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	<title>Rifondazione Comunista &#187; Esteri</title>
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		<title>Ucraina, la guerra erode la democrazia, la libertà e i diritti dei lavoratori</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Sep 2025 05:42:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mauro Zanella* Durante l’incontro del 26 agosto con le sindacaliste e colleghe dell’Organizzazione Regionale di Odessa del Sindacato dei lavoratori dell’Istruzione e della scienza dell’Ucraina ho avuto un fitto scambio di informazioni e commenti e trovato punti in comune e differenze: l’aumento di anno in anno del lavoro burocratico (una collega ha usato un termine [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Mauro Zanella*</strong></p>
<p>Durante <a href="https://www.pressenza.com/it/2025/09/essere-e-fare-sindacato-a-odessa-durante-la-guerra-il-centro-di-sostegno-psicologico/">l’incontro</a> del 26 agosto con le sindacaliste e colleghe dell’Organizzazione Regionale di Odessa del Sindacato dei lavoratori dell’Istruzione e della scienza dell’Ucraina ho avuto un fitto scambio di informazioni e commenti e trovato punti in comune e differenze: l’aumento di anno in anno del lavoro burocratico (una collega ha usato un termine ucraino che giustamente il correttore automatico ha tradotto in “scartoffie”), un lavoro di cui nessuno di noi vede l’utilità dal punto di vista didattico, ma una forma abbastanza esplicita di aziendalizzazione della nostra professione, adottando sistemi per verificare la “produttività” del nostro lavoro e per aumentare il controllo da parte del potere politico sulla scuola, sempre guardata con estrema diffidenza da ogni governo.</p>
<p>Al di là delle chiacchiere e delle belle parole, sia in Ucraina che in Italia, il nostro lavoro gode di scarsa considerazione sociale e la causa è facile da trovare: in un sistema come il nostro il successo economico è il primo e il principale metro di giudizio delle persone: “Un mafioso conta più di un bravo insegnante” ho detto a un certo punto.</p>
<p>Alcune informazioni mi hanno stupito: le donne vanno ancora in pensione a sessant’anni, invece che ai nostri sessantasette. In Ucraina non esistono classi pollaio: il numero massimo di alunni per classe è venti e, immagino nei villaggi rurali, può scendere fino a cinque alunni.</p>
<p>Mi hanno chiesto se da noi è possibile un anno sabbatico retribuito, un miraggio anche di molte mobilitazioni in Italia.</p>
<p>A proposito di salario: io nella scuola primaria, dopo 39 anni di servizio, sono arrivato a prendere circa duemila euro. Qui sembra un’enormità, ma quando ho spiegato che ho speso circa centomila euro per comprare un appartamento in un quartiere popolare della periferia di Roma e che devo pagare circa 400 euro mensili di mutuo…tutto si è ridimensionato.</p>
<p>In Ucraina il salario medio di un insegnante non raggiunge i trecento euro. Una famiglia monoreddito sarebbe alla fame ed essendo un lavoro anche qui prettamente femminile la classe sociale di appartenenza dipende dal lavoro del marito: se il marito ha perso il lavoro, se la famiglia ha figli non economicamente autosufficienti, un affitto o un mutuo da pagare, si finisce sotto la soglia della povertà. Insomma, gli insegnanti ucraini vivacchiano o sopravvivono in una società in cui una nutrita minoranza si sta addirittura arricchendo grazie all’economia di guerra.</p>
<p>Per il grande amore che tutti nutrono per l’Italia, un vero dispiacere è che un viaggio da noi risulta proibitivo, a meno di non essere ospitati da parenti che lavorano qui.</p>
<p>“Come vacanze ci possiamo permettere quindici giorni in tenda in Moldavia o in Romania” ha detto una collega. Da noi non va poi tanto meglio, ho pensato.</p>
<p>Il vero problema è la guerra: la legge marziale taglia le gambe al sindacato, che non può organizzare proteste con manifestazione di massa, né tanto meno scioperare.</p>
<p>Il risultato è che l’ultimo aumento di stipendio risale a prima della guerra e che da allora l’inflazione ha eroso in maniera sensibile il potere di acquisto dei salari, in un Paese in cui affluiscono “generose” risorse economiche da tutto l’Occidente. Peccato che finiscano in armi e più in generale in spese militari, arricchendo chi fabbrica armi, chi le vende e chi viene corrotto per comprarle.</p>
<p>Alla fine ho chiesto se potevo fare una domanda scomoda e me l’hanno accordato: “Cosa potete dirmi sulla strage del 2 maggio del 2014 alla Casa del Sindacato?”.</p>
<p>Una delle sindacaliste ha risposto in russo, dicendo che gli uffici del sindacato erano chiusi e che non vi sono quindi testimoni diretti dei fatti tra chi lavorava lì.</p>
<p>Non ho raccolto quindi altre notizie oltre a ciò che già sapevo e che ho raccontato in un <a href="https://www.pressenza.com/it/2025/01/rogo-della-casa-dei-sindacati-la-memoria-rimossa-di-odessa/">articolo</a> del gennaio scorso, quando ho visitato Odessa per la prima volta.</p>
<p>Ho domandato se la sede sindacale è ancora utilizzata e ho scoperto che in realtà due ali laterali (il palazzo ha la forma di una C) non sono state distrutte dal fuoco e che tuttora ospitano gli uffici delle diverse categorie dei lavoratori, compresa la Federazione del Sindacato degli Insegnanti. Ho chiesto di poterla visitare e ci siamo dati appuntamento per il 28 agosto.</p>
<p>Rispetto a gennaio trovo una novità che considero cinicamente provocatoria: una serie di carri armati è schierata su Campo Kulikovo con i cannoni che puntano sulla sede sindacale e la scritta indipendenza!</p>
<p>Mi sembra un monito che esprime minaccia e disprezzo per la memoria di ciò che è accaduto qui; ben altro significato avrebbe avuto disporre i carri armati sul lato opposto della piazza, come a volerla difendere.</p>
<p>Del resto una minoranza aggressiva e violenta di ultra destra, con organizzazioni e partitini finanziati dai servizi segreti di una potenza straniera attraverso un’agenzia tristemente nota nel nostro Paese ha rivendicato senza mezzi termini la strage. Il sito banderista di Pravyj Sektor, Settore Destro, descrisse i fatti come “una pagina luminosa della nostra Storia nazionale”, mentre la parlamentare Svoboda Iryna Farion scrisse: “Lasciate che i diavoli brucino all’Inferno. I tifosi del calcio sono i ribelli migliori. Bravi!” Costoro sono quelli che condizionano il presidente, il governo e le amministrazioni locali. A Odessa sono arrivati a imporre la rimozione della statua di Caterina la Grande, fondatrice della città.</p>
<p>Mi sembra un monito che esprime minaccia e disprezzo per la memoria di ciò che è accaduto qui; ben altro significato avrebbe avuto disporre i carri armati sul lato opposto della piazza, come a volerla difendere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una delle dirigenti del Sindacato di Odessa, di cui ometto il nome, mi ha accolto nel suo ufficio, che ho raggiunto non senza difficoltà in questo labirinto di corridoi e stanze. Abbiamo parlato di un sindacato a cui hanno legato le mani e che fa il possibile e l’impossibile per difendere i diritti dei lavoratori.</p>
<p>Mi ha confidato che non ha nessun rimpianto per l’era sovietica, che ha conosciuto e vissuto. L’indipendenza e soprattutto la democrazia e la libertà sono state conquiste importanti ed irrinunciabili, ma tutto è irrimediabilmente compromesso con la guerra e la legge  marziale.</p>
<p>Ho chiesto notizie del sindacalista Gregory Osovyi, ex Segretario della FPU, la Confederazione Sindacale Ucraina forte di tre milioni di iscritti, accusato in modo assolutamente pretestuoso di associazione a delinquere, appropriazione indebita e riciclaggio, per la vendita di proprietà del sindacato, ma in realtà per la ferma opposizione manifestata fin dal 2019, quando il governo approvò una riforma del lavoro iperliberista scritta dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale. Ora Gregory è libero, ma ha dovuto lasciare il suo posto a un sindacalista più moderato.</p>
<p>Ho visitato con la guida della dirigente la grande sede del sindacato, che sta provvedendo a proprie spese a ristrutturarla e a renderla via via agibile, anche per poter affittare spazi e ricavare nuove risorse per i lavori.</p>
<p>Ho visto l’androne di ingresso, i primi piani e le ali laterali ristrutturate, già utilizzate o da affittare ad uffici, poi mi ha aperto una porta che nasconde tutto l’orrore di quel giorno: muri anneriti, finestre divelte e vetri lungo le scale. Tutto è rimasto come il 2 maggio del 2014, quando la cosmopolita Odessa capitolò e iniziò la lunga guerra tuttora in corso.</p>
<p>La lenta ma risoluta ristrutturazione di questo luogo della memoria da parte del sindacato fa onore alle lavoratrici e ai lavoratori che non temono di mostrarsi bilingue d sono uniti nella difesa dei propri diritti irrinunciabili e nell’aspirazione a una pace giusta e vera.</p>
<p>*da Pressenza</p>
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		<title>Global Sumud Flotilla: la rotta verso Gaza continua nonostante le minacce israeliane. Le testimonianze di Fabio e Daniele</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Sep 2025 10:56:10 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[pace e internazionalismo]]></category>
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		<description><![CDATA[di Laura Tussi La Global Sumud Flotilla prosegue la sua navigazione verso la Striscia di Gaza, sfidando le minacce israeliane e il blocco imposto da oltre diciassette anni. A bordo delle imbarcazioni viaggiano attivisti provenienti da diversi paesi e un carico di aiuti umanitari destinato alla popolazione palestinese, stremata dall’assedio e dall’offensiva militare in corso. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>
<h1></h1>
<p>di <strong>Laura Tussi</strong></p>
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<div>La Global Sumud Flotilla prosegue la sua navigazione verso la Striscia di Gaza, sfidando le minacce israeliane e il blocco imposto da oltre diciassette anni. A bordo delle imbarcazioni viaggiano attivisti provenienti da diversi paesi e un carico di aiuti umanitari destinato alla popolazione palestinese, stremata dall’assedio e dall’offensiva militare in corso.</div>
<p>Secondo gli organizzatori, la missione non è soltanto un gesto simbolico ma un’azione concreta di solidarietà: forzare l’assedio significa rivendicare il diritto dei palestinesi a vivere liberi, con accesso a cibo, medicine e beni essenziali. «Non ci fermeranno né le intimidazioni, né le minacce di Israele», hanno dichiarato i portavoce della Flotilla, ricordando che si tratta di una missione pacifica e umanitaria, sotto gli occhi della comunità internazionale.</p>
<p>Israele ha già fatto sapere di considerare la Flotilla una “provocazione” e ha minacciato di impedire l’arrivo delle imbarcazioni a Gaza, ma gli attivisti ribadiscono che la loro azione è legittima e necessaria. Alcuni di loro hanno richiamato la memoria della Freedom Flotilla del 2010, quando l’abbordaggio israeliano provocò morti e feriti tra i passeggeri.</p>
<p>Oggi, a distanza di anni, il messaggio resta lo stesso: spezzare l’isolamento di Gaza e dimostrare che esiste un movimento internazionale disposto a rischiare per difendere il diritto alla vita del popolo palestinese. Intanto, nelle città di diversi continenti, associazioni e movimenti solidali organizzano presidi e manifestazioni per sostenere la missione e chiedere ai governi di garantire la sicurezza della Flotilla.</p>
<p>«Il mare è la nostra strada verso la libertà», affermano gli attivisti. E, nonostante le minacce, la Global Sumud Flotilla continua la sua rotta, portando con sé la speranza che l’assedio di Gaza possa finalmente essere infranto.</p>
<p><em>Intervista a due attivisti della Global Sumud Flotilla, la Flottiglia della Resistenza Mondiale</em></p>
<p><strong>Fabio e Daniele potete presentarvi e raccontarci il vostro percorso personale e formativo?</strong></p>
<p>Fabio: Sono nato a Leonforte, in provincia di Enna, nel 1966. Lavoro dal 1995 nell’Ufficio Tecnico del mio comune e sono cresciuto in una famiglia cattolica praticante. Questo imprinting mi ha riportato, da adulto, a ritrovare la strada di Dio. Ho conseguito la laurea in scienze religiose presso la Pontificia Università Santa Croce e sono Laico Missionario della Carità, ramo laico della congregazione fondata da Madre Teresa.</p>
<p>Daniele: Ho conseguito una laurea magistrale in materia ambientale, un dottorato e un master di secondo livello. Ho lavorato per una multinazionale che sfruttava l’ambiente, ma già allora ero attivo in contesti sociali vicini ad ambienti anarchici e di sinistra, senza però aderire all’idea anarchica. Ho creato comunità di cittadini, iniziando con un orto sociale poi divenuto un’associazione autofinanziata.</p>
<p><strong>Il pacifismo ha un ruolo centrale nella vostra vita. Come lo vivete?</strong></p>
<p>Fabio: Per me è un principio fondamentale. Gesù è stato il primo pacifista della storia: avrebbe potuto guidare una rivolta contro i Romani, ma ha scelto di insegnare a porgere l’altra guancia. Madre Teresa, la mia guida spirituale, diceva: “Non parteciperò mai a manifestazioni contro la guerra. Chiamatemi quando organizzerete una manifestazione per la pace”.</p>
<p>Daniele: Il mio pacifismo nasce dalla coerenza tra scelte di vita e impegno sociale. Non potevo lavorare in una multinazionale che distruggeva l’ambiente e, allo stesso tempo, proporre comunità fondate su valori opposti. Per questo, nonostante le prospettive di guadagno, mi sono licenziato e ho scelto di costruire una comunità basata sull’auto-sostentamento, il rispetto ambientale e l’ideale pacifista.</p>
<p><strong>Come hanno inciso i conflitti in Ucraina e Gaza sul vostro impegno?</strong></p>
<p>Fabio: Hanno rappresentato un colpo mortale al mio essere pacifista. A Gaza assistiamo ogni giorno a massacri di civili, giornalisti, donne e bambini. Netanyahu, criminale impunito, usa il sionismo messianico come copertura per un genocidio e una deportazione del popolo palestinese.</p>
<p>Daniele: È inammissibile ciò che accade. Il mondo non può restare a guardare. Il governo di Tel Aviv commette crimini atroci con una scusa pseudo-religiosa, utilizzando la fede per coprire la soppressione di un intero popolo autoctono.</p>
<p><strong>Come siete entrati in contatto con la Global Sumud Flotilla?</strong></p>
<p>Fabio: Ho aderito subito, appena ricevuta la richiesta di sostegno alla causa. Con la mia esperienza come redattore di una testata giornalistica online e gestore di canali social pacifisti, sono diventato addetto stampa e portavoce del comitato siciliano del Global Movement to Gaza.</p>
<p>Daniele: Dalla mia scelta di vita coerente è derivato anche l’attivismo. Prima con la Freedom Flotilla e ora con la Global Sumud Flotilla. Sono stato contattato dalla delegazione internazionale perché la mia comunità è diventata un punto di riferimento locale per la logistica delle partenze verso Gaza.</p>
<p><strong>Qual è il vostro ruolo specifico nella Flotilla?</strong></p>
<p>Fabio: Non posso partire fisicamente, perché disabile, ma metto le mie competenze a disposizione come comunicatore e intellettuale, con un impegno silenzioso e costante per i bambini di Gaza.</p>
<p>Daniele: Io invece fornisco supporto logistico e organizzativo. Sono consapevole che le navi saranno probabilmente sequestrate e che viveri e medicinali non arriveranno a destinazione. Ma è necessario tentare di rompere l’embargo. Per continuare a lavorare con discrezione, ho chiesto di non utilizzare il mio vero nome.<br />
<strong><br />
Il vostro impegno ha anche un forte significato spirituale e culturale. Come lo interpretate?</strong></p>
<p>Fabio: Madre Teresa insegnava che il silenzio porta all’amore e al servizio. Questo è il mio approccio: servire in silenzio la causa palestinese, pensando ogni giorno ai bambini di Gaza.</p>
<p>Daniele: Sono onorato di contribuire, anche nel silenzio, a una causa umanitaria, cercando di portare assistenza a un popolo che muore letteralmente di fame e di guerra.</p>
<p><strong>Come interpretate, da credenti e studiosi, il sionismo messianico?</strong></p>
<p>Fabio: Studiando la Bibbia, so che Dio chiamò Abramo e poi guidò l’esodo dall’Egitto, ma nei testi sacri non vi è alcuna legittimazione al ritorno in Palestina dopo la distruzione del Tempio nel 70 d.C. Il sionismo messianico ha usurpato questa narrazione, trasformandola in un progetto politico e coloniale. Gli ebrei askenaziti, oggi maggioranza, non discendono dalle dodici tribù di Israele ma da conversioni in Europa orientale. Hanno subito l’Olocausto e ora replicano, inconsciamente, la violenza subita, ammantandola di una giustificazione religiosa che in realtà non esiste.</p>
</div>
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		<title>Ci sarà la pace in Ucraina? Chi ha vinto? Chi ha perso?</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Aug 2025 15:09:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mauro Zanella* Andiamo con ordine. Dopo gli incontri in Alaska e a Washington ci sarà la pace in Ucraina, una vera pace, intendo? No. Si stanno facendo trattative per la spartizione dell’Ucraina, la sua fine come Stato unitario, binazionale, neutrale, ponte tra Occidente e Oriente. Si pensa non alla pace, ma al congelamento armato della [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Mauro Zanella*</strong></p>
<p>Andiamo con ordine. Dopo gli incontri in Alaska e a Washington ci sarà la pace in Ucraina, una vera pace, intendo?</p>
<p>No. Si stanno facendo trattative per la spartizione dell’Ucraina, la sua fine come Stato unitario, binazionale, neutrale, ponte tra Occidente e Oriente. Si pensa non alla pace, ma al congelamento armato della guerra, come da decenni si protrae la fine delle ostilità tra le due Coree, senza nessuna pace e riconciliazione.</p>
<p>Una vasta area super militarizzata e invalicabile chiude oggi le due Coree e domani, nei piani dei signori della guerra, spaccherà l’Ucraina, forse per sempre o per i prossimi decenni. Le trattative in corso non vanno nella direzione del disarmo e di una vera distensione: il riarmo europeo continuerà per garantire con la forza la fine delle ostilità, anzi il loro congelamento a tempo indeterminato.</p>
<p>Per avere la pace si dovrebbe procedere a trattative vere, promosse dall’ONU, unica istituzione sovranazionale legittimata a trovare e promuovere soluzioni sulla base del diritto internazionale e del pieno rispetto dei diritti umani sia come singoli individui, sia come comunità, popoli, nazioni, Stati.</p>
<p>Si dovrebbe partire dal sanare una ferita tuttora aperta e cioè dal riconoscimento dell’indipendenza dell’Ucraina, di uno Stato sovrano da cui andrebbero ritirate le truppe straniere, compresi addestratori e mercenari.</p>
<p>Una volta data la possibilità ai profughi di rientrare, possono anche essere ridiscussi i confini sulla base del diritto all’autodeterminazione dei popoli. Attraverso nuovi referendum, tenuti sotto il controllo delle Nazioni Unite, saranno i popoli di quelle regioni a stabilire il destino del  Donbass e della Crimea su due opzioni fondamentali: regioni autonome parte di un’Ucraina federalista o della Federazione Russa.</p>
<p>Sarebbe un nuovo grave precedente, uno sfregio del diritto internazionale accettare che i confini siano modificati non per volontà delle popolazioni dei territori interessati, sulla base del principio di autodeterminazione, ma da accordi tra Trump e Putin e per di più sulla base di una conquista militare.</p>
<p>Dopodiché vale per l’Ucraina ciò che dovrebbe valere per ogni Stato del mondo, Palestina in primis: pieno rispetto dei diritti umani individuali, civili, sociali, politici e nazionali.</p>
<p>Nel concreto uno Stato autenticamente democratico, laico sulle questioni religiose, pienamente binazionale, nel pieno rispetto della lingua e cultura ucraina e della lingua e cultura russa, che qui in realtà non indicano due popoli separati, perché binazionali sono gran parte delle famiglie e quindi delle persone.  Do per scontato il pieno rispetto e riconoscimento delle minoranze nazionali presenti su questo complesso e articolato Paese: rom, bielorussi, ungheresi, polacchi, rumeni, tatari di Crimea, greci, armeni…</p>
<p>Un tempo erano presenti sia una vasta comunità tedesca, che ha lasciato il Paese, sia gli ebrei, in gran parte sterminati dai nazisti e dai nazionalisti suprematisti ucraini, attivi soprattutto nella parte occidentale, quella che mai fece parte dell’Impero Russo. Essi furono, e sono tuttora, i seguaci di Stepan Bandera, per loro un eroe nazionale, che aspirava a un’Ucraina etnicamente pura.  Odiavano a tal punto i russi che non si fecero scrupoli ad allearsi con i nazisti tedeschi, anche se questi ritenevano tutti i popoli slavi, e pertanto pure i suprematisti ucraini, gente inferiore da sottomettere.</p>
<p>Tutt’altro che nazista, la maggior parte della popolazione dell’Ucraina fece la propria parte nella guerra antinazista, sia come partigiani sia nelle file dell’Armata Rossa.</p>
<p>Tutti o quasi qui parlano e capiscono il russo, soprattutto nelle città, tanti sono di madrelingua (o padrelingua) russa o sono perfettamente binazionali, perché di famiglie “miste” da più di una generazione.</p>
<p>Infine molti sono di famiglie originarie dei territori della Russia vera e propria, la cosiddetta “grande Russia”, venuti a lavorare nel distretto minerario e industriale del Donbass, oppure a ripopolare, nella seconda metà degli anni Trenta del Novecento, moltissimi villaggi ucraini spopolati a seguito della terribile carestia causata dalla folle politica staliniana di collettivizzazione forzata, eliminazione dei kulak e sequestro di ogni derrata alimentare prodotta nei villaggi per sfamare le città. Espropri condotti senza pietà fino a lasciar morire la gente di fame. Gli ucraini lo considerano il loro genocidio e lo chiamano Holodomor, uccisione per fame.</p>
<p>Dopo l’invasione russa iniziata il 24 febbraio del 2022 (che sia stata una gravissima violazione del diritto internazionale lo dice Francesca Albanese) molti russofoni abbandonarono le regioni conquistate; alcuni di loro hanno persino smesso di parlare russo, almeno pubblicamente, anche come forma di “protesta” e di affermazione della propria identità, non etnica, ma nazionale.</p>
<p>Tuttavia il russo è tuttora la lingua principale per tantissime persone che, almeno da questa parte della linea del fronte, sono diventate ostili a Putin, alle sue armate e spesso anche al popolo che lo ha votato e che lo sostiene.</p>
<p>Non posso parlare di ciò che accade di là dal fronte se non per i racconti che mi fanno i profughi. Riporto dunque quello che pensano i moltissimi profughi interni, praticamente tutti di madrelingua russa.  Vogliono un’Ucraina indipendente e sovrana, entro i confini della Repubblica Sovietica di Ucraina e dello Stato pienamente indipendente nato nel 1991 dalla disgregazione dell’Urss.</p>
<p>Le mie riflessioni nascono anche dalle “interviste” che ho fatto per strada a tanta gente comune, soprattutto giovani e giovanissimi, quelli più disposti a raccontare il loro punto di vista, dall’incontro con le insegnanti e le psicologhe del Sindacato degli insegnanti di Odessa, affiliato alla Cgil, dalle conversazioni con l’italiano Ugo Poletti, direttore del giornale in lingua inglese Odessa Journal e con l’ex ambasciatore Enrico Calamai, con cui mi sono confrontato circa il Diritto Internazionale. Ugo Poletti ha avuto il coraggio di non lasciare Odessa, che è diventata la sua città, anche nelle fasi più cruente del conflitto, quando le armate russe tentarono di conquistarla, ma furono fermate a est della città di Mykolaïv da una strenua e inaspettata resistenza.</p>
<p><strong>Chi ha vinto la guerra, dunque?</strong></p>
<p>Nessuno.</p>
<p>I russi erano convinti di arrivare perlomeno a Kiev accolti come liberatori e così non è stato. Gli ucraini erano fiduciosi di riprendersi, con l’aiuto militare degli Usa e dei Paesi della Nato, il Donbass e persino la Crimea, e così non è stato; anzi, hanno perso alcune porzioni dei loro territori orientali ora annessi unilateralmente alla Federazione Russa.</p>
<p><strong>Chi ha perso veramente, quindi?</strong></p>
<p>I due popoli che hanno perso centinaia di migliaia di uomini, soprattutto civili in divisa, ma anche tantissimi civili delle città a ridosso del confine, martoriate e devastate dalla guerra, a cui vanno aggiunti i civili morti in numero assai minore nelle città più lontane, colpite dai droni e dai lanci di missili.</p>
<p><strong>Chi ha vinto?</strong></p>
<p>I produttori e i trafficanti di armi e i politici guerrafondai e corrotti, che nulla hanno fatto per prevenire e fermare la guerra e trattare per una pace vera e non per la spartizione del Paese.</p>
<p>Solo i popoli possono costruire un’umanità fraterna e solidale, fermare il genocidio del popolo palestinese e le “inutili stragi” in Ucraina, Somalia e ovunque si combatta oggi.  La pace vera può nascere soltanto dal basso, con un immenso lavoro che deve impegnare tutte e tutti noi, ma che non può perdere più un istante di tempo, perché l’orrore divora ogni giorno troppe vittime innocenti.</p>
<p>*Reportage tratto da Pressenza</p>
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		<title>V4P: CENSURA O BOICOTTAGGIO?</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Aug 2025 10:23:38 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[pace e internazionalismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Riceviamo e volentieri pubblichiamo il comunicato stampa di oggi, 29 agosto, inviatoci da Venice4Palestine,    Il 31 agosto alle ore 13.00 presso Isola Edipo al Lido si terrà un incontro con la rete Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni (BDS), movimento a guida palestinese per la libertà, la giustizia e l&#8217;uguaglianza. Interverranno Eyal Sivan, regista, produttore, scrittore, israeliano [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Riceviamo e volentieri pubblichiamo il comunicato stampa di oggi, 29 agosto, inviatoci da Venice4Palestine, </strong></p>
<p><b> </b></p>
<p>Il 31 agosto alle ore 13.00 presso Isola Edipo al Lido si terrà un incontro con la rete Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni <b>(BDS)</b>, movimento a guida palestinese per la libertà, la giustizia e l&#8217;uguaglianza. Interverranno <b>Eyal Sivan, regista, produttore, scrittore, israeliano antisionista</b>, attivista, tra i coordinatori della rete BDS Francia e PACBI (in collegamento) e <b>Jacopo Crovella</b>, <b>attore</b> <b>e attivista</b> di BDS Italia e Artists for Palestina (in presenza).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo importante evento è preceduto il 30 agosto dalla manifestazione <b>Stop al genocidio,</b> promossa da Centri Sociali del Nord est e ANPI &#8220;7Martiri&#8221; Venezia. <b>Venice4Palestine sostiene ovviamente entrambi gli eventi e vi partecipa con la consapevolezza </b>che finalmente in questa Mostra al centro del dibattito, insieme ai film, ai divi, agli autori, abbiamo trovato il discorso pubblico su Gaza.</p>
<p style="text-align: right;">Era questo il primo auspicio che Venice4Palestine esprimeva nella lettera aperta del 22 agosto: che “si interrompesse il flusso di indifferenza” e si aprisse un “varco alla consapevolezza” intorno a quanto avviene in Palestina. Non solo, all’interno di questo confronto pubblico, sempre di più, finalmente vediamo cedere le esitazioni rispetto all’utilizzo della parola <b>genocidio</b> per definire la strategia militare e politica israeliana nei confronti del popolo palestinese.</p>
<p><b>Si tratta di nominare le cose per quello che sono.</b> E a questo proposito è singolare che si parli di censura rispetto alle richieste avanzate da V4P, mentre in molte parti d&#8217;Europa il potere dei governi impedisce di scendere in piazza con i simboli della Palestina. <b>Censura sarebbe stato piuttosto reclamare l’esclusione di un film dal festival</b>, cosa che V4P non ha mai fatto.</p>
<p>V4P ha espresso l&#8217;inaccettabilità che in un momento come questo la Mostra desse la possibilità di sfilare sotto i flash dei fotografi a qualsiasi artista abbia dato supporto al genocidio, mentre a Gaza gli unici flash che brillano sono quelli delle bombe che esplodono su ospedali, delle armi di precisione dei cecchini che prendono di mira bambini inermi.</p>
<p>“Chi avrebbe accolto un artista serbo che sosteneva il governo genocida di Karadzic negli anni Novanta?”, si chiede provocatoriamente Tomaso Montanari.</p>
<p>Etnia, nazionalità e religione non c&#8217;entrano nulla con la nostra richiesta (oltretutto Butler è scozzese…). Gerard Butler e Gal Gadot hanno fornito appoggio sia finanziario che ideologico alle politiche israeliane. <b>Perché non dovrebbero essere tenuti in considerazione i comportamenti e le opinioni di queste celebrità a cui la grande risonanza mediatica dona rilevanza e influenza, normalizzando così pulizia etnica e genocidio?</b></p>
<p>Non si tratta dunque di censura ma di <b>boicottaggio culturale</b>, cioè una delle forme storiche di protesta non violenta e di resistenza contro l’abuso perpetrato da un potere schiacciante e crudele.</p>
<p>Ce lo insegna l’esperienza del boicottaggio culturale nei confronti dell’apartheid in Sud Africa.</p>
<p>Sarebbe caduto quel sistema suprematista, razzista e colonialista se proprio la musica, il cinema e il teatro, la letteratura e le arti non avessero contribuito a far sì che la consapevolezza di quello che avveniva in Sud Africa penetrasse la sensibilità del pubblico mondiale, escludendo da festival e concerti artisti di fama mondiale che accettavano di esibirsi a eventi che si tenevano in quel Paese?</p>
<p>Anna Foa in questi giorni afferma l’urgenza e la necessità di applicare ogni forma di protesta civile non violenta, compreso il boicottaggio, per fermare l’orrore a cui si è arrivati a Gaza come in Cisgiordania. Se i Paesi non disinvestono e le sanzioni non arrivano, non rimane che un boicottaggio che parta dalla base, dai cittadini.</p>
<p>Come dice Francesca Mannocchi, sono mesi, anni, che si aspetta che il mondo renda effettivi i provvedimenti sanzionatori verso la politica genocida di Israele. <b>Quanto tempo deve ancora andare sprecato?</b></p>
<p><b>Boicottare. Disinvestire. Sanzionare</b>. Subito. Cosa aspettiamo? <b>Che non ci sia più un </b></p>
<p><b>popolo palestinese in Palestina?</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="right"><b>V4P</b></p>
<p><b> </b></p>
<p align="right"><b>Per contatti:</b></p>
<p align="right"><b>Francesca Polici </b></p>
<p align="right"><b>(uff. stampa)</b></p>
<p style="text-align: right;"><b>3290478786</b></p>
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		<title>Palestina: il corridoio E1 non nasce oggi</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Aug 2025 09:03:59 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[pace e internazionalismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Stefano Galieni* Il 14 agosto scorso, il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich, con delega all’apartheid, aveva presentato in pompa magna il progetto E1 attraverso cui, realizzando circa 3.400 unità abitative in Cisgiordania, si intende spezzare definitivamente l’idea ormai perduta dei “due popoli due Stati”. Per il signor Smotrich esisterà quello che dalla “legge fondamentale” presentata [...]]]></description>
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<div><strong>Stefano Galieni*</strong></div>
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<div itemprop="text">
<p>Il 14 agosto scorso, il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich, con delega all’apartheid, aveva presentato in pompa magna il progetto E1 attraverso cui, realizzando circa 3.400 unità abitative in Cisgiordania, si intende spezzare definitivamente l’idea ormai perduta dei “due popoli due Stati”. Per il signor Smotrich esisterà quello che dalla “legge fondamentale” presentata alla Knesset col nome “Israel as the Nation State of the Jewish People” (approvata il 18 luglio 2018), sarà uno “Stato etnico”, in cui anche l’eguaglianza fra i cittadini sarà un ricordo del passato. La legge fondamentale è l’ennesima conferma di quanto siano ipocrite le lamentele dei tanti sedicenti intellettuali, politici, giornalisti che fanno risalire l’inizio di tutto all’attacco del 7 ottobre e che magari oggi, timidamente, provano ad avanzare critiche di sproporzionalità nell’uso della forza al governo di Tel Aviv. Se realizzato, il progetto E1 priverebbe di qualsiasi continuità territoriale il territorio palestinese, isolando da Gerusalemme e fra loro, grossi centri come Ramallah, Nablus, Betlemme e Hebron. Ma qual è la situazione odierna?</p>
<p>La Cisgiordania o, come chiamata in loco, West Bank (guai ad utilizzare il termine Palestina, meglio “Giudea” e “Samaria”), sin dall’occupazione del 1967 ha visto la realizzazione di insediamenti (settlement) che inutilmente sono stati considerati illegali dagli organismi internazionali. Negli anni Ottanta crebbero a vista d’occhio per essere abitati da coloni, per lo più provenienti dall’Europa Orientale, a cui si offrivano non solo gli appartamenti gratis ma vasti appezzamenti di terreno, l’accesso privilegiato alle risorse idriche e venne loro garantito naturalmente anche il “diritto alla difesa” (licenza di uccidere). Un’applicazione anticipata della “legge fondamentale”. L’esproprio delle terre, l’abbattimento degli olivi e delle case di proprietà palestinese, furono all’origine della diffusione della cosiddetta prima Intifada. Se infatti la scintilla va legata all’uccisione di 4 lavoratori palestinesi nel campo profughi di Jabaliya a Gaza, la velocità con cui si espanse in tutta la Palestina occupata aveva radici ben più profonde. In tempi brevissimi, dato l’espandersi della rivolta (traduzione di Intifada), quella in cui contro i tank israeliani andavano adolescenti e ragazzini con le pietre, l’allora governo di Tel Aviv decise di realizzare strade di fatto inibite ai veicoli con targa di provenienza araba – già allora avevano colore diverso – vigilate dai militari e, quando occorreva, dagli stessi coloni. Era già apartheid e per i contadini palestinesi che volevano portare i propri prodotti nei mercati a Gerusalemme Est, per le famiglie dei villaggi attorno alle cittadine più grandi che volevano portare i propri figli a scuola, ogni giorno era un tormento. Allora buona parte del corpo docente palestinese proveniva dalle università di Praga o di altri Paesi del Patto di Varsavia, ma anche dall’Italia, avevano e trasmettevano una formazione laica che risentiva molto della cultura marxista ed internazionalista. Un’impronta che lasciava grande spazio in una cultura contadina e che, come quella italiana, aveva una forte impronta patriarcale, all’istruzione delle donne. In pochi mesi tutto questo venne scientemente distrutto: chiuse università pubbliche come quella di Birzeit, nei pressi di Ramallah, che allora veniva chiamata “la rossa”, chiuse le scuole pubbliche in quanto considerate incubatrici di terroristi – ricorda qualcosa? – l’accanimento giunse fino alle scuole elementari, guai ad avere bambini e bambine istruite.</p>
<p>Nello stesso periodo, per indebolire l’autorità dell’OLP, ingenti somme transitarono dal Qatar, da altri Paesi arabi, ma anche dal governo israeliano, per garantire invece l’apertura di nuove moschee. Per garantire un minimo di istruzione, soprattutto in alcuni villaggi, funzionarono le scuole popolari clandestine, ma furono un tentativo destinato a soccombere con gli arresti dei docenti e l’aumentare delle violenze. Alle famiglie che auspicavano per i propri figli, soprattutto maschi, almeno uno scampolo di formazione, restarono solo le madrasse, le scuole islamiche delle moschee e molti bambini furono mandati lì più per tenerli al sicuro che per fede.<br />
Ma si torna alla questione delle strade. Per chi si recava in moschea, allora, c’erano meno controlli e meno repressione. Chi tentava di mantenere in vita i comitati di resistenza o le piccole attività economiche che permettevano il sostentamento delle famiglie ne pagava invece le conseguenze. I bulldozer per distruggere le case e i frutteti, gli arresti amministrativi, le esecuzioni extragiudiziali, le deportazioni, la violenza indiscriminata soprattutto contro gli adolescenti che tiravano pietre. Degli oltre 1160 morti accertati per mano dell’esercito almeno 242 erano bambini.<br />
Evidentemente il vizio di uccidere i ragazzini fa parte delle regole d’ingaggio di uno degli eserciti più potenti del pianeta.</p>
<p>Dopo la firma degli Accordi di Oslo, nel 1993, diminuirono le ostilità ma non la costruzione di nuovi settlement, laddove c’erano le migliori risorse d’acqua e dove le vie di comunicazioni erano divenute sicure, aumentarono i coloni, sempre più armati per “difendersi” in un territorio ufficialmente non più occupato ma controllato dall’Amministrazione Nazionale Palestinese (ANP) che non solo è limitata negli armamenti di cui si può dotare ma a cui è stato affidato il compito di contenere gli animi di coloro che non si rassegnavano ad una continua erosione di spazi di libertà.<br />
E1, insomma, non fa altro che provare a rendere definitivo lo status quo. Insieme ai nuclei abitativi si prevede la realizzazione di zone industriali, commerciali e infrastrutture turistiche, con cui trasformare l’area in un vero, grande centro urbano capace di saldare Gerusalemme con gli insediamenti della valle del Giordano distruggendo l’economia agricola fondamentale per garantire cibo. Per chi resterà nelle città palestinesi, sempre che non si provi a realizzare un’altra mastodontica Nakba non resterà altro da fare che sfamarsi acquistando prodotti in Israele e diventandone dipendenti.</p>
<p>E si profila l’ombra scura delle proposte avanzate, già prima del 7 ottobre da un importante accademico israeliano, Mordechai Kedar. Per costui da decenni l’OLP è più pericolosa per Israele di Hamas ma entrambi vanno debellati. E lanciava, dall’inizio del genocidio a Gaza, una proposta. In un articolo uscito su <i>Bet Magazine </i>– e fatto proprio, ci duole dirlo, dalla Comunità ebraica di Roma sul suo periodico <i>Shalom </i>(pace) senza un briciolo di critica – il cui pensiero è stato ripreso da varie testate, afferma: “L’unica soluzione possibile è quella degli Emirati Arabi, basata sul sistema tribale tuttora predominante in Cisgiordania: in ognuna delle grandi città – Jenin, Nablus, Ramallah, Tulkarem, Qalqilya, Gerico e la parte araba di Hebron – può essere istituito un “Emirato sovrano” la cui fonte di autorità siano i capi delle famiglie locali, sul modello degli Emirati del Golfo”. Le aree rurali circostanti resterebbero in mano israeliana e i palestinesi che in queste aree vivono potrebbero “scegliere” di accettare la cittadinanza israeliana sapendo che si tratterebbe di uno status di serie b o andarsene sotto i nuovi governi.<br />
Lo studioso, che per altro ha anche un passato, forse un presente nei servizi segreti – non a caso considera fondamentale il rafforzamento della cybersecurity – aveva anche già pronta la soluzione per Gaza, la suddivisione in 6 distretti: Beit Lahia, Gaza, Dir al-Balah, Khan Yunis, Abasan al-Kabira e Rafah, con governatori locali che li amministrano e senza le presenze ingombranti del passato. L’attuale governo di Netanyahu sembra volerlo scavalcare a destra, desertificando Gaza e tutta la presenza palestinese nella Striscia, magari con la deportazione di massa più volte annunciata, per poi dedicarsi alla realizzazione della “Grande Israele” (uno Stato che non ha mai definito i propri confini geografici in barba ad ogni risoluzione). Se il piano dovesse funzionare l’espansione avrà campo libero, se dovesse incontrare troppi ostacoli, la soluzione di Kedar potrebbe costituire un valido compromesso.</p>
<p>Resta l’incognita della grande mobilitazione mondiale, anche se tardiva, che potrebbe far saltare questi orrendi piani coloniali.</p>
<p>*da Transform Italia</p>
</div>
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		<title>PRC-SE: BASTA CON L’AGGRESSIONE USA AL VENEZUELA !</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Aug 2025 12:41:59 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[America Latina]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; Ancora una volta, gli Stati Uniti hanno rafforzato le loro manovre militari e i comportamenti ostili verso la Repubblica bolivariana del Venezuela, nonostante il loro fallimento in tutti questi anni. Le ultime attività dell&#8217;amministrazione Trump hanno visto lo schieramento di navi da guerra e truppe militari statunitensi nelle acque vicine al territorio venezuelano, con [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Ancora una volta, gli Stati Uniti hanno rafforzato le loro manovre militari e i comportamenti ostili verso la Repubblica bolivariana del Venezuela, nonostante il loro fallimento in tutti questi anni. Le ultime attività dell&#8217;amministrazione Trump hanno visto lo schieramento di navi da guerra e truppe militari statunitensi nelle acque vicine al territorio venezuelano, con la scusa della lotta al narcotraffico. Parallelamente, come se fossimo nel Far West, Washington ha raddoppiato la taglia sul capo del Presidente venezuelano, Nicolás Maduro.</p>
<p>L’obiettivo della Casabianca è quello di destabilizzare la nazione latino-americana, far cadere il governo Maduro ed impadronirsi delle ricche risorse del Paese, a partire dal petrolio.</p>
<p>Le minacce e le ostilità dell&#8217;amministrazione Trump verso il Venezuela sono iniziate già durante il suo primo mandato, quando il presidente statunitense voleva imporre un regime fantoccio a Caracas contro la volontà democratica del popolo venezuelano.</p>
<p>La belligeranza aggressiva di Washington è il maggiore ostacolo ad una risoluzione pacifica e diplomatica delle controversie internazionale, in particolare quella tra Venezuela e Guyana rispetto alla sovranità territoriale sulla ricca regione petrolifera dell&#8217;Essequibo.</p>
<p>Sin dalla vittoria di Hugo Chávez, la Casabianca ha cospirato attivamente per far cadere il legittimo governo costituzionale e democraticamente eletto della Repubblica Bolivariana del Venezuela, guidato dal Presidente Nicolás Maduro. L&#8217;ultimo dispiegamento delle forze militari statunitensi in America Latina rappresenta un ulteriore pericoloso precedente e mette a rischio la pace nella regione.</p>
<p>Di fronte a queste minacce e ai tentativi di destabilizzazione, il Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea esige la cessazione di ogni azione provocatoria che aumenta le tensioni nella regione. Proprio perché promuoviamo la pace, la giustizia sociale e ambientale, ci opponiamo senza riserve all&#8217;uso della forza o della coercizione nell’agenda imperialista sia in America Latina, che nel resto del pianeta.</p>
<p>Il Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea ribadisce la propria solidarietà con il Venezuela e con il presidente Nicolás Maduro, mentre condanna le manovre militari e la retorica aggressiva e guerrafondaia di Washington nei confronti della nazione latinoamericana.</p>
<p>Partito della Rifondazione Comunista</p>
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		<title>LETTERA APERTA ALLA BIENNALE DI VENEZIA</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Aug 2025 17:32:43 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[ALLA MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA ALLE GIORNATE DEGLI AUTORI ALLA SETTIMANA INTERNAZIONALE DELLA CRITICA AI PROFESSIONITƏ DEL CINEMA E DELL’AUDIOVISIVO, DELLA CULTURA E DELL’INFORMAZIONE “Fermate gli orologi, spegnete le stelle” Il carico è troppo per continuare a vivere come prima. Da quasi due anni a questa parte ci giungono immagini inequivocabili dalla striscia di Gaza [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto">
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<div>
<div>
<div>
<div dir="auto">ALLA MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA</div>
<div dir="auto">ALLE GIORNATE DEGLI AUTORI</div>
<div dir="auto">ALLA SETTIMANA INTERNAZIONALE DELLA CRITICA</div>
<div dir="auto">AI PROFESSIONITƏ DEL CINEMA E DELL’AUDIOVISIVO, DELLA CULTURA E DELL’INFORMAZIONE</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"><strong>“Fermate gli orologi, spegnete le stelle”</strong></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Il carico è troppo per continuare a vivere come prima. Da quasi due anni a questa parte ci giungono</div>
<div dir="auto">immagini inequivocabili dalla striscia di Gaza e dalla Cisgiordania. Assistiamo, incredulә e impotenti,</div>
<div dir="auto">allo strazio di un genocidio compiuto in diretta dallo Stato di Israele in Palestina. Nessunә potrà mai</div>
<div dir="auto">dire: “Io non sapevo, non immaginavo, non credevo”. Tuttә abbiamo visto. Tuttә vediamo.</div>
<div dir="auto">Eppure, mentre si accendono i riflettori sulla Mostra del Cinema di Venezia, rischiamo di vivere</div>
<div dir="auto">l’ennesimo grande evento impermeabile a tale tragedia umana, civile e politica. Lo spettacolo deve</div>
<div dir="auto">continuare, ci viene detto, esortandoci a distogliere lo sguardo &#8211; come se il “mondo del cinema” non</div>
<div dir="auto">avesse a che fare con il “mondo reale”.</div>
<div dir="auto">E invece è proprio attraverso le immagini, realizzate da colleghә, magari amicә, che abbiamo</div>
<div dir="auto">appreso del genocidio, delle aggressioni violente e anche omicide a registә e autorә in Cisgiordania,</div>
<div dir="auto">della punizione collettiva inflitta al popolo palestinese e di tutti gli altri crimini contro l’umanità</div>
<div dir="auto">commessi dal governo e dall’esercito israeliani. Quelle immagini che in questi mesi sono costate la</div>
<div dir="auto">vita a quasi 250 operatorә dell’informazione palestinesi.</div>
<div dir="auto">La Biennale e la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica dovrebbero celebrare la potenza</div>
<div dir="auto">dell’arte come mezzo di trasformazione, di testimonianza, di rappresentazione dell’umano e di</div>
<div dir="auto">sviluppo della coscienza critica. Ed è proprio questo a renderla uno straordinario mezzo di</div>
<div dir="auto">riflessione, di partecipazione attiva e di resistenza.</div>
<div dir="auto">In risposta alle dichiarazioni spesso tiepide, vaghe o, peggio, comode espresse dagli organi di potere,</div>
<div dir="auto">dell’informazione e della cultura, rivendichiamo una posizione chiara e priva di ambiguità: è tempo</div>
<div dir="auto">non solo di empatia ma anche di responsabilità. La semantica, il linguaggio, le parole e le immagini,</div>
<div dir="auto">non sono accessori, specie per chi crede nell’arte: sono una forma di resistenza fondamentale e</div>
<div dir="auto">necessaria. Altrimenti dovremmo arrenderci all’evidenza che essere cineastә o giornalistә, oggi, non</div>
<div dir="auto">ha più alcun senso.</div>
<div dir="auto">Per questo, noi attivistә, giornalistә e professionistə del cinema e dell’audiovisivo crediamo che per</div>
<div dir="auto">una volta lo spettacolo, almeno per qualche momento, debba fermarsi, interrompere il flusso di</div>
<div dir="auto">indifferenza, aprire un varco alla consapevolezza. Chiediamo quindi alla Biennale, alla Mostra, alle</div>
<div dir="auto">Giornate degli Autori e alla Settimana della Critica di prendere una posizione netta e sostenere</div>
<div dir="auto">queste istanze. Rivendichiamo altresì la necessità di spazi e modalità di narrazione per la Palestina</div>
<div dir="auto">rivolgendoci a tuttә coloro che possono e vogliono spostare qualcosa a qualsiasi livello. A Venezia</div>
<div dir="auto">tutti i riflettori saranno puntati sul mondo del cinema, abbiamo tuttә il dovere di far conoscere le</div>
<div dir="auto">storie e le voci di chi viene massacratә anche con la complice indifferenza occidentale.</div>
<div dir="auto">Esortiamo tutti i settori della cultura e dell’informazione a utilizzare, in occasione della Mostra, la</div>
<div dir="auto">propria immagine e i propri mezzi per creare un sottofondo costante di parole e di iniziative: che</div>
<div dir="auto">non venga mai meno la voce della verità sulla pulizia etnica, sull’apartheid, sull’occupazione illegale</div>
<div dir="auto">dei territori palestinesi, sul colonialismo e su tutti i crimini contro l’umanità commessi da Israele per</div>
<div dir="auto">decenni e non solo dal 7 ottobre.</div>
<div dir="auto">Invitiamo chi lavora nel cinema a immaginare, coordinare e realizzare insieme, durante la Mostra,</div>
<div dir="auto">azioni che diano risonanza al dissenso verso le politiche governative filosioniste: un dissenso</div>
<div dir="auto">espresso nel segno della creatività, grazie alle nostre capacità artistiche, comunicative e</div>
<div dir="auto">organizzative.</div>
<div dir="auto">Noi artistә e amantә dell’arte,</div>
<div dir="auto">noi professionistә del settore e appassionatә del cinema,</div>
<div dir="auto">noi organizzatorә, formatorә e addettә all’informazione,</div>
<div dir="auto">noi che siamo il cuore pulsante di questa Mostra,</div>
<div dir="auto">ribadiamo con fermezza che non saremo complici ignavә,</div>
<div dir="auto">che non rimarremo in silenzio,</div>
<div dir="auto">che non volgeremo lo sguardo altrove,</div>
<div dir="auto">che non cederemo all’impotenza e alle logiche del potere.</div>
<div dir="auto">Ce lo impone l’epoca in cui viviamo e la responsabilità di esseri umani.</div>
<div dir="auto">Non esiste Cinema senza umanità.</div>
<div dir="auto">Facciamo in modo che questa mostra abbia un senso e che non si trasformi in una triste e vacua</div>
<div dir="auto">vetrina.</div>
<div dir="auto">Insieme, con coraggio, con integrità.</div>
<div dir="auto">Palestina libera!</div>
<div dir="auto">Invitiamo ad aderire inviando una mail a venice4palestine@gmail.com</div>
<div dir="auto"></div>
</div>
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<div dir="auto">ADESIONI LETTERA APERTA ALLA BIENNALE DI VENEZIA V4P</div>
<div dir="auto">Osama Abouelkhair (direttore della fotografia)</div>
<div dir="auto">Roberto Accornero (attore)</div>
<div dir="auto">Francesca Addonizio (montatrice)</div>
<div dir="auto">Sara Agostinelli (ufficio stampa)</div>
<div dir="auto">Vincenzo Agosto (regista)</div>
<div dir="auto">Greta Agresti (regista/produttrice)</div>
<div dir="auto">Elena Aime (casting)</div>
<div dir="auto">Giuseppe Marco Albano (regista)</div>
<div dir="auto">Federica Alderighi (produttrice)</div>
<div dir="auto">Artemide Alfieri (montatrice)</div>
<div dir="auto">Michele Alhaique (regista)</div>
<div dir="auto">Cécile Allegra (regista)</div>
<div dir="auto">Francesca Sofia Allegra (montatrice)</div>
<div dir="auto">Carla Altieri (produttrice)</div>
<div dir="auto">Alessandro Amato (produttore)</div>
<div dir="auto">Pierandrea Amato (professore universitario)</div>
<div dir="auto">Simone Amendola (regista/autore)</div>
<div dir="auto">Simonetta Amenta (produttrice)</div>
<div dir="auto">Francesca Amitrano (direttore della fotografia)</div>
<div dir="auto">Carmine Amoroso (regista)</div>
<div dir="auto">Elisa Amoruso (regista/sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Armando Andria (producer/organizzatore culturale/critico)</div>
<div dir="auto">Chiara Andrich (filmmaker/producer/programmer)</div>
<div dir="auto">Franco Angeli (regista)</div>
<div dir="auto">Claudia Angelillo (ass. montaggio)</div>
<div dir="auto">Laura Angiulli (regista)</div>
<div dir="auto">Alessandro Aniballi (sceneggiatore/montatore)</div>
<div dir="auto">Gina Annunziata (curatrice e docente di cinema)</div>
<div dir="auto">Raffaella Antinucci (attrice)</div>
<div dir="auto">Angelo Antolino (fotografo)</div>
<div dir="auto">Angela Anzelmo (ass. montaggio)</div>
<div dir="auto">Fabrizio Apolloni (attore)</div>
<div dir="auto">Benedetta Argentieri (giornalista)</div>
<div dir="auto">Gianluca Arcopinto (produttore)</div>
<div dir="auto">Swann Arlaud (attore)</div>
<div dir="auto">Vera Arma (CEO Artis Project)</div>
<div dir="auto">Enrico Maria Artale (regista)</div>
<div dir="auto">Massimo Arvat (produttore)</div>
<div dir="auto">Franzis Ascari (compositore)</div>
<div dir="auto">Naidra Ayadi (attrice)</div>
<div dir="auto">Enrico Azzano (direttore editoriale)</div>
<div dir="auto">Yacine Badday (sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Giordano Baffari (produttore)</div>
<div dir="auto">Luis Fulvio Baglivo (autore TV)</div>
<div dir="auto">Mariangela Barbanente (sceneggiatrice/documentarista)</div>
<div dir="auto">Ginevra Barboni (regista/autrice cinematografica)</div>
<div dir="auto">Alessia Barela (attrice)</div>
<div dir="auto">Aurora Alma Bartiromo (development producer)</div>
<div dir="auto">Chiara Barzini (scrittrice/sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Irene Batistini (festival programmer/talent handler)</div>
<div dir="auto">Giovanni Battaglia (libero professionista)</div>
<div dir="auto">Christian Battiferro (filmmaker)</div>
<div dir="auto">Dominique Baumard (sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Elena Beatrice (regista e sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Valentina Bellè (attrice)</div>
<div dir="auto">Sarah Bellinazzi (project assistant)</div>
<div dir="auto">Luca Bellino (regita)</div>
<div dir="auto">Marco Bellocchio (regista)</div>
<div dir="auto">Barbara Belzini (giornalista)</div>
<div dir="auto">Mehdi Ben Attia (regista/sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Nacéra Benali (giornalista)</div>
<div dir="auto">Mia Benedetta (attrice)</div>
<div dir="auto">Matteo Berdini (regista/giornalista)</div>
<div dir="auto">Sonia Bergamasco (attrice)</div>
<div dir="auto">Patrizia Bernardini (attrice)</div>
<div dir="auto">Maria Sabina Berra (giornalista/selezionatrice)</div>
<div dir="auto">Giulia Bevilacqua (attrice)</div>
<div dir="auto">Antonio Biasiucci (fotografo)</div>
<div dir="auto">Antonio Alvise Bibbò (attore)</div>
<div dir="auto">Leonardo Bigazzi (curatore/produttore)</div>
<div dir="auto">Luca Bigazzi (direttore della fotografia)</div>
<div dir="auto">Graziella Bildesheim (consulente/formatrice)</div>
<div dir="auto">Roberto Bisesti (ufficio stampa)</div>
<div dir="auto">Marino Bisso (giornalista)</div>
<div dir="auto">Mario Blaconà (regista/critico cinematografico)</div>
<div dir="auto">Fabio Bobbio (regista)</div>
<div dir="auto">Barbara Bobulova (attrice)</div>
<div dir="auto">Antonio Bocola (regista)</div>
<div dir="auto">Guido Boffi (docente universitario)</div>
<div dir="auto">Kostantin Bojanov (regista/sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Maria-Delfina Bonada (giornalista)</div>
<div dir="auto">Christian Bonatesta (aiuto regia)</div>
<div dir="auto">Paolo Bonfini (scenografo)</div>
<div dir="auto">Livia Bonifazi (attrice)</div>
<div dir="auto">Marco Bonini (attoe/sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Jacopo Bonvicini (regista)</div>
<div dir="auto">Isabella Bordoni (artista/curatrice)</div>
<div dir="auto">Antonio Borrelli (produttore/operatore culturale)</div>
<div dir="auto">Cristiano Bortone (regista)</div>
<div dir="auto">Diego Botta (sceneggiatore/regista)</div>
<div dir="auto">Bastien Bouillon (attore)</div>
<div dir="auto">Matteo Bove (ass. montaggio)</div>
<div dir="auto">Barbara Bovoli (attrice)</div>
<div dir="auto">Claudio Bozzatello (regista/associazione)</div>
<div dir="auto">Fabrizio Bradanini (ass. montaggio)</div>
<div dir="auto">Alex Braga (artista sperimentale)</div>
<div dir="auto">Stefania Brai (giornalista)</div>
<div dir="auto">Alessia Brandoni (critica/curatrice/programmatrice</div>
<div dir="auto">cinematografica/saggista/ricercare/avvocata)</div>
<div dir="auto">Maurizio Braucci (scrittore)</div>
<div dir="auto">Alessandro Bressanello (attore/regista)</div>
<div dir="auto">Claudia Brignone (regista)</div>
<div dir="auto">Sara Brollo (filmmaker)</div>
<div dir="auto">Emanuela Bruschi (addetta stampa)</div>
<div dir="auto">Benedetta Buccellato (attrice/drammaturga)</div>
<div dir="auto">Giusy Buccheri (autrice/regista)</div>
<div dir="auto">Alberto Buonfigli (responsabile Cinéma)</div>
<div dir="auto">Manuela Buono (produttrice/sales agent)</div>
<div dir="auto">Luca Cabriolu (produttore)</div>
<div dir="auto">Anna Cadioli (ass. montaggio)</div>
<div dir="auto">Esmeralda Calabria (regista/montatrice cinematografica)</div>
<div dir="auto">Silvia Calderoni (attrice, autrice)</div>
<div dir="auto">Marco Calvani (attore/filmmaker)</div>
<div dir="auto">Daniele Camaioni (montatore)</div>
<div dir="auto">Angelo Camba (regista)</div>
<div dir="auto">Eva Cambiale (attrice)</div>
<div dir="auto">Andrea Campajola (montatore)</div>
<div dir="auto">Sandra Campanini (esercente)</div>
<div dir="auto">Nicola Campiotti (regista)</div>
<div dir="auto">Rita Cancellaro (attrice)</div>
<div dir="auto">Giovanna Cane’ (producer)</div>
<div dir="auto">Luca Cangiano (ass. montaggio)</div>
<div dir="auto">Loredana Cannata (attrice/attivista)</div>
<div dir="auto">Antonio Capellupo (giornalista/operatore culturale)</div>
<div dir="auto">Chiara Capitani (attrice/arte terapeuta)</div>
<div dir="auto">Clarissa Cappellani (direttrice della fotografia)</div>
<div dir="auto">Enrica Capra (produttrice)</div>
<div dir="auto">Mino Capuano (regista)</div>
<div dir="auto">Luca Caputi (ass. montaggio)</div>
<div dir="auto">Edoardo Carbonara (attore)</div>
<div dir="auto">Gennaro Carillo (filosofo politico)</div>
<div dir="auto">Christian Carmosino Mereu (regista)</div>
<div dir="auto">Giuseppe Carrieri (regista)</div>
<div dir="auto">Sara Casani (casting)</div>
<div dir="auto">Amira Casar (attrice)</div>
<div dir="auto">Claudio Casazza (regista)</div>
<div dir="auto">Stefania Casini (attrice / regista /autrice)</div>
<div dir="auto">Veronica Cascelli (sceneggiatrice e story editor)</div>
<div dir="auto">Fabrizio Cassandro (regista)</div>
<div dir="auto">Antonio Maria Castaldo (autore/regista)</div>
<div dir="auto">Michele Castelli (montatore)</div>
<div dir="auto">Luciana Castellina (giornalista/scrittrice)</div>
<div dir="auto">Massimo Casula (produttore)</div>
<div dir="auto">Luigi Catani (attore)</div>
<div dir="auto">Camilla Cattabriga (direttrice della fotografia)</div>
<div dir="auto">Roberto Cavallini (produttore)</div>
<div dir="auto">Natale Cennamo</div>
<div dir="auto">Ottavia Cernuschi (direttrice artistica)</div>
<div dir="auto">Lionello Cerri (produttore/esercente)</div>
<div dir="auto">Alessia Cervini (docente universitaria)</div>
<div dir="auto">Michela Cesaretti Salvi (attrice/narratrice)</div>
<div dir="auto">Mohamed Challouf (regista/produttore)</div>
<div dir="auto">Ian Chambers (professore universitario)</div>
<div dir="auto">Cecilia Chianese (organizzatrice festival)</div>
<div dir="auto">Marco Chiappetta (regista/sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Sophie Chiarello (autrice-regista)</div>
<div dir="auto">Daniela Ciancio (costumista)</div>
<div dir="auto">Alessandra Cianelli (artista ricercatrice indipendente)</div>
<div dir="auto">Arianna Cicero (assistente programmazione/programmatrice festival)</div>
<div dir="auto">Valentina Cicogna (montatrice/regista)</div>
<div dir="auto">Gabriele Ciglia (esercente)</div>
<div dir="auto">Andrea Cimino (montatore)</div>
<div dir="auto">Ilaria Cimmino (montatrice)</div>
<div dir="auto">Daniele Cini (regista)</div>
<div dir="auto">Francesca Ciocchetti (attrice)</div>
<div dir="auto">Lorenzo Cioffi (produttore)</div>
<div dir="auto">Giovanni Cioni (cineasta)</div>
<div dir="auto">Evita Ciri (lavoratrice dello spettacolo)</div>
<div dir="auto">Luca Ciriello (regista)</div>
<div dir="auto">Chiara Civello (cantautrice &#8211; musicista)</div>
<div dir="auto">Francesco Clerici (regista documentarista)</div>
<div dir="auto">Annarita Cocca &#8211; (regista/direttrice artistica Festival)</div>
<div dir="auto">Stefano Coccia (giornalista)</div>
<div dir="auto">Martina Cocco (direttrice della fotografia)</div>
<div dir="auto">Anna Coccoli (regista)</div>
<div dir="auto">Alessandro Cocorullo (dir. artistico Villammare FilmFest)</div>
<div dir="auto">Costanza Coldagelli (produttrice)</div>
<div dir="auto">Laura Colella (sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Mattia Colombo (regista/autore)</div>
<div dir="auto">Daniele Coluccini (regista)</div>
<div dir="auto">Marina Confalone (attrice)</div>
<div dir="auto">Michele Conforti (regista)</div>
<div dir="auto">Giordano Corapi (compositore)</div>
<div dir="auto">Maud Corino (distributrice)</div>
<div dir="auto">Pappi Corsicato (regista)</div>
<div dir="auto">Giulia Cosentino (regista)</div>
<div dir="auto">Valeria Cosenza (cineventi)</div>
<div dir="auto">Silvana Costa (montatrice/documentarista)</div>
<div dir="auto">Francesco Costabile (regista)</div>
<div dir="auto">Stefano Cravero (montatore cinematografico)</div>
<div dir="auto">Carlo Cremona (dir. artistico Omovies)</div>
<div dir="auto">Alessio Cremonini (regista/sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Carolina Crescentini (attrice)</div>
<div dir="auto">Giulia Crisci (curatrice)</div>
<div dir="auto">Lucille Cristaldi (produttore creativo)</div>
<div dir="auto">Natalie Cristiani (montatrice)</div>
<div dir="auto">Giulio Cristini (attore)</div>
<div dir="auto">Domenico Croce (regista)</div>
<div dir="auto">Fabrizio Croce (critico cinematografico)</div>
<div dir="auto">Jacopo Crovella (attore)</div>
<div dir="auto">Valerio Cruciani (docente, autore/sceneggiatore, consulente editoriale)</div>
<div dir="auto">Francesca Cualbu (COO The Apartment)</div>
<div dir="auto">Davide Cuccurugnani (montatore)</div>
<div dir="auto">Luca Cusella (filmmaker)</div>
<div dir="auto">Felice D’Agostino (regista)</div>
<div dir="auto">Stefano D&#8217;Anna (musicista/insegnante)</div>
<div dir="auto">Massimo D’Anolfi (regista)</div>
<div dir="auto">Daria D’Antonio (direttrice della fotografia)</div>
<div dir="auto">Alessandra D’Egidio (scrittrice/bibliotecaria)</div>
<div dir="auto">Marita D’Elia (casting director)</div>
<div dir="auto">Ciro D’Emilio (regista)</div>
<div dir="auto">Cristina D’Eredità (montatrice)</div>
<div dir="auto">Damiano D’Innocenzo (regista/sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Fabio D’Innocenzo (regista/sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Rosario D’Uonno (dir. Marano Ragazzi Spot Festival)</div>
<div dir="auto">Roberta Da Soller (attrice)</div>
<div dir="auto">Chiara Dainese (montatrice)</div>
<div dir="auto">Gea Dall’Orto (attrice)</div>
<div dir="auto">Charles Dance (attore/regista)</div>
<div dir="auto">Serena Dandini (autrice)</div>
<div dir="auto">Marco Danieli (regista)</div>
<div dir="auto">Lisa De Benedettis (set decorator)</div>
<div dir="auto">Ciro De Caro (regista)</div>
<div dir="auto">Jacopo De Falco (regista)</div>
<div dir="auto">Stefano De Felici (regista )</div>
<div dir="auto">Domiziana De Fulvio (intimacy coordinator/regista)</div>
<div dir="auto">Greta De Lazzaris (direttrice della fotografia)</div>
<div dir="auto">Alice de Lencquesaing (attrice)</div>
<div dir="auto">Antonietta De Lillo (regista)</div>
<div dir="auto">Alessio De Persio (attore)</div>
<div dir="auto">Francesca Romana De Martini (attrice)</div>
<div dir="auto">Ivano De Matteo (Regista)</div>
<div dir="auto">Daniele De Michele (regista)</div>
<div dir="auto">Marika De Rosa (comunicazione e marketing)</div>
<div dir="auto">Manuela De Rosas (insegnante)</div>
<div dir="auto">Gianluca De Serio (regista)</div>
<div dir="auto">Massimiliano De Serio (regista)</div>
<div dir="auto">Ciro De Venezia (fisioterapista)</div>
<div dir="auto">Gerardo De Vivo (direttore cinema)</div>
<div dir="auto">Alain Declercq (artista)</div>
<div dir="auto">Vania Del Borgo (autrice/produttrice)</div>
<div dir="auto">Davide Del Degan (regista)</div>
<div dir="auto">Gaia Del Giudice (Architettə/Ricercatorə/Docente/Curatorə rassegne cinema /Attivista)</div>
<div dir="auto">Liryc Dela Cruz (artista/regista)</div>
<div dir="auto">Benoit Delépine (attore)</div>
<div dir="auto">Alessandra Della Guardia (attrice/autrice)</div>
<div dir="auto">Mattia Della Puppa (produttore)</div>
<div dir="auto">Donatella Della Ratta (professoressa)</div>
<div dir="auto">Caroline Deruas Peano (regista)</div>
<div dir="auto">Agostino Devastato (regista)</div>
<div dir="auto">Alberto Diana (regista/programmer)</div>
<div dir="auto">Valerio Di Benedetto (attore)</div>
<div dir="auto">Biagio Di Bennardo (Autore)</div>
<div dir="auto">Leonardo Di Costanzo (regista)</div>
<div dir="auto">Dadà Di Donna (illustratrice/grafica)</div>
<div dir="auto">Anna Di Francisca (regista)</div>
<div dir="auto">Valentina Di Geronimo (production/costume designer)</div>
<div dir="auto">Federica Di Giacomo (Regista/Autrice)</div>
<div dir="auto">Claudia Di Lascia (produttrice creativa)</div>
<div dir="auto">Nina Di Majo (regista/sceneggiatrice/ artista multimediale)</div>
<div dir="auto">Ra Di Martino (regista e artista visiva)</div>
<div dir="auto">Mauro Di Maro (fotografo)</div>
<div dir="auto">Antonella Di Nocera (producer/attivista culturale)</div>
<div dir="auto">Elio Di Pace (operatore di macchina)</div>
<div dir="auto">Giulia Di Quilio (attrice)</div>
<div dir="auto">Maria Di Razza (regista/operatrice culturale)</div>
<div dir="auto">Francesco Di Stefano (montatore)</div>
<div dir="auto">Roberto Di Tanna (montatore)</div>
<div dir="auto">Karole Di Tommaso (regista)</div>
<div dir="auto">Attilio Di Turi (ass. montaggio)</div>
<div dir="auto">Micaela Natascia Di Vito (montatrice)</div>
<div dir="auto">Donatella Diamanti (sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Pierluca Ditano (regista/autore)</div>
<div dir="auto">Audrey Diwan (sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Alessio Doglione (montatore cinema/TV)</div>
<div dir="auto">Stefano Domenichetti Carlini (montatore)</div>
<div dir="auto">Tonino Dominici (ass. montaggio)</div>
<div dir="auto">Giulio Donato (attore)</div>
<div dir="auto">Dimitri Doré (attore)</div>
<div dir="auto">Laetitia Dosch (attrice)</div>
<div dir="auto">Martin Drouot (sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Julie Dupré (montatrice)</div>
<div dir="auto">Giacomo Durzi (sceneggiatore/produttore)</div>
<div dir="auto">Virginia Eleuteri Serpieri (regista)</div>
<div dir="auto">Jean Elia (development executive)</div>
<div dir="auto">Fabrizio Elvetico (musicista/compositore)</div>
<div dir="auto">Francesca Era (montatrice cinematografica)</div>
<div dir="auto">Lucrezia Ercolani (giornalista)</div>
<div dir="auto">Benedikt Erlingsson (regista/attore)</div>
<div dir="auto">Giovanni Esposito (regista)</div>
<div dir="auto">Patrizio Esposito (fotografo)</div>
<div dir="auto">Alessandro Fabbri (sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Daniele Fabrizi (produttore delegato)</div>
<div dir="auto">Giulio Fabroni (sceneggiatore/regista)</div>
<div dir="auto">Sara Falcone (storica e critica cinematografica)</div>
<div dir="auto">Ludovica Fales (regista)</div>
<div dir="auto">Niccolò Falsetti (Regista/sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Alessandro Farrattini (produttore)</div>
<div dir="auto">Sepideh Farsi (regista)</div>
<div dir="auto">Alberto Fasulo (regista)</div>
<div dir="auto">Silvia Favro (ass. montaggio)</div>
<div dir="auto">Giacomo Fausti (regista)</div>
<div dir="auto">Alessio M. Federici (regista)</div>
<div dir="auto">Alessandro Fedrigo (musicista)</div>
<div dir="auto">Carola Fenocchio (costumista)</div>
<div dir="auto">Massimo Ferrante (musicista)</div>
<div dir="auto">Abel Ferrara (regista/sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Minnie Ferrara (direttrice scuola di cinema)</div>
<div dir="auto">Caterina Ferrari (regista)</div>
<div dir="auto">Nadia Ferrari (pensionata)</div>
<div dir="auto">Paolo Ferrari (direttore della fotografia)</div>
<div dir="auto">Francesco Ferraris (montatore cinematografico)</div>
<div dir="auto">Vanessa Ferrauto (truccatrice)</div>
<div dir="auto">Agostino Ferrente (regista)</div>
<div dir="auto">Luca Ferretti (programmatore)</div>
<div dir="auto">Margherita Ferri (regista/sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Emma Ferulano (autrice)</div>
<div dir="auto">Anna Ferzetti (attrice)</div>
<div dir="auto">Lisa Festa (autrice, attrice e regista)</div>
<div dir="auto">Sara Fgaier (regista)</div>
<div dir="auto">Francesco Filpa (attore)</div>
<div dir="auto">Christian Filippi (regista)</div>
<div dir="auto">Laura Fimognari (attrice)</div>
<div dir="auto">Luciana Fina (cineasta)</div>
<div dir="auto">Milena Fiore (montatrice/tecnica audiovisiva)</div>
<div dir="auto">Emanuele Fiorito (montatore)</div>
<div dir="auto">Federica Flavoni (attrice)</div>
<div dir="auto">Francesca Floris (produttrice)</div>
<div dir="auto">Anna Foglietta (attrice)</div>
<div dir="auto">Alessia Foraggio (casting)</div>
<div dir="auto">Annalisa Forgione (montatrice)</div>
<div dir="auto">Giorgio Forni (professore)</div>
<div dir="auto">Edoardo Fracchia (produttore)</div>
<div dir="auto">Ottavia Fragnito (produttrice)</div>
<div dir="auto">Ilaria Fraioli (montatrice)</div>
<div dir="auto">Giogiò Franchini (montatore)</div>
<div dir="auto">Camilla Francini (Regista)</div>
<div dir="auto">Davide Franco (montatore/docente)</div>
<div dir="auto">Emanuela Fresi (attrice)</div>
<div dir="auto">Oscar Frosio (lighting designer)</div>
<div dir="auto">Dario Fusco (regista e operatore)</div>
<div dir="auto">Daniele Gaglianone (regista/sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Stefano Galieni (giornalista/scrittore)</div>
<div dir="auto">Massimiliano Gallo (attore/regista)</div>
<div dir="auto">Michele Gallone (montatore)</div>
<div dir="auto">Gabriella Gallozzi (giornalista)</div>
<div dir="auto">Carlotta Gamba (attrice)</div>
<div dir="auto">Roberto Gambacorta (produttore)</div>
<div dir="auto">Davide Gambino (regista/produttore)</div>
<div dir="auto">Matteo Garrone (regista)</div>
<div dir="auto">Luca Gasparini (montatore/regista/scrittore)</div>
<div dir="auto">Alice Gatti (regista)</div>
<div dir="auto">Simone Gattoni (produttore)</div>
<div dir="auto">Sandra Gaudenzi (senior lecturer)</div>
<div dir="auto">Giuseppe Gaudino (regista)</div>
<div dir="auto">Michelangelo Gelormini (regista)</div>
<div dir="auto">Ivan Gergolet (regista, sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Francesca Geria (operatrice culturale)</div>
<div dir="auto">Claudia Gerini (attrice)</div>
<div dir="auto">Elio Germano (attore)</div>
<div dir="auto">Fabio Gervasio (ass. montaggio)</div>
<div dir="auto">Vito Gennaro Giacalone (attore/regista)</div>
<div dir="auto">Aura Ghezzi (attrice/filmmaker)</div>
<div dir="auto">Sara Jane Ghiotti (musicista)</div>
<div dir="auto">Giorgio Giampà (produttore)</div>
<div dir="auto">Matteo Giampetruzzi (regista)</div>
<div dir="auto">Fabrizio Gifuni (attore)</div>
<div dir="auto">Giorgio Gigliotti (giornalista/scrittore)</div>
<div dir="auto">Alessandro Giordani (montatore)</div>
<div dir="auto">Daniela Giordano (attrice/regista)</div>
<div dir="auto">Sofia Giordano (studentessa formazione)</div>
<div dir="auto">Stefania Giordano (ass. costumista)</div>
<div dir="auto">Valeria Golino (regista/attrice)</div>
<div dir="auto">Cosimo Gomez (regista)</div>
<div dir="auto">Emilio Gonella (violoncellista)</div>
<div dir="auto">Marcantonio Graffeo</div>
<div dir="auto">Andrea Grasselli (regista)</div>
<div dir="auto">Salvatore Santo Grasso (cantautore)</div>
<div dir="auto">Flaminia Graziadei (regista/screenwriter)</div>
<div dir="auto">Federico Greco (filmmaker/saggista)</div>
<div dir="auto">Michela Greco (giornalista)</div>
<div dir="auto">Riccardo Gregori (montatore cinematografico)</div>
<div dir="auto">Luca Grimaldi (Regista)</div>
<div dir="auto">Andrea Gropplero (regista)</div>
<div dir="auto">Mirko Guerra (fonico)</div>
<div dir="auto">Maurizio Guerri (docente accademico)</div>
<div dir="auto">Lucie Guesnier (autrice/regista)</div>
<div dir="auto">Sonali Gulati (filmmaker indipendente)</div>
<div dir="auto">Ahmed Hafiene (attore)</div>
<div dir="auto">Fortunato Marco Iannaccone (attore)</div>
<div dir="auto">Marta Innocenti (regista/autrice)</div>
<div dir="auto">Andrea Inzerillo (direttore artistico Sicilia Queer FilmFest)</div>
<div dir="auto">Ant Hampton (artista)</div>
<div dir="auto">Lilia Hartmann Trapani (casting director)</div>
<div dir="auto">Sofia Iacuitto (attrice)</div>
<div dir="auto">Serena Iansiti (attrice)</div>
<div dir="auto">Francesca innocenzi (scenografa/pittrice di scena/performer)</div>
<div dir="auto">Tecla Insolia (attrice)</div>
<div dir="auto">Maria Iovine (regista)</div>
<div dir="auto">Simone Isola (produttore)</div>
<div dir="auto">Valerio Jalongo (regista)</div>
<div dir="auto">Luca Jankovic (regista)</div>
<div dir="auto">Roan Johnson (regista)</div>
<div dir="auto">Silvia Jop (direttrice artistica)</div>
<div dir="auto">Gaël Kamilindi (attore/regista)</div>
<div dir="auto">Babak Karimi (attore)</div>
<div dir="auto">Juliette Kempf (regista)</div>
<div dir="auto">Dalila Kharbouche (streetcasting)</div>
<div dir="auto">Raika Khosravi (producer)</div>
<div dir="auto">Firouzeh Khosrovani (regista)</div>
<div dir="auto">Nicolas Klotz (regista)</div>
<div dir="auto">Giuliano La Franca (filmmaker)</div>
<div dir="auto">Maria Cristina La Parola (costumista)</div>
<div dir="auto">Davide Labanti (regista/aiuto regia)</div>
<div dir="auto">Wilma Labate (regista)</div>
<div dir="auto">Ariane Labed (regista/attrice)</div>
<div dir="auto">Mariano Lamberti (regista)</div>
<div dir="auto">Chiara Lambiase (docente/scenografa)</div>
<div dir="auto">Simona Lamorgese (attrice)</div>
<div dir="auto">Patrizia Laquidara (cantautrice/attrice/scrittrice)</div>
<div dir="auto">Stefano Lari (Regista pubblicità)</div>
<div dir="auto">Tony Laudadio (attore/scrittore)</div>
<div dir="auto">Chiara Laudani (sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Paul Laverty (sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Erwan Le Duc (regista)</div>
<div dir="auto">Paul Lee (regista/sceneggiatore/produttore/festival programmer)</div>
<div dir="auto">Chiara Lenzi (comunicazione cinema)</div>
<div dir="auto">Angelica Leo (attrice)</div>
<div dir="auto">Doriana Leondeff (sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Alessandro Leone (regista)</div>
<div dir="auto">Bruno Leone (burattinaio)</div>
<div dir="auto">Dario Leone (attore)</div>
<div dir="auto">Ivano Leone (lighting console operator)</div>
<div dir="auto">Beppe Leonetti (montatore)</div>
<div dir="auto">Alessia Lepore (Sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Pierfrancesco Li Donni (regista/produttore)</div>
<div dir="auto">Daniele Lince (regista e sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Luigi Lo Cascio (attore)</div>
<div dir="auto">Tiziana Lo Porto (scrittrice/traduttrice)</div>
<div dir="auto">Ken Loach (regista)</div>
<div dir="auto">Canio Loguercio (musicista)</div>
<div dir="auto">Boris Lojkine (cinéaste)</div>
<div dir="auto">Stefano Lorenzi (sceneggiatore/regista)</div>
<div dir="auto">Annalisa Lori (attrice)</div>
<div dir="auto">Claudio Losavio (attore)</div>
<div dir="auto">Fabiomassimo Lozzi (regista)</div>
<div dir="auto">Loriana Lucarini (montatrice TV)</div>
<div dir="auto">Teresa Lucente (sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Daniele Luchetti (regista)</div>
<div dir="auto">Luca Lucini (regista)</div>
<div dir="auto">Carlo Luglio (regista e sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Caterina Lusena de Sarmiento (costumista)</div>
<div dir="auto">Silvia Luzi (regista)</div>
<div dir="auto">Silvia Luzzi (attrice/regista/autrice)</div>
<div dir="auto">Filippo Macelloni (regista/produttore)</div>
<div dir="auto">Romana Maggiora Vergano (attrice)</div>
<div dir="auto">Giorgio Magliulo (produttore)</div>
<div dir="auto">Andrea Magnani (regista/produttore)</div>
<div dir="auto">Rosa Maietta (regista/montatrice)</div>
<div dir="auto">Irene Maiorino (attrice)</div>
<div dir="auto">Lucia Mascino (attrice)</div>
<div dir="auto">Cristiana Mainardi (produttrice/sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Enrico Maisto (documentarista)</div>
<div dir="auto">Marco Malfi Chindemi (produttore)</div>
<div dir="auto">Carolina Mancini (giornalista)</div>
<div dir="auto">Michela Mancusi (avvocato)</div>
<div dir="auto">Gaia Mandara (ass. montaggio)</div>
<div dir="auto">Manuele Mandolesi (regista)</div>
<div dir="auto">Pina Mandolfo (scrittrice/regista/sceneggiatrice/operatrice culturale)</div>
<div dir="auto">Luca Mandrile (montatore)</div>
<div dir="auto">Luca Manes (regista/montatore)</div>
<div dir="auto">Simone Manetti (regista)</div>
<div dir="auto">Fiorella Mannoia (cantante/cantautrice)</div>
<div dir="auto">Salvo Manzone (regista documentarista)</div>
<div dir="auto">Erika Manoni (montatrice/docente)</div>
<div dir="auto">Eleonora Marangoni (scrittrice/autrice)</div>
<div dir="auto">Pietro Marcello (regista)</div>
<div dir="auto">Francesca Marciano (sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Paolo Marescotti (regista)</div>
<div dir="auto">Salvatore Marfella (critico cinematografico)</div>
<div dir="auto">Pasquale Mari (lighting designer)</div>
<div dir="auto">Tiziano Mariani (attore)</div>
<div dir="auto">Alessandro Marinelli (montatore/regista)</div>
<div dir="auto">Eleonora Marino (documentarista/montatrice)</div>
<div dir="auto">Mario F. Martone (produtore/filmmaker)</div>
<div dir="auto">Mario Martone (regista)</div>
<div dir="auto">Stefano Martone (documentarista)</div>
<div dir="auto">Lucia Mascino (attrice)</div>
<div dir="auto">Anna Masecchia (docente universitaria)</div>
<div dir="auto">Francesco Massarelli (direttore artistico)</div>
<div dir="auto">Luca Mattei (filmmaker/montatore)</div>
<div dir="auto">Monica Maurer (regista)</div>
<div dir="auto">Moira Mazzantini (agente)</div>
<div dir="auto">Francesca Mazzoleni (regista)</div>
<div dir="auto">Rean Mazzone (produttore)</div>
<div dir="auto">Patricia Mazuy (regista)</div>
<div dir="auto">Raffaele Meale (critico/programmer)</div>
<div dir="auto">Barbara Melega (casting director e aiuto regista)</div>
<div dir="auto">Alessio Melia (assistente/operatore camera)</div>
<div dir="auto">Astrid Meloni (attrice)</div>
<div dir="auto">Fabio Meloni (esercente cinematografico)</div>
<div dir="auto">Gaia Siria Meloni (regista/esercente cinematografica)</div>
<div dir="auto">Emanuele Mengotti (regista)</div>
<div dir="auto">Danilo Merafina (regista)</div>
<div dir="auto">Giulia Merenda (regista)</div>
<div dir="auto">Salvatore Mereu (regista/sceneggiatore/produttore)</div>
<div dir="auto">Gaia Merolla (Aiuto operatrice/direttrice della fotografia)</div>
<div dir="auto">Marco Messina (musicista)</div>
<div dir="auto">Michelangelo Messina (dir. artistico Ischia film festival)</div>
<div dir="auto">Nina Meurisse (attrice)</div>
<div dir="auto">Lorenza Micarelli (programmer/organizzatrice culturale)</div>
<div dir="auto">Giulia Michelini (attrice)</div>
<div dir="auto">Paola Michelini (attrice/autrice)</div>
<div dir="auto">Valerio Mieli (regista)</div>
<div dir="auto">Eva Milella (scrittrice)</div>
<div dir="auto">Giovanni Minerba (attivista/regista/operatore culturale)</div>
<div dir="auto">Michela Minischetti (casting director)</div>
<div dir="auto">Emanuela Minoli (location manager)</div>
<div dir="auto">Giulia Minoli (autrice e attivista)</div>
<div dir="auto">Leonardo Modonutto (regista)</div>
<div dir="auto">Edoardo Moghetti (aiuto regista/sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Andrea Molaioli (regista)</div>
<div dir="auto">Alice Molari (studentessa magistrale)</div>
<div dir="auto">Francesco Montagner (regista)</div>
<div dir="auto">Ruben Monterosso (regista)</div>
<div dir="auto">Mazzino Montinari (critico/selezionatore)</div>
<div dir="auto">Martina Moor (regista)</div>
<div dir="auto">Rita Morais (filmmaker/curatrice)</div>
<div dir="auto">Silvia Morales (montatore del suono)</div>
<div dir="auto">Maura Morales Bergmann (direttrice della fotografia)</div>
<div dir="auto">Andrea Morandi (giornalista)</div>
<div dir="auto">Laura Morante (attrice)</div>
<div dir="auto">Francesco Morosini (fonico presa diretta)</div>
<div dir="auto">Daniela Morozzi (attrice/regista)</div>
<div dir="auto">Mariagrazia (Marzia) Morrone (montatrice)</div>
<div dir="auto">Jonas Davì Moruzzi (sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Nicola Moruzzi (autore/montatore)</div>
<div dir="auto">Matteo Mossi (montatore cinematografico)</div>
<div dir="auto">Motta (cantautore/compositore)</div>
<div dir="auto">Gabriele Muccino (regista)</div>
<div dir="auto">Andrea Mura (regista/produttore)</div>
<div dir="auto">Alice Murgia (regista)</div>
<div dir="auto">Laura Muscardin (regista)</div>
<div dir="auto">Lino Musella (attore)</div>
<div dir="auto">Stefano Mutolo (produttore)</div>
<div dir="auto">Flavio Nani (regista/producer)</div>
<div dir="auto">Chiara Nano (documentarista)</div>
<div dir="auto">Nadine Naous (regista/sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Francesco Napolitano (ex direttore mediateca civica)</div>
<div dir="auto">Pasquale Napolitano (filmmaker/docente di cinematografia)</div>
<div dir="auto">Arab Nasser (filmmaker)</div>
<div dir="auto">Tarzan Nasser (filmmaker)</div>
<div dir="auto">Anna Negri (regista)</div>
<div dir="auto">Andrea Negroni (insegnante di lettere/regista/produttore)</div>
<div dir="auto">Giorgio Neri (regista)</div>
<div dir="auto">Susanna Nicchiarelli (regista)</div>
<div dir="auto">Francesca Nigro (programmer/operatrice culturale)</div>
<div dir="auto">Arianna Ninchi (attrice)</div>
<div dir="auto">Nazareno Manuel Nicoletti (regista/sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Marit Nissen (attrice)</div>
<div dir="auto">Stella Novari (attrice)</div>
<div dir="auto">Angela Nurelli (regista)</div>
<div dir="auto">Lisa Nur Sultan (sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Giuseppe Alessio Nuzzo (regista)</div>
<div dir="auto">Mario Nuzzo (producer)</div>
<div dir="auto">Michela Occhipinti (regista/attivista)</div>
<div dir="auto">Giulia Odoardi (location manager)</div>
<div dir="auto">Bruno Oliviero (sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Carlo Orlando (attore/drammaturgo/regista)</div>
<div dir="auto">Roberto P. Ormanni (compositore/archive producer/uff. stampa)</div>
<div dir="auto">Ferzan Ozpetek (regista)</div>
<div dir="auto">Tra Paci (programmer)</div>
<div dir="auto">Amedeo Pagani (produttore)</div>
<div dir="auto">Rosa Palasciano (attrice/sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Bartolomeo Pampaloni (regista)</div>
<div dir="auto">Damiano Panattoni (giornalista)</div>
<div dir="auto">Alessandro Paniccia (studente regia)</div>
<div dir="auto">Andrea Papini (regista)</div>
<div dir="auto">Martina Parenti (regista)</div>
<div dir="auto">Valentina Parlato (uff. diritti editoriale)</div>
<div dir="auto">Valentina Pascarella (filmmaker)</div>
<div dir="auto">Giovanna Pasi (giornalista)</div>
<div dir="auto">Mattia Pasquini (giornalista)</div>
<div dir="auto">Andrea Pastor (critico cinematografico)</div>
<div dir="auto">Valentina Pastore (attrice)</div>
<div dir="auto">Gianfilippo Pedote (produttore cinematografico)</div>
<div dir="auto">Giovanni Pellegrini (regista)</div>
<div dir="auto">Valentina Pellitteri (filmmaker)</div>
<div dir="auto">Sarah Pennacchi (produttrice)</div>
<div dir="auto">Roberto Perpignani (montatore)</div>
<div dir="auto">Paola Peraro (scenografa)</div>
<div dir="auto">Elisabeth Perceval (regista)</div>
<div dir="auto">Nahuel Perez Biscayart (attore)</div>
<div dir="auto">Ilaria Perris (studentessa)</div>
<div dir="auto">Aurélia Petit (attrice)</div>
<div dir="auto">Sandro Petraglia (sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Sara Petraglia (sceneggiatrice/regista)</div>
<div dir="auto">Irene Petris</div>
<div dir="auto">Davide Petrosino (regista)</div>
<div dir="auto">Ralitza Petrova (regista)</div>
<div dir="auto">Marco Pettenello (sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Stefano Petti (regista/direttore della fotografia)</div>
<div dir="auto">Julie Pfleiderer (filmmaker)</div>
<div dir="auto">Just Philippot (regista)</div>
<div dir="auto">Marco Armando Piccinini (regista e sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Cristina Piccino (giornalista)</div>
<div dir="auto">Giuseppe Piccioni (regista/sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Maria Chiara Piccolo (montatrice)</div>
<div dir="auto">Valerio Piccolo (cantautore/traduttore/adattatore dialoghista)</div>
<div dir="auto">Valentina Pietrarca (regista)</div>
<div dir="auto">Marco Pigossi (attore/produttore)</div>
<div dir="auto">Pablo Pillaud-Vivien (redacteur en chef)</div>
<div dir="auto">Floriana Pinto (direttrice artistica)</div>
<div dir="auto">Paolo Pisanelli (filmmaker/dir. artistico)</div>
<div dir="auto">Paola Piscitelli (documentarista)</div>
<div dir="auto">Anna Piscopo (regista)</div>
<div dir="auto">Edgardo Pistone (regista)</div>
<div dir="auto">Alessandro Piva (regista)</div>
<div dir="auto">Laura Pizzirani (attrice)</div>
<div dir="auto">Lubna Playoust (attrice)</div>
<div dir="auto">Enrica Polemio (sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Francesca Polici (ufficio stampa)</div>
<div dir="auto">Valerio Polici (fotografo)</div>
<div dir="auto">Alessia Polli (responsabile editoriale)</div>
<div dir="auto">Giovanni Pompetti (montatore)</div>
<div dir="auto">Daria Pomponio (critica/docente)</div>
<div dir="auto">Federika Ponnetti (regista/produttrice)</div>
<div dir="auto">Raffaella Pontarelli (produttrice)</div>
<div dir="auto">Benedetta Porcaroli (attrice)</div>
<div dir="auto">Paola Potena (gallerista)</div>
<div dir="auto">Marco Pozzi (regista)</div>
<div dir="auto">Martina Pozzo (produzione cinematografica)</div>
<div dir="auto">Viola Prestieri (produttrice)</div>
<div dir="auto">Carlo Prevosti (regista documentarista)</div>
<div dir="auto">Anna Piscopo (regista/attrice)</div>
<div dir="auto">Edoardo Purgatori (attore)</div>
<div dir="auto">Marco Simon Puccioni (regista)</div>
<div dir="auto">Edoardo Purgatori (attore)</div>
<div dir="auto">Costanza Quatriglio (regista)</div>
<div dir="auto">Matteo Quinzi (attore)</div>
<div dir="auto">Olivier Rabourdin (attore)</div>
<div dir="auto">Sebastiano Raimondo (docente fotografia)</div>
<div dir="auto">Cristina Rajola (producer)</div>
<div dir="auto">Alessandro Rak (Regista di Cinema d&#8217;Animazione)</div>
<div dir="auto">Maria Laura Ramello (giornalista)</div>
<div dir="auto">Monica Rametta (sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Paola Randi (regista e sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Luca Ranzato (operatore mdp)</div>
<div dir="auto">Marco Ravera (blogger/rubricista)</div>
<div dir="auto">Desideria Rayner (montatrice)</div>
<div dir="auto">Lorenzo Renzi (attore/regista)</div>
<div dir="auto">Parsifal Reparato (regista)</div>
<div dir="auto">Monica Repetto (regista)</div>
<div dir="auto">Luca Ricciardi (producer/operatore culturale)</div>
<div dir="auto">Daniele Riva (regista)</div>
<div dir="auto">Anita Rivaroli (sceneggiatrice/regista)</div>
<div dir="auto">Alessandro Rocca (regista/autore)</div>
<div dir="auto">Rinaldo Rocco (attore/sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Alice Roffimengo (montatrice)</div>
<div dir="auto">Nicoletta Romeo (direttrice Trieste film festival)</div>
<div dir="auto">Alba Rohrwacher (attrice)</div>
<div dir="auto">Alice Rohrwacher (regista)</div>
<div dir="auto">Patrizia Roletti (professionista audiovisivo)</div>
<div dir="auto">Barbara Ronchi (attrice)</div>
<div dir="auto">Marisella Rossetti (direttrice artistica festival)</div>
<div dir="auto">Alessandro Rossi (regista)</div>
<div dir="auto">Giovanni Rossi (biologo/scrittore)</div>
<div dir="auto">Simone Rossi (critico cinematografico)</div>
<div dir="auto">Maria Roveran (attrice/cantautrice)</div>
<div dir="auto">Chiara Russo (montatrice)</div>
<div dir="auto">Francesco Russo (regista)</div>
<div dir="auto">Carlo Maria Ruta (attore)</div>
<div dir="auto">Robbie Ryan (DoP , BSC ISC)</div>
<div dir="auto">Pilar Saavedra Perrotta (produttrice)</div>
<div dir="auto">Marco Saitta (sound designer)</div>
<div dir="auto">Daniela Salernitano (costumista)</div>
<div dir="auto">Céline Sallette (attrice)</div>
<div dir="auto">Caterina Salvadori (sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Paola Sambo (attrice)</div>
<div dir="auto">Isabella Sandri (regista)</div>
<div dir="auto">Silvia Sandrone (project officer)</div>
<div dir="auto">Maya Sansa (attrice)</div>
<div dir="auto">Alberto Sansone (Filmmaker)</div>
<div dir="auto">Salvatore Sansone (attore e sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Manuela Santacatterina (giornalista)</div>
<div dir="auto">Claudio Santamaria (attore)</div>
<div dir="auto">David Santangelo (truccatore)</div>
<div dir="auto">Valia Santella (sceneggiatrice/regista)</div>
<div dir="auto">Teresa Saponangelo (attrice)</div>
<div dir="auto">Enzo Saponara (attore)</div>
<div dir="auto">Stefano Sardo (sceneggiatore/regista/produttore)</div>
<div dir="auto">Lunetta Savino (attrice)</div>
<div dir="auto">Federico Savonitto (regista)</div>
<div dir="auto">Massimo Sbaraccani (regista)</div>
<div dir="auto">Fabio Scacchioli (regista)</div>
<div dir="auto">Silvia Pegah Scaglione (attrice)</div>
<div dir="auto">Ciro Scala (produttore)</div>
<div dir="auto">Greta Scarano (attrice/regista)</div>
<div dir="auto">Daria Scarpitta (resp. operativa Villammare FilmFest)</div>
<div dir="auto">Raquel Schefer (film scholar/curator)</div>
<div dir="auto">Céline Sciamma (regista/sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Fausto Maria Sciarappa (attore)</div>
<div dir="auto">Giuseppe Sciarra (regista)</div>
<div dir="auto">Alessandro Scippa (regista)</div>
<div dir="auto">Silvia Scola (autrice/documentarista)</div>
<div dir="auto">Marco Scotuzzi (regista)</div>
<div dir="auto">Bruno Senese (presidente Zezi Gruppo Operaio ‘74)</div>
<div dir="auto">Davide Serino (sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Pietro Sermonti (attore)</div>
<div dir="auto">Marco Serpenti (regista)</div>
<div dir="auto">Peppe Servillo (cantante/attore)</div>
<div dir="auto">Toni Servillo (attore)</div>
<div dir="auto">Paolo Sideri (produttore)</div>
<div dir="auto">Roberto Silvestri (giornalista/critico cinematografico)</div>
<div dir="auto">Gaia Silvestrini (produttrice teatrale)</div>
<div dir="auto">Claire Simon (regista/sceneggiatrice/attrice)</div>
<div dir="auto">Eyal Sivan (regista)</div>
<div dir="auto">Ala Eddine Slim (regista)</div>
<div dir="auto">Anna Soggiu (Assistente al montaggio)</div>
<div dir="auto">Giorgia Soi (regista)</div>
<div dir="auto">Silvio Soldini (regista/sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Nicola Sorcinelli (regista)</div>
<div dir="auto">Edoardo Sorgente (attore)</div>
<div dir="auto">Carola Spadoni (filmmaker)</div>
<div dir="auto">Giuseppe Spata (attore)</div>
<div dir="auto">Antonella Spatti (regista)</div>
<div dir="auto">Fabrizio Spera (musicista)</div>
<div dir="auto">Laetitia Spigarelli (attrice/regista)</div>
<div dir="auto">Giuseppe Squillaci (regista/produttore/VFX supervisor)</div>
<div dir="auto">Monica Lisa Stambrini (filmmaker)</div>
<div dir="auto">Natale Stefani (attore)</div>
<div dir="auto">Antonia Stelitano (autrice documentari)</div>
<div dir="auto">Ana Isabel Strindberg (cinema programmer)</div>
<div dir="auto">Paolo Strippoli (regista)</div>
<div dir="auto">Teona Strugar Mitevska (regista/sceneggiatrice/produttrice)</div>
<div dir="auto">Valentina Summa (direttrice della fotografia)</div>
<div dir="auto">Naomi Talanga (dipendente cinema)</div>
<div dir="auto">Silvana Tamma (sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Silvia Tarquini (editore)</div>
<div dir="auto">Fiorenza Tessari (attrice)</div>
<div dir="auto">Alessandro Tiberi (attore)</div>
<div dir="auto">Roland Timsit (attore/regista)</div>
<div dir="auto">Irene Tomio</div>
<div dir="auto">Carla Esperanza Tommasini (music producer/supervisor)</div>
<div dir="auto">Aessandro Tonda (regista)</div>
<div dir="auto">Raffaella Toni (costumista)</div>
<div dir="auto">Massimo Torre (scrittore/sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Ludovica Tortora De Falco (regista/produttrice)</div>
<div dir="auto">Camilla Toschi (direttrice festival)</div>
<div dir="auto">Vincenzo Tosetto (attore)</div>
<div dir="auto">Nadia Trevisan (produttrice)</div>
<div dir="auto">Massimo Tria (critico cinematografico/docente universitario)</div>
<div dir="auto">Jasmine Trinca (attrice)</div>
<div dir="auto">Chiara Tripaldi (sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Armando Trivellini (regista)</div>
<div dir="auto">Martin Tronquart (scenografo)</div>
<div dir="auto">Toni Trupia (regista/sceneggiatore)</div>
<div dir="auto">Adele Tulli (regista)</div>
<div dir="auto">Paola Turci (cantante)</div>
<div dir="auto">Francesca Turrini (attrice/performer)</div>
<div dir="auto">Gabriele Tutino (ass. montaggio)</div>
<div dir="auto">Vera Usai (ufficio stampa)</div>
<div dir="auto">V* (drammaturgә\attivista *formerly Eve Ensler)</div>
<div dir="auto">Tommaso Valente (regista)</div>
<div dir="auto">Ludovic Van Pachterbeke (ingegnere del suono)</div>
<div dir="auto">Giuseppe Varlotta (regista/docente)</div>
<div dir="auto">Ines Vasiljevic (produttrice)</div>
<div dir="auto">Irene Vecchio (montatice)</div>
<div dir="auto">Irma Vecchio (direttrice della fotografia)</div>
<div dir="auto">Piero Verani (operatore culturale)</div>
<div dir="auto">Audrey Vernon (attrice)</div>
<div dir="auto">Yile Yara Vianello (attrice)</div>
<div dir="auto">Giorgio Viaro (giornalista)</div>
<div dir="auto">Daniele Vicari (regista)</div>
<div dir="auto">Giorgia Villa (montatrice)</div>
<div dir="auto">Irene Villa (attrice)</div>
<div dir="auto">Anna Vinci (scrittrice)</div>
<div dir="auto">Vincenzo Vita (giornalista)</div>
<div dir="auto">Marina Vitale (prof. ord. anglistica)</div>
<div dir="auto">Irene von Dorigotti (antropologa)</div>
<div dir="auto">Margarethe von Trotta (regista)</div>
<div dir="auto">Roger Waters (musicista/attivista)</div>
<div dir="auto">Jessica Woodworth (regista/sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Maud Wyler (attrice)</div>
<div dir="auto">Katharina Wyss (regista)</div>
<div dir="auto">Blu Yoshimi (attrice)</div>
<div dir="auto">Gianluca Zaccaria (attore)</div>
<div dir="auto">Silvia Zacchi (filmmaker)</div>
<div dir="auto">Massimo Zambiasi (regista)</div>
<div dir="auto">Annarita Zambrano (regista/sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Chiara Zanini (uff. stampa)</div>
<div dir="auto">Francesca Romana Zanni (sceneggiatrice/regista)</div>
<div dir="auto">Elisa Zanotto (attrice)</div>
<div dir="auto">Marta Zappacosta (programmazione cinema/eventi)</div>
<div dir="auto">Sara Zavarise (montatrice)</div>
<div dir="auto">Letizia Zatti (regista)</div>
<div dir="auto">Zelia Zbogar (sceneggiatrice)</div>
<div dir="auto">Hakim Zejjari (giornalista)</div>
<div dir="auto">Beatrice Zerbini (scrittrice/autrice)</div>
<div dir="auto">Andrea Zuliani (regista/aiuto regista)</div>
<div dir="auto">Valeria Zurlo (performer circo contemporaneo)</div>
<div dir="auto">ASSOCIAZIONI/ ENTI / CINEMA / FESTIVAL…:</div>
<div dir="auto">AAMOD &#8211; Archivio Audiovisivo Movimento Operaio</div>
<div dir="auto">AGICI- Asociaione Generale Industrie Cine-Audiovisive Indipendenti</div>
<div dir="auto">ANAC &#8211; Associazioni Nazionale Autori Cinematografici</div>
<div dir="auto">Anteo</div>
<div dir="auto">Archivio Basaglia</div>
<div dir="auto">Arci Movie APS</div>
<div dir="auto">Arci nazionale</div>
<div dir="auto">Artisti <a tabindex="0" role="link" href="https://www.facebook.com/hashtag/nobavaglio?__eep__=6&amp;__cft__[0]=AZXJx5i_LZgWRgX-SgzV_VgDGrYHOgMNmK4Rniyv4hFLUHMvm_Lwkw76aOarg5-_QDi7eeWZuBdTkAD5uiGkgjWGUVdVcGqU2_plmM4VSsB6l59RLWW-tlTHAh-lq_2LrDB-iyy3sWsX-BsJrobbLPlFr83hN-Ejh-ZUTeKfw4UQ3w&amp;__tn__=*NK-R">#NoBavaglio</a></div>
<div dir="auto">Artists for Palestine Italia</div>
<div dir="auto">Associazione Articolo21</div>
<div dir="auto">Associazione Film Atelier</div>
<div dir="auto">Casa del Cinema e delle Arti di Acerra aderiamo</div>
<div dir="auto">Chi rom e&#8230;chi no</div>
<div dir="auto">Cinema Mundi Soc. Coop. Onlus</div>
<div dir="auto">Cinema Metropolis (Umbertide)</div>
<div dir="auto">Cinema Postmodernissimo (Perugia)</div>
<div dir="auto">Cinemaniaci Associazione Culturale</div>
<div dir="auto">Circolo Arci Ribalta</div>
<div dir="auto">Collettivo Occhi sulla Palestina</div>
<div dir="auto">EWA European Women’s Audiovisual Network</div>
<div dir="auto">Fuoricinema</div>
<div dir="auto">Il Mio Filippino collective</div>
<div dir="auto">Ischia Film Festival</div>
<div dir="auto">Isola Edipo</div>
<div dir="auto">Lumière &amp; Co.</div>
<div dir="auto">Marano Ragazzi Spot Festival</div>
<div dir="auto">Nuovo Cinema Aquila (Roma)</div>
<div dir="auto">PerSo &#8211; Perugia Social Film Festival</div>
<div dir="auto">Piccola Scuola di Cinema di Tor Pignattara</div>
<div dir="auto">Rete <a tabindex="0" role="link" href="https://www.facebook.com/hashtag/nobavaglio?__eep__=6&amp;__cft__[0]=AZXJx5i_LZgWRgX-SgzV_VgDGrYHOgMNmK4Rniyv4hFLUHMvm_Lwkw76aOarg5-_QDi7eeWZuBdTkAD5uiGkgjWGUVdVcGqU2_plmM4VSsB6l59RLWW-tlTHAh-lq_2LrDB-iyy3sWsX-BsJrobbLPlFr83hN-Ejh-ZUTeKfw4UQ3w&amp;__tn__=*NK-R">#NOBAVAGLIO</a></div>
<div dir="auto">Ribalta Experimental Film festival</div>
<div dir="auto">Sala Truffaut (Modena)</div>
<div dir="auto">Short Theatre Festival (Roma)</div>
<div dir="auto">Sguardi Altrove Film Festival</div>
<div dir="auto">soQQuadra APS</div>
<div dir="auto">Teatro Ricciardi (Capua)</div>
<div dir="auto">Ucca &#8211; Unione Circoli Cinematografici ARCI</div>
<div dir="auto">UICD- Unione Italiana Casting Directors</div>
<div dir="auto">Unita</div>
<div dir="auto">Villammare Film Festival</div>
<div dir="auto">Voci per la Palestina</div>
<div dir="auto">ZaLab (produzione di film documentari e prodotti culturali)</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
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		<title>Le guerre uccidono gli uomini e il futuro. Quel peso insostenibile sull’ambiente: dall’inquinamento bellico alle macerie di Gaza e dell’Ucraina</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Aug 2025 23:19:36 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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		<description><![CDATA[ Laura Tussi Le guerre non lasciano solo morti, feriti e traumi collettivi: lasciano anche cicatrici profonde sull’ambiente. Ogni conflitto, oltre a devastare comunità e città, produce una quantità immane di rifiuti tossici, distruzione di habitat, emissioni climalteranti e avvelenamento delle risorse naturali. Un aspetto spesso sottovalutato, perché l’attenzione è comprensibilmente concentrata sulla tragedia umana immediata, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>
<p><strong> Laura Tussi</strong></p>
</div>
<p>Le guerre non lasciano solo morti, feriti e traumi collettivi: lasciano anche cicatrici profonde sull’ambiente. Ogni conflitto, oltre a devastare comunità e città, produce una quantità immane di rifiuti tossici, distruzione di habitat, emissioni climalteranti e avvelenamento delle risorse naturali. Un aspetto spesso sottovalutato, perché l’attenzione è comprensibilmente concentrata sulla tragedia umana immediata, ma che diventa sempre più cruciale in un mondo già messo a dura prova dai cambiamenti climatici.</p>
<p>La produzione e l’uso delle armi comportano un impatto ambientale enorme. Le industrie belliche sono tra le più inquinanti: richiedono enormi quantità di energia e materie prime, sfruttano miniere di metalli rari e devastano territori in varie aree del mondo. Le emissioni di CO₂ legate al comparto militare restano spesso escluse dagli accordi internazionali sul clima, alimentando un paradosso: mentre i governi si impegnano a ridurre le emissioni civili, le spese militari continuano a crescere senza controlli sulle loro conseguenze ecologiche.</p>
<p>Ma l’impatto più devastante si vede sul terreno delle guerre. Le bombe che distruggono centrali elettriche, acquedotti, ospedali e fabbriche rilasciano nell’aria sostanze tossiche che restano a lungo nei polmoni delle persone e nel suolo. I carri armati e i mezzi militari, alimentati da combustibili fossili, devastano terreni e inquinano falde acquifere. I siti industriali bombardati liberano agenti chimici che contaminano aria e acqua.</p>
<p>L’attuale guerra a Gaza è un caso emblematico. I bombardamenti massicci hanno ridotto intere città a cumuli di macerie, con polveri sottili e residui tossici che minacciano la salute dei civili e compromettono la qualità dell’aria. La distruzione delle infrastrutture idriche ha aggravato la già drammatica carenza d’acqua potabile, mentre il collasso del sistema di smaltimento dei rifiuti ha trasformato molti quartieri in discariche a cielo aperto. La popolazione vive non solo sotto le bombe, ma anche dentro un ambiente reso quasi invivibile, dove respirare e bere sono diventati atti rischiosi.</p>
<p>Ed anche il conflitto in Ucraina ha aperto un fronte drammatico non soltanto sul piano umanitario e geopolitico, ma anche su quello ambientale. Le esplosioni che hanno colpito raffinerie, depositi di carburante e impianti chimici hanno liberato nell’aria sostanze tossiche che hanno contaminato il suolo e le acque. Il rischio di un disastro nucleare legato agli scontri attorno alla centrale di Zaporizhzhia, più volte sotto attacco o minacciata da interruzioni dell’alimentazione elettrica, resta una delle paure più gravi per la salute dell’intero continente europeo.</p>
<p>L’uso massiccio di armi convenzionali e pesanti, dai missili ai proiettili di artiglieria, ha disseminato nelle campagne ucraine frammenti metallici e ordigni inesplosi, che renderanno difficoltosa la bonifica per decenni. Le polveri sottili derivanti dai bombardamenti, unite ai roghi di interi quartieri residenziali e infrastrutture industriali, hanno generato un inquinamento atmosferico persistente che minaccia la salute delle comunità locali.</p>
<p>La distruzione di dighe e impianti idrici, come l’episodio catastrofico della diga di Kakhovka, ha trasformato territori agricoli in paludi contaminate, cancellato ecosistemi fluviali e messo a rischio l’approvvigionamento d’acqua potabile per milioni di persone. Oltre agli effetti immediati, si profila un danno a lungo termine per la biodiversità, l’agricoltura e la sicurezza alimentare di un’area cruciale per l’export cerealicolo mondiale.</p>
<p>La guerra in Ucraina conferma come i conflitti armati, oltre a uccidere e dividere i popoli, lascino cicatrici profonde sull’ambiente, compromettendo risorse vitali e aggravando crisi globali come quella climatica.</p>
<p>Gli esperti sottolineano che i danni ambientali delle guerre si protraggono per decenni. Le polveri e i metalli pesanti generati dalle esplosioni contaminano terreni agricoli e acque sotterranee, rendendo difficile ricostruire una vita normale dopo la fine dei conflitti. È accaduto nei Balcani, in Iraq, in Afghanistan, ed è già visibile oggi a Gaza, dove la crisi umanitaria si intreccia con un’emergenza ecologica di proporzioni immani.</p>
<p>Le guerre, insomma, sono incompatibili non solo con la pace e la dignità umana, ma anche con la tutela dell’ambiente e del futuro del pianeta. Lottare contro i conflitti significa anche difendere la terra, l’aria e l’acqua da un inquinamento che rischia di essere irreversibile. In questo senso, la causa pacifista e quella ecologista si fondono: senza pace non c’è giustizia ambientale, e senza giustizia ambientale non può esserci una pace duratura.</p>
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		<title>Dalla caduta di Kabul il 15.8.’21 al coraggio di ricominciare</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Aug 2025 06:28:20 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[pace e internazionalismo]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblichiamo questo testo uscito ieri a firma di una giovane giornalista che, prima dell&#8217;arrivo dei talebani a Kabul svolgeva il suo mestiere per la BBC. Una donna forte che, insieme alle sue sorelle è riuscita, con fatica, ad arrivare in Italia una settimana dopo, con uno degli ultimi voli che hanno permesso la fuga. La ringraziamo per averci consentito di pubblicare il suo ottimo e lucido articolo.</p>
<p><strong>Maryam Barak*</strong></p>
<p><strong data-start="220" data-end="256">Il 15 agosto 2021 Kabul è caduta</strong>, un giorno drammatico per l’Afghanistan che ha segnato l’inizio di una nuova e difficile fase per il Paese e la sua popolazione. Questo anniversario ci ricorda il prezzo della guerra e della perdita della libertà per milioni di afghani, molti dei quali sono stati costretti a fuggire in cerca di sicurezza e speranza.<br data-start="574" data-end="577" />Oggi, nel 2025, a quattro anni da quel momento drammatico, centinaia di rifugiati afghani arrivano in Italia attraverso i corridoi umanitari. Sono storie di dolore e coraggio, di persone che hanno lasciato tutto per inseguire un futuro migliore, trovando nell’accoglienza italiana una nuova speranza e la possibilità di ricominciare.<br data-start="910" data-end="913" />L’Afghanistan oggi è un paese molto difficile. Le donne non possono più andare a scuola o lavorare. I giovani non hanno più sogni. Molte persone hanno paura. Per questo, milioni di afghani sono scappati. Hanno lasciato casa, famiglia e amici per cercare pace.<br />
Molti sono andati in Iran o Pakistan. Anche lì la vita è dura. Non hanno documenti, non possono lavorare, e hanno paura di essere mandati indietro e infatti alcuni sono stati presi e rimandati in Afghanistan.<br />
Dopo che i talebani sono arrivati al potere nell’agosto 2021, l’Italia ha aiutato circa cinquemila afghani a uscire dal paese. A fine 2021, l’Italia ha iniziato un programma di corridoi umanitari per aiutare i rifugiati a venire in Italia con l’UNHCR attraverso  Associazioni come Caritas e Sant’Egidio.</p>
<h2>Il programma dei corridoi umanitari</h2>
<p>Ad aprile 2025, Sant’Egidio ha firmato un accordo con il Ministero dell’Interno per portare altri 700 afghani con questo programma. A luglio 2025, 119 rifugiati sono arrivati in Italia con un volo da Islamabad, capitale del Pakistan, a Roma.<br />
Marco Francioni, dell’Ufficio Relazioni Internazionali della Comunità di Sant’Egidio, spiega: “Il programma è per afghani che vivono fuori dal loro paese, soprattutto in Iran e Pakistan. Non è un’evacuazione diretta. Le persone vengono conosciute prima, poi selezionate scegliendo chi è più vulnerabile, come donne sole con bambini, persone malate, famiglie in pericolo.”<br />
Una ragazza afghana, che chiameremo Nooria, che vive ancora in Afghanistan racconta: “<strong>Le donne non hanno più vita qui. Sono chiuse in casa.</strong> Non possono andare a scuola o all’università. Se vanno al mercato da sole, possono essere arrestate. Anche se portano il velo, la polizia chiede perché sono sole. Le autorità dicono che non succede, ma la realtà è diversa.”<br />
Le donne afghane vivono situazioni molto difficili. Francioni ricorda: “<strong>Abbiamo aiutato molte donne:</strong> madri sole, ragazze scappate da matrimoni forzati. Ora studiano, lavorano e aiutano altri rifugiati a integrarsi.”<br />
Un ragazzo afghano, che chiameremo Ramin, arrivato in Italia a luglio 2025 con i corridoi umanitari, racconta: <strong>“Nessuno vuole lasciare il proprio Paese, ma la situazione diventava ogni giorno più difficile. Siamo stati costretti ad andare via.”</strong><br />
Era uno studente universitario, ma per i problemi del Paese e la situazione sempre più grave, ha lasciato la sua famiglia e l’università senza poter finire gli studi. Anche se i ragazzi possono ancora studiare, dice che la qualità dell’istruzione è bassa: molti insegnanti e professori hanno lasciato il Paese e i talebani hanno cambiato tutto. Alcuni studenti sono stati arrestati solo per essere sospettati di avere idee diverse.<br />
<strong>“Ora sono felice di essere in Italia. Qui posso parlare liberamente, posso studiare e costruire il mio futuro. Voglio aiutare la mia famiglia.”</strong></p>
<h2>Accoglienza e speranze per il futuro</h2>
<p>In Italia, i rifugiati sono accolti in molte città: Roma, Milano, Padova e anche nel Sud. Sono persone di tutte le età e storie diverse: madri sole, bambini che vogliono andare a scuola e giovani che desiderano studiare e lavorare.<br />
La Fondazione Emmanuel fa parte del programma di accoglienza. È un’organizzazione che offre supporto a migranti e rifugiati in vari aspetti della vita quotidiana. Dopo l’accordo di giugno 2025, ha accolto tre famiglie afghane arrivate con i corridoi umanitari.<strong>“Non offriamo solo un posto dove dormire. Offriamo un nuovo inizio.”</strong><br />
Le famiglie sono ospitate a Lecce, Torino e Spoleto. Emmanuel offre:</p>
<ul>
<li>inserimento scolastico per i minori</li>
<li>corsi di italiano per adulti</li>
<li>assistenza legale e sanitaria</li>
<li>orientamento al lavoro</li>
<li>sostegno economico e casa per 18 mesi</li>
</ul>
<p>“Ogni persona ha diritto a vivere con dignità. <strong>Il nostro compito è accompagnarli finché saranno autonomi.”</strong><br />
Oggi, milioni di afghani sono ancora in attesa in Pakistan e Iran. Vivono in povertà e insicurezza, spesso senza documenti. Molti hanno chiesto aiuto all’UNHCR, ma aspettano da tempo.<br />
“Riceviamo migliaia di richieste ogni settimana,” dice Francioni.<br />
<strong>“Non ci fermiamo.</strong> Ogni famiglia che possiamo aiutare è una luce nel buio.”<br />
Marco Francioni conclude con una speranza: <strong>“Sant’Egidio è pronta</strong> a continuare questo lavoro<strong>, sperando che il Governo italiano rinnovi il programma dei corridoi umanitar</strong>i per aiutare sempre più persone a ricominciare una nuova vita<strong>.”</strong></p>
<p>*da Più Culture</p>
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		<title>La “Freedom Flotilla” fermata da Israele: l’attivista Antonio Mazzeo denuncia la violazione dei diritti umani e il silenzio dell’Occidente</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Aug 2025 13:50:57 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[pace e internazionalismo]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; di Laura Tussi La Freedom Flotilla Coalition, una coalizione internazionale di associazioni e attivisti per i diritti umani, ha visto Israele fermare un altro suo tentativo di rompere l’assedio navale imposto da Israele alla Striscia di Gaza. L’imbarcazione, la norvegese “Handala”, con a bordo una dozzina di passeggeri e membri dell’equipaggio, è stata intercettata e [...]]]></description>
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<p>di <strong>Laura Tuss</strong>i</p>
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<div>La Freedom Flotilla Coalition, una coalizione internazionale di associazioni e attivisti per i diritti umani, ha visto Israele fermare un altro suo tentativo di rompere l’assedio navale imposto da Israele alla Striscia di Gaza. L’imbarcazione, la norvegese “Handala”, con a bordo una dozzina di passeggeri e membri dell’equipaggio, è stata intercettata e sequestrata dalla marina militare israeliana in acque internazionali. L’episodio, che ha avuto luogo a circa 70 miglia dalla costa di Gaza, ha suscitato immediate reazioni di condanna da parte degli organizzatori e di attivisti internazionali, ma non altrettanto dai governi occidentali che sono tradizionalmente alleati del Sionismo israeliano.</div>
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<p>A bordo della “Handala” viaggiavano persone di diverse nazionalità, tra cui attivisti per i diritti umani, giornalisti e un membro del parlamento norvegese, Erik Larsen. Il loro obiettivo era consegnare ai palestinesi di Gaza un carico simbolico di aiuti e, soprattutto, attirare l’attenzione del mondo sulla situazione umanitaria critica nella Striscia, dove oltre due milioni di persone vivono sotto un blocco che limita gravemente l’accesso a beni di prima necessità, medicine e materiali per la ricostruzione.</p>
<p>L’attivista italiano Antonio Mazzeo, noto per il suo impegno a favore dei diritti umani e della pace, ha commentato l’accaduto con parole dure e precise, riprese da diverse testate online e blog. Secondo Mazzeo, l’operazione israeliana non è stata una semplice “fermata” di una nave, ma un atto di pirateria internazionale. “Le imbarcazioni della Freedom Flotilla,” ha dichiarato Mazzeo, “non rappresentano alcuna minaccia alla sicurezza di Israele. Non trasportano armi, né materiali a doppio uso, ma solo persone che credono nella solidarietà e nella giustizia.”</p>
<p>Mazzeo ha sottolineato che l’azione della marina israeliana viola il diritto internazionale, in particolare le norme che regolano la libertà di navigazione in acque internazionali. “Sequestrare una nave in acque internazionali è un atto di pirateria,” ha affermato Mazzeo. “Non è ammissibile che una forza militare blocchi un’imbarcazione civile che non sta commettendo alcun reato. L’obiettivo di questa Flottiglia è portare solidarietà a un popolo che da troppi anni è sottoposto a una punizione collettiva. L’ennesimo sequestro di una nave umanitaria è la dimostrazione che Israele non ha intenzione di allentare la morsa su Gaza, nonostante le condanne e le richieste della comunità internazionale.”</p>
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