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	<title>Rifondazione Comunista &#187; Interni</title>
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		<title>LA SCUOLA NON VA ALLA GUERRA</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Sep 2025 12:19:17 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; L&#8217;inizio di questo nuovo anno scolastico si svolge in un contesto drammatico segnato da un genocidio in corso e da un&#8217;escalation bellica senza precedenti. Il popolo palestinese è vittima di un&#8217; operazione di sterminio ripresa in diretta e trasmessa da tutti i media, un&#8217;operazione che vede la complicità di tutti i governi occidentali [...]]]></description>
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<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;inizio di questo nuovo anno scolastico si svolge in un contesto drammatico segnato da un genocidio in corso e da un&#8217;escalation bellica senza precedenti.</p>
<p>Il popolo palestinese è vittima di un&#8217; operazione di sterminio ripresa in diretta e trasmessa da tutti i media, un&#8217;operazione che vede la complicità di tutti i governi occidentali compreso il nostro.</p>
<p>La guerra in Ucraina rischia di innescare scenari impensabili fino a poco tempo fa e difficilmente controllabili. Tutto ciò incide sulle nostre coscienze e sulle nostre vite.</p>
<p>Le scelte della UE e del nostro governo non vanno nella direzione della pace, ma alimentano i venti di guerra, anche attraverso l&#8217;aumento delle spese militari ed i conseguenti tagli all&#8217;istruzione ed allo stato sociale. Sono politiche scellerate e senza futuro, che rispondono solo agli interessi di pochi, alla crescita dei profitti dell&#8217; apparato industriale militare, a scapito del bene comune, degli equilibri naturali del pianeta, della nostra capacità di restare umani.</p>
<p>Restare in silenzio significherebbe solo essere complici ed è perciò che sosteniamo tutte le iniziative contro la guerra, la militarizzazione della scuola e della società, volte a promuovere una cultura di pace ed ispirate ai valori della Costituzione nata dalla Resistenza antifascista. Sosteniamo l&#8217;iniziativa della Global Sumud Flotilla volta a costruire un corridoio umanitario verso la popolazione di Gaza e rivendichiamo il diritto di poter parlare a scuola di quanto sta accadendo nel mondo che ci circonda.</p>
<p>Non è il momento di restare in silenzio, ma di costruire insieme un percorso di mobilitazione unitaria per fermare la barbarie e costruire un&#8217;alternativa possibile e necessaria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Loredana Fraleone     DN – CPN – CPR  Lazio – Segretaria Fed. Viterbo PRC</p>
<p>Roberta Leoni            Osservatorio contro la militarizzazione – CPN -Direzione Naz. PRC</p>
<p>Camilla Ancona         Responsabile Scuola Federazione di Viterbo – CPR  PRC</p>
<p>Antonella Gatti          Comitato federale Viterbo PRC</p>
<p>Barbara Cozzolino     Comitato federale Viterbo PRC</p>
<p>Amedeo Barletta        Circolo Ocalan &#8211; Federazione di Viterbo PRC</p>
<p>Franca Battelocchi     ATA  &#8211; Comitato federale di Viterbo</p>
<p>Mario Sanguinetti      Circolo Lago di Bracciano – Comitato Federale di Viterbo PRC</p>
<p>Marco Prestininzi       Comitato federale Viterbo PRC</p>
<p>Roberto Villani           CPN &#8211; Direzione Nazionale – CPF Roma &#8211; responsabile scuola Lazio PRC</p>
<p>Giulia Pezzella           CPN &#8211; Direzione Nazionale – CPF Roma PRC</p>
<p>Aldo Doninelli           PRC Roma</p>
<p>Marina Boscaino        Comitato Politico Nazionale PRC</p>
<p>Giuseppina Todarello PRC Roma</p>
<p>Umberto Spallotta      CPR Lazio – segretario circolo di Anzio PRC</p>
<p>Laura Consumati        Segretaria Federazione di Rieti PRC</p>
<p>Lucia Brocca              Responsabile regionale Scuola Sardegna PRC</p>
<p>Efisio Marcia              Coordinatore GC Sardegna</p>
<p>Luca Cogoni               PRC Sardegna</p>
<p>Francesco Maggi        PRC Sardegna</p>
<p>Francesco Falchi        Tesoriere regionale PRC Sardegna</p>
<p>Fabio Cannizzaro       Segreteria Federazione di Messina PRC</p>
<p>Eveline Amari            CPN – responsabile scuola Federazione di Catania</p>
<p>Tonia Guerra              CPN – CPR Puglia &#8211; Direzione Nazionale PRC</p>
<p>Gianfranca Stornelli   Direttivo circolo di  Bari – CPR Puglia PRC</p>
<p>Claudia Rancati          CPN – Comitato regionale Liguria PRC</p>
<p>Angela Serico             Comitato Regionale Liguria PRC</p>
<p>Maria Sepe                 Collegio Nazionale di Garanzia  PRC</p>
<p>Valeri Allocati            CPN &#8211; Direzione Nazionale – responsabile scuola Trento PRC</p>
<p>Giuliano Pantano       Segretario Federazione di Trento PRC</p>
<p>Ivonne Peroni           Federazione Trento  PRC</p>
<p>Luigi Dappiano        Ex Dirigente scolastico – As.Sur</p>
<p>Ivo Cestari                Federazione di Trento PRC</p>
<p>Grazia Francescatti  Segretaria circolo di Rovereto PRC</p>
<p>Francesca Benci       Federazione di Trento</p>
<p>Barbara Armellini    Federazione di Trento</p>
<p>Stefania Soriani       CPN – CPR &#8211; Emilia Romagna -  co-segretaria Fed. Di Ferrara PRC</p>
<p>Valentino Peggi        GC – delega scuola coordinamento regionale Emilia Romagna</p>
<p>Eleonora Canali       Portavoce GC  &#8211; Federazione di Forlì Emilia Romagna</p>
<p>Alessio Giaccone     CPN – CPR Piemonte – CPF Cuneo PRC</p>
<p>Giacomo Vittone      Federazione di Cuneo PRC</p>
<p>Dimitrji Palagi         Consigliere Comunale Firenze – CPN &#8211; Direzione Naz. PRC</p>
<p>Leda Di Santo          PRC Molise</p>
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		<title>Inflazione e retorica di governo: come il carrello della spesa racconta l’impoverimento</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Aug 2025 15:00:45 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Interni]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; di Giovanni Barbera* &#160; I dati pubblicati dall’Istat delineano una realtà molto più grave di quella propagandata dal Governo Meloni. L’inflazione generale resta stabile all’1,7% annuo a luglio, ma la vera emergenza riguarda il carrello della spesa, composto da alimentari e beni di prima necessità, che aumenta del 3,2% su base annua, in crescita [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>di <strong>Giovanni Barbera*</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I dati pubblicati dall’Istat delineano una realtà molto più grave di quella propagandata dal Governo Meloni. L’inflazione generale resta stabile all’1,7% annuo a luglio, ma la vera emergenza riguarda il carrello della spesa, composto da alimentari e beni di prima necessità, che aumenta del 3,2% su base annua, in crescita rispetto al 2,8% di giugno. Un segnale chiaro di come le classi popolari e medie siano sempre più penalizzate da un’inflazione “selettiva”, che colpisce ciò che non si può evitare.</p>
<p>Contemporaneamente, i salari nominali registrano timidi segnali positivi: nel periodo gennaio–giugno 2025 la retribuzione oraria media è cresciuta del 3,5% rispetto allo stesso semestre del 2024. Tuttavia, questo aumento non si traduce in un effettivo miglioramento del tenore di vita. Al contrario, i salari reali restano circa il 9% inferiori rispetto ai livelli di gennaio 2021, complice una fiammata inflazionistica che ha eroso gran parte degli incrementi.</p>
<p>Nel solo mese di giugno, l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie è cresciuto dello 0,5% su maggio e del 2,7% su base annua. L’aumento è stato del 2,3% nell’industria, del 2,7% nei servizi privati e del 2,9% nella pubblica amministrazione. Tuttavia, oltre il 40% dei lavoratori (circa 5,7 milioni) resta ancora in attesa del rinnovo del contratto collettivo, con conseguenze dirette sulla capacità di recupero del potere d’acquisto.</p>
<p>Si tratta di una forbice inaccettabile. Da un lato salari nominali che crescono troppo poco, dall’altro prezzi che aumentano soprattutto dove incidono le spese essenziali. Questo scarto ha determinato una perdita strutturale del potere d’acquisto, soprattutto per chi ha redditi fissi o bassi. Non è un problema contingente, ma una tendenza che dura da oltre un decennio. Già prima della pandemia, i salari italiani erano tra i più stagnanti in Europa, con una crescita addirittura negativa tra il 1990 e il 2020 (dati OCSE), a differenza di paesi come Germania e Francia.</p>
<p>Un altro elemento da segnalare è che l’inflazione non deriva solo da costi esterni (energia, importazioni), ma anche da dinamiche interne al sistema economico. Uno studio del Fondo Monetario Internazionale del giugno 2023 ha dimostrato che quasi il 45% dell’inflazione nella zona euro tra inizio 2022 e inizio 2023 era attribuibile all’espansione dei margini di profitto delle imprese, mentre meno del 25% derivava dalla crescita salariale. In altre parole, non è stato il “costo del lavoro” a spingere i prezzi, ma la strategia delle grandi imprese che hanno usato l’inflazione come scusa per gonfiare i profitti.</p>
<p>È dunque evidente che banche, compagnie energetiche e grande distribuzione hanno sfruttato l’inflazione per incrementare i propri guadagni, scaricando il costo sui consumatori. Il Governo Meloni ha scelto di <strong>non affrontare concretamente il problema degli extraprofitti</strong>, limitandosi a misure simboliche come il “patto anti-inflazione” o bonus temporanei, spesso più utili alla <strong>propaganda</strong> che a tutelare le famiglie. Con questa scelta, si è schierato apertamente <strong>dalla parte dei privilegiati</strong>, ignorando i bisogni reali dei cittadini e delle classi popolari.</p>
<h3>Una crisi che accentua le disuguaglianze</h3>
<p>La scelta politica attuale è netta. Si difendono i profitti dei potenti e si ignora il dramma delle famiglie. L’Italia è un paese sempre più diseguale. Le differenze tra Nord e Sud continuano a crescere. Secondo un rapporto di Banca D’Italia del 2024, il PIL pro capite nel Mezzogiorno resta inferiore di oltre il 40% rispetto al Nord. I giovani sono penalizzati da un mercato del lavoro precario e frammentato, mentre i pensionati vedono progressivamente eroso il valore delle loro entrate.</p>
<p>In questo quadro, l’assenza di una politica industriale pubblica e di investimenti strategici peggiora la situazione. Le privatizzazioni degli ultimi decenni hanno smantellato interi settori, lasciando la regolazione dei prezzi e dei servizi essenziali nelle mani del mercato. Un mercato che non garantisce equità, ma moltiplica le disuguaglianze.</p>
<h3>Quali risposte servono davvero</h3>
<p>Se si vuole contrastare il carovita non bastano pannicelli caldi. Servono politiche strutturali:</p>
<ul>
<li><strong>Controllo pubblico sui prezzi dei beni essenziali</strong>, a partire da alimentari, affitti ed energia.</li>
<li><strong>Indicizzazione automatica di salari e pensioni al costo reale della vita</strong>, come avveniva con la scala mobile, abolita negli anni ’90 in nome dell’austerità.</li>
<li><strong>Salario minimo legale dignitoso</strong>, che impedisca contratti a condizioni da fame e stabilisca una soglia sotto cui non si può scendere.</li>
<li><strong>Tassazione straordinaria degli extraprofitti</strong> per finanziare misure redistributive concrete, non bonus una tantum.</li>
<li><strong>Rilancio del welfare universale</strong>, con più risorse per scuola, sanità e trasporti, oggi colpiti da tagli che obbligano le famiglie a sostenere spese sempre maggiori.</li>
</ul>
<h3>Un problema politico, non solo economico</h3>
<p>Il carovita e la perdita del potere d’acquisto non sono una “fatalità” economica. Sono il risultato di precise scelte politiche: liberalizzazioni, smantellamento dei diritti dei lavoratori, politiche fiscali favorevoli ai ricchi e ai grandi gruppi. Oggi il Governo Meloni porta avanti questa linea con una determinazione ancora più netta, subordinando i bisogni popolari agli interessi di banche e multinazionali.</p>
<p>Non si può più accettare il silenzio delle istituzioni di fronte a questa emergenza. Serve una mobilitazione popolare, sociale e politica, che metta al centro il lavoro, la giustizia sociale e il diritto a una vita dignitosa. Solo così potremo rovesciare un modello economico che arricchisce pochi e impoverisce molti.</p>
<p>Perché non è solo una questione di numeri o percentuali. E’ in gioco la possibilità, per milioni di persone, di vivere con dignità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>* Segreteria nazionae PRC-SE, responsabile politiche sociali</p>
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		<title>Le guerre uccidono gli uomini e il futuro. Quel peso insostenibile sull’ambiente: dall’inquinamento bellico alle macerie di Gaza e dell’Ucraina</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Aug 2025 23:19:36 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[pace e internazionalismo]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[ Laura Tussi Le guerre non lasciano solo morti, feriti e traumi collettivi: lasciano anche cicatrici profonde sull’ambiente. Ogni conflitto, oltre a devastare comunità e città, produce una quantità immane di rifiuti tossici, distruzione di habitat, emissioni climalteranti e avvelenamento delle risorse naturali. Un aspetto spesso sottovalutato, perché l’attenzione è comprensibilmente concentrata sulla tragedia umana immediata, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>
<p><strong> Laura Tussi</strong></p>
</div>
<p>Le guerre non lasciano solo morti, feriti e traumi collettivi: lasciano anche cicatrici profonde sull’ambiente. Ogni conflitto, oltre a devastare comunità e città, produce una quantità immane di rifiuti tossici, distruzione di habitat, emissioni climalteranti e avvelenamento delle risorse naturali. Un aspetto spesso sottovalutato, perché l’attenzione è comprensibilmente concentrata sulla tragedia umana immediata, ma che diventa sempre più cruciale in un mondo già messo a dura prova dai cambiamenti climatici.</p>
<p>La produzione e l’uso delle armi comportano un impatto ambientale enorme. Le industrie belliche sono tra le più inquinanti: richiedono enormi quantità di energia e materie prime, sfruttano miniere di metalli rari e devastano territori in varie aree del mondo. Le emissioni di CO₂ legate al comparto militare restano spesso escluse dagli accordi internazionali sul clima, alimentando un paradosso: mentre i governi si impegnano a ridurre le emissioni civili, le spese militari continuano a crescere senza controlli sulle loro conseguenze ecologiche.</p>
<p>Ma l’impatto più devastante si vede sul terreno delle guerre. Le bombe che distruggono centrali elettriche, acquedotti, ospedali e fabbriche rilasciano nell’aria sostanze tossiche che restano a lungo nei polmoni delle persone e nel suolo. I carri armati e i mezzi militari, alimentati da combustibili fossili, devastano terreni e inquinano falde acquifere. I siti industriali bombardati liberano agenti chimici che contaminano aria e acqua.</p>
<p>L’attuale guerra a Gaza è un caso emblematico. I bombardamenti massicci hanno ridotto intere città a cumuli di macerie, con polveri sottili e residui tossici che minacciano la salute dei civili e compromettono la qualità dell’aria. La distruzione delle infrastrutture idriche ha aggravato la già drammatica carenza d’acqua potabile, mentre il collasso del sistema di smaltimento dei rifiuti ha trasformato molti quartieri in discariche a cielo aperto. La popolazione vive non solo sotto le bombe, ma anche dentro un ambiente reso quasi invivibile, dove respirare e bere sono diventati atti rischiosi.</p>
<p>Ed anche il conflitto in Ucraina ha aperto un fronte drammatico non soltanto sul piano umanitario e geopolitico, ma anche su quello ambientale. Le esplosioni che hanno colpito raffinerie, depositi di carburante e impianti chimici hanno liberato nell’aria sostanze tossiche che hanno contaminato il suolo e le acque. Il rischio di un disastro nucleare legato agli scontri attorno alla centrale di Zaporizhzhia, più volte sotto attacco o minacciata da interruzioni dell’alimentazione elettrica, resta una delle paure più gravi per la salute dell’intero continente europeo.</p>
<p>L’uso massiccio di armi convenzionali e pesanti, dai missili ai proiettili di artiglieria, ha disseminato nelle campagne ucraine frammenti metallici e ordigni inesplosi, che renderanno difficoltosa la bonifica per decenni. Le polveri sottili derivanti dai bombardamenti, unite ai roghi di interi quartieri residenziali e infrastrutture industriali, hanno generato un inquinamento atmosferico persistente che minaccia la salute delle comunità locali.</p>
<p>La distruzione di dighe e impianti idrici, come l’episodio catastrofico della diga di Kakhovka, ha trasformato territori agricoli in paludi contaminate, cancellato ecosistemi fluviali e messo a rischio l’approvvigionamento d’acqua potabile per milioni di persone. Oltre agli effetti immediati, si profila un danno a lungo termine per la biodiversità, l’agricoltura e la sicurezza alimentare di un’area cruciale per l’export cerealicolo mondiale.</p>
<p>La guerra in Ucraina conferma come i conflitti armati, oltre a uccidere e dividere i popoli, lascino cicatrici profonde sull’ambiente, compromettendo risorse vitali e aggravando crisi globali come quella climatica.</p>
<p>Gli esperti sottolineano che i danni ambientali delle guerre si protraggono per decenni. Le polveri e i metalli pesanti generati dalle esplosioni contaminano terreni agricoli e acque sotterranee, rendendo difficile ricostruire una vita normale dopo la fine dei conflitti. È accaduto nei Balcani, in Iraq, in Afghanistan, ed è già visibile oggi a Gaza, dove la crisi umanitaria si intreccia con un’emergenza ecologica di proporzioni immani.</p>
<p>Le guerre, insomma, sono incompatibili non solo con la pace e la dignità umana, ma anche con la tutela dell’ambiente e del futuro del pianeta. Lottare contro i conflitti significa anche difendere la terra, l’aria e l’acqua da un inquinamento che rischia di essere irreversibile. In questo senso, la causa pacifista e quella ecologista si fondono: senza pace non c’è giustizia ambientale, e senza giustizia ambientale non può esserci una pace duratura.</p>
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		<title>Dall’”agenda sociale” della CGIL alla costruzione di un’opposizione di massa.</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Aug 2025 15:19:44 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Interni]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>

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		<description><![CDATA[ Gianluigi Pegolo* &#160; Il documento conclusivo dell’Assemblea generale della CGIL, tenutasi il 23 e il 24 luglio, ha fatto suo l’obiettivo della costruzione di un’impegnativa “agenda sociale” come strumento per affrontare il passaggio della legge di bilancio. Si tratta di una scelta non rituale per una serie di ragioni. In primo luogo, essa costituisce oggettivamente [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center">
<p> <strong>Gianluigi Pegolo*</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il documento conclusivo dell’Assemblea generale della CGIL, tenutasi il 23 e il 24 luglio, ha fatto suo l’obiettivo della costruzione di un’impegnativa “agenda sociale” come strumento per affrontare il passaggio della legge di bilancio. Si tratta di una scelta non rituale per una serie di ragioni. In primo luogo, essa costituisce oggettivamente uno strumento di rilancio dell’iniziativa avviata con i quesiti referendari intorno alla questione decisiva della precarietà e delle condizioni di lavoro. In secondo luogo, la stessa non costituisce una mera iniziativa sindacale. L’intenzione di proseguire nella proposta della Via maestra e il proposito di coinvolgere nell’iniziativa organizzazioni sociali e politiche indicano la volontà di costruire intorno al sindacato un ampio raggruppamento di forze.  In terzo luogo, sul piano dei contenuti, tale agenda assume un carattere molto ampio, perché investe temi come: il welfare, i redditi, le politiche fiscali, la povertà, il mezzogiorno, le politiche dell’Unione Europea.   Senza contare che l’orizzonte dell’iniziativa sindacale si amplia a temi importanti, come il no al riarmo e il sostegno della causa palestinese.</p>
<p>La CGIL, quindi, dopo l’esito insoddisfacente dei referendum, anziché rinserrare le fila in un’operazione tipicamente sindacale, rilancia l’iniziativa non solo nei luoghi di lavoro ma nell’insieme del paese, mantenendo aperta l’interlocuzione con soggetti politici e sociali e lo fa su un’agenda sociale che assume molto i connotati di una piattaforma generale alternativa a quella del governo che dovrebbe approdare ad una manifestazione nazionale. Non a caso poi l’istituzione di una commissione per il programma apre la strada alla convocazione di un’assemblea programmatica nel 2026 che viene a cadere prima delle prossime elezioni politiche. Molto saggiamente la proposta si mantiene nei confini di un’iniziativa sociale. La CGIL quindi vuole conservare una sua autonomia dalle forze politiche e tuttavia è evidente che questa piattaforma in costruzione assume una valenza più generale ed è destinata a costringere le forze di opposizione a misurarsi. Da questo punto di vista non si può non cogliere la positività di questo fatto.</p>
<p>L’evoluzione nel dibattito delle forze di opposizione, infatti, pur rilevando alcune evoluzioni positive, per esempio sulla questione palestinese o sulla critica al riarmo e sulle recenti decisioni in termini di dazi da parte dell’Unione Europea, presenta molte ombre. In primo luogo, perché è evidente l’enorme contraddizione che permane nel PD sulla questione della guerra in Ucraina, ma vi è poi tutta la politica di austerità che connota l’impostazione dell’Unione. Inoltre molti nodi della politica economica interna non sono sciolti. Si pensi alla materia fiscale, alla questione delle privatizzazioni, cc. Si tratta non solo del portato di errori colossali compiuti in passato – come nel caso delle politiche di flessibilizzazione del mercato del lavoro da parte del PD o di quelle sull’immigrazione da parte dei 5 stelle – ma anche dell’ipoteca rappresentata dallo scontro interno che si sta producendo di fronte all’esigenza di rimettere in discussione le stesse politiche. Il decorso più probabile degli avvenimenti, nel caso di una dialettica tutta confinata agli equilibri interni alle forze politiche di opposizione in vista delle politiche, è quindi quello della costruzione di una proposta politica contraddittoria e debole, inadeguata rispetto all’esigenza di offrire un’alternativa al governo delle destre.</p>
<p>E’ per questo che l’emergere una proposta alternativa con il supporto della CGIL rappresenta un’occasione unica. Non si può certamente delegare al solo sindacato un compito cosi importante, anche perché nello stesso sindacato è in corso un dibattito e molti condizionamenti agiscono anche nei suoi confronti. Quel che è certo, però, è che Rifondazione Comunista deve a questo punto entrare in gioco, anche se dispone di forze limitate. Tre sono i compiti che mi paiono fondamentali.  Il primo è un segnale che va dato alla CGIL non solo di apprezzamento, ma anche di disponibilità del nostro partito alla costruzione di uno schieramento ampio intorno a un’agenda sociale. Per questo credo sarebbe importante che si generalizzassero i confronti con la CGIL nelle feste o in apposite iniziative di dibattito. In secondo luogo, sarebbe necessario che si rilanciassero (insieme alla CGIL) forme di coordinamento in autunno in vista del confronto col governo, tese a raccogliere un’adesione la più ampia possibile su alcune proposte. in terzo luogo, sarebbe importante che come partito  focalizzassimo,  nel dibattito che si aprirà, alcune priorità programmatiche per interloquire in modo costruttivo con le proposte sindacali, ma anche per avviare un confronto di merito con le altre forze, sociali e politiche.</p>
<p>*resp Ufficio di Programma, PRC-S.E.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Grazie Vittorio che ci hai insegnato a pedalare senza fermarsi mai</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Aug 2025 18:11:56 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Interni]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>

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		<description><![CDATA[Stefano Galieni* E in questa vigilia di Ferragosto ci ha lasciato il Compagno Vittorio Barbanotti, di Milano. Non un dirigente ma un militante di partito sin dalla sua fondazione, un uomo con una storia immensa, di quelle a cui spesso dovremmo tutte e tutti, imparare ad attingere. Nato, da famiglia operaia, 73 anni fa, sin [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Stefano Galieni*</strong></p>
<p>E in questa vigilia di Ferragosto ci ha lasciato il Compagno Vittorio Barbanotti, di Milano. Non un dirigente ma un militante di partito sin dalla sua fondazione, un uomo con una storia immensa, di quelle a cui spesso dovremmo tutte e tutti, imparare ad attingere. Nato, da famiglia operaia, 73 anni fa, sin da ragazzino ha dovuto contribuire a portare soldi a casa con ogni tipo di lavoro. Una vita, la sua che sarebbe dovuta diventare un libro, forse potrebbe ancora accadere visto che una parte me l’ha inviata poco più di un mese fa quando la malattia che lo ha ucciso si era già fatta sentire pesantemente. Nel PCI sin da giovanissimo e poi in Rifondazione, Vittorio ha fatto per alcuni anni parte del servizio d’ordine dell’allora segretario nazionale Fausto Bertinotti. Presto aveva scoperto, insieme alla politica, all’organizzazione sindacale in fabbrica, alla militanza che lo portò spesso ad essere apertamente critico verso comportamenti che riteneva inadeguati, l’amore per lo sport, quello che ti fa faticare, sudare, sentirti stanco da non riuscire a camminare. Dalle prime corse, iniziate quasi per caso, giunse a vincere a Milano medaglie e coppe, a correre le maratone, ad affrontare corse ancora più dure, perché aveva il fisico e la testardaggine necessaria per non arrendersi mai. Tante le battaglie che ricordava con vigore e determinazione sul fronte politico, teneva alla tessera del partito, alla appartenenza e alla militanza anche dopo che in tanti, per motivi più o meno validi, avevano abbandonato l’attività. Vittorio viveva ogni ingiustizia come se fosse stata commessa nei suoi confronti, fu fra i protagonisti mai alla ribalta nella lunga battaglia per la liberazione di Silvia Baraldini, fu presente e poi critico per la gestione del G8 a Genova e in tante altre manifestazioni.</p>
<p>Per Vittorio ognuno, per essere politicamente impegnato, doveva impegnarsi per quello che sapeva realmente fare. Non era uomo da lunghi discorsi teorici e da dotte analisi, scelse lo sport come strumento per far conoscere quella che ad ognuna/o di noi dovrebbe essere sempre concretamente al centro, la difesa, incondizionata dei diritti umani. Dovette lasciare la corsa di fondo per problemi cardiaci, gli era stato diagnosticato, quando ancora lavorava, un serio problema che lo avrebbe costretto ad un intervento e a dover rinunciare alla sua passione. Si operò nel 2008 ma poco tempo dopo la fase di riabilitazione, ebbe l’idea che potrebbe parere assurda di cimentarsi con la bicicletta. Per due volte, la prima nel 2015, arrivò a Strasburgo, al Parlamento Europeo, con il suo messaggio di denuncia verso tutte le ingiustizie e le discriminazioni, le violenze e le forme di sfruttamento. Le “pedalate longhe” condotte in solitaria, fra salite e discese, lo caricavano di passione e di determinazione. Incontrava persone, parlava, portava con se a volte la bandiera della pace, altre la Carta universale dei diritti dell’uomo e lo faceva con energia, ogni volta stupito di come fosse riuscito a vincere non solo i problemi cardiaci ma anche il diabete.</p>
<p>Nel 2019 prima del covid, realizzò un altro sogno. Una pedalata da Milano a Palermo, passando per i luoghi simbolo di un Paese per cui soffriva e ad ogni tappa, rabberciata alla meno peggio, conobbe persone disposte ad ascoltarlo, a trovargli ospitalità, ad offrite un pasto. Il 15 aprile del 2024 rifece lo stesso percorso, sostenuto soprattutto da compagne e compagni del nostro partito che ne apprezzarono la simpatia, la tenacia, il carattere a volte burbero ma perennemente aperto al sorriso e all’incontro. Aveva un linguaggio semplice che sfondava ogni barriera, che ti costringeva al confronto, che emanava contemporaneamente la saggezza di chi ne ha viste tante e la freschezza di chi ancora si stupisce di fronte al mondo e alle piccole meraviglie che ogni tanto riserva. La pedalata del 2024 fu all’insegna della lotta contro ogni guerra, contro la violenza di genere, contro le forme di prevaricazione che spesso vincono grazie all’indifferenza. Vittorio non conosceva il senso della parola “indifferenza”.</p>
<p>Aveva un sogno che non è riuscito a realizzare. Negli ottanta anni dalla Liberazione voleva fare una pedalata da Milano ad Auschwitz per ribadire quel “mai più” che pare dimenticato.</p>
<p>E fino a poco tempo fa ha continuato a crederci, a pensare che lui su quella bicicletta ci sarebbe tornato perché non bastava una malattia a fermare la lotta per qualcosa di infinitamente più importante.</p>
<p>Ho avuto il privilegio di conoscerlo, di apprezzarlo e di essere stato fra coloro che continuavano, anche se da lontano, a spronarlo a provare a tirargli su il morale.</p>
<p>Abbiamo perso un compagno speciale, come sono tutti i compagni e le compagne, che ci ha lasciato un insegnamento forse unico. Le nostre lotte, il nostro bisogno di cambiare il mondo, la nostra curiosità verso chi non si conosce, sono la metafora delle sue pedalate longhe.</p>
<p>Dovremmo pedalare ancora e per molto, ma ne vale la pena.</p>
<p>I funerali di Vittorio Barbanotti si svolgeranno sabato alle 11.00 presso la chiesa di S. Giuseppe Calasanzio via don Gnocchi (zona San siro)</p>
<p>*un compagno di Vittorio</p>
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		<title>Turismo, potere e propaganda: il “modello Marche” di Acquaroli</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Aug 2025 20:33:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Numana, riviera del Conero. È lì, tra la luce dorata del tramonto e le poltrone di un piccolo cinema, che ha preso forma uno dei primi eventi elettorali di Francesco Acquaroli, presidente uscente e ricandidato alla guida della regione Marche. Ad accompagnarlo, oltre a una fila di auto blu, c’era anche la ministra del turismo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Numana, riviera del Conero. È lì, tra la luce dorata del tramonto e le poltrone di un piccolo cinema, che ha preso forma uno dei primi eventi elettorali di Francesco Acquaroli, presidente uscente e ricandidato alla guida della regione Marche. Ad accompagnarlo, oltre a una fila di auto blu, c’era anche la ministra del turismo Daniela Santanchè, giunta da Roma per sostenere quello che definisce “un amico”. Un’immagine eloquente, che più di mille slogan racconta un modo di fare politica basato sul consenso costruito a tavolino e finanziato con risorse pubbliche. Non a caso, l’evento aveva al centro il tema del turismo, settore che sotto la giunta Acquaroli si è rivelato terreno fertile per operazioni discutibili, se non opache.<br />
Al centro di questo sistema, la nascita dell’Atim – l’Agenzia per il Turismo e l’Internazionalizzazione delle Marche. Un ente creato ex novo, nonostante esistesse già un assessorato dedicato, e che in appena due anni è riuscito a bruciare quasi 13 milioni di euro in affidamenti diretti, senza gare pubbliche, senza trasparenza, senza reale confronto.<br />
Come Partito della Rifondazione Comunista abbiamo da sempre ritenuto che questo ente non sia altro che un carrozzone costruito per moltiplicare incarichi, favori e visibilità. Le critiche arrivano anche da illustri enti e non sono poche né infondate: la Corte dei Conti, ad esempio, ha censurato duramente la gestione dell’agenzia, e persino una relazione interna voluta dalla stessa giunta ha evidenziato gravi criticità. Affidamenti sotto soglia affidati a pioggia, talvolta a società con la stessa sede legale, spese ingenti per testimonial, come Roberto Mancini e Gianmarco Tamberi, che prestano il volto a una promozione regionale dai contorni più propagandistici che strategici.<br />
Eppure, il presidente Acquaroli dal palco ha difeso l’Atim come fiore all’occhiello del suo operato, come strumento di promozione e rilancio. Una difesa che stona di fronte ai dati, alle inchieste e alla realtà di una regione che – tra sanità in affanno e servizi ridotti – avrebbe forse bisogno di altro, più che di testimonial e fiere. Si dirà che la comunicazione è fondamentale. Certamente, ma quando la comunicazione diventa un fine e non uno strumento, quando serve a blindare un consenso più che a costruire una visione, allora siamo ben lontanɜ da quel “modello di buon governo” che Arianna Meloni in quel di Numana ha provato a raccontare. Il caso Atim non è solo un’anomalia amministrativa. È una fotografia nitida di come viene concepito il potere in questa fase politica: centralizzazione, marketing e distribuzione opaca delle risorse. Se questo è il modello che si intende esportare, allora sarebbe bene che le persone marchigiane che saranno chiamate al voto il 28 e 29 settembre prossimi, si chiedessero a chi giova davvero.<br />
Il PRC creando la lista Pace Salute Lavoro, assieme al movimento Dipende da Noi, ha fatto una scelta ben precisa.<br />
La scelta di candidarci con la coalizione del centro sinistra non è una decisione che ci allontana dalle nostre idee di cambiamento radicale anzi, è un modo per affermare quanto sia necessario trovare le giuste convergenze e un&#8217;unità sui programmi, così da poter scalzare questa destra becera ed incompetente che anche sul turismo ha miseramente fallito e ingannato lɜ marchigianɜ.</p>
<p>PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA FEDERAZIONE DI ANCONA</p>
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		<title>No, ministro Valditara, se la scuola pubblica va a rotoli non è colpa di Pierino</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Aug 2025 17:48:07 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Valeria Allocati*   Mentre il mondo della scuola ancora discute e riflette sulla protesta di alcuni studenti e studentesse durante il colloquio  dell’esame di Stato e sulle punizioni promesse dal Ministro Valditara, ecco che arriva il via libera definitivo del Consiglio dei Ministri ai regolamenti che riformano il voto di condotta e la valutazione degli [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;"><strong>Valeria Allocati*</strong></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Mentre il mondo della scuola ancora discute e riflette sulla protesta di alcuni studenti e studentesse durante il colloquio  dell’esame di Stato e sulle punizioni promesse dal Ministro Valditara, ecco che arriva il via libera definitivo del Consiglio dei Ministri ai regolamenti che riformano il voto di condotta e la valutazione degli alunni e delle alunne della scuola secondaria. Un segnale “forte e chiaro” commenta da subito il Ministro dell’Istruzione e del Merito, indicando poi quelli che  dovranno essere  i valori e le parole d’ordine da seguire nella scuola di domani: rispetto, merito e responsabilità. Le sanzioni disciplinari sono indicate, nel contempo, come elemento formativo del percorso educativo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Più forte e chiaro di così non si può, pugno di ferro e tolleranza zero.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La capacità relazionale torna ad essere intesa come “condotta”; bisogna valutare quindi il comportamento dei ragazzi e delle ragazze e la loro docilità a conformarsi alla disciplina scolastica. E se ciò non avviene le conseguenze arrivano con mano pesante: bocciatura secca per chi non raggiunge il sei, mentre per chi riceve una votazione solo sufficiente si introduce la formula dell’epochè: sospensione del giudizio di ammissione che obbliga il discolo di turno a presentare entro settembre un elaborato su tematiche di cittadinanza attiva strettamente collegate alle proprie mancanze. Posto che tale elaborato sarà poi veramente farina del  proprio sacco, è legittimo chiedersi quale ingenuità può guidare chi pensa che basti un compituccio estivo per far superare difficoltà relazionali, disagi o altro. Evidentemente interessa solo la  forma o la punizione in sé.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ma arriviamo al vero nodo posto dalla riforma. In caso di sospensione superiore ai due giorni  la scuola dovrà disporre lo svolgimento di attività di cittadinanza solidale presso strutture convenzionate con le istituzioni scolastiche e individuate nell’ambito di elenchi predisposti dall’amministrazione periferica del Ministero. Ovviamente solo quelle istituzioni private o convenzionate considerate degne di redimere secondo valori e parametri individuati dall’alto. Ennesima e pericolosissima forma di esternalizzazione del processo educativo che allontana ed espelle chi è in difficoltà e affida poi ad un ente esterno il compito di intervenire, formare e valutare. A quali costi e condizioni non si sa. Nessuna riflessione o investimento di risorse economiche e umane per supportare concretamente, con attenta programmazione collegiale, le situazioni problematiche, per rimuovere le ragioni, le cause sociali e soggettive che generano difficoltà relazionali, dispersione scolastica, comportamenti disfunzionali. Nessuna  riflessione sul contesto sociale, familiare, personale entro il quale matura un dato comportamento. Ancora  una volta si tace sul processo formativo compiuto dai ragazzi, sui livelli di partenza, sull’inclusione e sulle strategie da adottare per rimuovere ostacoli e disuguaglianze. Non sarà certo  lo spauracchio del voto di condotta ad arginare il disagio e il malessere che serpeggia tra i banchi di scuola e la paura della bocciatura non servirà neanche a promuovere quel senso di responsabilità e senso civico a cui fa riferimento la riforma che, nel suo progetto autoritario, non va oltre un programma di  addestramento dalle profonde analogie con retaggi di un triste passato. Potrà servire al massimo a cucire la bocca a quella parte di studenti e studentesse che ancora con coraggio esprimono liberamente il proprio pensiero critico e dissentono, rifiutando le tante forme di omologazione e controllo del sistema scolastico.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Un provvedimento populista salutato già con favore da molti dirigenti e insegnanti e che  troverà il plauso anche di quella  parte dell’opinione pubblica che bacchetta con soddisfazione le giovani generazioni considerate sempre più maleducate e fannullone.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Che la scuola pubblica sia da anni sotto attacco, nel suo modello costituzionalmente determinato, è sotto gli occhi di tutti. Oggi cogliamo il frutto marcio di pseudo riforme che da decenni sono state orientate a trasformare la scuola in un’ottica aziendalistica e privatistica, svenduta alle logiche d’impresa e ai suoi principi regolativi: offerta formativa, concorrenza, competitività, sostenibilità finanziaria, crediti, debiti, prodotti finali, certificazioni, test, orientamento, lavoro e merito. È questo il linguaggio della scuola di oggi che si accompagna a tagli selvaggi e una  profonda  impostazione classista. E il tema della valutazione resta il nodo centrale: asse portante e spina dorsale della scuola della Costituzione ma anche indicatore  per capire quale  direzione e orientamento si intende intraprendere. Valutare il percorso di crescita umana e culturale dei ragazzi e delle ragazze  non vuol dire, come oggi si intende, misurare un prodotto finale, standardizzare un risultato deciso altrove, omologare, in nome di una presunta oggettività, una prestazione quantificabile e misurabile, certificare una competenza o controllare conoscenze e nozioni. È un lavoro ben più complesso e difficile che compete alla responsabilità del corpo docenti e alla professionalità del singolo insegnante. E se questo è vero per la valutazione disciplinare ancor di più lo è per la riesumata condotta. No, Ministro Valditara, i problemi della scuola pubblica oggi sono altri e richiedono risorse economiche e radicale cambio di rotta, non è colpa del Pierino di turno. </span></p>
<p>*Direzione Nazionale PRC-S.E.</p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Giorgio Parisi: La reintroduzione del nucleare non è la soluzione</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jul 2025 23:51:56 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>

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		<description><![CDATA[Trascrizione, rivista dall’Autore, della introduzione del Professor Giorgio Parisi (Premio Nobel per la Fisica 2021) al webinar “Energie rinnovabili per l’autonomia energetica, il nucleare che c’entra?” organizzato dal Comitato SI’ alle rinnovabili NO al nucleare il 14 aprile 2025, pubblicata nella rivista trimestrale Alternative per il Socialismo n. 77 di imminente uscita.   Giorgio Parisi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><i>Trascrizione, rivista dall’Autore, della introduzione del Professor Giorgio Parisi (Premio Nobel per la Fisica 2021) al webinar “Energie rinnovabili per l’autonomia energetica, il nucleare che c’entra?” organizzato dal Comitato SI’ alle rinnovabili NO al nucleare il 14 aprile 2025, pubblicata nella rivista trimestrale Alternative per il Socialismo n. 77 di imminente uscita.</i></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b><i> </i></b></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b><i>Giorgio Parisi</i></b></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>La reintroduzione del nucleare non è la soluzione </b></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La questione fondamentale, che vorrei subito porre in chiaro,<a title="" href="file:///C:/Users/Maurizio/Downloads/La%20reintroduzione%20del%20nucleare%20non%20%C3%A8%20la%20soluzione.docx#_ftn1">[1]</a> perché è importante anche dal punto di vista politico, è che noi, la sinistra, tutti quelli che si appongono al nucleare, devono evitare di presentarsi come il gruppo delle persone che dicono no a tutto.  Cosa che non è assolutamente vera, ma è il modo con cui la stampa di destra tenta di presentarci. Dobbiamo invece fare capire che c&#8217;è un piano, c&#8217;è qualcosa di diverso che si può fare. Ma questo qualcosa di diverso  ha bisogno di cominciare ad essere attuato, perché è evidente che se  la situazione continua come adesso e non si fa niente, ci possono essere in futuro dei problemi molto seri per quanto riguarda l&#8217;energia. Certamente non andremo nella direzione di una diminuzione della CO2 se  restiamo con le mani incrociate, dobbiamo fare capire e dimostrare che iniziative diverse in campo energetico sono possibili.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La prima cosa che vorrei accennare molto velocemente &#8211; perché non ho le competenze né la capacità per fare di più, né mi sento sufficientemente preparato sull&#8217;argomento &#8211; riguarda il quadro generale del risparmio energetico. La domanda di energia non è qualcosa che si presenta come naturale, per cui in Italia dovremmo consumare per forza una certa quantità di energia. Questa dipende da quello che facciamo, da quanti sprechi vengono effettuati e di quanto siamo in grado di migliorare la situazione.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>Contenere il consumo di energia</b><b></b></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">È chiaro che se diminuiamo il bisogno di energia di un gigawatt abbiamo bisogno di costruire un impianto di produzione di energia per un gigawatt di meno. Quindi ridurre la produzione di consumo energetico è qualcosa che da un lato diminuisce enormemente tutto lo stress e tutte le difficoltà di assicurarsi la produzione di energia in maniera pulita, senza CO2, e dall&#8217;altro canto ha un vantaggio estremamente importante che è costituito dal fatto che la maggior parte degli interventi che tendono a migliorare il risparmio energetico sono anche quelli stessi che migliorano la qualità della vita.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Facciamo un esempio tra i più semplici: i trasporti. È chiaro che noi impieghiamo una enorme quantità di benzina per i trasporti individuali. Passare da trasporti individuali a trasporti collettivi, possibilmente non soltanto in Italia, non solo diminuisce la quantità di benzina da acquistare, ma permette anche di migliorare la qualità della vita, perché le persone invece di stare su trasporti privati nel caos del traffico possono muoversi su trasporti pubblici.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Gli stessi vantaggi, o del tutto analoghi, si hanno diminuendo il consumo energetico delle  industrie. Ovviamente per diminuirlo bisogna rifare molto spesso ex novo o parzialmente gli impianti produttivi, modernizzandoli, il che porta a dei vantaggi ambientali, perché i nuovi impianti potrebbero essere sicuramente meno inquinanti.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>Aumentare la coibenza delle case</b></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Un’altra cosa molto importante che abbiamo già visto nel passato, perché se ne  è discusso ma si è fatto ancora pochissimo, è aumentare la coibenza delle case,  per evitare d’inverno  la perdita di calore delle case verso l&#8217;esterno o, d&#8217;estate,  annullare o almeno limitare quello che va verso l&#8217;interno.  Migliorare la coibenza permette di diminuire gli impianti di riscaldamento, limitare nel tempo il loro funzionamento,  quindi la quantità di metano  usato nelle case. In questo modo si può diminuire, anche se lievemente, l&#8217;inquinamento prodotto nelle città dal consumo del gasolio. Come abbiamo visto anche la diminuzione dei trasporti va nella stessa direzione.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">È evidente che tutte queste cose devono essere progettate e realizzate in modo che siano efficaci. I dati mi pare confermino che il piano del 110 per cento che è stato fatto nel passato si sia rivelato un grosso spreco. Se bisogna coibentare quasi tutte le case d&#8217;Italia, nelle città e fuori, bisogna pensare a qualcosa di diverso rispetto a quello che è stato fatto. E’ necessario che le ditte, siano esse controllate, anche se parzialmente, dallo Stato, come quelle private svolgano i lavori a prezzi ragionevoli, ricevendo, per un certo periodo di anni, una percentuale sui soldi che vengono risparmiati grazie a una minore necessità di riscaldamento. Non si può immaginare di fare questa cosa mediante 10mila piccole industrie che fanno impianti per conto loro, senza alcun controllo e verifica da parte del pubblico.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>I costi e i rischi del nucleare</b></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Arriviamo ora al tema del nucleare.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">È evidente che noi dobbiamo cominciare a parlare di nucleare facendo confronto tra il nucleare e le altre energie rinnovabili che ci sono, l&#8217;energia solare in particolare e anche l&#8217;energia eolica. L&#8217;energia eolica probabilmente non è estremamente importante per quanto riguarda l&#8217;Italia rispetto al solare, per via della configurazione del nostro paese &#8211; fatta eccezione per alcune zone &#8211; ove la possibilità di impiantare pale eoliche è relativamente limitata.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Quindi cercherò di concentrarmi sul fotovoltaico. Quello che è assolutamente evidente da tutte le stime di costi che sono state fatte è che  l&#8217;energia prodotta da un impianto nucleare viene a costare  sui 150 euro al megawatt,  mentre quella prodotta dal solare è di tre volte inferiore. Una simile differenza è qualcosa enorme dal punto di vista industriale, quindi è evidente che non c&#8217;è nessun motivo per cui si possa pensare che il nucleare sia conveniente dal punto di vista dei costi. La mia impressione è che anche il governo abbia qualche esitazione a dire che il nucleare costa di meno del solare.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Poi non dobbiamo dimenticare mai gli incidenti che sono occorsi nel passato in alcune centrali nucleari.  Ci dicevano prima del disastro di Chernobyl, nel 1986,  che non sarebbe stato possibile avere un incidente tipo quello che poi effettivamente si verificò a Chernobyl. Così come sostenevano prima dell’incidente di  Fukushima, nel 2011,  che non era possibile avere incidenti di quel genere, che ormai quello che era successo a Chernobyl apparteneva al passato, mentre invece quello che è successo a Fukushima &#8211; 25 anni dopo! &#8211; è stato un incidente molto brutto paragonabile a quello di Chernobyl.  Quest’ultimo ha provocato un certo numero di morti che sono difficili da calcolare, ma certamente le  migliaia di morti si sono poi verificate a causa dei tumori dovuti alla radiazione devono essere in qualche modo stimate.  Senza contare che  ci sono ancora quasi 3000 km quadrati intorno alla centrale che sono tuttora inabitabili. Provate a immaginarvi  una zona di 3000 km quadri in Italia, ad esempio nella pianura padana, che diventa inabitabile: il danno di una cosa di questo genere sarebbe completamente assurdo e incalcolabile.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Ed anche a Fukushima c&#8217;è stata una evacuazione forzata. Quante siano state le morti, non tanto dovute all&#8217;incidente, al danno di radiazione, ma a effetti indiretti dell&#8217;evacuazione forzata non è chiarissimo. Ci sono fonti che oscillano intorno ai 300 morti, altre che ne conteggiano 1000 o 2000, ma in ogni caso l&#8217;evacuazione forzata che è stata fatta a Fukushima è stata qualcosa di estremamente grave. Il costo dello smantellamento è enorme e  ci sono ancora quasi 400 km quadrati che sono  inabitati.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>Le conseguenze di un incidente nucleare crescono nelle zone più popolate</b><b></b></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Quello di cui bisogna rendersi conto, quando si mette sul piatto della bilancia gli svantaggi e i vantaggi del nucleare, è che  gli svantaggi che possono derivare dal dovere gestire un incidente tipo quello di Chernobyl o quello di Fukushima,  o anche di scala molto più piccola, dipendono dai costi materiali, umani e sociali, i quali sono determinati essenzialmente da quanto una determinata zona è antropizzata, cioè da quanto è popolata. Quello che è successo sia a Chernobyl che a Fukushima è avvenuto in  una zona che aveva una densità di popolazione di 10-20 volte inferiore a quella del pianura padana o di altri possibili siti italiani, come nel Lazio. Quindi i danni di Chernobyl e Fukushima sono stati certamente molto inferiori di quelli che potrebbero verificarsi in una qualunque parte del nostro paese.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Quello che avverrebbe a seguito di un incidente tipo Chernobyl in Italia, probabilmente potrebbe comportare uno spostamento  dell&#8217;ordine di circa un milione di persone, cosa che sarebbe praticamente impossibile. La nostra situazione è del tutto diversa da quella di altri paesi europei, come la Francia e anche la Germania, che hanno una densità di popolazione assai minore, specialmente in certe zone. Moltissime delle centrali francesi e tedesche sono state insediate in zone in cui i danni potenziali, in caso di incidente,  potevano essere considerati bassi.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Dal punto di vista del rapporto costi-benefici, l&#8217;Italia è certamente il posto peggiore, escluso forse i Paesi Bassi, per costruire degli impianti nucleari perché è un paese tutto ad alta densità di popolazione. Dal punto di vista europeo gli impianti nucleari vanno messi in zone a bassa densità, non in zone ad alta densità. Quindi l&#8217;Italia non è certamente il posto adatto.</span></p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>Le obiezioni al ricorso all’energia solare</b><b></b></span></p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Giunti a questo punto si può ben capire che uno si possa domandare perché mai dovremmo insediare nuovi impianti nucleari e non invece puntare sul solare? Le risposte, grossomodo, che sento venire dai sostenitori dell&#8217;energia nucleare sono di vario tipo. La prima è che non ci sarebbe  posto sufficiente per fare il solare in Italia. Ovvero che  il posizionamento dei pannelli fotovoltaici comporterebbe un consumo di suolo troppo elevato. L&#8217;altra obiezione che spesso viene fatta è che il solare fornisce energia non in modo continuo ma  intermittente, mentre abbiamo bisogno di un flusso di energia che non subisca interruzioni.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">In entrambi i casi non siamo affatto di fronte a obiezioni insormontabili. Per quanto riguarda l&#8217;Italia, basta andare su <i>Google Map</i>, guardare con attenzione  le immagini satellitari e ci si accorge immediatamente che le case delle città generalmente non hanno i tetti coperti da impianti solari. La percentuale di pannelli fotoltaici  installati sui tetti delle città è estremamente bassa. Basterebbe elevare sensibilmente la quantità di pannelli installati sui tetti, anche solo delle case nelle città, che si farebbe un grande passo avanti.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Ma ci sono anche altre possibilità non ancora sfruttate. Tutti i milioni di edifici residenziali che stanno in Italia forniscono una quantità di spazio molto grande dove possono essere piazzati serie di pannelli solari. O ancora, per esempio, i capannoni industriali potrebbero fornirci un’altra occasione per incrementare la presenza del fotovoltaico. Attualmente però, se ricordo bene,  solo il 7% dei capannoni industriali è dotato di  pannelli solari, mentre potremmo moltiplicare queste cifre di un fattore almeno pari a sei. Ci sono tutta una serie di infrastrutture pubbliche, come le aree dedicate ai parcheggi, gli ex siti industriali e altro ancora: in tutti questi luoghi si possono mettere dei pannelli. Gli edifici pubblici, le scuole, i ministeri, le province, possono installare dei pannelli solari. Ora solo il 3% delle scuole ha pannelli solari installati.</span></p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>L’utilità di sviluppare l’agrivoltaico</b></span></p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Un’altra possibilità – e qualche cosa si sta già facendo in questo campo, ma in modo insufficiente – ci viene offerta  dall&#8217;agrivoltaico. Non è vero che l’impianto di pannelli solari  sottrae completamente il terreno agricolo all’agricoltura. L&#8217;agrivoltaico, se fatto in maniera intelligente può essere estremamente utile perché è provato che l&#8217;agricoltura convenzionale e il solare  possano coesistere. Ci  sono tutta una serie di studi che ci dicono che, per un certo tipo di coltivazioni, specialmente per i prodotti dell’ orto, che hanno bisogno di una grande quantità di acqua e non hanno una necessità enorme di esposizione al sole, l’installazione di pannelli fotovoltaici, che riduce parzialmente l’esposizione al sole, crea un ambiente che può essere più favorevole alla crescita di un certo numero di piante, utilizzando nel contempo una minore quantità di acqua, cosa che non sarebbe nemmeno male dal momento che,  come noi sappiamo, stiamo andando nella direzione di una ricorrente siccità.</span></p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b> </b></span></p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>La questione dei costi del fotovoltaico </b></span></p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Un altro elemento che va preso in considerazione sono i costi del fotovoltaico. Una delle cose che viene normalmente agitata come uno spauracchio è il fatto che i moduli del fotovoltaico devono essere importati dalla Cina, quindi noi staremmo facendo un enorme favore a questo paese, che non rientrerebbe nell’ambito dei paesi amici, anzi da più parti viene considerato come un nemico potenziale. In ogni caso il problema sarebbe che dobbiamo importare la strumentazione per il fotovoltaico dall&#8217;estero, e questo peserebbe sulla nostra bilancia dei pagamenti in modo seccamente negativo.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Ma le cose non stanno esattamente così. Naturalmente i costi variano a seconda del tipo di modulo fotovoltaico che si intende prendere, poiché vi è differenza fra moduli fotovoltaici per le case e moduli fotovoltaici per un utilizzo industriale, ma grosso modo possiamo dire che il costo del modulo fotovoltaico incide  del 20-30%, mentre quello che determina il costo complessivo in modo prevalente sono altri fattori, tra cui ciò che serve, e in modo particolare il lavoro, per montare il  tutto e rendere l’impianto perfettamente funzionante. Quindi i costi degli impianti fotovoltaici, dipendono relativamente poco dall&#8217;importazione. </span></p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Anche per quanto riguarda la produzione di silicio al momento attuale la Cina mantiene una posizione dominante e pensare di competere  con il Dragone in questo campo appare assai difficile, visti i prezzi cinesi, ma dobbiamo tenere conto che appunto una parte importante del costo di un pannello solare viene dal montaggio.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Noi in Italia abbiamo una gigafattoria che l&#8217;Enel ha impiantato in Sicilia, che si può anche espandere, in cui vengono montati pannelli solari su wafer di silicio importati dalla Cina, quindi il grosso del costo del solare deriva da un lavoro che viene fatto in Italia, non viene importato dall’estero. La situazione è completamente cambiata rispetto a quella di una decina di anni fa in cui i pannelli solari costavano tantissimo mentre poi l&#8217;installazione costituiva  un costo marginale. In ogni caso il costo dei pannelli solari sta diminuendo al ritmo del 5% l&#8217;anno, quindi in pochi anni si abbasserà sempre di più e questo è del tutto evidente perché  tutte le cose che vengono prodotte su grandissima scala tendono a costare sempre di meno.</span></p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>L’Italia gode di una grande esposizione al sole</b></span></p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Un’altra ragione per cui è importante puntare sul fotovoltaico è che l&#8217;Italia è un posto eccezionale per sfruttare l’energia solare, in quanto ha una quantità di esposizione alla luce del  sole molto maggiore della Germania, quindi lo stesso impianto solare installato in Italia produce il 40% di energia in più rispetto alla Germania e circa il 25% in più rispetto alla Francia. Rispetto alla Spagna o alla Grecia siamo invece più o meno agli stessi livelli. Se guardiamo le cose da questo punto di vista sarebbe completamente folle trovarsi nella situazione in cui si installa il solare in Germania e non  in Italia e, viceversa, si vuole rimettere il nucleare in Italia e lo si dismette in Germania. Nonostante tutto questo la Germania ha impianti per 70 gigawatt installati di solare mentre noi siamo fermi a 30. Quindi malgrado che noi siamo effettivamente migliorati, non siamo ai livelli tedeschi, anzi stiamo molto peggio.</span></p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>I reattori nucleari di quarta generazione</b><b></b></span></p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Veniamo allora al fatto che ci dicono che il nucleare di adesso è completamente diverso da quello di una volta. Ma è vero? E’ completamente diverso? Questo non è affatto chiaro. Quello di cui si parla è di potere costruire i reattori nucleari di quarta generazione.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Certamente i reattori nucleari di quarta generazione hanno tutta una serie di vantaggi rispetto a quelli vecchi. Il vantaggio principale del nucleare di quarta generazione è che viene utilizzato essenzialmente con neutroni veloci e questi permettono &#8211; per motivi tecnici, che non è essenziale qui esaminare in dettaglio &#8211; che molte delle sostanze radioattive che fanno parte delle scorie nucleari vengano degradate dentro il reattore. Quindi il plutonio, che è la cosa più pericolosa per quanto riguarda la conservazione negli impianti e nei siti delle scorie nucleari, verrebbe utilizzato dentro i reattori di quarta generazione come combustibile. Perciò a questo punto il problema di avere grandi quantità di scorie nucleari, che è uno degli aspetti più delicati dei vecchi reattori, sarebbe molto diminuito usando un reattore di quarta generazione.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">In teoria però. Il problema è che non c&#8217;è nessun reattore di quarta generazione che è commercialmente operativo al momento. Ci sono dei prototipi sperimentali che sono in fase di test, ma non ci sono reattori funzionanti. Ci sono almeno una decina di progetti diversi con tecniche differenti per questi reattori di quarta generazione, ma finché non vengono messi alla prova non si può dire che funzionino.</span></p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>Il fallimento del Superphénix</b></span></p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Io vorrei ricordare a tutti il caso del famoso Superphénix (Spx), costruito dalla Società elettrica francese (Edf), con la partecipazione cospicua, circa un terzo dell’intero investimento, da parte dell’Enel, con la promessa di ricevere in cambio un terzo dell’elettricità che il reattore avrebbe prodotto.  Alla fine quindi anche l’Enel ci ha perso un bel po&#8217; di soldi.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Si tratta di un reattore che è stato costruito dal 1976 al 1985, quindi la sua costruzione è cominciata circa una cinquantina di anni fa ed è stata conclusa quaranta anni dopo, è costato l&#8217;equivalente di 20 miliardi di euro di adesso e ha avuto tutta una serie di incidenti. Nell&#8217;anno in cui ha funzionato meglio ha prodotto circa meno del 10% dell&#8217;energia che doveva produrre e poi dopo 12 anni di attività,  in cui ha lavorato di fatto solo per qualche mese, è stato chiuso.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Quali erano i motivi di questo <i>flop</i>? La ragione stava nel fatto  che tutte le tecniche che si basano su neutroni veloci non possono usare l&#8217;acqua come moderatore, mentre queste centrali nucleari hanno bisogno di qualcosa che porti via il calore dal nocciolo verso l&#8217;esterno e normalmente si usa l&#8217;acqua. Ma l&#8217;uso dell’acqua rallenta enormemente i neutroni, quindi un reattore a neutroni veloci non può usare l&#8217;acqua, deve ricorrere ad altre sostanze.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Per esempio, Superphénix aveva fatto la scelta di usare del sodio fuso, mentre ci sono altri reattori puntano sul piombo fuso. Ma sia il sodio fuso che il piombo fuso sono da un lato delle sostanze molto corrosive dal punto di vista chimico e dall&#8217;altro lato devono essere impiegate a temperature di varie centinaia di gradi. Superphénix è morto per un problema molto semplice, che non si è riusciti a costruire delle tubature adatte a reggere l’urto, nonostante si dicesse che tutto il resto funzionava bene.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La cosa non deve stupire perché dentro il reattore veloce la quantità di materie radioattive che circolano è altissima, quindi le tubature e tutti i materiali vengono fortemente danneggiati dalle radiazioni con la conseguenza che ci possono  essere fughe di materiale radioattivo.  Finché non si prova che i reattori di nuova generazione possono funzionare  bene e senza incidenti, si rischia che  il prototipo commerciale possa metterci una decina d&#8217;anni prima che si possa convintamente dire se le cose vanno bene o non vanno bene. Perciò i reattori di quarta generazione costituiscono un progetto per un futuro estremamente lontano.</span></p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>I mini reattori</b><b></b></span></p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Viene avanzata anche la proposta dei mini reattori. Questi non sono particolarmente diversi dai reattori che ci sono adesso. L&#8217;unica cosa è che essendo dei reattori relativamente più piccoli, hanno un fattore di sicurezza più elevato, dunque è meno facile che possano avere incidenti. Ma i mini reattori non possono essere qualificati come di quarta generazione, fanno parte della vecchia generazione; solo che, si dice, potrebbero costare di meno perché questi reattori vengono costruiti in serie. Si farebbero degli impianti, non proprio con catena di montaggio, ma quasi, per costruire questi reattori. Quindi il progetto, la sua realizzazione e tutto quanto connesso dovrebbero essere estremamente più semplici. Ma anche in questo caso la diminuzione del costo dei mini reattori la si potrà verificare solo una volta che si incomincia ad effettuare la produzione. Persino negli Stati Uniti c&#8217;è una certa esitazione a investire nei mini reattori perché non è evidente che possa essere conveniente rispetto al solare.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Il nucleare che abbiamo adesso non è particolarmente nuovo rispetto a quello vecchio e quindi non siamo in una situazione grandemente diversa da quando vennero fatti e vinti i referendum nel 1987<a title="" href="file:///C:/Users/Maurizio/Downloads/La%20reintroduzione%20del%20nucleare%20non%20%C3%A8%20la%20soluzione.docx#_ftn2">[2]</a>. Quindi, riassumendo: i reattori di quarta generazione non ci sono; il primo tentativo di fare reattori di quarta generazione, essenzialmente il Superphénix, ha avuto un pessimo esito ed ha  fatto una brutta fine; i mini reattori dovrebbero essere un pochettino più sicuri e dovrebbero potere costare un po’ di meno, ma anche qui finché non si procede nella loro effettiva costruzione, finché non li si mette alla prova, è ben difficile considerarli un approdo sicuro.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Fatemi fare, per quanto riguarda il tema della sicurezza, una considerazione generale,  attraverso un paragone con gli aerei. I primi aerei che volavano, non solo precedentemente alla prima o alla seconda guerra mondiale, ma anche nel dopoguerra erano aerei che cascavano abbastanza frequentemente. Gli aerei di adesso hanno una sicurezza incredibilmente elevata rispetto a quella degli aerei di un tempo. Il motivo per cui gli aerei di adesso sono estremamente sicuri è che ogni volta che avviene un incidente, grazie alle scatole nere e allo studio delle situazioni in cui è accaduto il disastro, si può fornire una informazione precisa a tutte le compagnie che hanno costruito gli aerei per favorire la comprensione di quello che è andato male e la possibilità di prendere le necessarie contromisure. Quindi gli aerei sono diventati sicuri, non indipendentemente dagli incidenti, ma al contrario sono oggi tali solo perché c’è stata una rilevante quantità di incidenti aerei che hanno permesso di eliminare una buona parte delle cause che li avevano provocati. Molto spesso gli incidenti di adesso sono dovuti a modelli nuovi che sono ancora instabili. Quindi è chiaro che se immaginiamo per i reattori nucleari lo stesso percorso per raggiungere la  sicurezza che c&#8217;è per gli aerei, bisognerebbe passare tramite tutta una serie di incidenti che tendono a eliminare le varie possibili cause. Solo che nel caso degli incidenti nelle centrali e nei reattori nucleari le conseguenze sono assai più devastanti e protratte nel tempo.</span></p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>Il superabile problema dell’intermittenza della illuminazione solare</b></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Ritornando al confronto tra solare e nucleare, uno degli argomenti che viene  presentato a favore del nucleare – forse quello principale &#8211; è quello della intermittenza dell’illuminazione solare. Del resto è evidente che la luce solare c&#8217;è di giorno e non di notte. Quindi a mezzogiorno si realizza un picco della presenza di illuminazione solare che diminuisce lungo l’arco della giornata.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Possiamo guardare all’esperienza californiana. In California il picco solare è sempre a mezzogiorno e in quella situazione il prezzo dell&#8217;energia diventa negativo. Una cosa fondamentale da capire, quando si fanno tutti i calcoli economici, è che il prezzo dell&#8217;energia viene messo in rete, c&#8217;è una borsa energetica, l&#8217;energia viene comprata dai vari attori che sono interessati al suo utilizzo e il costo dell&#8217;energia dipende tantissimo dall’ora. Quindi si verifica un avanzo di energia durante le ore di giorno e i prezzi diventano addirittura negativi, dato che sarebbe davvero complicato bloccare il funzionamento  degli impianti che producono energia sfruttando l’illuminazione solare.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La prima domanda da porsi è dunque la seguente: il ricorso al nucleare può essere utile per controbilanciare il problema della intermittenza solare? Ripeto, quello della intermittenza del solare è un tema certamente serio, perché non c&#8217;è solo intermittenza tra giorno e notte, ma anche quella da un giorno a un altro, vi sono giornate con più sole ed altre con molto meno, poi naturalmente vi è l’intermittenza su un più lungo periodo cioè quella determinata dalle variazioni stagionali, tra inverno ed estate.</span></p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>Il ricorso al nucleare non risolve il problema</b></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Ma il ricorso al nucleare non è assolutamente capace di risolvere questi problemi dell&#8217;intermittenza. Torniamo alla situazione che abbiamo preso ad esempio, quella della California. Cosa servirebbe veramente in quel caso, se volessimo ricorrere a impianti nucleari per ovviare ai periodi di inesistente o scarsa illuminazione solare? Bisognerebbe disporre di impianti nucleari che si spengono quando c&#8217;è il picco dell’illuminazione solare e si riaccendono la notte. Fatemi fare una breve digressione: mentre gli impianti a gas sono praticamente un grande fornello &#8211; se mi passate la semplificazione -  dove possiamo tranquillamente aumentare l&#8217;intensità del gas, altre fonti energetiche, per esempio quella del carbone, non ci offrono simili possibilità di modulazione perché sotto una certa quantità di energia prodotta, la centrale non può funzionare e per fare ripartire una centrale a carbone spenta ci vogliono uno o due giorni. Il nucleare presenta un aspetto fondamentale per cui l’operazione accendi-spegni e viceversa non può essere fatta ed è un problema molto tecnico per quanto riguarda le centrali a nucleare standard,  che  non sono quelle di quarta generazione, ma i mini-reattori che sono l&#8217;unica cosa che è pensabile in un futuro non estremamente lontano e che però non sono facilmente bloccabili.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Il motivo è costituito da una ragione fisica molto semplice. Quando la reazione nucleare viene spenta, si formano, mediante tutta una serie di reazioni nucleari, dei prodotti che tendono in qualche modo ad avvelenare la reazione e bisogna aspettare che questi prodotti decadano prima di potere fare ripartire di nuovo la reazione. Quindi un impianto nucleare spento è un po&#8217; come quello a carbone, ha bisogno di due o tre giorni di tempo per potere ripartire.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">In una situazione come quella della California, il nucleare rimarrebbe attivo tutto il giorno e quindi a questo punto contribuirebbe anche lui a un eccesso di produzione durante la presenza di illuminazione solare.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La situazione europea e italiana ancora lontana da quella della California ma ci stiamo evolvendo in questa direzione.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Anche nel nostro continente il picco di richiesta dell&#8217;energia elettrica è di giorno: il consumo dell&#8217;energia è molto più alto di giorno, che durante la notte. Nel passato, fino a qualche anno fa, prima dell’introduzione massiccia del solare, i prezzi erano molto più alti di giorno e avevano un picco a mezzogiorno.  L&#8217;Italia per molti anni, ma ora non più, acquistava energia dalla Francia di notte, l&#8217;accumulava – poi vediamo come avveniva l’accumulo &#8211; e gliela rivendeva di giorno. Quindi la produzione nucleare francese di energia che non poteva essere interrotta di notte, e che costituiva un enorme avanzo di energia prodotta, veniva acquistata da chi poteva immagazzinarla per poi rivenderla di giorno. E su questo acquisto dell&#8217;energia nucleare di notte per poi rivenderla alla Francia di giorno, l’Italia ha realizzato una quantità enorme di guadagni. In sintesi, l’eccesso di produzione di energia da parte della Francia poteva essere utilizzato grazie all’acquisto da parte di chi poteva immagazzinarlo.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Questo avveniva una volta, ma adesso è diverso.  Grazie al grande aumento della produzione dalle rinnovabili, non solo in Italia, ma in tutta Europa, il quadro sta cambiando rapidamente e si sta passando ad una situazione in cui l&#8217;eccesso energetico è verso il mezzogiorno solare e non di notte, come era una volta a causa della produzione di energia da parte delle centrali nucleari francesi.  Ci vorrà molto tempo prima che si arrivi in Italia ad avere sempre una situazione di eccesso di produzione di giorno, tuttavia è già avvenuto una volta: il primo maggio del 2025, giorno festivo con fabbriche chiuse, quando il prezzo di vendita dell&#8217;energia elettrica è andato quasi a zero per qualche ora.  Ci stiamo avvicinando ad una situazione californiana ed episodi di questo tipo diventeranno sempre più frequenti (come già incominciano ad esserlo in Germania e nei paesi scandinavi).</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Ma in ogni caso il nucleare, essendo rigido, come una volta aveva problemi di notte quando c&#8217;era una sovra-produzione e non poteva essere spento, avrà molto probabilmente lo stesso problema di giorno quando dovrà comunque restare attivo. Non si può quindi immaginare di compensare l&#8217;intermittenza del solare con il ricorso al nucleare. Quindi il nucleare non ha nessuna necessità di essere rimesso in Italia.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>Come risolvere il problema dell’intermittenza</b></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">I progetti nucleari non sono particolarmente nuovi rispetto a quelli che già esistono. La quarta generazione potrebbe essere qualcosa di interessante, ma dalla realizzazione effettiva della quarta generazione per il momento siamo assolutamente lontani e il problema invece dell&#8217;intermittenza del solare, che è un problema vero, specialmente una volta che si passa a una quantità di produzione molto più alta di energia elettrica tramite il solare. Il problema quindi non può essere ignorato, ma  va  però affrontato non certo con il ricorso al nucleare ma in maniera completamente diversa.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Ci possono essere varie cose che possono essere fatte. Ci sono due sistemi fondamentali per cui possiamo accumulare l&#8217;energia. Possiamo accumulare l&#8217;energia in batterie a litio. Il costo delle batterie di questo tipo sta diventando sempre più basso. Il litio non è particolarmente caro e quindi le tecniche di costruzione non presentano costi proibitivi.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Vi è poi l&#8217;altra tecnica, che è quella che veniva utilizzata nel passato e che può essere usata anche nel futuro: si tratta del cosiddetto idroelettrico pompato. Che cosa è e come funziona?  Volendo esemplificare in modo semplice potremmo dire che può essere paragonato alla famosa tela di Penelope o all’inverso di questa. Partiamo dal funzionamento degli impianti idroelettrici: immaginiamo che piova, l’acqua nel bacino aumenta, arriva alla diga, quindi scende giù e questo movimento viene trasformato in energia elettrica.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Ma, trattandosi di motori elettrici, l’impianto può funzionare in modo esattamente opposto, ovvero si prende l&#8217;acqua in basso e la si porta sopra. Poi, quando c’è bisogno, la si fa di nuovo scendere. Per questo ho fatto l’esempio di Penelope che tesseva e poi disfaceva la tela. Nel nostro caso qual’è il vantaggio? Il vantaggio è che l&#8217;acqua può essere portata in alto in un momento in cui il costo dell&#8217;energia elettrica è minore e può essere portata in basso, producendo quindi energia elettrica, al momento in cui questa serve.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Quindi, ed è esattamente quello che succede, l&#8217;idroelettrico può funzionare come un enorme accumulatore di energia elettrica, non sufficiente probabilmente per l&#8217;intera estate o per l&#8217;inverno, ma certamente per potere controbilanciare la differenza dell’illuminazione solare tra la mattina e la sera. Bisogna, ovviamente, a questo punto, costruire  delle installazioni capaci di compiere questa operazione. Ci sono già tutta una serie di impianti installati che con il Pnrr potrebbero e dovrebbero aumentare.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b> </b></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>L’importanza dell’accumulazione</b><b></b></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Quindi c&#8217;è un cospicuo e mirato investimento da fare in questa direzione, in modo di aumentare la possibilità di avere accumuli a basso costo e questo dovrebbe, in qualche modo, bilanciare nel futuro una situazione in cui ci fosse un&#8217;eccessiva produzione di energia elettrica solare di giorno. A questo punto si può certamente immaginare di aumentare notevolmente la capacità dell&#8217;idroelettrico, tanto più che poi si possono  anche utilizzare soluzioni completamente nuove dove potere immagazzinare l&#8217;acqua, come, per esempio, nelle  miniere del tutto esaurite. Insomma ci sono diverse possibilità per incrementare la potenzialità di accumulo di energia elettrica.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Gli accumuli possono essere fatti anche in ambienti domestici. Anzi si può dire che un accumulo domestico è fondamentale perché se fatto in una situazione in cui c&#8217;è la produzione domestica di energia elettrica, permette di accumularla  senza dovere passare per la rete. Quindi a questo punto il singolo produttore domestico di energia elettrica la accumula e poi la riutilizza la sera.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Inoltre dobbiamo ricordare  che la produzione domestica di energia elettrica  può essere combinata moltissimo con degli impianti di pompe di calore. D&#8217;inverno, ad esempio, si può mettere delle pompe di calore che riescono ad assorbire l&#8217;energia elettrica prodotta. Non a caso, ci sono tutta una serie di sistemi di questo tipo che possono permettere di  assorbire e poi utilizzare il picco di mezzogiorno di produzione energetica solare.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b> </b></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>I carburanti sintetici</b></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Un’altra soluzione che si sta profilando  per il futuro è quella fornita dal carburante sintetico. I carburanti sintetici sono estremamente importanti perché mentre possiamo pensare di passare in un futuro più o meno lontano a una completa elettrificazione delle autovetture, diventa difficile pensare di avere un&#8217;elettrificazione dei Tir perché la quantità di batterie necessaria per ciascun Tir sarebbe estremamente elevata. E così si può dire anche per quanto riguarda una elettrificazione completa delle navi. Per non parlare  degli aerei.  Quindi le navi, gli aerei, i Tir dovranno continuare ad utilizzare del carburante. L&#8217;opportunità che si apre per il fotovoltaico è che si può immaginare di realizzare  dei processi chimici che convertono l&#8217;energia elettrica in carburante in modo da renderlo effettivamente utilizzabile..</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Ma questi carburanti prodotti dall&#8217;elettrico ora sono relativamente costosi. Il costo attuale, per esempio, di un prodotto da un impianto medio cileno, si aggira attorno ai 5 euro al litro. È possibile che questi prezzi vengano ridotti a 2 euro al litro e in ogni caso abbiamo visto che tutte queste cose vanno nella direzione di avere dei costi sempre più bassi. Per esempio, anche all’Enel di Roma vi è un progetto il produrre cherosene dall’energia solare raccolta nel Lazio.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">In sostanza siamo in una situazione in cui si tende sempre di più a trovare strade alternative per la produzione  dell&#8217;energia elettrica che può essere accumulata o nelle batterie di litio, in cui i prezzi stanno crollando, o in un sistema di idroelettrico pompato. L&#8217;Italia è un posto magnifico in Europa per l&#8217;idroelettrico pompato, perché ha non solo le Alpi ma anche gli Appennini e quindi è in una situazione infinitamente migliore di quella del nord Europa in cui non ci sono montagne così elevate.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>Il problema dei picchi di produzione non è affatto drammatico</b></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Possiamo avere piccole batterie per conservare il surplus generato; possiamo produrre sia idrogeno che carburanti sintetici mediante il fotovoltaico e poi possiamo utilizzare tutto l&#8217;idroelettrico pompato per andare in reazione apposta. Quindi non dobbiamo considerare come drammatico il problema, che è ancora molto lontano, di avere un eccesso di produzione elettrica di giorno. Questo non ci deve preoccupare subito, casomai è un problema del futuro.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Ovviamente ci sono tutte una serie di investimenti che dobbiamo fare per quanto riguarda la produzione di energia  elettrica. Le reti esistenti sono obsolete: la rete italiana dovrebbe essere digitalizzata in maniera tale da potere utilizzare una serie di piccoli impianti che vengono fatti. Abbiamo necessità di collegare bene tutto il sistema, per evitare i problemi di congestionamento che abbiamo visto. Se tutto questo si fa, non è impossibile immaginare che l&#8217;Italia possa diventare in futuro anche un esportatore di energia elettrica nelle ore di punta verso il nord d&#8217;Europa. Per queste ragioni non vedo queste eccessive  preoccupazioni che possono derivare dall’intermittenza della luce solare, a condizione però che si capisca che bisogna  fare gli investimenti necessari. Ma è chiaro che se uno fa investimenti sul nucleare non riesce ad investire nella quantità dovuta in altri settori a questo alternativi e per giunta strategici.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>La soluzione della  geotermia</b></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Una ultima considerazione riguarda la situazione della geotermia, che costituisce una ricchezza enorme dell&#8217;Italia rispetto ad altri paesi. C&#8217;è già un impianto geotermico che funziona molto bene a Larderello e ci sono tutta una serie di possibilità di fare impianti di geotermia in tanti altri posti.  Questi impianti sono di due tipi diversi. Uno è costituito da impianti di geotermia che producono l&#8217;energia elettrica direttamente, tipo quelle di Larderello, che si possono ampliare molto probabilmente di un fattore tre o quattro. L’altro consiste in  impianti geotermici che vanno a profondità minore e che non vengono utilizzati per produrre l&#8217;energia elettrica, ma semplicemente per scaldare l&#8217;acqua, finalizzandola al riscaldamento delle case.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Quindi si può utilizzare la geotermia proprio per diminuire la quantità di combustibile che adesso è indispensabile per il riscaldamento domestico. Il grande vantaggio per cui la  geotermia è estremamente importante, è che questa è l&#8217;unica risorsa rinnovabile esistente che è programmabile e non è intermittente.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Mentre, come abbiamo già visto, il solare è intermittente, quindi non potete programmarlo in anticipo come non è possibile fare neppure con l&#8217;eolico,  la geotermia è programmabile, quindi si possono fare impianti geotermici che  lavorino esattamente e solo nei momenti in cui serve l&#8217;energia elettrica. Perciò la geotermia   è assolutamente complementare al solare. Il risultato finale è che non si vede nessun motivo per cui si debba ritenere che il nucleare possa essere utile.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Il solare è certamente a costi minori, il problema di intermittenza si può risolvere mediante l&#8217;idroelettico pompato, mediante tutta una serie di batterie, mediante la produzione di carburanti sintetici da elettrico &#8211; produzione che adesso è molto costosa ma pian piano lo diventerà sempre meno &#8211; e anche con il geotermico come alternativa per potere avere una produzione di energia elettrica in una situazione in cui non c&#8217;è presenza di illuminazione solare.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><b>La necessità di una politica energetica per la transizione</b></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Però tutto questo richiede una grande quantità di interventi, ovviamente una sperimentazione per quanto riguarda la produzione di carburanti dall&#8217;energia elettrica e un forte investimento per quanto riguarda la rete, perché tutte queste cose non erano state neppure immaginate al momento in cui veniva fatta la rete e quindi questa deve essere completamente rimodernata e bisogna investire nella produzione di tutto questo cercando poi di avere dei prodotti e dei risultati che siano sostenibili.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Ritornando un attimo alle considerazioni precedenti, non si capisce perché debba essere una società privata a mettere i pannelli solari sugli edifici pubblici.  Bisogna invece costruire le condizioni per disporre di una struttura pubblica che sia in grado di fare questi interventi e che poi si possa gestire tutto questo senza  causare tutte quelle oscillazioni di mercato che non fanno bene né ai produttori, né a coloro che svolgono i lavori di posizionamento dei pannelli o di funzionamento degli impianti, né ai  consumatori di energia.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">In conclusione direi che tutti gli argomenti che vengono o possono essere portati a favore della reintroduzione del nucleare non hanno senso. Bisogna invece puntare sul solare e, seppure in misura minore, sull&#8217;eolico e certamente sul geotermico.  Ci vuole una politica economica che punti a investimenti pubblici in questi settori perché se questi non si fanno ci troveremmo di nuovo al punto di partenza.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">
<div style="text-align: justify;"><br clear="all" /></p>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div>
<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="file:///C:/Users/Maurizio/Downloads/La%20reintroduzione%20del%20nucleare%20non%20%C3%A8%20la%20soluzione.docx#_ftnref1">[1]</a> Il presente testo è la trascrizione, rivista dall’Autore, della introduzione del Professor Giorgio Parisi (Premio Nobel per la Fisica 2021) al webinar “Energie rinnovabili per l’autonomia energetica, il nucleare che c’entra?” organizzato dal <i>Comitato SI’ alle rinnovabili NO al nucleare </i>il 14 aprile 2025<i></i></span></p>
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<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="file:///C:/Users/Maurizio/Downloads/La%20reintroduzione%20del%20nucleare%20non%20%C3%A8%20la%20soluzione.docx#_ftnref2">[2]</a> I tre referendum del novembre 1987, i quali hanno sancito l’abrogazione della norma che consentiva ad Enel di partecipare ad accordi internazionali per la costruzione e la gestione di centrali nucleari all’estero; della norma che prevedeva misure compensative in favore dei comuni che ospitavano centrali a carbone e nucleari; nonché della norma che prescriveva la competenza del Cipe a disciplinare la localizzazione degli impianti in caso di inerzia degli enti locali competenti (leggi 1983 n.8 e 856 del 1973), hanno di fatto comportato la cessazione delle attività e degli investimenti nel settore nucleare nel nostro paese. Parteciparono al voto oltre il 65% degli aventi diritto e la percentuale dei Sì all’abrogazione delle norme di legge sopra richiamate segnò una netta maggioranza (dal 71% all’85% a seconda dei vari quesiti)</span></p>
</div>
</div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><em> </em></span></p>
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		<title>Mozione in tema Giustizia. Approvata all&#8217;unanimità alla Direzione del 29 luglio</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jul 2025 21:00:33 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Gianluca Schiavon* La Direzione nazionale esprime la più assoluta contrarietà alla riforma costituzionale voluta dal Governo di destra e dal suo Ministro della Giustizia. Riforma che si inserisce perfettamente nell&#8217;orientamento panpenalistico del &#8220;più galera per tutti&#8221; di una maggioranza che solo con l&#8217;ultimo decreto &#8216;paura&#8217; ha introdotto 14 nuovi reati e 9 aggravanti. I temi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Gianluca Schiavon*</strong></p>
<p>La Direzione nazionale esprime la più assoluta contrarietà alla riforma costituzionale voluta dal Governo di destra e dal suo Ministro della Giustizia. Riforma che si inserisce perfettamente nell&#8217;orientamento panpenalistico del &#8220;più galera per tutti&#8221; di una maggioranza che solo con l&#8217;ultimo decreto &#8216;paura&#8217; ha introdotto 14 nuovi reati e 9 aggravanti.</p>
<p>I temi trattati dalla riforma sono quattro: separazione delle carriere, separazione dei CSM, creazione di un nuovo organo per i procedimenti disciplinari verso i magistrati e, infine, estrazione a sorte di due terzi dei componenti di tutti gli organi di autogoverno della Magistratura. Dalla separazione delle carriere in base a questa riforma deriverebbe la soluzione del problema della assoluta indipendenza del giudice nel processo penale e dell’equilibrio tra accusa e difesa con la trasformazione del PM nella immaginifica figura berlusconiana dell’avvocato dell’accusa.</p>
<p>La opposizione intransigente alla separazione delle carriere parte da considerazioni sulla efficienza del sistema: non persuade che un magistrato, privato fin dal concorso del punto di vista di dover decidere un fatto rilevante dal punto di vista penale o, in altro caso un fallimento o un divorzio, svolga meglio la propria professione. Primo effetto della riforma Nordio sarebbe l’aumento dell’accondiscendenza all’orientamento dei suoi superiori da parte del singolo sostituto procuratore in una struttura gerarchizzata qual è la Procura della Repubblica anche in rapporto alle Procure generali presso la Corte d’appello e la Corte di Cassazione. Conseguenza immediata sarebbe l’aumento del corporativismo e del conformismo ai vertici delle Procure se tutto dipenderà da questi: sia la singola indagine, sia la carriera individuale.</p>
<p>Pare, inoltre, ridicola la parola d’ordine che vede la separazione delle carriere utile all’abolizione delle correnti organizzate. È vero, semmai, il contrario perché si realizzerebbe un serrate i ranghi tra i PM interessati a consolidare il proprio potere molto più che a segnalare le storture del sistema giustizia al legislatore.</p>
<p>Togliere la formazione comune e il confronto professionale tra uffici requirenti e uffici giudicanti porterebbe i primi necessariamente a una maggiore contiguità, oltre alla consuetudine quotidiana, con gli uffici di governo e controllo del territorio dai quali proviene la polizia giudiziaria. Non sfugge, infatti, che l’organizzazione interna alle Procure la composizione e l’organizzazione delle sezioni di PG è già oggi interamente decisa dai capi interni e dai capi esterni: questori, comandanti provinciali dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e financo, nelle grandi città, comandanti delle Polizie municipali. Se il sostituto procuratore non ha più la formazione del giudice aumenterà la sudditanza psicologica verso il capo e verso i soggetti che il capo ha deciso essere i migliori investigatori o i migliori consulenti tecnici.</p>
<p>A fronte di migliaia di processi penali che, già in primo grado, finiscono con proscioglimenti o assoluzioni ciò che produrranno queste riforme sarà un ulteriore incremento dei processi assecondando la spinta agita dalla parte più retriva delle forze di polizia, come già visto nel sostegno al DL paura. A fronte di processi che durano ben oltre la ragionevolezza bisogna evitare che ogni vicenda processuale si trascini fino al giudizio di legittimità.</p>
<p>La DN, inoltre, esprime contrarietà alla introduzione con voto unanime del Senato del nuovo delitto di femminicidio previsto e punito all’art. 577 bis del codice penale con l’ergastolo. Si tratta dell’ennesima manifestazione di quello che la miglior dottrina penalistica chiama diritto penale simbolico, cioè, la moltiplicazione di fattispecie create per puro fine di comunicazione e di consolazione. Questi odiosi delitti, infatti, sono numericamente stabili nonostante un profluvio di norme penali sostanziali e processuali, come il codice rosso o la legge Rocella, perché sono preceduti da un climax di atti violenti, essendo il prodotto di dinamiche relazionali e di una radicata subcultura che sintetizziamo con l’espressione patriarcato. La violenza di genere, in cui il femminicidio trova scaturigine, non si sconfigge con gli ergastoli e nemmeno coi supplizi: si combatte con la prevenzione a partire dalla minima molestia, fino allo stalking, e con una battaglia a 360 gradi al patriarcato. Si può sconfiggere con più formazione scolastica, più consultori, più autonomia economica per le donne, più comitati di garanzia sui luoghi di lavoro, più spazi autonomi di genere.</p>
<p>La DN, infine, ribadisce la propria contrarietà all’ennesima operazione propagandistica del Governo sull’annunciato piano di realizzazione di nuove carceri. Annuncio, oltre che sbagliato in sé, risibile non essendo accompagnato da un contemporaneo piano di assunzione di polizia penitenziaria. Le emergenze suicidi in carcere, anche di agenti della penitenziaria, e sovraffollamento, estrema in alcune Case circondariali e in alcuni Istituti per minorenni, non si risolvono aumentando i posti in cella. Occorre rispettare davvero il dettato dell’art. 27 della Costituzione con provvedimenti urgenti e generali: amnistia per i reati meno gravi, o indulto per due anni, divieto di carcerazione delle madri di bambini in età scolare, miglioramento del regolamento penitenziario, abolizione del decreto Caivano.</p>
<p>Per tutti i gravi atti annunciati e approvati e per i “trattamenti contrari al senso di umanità” negli istituti detentivi la DN impegna le proprie strutture regionali e federali a:</p>
<p>1.  Contribuire a creare e ad animare, su tutti i territori, comitati contro la riforma “della separazione delle carriere dei magistrati” anche in vista del difficile appuntamento del referendum confermativo nella primavera 2026;</p>
<p>2.  Continuare la campagna contro il DL paura e contro tutti nuovi delitti introdotti dal Governo di destra nella Rete nazionale, che si riconvoca il 21 settembre a Roma;</p>
<p>3.  Continuare la campagna per l’umanizzazione delle carceri condividendo iniziative con il mondo dell’associazionismo vicine alle nostre proposte;</p>
<p>4.  Continuare a sostenere i movimenti di lotta – tra questi i NOTAV – attinti da provvedimenti puntivi e vittime di repressione irragionevole.</p>
<p>*Responsabile Giustizia e istituzioni, PRC-S.E.</p>
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		<title>Teatro Verdi: una nomina che sa di nepotismo e opacità</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jul 2025 17:46:16 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Interni]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Il Partito della Rifondazione Comunista denuncia la recente nomina nel Consiglio di indirizzo della Fondazione Teatro Lirico “Giuseppe Verdi” di Trieste del figlio dell’onorevole Sandra Savino, esponente di Forza Italia, attualmente sottosegretaria al Ministero dell’Economia e contestualmente assessora ai Servizi generali del Comune di Trieste. Questa nomina lascia spazio a legittimi interrogativi, sia sul [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Il Partito della Rifondazione Comunista denuncia la recente nomina nel Consiglio di indirizzo della Fondazione Teatro Lirico “Giuseppe Verdi” di Trieste del figlio dell’onorevole Sandra Savino, esponente di Forza Italia, attualmente sottosegretaria al Ministero dell’Economia e contestualmente assessora ai Servizi generali del Comune di Trieste. Questa nomina lascia spazio a legittimi interrogativi, sia sul piano etico che istituzionale. La designazione del figlio di una figura politica nazionale e locale in un ente culturale di grande rilievo rappresenta un caso evidente di commistione tra potere politico e interessi personali. Non ci risultano né selezioni pubbliche né avvisi trasparenti che giustifichino tale scelta. Ancor più grave è che tale decisione venga da un’amministrazione in cui la madre dell’interessato svolge un ruolo attivo e influente. Nulla è stato reso noto circa il profilo professionale del nominato, né vi è traccia di competenze artistiche di rilievo in ambito teatrale o istituzionale.</p>
<p>Siamo di fronte all’ennesimo episodio di nomina per contiguità familiare, non certo per comprovata esperienza o autorevolezza nel settore culturale. È inaccettabile che in un’istituzione pubblica si operi con logiche che sembrano più da manuale di clientelismo che da buona amministrazione. Va inoltre sottolineato che il Consiglio di indirizzo del Teatro Verdi si distingue in negativo a livello nazionale: è infatti uno dei pochi, se non l’unico tra i teatri lirici italiani, a non includere nemmeno una donna al suo interno. Una grave mancanza di rappresentanza di genere che smentisce ogni impegno verso l’equità e le pari opportunità. Un tempo, il CdA del Teatro Verdi era animato da figure di alto profilo, come sovrintendenti, direttori artistici e professionisti della cultura, persone che vantavano una lunga e trasparente esperienza nel mondo dello spettacolo e della gestione culturale. Oggi ci troviamo invece davanti a un evidente abbassamento del livello di selezione e serietà delle nomine. Quello che emerge da questa vicenda è una dinamica pericolosamente simile a quella di un sistema di potere che premia la fedeltà personale e familiare, piuttosto che la competenza. Un metodo che, a prescindere dalle appartenenze politiche, mina alla base la credibilità delle istituzioni e alimenta la sfiducia dei cittadini.</p>
<p>Il Partito della Rifondazione Comunista chiede: che il sindaco si adoperi immediatamente per l’immediata sospensione della nomina; che ci sia un impegno concreto per il riequilibrio di genere all’interno del CdA del Teatro Verdi; che ci sia un ritorno a criteri di capacità professionale, trasparenza e competenza per tutte le nomine negli enti culturali cittadini. Trieste merita un teatro all’altezza della sua storia, non un palco per le manovre dinastiche del potere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Partito della Rifondazione Comunista-Federazione di Trieste</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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