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	<title>Rifondazione Comunista &#187; giustizia</title>
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		<title>Mozione in tema Giustizia. Approvata all&#8217;unanimità alla Direzione del 29 luglio</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jul 2025 21:00:33 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Gianluca Schiavon* La Direzione nazionale esprime la più assoluta contrarietà alla riforma costituzionale voluta dal Governo di destra e dal suo Ministro della Giustizia. Riforma che si inserisce perfettamente nell&#8217;orientamento panpenalistico del &#8220;più galera per tutti&#8221; di una maggioranza che solo con l&#8217;ultimo decreto &#8216;paura&#8217; ha introdotto 14 nuovi reati e 9 aggravanti. I temi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Gianluca Schiavon*</strong></p>
<p>La Direzione nazionale esprime la più assoluta contrarietà alla riforma costituzionale voluta dal Governo di destra e dal suo Ministro della Giustizia. Riforma che si inserisce perfettamente nell&#8217;orientamento panpenalistico del &#8220;più galera per tutti&#8221; di una maggioranza che solo con l&#8217;ultimo decreto &#8216;paura&#8217; ha introdotto 14 nuovi reati e 9 aggravanti.</p>
<p>I temi trattati dalla riforma sono quattro: separazione delle carriere, separazione dei CSM, creazione di un nuovo organo per i procedimenti disciplinari verso i magistrati e, infine, estrazione a sorte di due terzi dei componenti di tutti gli organi di autogoverno della Magistratura. Dalla separazione delle carriere in base a questa riforma deriverebbe la soluzione del problema della assoluta indipendenza del giudice nel processo penale e dell’equilibrio tra accusa e difesa con la trasformazione del PM nella immaginifica figura berlusconiana dell’avvocato dell’accusa.</p>
<p>La opposizione intransigente alla separazione delle carriere parte da considerazioni sulla efficienza del sistema: non persuade che un magistrato, privato fin dal concorso del punto di vista di dover decidere un fatto rilevante dal punto di vista penale o, in altro caso un fallimento o un divorzio, svolga meglio la propria professione. Primo effetto della riforma Nordio sarebbe l’aumento dell’accondiscendenza all’orientamento dei suoi superiori da parte del singolo sostituto procuratore in una struttura gerarchizzata qual è la Procura della Repubblica anche in rapporto alle Procure generali presso la Corte d’appello e la Corte di Cassazione. Conseguenza immediata sarebbe l’aumento del corporativismo e del conformismo ai vertici delle Procure se tutto dipenderà da questi: sia la singola indagine, sia la carriera individuale.</p>
<p>Pare, inoltre, ridicola la parola d’ordine che vede la separazione delle carriere utile all’abolizione delle correnti organizzate. È vero, semmai, il contrario perché si realizzerebbe un serrate i ranghi tra i PM interessati a consolidare il proprio potere molto più che a segnalare le storture del sistema giustizia al legislatore.</p>
<p>Togliere la formazione comune e il confronto professionale tra uffici requirenti e uffici giudicanti porterebbe i primi necessariamente a una maggiore contiguità, oltre alla consuetudine quotidiana, con gli uffici di governo e controllo del territorio dai quali proviene la polizia giudiziaria. Non sfugge, infatti, che l’organizzazione interna alle Procure la composizione e l’organizzazione delle sezioni di PG è già oggi interamente decisa dai capi interni e dai capi esterni: questori, comandanti provinciali dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e financo, nelle grandi città, comandanti delle Polizie municipali. Se il sostituto procuratore non ha più la formazione del giudice aumenterà la sudditanza psicologica verso il capo e verso i soggetti che il capo ha deciso essere i migliori investigatori o i migliori consulenti tecnici.</p>
<p>A fronte di migliaia di processi penali che, già in primo grado, finiscono con proscioglimenti o assoluzioni ciò che produrranno queste riforme sarà un ulteriore incremento dei processi assecondando la spinta agita dalla parte più retriva delle forze di polizia, come già visto nel sostegno al DL paura. A fronte di processi che durano ben oltre la ragionevolezza bisogna evitare che ogni vicenda processuale si trascini fino al giudizio di legittimità.</p>
<p>La DN, inoltre, esprime contrarietà alla introduzione con voto unanime del Senato del nuovo delitto di femminicidio previsto e punito all’art. 577 bis del codice penale con l’ergastolo. Si tratta dell’ennesima manifestazione di quello che la miglior dottrina penalistica chiama diritto penale simbolico, cioè, la moltiplicazione di fattispecie create per puro fine di comunicazione e di consolazione. Questi odiosi delitti, infatti, sono numericamente stabili nonostante un profluvio di norme penali sostanziali e processuali, come il codice rosso o la legge Rocella, perché sono preceduti da un climax di atti violenti, essendo il prodotto di dinamiche relazionali e di una radicata subcultura che sintetizziamo con l’espressione patriarcato. La violenza di genere, in cui il femminicidio trova scaturigine, non si sconfigge con gli ergastoli e nemmeno coi supplizi: si combatte con la prevenzione a partire dalla minima molestia, fino allo stalking, e con una battaglia a 360 gradi al patriarcato. Si può sconfiggere con più formazione scolastica, più consultori, più autonomia economica per le donne, più comitati di garanzia sui luoghi di lavoro, più spazi autonomi di genere.</p>
<p>La DN, infine, ribadisce la propria contrarietà all’ennesima operazione propagandistica del Governo sull’annunciato piano di realizzazione di nuove carceri. Annuncio, oltre che sbagliato in sé, risibile non essendo accompagnato da un contemporaneo piano di assunzione di polizia penitenziaria. Le emergenze suicidi in carcere, anche di agenti della penitenziaria, e sovraffollamento, estrema in alcune Case circondariali e in alcuni Istituti per minorenni, non si risolvono aumentando i posti in cella. Occorre rispettare davvero il dettato dell’art. 27 della Costituzione con provvedimenti urgenti e generali: amnistia per i reati meno gravi, o indulto per due anni, divieto di carcerazione delle madri di bambini in età scolare, miglioramento del regolamento penitenziario, abolizione del decreto Caivano.</p>
<p>Per tutti i gravi atti annunciati e approvati e per i “trattamenti contrari al senso di umanità” negli istituti detentivi la DN impegna le proprie strutture regionali e federali a:</p>
<p>1.  Contribuire a creare e ad animare, su tutti i territori, comitati contro la riforma “della separazione delle carriere dei magistrati” anche in vista del difficile appuntamento del referendum confermativo nella primavera 2026;</p>
<p>2.  Continuare la campagna contro il DL paura e contro tutti nuovi delitti introdotti dal Governo di destra nella Rete nazionale, che si riconvoca il 21 settembre a Roma;</p>
<p>3.  Continuare la campagna per l’umanizzazione delle carceri condividendo iniziative con il mondo dell’associazionismo vicine alle nostre proposte;</p>
<p>4.  Continuare a sostenere i movimenti di lotta – tra questi i NOTAV – attinti da provvedimenti puntivi e vittime di repressione irragionevole.</p>
<p>*Responsabile Giustizia e istituzioni, PRC-S.E.</p>
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		<title>DDL sicurezza (paura) ora viene il bello!</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Dec 2024 11:57:34 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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		<description><![CDATA[   Gianluca Schiavon* Dopo una messe di leggi provvedimento a risposta delle emergenze penali più balzane, il Governo di destra, per mano dei ministri Nordio, Piantedosi e Crosetto, ha perfezionato nel ddl ‘sicurezza’ un corpus organico di norme compiutamente orientato alla repressione dei soggetti che questa maggioranza politica considera persone marginali e potenzialmente contrarie all’interesse [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><span style="text-decoration: underline;"> </span></p>
<p><strong><span style="font-size: medium;"> Gianluca Schiavon*</span></strong></p>
<p><span style="font-size: medium;">Dopo una messe di leggi provvedimento a risposta delle emergenze penali più balzane, il Governo di destra, per mano dei ministri Nordio, Piantedosi e Crosetto, ha perfezionato nel ddl ‘sicurezza’ un <i>corpus</i> organico di norme compiutamente orientato alla repressione dei soggetti che questa maggioranza politica considera persone marginali e potenzialmente contrarie all’interesse dei potenti. L’indirizzo del Governo, finora, è parso incontrastato perché insoddisfacenti sono state le risposte di opposizione. A fronte di decreti-legge tanto bizzarri quanto difficilmente applicabili nell’organizzazione della Giustizia attuale, uno per tutti, quello che ha introdotto il delitto di <i>rave party</i>, le forze sociali parevano impegnate singolarmente a contrastare la puntuale norma liberticida.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La maggioranza ha così sfigurato l’ordinamento con un insieme ampio di norme incostituzionali come la reintroduzione di una disposizione già annullata con la sentenza della Consulta n. 359/2000, vale a dire il reinserimento del pericolo di fuga tra le esigenze cautelari idonee a motivare le misure cautelari per i minorenni nel famigerato decreto Caivano.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Nell’ambito pervasivo dell’amministrazione della Giustizia e dell’ordine pubblico è squadernata la velleità di americanizzazione del governo delle destre; emerge, infatti, l’attacco alle grandi città come luoghi in cui la produzione del valore produce qualche germe di resistenza e persino di contropotere. Non sfugge come siano oggetto di una campagna per la paura e per la reazione alla maniera di Trump tutti i centri urbani: dalle città-porto europee di Genova e Trieste, agli snodi della logistica, all’area metropolitane de-industrializzate milanese e torinese, il territorio smisurato di Roma capitale e delle metropoli del mezzogiorno.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il disegno di legge sicurezza segna, tuttavia, un momento di discontinuità perché è emerso un <i>fronte unito</i> contro la tattica della destra coagulato da una <i>strategia costituzionale</i>. Un fronte evidentemente composito che va dalla rete dei Negozianti italiani canapa (NIC) ai collettivi studenteschi più radicali, dai Giuristi democratici, alle associazioni del volontariato carcerario, da Articolo 21 ai lavoratori organizzati della GKN. Un fronte meticcio e intergenerazionale, ma, soprattutto, un fronte che attraverso la parola d’ordine ritiro immediato del DDL ha un potenziale ricompositivo di tutte le vertenze attraverso le quali i soggetti sociali declinano il conflitto capitale-lavoro, capitale-ambiente, capitale-corpi e libertà-repressione. Si passa, quindi, forse per la prima volta dopo tanti anni, da un sodalizio tra forze militanti e addetti ai lavori, che ha resistito alla espansione del diritto penale del nemico, a una coalizione tra soggetti diversi nel quale partecipano forze di massa: ARCI, ANPI, CGIL, UIL, sindacati conflittuali, camere penali. Il tornante si è manifestato dopo un apparente periodo di stasi del movimento contro le guerre e gli imperialismi. Pare, infatti, riemerso il movimento dopo essere stato atterrito dalla ineluttabile barbarie della <i>terza guerra mondiale a pezzi</i> nel momento in cui è stato compreso da larghe minoranze europee il nesso guerra mondiale-repressione interna.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il processo ri-aggregativo non è esauribile nella manifestazione di Roma, ma ha ancora un margine di espansione perché nasce da manifestazioni territoriali e regionali, dagli scioperi, dalle occupazioni di scuole e facoltà, dall’astensione dalle udienze dei penalisti. Sta maturando una risposta, a fronte di un disegno sanzionatorio universale del Governo, altrettanto universale che partendo dalla vita concreta contrappone un modello di liberazione dal comando capitalista e dal bisogno indotto.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Dopo la manifestazione di almeno 50.000 persone a Roma, il procedimento legislativo è continuato con la discussione degli emendamenti nella II Commissione del Senato proposti dalle opposizioni parlamentari, ma il portato di tutte le manifestazioni ha già inciso significativamente: il Capo dello Stato starebbe imponendo – a differenza da ciò che non ha fatto col decreto Caivano – la modifica di tutte le norme più manifestamente incostituzionali. SI tratterebbe di tre gruppi di norme: quelle norme ‘anti-borseggiatrici rom’ che rendono facoltativa la esecuzione della reclusione per le donne incinta o madri di figli fino a un anno e obbligatoria l’esecuzione penale per le madri fino a tre anni, di quella discriminatoria verso il cittadino extraUE per l’acquisto di una sim telefonica e di quelle incriminanti la resistenza passiva nei reati di rivolta carceraria e rivolta in CPR.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La battaglia, tuttavia, non è che all’inizio dal momento che il movimento non può accettare nulla che non sia il ritiro di tutto il ddl, fatto politico difficile, ma non impossibile. A patto di non interrompere la mobilitazione e l’agitazione sui territori per tornare nella capitale il secondo fine settimana di gennaio con un progetto minuto di riflessione e di sabotaggio dei dispositivi del controllo sociale, dunque di ri-soggettivazione delle vite di ognuna e ognuno.</span></p>
<p>*Responsabile Giustizia, PRC-S.E.</p>
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		<title>Legge fascistissima contro proteste popolari, vogliono zittire il popolo</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Sep 2024 11:45:53 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
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		<description><![CDATA[Maurizio Acerbo* Le pene spropositate contro le proteste popolari sono tipiche dei regimi. Con l&#8217;ennesimo ddl sicurezza siamo di fronte a una legge fascistissima che ha lo scopo di zittire il popolo, proprio quello che fece il regime durante il ventennio. Meloni e Salvini, come Mussolini, hanno fatto proclami populisti dall&#8217;opposizione ma da quando sono [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>
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<div dir="auto"><span style="font-size: medium;"><strong>Maurizio Acerbo*</strong></span></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"><span style="font-size: medium;">Le pene spropositate contro le proteste popolari sono tipiche dei regimi. Con l&#8217;ennesimo ddl sicurezza siamo di fronte a una legge fascistissima che ha lo scopo di zittire il popolo, proprio quello che fece il regime durante il ventennio. Meloni e Salvini, come Mussolini, hanno fatto proclami populisti dall&#8217;opposizione ma da quando sono al governo hanno dimostrato di fare solo interessi dei più ricchi e privilegiati.</span></div>
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<div dir="auto"><span style="font-size: medium;">Emerge di nuovo il carattere classista del presunto garantismo di una destra fascioleghista sempre pronta a confezionare norme per proteggere corrotti ma capace di giustificare persino l&#8217;imprenditrice balneare che uccide con il suo suv lo scippatore. Roba da Ku Klux Klan. La relatrice del ddl sicurezza è la (dis)onorevole Augusta Montaruli di FdI, condannata a 18 mesi per peculato.</span></div>
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<div dir="auto"><span style="font-size: medium;">Con un solo provvedimento vengono introdotti 24 tra nuovi reati, aggravanti e inasprimenti di pene.</span></div>
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<div dir="auto"><span style="font-size: medium;">Emblematica la norma che gli ecoattivisti di Ultima Generazione hanno definito &#8220;anti-Gandhi&#8221;. Una tradizionale forma di lotta nonviolenta come il blocco stradale e ferroviario, tipica delle vertenze operaie e comunitarie, da illecito amministrativo viene trasformata in reato penale punibile con il carcere da sei mesi a due anni.</span></div>
<div dir="auto"><span style="font-size: medium;">Una misura “impropria ed eccessiva”, l&#8217;ha definita persino un sindacato moderatissimo come la Cisl.</span></div>
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<div dir="auto"><span style="font-size: medium;">Condivido il giudizio dellla Cgil: &#8220;attivisti, studenti, lavoratori, sono tutti nel mirino della maggioranza che intende punire chi si oppone o chiede condizioni di vita e di lavoro migliori. Quando si tratta di reprimere le lotte sociali questa maggioranza dimostra tutta la sua compattezza, nuovi reati e inasprimento delle pene per chi si oppone a fronte della cancellazione dei reati messi in atto dai colletti bianchi contro la pubblica amministrazione&#8221;. Le norme repressive di questo governo hanno tutte &#8220;il segno dell’autoritarismo funzionale a un’idea di Paese e della società che viene delineato nei progetti di autonomia differenziata e premierato&#8221;.</span></div>
</div>
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<div dir="auto"><span style="font-size: medium;">La norma contro le occupazioni di case è stata anticipata da una incessante campagna di Rete 4 e Canale 5 contro gli episodi di delinquenza e racket, ma si è incaricato Rampelli di spiegare che serve a liberare la grande proprietà immobiliare speculativa dalla scocciatura dei movimenti di lotta per il diritto all&#8217;abitare.</span></div>
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<div dir="auto"><span style="font-size: medium;">Per proteggere i mega-appalti della lobby delle grandi opere si introduce una norma che prevede fino a 27 anni di carcere a chi si oppone a un cantiere in maniera nonviolenta.</span></div>
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<div dir="auto"><span style="font-size: medium;">L’introduzione del nuovo reato di rivolta (art. 18) all’interno di un istituto penitenziario che tra le condotte punite inserisce anche le condotte di resistenza passiva (e dunque nei fatti pacifica) all’esecuzione degli ordini impartiti è la maniera con cui si affronta il sovraffollamento degli istituti penitenziari.</span></div>
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<div dir="auto"><span style="font-size: medium;">La norma proibizionista che vieta la <a tabindex="0" role="link" href="https://www.facebook.com/hashtag/cannabislight?__eep__=6&amp;__cft__[0]=AZW5JaNxSQJ67KKDQdkhr6XxWXTj6GHUkx6fJ4qnz-I952qGLZ1wTVW6uOEv1j-FLnnmBdFX2eKSFM_N3D5teiYld93hJarC2HMr0lUgAESqKPaYfdk6XOutoRvAWMn2sLQoM3NCTPe-E4n2h5hOdGd1BMUt3AVOHqriZSr8QAzAUrUQliMW7rX5yaOplPlEV2c&amp;__tn__=*NK-R">#cannabislight</a>, in pratica la camomilla, non solo è assurda e oscurantista ma anche un favore alle mafie.</span></div>
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<div dir="auto"><span style="font-size: medium;">Le norme di criminalizzazione dei migranti già privati della libertà personale nei cpr, gestiti tra l&#8217;altro da società private, sono autentiche angherie (si pensi al divieto di sim).</span></div>
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<div dir="auto"><span style="font-size: medium;">Mentre si disquisisce se la nostra estrema destra al governo sia fascista o meno, le scelte concrete, oltre che il loro revisionismo storico, rivela l&#8217;evidente matrice antidemocratica.</span></div>
<div dir="auto"><span style="font-size: medium;">Ci attendono anni di tagli della spesa sociale e di guerre. Per questo vogliono criminalizzare la protesta sociale.</span></div>
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<div dir="auto"><span style="font-size: medium;">È un errore pensare che queste norme liberticide riguardino solo piccole minoranze. Stanno riducendo le libertà democratiche di tutte e tutti.</span></div>
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<div dir="auto"><span style="font-size: medium;">E non c&#8217;è ancora il premierato!</span></div>
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<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"><span style="font-size: medium;">*Segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista</span></div>
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		<title>Magistratura: il nostro NO alla &#8220;separazione delle carriere&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jun 2024 12:28:22 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>

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		<description><![CDATA[Gianluca Schiavon* Lo scorso 29 maggio 2024 il Consiglio dei Ministri ha approvato il secondo disegno di legge costituzionale del primo Governo guidato da ex missini. Esso interviene sul titolo IV parte  II della Costituzione cioè sulla Magistratura e, in particolare, sull&#8217;ordinamento giurisdizionale. Il d.d.l. ora è al vaglio del Capo dello Stato il quale [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: medium;">Gianluca Schiavon*</span></strong></p>
<p><span style="font-size: medium;">Lo scorso 29 maggio 2024 il Consiglio dei Ministri ha approvato il secondo disegno di legge costituzionale del primo Governo guidato da ex missini. Esso interviene sul titolo IV parte  II della Costituzione cioè sulla Magistratura e, in particolare, sull&#8217;ordinamento giurisdizionale. Il d.d.l. ora è al vaglio del Capo dello Stato il quale sicuramente autorizzerà l&#8217;invio alle Camere del testo per la approvazione perchè la modifiche costituzionali e legislative appaiono  &#8220;immuni da vizi così gravi che il Parlamento non dovrebbe nemmeno prenderne visione&#8221; come scriveva l&#8217;indimenticato Livio Paladin alla voce Presidente della Repubblica dell&#8217;Enciclopedia del Diritto. I temi trattati dalla riforma sono quattro: separazione delle carriere, separazione dei CSM, creazione di un nuovo organo per i procedimenti disciplinari verso i magistrati e, infine, estrazione a sorte di due terzi dei componenti di tutti gli organi di autogoverno della Magistratura.</span><br />
<span style="font-size: medium;"> L&#8217;assunto centrale è che la soluzione del problema della Magistratura in Italia sia la netta separazione delle carriere tra giudici, rectius magistrati giudicanti, e pubblici ministeri, rectius magistrati requirenti. Corollario di questo postulato sarebbe la soluzione del problema del processo penale e dell&#8217;equilibrio tra accusa e difesa con la trasformazione del PM nella immaginifica figura del avvocato dell&#8217;accusa. La riforma in sé potrebbe essere sostenuta da una maggioranza parlamentare ampia perché, pur essendo un imperituro cavallo di battaglia berlusconiano, è stata proposta anche dai Gruppi parlamentari del sedicente terzo polo e in passato, in sede di Commissione bicamerale per le riforme, anche dal decano dei Verdi italiani Marco Boato.</span><br />
<span style="font-size: medium;">Non ci iscriviamo al Partito di chi sostiene che ogni riforma costituzionale sarebbe eversiva né di chi difende la magistratura per partito preso, tanto più dopo uno scandalo politico come quello emerso dalla vicenda delle nomine delle figure apicali di molti Tribunali e Procure pilotate come avveniva con l&#8217;ex capo della ANM Luca Palamara. La opposizione intransigente  alla separazione delle carriere parte da considerazioni sulla efficienza del sistema, invece non persuade che un magistrato, privato fin dal concorso del punto di vista di dover decidere un fatto rilevante dal punto di vista penale o, in altro caso un fallimento o un divorzio, svolga meglio la propria professione. Primo effetto della riforma Nordio sarebbe l&#8217;aumento dell&#8217;accondiscendenza all&#8217;orientamento dei suoi superiori da parte del singolo sostituto procuratore in una struttura gerarchizzata qual è la Procura della Repubblica anche in rapporto alle Procure generali presso la Corte d&#8217;appello e la Corte di Cassazione. Conseguenza immediata sarebbe l&#8217;aumento del corporativismo e del conformismo ai vertici delle Procure se tutto dipenderà da questi: sia la singola indagine, sia la carriera individuale.</span><br />
<span style="font-size: medium;">Pare, inoltre, ridicola la parola d&#8217;ordine che vede la separazione delle carriere utile all&#8217;abolizione delle correnti organizzate. È vero, semmai, il contrario perchè si realizzerebbe un serrate i ranghi tra la consorteria dei PM, interessata a consolidare il proprio potere, non più a segnalare le storture del sistema giustizia al legislatore.</span><br />
<span style="font-size: medium;">Togliere la formazione comune  e il confronto professionale tra uffici requirenti e uffici giudicanti porterebbe i primi necessariamente a una maggiore contiguità, oltre alla consuetudine quotidiana, con gli uffici di governo e controllo del territorio dai quali proviene la polizia giudiziaria. Non sfugge, infatti, che l&#8217;organizzazione interna alle Procure la composizione e l&#8217;organizzazione delle sezioni di PG è già oggi interamente decisa dai capi interni e dai capi esterni: questori, comandanti provinciali dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e financo, nelle grandi città, comandanti delle Polizie municipali. Se il sostituto procuratore non ha più la formazione del giudice aumenterà o diminuirà la sudditanza psicologica verso il capo e verso i soggetti che il capo ha deciso essere i migliori investigatori o i migliori consulenti tecnici? Sarà per il  sostituto più o meno facile esercitare l&#8217;azione penale solo in presenza di una &#8220;ragionevole previsione di condanna&#8221; come prescritto giustamente dalla &#8216;riforma Cartabia&#8217;? E, ove la Procura veda battuta la sua tesi accusatoria nel singolo caso e contro il singolo imputato, sarà più facile o meno facile proporre e coltivare un&#8217; impugnazione magari chiedendo la rinnovazione della istruzione probatoria?  </span><br />
<span style="font-size: medium;">A fronte di migliaia di processi penali che, già in primo grado, finiscono con proscioglimenti o assoluzioni ciò che va evitato è un ulteriore incremento dei processi assecondando la spinta agìta dalla parte più retriva, e non certo minoritaria, delle forze di polizia. A fronte di processi che durano ben oltre la ragionevolezza bisogna evitare che ogni vicenda processuale si trascini fino al giudizio di legittimità.</span><br />
<span style="font-size: medium;">Ciò che appare meno problematico in questa riforma è la scelta che appare più bizzarra, cioè la scelta dei componenti degli organi di autogoverno e di decisione dei procedimenti disciplinari con la riffa. Appare, invece, profondamente errata l&#8217;idea che l&#8217;illecito disciplinare di un giudice debba essere deciso senza l&#8217;occhio di un PM e che quello di un PM debba essere deciso senza l&#8217;occhio di un giudice.</span><br />
<span style="font-size: medium;">Ci opporremo all&#8217;ennesimo peggioramento della Charta costituzionale anche in forza di queste prime considerazioni mettendo già in conto uno battaglia referendaria in una consultazione popolare confermativa. </span><br />
<span style="font-size: medium;">La nostra posizione politica è, dunque, a disposizione di chiunque abbia attenzione alla indipendenza della Magistratura e al rafforzamento dell&#8217;autonomia della avvocatura traguardando il fine ultimo che è il miglioramento della Giustizia che, di giorno in giorno, aumenta la sua componente classista.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">*<em>resp. giustizia</em> PRC-S.E.</span></p>
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		<title>Rifondazione: Verona come Abu Ghraib, il reato di tortura non si tocca</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jun 2023 19:19:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Partito della Rifondazione Comunista esprime costernazione e indignazione per i reati contestati a un ispettore e quattro agenti di PS a Verona tra il luglio 2022 e marzo 2023. Se fossero confermati i fatti descritti nell&#8217;ordinanza che ha disposto le misure cautelari, si delinea un quadro di assoluta gravità per il comportamento di un [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Il Partito della Rifondazione Comunista esprime costernazione e indignazione per i reati contestati a un ispettore e quattro agenti di PS a Verona tra il luglio 2022 e marzo 2023.</span></div>
<div style="text-align: justify;">
<div dir="auto"><span style="font-size: medium;">Se fossero confermati i fatti descritti nell&#8217;ordinanza che ha disposto le misure cautelari, si delinea un quadro di assoluta gravità per il comportamento di un ufficiale e quattro agenti di PG che per razzismo, cinismo e disumanità ledevano la dignità delle persone fermate per accertamenti esercitando violenze fisiche e psicologiche e persino la tortura. E&#8217; triste dover leggere fatti che ricordano Abu Ghraib: calci, pugni ed umiliazioni contro stranieri, senzatetto, persone in stato di fermo persino costrette a rotolarsi nell&#8217;urina.</span></div>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<div dir="auto"><span style="font-size: medium;">Emerge un quadro assai negativo di presenza nelle forze dell&#8217;ordine di subculture fasciste e razziste incompatibili con l&#8217;ordinamento democratico.</span></div>
<div dir="auto"><span style="font-size: medium;">Va sottolineata, non di meno, la professionalità e la fedeltà ai principi costituzionali della squadra mobile che, indagando su colleghi, non si è lasciata influenzare o intimorire. E&#8217; un buon esempio di rispetto della Costituzione e della legalità ben differente dai tanti casi in cui si è cercato di coprire con omertà e depistaggi abusi in divisa e persino delitti. Ora si arrivi presto al processo. Le indagini di Verona confermano che il reato di tortura non va toccato. La destra e un certo sindacato ipercorporativo devono smetterla con le campagne per l&#8217;abolizione del reato di tortura e con la difesa d&#8217;ufficio degli abusi in divisa. Il garantismo vale per gli agenti inquisiti ma ancor di più per le vittime di abusi e violenze.</span></div>
<div dir="auto"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
</div>
<div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.facebook.com/acerbomaurizio/" target="_blank">Maurizio Acerbo</a>, segretario nazionale, Gianluca Schiavon, responsabile giustizia, Renato Peretti, segretario della federazione di Verona del <a tabindex="0" role="link" href="https://www.facebook.com/rifondazione.comunista?__cft__[0]=AZVKmYt_KMqGopMsOmqASAiCcr2_ARdCJGPDw4SZh3rQtovajN_HmHq7yfXp6zWVkYJ0gU6_NBzeBaG5NPr8JAOf42aDawUOIEHVnCyV_MgGdO8d2q0oXLCOAaOK5EgcvfYARaFgpkRBVx3lX2syA_gg4b18Ko6u1b-89dNld_KatW0TjZ9-RXW3nPLKtEQ9G80&amp;__tn__=-]K-R">Partito della Rifondazione Comunista</a></span></div>
</div>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Il 41 bis va abolito, la storia e l&#8217;impegno contro le mafie e il terrorismo di comuniste/i o insegna</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2023 14:51:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Gianluca Schiavon* Il diritto penale, sostanziale e processuale, è stato alimentato da decennali emergenze o presunte tali, costruite da campagne mediatiche reazionarie consapevoli o, financo, inconsapevoli. Si assiste, dunque, a un duplice diritto: uno &#8216;ordinario&#8217;  e costituzionale, fondato sul giusto processo (art. 111 Cost.), sulla presunzione di innocenza, sul valore emendativo della pena, da un [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Gianluca Schiavon*</strong></p>
<div dir="auto"><span style="font-size: medium;">Il diritto penale, sostanziale e processuale, è stato alimentato da decennali emergenze o presunte tali, costruite da campagne mediatiche reazionarie consapevoli o, financo, inconsapevoli. Si assiste, dunque, a un duplice diritto: uno &#8216;ordinario&#8217;  e costituzionale, fondato sul giusto processo (art. 111 Cost.), sulla presunzione di innocenza, sul valore emendativo della pena, da un lato, e, dall&#8217;altro, un diritto dell&#8217;eccezione  contro l&#8217;imputato, affiancato da un diritto all&#8217;eccezione, a favore dello Stato. L&#8217;esecuzione penale e le misure di prevenzione sono i primi e più agevoli ambiti in cui sperimentare eccezioni al sistema costituzionale di punizione. In queste il reato, ancor più il delitto, si trasformano in afflizione concreta della persona come conseguenza di una  sua azione o, addirittura, al fine di anticiparne una particolarmente antisociale. </span></div>
<div dir="auto"><span style="font-size: medium;">Non si può ragionare sul trattamento afflittivo disciplinato nel 41 bis dell&#8217;ordinamento penitenziario (o.p.), se non lo considera quale sottospecie nella più ampia categoria del &#8216;carcere di alta sicurezza&#8217;, a sua volta ricompresa nella macrocategoria del diritto eccezionale.</span><br />
<span style="font-size: medium;">I numeri parlano chiaro su come il trattamento eccezionale sia diventato fisiologico: su una popolazione carceraria di <strong>54.609 </strong>persone ve ne sono <strong>9212</strong> in regime di alta sicurezza, ripartiti in tre sottogruppi per pericolosità, e <strong>749 al 41 bis</strong>. Sono tutte e tutti Toto&#8217; Riina? Evidentemente no, ma semplificano il sistema di controllo dei reclusi, spersonalizzando al massimo il sistema della punizione e contraddicendo per facta concludentia il principio costituzionale della individualizzazione del trattamento afflitti o, ribadito nell&#8217;art. 1 dell&#8217;o.p.. E, ancora, in tema di art. 41 bis, vale la pena ricordarne la genesi. </span></div>
<div dir="auto"><span style="font-size: medium;">Esso fu introdotto nel luglio 1992, con decreto legge, come misura straordinaria e provvisoria dai ministri Claudio Martelli ed Enzo Scotti, peraltro ancora oggi influenti consiglieri politici dell&#8217;opposizione parlamentare e, dieci anni dopo, integrato in parte nell&#8217;o. p. da un Governo Berlusconi.</span><br />
<span style="font-size: medium;">Si tratta di un isolamento finalizzato ad azzerare la relazione di una persona con il resto dell&#8217;umanità e più che restringerla in detenzione la riduce in cattività. Sono, infatti, consentiti unicamente: cucinare cibo, scrivere lettere ai difensori o a parlamentari senza censura, un colloquio mensile di un&#8217;ora a distanza coi familiari, due ore d&#8217;aria al giorno in un cavedio da cui non si vedano altre parte parti del carcere con un gruppo al massimo di quattro persone nella stessa condizione. Tutto il resto è vietato, anche avere foto dei parenti più stretti, ogni momento della vita è osservato e ascoltato dalla polizia penitenziaria. </span></div>
<div dir="auto"><span style="font-size: medium;">La misura ha i tratti della abnormità anche dal punto di vista strettamente giuridico: non è una pena è, invece, un atto politico. Un provvedimento del Ministro della Giustizia assunto su proposta del Ministro dell’Interno e di varie forze di polizia, acquisito il parere di magistrati requirenti in cui un giudice, il Tribunale di Sorveglianza solo di Roma, interviene eventualmente a seguito di reclamo. E si tratta di un regime comminato per quattro anni, a prescindere da una condanna passata in giudicato, perché è una misura di prevenzione con due soli requisiti, vale a dire l&#8217;essere imputato di gravissimi delitti, non solo di mafia e terrorismo in senso stretto, nonché la presenza di “elementi tali da far ritenere la sussistenza di collegamenti con un associazione criminale, terroristica o eversiva”. Un&#8217;anomalia anche nella collocazione sistematica, dunque. </span></div>
<div dir="auto"><span style="font-size: medium;">Se si tratta di un provvedimento amministrativo, perché collocarlo in un corpus normativo che si chiama ordinamento penitenziario?</span><br />
<span style="font-size: medium;">Mi considero uno dei principali responsabili e sostenitori dell’inserimento dell’abolizione del 41 bis o.p. nel programma di Potere al Popolo nelle elezioni politiche nel 2018. Si tratta di un argomento incandescente, in quanto colpisce il sistema carcerario, le vittime e la lotta alle mafie, non certo per un’insussistente emergenza anarchica o di violenza politica. La linea del Partito e di settori non irrilevanti della sinistra italiana &#8211; persino la più moderata &#8211; è stata sempre difendere le garanzie costituzionali nel sistema penale. Per questo è anche oggi un nostro dovere non solo porre in evidenza l&#8217;assenza dei presupposti per il 41 bis ad Alfredo Cospito, ma denunziare l&#8217;assurdo inchino alla subcultura forcaiola dell’intero arco parlamentare, sicuramente consona ai nipotini di Almirante. </span></div>
<div dir="auto"><span style="font-size: medium;">Una cultura dell’esecuzione penale costituzionale non esclude un trattamento carcerario più afflittivo per delitti gravissimi, a patto che esso non sia spersonalizzato e, invece, inserito in un processo individuale di risocializzazione.</span><br />
<span style="font-size: medium;">Le comuniste e i comunisti in Italia, con l’eccezione del gruppo dirigente PCI negli anni dell’unità nazionale, possono rivendicare una storia garantista a tutto tondo, a cominciare dalla posizione sull’ergastolo di Umberto Terracini nell’Assemblea costituente. Varrebbe la pena rileggere con un po’ di attenzione il dibattito parlamentare del 1992 sul tema di oggi e si scoprirebbe l’eccellente lavoro di opposizione al decreto Martelli Scotti da tutti parlamentari del Partito, in particolare alla Camera da Giovanni Russo Spena e Milziade Caprili. Non era certo un simpatizzante di Cospito l’ex presidente dell’Assemblea regionale siciliana Pancrazio De Pasquale che il 4 agosto per il Partito pronunciò la dichiarazione di voto. Discorso politico di impressionante attualità, pronunciato nell&#8217;anno del duplice strage palermitana che denunciava come la lotta alla mafia non potesse essere lasciata ad organi di pubblica sicurezza costretti a essere il vero motore del trattamento disumano che va oggi sotto nome 41bis. Analogo impegno di opposizione ci fu per la pattuglia parlamentare dieci anni dopo nel 2002 che, ancora una volta quasi in solitudine, contrastò la modifica definitiva dell’o.p. con Giuliano Pisapia, Graziella Mascia e Giovanni Russo Spena.</span><br />
<span style="font-size: medium;">E varrebbe la pena ricordare alla pletora di politici populisti, liberali solo per gli amici, la battaglia di un liberal/conservatore maestro del diritto penale, Alfredo Biondi, contro i suoi Governi Amato e Berlusconi. Il garantismo autentico non porta voti, non muove interessi economici, ma è il segno della maturità delle istituzioni e dell&#8217;opinione pubblica.</span></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">*Resp. nazionale Giustizia, PRC-S.E.</div>
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		<title>Il saluto di Rifondazione all&#8217;Assemblea generale dei Giuristi Democratici</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2022 14:33:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Alla Presidenza dell&#8217;Assemblea generale G.D.   Gentili compagne e cari compagni, è con grande riconoscenza per il lavoro svolto che inviamo, anche a nome del Segretario nazionale, il saluto alle e ai partecipanti della Assemblea generale G.D.. Vorremmo, in primis, ricordare due importanti esponenti della Nostra associazione scomparsi dall&#8217;ultima assise di Palermo: Claudia Piccolillo e [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;">Alla Presidenza dell&#8217;Assemblea generale G.D.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Gentili compagne e cari compagni,</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">è con grande riconoscenza per il lavoro svolto che inviamo, anche a nome del Segretario nazionale, il saluto alle e ai partecipanti della Assemblea generale G.D.. Vorremmo, in primis, ricordare due importanti esponenti della Nostra associazione scomparsi dall&#8217;ultima assise di Palermo: Claudia Piccolillo e Gianni Ferrara.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">L&#8217;associazione con lo sforzo scientifico-militante di questi due e di altri ha costruito sul livello centrale e sui territori una credibilità consolidata che pone i G.D. tra le più significative realtà giuridiche progressiste in Italia.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Merito indiscusso è far dialogare tra loro senza corporativismi interpreti delle varie branche del diritto tenendo come orizzonte e paradigma ermeneutico la Costituzione e la Convenzione EDU.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ma che significa oggi essere giuriste democratiche o giuristi democratici?</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Lottare contro lo stato di cose presenti attraverso il diritto e la giurisdizione contro il patriarcato, contro la riduzione del diritto sui luoghi di lavoro, contro la repressione greve del dissenso, contro l&#8217;attacco all&#8217;elementare difesa della vita in mare, contro le manomissioni della forma di Stato e della forma di Governo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Viviamo tempi difficili nei quali nemmeno la messa al bando della guerra lanciata da Paolo VI all&#8217;Assemblea generale dell&#8217;ONU del 1965 sembra accettata. E, oggi, le parole &#8220;<i>cadano le armi per la Pace totale</i>&#8221; non sembrano ripetibili da altro Capo di Stato che non sia un nuovo Papa.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Viviamo in tempi quasi impossibili per operatori del diritto immersi tra la codificazione e l&#8217;applicazione di un diritto feroce che trova un effetto collaterale avere 77 morti suicidi in galera e le concioni di chi, da conferenziere, si dichiarava contrario all&#8217;ergastolo e, addirittura, ispirato dal grande Giuliano Vassalli nella riforma del codice penale, mentre, da ministro, vota per la perpetuazione dell&#8217;ergastolo ostativo e deturpa il diritto di riunione con la scusa dei raduni  musicali.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ci salverà, forse, la Consulta dalle norme peggiori, dopo che tanti di voi avranno attivato i migliori giudici <i>a quibus</i>, ma nemmeno questi giudici potranno resistere al vento gelato della legalità senza Costituzione se non c&#8217;è una campagna di massa.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">C&#8217;è bisogno, tanto bisogno, di generosità nel testimoniare e affermare con tutti i mezzi la giustizia nel diritto e la fraternità nella società.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Noi saremo con Voi. Buon lavoro al nuovo esecutivo e alle splendide Sezioni territoriali.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Giovanni <b><i>Russo Spena  </i></b>responsabile nazionale Democrazia e Diritti PRC/SE</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Gianluca <b><i>Schiavon </i></b>responsabile nazionale Giustizia PRC/SE</span></p>
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		<title>I punti deboli della riforma Cartabia</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jul 2022 14:55:29 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Interni]]></category>
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		<description><![CDATA[Gianluca Schiavon* 8 elettori su 10 hanno bocciato la consultazione popolare ancor più dei cinque quesiti nel merito. Ciò  non significa promozione della Ministra o approvazione dell’attuale  funzionamento della magistratura e dell’esercizio della giurisdizione. I quesiti IV e V, pur respinti dal corpo elettorale, hanno trovato recepimento nella riforma dell’ordinamento giudiziario approvata il 16 giugno con [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Gianluca Schiavon*</strong></p>
<div dir="auto">
<p>8 elettori su 10 hanno bocciato la consultazione popolare ancor più dei cinque quesiti nel merito. Ciò  non significa promozione della Ministra o approvazione<i> </i>dell’attuale  funzionamento della magistratura e dell’esercizio della giurisdizione. I quesiti IV e V, pur respinti dal corpo elettorale, hanno trovato recepimento nella riforma dell’ordinamento giudiziario approvata il 16 giugno con la legge n. 71. Ora i magistrati potranno candidarsi al CSM senza firme e vedranno le loro carriere  giudicate nei Consigli giudiziari anche da avvocati e professori. <i>Parva materia</i>, se non che l’ultima delle deleghe legislative al Governo volute da Marta Cartabia,  riesce a non rafforzare il prestigio della magistratura, indicata in Costituzione come “ordine autonomo e indipendente”, e a non rendere efficiente e ragionevole (non solo nella durata) il processo.</p>
<p>Il nuovo ordinamento giudiziario non restituisce credibilità a una categoria la cui valutazione di professionalità è positiva per il 99,4% degli appartenenti e il cui trattamento economico è significativamente più alto rispetto a qualsiasi altro dipendente pubblico in posizioni di responsabilità. Al disdoro conseguente alla scoperta – solo ai disattenti – del ‘metodo Palamara’, come sistema di accesso e carriera nella magistratura, la legge 71 risponde con una delega vaga a rendere trasparenti  i meccanismi di nomina degli incarichi direttivi e semidirettivi sempre con concorsi per soli titoli. Non valorizza nell’accesso alla carriera altre esperienze professionali qualificate o il titolo accademico per eccellenza, qual è il dottorato di ricerca, e cancella, tra le materie dell’esame orale, le istituzioni di diritto romano base degli istituti di diritto civile.</p>
<p>Paradossale pare la disciplina dell’elezione dell’organo di autogoverno  mai tanto screditato da scandali. Evitata la scelta dei componenti del CSM con la riffa, in sfregio all’art. 104 Costituzione, è stata prescelta una legge elettorale ipermaggioritaria premiante due candidati per collegio che spingerà verso un inedito bipolarismo. Ultimo tema <i>à la page</i> è la impossibilità per il magistrato di svolgere mandati parlamentari o, più in generale, elettivi sul presupposto privo di evidenze che perda per sempre imparzialità, persino candidandosi. L’attaccamento al potere – politico, economico e in qualche caso opaco – di settori della corporazione, tuttavia, non è causato dall’eccesso di politica o dall’ambizione per lo scranno, ma da un deficit di politica intesa come confronto tout court. La confusione tra poteri si deve anche ai magistrati che preferiscono gli uffici legislativi e i gabinetti dei Ministeri, delle Agenzie fiscali o delle Autorità indipendenti alle aule di Giustizia.</p>
<p>Le persone rimangono sfiduciate dalla giustizia per la dimensione classista del suo funzionamento: il peso economico del contributo unificato, in particolare  avanti il TAR, le condanne alle spese  nei giudizi di lavoro, la sperequazione tra esecuzione penale in carcere per gli stessi fatti verso soggetti con basso reddito e scarsa formazione.</p>
<p>Sfiducia cui nessuno ha dato risposte, specie nel diritto penale, ad esempio introducendo le depenalizzazioni, impensabili per il triplice populismo: reazionario salviniano, qualunquista grillino e  tecnocratico. Nessuno, ben prima della crisi, ha percorso nemmeno un tratto del diritto penale ‘liberale’: la riscrittura della legittima difesa e dell’eccesso colposo violentati dal duo Salvini/Bonafede, la depenalizzazione dei delitti di blocco stradale, ferroviario e in navigazione.</p>
<p>Avremo il recepimento del principio dalla Carta europea dei diritti dell’uomo del processo solo con <i>una ragionevole previsione di condanna, </i>in relazione criteri di adozione della custodia cautelare? Sono, infatti, ancora troppe le misure custodiali in un anno e troppe quelle motivate dall’esigenza cautelare di pericolo di reiterazione del reato. È necessaria la tipizzazione legislativa circa la consistenza effettiva di questo pericolo di recidiva per non lasciarla in balia dei PM.</p>
<p>Vedremo se si darà spazio ai riti alternativi al dibattimento, anche alla luce della decisione della Corte costituzionale sull’estensione della messa alla prova, se sarà rinnovato il sistema delle pene detentive brevi. Vedremo se il Parlamento, dopo l’ultimatum della Consulta, avrà il coraggio di perpetuare la barbarie dell’ergastolo ostativo.</p>
<p>*Responsabile giustizia PRC-S.E. da Il Manifesto</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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		<title>Rifondazione: Soddisfazione per la decisione della Corte d&#8217;appello di Parigi</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2022 18:13:14 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Rifondazione Comunista esprime soddisfazione per la decisione sulla mancata estradizione dalla Francia dei dieci condannati per gravi delitti nel contesto della lotta politica degli anni 70 del secolo scorso &#8211; così dichiarano Maurizio Acerbo, Gianluca Schiavon e Giovanni Russo Spena &#8211; . La valutazione della Corte d&#8217;appello francese non poteva prescindere, infatti, da molti dati [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">&#8220;Rifondazione Comunista esprime soddisfazione per la decisione sulla mancata estradizione dalla Francia dei dieci condannati per gravi delitti nel contesto della lotta politica degli anni 70 del secolo scorso &#8211; così dichiarano Maurizio Acerbo, Gianluca Schiavon e Giovanni Russo Spena &#8211; . La valutazione della Corte d&#8217;appello francese non poteva prescindere, infatti, da molti dati evidenti sui dieci condannati: l&#8217;età, la salute malferma, almeno per due, l&#8217;accettazione dello stato sociale di diritto, il recupero totale alla vita collettiva da decenni.</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Va anche aggiunto che la qualità delle indagini, dei processi e delle garanzie a imputati politici nel periodo dell&#8217;emergenza anti-terrorismo fu molto inferiore agli standard giuridici di ordinamenti democratici.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Per questo l&#8217;estradizione sarebbe stata un vero arbitrio e una disapplicazione giurisdizionale degli articoli 6 e 8 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell&#8217;uomo come fu per Paolo Persichetti e Cesare Battisti. Comprendiamo e rispettiamo i sentimenti dei familiari delle vittime ma troviamo francamente strumentale e demagogico l&#8217;accanimento della politica e delle istituzioni.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Ora la guardasigilli smetta questa politica salviniana della vendetta spettacolare e si dedichi a risanare il sistema del diritto e dell&#8217;esecuzione penale.&#8221;</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Documento approvato dalla Direzione Nazionale del PRC-S.E. il 5/6/2022 relativo ai quesiti referendari sulla giustizia</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jun 2022 10:56:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Direzione nazionale del PRC/SE, riunita il 5 giugno 2022, esprime un giudizio complessivamente negativo dei quesiti sottoposti a referendum il 12 giugno e delle ragioni sottese alle proposte di abolizione normativa.  Va, preliminarmente, ricordato che i temi provengono dai radicali, ma l’indizione della consultazione elettorale è dovuta all’approvazione di nove Consigli regionali guidati dalla [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La Direzione nazionale del PRC/SE, riunita il 5 giugno 2022, esprime un giudizio complessivamente negativo dei quesiti sottoposti a referendum il 12 giugno e delle ragioni sottese alle proposte di abolizione normativa.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> Va, preliminarmente, ricordato che i temi provengono dai radicali, ma l’indizione della consultazione elettorale è dovuta all’approvazione di nove Consigli regionali guidati dalla destra, senza che i proponenti abbiano presentato alla Corte di Cassazione le firme raccolte. Ciò determina, oggettivamente, la appropriazione e lo stravolgimento della destra politica del tema in sé discutibile della giustizia giusta scippato agli stessi radicali. Questo fatto ha ulteriormente spostato la discussione sul piano di un falso garantismo, quello esclusivo appannaggio dei ricchi, e di una rivincita della politica contro la magistratura ‘politicizzata’ paralizzante i cittadini di buona volontà.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Va, inoltre, sottolineato l’utilizzo improprio dello strumento di democrazia diretta disciplinato ex art. 75 della Costituzione pensato dai costituenti non per modificare qualsiasi legge, ma per far partecipare la cittadinanza a decisioni di portata generale ovvero in materia di diritti soggettivi prevalentemente personali e personalissimi. I cinque referenda sono caratterizzati da materie iper-specifiche e iper-tecniche tanto da non essere sussumibili a una risposta binaria favorevole o contraria. Gli stessi proponenti in molte tematiche utilizzano il voto popolare più per favorire la riscrittura di norme che per abolirle tout court. Ciò alimenta la pericolosa disaffezione al voto già estesissima, specie tra i ceti sociali più in sofferenza per la crisi economica e, d’altra parte, giustifica una campagna per l’astensione volontaria e militante finalizzata a evitare il raggiungimento del quorum.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> Nel merito la Direzione nazionale invita a@ propr@ militant@ e simpatizzant@ a bocciare tutti e cinque i quesiti sottoposti alla consultazione: votando NO ovvero, in via subordinata, disertando le urne per non far raggiungere il quorum. La Direzione approva le cinque schede a lettura rapida redatte dal Dipartimento Giustizia anche a seguito della riunione nazionale dell’Area Democrazia e Giustizia utili a preparare la discussione specifica attinenti i singoli temi. La scelta di bocciare i quesiti non presuppone la volontà di conservare un sistema giustizia amministrato in maniera profondamente iniqua. Non vogliamo difendere l’attaccamento al potere – politico, economico e in qualche caso anche opaco – di settori della corporazione per spingere le carriere dei singoli negli uffici direttivi di Procure, Tribunali e Corti. Queste storture, tuttavia, non sono causate da un eccesso di politica delle correnti della magistratura, ma da un deficit di politica intesa come confronto trasparente e democratico sulle idee diverse e sui mezzi con cui realizzarle. Va sottolineato che non c’è un problema nella Magistratura &#8211; con buona pace della maggioranza politica in Parlamento &#8211; del mandato elettorale di troppi suoi esponenti. Il problema è, invece, che troppi magistrati preferiscono gli uffici legislativi dei Ministeri, delle Agenzie fiscali o delle Autorità indipendenti alle aule di Giustizia. Noi siamo il partito del sistema giudiziario e penale della Costituzione e, dunque, siamo il partito del giusto processo.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">L’azione penale, giusta questa impostazione, deve essere obbligatoria ed esercitata da un magistrato con solidissima cultura giurisdizionale, non da un funzionario a capo della polizia giudiziaria. In questo quadro sosteniamo che: l’esecuzione penale non possa mai essere anticipata, mentre un sistema di garanzie vada possibilmente esteso riducendo al minimo il diritto penale e il carcere davvero a extrema ratio. Non può, però, sfuggire che l’Italia è un Paese in cui si finisce troppo facilmente in galera , da un lato,e, dall’altro, la corruzione e i delitti contro la p.a. sono ancora molto diffusi. Siamo, infatti, ancora il 56° Stato per corruzione percepita nella classifica di Trasparency International. Non può, in una situazione del genere, pensare di abolire il testo unico Severino. L&#8217;unico tema oggetto di voto effettivamente problematico è quello relativo all&#8217;abuso della custodia cautelare, spesso in senso classista, posto in essere attraverso l&#8217;esigenza cautelare del pericolo di reiterazione del reato. La scelta per il NO, in questo caso meno di principio, non preclude la necessità di una ridiscussione della norma.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Oggi, però, impedire tout court l&#8217;utilizzo della misura cautelare tutelerebbe meno i cittadini anche a fronte di gravi reati ambientali o alla progressione criminosa, per esempio nel delitto di atti persecutori o maltrattamenti in famiglia.</span></div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La Direzione nazionale PRC/SE impegna le sue strutture: 1) a fare conoscere le sue ragioni in tema dei quesiti referendari anche convergendo e sostenendo rapporto con le associazioni di giuristi, in particolare i G.D., e di avvocati 2) a radicare sui territori gruppi di lavoro in materia di Giustizia e Costituzione, 3) a costruire iniziative di approfondimento e contrasto alle riforme Cartabia a cominciare dall&#8217;ordinamento giudiziario.</span></div>
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