistenza in vita – persino la bontà dei carabinieri sarà misurabile, quantificabile e descrivibile graficamente. I sogni no, non sono certificabili né quantificabili: sono ingombranti, inutili, vivi. Anche vita non è un designatore, ma una parola-baule, o un significato fluttuato: nello sguardo malinconico sulla vita c’è sempre un di più di vita possibile che ancora non conosciamo da aggiungere alla vita vissuta.</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Ma – Attenzione – anche i sogni, la fantasia, l’utopia possono diventare una prigione:</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Però ci si affeziona anche alla propria fantasia</span><br />
<span style="font-size: medium;"> alla propria confusione</span><br />
<span style="font-size: medium;"> al proprio essere persi in mezzo al mar</span><br />
<span style="font-size: medium;"> e le vele e le reti e le prigioni sono calde</span><br />
<span style="font-size: medium;"> e danno sicurezza</span><br />
<span style="font-size: medium;"> proprio come dei santi incorniciati.</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Attenzione: che non ci si risvegli una mattina</span><br />
<span style="font-size: medium;"> con qualche cosa da salvare.</span><br />
<span style="font-size: medium;"> …</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Attenzione a non lasciarsi per la strada i gesti</span><br />
<span style="font-size: medium;"> le parole necessarie per parlare</span><br />
<span style="font-size: medium;"> attenzione a non svegliarsi una mattina</span><br />
<span style="font-size: medium;"> senza la voglia di cambiare.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Queste canzoni sono state scritte ai tempi delle barricate di Bologna, non dieci o quindici anni fa quando prima in Inghilterra e poi in Italia ci è stato detto: vi permettiamo una vita così – l’arrivismo, il yuppismo, arricchitevi, qualcuno resterà indietro, pazienza. Ecco, no, lo sguardo melanconico è sempre uno sguardo che fa un passo indietro rispetto a tutto questo: non mi basta l’oggetto ben preconfezionato, l’oggetto preciso. Non mi bastano neanche le parole precise, uso parole indeterminate.</span><br />
<span style="font-size: medium;"> In fondo Claudio ci ha dato delle chiavi di lettura: in Analfabetizzazione ha scritto che la semantica o è violenza oppure è un’opinione. Io il testo di questa canzone l’ho letto a quindici anni; me lo sono ritagliato e l’ho attaccato nella mia stanza. Io a quindici anni non sapevo cosa volesse dire che la semantica o è violenza oppure è un’opinione. Però sentivo che doveva essere così. Oggi la insegno, questa frase. Tutti gli anni a scuola inizio, la prendo lunga, arrivo agli stoici e poi scrivo questa frase alla lavagna. C’è stato un anno in cui l’ho scritta nella scuola in cui insegnava Claudio, perché eravamo colleghi. La cosa strana è che i ragazzi sapevano chi era il professor Lolli, ma non sapevano chi era il cantautore Lolli. Forse adesso lo sanno, o almeno spero.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">E oggi che gli dei ci sono nemici, vale ancora lo sguardo malinconico, lo sguardo sul possibile, sulla libertà dalla servitù della mente e del corpo?</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Negli Zingari avevamo trovato la parola inferno, ricordate?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">È vero che spesso la strada sembra un inferno…</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Fortini, in quel gran libro che è Verifica dei poteri, parla dell’inferno come del «male divenuto tranquillo»: in un mondo ridotto a parole-scheletro e a cose tranquillizzanti, il linguaggio non viene messo in discussione, i bauli restano chiusi perché non sono visti come tali, e la stessa precisione delle parole – ci vogliono parole molto precise per contenere in esse interi mondi – si ammala della peste del linguaggio e dell’immaginario: e allora non distinguiamo più l’inferno dal paradiso, non combattiamo più «l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme». L’alternativa è data con facilità: «accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più». Al malinconico questo esercizio di addomesticamento non riesce: il suo sguardo vede il possibile, il non-ancora-reale che eccede il reale, pratica l’arte di «cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio». Diventa uno sguardo che si sdoppia, che vede ciò che c’è e ciò che non c’è (ancora). Noi viviamo in un’epoca che probabilmente è sempre stata inferno, anche quando negli anni ’70 la rivoluzione sembrava che fosse lì dietro l’angolo. Claudio ci metteva in guardia: attenzione a non crogiolarci in questa felicità, che non diventi anch’essa una prigione, e forse poi alla fine lo è diventata.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Però adesso a distanza di trent’anni è sempre lo sguardo malinconico che permette a Claudio di dire (Ulisse) che</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">il destino, il fato è cambiato</span><br />
<span style="font-size: medium;"> e oggi gli dei ci sono nemici</span><br />
<span style="font-size: medium;"> e certamente non basta più viaggiare</span><br />
<span style="font-size: medium;"> per sembrare degli zingari felici.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Però al tempo stesso dice anche, in una poesia che è dedicata a un suo amico, che a modo suo è anche lui un poeta (è poeta chi vive da poeta, e sa scovare dio che si materializza, / si transustanzia in un / campari soda):</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La tua rivoluzione non c’è stata</span><br />
<span style="font-size: medium;"> ma ci sarà, perché il futuro è lungo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">È oscillando continuamente tra queste due dimensioni che Claudio riesce a essere quel poeta che ascoltiamo da una vita.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">sia lieve la terra ai poeti e ai comunisti che sanno aprire le finestre sbagliate</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">* * *</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Questo omaggio è stato scritto in occasione del convegno Piazza bella piazza. Gli Zingari compiono 30 anni (Perugia, 2 giugno 2006), e pubblicato nel volume degli atti Da una finestra sbagliata. Gli zingari felici di Claudio Lolli, a cura di Gianluca Veltri, Luciano Vanni Editore, Collescipoli, 2006 (una versione provvisoria fu pubblicata qui). Ho modificato qualcosa. L’immagine è uno dei disegni di Enzo De Giorgi che illustrano l’ultimo disco di Claudio, Il grande freddo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><img alt="" src="http://www.euronomade.info/wp-content/uploads/2018/08/Claudio_Lolli_Il_grande_freddo.jpg" width="800" height="524" /></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.rifondazione.it/primapagina/?feed=rss2&#038;p=35350</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Con Claudio Lolli abbiamo perso una parte della nostra storia &#8220;dalla parte del torto&#8221;</title>
		<link>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=35288</link>
		<comments>http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=35288#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 18 Aug 2018 09:14:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Interni]]></category>
		<category><![CDATA[Movimenti]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=35288</guid>
		<description><![CDATA[Stefano Galieni Difficile non cadere nella retorica quando se ne va uno dei pochi che è riuscito a cantare una generazione. Una generazione, oggi con i capelli bianchi, che ha attraversato gli anni in cui sembrava che questo paese, questo mondo, potessero cambiare davvero. Claudio Lolli, che se ne è andato ieri a 68 anni, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Stefano Galieni</strong></p>
<p>Difficile non cadere nella retorica quando se ne va uno dei pochi che è riuscito a cantare una generazione. Una generazione, oggi con i capelli bianchi, che ha attraversato gli anni in cui sembrava che questo paese, questo mondo, potessero cambiare davvero. Claudio Lolli, che se ne è andato ieri a 68 anni, non è stato solo cantautore, poeta, scrittore, militante,  professore  di liceo. &#8220;Quelli come noi&#8221;, per riprendere  una sua canzone poco ricordata, che lo ascoltavano nei primi anni Settanta, che si lasciavano prendere  da quella sua voce così  piena &#8220;di ragni, di rospi, di rane e altre cose un po&#8217; strane, una voce da regno dei più o da principi del sottosuolo, una voce oltretutto che mi accompagnavo da solo&#8221; (sempre per usare i sui versi), erano /eravamo, considerati un po&#8217; a parte. La tristezza profonda, esistenzialista, di molti suoi testi, evocavano adolescenze sofferenti e cariche  di nubi e quando qualcuno provava a cantarli, accompagnato  dalla chitarra, c&#8217;era sempre chi ti diceva &#8220;che tristezza&#8221; se non &#8221; che palle&#8221;. Ma si resisteva e lo si ascoltava ed era facile trovare in quelle che non erano solo canzonette, stralci  della propria vita e del proprio affacciarsi alla politica. Perché accanto a versi che sembravano accartocciarsi su un malessere irrecuperabile, esplodevano testi di lotta in cui si provava a raccontare di un mondo che cambiava. Da &#8220;Primo Maggio&#8221; (dedicata alla liberazione del Vietnam) ad Agosto, testo duro e senza mediazioni sulla strage dell&#8217;Italicus, a filastrocche come &#8220;Piazza bella piazza&#8221; o &#8220;Vecchia piccola borghesia&#8221; (quanto mai attuale). Ma non si finirebbe mai di citare canzoni senza fare  torto ad una o ad un&#8217;altra e fa impressione trovare in queste ore sui social, i versi  che sembravano dimenticati o rimossi, le frasi che erano entrate prepotentemente ma senza far rumore nel nostro lessico. La critica ufficiale lo ricorda come il cantore del Settantasette e forse, anche se ne limita l&#8217;ampiezza, non ha tutti i torti. La sua Bologna in quell&#8217;anno cruento non era ridotta, come oggi, a provincia chiusa e ostile. Le sue  case si aprivano facilmente alla marea di studenti che provavano a cambiare il mondo. Ma insieme  agli studenti arrivarono i blindati di Cossiga, l&#8217;uccisione di Francesco Lorusso (&#8220;I giornali di marzo hanno parlato&#8221;) una repressione potente e insopportabile perché cavalcata dall&#8217;allora amministrazione del PCI. Certo il conflitto fra sinistra vecchia e nuova era diventato ormai insanabile e le responsabilità non erano da una sola parte, ricomporre i cocci non era possibile neanche &#8220;col vino&#8221; (Albana per Togliatti&#8221;) e non c&#8217;era più spazio per le spinte libertarie allora forti e culturalmente significative. &#8220;Anna di Francia&#8221; (una delle più belle canzoni scritte  da un uomo su una donna) aveva già dato &#8220;un bacio alla piazza&#8221; e se ne era andata, la luce di Ulrike (Mehinof) era già stata spenta col suicidio di Stato nel carcere di Stammhein (Incubo numero zero) e difficilmente si sarebbero più visti &#8220;zingari felici, proprio in Piazza Maggiore, ubriacarsi  di luna, di vendetta e di guerra&#8221; (Ho visto anche degli zingari felici). La vicenda artistica e militante di Claudio Lolli però non  si è conclusa con la fine degli anni Settanta. Tanti i cd, passati  spesso in sordina e poco appetibili per un grande pubblico sempre meno militante a cui l&#8217;assenza di velleità commerciali non piaceva. Tante le collaborazioni con altri artisti e gruppi, i libri, le contaminazioni fino all&#8217;ultimo cd, &#8220;Il grande freddo&#8221; realizzato con il crowdfunding lanciato  via web e che lo ha portato a vincere il &#8220;Premio Tenco&#8221; 2018. Insomma un&#8217;altra grande voce che si è spenta, di quelle che potevano ancora ricordarci ciò che siamo stati per continuare a voler  cambiare il mondo  senza rinunciare a tirar fuori  i nostri sentimenti, le debolezze, le inadeguatezze e le miserie, individuali e collettive. Restando dalla parte del torto ma senza diventare figure mitiche. Ciao Claudio, che ci hai insegnato in fondo  a non aspettare Godot.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.rifondazione.it/primapagina/?feed=rss2&#038;p=35288</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
