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	<title>Rifondazione Comunista &#187; Europa</title>
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		<title>Ucraina, la guerra erode la democrazia, la libertà e i diritti dei lavoratori</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Sep 2025 05:42:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mauro Zanella* Durante l’incontro del 26 agosto con le sindacaliste e colleghe dell’Organizzazione Regionale di Odessa del Sindacato dei lavoratori dell’Istruzione e della scienza dell’Ucraina ho avuto un fitto scambio di informazioni e commenti e trovato punti in comune e differenze: l’aumento di anno in anno del lavoro burocratico (una collega ha usato un termine [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Mauro Zanella*</strong></p>
<p>Durante <a href="https://www.pressenza.com/it/2025/09/essere-e-fare-sindacato-a-odessa-durante-la-guerra-il-centro-di-sostegno-psicologico/">l’incontro</a> del 26 agosto con le sindacaliste e colleghe dell’Organizzazione Regionale di Odessa del Sindacato dei lavoratori dell’Istruzione e della scienza dell’Ucraina ho avuto un fitto scambio di informazioni e commenti e trovato punti in comune e differenze: l’aumento di anno in anno del lavoro burocratico (una collega ha usato un termine ucraino che giustamente il correttore automatico ha tradotto in “scartoffie”), un lavoro di cui nessuno di noi vede l’utilità dal punto di vista didattico, ma una forma abbastanza esplicita di aziendalizzazione della nostra professione, adottando sistemi per verificare la “produttività” del nostro lavoro e per aumentare il controllo da parte del potere politico sulla scuola, sempre guardata con estrema diffidenza da ogni governo.</p>
<p>Al di là delle chiacchiere e delle belle parole, sia in Ucraina che in Italia, il nostro lavoro gode di scarsa considerazione sociale e la causa è facile da trovare: in un sistema come il nostro il successo economico è il primo e il principale metro di giudizio delle persone: “Un mafioso conta più di un bravo insegnante” ho detto a un certo punto.</p>
<p>Alcune informazioni mi hanno stupito: le donne vanno ancora in pensione a sessant’anni, invece che ai nostri sessantasette. In Ucraina non esistono classi pollaio: il numero massimo di alunni per classe è venti e, immagino nei villaggi rurali, può scendere fino a cinque alunni.</p>
<p>Mi hanno chiesto se da noi è possibile un anno sabbatico retribuito, un miraggio anche di molte mobilitazioni in Italia.</p>
<p>A proposito di salario: io nella scuola primaria, dopo 39 anni di servizio, sono arrivato a prendere circa duemila euro. Qui sembra un’enormità, ma quando ho spiegato che ho speso circa centomila euro per comprare un appartamento in un quartiere popolare della periferia di Roma e che devo pagare circa 400 euro mensili di mutuo…tutto si è ridimensionato.</p>
<p>In Ucraina il salario medio di un insegnante non raggiunge i trecento euro. Una famiglia monoreddito sarebbe alla fame ed essendo un lavoro anche qui prettamente femminile la classe sociale di appartenenza dipende dal lavoro del marito: se il marito ha perso il lavoro, se la famiglia ha figli non economicamente autosufficienti, un affitto o un mutuo da pagare, si finisce sotto la soglia della povertà. Insomma, gli insegnanti ucraini vivacchiano o sopravvivono in una società in cui una nutrita minoranza si sta addirittura arricchendo grazie all’economia di guerra.</p>
<p>Per il grande amore che tutti nutrono per l’Italia, un vero dispiacere è che un viaggio da noi risulta proibitivo, a meno di non essere ospitati da parenti che lavorano qui.</p>
<p>“Come vacanze ci possiamo permettere quindici giorni in tenda in Moldavia o in Romania” ha detto una collega. Da noi non va poi tanto meglio, ho pensato.</p>
<p>Il vero problema è la guerra: la legge marziale taglia le gambe al sindacato, che non può organizzare proteste con manifestazione di massa, né tanto meno scioperare.</p>
<p>Il risultato è che l’ultimo aumento di stipendio risale a prima della guerra e che da allora l’inflazione ha eroso in maniera sensibile il potere di acquisto dei salari, in un Paese in cui affluiscono “generose” risorse economiche da tutto l’Occidente. Peccato che finiscano in armi e più in generale in spese militari, arricchendo chi fabbrica armi, chi le vende e chi viene corrotto per comprarle.</p>
<p>Alla fine ho chiesto se potevo fare una domanda scomoda e me l’hanno accordato: “Cosa potete dirmi sulla strage del 2 maggio del 2014 alla Casa del Sindacato?”.</p>
<p>Una delle sindacaliste ha risposto in russo, dicendo che gli uffici del sindacato erano chiusi e che non vi sono quindi testimoni diretti dei fatti tra chi lavorava lì.</p>
<p>Non ho raccolto quindi altre notizie oltre a ciò che già sapevo e che ho raccontato in un <a href="https://www.pressenza.com/it/2025/01/rogo-della-casa-dei-sindacati-la-memoria-rimossa-di-odessa/">articolo</a> del gennaio scorso, quando ho visitato Odessa per la prima volta.</p>
<p>Ho domandato se la sede sindacale è ancora utilizzata e ho scoperto che in realtà due ali laterali (il palazzo ha la forma di una C) non sono state distrutte dal fuoco e che tuttora ospitano gli uffici delle diverse categorie dei lavoratori, compresa la Federazione del Sindacato degli Insegnanti. Ho chiesto di poterla visitare e ci siamo dati appuntamento per il 28 agosto.</p>
<p>Rispetto a gennaio trovo una novità che considero cinicamente provocatoria: una serie di carri armati è schierata su Campo Kulikovo con i cannoni che puntano sulla sede sindacale e la scritta indipendenza!</p>
<p>Mi sembra un monito che esprime minaccia e disprezzo per la memoria di ciò che è accaduto qui; ben altro significato avrebbe avuto disporre i carri armati sul lato opposto della piazza, come a volerla difendere.</p>
<p>Del resto una minoranza aggressiva e violenta di ultra destra, con organizzazioni e partitini finanziati dai servizi segreti di una potenza straniera attraverso un’agenzia tristemente nota nel nostro Paese ha rivendicato senza mezzi termini la strage. Il sito banderista di Pravyj Sektor, Settore Destro, descrisse i fatti come “una pagina luminosa della nostra Storia nazionale”, mentre la parlamentare Svoboda Iryna Farion scrisse: “Lasciate che i diavoli brucino all’Inferno. I tifosi del calcio sono i ribelli migliori. Bravi!” Costoro sono quelli che condizionano il presidente, il governo e le amministrazioni locali. A Odessa sono arrivati a imporre la rimozione della statua di Caterina la Grande, fondatrice della città.</p>
<p>Mi sembra un monito che esprime minaccia e disprezzo per la memoria di ciò che è accaduto qui; ben altro significato avrebbe avuto disporre i carri armati sul lato opposto della piazza, come a volerla difendere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una delle dirigenti del Sindacato di Odessa, di cui ometto il nome, mi ha accolto nel suo ufficio, che ho raggiunto non senza difficoltà in questo labirinto di corridoi e stanze. Abbiamo parlato di un sindacato a cui hanno legato le mani e che fa il possibile e l’impossibile per difendere i diritti dei lavoratori.</p>
<p>Mi ha confidato che non ha nessun rimpianto per l’era sovietica, che ha conosciuto e vissuto. L’indipendenza e soprattutto la democrazia e la libertà sono state conquiste importanti ed irrinunciabili, ma tutto è irrimediabilmente compromesso con la guerra e la legge  marziale.</p>
<p>Ho chiesto notizie del sindacalista Gregory Osovyi, ex Segretario della FPU, la Confederazione Sindacale Ucraina forte di tre milioni di iscritti, accusato in modo assolutamente pretestuoso di associazione a delinquere, appropriazione indebita e riciclaggio, per la vendita di proprietà del sindacato, ma in realtà per la ferma opposizione manifestata fin dal 2019, quando il governo approvò una riforma del lavoro iperliberista scritta dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale. Ora Gregory è libero, ma ha dovuto lasciare il suo posto a un sindacalista più moderato.</p>
<p>Ho visitato con la guida della dirigente la grande sede del sindacato, che sta provvedendo a proprie spese a ristrutturarla e a renderla via via agibile, anche per poter affittare spazi e ricavare nuove risorse per i lavori.</p>
<p>Ho visto l’androne di ingresso, i primi piani e le ali laterali ristrutturate, già utilizzate o da affittare ad uffici, poi mi ha aperto una porta che nasconde tutto l’orrore di quel giorno: muri anneriti, finestre divelte e vetri lungo le scale. Tutto è rimasto come il 2 maggio del 2014, quando la cosmopolita Odessa capitolò e iniziò la lunga guerra tuttora in corso.</p>
<p>La lenta ma risoluta ristrutturazione di questo luogo della memoria da parte del sindacato fa onore alle lavoratrici e ai lavoratori che non temono di mostrarsi bilingue d sono uniti nella difesa dei propri diritti irrinunciabili e nell’aspirazione a una pace giusta e vera.</p>
<p>*da Pressenza</p>
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		<title>Ci sarà la pace in Ucraina? Chi ha vinto? Chi ha perso?</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Aug 2025 15:09:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mauro Zanella* Andiamo con ordine. Dopo gli incontri in Alaska e a Washington ci sarà la pace in Ucraina, una vera pace, intendo? No. Si stanno facendo trattative per la spartizione dell’Ucraina, la sua fine come Stato unitario, binazionale, neutrale, ponte tra Occidente e Oriente. Si pensa non alla pace, ma al congelamento armato della [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Mauro Zanella*</strong></p>
<p>Andiamo con ordine. Dopo gli incontri in Alaska e a Washington ci sarà la pace in Ucraina, una vera pace, intendo?</p>
<p>No. Si stanno facendo trattative per la spartizione dell’Ucraina, la sua fine come Stato unitario, binazionale, neutrale, ponte tra Occidente e Oriente. Si pensa non alla pace, ma al congelamento armato della guerra, come da decenni si protrae la fine delle ostilità tra le due Coree, senza nessuna pace e riconciliazione.</p>
<p>Una vasta area super militarizzata e invalicabile chiude oggi le due Coree e domani, nei piani dei signori della guerra, spaccherà l’Ucraina, forse per sempre o per i prossimi decenni. Le trattative in corso non vanno nella direzione del disarmo e di una vera distensione: il riarmo europeo continuerà per garantire con la forza la fine delle ostilità, anzi il loro congelamento a tempo indeterminato.</p>
<p>Per avere la pace si dovrebbe procedere a trattative vere, promosse dall’ONU, unica istituzione sovranazionale legittimata a trovare e promuovere soluzioni sulla base del diritto internazionale e del pieno rispetto dei diritti umani sia come singoli individui, sia come comunità, popoli, nazioni, Stati.</p>
<p>Si dovrebbe partire dal sanare una ferita tuttora aperta e cioè dal riconoscimento dell’indipendenza dell’Ucraina, di uno Stato sovrano da cui andrebbero ritirate le truppe straniere, compresi addestratori e mercenari.</p>
<p>Una volta data la possibilità ai profughi di rientrare, possono anche essere ridiscussi i confini sulla base del diritto all’autodeterminazione dei popoli. Attraverso nuovi referendum, tenuti sotto il controllo delle Nazioni Unite, saranno i popoli di quelle regioni a stabilire il destino del  Donbass e della Crimea su due opzioni fondamentali: regioni autonome parte di un’Ucraina federalista o della Federazione Russa.</p>
<p>Sarebbe un nuovo grave precedente, uno sfregio del diritto internazionale accettare che i confini siano modificati non per volontà delle popolazioni dei territori interessati, sulla base del principio di autodeterminazione, ma da accordi tra Trump e Putin e per di più sulla base di una conquista militare.</p>
<p>Dopodiché vale per l’Ucraina ciò che dovrebbe valere per ogni Stato del mondo, Palestina in primis: pieno rispetto dei diritti umani individuali, civili, sociali, politici e nazionali.</p>
<p>Nel concreto uno Stato autenticamente democratico, laico sulle questioni religiose, pienamente binazionale, nel pieno rispetto della lingua e cultura ucraina e della lingua e cultura russa, che qui in realtà non indicano due popoli separati, perché binazionali sono gran parte delle famiglie e quindi delle persone.  Do per scontato il pieno rispetto e riconoscimento delle minoranze nazionali presenti su questo complesso e articolato Paese: rom, bielorussi, ungheresi, polacchi, rumeni, tatari di Crimea, greci, armeni…</p>
<p>Un tempo erano presenti sia una vasta comunità tedesca, che ha lasciato il Paese, sia gli ebrei, in gran parte sterminati dai nazisti e dai nazionalisti suprematisti ucraini, attivi soprattutto nella parte occidentale, quella che mai fece parte dell’Impero Russo. Essi furono, e sono tuttora, i seguaci di Stepan Bandera, per loro un eroe nazionale, che aspirava a un’Ucraina etnicamente pura.  Odiavano a tal punto i russi che non si fecero scrupoli ad allearsi con i nazisti tedeschi, anche se questi ritenevano tutti i popoli slavi, e pertanto pure i suprematisti ucraini, gente inferiore da sottomettere.</p>
<p>Tutt’altro che nazista, la maggior parte della popolazione dell’Ucraina fece la propria parte nella guerra antinazista, sia come partigiani sia nelle file dell’Armata Rossa.</p>
<p>Tutti o quasi qui parlano e capiscono il russo, soprattutto nelle città, tanti sono di madrelingua (o padrelingua) russa o sono perfettamente binazionali, perché di famiglie “miste” da più di una generazione.</p>
<p>Infine molti sono di famiglie originarie dei territori della Russia vera e propria, la cosiddetta “grande Russia”, venuti a lavorare nel distretto minerario e industriale del Donbass, oppure a ripopolare, nella seconda metà degli anni Trenta del Novecento, moltissimi villaggi ucraini spopolati a seguito della terribile carestia causata dalla folle politica staliniana di collettivizzazione forzata, eliminazione dei kulak e sequestro di ogni derrata alimentare prodotta nei villaggi per sfamare le città. Espropri condotti senza pietà fino a lasciar morire la gente di fame. Gli ucraini lo considerano il loro genocidio e lo chiamano Holodomor, uccisione per fame.</p>
<p>Dopo l’invasione russa iniziata il 24 febbraio del 2022 (che sia stata una gravissima violazione del diritto internazionale lo dice Francesca Albanese) molti russofoni abbandonarono le regioni conquistate; alcuni di loro hanno persino smesso di parlare russo, almeno pubblicamente, anche come forma di “protesta” e di affermazione della propria identità, non etnica, ma nazionale.</p>
<p>Tuttavia il russo è tuttora la lingua principale per tantissime persone che, almeno da questa parte della linea del fronte, sono diventate ostili a Putin, alle sue armate e spesso anche al popolo che lo ha votato e che lo sostiene.</p>
<p>Non posso parlare di ciò che accade di là dal fronte se non per i racconti che mi fanno i profughi. Riporto dunque quello che pensano i moltissimi profughi interni, praticamente tutti di madrelingua russa.  Vogliono un’Ucraina indipendente e sovrana, entro i confini della Repubblica Sovietica di Ucraina e dello Stato pienamente indipendente nato nel 1991 dalla disgregazione dell’Urss.</p>
<p>Le mie riflessioni nascono anche dalle “interviste” che ho fatto per strada a tanta gente comune, soprattutto giovani e giovanissimi, quelli più disposti a raccontare il loro punto di vista, dall’incontro con le insegnanti e le psicologhe del Sindacato degli insegnanti di Odessa, affiliato alla Cgil, dalle conversazioni con l’italiano Ugo Poletti, direttore del giornale in lingua inglese Odessa Journal e con l’ex ambasciatore Enrico Calamai, con cui mi sono confrontato circa il Diritto Internazionale. Ugo Poletti ha avuto il coraggio di non lasciare Odessa, che è diventata la sua città, anche nelle fasi più cruente del conflitto, quando le armate russe tentarono di conquistarla, ma furono fermate a est della città di Mykolaïv da una strenua e inaspettata resistenza.</p>
<p><strong>Chi ha vinto la guerra, dunque?</strong></p>
<p>Nessuno.</p>
<p>I russi erano convinti di arrivare perlomeno a Kiev accolti come liberatori e così non è stato. Gli ucraini erano fiduciosi di riprendersi, con l’aiuto militare degli Usa e dei Paesi della Nato, il Donbass e persino la Crimea, e così non è stato; anzi, hanno perso alcune porzioni dei loro territori orientali ora annessi unilateralmente alla Federazione Russa.</p>
<p><strong>Chi ha perso veramente, quindi?</strong></p>
<p>I due popoli che hanno perso centinaia di migliaia di uomini, soprattutto civili in divisa, ma anche tantissimi civili delle città a ridosso del confine, martoriate e devastate dalla guerra, a cui vanno aggiunti i civili morti in numero assai minore nelle città più lontane, colpite dai droni e dai lanci di missili.</p>
<p><strong>Chi ha vinto?</strong></p>
<p>I produttori e i trafficanti di armi e i politici guerrafondai e corrotti, che nulla hanno fatto per prevenire e fermare la guerra e trattare per una pace vera e non per la spartizione del Paese.</p>
<p>Solo i popoli possono costruire un’umanità fraterna e solidale, fermare il genocidio del popolo palestinese e le “inutili stragi” in Ucraina, Somalia e ovunque si combatta oggi.  La pace vera può nascere soltanto dal basso, con un immenso lavoro che deve impegnare tutte e tutti noi, ma che non può perdere più un istante di tempo, perché l’orrore divora ogni giorno troppe vittime innocenti.</p>
<p>*Reportage tratto da Pressenza</p>
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		<title>Le guerre uccidono gli uomini e il futuro. Quel peso insostenibile sull’ambiente: dall’inquinamento bellico alle macerie di Gaza e dell’Ucraina</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Aug 2025 23:19:36 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[pace e internazionalismo]]></category>
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		<description><![CDATA[ Laura Tussi Le guerre non lasciano solo morti, feriti e traumi collettivi: lasciano anche cicatrici profonde sull’ambiente. Ogni conflitto, oltre a devastare comunità e città, produce una quantità immane di rifiuti tossici, distruzione di habitat, emissioni climalteranti e avvelenamento delle risorse naturali. Un aspetto spesso sottovalutato, perché l’attenzione è comprensibilmente concentrata sulla tragedia umana immediata, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>
<p><strong> Laura Tussi</strong></p>
</div>
<p>Le guerre non lasciano solo morti, feriti e traumi collettivi: lasciano anche cicatrici profonde sull’ambiente. Ogni conflitto, oltre a devastare comunità e città, produce una quantità immane di rifiuti tossici, distruzione di habitat, emissioni climalteranti e avvelenamento delle risorse naturali. Un aspetto spesso sottovalutato, perché l’attenzione è comprensibilmente concentrata sulla tragedia umana immediata, ma che diventa sempre più cruciale in un mondo già messo a dura prova dai cambiamenti climatici.</p>
<p>La produzione e l’uso delle armi comportano un impatto ambientale enorme. Le industrie belliche sono tra le più inquinanti: richiedono enormi quantità di energia e materie prime, sfruttano miniere di metalli rari e devastano territori in varie aree del mondo. Le emissioni di CO₂ legate al comparto militare restano spesso escluse dagli accordi internazionali sul clima, alimentando un paradosso: mentre i governi si impegnano a ridurre le emissioni civili, le spese militari continuano a crescere senza controlli sulle loro conseguenze ecologiche.</p>
<p>Ma l’impatto più devastante si vede sul terreno delle guerre. Le bombe che distruggono centrali elettriche, acquedotti, ospedali e fabbriche rilasciano nell’aria sostanze tossiche che restano a lungo nei polmoni delle persone e nel suolo. I carri armati e i mezzi militari, alimentati da combustibili fossili, devastano terreni e inquinano falde acquifere. I siti industriali bombardati liberano agenti chimici che contaminano aria e acqua.</p>
<p>L’attuale guerra a Gaza è un caso emblematico. I bombardamenti massicci hanno ridotto intere città a cumuli di macerie, con polveri sottili e residui tossici che minacciano la salute dei civili e compromettono la qualità dell’aria. La distruzione delle infrastrutture idriche ha aggravato la già drammatica carenza d’acqua potabile, mentre il collasso del sistema di smaltimento dei rifiuti ha trasformato molti quartieri in discariche a cielo aperto. La popolazione vive non solo sotto le bombe, ma anche dentro un ambiente reso quasi invivibile, dove respirare e bere sono diventati atti rischiosi.</p>
<p>Ed anche il conflitto in Ucraina ha aperto un fronte drammatico non soltanto sul piano umanitario e geopolitico, ma anche su quello ambientale. Le esplosioni che hanno colpito raffinerie, depositi di carburante e impianti chimici hanno liberato nell’aria sostanze tossiche che hanno contaminato il suolo e le acque. Il rischio di un disastro nucleare legato agli scontri attorno alla centrale di Zaporizhzhia, più volte sotto attacco o minacciata da interruzioni dell’alimentazione elettrica, resta una delle paure più gravi per la salute dell’intero continente europeo.</p>
<p>L’uso massiccio di armi convenzionali e pesanti, dai missili ai proiettili di artiglieria, ha disseminato nelle campagne ucraine frammenti metallici e ordigni inesplosi, che renderanno difficoltosa la bonifica per decenni. Le polveri sottili derivanti dai bombardamenti, unite ai roghi di interi quartieri residenziali e infrastrutture industriali, hanno generato un inquinamento atmosferico persistente che minaccia la salute delle comunità locali.</p>
<p>La distruzione di dighe e impianti idrici, come l’episodio catastrofico della diga di Kakhovka, ha trasformato territori agricoli in paludi contaminate, cancellato ecosistemi fluviali e messo a rischio l’approvvigionamento d’acqua potabile per milioni di persone. Oltre agli effetti immediati, si profila un danno a lungo termine per la biodiversità, l’agricoltura e la sicurezza alimentare di un’area cruciale per l’export cerealicolo mondiale.</p>
<p>La guerra in Ucraina conferma come i conflitti armati, oltre a uccidere e dividere i popoli, lascino cicatrici profonde sull’ambiente, compromettendo risorse vitali e aggravando crisi globali come quella climatica.</p>
<p>Gli esperti sottolineano che i danni ambientali delle guerre si protraggono per decenni. Le polveri e i metalli pesanti generati dalle esplosioni contaminano terreni agricoli e acque sotterranee, rendendo difficile ricostruire una vita normale dopo la fine dei conflitti. È accaduto nei Balcani, in Iraq, in Afghanistan, ed è già visibile oggi a Gaza, dove la crisi umanitaria si intreccia con un’emergenza ecologica di proporzioni immani.</p>
<p>Le guerre, insomma, sono incompatibili non solo con la pace e la dignità umana, ma anche con la tutela dell’ambiente e del futuro del pianeta. Lottare contro i conflitti significa anche difendere la terra, l’aria e l’acqua da un inquinamento che rischia di essere irreversibile. In questo senso, la causa pacifista e quella ecologista si fondono: senza pace non c’è giustizia ambientale, e senza giustizia ambientale non può esserci una pace duratura.</p>
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		<title>L’egemonia della destra in Italia, intervento alla Festa dei lavoratori delle Alpi, a Grenoble</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jun 2025 20:26:10 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Stefano Galieni* Il testo che segue, per un dibattito che si è tenuto sabato 27 giugno,  era quello che avevo preparato per facilitare l&#8217;interprete, interlocutore e compagno,  Grégoire Le Quang. In realtà poi, anche per rendere più vivace la discussione col vasto pubblico presente, nonostante il caldo in una gran bella festa, abbiamo preferito procedere a [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;"><strong>Stefano Galieni*</strong></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><em>Il testo che segue, per un dibattito che si è tenuto sabato 27 giugno,  era quello che avevo preparato per facilitare l&#8217;interprete, interlocutore e compagno,  Grégoire Le Quang. In realtà poi, anche per rendere più vivace la discussione col vasto pubblico presente, nonostante il caldo in una gran bella festa, abbiamo preferito procedere a braccio e dialogare con i tanti che hanno posto domande. Il contenuto di fondo resta però questo. </em></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">In Francia e non solo, la presenza in Italia di un governo come quello guidato da Giorgia Meloni, sta provocando un forte dibattito. Si teme che, con le prossime elezioni presidenziali Marine Le Pen, o chi per lei, ne possa costituire un esempio. I giornali conservatrici anche mainstream, spesso pubblicano lunghi articoli in cui esaltano le doti di una &#8220;ex sovranista&#8221; che risponde perfettamente ai valori della destra capace di essere contemporaneamente atlantista, in campo internazionale e autoritaria, nella politica interna. Il tema di fondo dell&#8217;incontro verteva sull&#8217;analisi delle cause che, non solo in Italia, stanno portando a tali derive e, soprattutto, con quali strumenti e contenuti, una vera sinistra potrà contrastarne l&#8217;egemonia. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">È comodo e consolatorio, pensare che il governo Meloni e la sua impronta fascistoide, siano un fatto accidentale. Urge partire da una riflessione se pure non esaustiva, su quanto avvenuto in Italia, negli ultimi decenni. La fine della divisione del mondo in blocchi avviene, da noi, contemporaneamente a modifiche sociali e nel mondo del lavoro. Già negli anni Ottanta partiva la “modernizzazione”. Ovvero la rottura dei vincoli sociali e politici garantiti dai corpi intermedi, i sindacati, i partiti politici, la rinuncia ai conflitti, portava ad una fede individualista verso il mercato, come regolatore della gestione dei profitti e della loro distribuzione. Il nuovo scenario mondiale non era più compatibile con una democrazia basata sulla mediazione fra parti sociali, che trovava i propri fondamenti nella Costituzione, in una repubblica parlamentare che salvaguardava la rappresentanza.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Gli anni Novanta videro i partiti di massa, devastati dalle inchieste per corruzione e inadeguati ad affrontare il cambiamento. Dopo lo scioglimento del PCI, il più grande partito comunista d’Europa, si sgretolarono le altre forze politiche e prevalse un sistema elettorale maggioritario che ridusse gli spazi di democrazia. Fece seguito la “stagione delle stragi” di cui furono responsabili non solo le organizzazioni mafiose ma che coinvolsero ambienti istituzionali e, da quanto emerge dalle indagini, manovalanza dell’estrema destra eversiva mai dissolta.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Nel frattempo la destra nostalgica del Movimento Sociale Italiano, nato nel 1946 con simbologia (fiamma tricolore) e riferimenti ideologici della Repubblica Sociale Italiana, si trasformava per rendersi “rispettabile”. Nel 1995, diventa Alleanza Nazionale, il suo leader di allora, Gianfranco Fini, non ebbe timore nel definire il fascismo il “male assoluto”. Intanto nelle sezioni si continuarono a tenere simboli del regime, labari e busti di Mussolini. Nasce una nuova / vecchia, destra che inizia a scavare nel profondo, nei disagi di una società priva di risposte ai bisogni delle persone, in cui crescono paura, disorientamento, solitudine, rancori e rabbie.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il cammino inizia nei raduni dei giovani missini che, strumentalizzando Tolkien, realizzano i “Campi Hobbit”, producono musica, si ergono a portatori di controcultura rispetto alla produzione commerciale che riempie il mercato. Si leggono e si editano i testi di un mondo in cui collimano nostalgie del Ventennio, intellettuali che richiamano ad un superamento spirituale della contrapposizione destra / sinistra e in cui Evola, Guenon, Drieu La Rochelle e De Benoist, ricevono la stessa considerazione di Gramsci. La generazione che matura in quegli ambienti, oggi occupa posti fondamentali nel governo, nazionale e locale del Paese, e ha questa cultura, in cui si mescolano autoritarismo, ideali di Stato etico, etnicamente bianco e suprematista, misogino e patriarcale. Un complesso miscuglio in cui il culto tradizionalista convive con un presente scandito dal militarismo, dalla musica nazirock, dai legami con un mondo intriso di esoterismo pagano o di oscurantismo cattolico, senza alcuna contraddizione. Si producono riviste, nascono case editrici in cui, si sdoganano i peggiori esempi della storia nazifascista e si lasciano entrare, con una lettura patriottica e de ideologizzata, Che Guevara, lotte di liberazione popolari come quelle palestinesi e irlandesi, il nazionalismo in ogni forma e persino l’islam khomeinista, esempio di lotta anti imperialista, i combattenti talebani. L’Urss non c’è più, la “minaccia comunista” o è minoritaria o ha abbandonato persino le propensioni socialdemocratiche. La destra che oggi è di governo, cerca di colmare un vuoto e di proporre una propria egemonia.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">È un mondo che non è mai stato unito, se non nelle rituali adunate in omaggio a camerati morti o a celebrazioni mussoliniane, un arcipelago dove si cerca di superare il funereo immaginario nostalgico senza perdere le radici. Un percorso che si è rivelato fruttuoso, ha portato ad aggregare giovani, a costruire radicamento anche nelle periferie abbandonate. I loro ideologi, per quanto privi di grande spessore culturale, recuperarono tanto le intuizioni – poi non attuate &#8211; di destra sociale e di culto della patria, quanto i primi virulenti segnali di razzismo diffuso che emergevano in seguito al fatto che l’Italia ricca era paese di immigrazione.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Negli anni Novanta e poi nei primi anni Duemila, avvengono altri e forti sommovimenti. Intanto si continuano ad erodere diritti nel mondo del lavoro, cresce il precariato, aumentano le forme contrattuali prive di tutele, si rompono i meccanismi solidali all’interno dei luoghi di produzione. Inizia ad allargarsi la forbice fra chi è più ricco e chi fatica ad arrivare a fine mese, si sfarina il tessuto sociale.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Quello che viene chiamato “berlusconismo”, dal fondatore di Mediaset, che nel 1994 era entrato prepotentemente in politica, è un nuovo modo di stare al mondo fondato sul consumo, l’edonismo, la mercificazione delle persone, in particolare delle donne, il rifiuto di qualsiasi valore culturale che non determini profitto.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La destra sedicente “nazional rivoluzionaria” convive con questo modello sociale e imprenditoriale in cui non esiste mediazione fra chi comanda e chi lavora. È l’epoca dell’attacco ai sindacati considerati “inutili e obsoleti carrozzoni”. L’anti politica si forma dall’inizio contro chi rappresenta il movimento operaio, depotenziare i sindacati rimanda a quanto accadde nel fascismo originale. Indicare poi nel comunismo (che mai ha governato l’Italia), come la fonte di tutti i mali è la sintesi del periodo in cui Berlusconi è stato il dominus del Paese. Non c’è stato bisogno di manganello o di olio di ricino, la popolazione italiana era già anestetizzata dalle tv non solo di Mediaset, ha goduto e pensava di poter continuare a godere di un relativo benessere, ha considerato il “Cavaliere” (Berlusconi) come modello di vita a cui aspirare. Il vincente da imitare nella vita. Si affermava un pensiero unico. Il decadimento suo e del suo Partito, (Forza Italia), non ha portato a cambiamenti ma ha accelerato la rivoluzione passiva. Prima si è imposta una forza genericamente antisistema come il M5S, priva di programmi che aveva come solo obiettivo l’odio verso i partiti. Oggi il M5S, più senza il comico fondatore, ha una impronta progressista nelle istituzioni. Poi hanno ripreso vigore due forze, diverse nella forma ma concorrenziali nella sostanza. La Lega Nord, del senatore Bossi è stata trasformata dal successore, Matteo Salvini, in un partito nazionale e reazionario, la cui identità si è fonda sulla lotta all’immigrazione e sulla salvaguardia delle regioni ricche del Nord. Alleanza Nazionale, ha ridefinito una propria autonomia e guidata da Giorgia Meloni si è trasformata in Fratelli d’Italia, sull’antico motto “Dio, Patria e Famiglia”.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Fratelli d’Italia, nel cui simbolo permane la fiamma tricolore e i cui dirigenti non si definiscono antifascisti, insieme a Salvini e a Forza Italia governano il Paese e rappresentano l’esperienza più reazionaria dell’Italia repubblicana.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Si comincia a reagire, con difficoltà, anche perché sono cambiati gli scenari interni e internazionali. È crollata, in maniera verticale, la credibilità verso l’intero sistema e verso la politica tutta. L’astensionismo al voto supera il 50% e regna un clima di disaffezione. Grazie ad una assurda legge elettorale, maggioritaria, voluta anche dalla sinistra moderata, Giorgia Meloni governa il Paese col consenso di meno di un quinto del Paese. C’è una crisi democratica a cui da destra si risponde chiedendo maggiori poteri, invocando il premierato, ovvero l’elezione diretta di un Presidente del Consiglio, accelerando la corsa all’autoritarismo. Sempre per scelte fatte a suo tempo da governi “progressisti”, si è ristretto il pluralismo dell’informazione. Il servizio pubblico radiotelevisivo risponde alla compagine governativa. Il Parlamento, dimezzato nel numero dei componenti grazie all’ennesima legge demagogica, non svolge alcun ruolo se non quello di ratificare le scelte dell’esecutivo. Diventerà a breve legge un “decreto sicurezza” con cui si istituiscono 14 nuovi reati penali che promettono carcere per chi, anche durante uno sciopero, blocca una strada, resiste in maniera passiva alle forze dell’ordine, occupa una casa per necessità. Un intervento preventivo atto ad intimidire chi intende opporsi al governo, ma anche l’ultimo di una lunga lista di provvedimenti che mirano a mutare anche il rapporto fra Stato, cittadini e cittadine.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Tv e media mainstream, in mano a potenti gruppi economico finanziari, esaltano questa visione del vivere civile basata sul <i>law and order</i>. Una misera menzogna atta a scacciare e a schiacciare, povertà e dissenso, utilizzando una esasperazione patologica della paura dell’altro, in particolare dell’immigrato, di chi vive in condizioni di marginalità. Lo Stato penale si sostituisce allo Stato sociale e tale progetto, come in altri paesi europei, ha fatto presa fra le classi popolari, nel proletariato che vive nelle periferie di città lasciate prive di servizi essenziali. Invece di unirsi per porre rimedio a tale abbandono, si cerca il responsabile fra chi ha meno strumenti per difendersi.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il governo Meloni è nato poi mentre la guerra diventava elemento strutturale dell’economia e della vita nel pianeta. L’invasione in Ucraina, il genocidio in Palestina, l’aggressione di Israele prima e degli Usa poi, all’Iran sono i tasselli più recenti di un mondo multipolare in cui sono attivi 57 conflitti che, nell’anno passato hanno determinato 122,5 milioni di rifugiati. Se il fascismo come storicamente conosciuto, nasceva come propulsore di una strategia bellicista che condusse al Secondo conflitto mondiale, quello di oggi esiste con le guerre già in corso, in queste trova consenso, di queste si nutre. La stessa impronta sovranista e nazionalista che avevano fino a pochi anni fa le principali forze di maggioranza oggi è sparita. L’Italia ha perso ogni ruolo nella politica estera nel Mediterraneo, dedicandosi solo alla difesa dei confini dai richiedenti asilo e divenendo vassalla dell’amministrazione Trump, senza peraltro trarne alcun beneficio per gli interessi nazionali.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La ragione è da ricercarsi anche in coloro che sono i principali sostenitori dell’attuale governo: l’industria delle armi e, più in generale gli imprenditori che mirano a raggranellare il massimo del profitto col minimo rischio. Altro che “destra sociale”, la stessa idea di flat tax permette ai potentati economici di pagare meno tasse, i continui condoni con cui si sanano evasioni ed elusioni sono la vera pacchia per chi continua a guadagnare risparmiando soprattutto sul costo del lavoro – si ricorda che l’Italia ha oramai i salari più bassi d’Europa – e sulla precarizzazione della manodopera, a colpi di delocalizzazione della produzione, di privatizzazione e esternalizzazione dei servizi. Insomma, come cento anni fa, a governo fascista corrisponde un padronato predatorio e privo di prospettive per il futuro ma intenzionata a capitalizzare l’attuale fase anche in un contesto di guerra.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Per opporsi c’è molto da fare.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il contrasto alla guerra e al riarmo sono un punto imprescindibile perché rafforza gli spazi di alternatività al governo e alle forze che lo sostengono. Il movimento per la pace può giocare un ruolo fondamentale. Un altro percorso si è aperto con una campagna referendaria che si proponeva di migliorare leggi sul lavoro e sull’accesso alla cittadinanza. Non si sono ottenuti i risultati sperati ma, ha visto partecipare 15 milioni di persone, in opposizione alla passivizzazione e ad un invito all’astensionismo dei principali leader di governo. Sono timidi segnali per una necessaria ricomposizione di classe, unico antidoto contro una destra autoritaria, suprematista intenzionata a riportare indietro le lancette della storia. Occorre però che a questi propositi si accompagni una reale discontinuità col passato, basata sui contenuti. Per ricostruire la connessione sentimentale con la nostra classe, urge anche praticare un profondo lavoro di ricerca, di ascolto, di comprensione di quanta disperazione, disagio, disillusione alberghi nel Paese. Un percorso lungo in cui, come Rifondazione Comunista dobbiamo, nello stesso tempo, definire convergenze ampie e riaffermare una nostra autonomia di analisi teorica e una prassi di condivisione politica e sociale, soprattutto laddove è calata la nostra presenza. Siamo da 17 anni fuori da ogni rappresentanza istituzionale nazionale. Riacquistare un ruolo, per riaffermare le comuni radici antifasciste, sostanziando tale valore, significa ridare spazio e dignità alla partecipazione politica e sociale. E occorre, non solo da noi, una cultura politica che porti ad elaborare una visione di società radicalmente alternativa a quella dominante, fondata sull’eguaglianza, sulla solidarietà, sui diritti di chi lavora, sulla salvaguardia ambientale, sulla lotta al razzismo, al patriarcato, al colonialismo di cui è intriso il presente. Una sfida a cui non possiamo sottrarci, oggi, per chi è comunista, un altro mondo non è possibile, è necessario.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">*Coordinatore della Segreteria nazionale di Rifondazione Comunista, responsabile immigrazione.</span></p>
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		<title>&#8220;NON È VERO CHE IN ITALIA TUTTO VA BENE!&#8221; CE LO DICE L&#8217;EUROPA</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Dec 2024 15:54:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Antonello patta* È un’Italia ben diversa dall’immaginario mondo di Giorgia quella che emerge da una serie di rapporti pubblicati ieri dalla Commissione Europea; I dati, oltre a mettere in evidenza le persistenti fragilità dell’economia italiana alle prese col rischio di una nuova fase di deindustrializzazione, svelano impietosamente cosa si cela dietro i successi occupazionali millantati [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Antonello patta*</strong></p>
<p>È un’Italia ben diversa dall’immaginario mondo di Giorgia quella che emerge da una serie di rapporti pubblicati ieri dalla Commissione Europea;</p>
<p>I dati, oltre a mettere in evidenza le persistenti fragilità dell’economia italiana alle prese col rischio di una nuova fase di deindustrializzazione, svelano impietosamente cosa si cela dietro i successi occupazionali millantati dal governo delle destre.</p>
<p>Per l’Italia Il confronto su lavoro, salari e occupazione, anche solo con le medie europee, tralasciando i Paesi più virtuosi, è avvilente.</p>
<p>È vero che il tasso di occupazione è cresciuto, anche perché si partiva da una situazione molto arretrata, ma rimane ben 9 punti percentuali sotto la media europea; preoccupante il divario occupazionale tra uomo e donna: 19,5%, il doppio della media Ue; Drammatico il tasso di occupazione nel sud e nelle isole: 25% inferiore ai valori medi del continente; il tasso di giovani che non studiano e non lavorano è del 16,1%, 5 punti peggio della media dei 27.</p>
<p>A spiegare cosa si nasconde dietro il presunto successo del governo concorrono anche i dati forniti da Eurostat che confermano il progressivo calo dei salari italiani certificato da tempo da tutti gli organismi nazionali e internazionali: negli ultimi <strong>15 anni</strong>, i salari italiani sono scesi del 6% mentre nella media degli altri paesi europei sono aumentati dell’11%.</p>
<p>La diffusione estrema del lavoro povero rappresenta la causa principale dell’aumento della povertà attestato da Bruxelles che ricorda quanto sia alta nel nostro Paese la quota di popolazione a rischio povertà: il 23%, il 27,1% quella dei bambini, entrambe ben al di sopra delle medie europee.</p>
<p>Negli stessi rapporti sempre a proposito dell’Italia si può leggere: “la percentuale di persone colpite da gravi privazioni materiali e sociali è aumentata, in linea con l’elevata e stagnante quota di persone che vivono in povertà assoluta”, pari al 9,8 per cento nel 2023.<br />
Le ragioni di questa situazione drammatica sono note e rimandano a un sistema economico malato, che perde quote nei settori industriali più avanzati e tiene in comparti  come l’edilizia il turismo e il commercio dove  notoriamente sono ampiamente diffusi bassi salari, lavoro precario e irregolare come testimoniano i dati europei secondo cui il numero delle persone occupate a tempo determinato in Italia è tra i più elevati d’Europa, più del 15%;</p>
<p>La precarietà lavorativa e la diffusione della povertà secondo l’Europa determinano <b>“<strong>la cultura always on”, </strong></b>cioè la disponibilità ad essere attivi 24 ore su 24 come testimonia un sondaggio condotto da <strong>Eurofound</strong> in Belgio, Francia, <strong>Italia</strong> e Spagna secondo cui oltre<strong> l’80%</strong> degli intervistati si è dichiarato disponibile ad accettare di lavorare oltre il normale impegno lavorativo.</p>
<p>Una situazione conseguenza di decenni di leggi che hanno aggravato la condizione delle lavoratrici e dei lavoratori con la diffusione di mille forme di precarietà e lavoro irregolare funzionali a renderli sempre più ricattabili e imporre lavori sottopagati, privi di tutele e diritti e più sfruttamento.</p>
<p>Di fronte a questa situazione aggravata anche dal taglio del reddito di cittadinanza il governo delle destre  si comporta come se i drammatici problemi della struttura produttiva del paese non lo riguardassero;  vara una finanziaria che non solo non fa nulla per salari, pensioni e redditi dei ceti popolari, ma  taglia ancora  la spesa pubblica  mettendo cinicamente in conto un’ulteriore riduzione dei diritti, dei salari e dei consumi,  con la naturale conseguenza di deprimere ancora di più  l’economia e aumentare il disagio sociale.<br />
I sovranisti nostrani  quando parlano di patria, pensano agli interessi del capitale e dei ceti che si arricchiscono sulle rendite speculative, sull’evasione fiscale e sullo sfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori.</p>
<p>Solo le lotte potranno restituire dignità al lavoro, diritti e reddito alle cittadine e ai cittadini e arrestare il drammatico declino del Paese.</p>
<p>*Responsabile nazionale lavoro del Prc</p>
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		<title>RELAZIONE DELLA VIII ASSEMBLEA FEMMINISTA DEL FORUM EUROPEO DELLE FORZE DI SINISTRA, PROGRESSISTE E AMBIENTALISTE &#8211; BUDAPEST, 9 NOVEMBRE 2024.</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Nov 2024 21:49:38 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Cristina Simó Alcaraz* &#160; 1. Sviluppo dell&#8217;Assemblea. La coordinatrice dell&#8217;Assemblea, Cristina Simó, ha spiegato lo slogan della VII Assemblea femminista. “Mai più fascismo, mai più guerre”. Purtroppo, il fascismo e l&#8217;estrema destra in tutte le sue forme sono già una minaccia reale per l&#8217;umanità. Le loro politiche reazionarie vanno contro gli interessi delle classi lavoratrici, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;"><b>Cristina Simó Alcaraz</b>*</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: medium;"><b>1. Sviluppo dell&#8217;Assemblea.</b></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La coordinatrice dell&#8217;Assemblea, <b>Cristina Simó</b>, ha spiegato lo slogan della VII Assemblea femminista. “Mai più fascismo, mai più guerre”.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Purtroppo, il fascismo e l&#8217;estrema destra in tutte le sue forme sono già una minaccia reale per l&#8217;umanità. Le loro politiche reazionarie vanno contro gli interessi delle classi lavoratrici, contro la sovranità dei popoli e soprattutto contro i diritti umani delle donne e delle persone LGBTI.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il fascismo è tornato e intende restare perché ha un piano globale che va oltre l&#8217;Europa. Il fascismo controlla i social network e i media che inondano quotidianamente di fake news. Cerca la disaffezione politica con i suoi discorsi negazionisti, nega tutto, non solo le disuguaglianze e la violenza maschile, ma lo vediamo anche con il cambiamento climatico. Usano la guerra e i conflitti come roccaforti per consolidare la loro ideologia reazionaria. Dal femminismo sappiamo che le guerre non risolvono le controversie, al contrario, le accentuano perché, inoltre, nelle guerre, noi donne, i nostri corpi continuano a essere territorio di conquista.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La violenza contro le donne si intensifica prima e dopo una guerra. Ne abbiamo visto un esempio nella guerra della NATO in Afghanistan. Quando la liberazione delle donne afghane dai Talebani è stata usata per giustificare l&#8217;invasione del Paese e, d&#8217;altra parte, il ritiro delle truppe statunitensi è avvenuto senza tener conto della situazione di estrema schiavitù subita dalle donne afghane.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Le femministe capiscono che la cura è un diritto umano e sanno che non si possono realizzare i diritti umani di qualcuno violando quelli di qualcun altro.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Parliamo di femminilizzazione della povertà nel mondo e gran parte di essa deriva dalle azioni imperialiste degli Stati Uniti e dal neocolonialismo dei loro satelliti europei.  Le guerre e le guerre economiche, perché dopo i conflitti bellici veniamo usate come bottino di guerra, ci vengono sottratte le nostre terre e subiamo spostamenti forzati, lasciandoci in situazioni di estrema povertà ed esclusione sociale, oppure dopo i conflitti economici alcune di noi sono costrette a emigrare e diventano facili prede delle reti di trafficanti. Tutto questo sarà aggravato dalla vittoria di Trump e dai suoi ideali misogini e LGTBI-fobici, che potrebbero significare una riduzione globale dei nostri diritti.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">L&#8217;Assemblea si è sviluppata in una prospettiva internazionale in cui si è cercato di comprendere gli effetti dell&#8217;estrema destra, del neofascismo e del sionismo sulla vita e sui diritti delle donne, sulla base di diverse realtà concrete.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Dalla proiezione di un video in cui <b>Nirva Camacho</b>, vicepresidente della FDIM nella regione delle Americhe e dei Caraibi. Fondatrice della Rete di organizzazioni afro-venezuelane, del Cumbe di Donne afro-venezuelane e della Rete di donne Vargas. Componente del consiglio di amministrazione dell&#8217;Unione nazionale delle donne (UNAMUJER) del Venezuela. Nel suo intervento ha spiegato l&#8217;emancipazione e le conquiste di diritti che le donne venezuelane hanno ottenuto dopo la rivoluzione “bolivariana” e come l&#8217;estrema destra, nel suo tentativo di colpo di Stato dopo le elezioni presidenziali, abbia commesso tre femminicidi di donne leader di comunità per il semplice fatto di essere chaviste e di difendere i diritti conquistati.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">È seguito l&#8217;intervento di <b>Ratebeh Alaidin</b>, dell&#8217;Unione Democratica della Palestina (FIDA). Ci ha spiegato come la situazione delle donne sia peggiorata dopo il genocidio del popolo palestinese da parte del governo sionista di Israele; la maggior parte delle vittime e delle persone scomparse sono donne e bambini. Le donne partoriscono senza assistenza medica. Dopo la guerra, le donne sono state separate dai loro figli che vivono nelle aule scolastiche e dai loro mariti in campi profughi separati. Ma la situazione di disuguaglianza dura da decenni, le donne palestinesi subiscono un apartheid perché non conoscono l&#8217;ebraico e non hanno diritto al lavoro o all&#8217;assistenza sanitaria. I muri con più di 700 checkpoint hanno reso difficile per le donne lasciare i loro villaggi. Dall&#8217;assemblea esprimiamo la nostra solidarietà alle donne palestinesi e l&#8217;urgenza del cessate il fuoco e dei necessari aiuti umanitari.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Abbiamo poi visto un video di <b>Cristina Romano</b>, presidente dell&#8217;organizzazione femminile Juanita Moro in Argentina. Ha spiegato le azioni del governo di ultradestra di Milei, che si oppone al diritto all&#8217;aborto e al matrimonio egualitario. È contrario a tutti i servizi pubblici come la sanità, l&#8217;istruzione e la parità di genere, considerando questi ultimi uno spreco di denaro. In un Paese dove ogni 35&#8242; c&#8217;è un femminicidio, non ci sono più progetti per la prevenzione, l&#8217;attenzione e la riparazione dalla violenza maschile e tutte le politiche pubbliche per la parità di genere sono state congelate.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Poi <b>Skevi Koukouma</b>, segretaria generale del Movimento femminile cipriota POGO, vicepresidente della FDIM per l&#8217;Europa ed ex compoente di AKEL, ha spiegato come la guerra colpisca le donne più degli uomini. Circa il 90% delle vittime della guerra sono civili, donne e bambini.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Le parti coinvolte nel conflitto spesso violentano le donne impunemente, a volte utilizzando lo stupro sistematico come tattica di guerra e terrorismo, perchè è vero che è lo strumento di guerra più economico.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Nel 2023, la percentuale di donne uccise nei conflitti armati è raddoppiata rispetto all&#8217;anno precedente, il numero di casi di violenza sessuale legata ai conflitti verificati dalle Nazioni Unite è aumentato del 50% rispetto all&#8217;anno precedente e il numero di ragazze vittime di gravi violazioni in situazioni di conflitto armato è aumentato del 35%.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Gli autori e i leader che tollerano la violenza sessuale legata ai conflitti, quando non la incoraggiano, devono essere ritenuti responsabili e deve essere fatta giustizia, anche attraverso i comitati per le sanzioni del Consiglio di Sicurezza e il Gruppo informale di esperti su donne, pace e sicurezza.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Nonostante le campagne volte a promuovere la partecipazione delle donne alla prevenzione, alla risoluzione e alla riabilitazione dei conflitti e a difendere i loro diritti durante la guerra, gli ultimi rapporti annuali del Segretario generale delle Nazioni Unite sulle donne, la pace e la sicurezza segnalano una stagnazione e una regressione su tutti gli indicatori chiave, con crescenti contraccolpi contro le donne I diritti umani e l&#8217;uguaglianza di genere sono un fattore chiave in questo senso.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Le attuali politiche di espansione dei bilanci della difesa oltre il 2% del PIL in ogni Paese e di investimento in tecnologie militari non sono la strada per una pace duratura, ma portano a un&#8217;escalation dei conflitti.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><b>Tina Tomsich</b> dell&#8217;Istituto 8M in Slovenia e coordinatrice della rete My Voice and My Choice. Ha parlato dell&#8217;impatto dell&#8217;estrema destra sui diritti delle donne e in particolare sul diritto all&#8217;aborto e dell&#8217;iniziativa che hanno lanciato per rendere l&#8217;Unione Europea un posto migliore per tutte. Un&#8217;Europa che protegga e rispetti i diritti fondamentali delle donne, compresi i diritti sessuali e riproduttivi.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">L&#8217;iniziativa europea My Voice and My Choice denuncia il fatto che più di 20 milioni di donne in Europa non hanno accesso all&#8217;aborto. Che in Polonia le donne continuano a morire per questo motivo e che nei Paesi in cui non è gratuito, l&#8217;accesso all&#8217;aborto per milioni di donne dipende dalle loro condizioni economiche o che, a causa della mancanza di personale sanitario, le donne sono costrette a percorrere lunghe distanze o a cercare alternative che mettono a rischio la loro salute.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Per questo si chiede che l&#8217;UE agisca nell&#8217;ambito delle sue competenze per garantire un aborto sicuro, libero e accessibile a tutte. Approvare una legislazione che istituisca un meccanismo finanziario per sostenere gli Stati membri che scelgono di aderire volontariamente a questa politica, al fine di fornire l&#8217;accesso all&#8217;aborto sicuro e gratuito a chi non ce l&#8217;ha.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">L&#8217;assemblea si è impegnata a promuovere l&#8217;iniziativa per raggiungere le 1.000.000 di firme necessarie come iniziativa dei cittadini europei.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">È poi intervenuta <b>Anna Camposampiero,</b> componente della direzione di Rifondazione Comunista e del Comitato esecutivo del partito della Sinistra Europea, spiegando che Giorgia Meloni rappresenta una conquista “delle” donne, ma non “per” le donne. Meloni fa politica degli uomini, con gli uomini e per gli uomini. Questo ci è chiaro. Quello che non è chiaro è la battuta d&#8217;arresto e la difficoltà che crea a tutto il movimento femminista. Nella nostra Europa, abbiamo tre donne in posizioni di leadership: Ursula Von der Leyn, Kaja Kallas, Roberta Metzola. Ripetere il femminile non è femminista, non è sufficiente e non è compreso. La nostra riflessione deve partire da qui: come riportare il femminismo in politica? Perché solo così possiamo contribuire alla pace e contro il fascismo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Infine, <b>Cristina Noé</b>, componente del Partito Comunista Ungherese, ha chiuso gli interventi denunciando le politiche patriarcali del governo di destra ungherese. Anche l&#8217;ultima, che mira a criminalizzare le donne che vogliono interrompere volontariamente la gravidanza, facendo loro ascoltare il battito cardiaco del feto prima di abortire.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><b>2 Proposte.</b></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">- Proponiamo che la prospettiva femminista sia un criterio trasversale per le politiche economiche, ecologiche e sociali dell&#8217;UE, nonché per la sanità, l&#8217;assistenza, l&#8217;istruzione e la cultura. per avviare una transizione femminista a livello europeo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">- Difendiamo i diritti sessuali e riproduttivi per tutte le donne in Europa e i diritti matrimoniali di base per tutte le coppie. Il riconoscimento legale gratuito delle identità LGBTQ+I deve essere incluso nei motivi per la concessione dell&#8217;asilo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">- Sosteniamo e promuoviamo l&#8217;iniziativa europea My Voice and My Choice per il diritto all&#8217;aborto libero e sicuro per tutti.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">- Insieme ai movimenti femministi vogliamo spingere per l&#8217;inclusione del diritto di decidere del proprio corpo e della maternità nella Carta europea dei diritti fondamentali e per il riconoscimento dell&#8217;apartheid di genere nel diritto internazionale, in modo che le donne e le persone LGBTQI che subiscono l&#8217;apartheid di genere come in Afghanistan siano accolte come rifugiati e protette in Europa.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">- Siamo solidali con le donne vittime di tutti i conflitti bellici, come la guerra in Ucraina e il genocidio in Palestina. Siamo inoltre solidali con le donne costrette a vivere nei campi profughi, come il popolo Saharawi.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">- Siamo solidali con le donne che subiscono le conseguenze dei blocchi economici promossi dagli Stati Uniti e dai loro satelliti europei, come a Cuba e in Venezuela.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">- Di fronte all&#8217;avanzata dei discorsi negazionisti sulla disuguaglianza di genere e sulla violenza, dobbiamo lavorare per rompere il discorso fascista che vuole avvolgerci in una guerra dei sessi. Non è una lotta tra uomini e donne. È una lotta tra chi di noi vuole l&#8217;uguaglianza, chi mette la vita al centro delle proprie politiche e chi vuole la PACE.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">- Chiediamo la pace come asse trasversale di tutte le nostre lotte in tutti i paesi, che ci uniamo sotto l&#8217;ombrello della difesa della pace di fronte a questo 25N o 8M e per questo dobbiamo iniziare a tessere reti che convergano nell&#8217;Iniziativa della Conferenza di Pace della Sinistra Europea perché sia un incontro massiccio organizzato da diverse articolazioni, essendo questa assemblea uno degli assi principali che guideranno la conferenza.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: medium;"><b>*Coordinatrice dell&#8217;Assemblea Femminista del Forum Europeo delle Forze di Sinistra, Progressiste e Ambientaliste</b></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
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		<title>DICHIARAZIONE DELLA VIII ASSEMBLEA DEL FORUM EUROPEO DELLE FORZE DI SINISTRA.</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Nov 2024 21:42:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[1. Al fine di costruire un&#8217;Europa progressista e socialmente avanzata, noi siamo per una distribuzione equa della ricchezza, servizi pubblici universali e di qualità, e la proprietà pubblica dei beni comuni, al fine di realizzare una società più giusta, partecipativa e democraticamente pianificata. L&#8217;accesso a un alloggio dignitoso, accessibile e adeguato al clima deve essere [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;"><b>1. Al fine di costruire un&#8217;Europa progressista e socialmente avanzata, noi</b> <b>siamo per una distribuzione equa della ricchezza,</b> <b>servizi pubblici universali e di qualità, e la proprietà pubblica dei beni comuni, al fine di realizzare una società più giusta, partecipativa e democraticamente pianificata.</b> <b>L&#8217;accesso</b> <b>a un alloggio dignitoso, accessibile e adeguato al clima deve essere un diritto, non un lusso, la copertura della sicurezza sociale in termini di salute, pensioni e disoccupazione deve essere universale, cioè un diritto per tutti in Europa. Questo implica un diverso uso del denaro da parte delle imprese, delle banche e della BCE.</b></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il diritto a condizioni di lavoro dignitose, a un impiego sicuro e a una formazione permanente ben retribuita sono fondamentali, il rafforzamento dei diritti sindacali, le clausole sociali nei contratti pubblici, l&#8217;aumento dei salari e dei diritti sociali, colmare il divario occupazionale e migliorare l&#8217;ambiente e le condizioni di lavoro. Vogliamo</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">posti di lavoro di qualità e il diritto a una pensione dignitosa a partire dai 60 anni, erogata da enti pubblici efficienti.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Difendiamo l&#8217;accesso libero e universale all&#8217;assistenza sanitaria e il rafforzamento dei sistemi sanitari pubblici, al fine di ridurre le disuguaglianze sociali.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Vogliamo servizi pubblici moderni con personale sufficiente, senza burocrazia, con una gestione partecipata e che rispondano alle esigenze delle persone che ne usufruiscono.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Una delle questioni fondamentali della nostra società è garantire a tutta la popolazione un&#8217;istruzione di alto livello, libera, gratuita, egualitaria, liberatoria ed emancipatrice, libera da pressioni religiose, oscurantiste o del mercato economico.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La carenza di alloggi sociali di qualità ed economicamente accessibili rappresenta una crisi urgente in tutta Europa che richiede un&#8217;azione immediata e decisiva. È necessario adottare misure e iniziative a livello europeo, per utilizzare le risorse finanziarie in base alle esigenze di ogni singolo individuo piuttosto che agli interessi finanziari.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Chiediamo l&#8217;istituzione di un programma europeo per l&#8217;edilizia sociale, sostenuto da politiche economiche e sociali che rafforzino gli investimenti pubblici nell&#8217;edilizia senza scopo di lucro. Chiediamo una regolamentazione transnazionale della speculazione.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Affrontare la crisi sociale deve essere una priorità assoluta.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Per questo motivo ci opponiamo a un ritorno alla politica di austerità liberale, così come pretesa dalla Commissione europea, che si concretizza da un lato in misure liberali che favoriscono le classi dirigenti e tagliano i diritti umani e di cittadinanza, economici e sociali dei popoli europei mentre dall&#8217;altro aumentano le spese militari a scapito dei fondi che dovrebbero essere spesi per la spesa sociale, l&#8217;uguaglianza e creazione di lavoro.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Vogliamo acquisire potere sul denaro, sviluppare servizi pubblici, cooperazione, servizi efficienti, occupazione efficiente e di qualitá nelle aziende, e rifiutare il libero e rifiutare la concorrenza libera e non distorta.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Questo vale sia all&#8217;interno dell&#8217;UE che con il resto del mondo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Vogliamo la sovranità popolare sul denaro per altri obiettivi sociali, a differenza dell&#8217;attuale UE, che risponde alle esigenze del capitale. Un modo per farlo sarebbe quello di creare un Fondo europeo per finanziare i servizi pubblici attraverso prestiti ai governi a tasso zero, finanziati dalla BCE.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><strong>2. Consideriamo la crisi climatica come un&#8217;emergenza che richiede una risposta globale basata su una trasformazione ecologica, energetica e industriale. L&#8217;Unione europea deve agire senza indugio di fronte all&#8217;emergenza climatica e sociale.</strong> È essenziale abbandonare il modello che fondato sull’energia basata sul carbonio, garantendo al contempo la creazione di posti di lavoro. Questo implica una trasformazione sociale dei modelli di produzione e di consumo per raggiungere la neutralità climatica entro il 2040, e soddisfare gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Abbiamo bisogno di obiettivi ambientali più ambiziosi e una pianificazione verde per garantire una giusta transizione.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> 3. <strong>Ci battiamo per un&#8217;Europa di pace e solidarietà, con una prospettiva pacifista che affronta i conflitti attraverso il dialogo e le soluzioni diplomatiche.</strong> Un&#8217;Europa che propone un approccio alternativo al modello di sicurezza a partire da una nuova visione basata sul riconoscimento che nessuno Stato può essere veramente sicuro se gli altri non condividono lo stesso livello di sicurezza.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Condanniamo fermamente le politiche europee contro migranti, i rifugiati e i richiedenti asilo: il diritto di asilo e la libertà di movimento devono diventare il fondamento dell&#8217;Europa che vogliamo, e ci batteremo contro le politiche proposte dal Patto sull&#8217;Immigrazione e l&#8217;Asilo di Ursula von der Leyen che mirano a vietarli. Questo significa affrontare le cause alla radice della migrazione e sviluppare una nuova politica di co-sviluppo con i Paesi interessati.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Non vogliamo che l&#8217;Europa faccia parte della nuova guerra fredda, né che diventi un campo di battaglia su cui questa infuria.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ci opponiamo alla dominazione militarista della NATO sull&#8217;UE e sui suoi Stati membri,  all&#8217;aumento dei bilanci militari e di guerra a scapito della spesa sociale, alla rapida militarizzazione della politica, dell&#8217;economia e delle menti, invece vogliamo vedere l&#8217;Europa emancipata dai mandati degli USA e della NATO, libera dai mandati di potenze esterne.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Guerre e conflitti servono gli interessi del capitale finanziario che ne trae profitto. Finché queste guerre dureranno, sempre più civili innocenti moriranno ogni giorno. Per questo chiediamo che si ponga fine alla violenza attraverso negoziati per portare una pace duratura in Ucraina, nel quadro delle Nazioni Unite.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Allo stesso modo, chiediamo soluzioni eque e negoziate ai conflitti armati che si stanno diffondendo in varie parti del mondo, Somalia, Yemen, Siria, Sahara occidentale, ecc.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">L&#8217;ulteriore sviluppo delle armi nucleari e il fatto che il loro utilizzo è apertamente considerato dalle potenze nucleari, rende il disarmo una necessità di prim&#8217;ordine per la sopravvivenza dell&#8217;umanità.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">L&#8217;attacco di Hamas del 7 ottobre, che condanniamo fermamente, non giustifica la guerra condotta da Israele. Chiediamo un immediato cessate il fuoco in Medio Oriente e la fine dell&#8217;aggressione israeliana in Palestina. Chiediamo il rilascio di tutti gli ostaggi israeliani e i prigionieri politici palestinesi, nonché la consegna di aiuti umanitari alla popolazione di Gaza, la ricostruzione di tutto ciò che è stato distrutto dall&#8217;esercito israeliano e il ritorno di tutti i palestinesi sfollati. Riaffermiamo che l&#8217;instaurazione di una pace duratura nella regione richiede la fine dell&#8217;occupazione, della colonizzazione e del regime di apartheid di cui soffre il popolo palestinese insieme al riconoscimento di uno Stato palestinese vitale e pienamente sovrano alle condizioni definite dalle risoluzioni delle Nazioni Unite sul riconoscimento di due Stati.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Esprimiamo la nostra solidarietà al popolo Saharawi, privato da decenni del diritto di vivere nel proprio territorio, subendo la repressione delle forze di occupazione, e chiediamo il rispetto delle risoluzioni delle Nazioni Unite a favore dell&#8217;autodeterminazione  e l&#8217;indizione di un referendum nel Sahara Occidentale.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Chiediamo la fine dell&#8217;occupazione di Cipro e la riunificazione del Paese in conformità con le risoluzioni delle Nazioni Unite.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Chiediamo la fine degli interventi militari turchi nella Siria nord-orientale, nell&#8217;Iraq settentrionale e nel Sinjar, e la fine dell&#8217;oppressione dei curdi e del popolo turco in Turchia. Chiediamo alla Turchia</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">il rilascio di tutti i prigionieri politici e l&#8217;attuazione delle decisioni del Consiglio d&#8217;Europa e della Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La repressione della politica democratica e contro i rappresentanti eletti deve essere fermata. Una soluzione giusta e democratica alla questione curda, che dura da decadi, richiede dialogo e  negoziazione, non isolamento, imprigionamento e violenza.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Questo ottavo Forum si unisce alla mozione approvata alle Nazioni Unite che chiede la fine del blocco ingiusto e illegale cui gli Stati Uniti sottopongono Cuba da decine di anni e, allo stesso tempo, chiede la rimozione di Cuba dalla lista degli Stati patrocinatori del terrorismo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Sosteniamo la ricerca della pace e dell&#8217;autonomia in Africa. È tempo di ricostruire le relazioni afro-europee sulla base dell&#8217;uguaglianza e della uguaglianza e solidarietà, per costruire un futuro in cui pace e dignità prevalgano sulla violenza e sul dominio.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Aspiriamo a un nuovo ordine economico internazionale basato sui diritti dei popoli e rifiutiamo qualsiasi egemonia monetaria globale.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Chiediamo soluzioni cooperative, democratiche e non egemoniche per il finanziamento comune della transizione ecologica e dei servizi pubblici in tutto il mondo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">4.<strong> Il femminismo di classe contesta il sistema capitalista e patriarcale e mette in evidenza la contraddizione tra capitale e vita.</strong>Si pone come un&#8217;alternativa a un&#8217;economia basata sullo sfruttamento degli esseri umani e propone una società libera dalla violenza maschilista, che permetta uno sviluppo umano emancipatorio per tutte le persone in uguaglianza e armonia con la natura: è l&#8217;economia basata sulla cura della vita.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">I movimenti femministi lottano contro la violenza maschile e la disuguaglianza che le donne e i loro figli e figlie subiscono nel corso della loro vita e chiedono una legislazione  completa e un quadro politico per affrontare tutte le forme di violenza di genere.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il movimento femminista, insieme al movimento ambientalista,</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">sono motori del cambiamento politico per la trasformazione sociale in Europa ed è per questo che la destra e l&#8217;estrema destra attaccano sistematicamente i diritti delle donne e delle persone LGBTQIA+ e negano il cambiamento climatico.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Questo Forum propone che la prospettiva femminista sia un criterio per le politiche economiche, ecologiche e sociali dell&#8217;UE, cosí come per l&#8217;assistenza sanitaria, la cura, l&#8217;istruzione e la cultura. Per avviare la transizione femminista in Europa.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Difendiamo i diritti sessuali e riproduttivi di tutte le donne in Europa e i diritti fondamentali al matrimonio per tutte le coppie.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il riconoscimento legale delle identità LGBTQIA+ deve essere incluso nei motivi per la concessione dell&#8217;asilo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Insieme ai movimenti femministi vogliamo spingere per l&#8217;inclusione del diritto di decidere del nostro stesso corpo e della nostra maternità nella Carta Europea dei Diritti Fondamentali e nei Diritti Fondamentali e il riconoscimento dell&#8217;apartheid di genere nel diritto internazionale, in modo che le donne e le persone LGBTQIA+ che lo subiscono, come in Afghanistan, siano accolte come rifugiate e protette in Europa.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">5. <strong>Siamo consapevoli della necessità di affrontare e integrare attivamente i bisogni, i sogni, le preoccupazioni e le prospettive dei/delle giovani e degli studenti e delle studentesse,</strong> promuovendo il loro protagonismo nei piani, nelle campagne e nelle azioni delle forze della Sinistra Europea, dei Verdi e delle forze progressiste, e ne faremo un obiettivo specifico per i prossimi anni.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">6. <strong>L&#8217;ascesa dell&#8217;estrema destra nelle elezioni per il Parlamento europeo è proseguita nelle successive elezioni statali e regionali in vari Paesi europei.</strong> Questa ascesa riflette un&#8217;ideologia neofascista priva di valori etici e morali, che si nutre di razzismo, xenofobia, misoginia, sessismo, omofobia, LGBTQIA+fobia, autoritarismo, odio per i migranti e di un individualismo non solidale.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Di fronte all&#8217;aggravarsi della crisi economica, sociale e morale, le classi lavoratrici provano un senso crescente di disaffezione politica e la mancanza di prospettive future, e la loro rabbia è diretta dai movimenti di estrema destra e fascisti, che propongono soluzioni economiche semplicistiche nell&#8217;interesse della borghesia, delle classi dominanti e del capitalismo, e in parte verso la demotivazione e l&#8217;astensionismo. Solo una strategia basata sulla giustizia sociale, l&#8217;uguaglianza, l&#8217;ecologia, la condivisione e sulla pace, che le forze progressiste della trasformazione sociale sostengono può offrire loro una prospettiva positiva.</span></p>
<p><strong><span style="font-size: medium;">Di conseguenza, con questa Dichiarazione finale l&#8217;8° Forum europeo delle forze di Sinistra, Verdi e Progressiste concorda di partecipare, in cooperazione con altre organizzazioni politiche, sindacali, pacifiste, femministe, alla preparazione di una Conferenza per la Pace e la Solidarietà nel Mondo e di promuovere in collaborazione con i sindacati europei una campagna contro le politiche di austerità e di tagli proposte dalla Commissione europea.</span></strong></p>
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		<title>Tre lezioni che ci vengono dalla Francia</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jul 2024 09:52:47 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Europa]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; di Raul Mordenti*   Ci sono tre aspetti delle recenti elezioni francesi che, credo, possono insegnarci qualcosa: la centralità dell&#8217;antifascismo, la necessità delle alleanze, il tentativo di costruire un nuovo blocco sociale.             Contro ogni sottovalutazione (che avvertiamo spesso anche a sinistra), l&#8217;antifascismo si conferma un elemento basilare e permanente per ogni politica anticapitalista, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: medium;"><strong>di Raul Mordenti*</strong></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ci sono tre aspetti delle recenti elezioni francesi che, credo, possono insegnarci qualcosa: la centralità dell&#8217;antifascismo, la necessità delle alleanze, il tentativo di costruire un nuovo blocco sociale.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">            Contro ogni sottovalutazione (che avvertiamo spesso anche a sinistra), l&#8217;antifascismo si conferma un elemento basilare e permanente per ogni politica anticapitalista, e tanto più per i/le comunisti/e. L&#8217;opposizione antifascista alla Le Pen ha segnato una grande vittoria, sbarrando la strada a un Governo del RN e impedendo in Francia quella tendenziale unificazione di tutte le destre, sotto l&#8217;egida della guerra NATO, che in Italia si è verificata.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">            La necessità di una intelligente politica di alleanze è la seconda lezione francese. Certo nel Nuovo Fronte Popolare con LFI e PCF ci sono anche i Verdi e i socialisti di Raphael Glucksmann (che in Italia corrisponderebbe a qualcosa di mezzo fra Renzi e un Giuliano Ferrara più magro), e sarebbe ingeneroso notare come nel programma del Fronte ci siano parti relative alla guerra in Ucraina per noi francamente inaccettabili. Ma la lezione resta: la tattica elettorale ha delle sue necessità ed evidentemente è apparso prevalente ai compagni francesi, nella situazione data, concordare un programma avanzatissimo sul terreno sociale (pensioni, salario minimo, tasse sui profitti, limiti alla violenza poliziesca etc.).</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">            Certo, fa sorridere (se non facesse piangere) il tentativo di intestarsi la vittoria francese da parte di chi, in Italia, ha considerato un tradimento del comunismo qualsiasi alleanza con chiunque, e perfino sul tema cruciale della pace, un&#8217;alleanza elettorale con limpidi pacifisti storici come Santoro e La Valle.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">            Il settarismo e l&#8217;opportunismo vanno spesso braccetto, e le bugie fanno da necessario collante fra le due cose. Ad esempio dare colpa a Rifondazione per la fine di UP, la quale invece è tutta da mettere in conto ai veti irremovibili di Pap, veti settari perfino alla partecipazione di UP a manifestazioni della CGIl, o dell&#8217;ANPI, e infine veto alla Lista per la pace (tranne poi dare indicazione di voto per AVS, col bel risultato di mandare a Bruxelles chi si appresta a votare Ursula Von der Leyen!). Eppure in uno strano documento sulla &#8220;rana bollita&#8221; che gira in questi giorni senza firme (forse l&#8217;anonimato è una forma di pudore) si legge a proposito di UP: &#8220;prima che Rifondazione operasse per la sua rottura&#8221; (sic!). E perfino la sacrosanta partecipazione di Rifondazione all&#8217;alleanza promossa dall&#8217;ANPI per la difesa della Costituzione o alla raccolta di firme della CGIL per abrogare il job&#8217;s act renziano viene descritta come un &#8220;cambio di linea politica&#8221; rispetto alla purezza dell&#8217;alternativa e come &#8220;un rientro nell&#8217;alveo del centrosinistra&#8221;.  Anzi di più: la politica unitaria di Rifondazione viene presentata dall&#8217;anonimo autore della &#8220;rana bollita&#8221; come un losco trucco dei nostri dirigenti per abituare i compagni pian piano (come la rana nella pentola) all&#8217;approdo nel centro-sinistra, e senza neppure dirglielo. Ma si può discutere così fra compagni/e, a colpi di sospetti e di calunnie?</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">            Ciò che sfugge completamente all&#8217;estremismo è che le alleanze sono e debbono essere anche variabili, si configurano come cerchi diversi e concentrici: sulla pace si può concordare con papa Francesco, senza per questo sposare i dogmi cattolici; in un cerchio di alleanze ancora più vasto si può partecipare alla lotta comune contro ogni autonomia differenziata o il premierato anche con la Schlein (se finalmente il PD ha cambiato linea su questi temi) senza per questo essere accusati di tradimento; così come si  può sostenere i referendum della CGIL senza essere d&#8217;accordo con le politiche concertative del Sindacato, e così via.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">            Questo dovrebbe valere anche per le elezioni amministrative in cui le differenti situazioni possono condurre i/le comunisti/e locali a compiere scelte diverse che, proprio per la diversità dei casi concreti, possono anche essere tutte legittime (non è la stessa cosa avere a che fare direttamente con la mafia a Palermo o poter disporre di un consigliere uscente da confermare a Firenze, o doversi misurare in Sardegna con il folle sbarramento al 10%, e così via).</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">            L&#8217;importante è mantenere sempre <i>l&#8217;autonomia</i> politica, ideale, programmatica e organizzativa di Rifondazione, e per ipotesi rafforzarla. Ma una tale autonomia non ha nulla a che fare con l&#8217;immobile arroccamento identitario incapace di qualsiasi tattica e di qualsiasi alleanza tattica. Anzi l&#8217;arroccamento settario è <i>il contrario</i> di qualsivoglia autonomia perché conduce all&#8217;estinzione del Partito. Lo studio della storia del nostro movimento comunista (uno studio che sembra essere andato del tutto disperso) credo che ci aiuterebbe a capire bene la differenza che c&#8217;è fra autonomia politica comunista e arroccamento settario, fra Lenin, Gramsci e Togliatti da una parte e Bordiga e i suoi emuli nostri contemporanei dall&#8217;altra.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">            Ma la terza lezione che ci viene dai compagni francesi è la più importante. Ci parla della costruzione di un nuovo blocco sociale rivoluzionario che unisce (o comincia ad unire) la classe operaia tradizionale ancora organizzata dalla CGT, alle nuove generazioni del lavoro precario, all&#8217;insorgenza delle piazze come i Gilets Jaunes del 2018-19, e soprattutto  ai figli o ai nipoti degli ex migranti e delle ex colonie del Maghreb. Questo finora non era mai avvenuto, e neanche nelle grandi manifestazioni contro la &#8220;riforma&#8221; delle pensioni si era vista la fusione di questi diversi settori, fra i quali l&#8217;ultimo (i nuovi francesi figli o nipoti degli ex migranti) appare quello davvero decisivo. Si calcola che l&#8217;80% di questi abbia votato per il NFP. È vero che nella versione francese il neofascismo è fortemente venato di razzismo (vedi la proposta infame del RN di escludere dagli impieghi pubblici i razzialmente &#8220;impuri&#8221;), ma anche noi abbiamo il fenomeno Vannacci (500.000 preferenze!) che forse abbiamo finora sottovalutato e che invece va preso molto sul serio.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">            A me sembra che in Italia quasi nulla abbiamo fatto in questa direzione, a parte splendide quanto isolate iniziative di alcuni circoli di Rifondazione. Eppure i migranti e gli ex-migranti sono la nostra classe.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">            Discutere seriamente come giungere a organizzare e unire il nuovo proletariato nella sua attuale e inedita configurazione dovrebbe essere al centro della nostra iniziativa politica, e intanto discutere di questo in vista del Congresso alzerebbe il livello del nostro dibattito interno (che ne ha molto bisogno).</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.raulmordenti.it/">www.raulmordenti.it</a></span></p>
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		<title>L’erba del vicino è sempre più verde?</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Jul 2024 15:33:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ramon Mantovani -  In questo articolo non mi propongo di analizzare ed esprimere pareri sui risultati elettorali francesi di domenica scorsa. Mi riconosco nelle posizioni espresse da Maurizio Acerbo. Mi preme però cercare di dimostrare che grandissima parte dei commenti e degli articoli sulle elezioni francesi, sia di giornalisti sia di esponenti politici di sinistra, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ramon Mantovani - </strong></p>
<p><strong></strong>In questo articolo non mi propongo di analizzare ed esprimere pareri sui risultati elettorali francesi di domenica scorsa. Mi riconosco nelle posizioni espresse da Maurizio Acerbo. Mi preme però cercare di dimostrare che grandissima parte dei commenti e degli articoli sulle elezioni francesi, sia di giornalisti sia di esponenti politici di sinistra, sono superficiali e spesso fuorvianti principalmente per due motivi:</p>
<p>1) si leggono i risultati elettorali francesi indicandoli come esempio di una politica che sarebbe applicabile anche in Italia. Curiosamente sono indicati come esempio da seguire sia da chi li indica come dimostrazione della necessità di fare una larga coalizione contro la destra italiana, sia da chi pensa che invece siano il risultato di aver evitato negli anni scorsi di fare alleanze della sinistra di classe, o radicale o antisistema che dir si voglia, con il centrosinistra francese (che per altro non esiste e non è mai esistito a meno che non lo si identifichi nel Partito Socialista e non in una coalizione).</p>
<p>2) si evita accuratamente di analizzare i voti nel contesto del sistema istituzionale francese e soprattutto si ignorano, secondo me per la classica ignavia dei giornalisti italiani, tanto provinciali da paragonare risultati prodotti da sistemi completamente diversi come se fossero invece omogenei, e da parte di dirigenti politici di primo piano della sinistra ed anche del PRC, le peculiarità del sistema elettorale francese che permette cose che in Italia con il maggioritario bipolare sono semplicemente impossibili. Non farò qui una lunga dissertazione sulla natura del sistema semipresidenziale francese e sul sistema elettorale a due turni applicato in tutte le elezioni generali e locali. Ma, per capire il voto di domenica, bisogna pur tenerne conto. E allora va detto che in Francia tanto alle elezioni presidenziali, come alle politiche e alle regionali e municipali, al primo turno una forza di sinistra antagonista può tranquillamente presentarsi senza che il Partito Socialista, e gran parte dei mass media, facciano una campagna per il voto utile per battere le destre (liberali o estreme fa lo stesso). È così vero che per esempio la LCR (Lega Comunista Rivoluzionaria) si è largamente presentata sia alle elezioni presidenziali che alle politiche e alle locali, ottenendo anche risultati notevoli, ma senza mai eleggere nessuno al parlamento francese. E il PCF, avendo da sempre stipulato un accordo di desistenza al secondo turno con il PS per cui il candidato del collegio meglio collocato veniva favorito dal ritiro al secondo turno del candidato peggio collocato, ha sempre eletto deputati anche se in numero minore del PS. In Francia alle elezioni del secondo turno sono ammessi tutti i candidati che abbiano superato il 12,5% dei voti, e così alle ultime elezioni in più di 300 collegi c’erano 3 candidati e in 5 addirittura 4.</p>
<p>Si può dire che si possono paragonare risultati prodotti da questo sistema elettorale con quelli prodotti dal maggioritario italiano che obbliga a fare coalizioni PRIMA del voto, dove c’è uno sbarramento e quindi dove chi non è interno a uno dei due poli rischia di disperdere i voti o comunque di far vincere il polo di destra? Si può paragonare il voto in un paese come la Francia dove l’estrema destra è esclusa a priori da qualsiasi alleanza dalle forze della destra liberale? Si può indicare come esempio, mentendo, che prima il Partito della Sinistra fondato da Melenchon con una scissione del Partito Socialista, e poi la France Insoumise fondata nel 2016 per le Presidenziali del 2017, che comprendeva anche il PCF ed altre forze minori (non il NPA ex LCR né Lutte Ouvriere), non si sia alleato al secondo turno in molte regioni e comuni francesi con il PS? È assolutamente vero che le lotte sociali e il sindacato maggioritario (CGT) hanno combattuto fortemente e hanno messo in crisi il PS in tutto questo periodo, ma mai né il Partito della Sinistra e successivamente La France Insoumise hanno praticato uno splendido isolamento evitando di dialogare ed allearsi in molte regioni e comuni con il PS, anche in considerazione della comune opposizione al “centro” di Macron. E non hanno esitato, domenica scorsa, ad offrire e praticare la desistenza nei confronti delle formazioni liberali di destra, compreso Macron, contro l’estrema destra.</p>
<p>È assolutamente vero che sia in Spagna prima sia in Francia poi hanno avuto successo sull’onda di grandi movimenti di lotta due formazioni dichiaratamente “populiste” di sinistra caratterizzate da una guida leaderistica e da programmi relativamente semplici. In Italia no. In Italia in assenza di movimenti di lotta significativi si è affermata, nel corso degli effetti della crisi del 2008, una forza come il movimento 5 Stelle che all’origine era fortemente qualunquista, composito al suo interno e con venature di destra contrarie alla Repubblica Parlamentare prevista dalla nostra Costituzione. Comunque sia Podemos, sia la France Insoumise, sia il movimento 5 Stelle oggi son tutti ben diversi da quel che erano solo pochissimi anni fa. E sia in Spagna sia in Italia il bipartitismo fra PP e PSOE e in Italia il centrodestra e il centrosinistra hanno riconquistato il monopolio della scena politica.</p>
<p>Posso dire che se in Italia ci fosse stato il sistema elettorale francese il PRC non sarebbe mai uscito dal parlamento? Non avrebbe avuto 6 o 7 scissioni? E non discuterebbe oggi se imboccare una strada che assomiglia molto di più a quella di Lutte Ouvriere o della LCR, i quali pur prendendo a volte al primo turno un bel po’ di voti popolari non hanno mai eletto né influito sulla classe lavoratrice e sulla politica francese? Insomma, l’esperienza francese è importantissima ed è di esempio per tutta la sinistra europea ed anche non europea. Ma trasformarla in un modello da trasferire in contesti completamente diversi e ignorarne i difetti e i limiti non è buona cosa. Sarò vetero, ma le votazioni alle europee in Francia, oltre ad avere un’astensione come quella italiana, hanno consegnato un notevole spostamento a destra. Ma penso che parlare di vittoria del Nuovo Fronte Popolare alle politiche senza tenere conto di questo dato è perlomeno superficiale.</p>
<p>Sarò vetero ma non mi convincono formazioni nelle quali il leader fa e disfa tutto come e quando vuole.</p>
<p>Sarò vetero e troppo leninista ma penso che il Fronte Popolare Francese abbia espresso una posizione sostanzialmente NON contraria alla guerra, come hanno fatto, del resto, altri partiti del nostro gruppo parlamentare europeo. E penso, per non essere frainteso, che noi in Italia dobbiamo rifiutare il copione previsto dal sistema per le forze antagoniste. “mai col PD” o “sempre col PD” non sono due linee politiche alternative. Sono due facce della stessa medaglia. Entrambe subalterne al PD.</p>
<p>Quindi prendiamo esempio dalla Francia e studiamone l’esperienza ma non usiamola, per favore, per proporre una politica autoisolazionista e testimoniale incapace di distinguere fra strategia e tattica.</p>
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		<title>Pasquale Tridico: «Entrare nel gruppo The Left al Parlamento europeo è stato lo sbocco naturale»</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Jul 2024 12:02:12 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Europa]]></category>
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		<description><![CDATA[Stefano Galieni* «Reddito minimo universale, giustizia sociale, pace, green deal per cambiare l&#8217;Europa in chiave progressista», dice l&#8217;europarlamentare del M5s. «Vorremmo convincere i nostri compagni a non sostenere l’invio di armi in Ucraina. Di pari passo il riconoscimento di tutta l’Ue dello Stato di Palestina, come ribadito dopo la vittoria da Mélenchon» Pasquale Tridico, economista, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-size: medium;"><strong>Stefano Galieni*</strong></span></div>
<div></div>
<div><span style="font-size: medium;">«Reddito minimo universale, giustizia sociale, pace, green deal per cambiare l&#8217;Europa in chiave progressista», dice l&#8217;europarlamentare del M5s. «Vorremmo convincere i nostri compagni a non sostenere l’invio di armi in Ucraina. Di pari passo il riconoscimento di tutta l’Ue dello Stato di Palestina, come ribadito dopo la vittoria da Mélenchon»</span></div>
<p><span style="font-size: medium;">Pasquale Tridico, economista, docente universitario, già direttore dell’Inps, è stato eletto alle recenti elezioni europee nella Circoscrizione Sud, col M5S, ottenendo oltre 118 mila preferenze. In totale sono stati 8 gli europarlamentari eletti nelle liste del Movimento. Nella sua intensa attività intellettuale e politica si è sempre caratterizzato per una attenzione forte alle tematiche sociali, rifiutando le logiche neoliberiste che imprigionano ogni tipo di giustizia ed equità. Con lui inevitabilmente partiamo dal risultato del secondo turno delle elezioni legislative in Francia e del suo sorprendente esito, almeno in Italia.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">«Mi pare che ci sia stata una chiara manifestazione di volontà. Si sono contrapposte una destra reazionaria, un centro liberista e una sinistra popolare e progressista. Il popolo ha scelto quest’ultima. Non voglio lasciarmi prendere dall’ottimismo ma questa è un’indicazione per il nostro Paese. Piacerebbe vederla replicata da noi anche perché ci sono molte similitudini di prospettiva con l’Italia».</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><b>Il M5S ha scelto di entrare nel Parlamento europeo nel gruppo “The Left”, anche incontrando il parere favorevole delle forze politiche nostrane come Sinistra italiana e Rifondazione Comunista. Quali sono le ragioni che vi hanno spinto a chiedere di aderire a questo gruppo e quali sono gli elementi di affinità più importanti?</b></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il M5S ha un substrato di riferimento negli strati popolari. Parliamo di una parte di elettori che a volte non ha votato e si è rifugiata nell’astensione. Nel 2022, ad attrarre alla base, c’era la rappresentatività di una voce popolare simile a quella parte della sinistra a sinistra del Pd. Un blocco sociale simile al nostro che avanzava una proposta politica simile. Proponevamo e proponiamo tre pilastri: giustizia sociale, equità uguaglianza, lotta alla povertà redistribuzione; giustizia ambientale, fondamentale per il pianeta e, come terzo pilastro, una politica di pace. Per noi fa testo l’articolo 11 della Costituzione. Sono gli stessi pilastri che abbiamo ritrovato in The Left, con un simile blocco di riferimento sociale. In sintesi entrare in The Left mi è sembrato uno sbocco naturale.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><b>Nel gruppo The Left le posizioni rispetto alla prospettiva di un’ “Europa Sociale”, sono molto vicine fra i rappresentanti dei diversi Paesi. Si opera per un’istituzione attenta ai diritti di chi è più svantaggiato. A vostro avviso esiste la possibilità di una riforma così radicale nell’Ue?</b></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Se non ci fosse questa prospettiva non avrebbe neanche senso il nostro fare politica, il nostro impegno. L’Europa sociale è necessaria. Finora abbiamo costruito solo un’Unione economica, fondata sulla moneta, sulla finanza. Finché non tocchiamo la carne vera non sarà mai possibile modificare le coscienze e portarle ad avvertire l’utilità di istituzioni europee. Dobbiamo realizzare un progetto che metta al centro la pace e la libertà come cuore della politica Ue. Dobbiamo agire per garantire prosperità per tutti, proteggere il welfare e difendere un lavoro che non è mai stato adeguatamente rappresentato da Maastricht in poi.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><strong>In che modo?</strong></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Dobbiamo ragionare su tre pilastri che vadano a smontare i fondamentali economici neoliberisti. Il primo è quello del combattere la svalutazione del lavoro in nome della competitività, che si traduce nel pesare soprattutto su chi lavora. Il secondo è quello legato alla necessità di una politica monetaria indipendente che non salvaguardi soltanto la moneta ma ponga al centro le politiche occupazionali, anche pensando a come agisce la Federal Reserve. Il terzo pilastro è una politica fiscale degna di questo nome che invece di pensare solo ad una riduzione della spesa pubblica e alla riduzione del debito in regime di deflazione, cambi registro. Questo modello, che ha imposto l’austerità, non ha neanche portato la crescita che prometteva il vecchio impianto liberale. L’Ue non è cresciuta più degli Usa, l’Italia è uno dei Paesi che ha più pagato le spese di queste politiche. L’austerità ha portato ad un aumento delle diseguaglianze senza crescita. E parliamo di trent’anni di politiche sbagliate seguendo le sirene del neoliberismo. Addirittura il Fondo monetario si era ispirato ad un modello che prevedeva un aggiustamento strutturale. Invece si è scelto di devolvere meno nella spesa pubblica e di lasciarsi governare dalla logica della competitività che rende strutturali le diseguaglianze. È stato annientato anche il tradizionale approccio liberale.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><b>Il patto di stabilità è un altro punto critico in Ue, come pensate di intervenire per modificare un impianto che di fatto obbliga paesi come l’Italia ad un profondo  taglio della spesa pubblica?</b></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Alla luce della vittoria della sinistra in Francia la situazione può cambiare. Avevamo una proposta liberista che ha perso e una destra nazionale che, con il patto di stabilità in Italia, deve affrontare forti contraddizioni. Difficile spiegare come il ministro Giorgetti approvi il patto mentre nel Parlamento Europeo, Lega, FdI e persino il Pd, si siano astenuti. C’è una scarsa consapevolezza di cosa si va a votare. In campagna elettorale non hanno fatto altro che annunciare che andavano a “cambiare questa Europa”. Poi non lo hanno fatto dimostrando una totale incoerenza. Penso che ci sia la possibilità da parte del Parlamento di proporre e votare scelte diverse. Il Consiglio si muove in una direzione che spesso è diversa dal Parlamento. Lo vedo dalla sinistra, noi che vogliamo l’integrazione europea non possiamo tagliare 13 miliardi di spesa pubblica.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><strong>Quali sono a suo avviso le proposte su cui puntare?</strong></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Servono nuove proposte progressiste per favorire l’integrazione. Occorre aumentare la spesa sociale e istituire un reddito minimo di cittadinanza europeo pagato col bilancio dell’Ue. Così facendo, in caso di condizione di crisi in uno degli stati membri, soprattutto i più poveri, il divario viene compensato dal fatto che ad erogare le risorse è l’Unione attraverso un bilancio centrale. Dovremmo comportarci come durante la crisi della pandemia, in cui si è realizzata una risposta positiva. Si pensi al fondo Sure con cui si è pagata la Cassa integrazione per chi non poteva andare al lavoro e che è stata erogata collettivamente. Si tratta di un modello che dovremmo seguire facendo il contrario di quelli che sono i dettami del Consiglio. Se si crea una coalizione forte e aperta della sinistra che ponga al centro la questione sociale, si potranno ottenere importanti risultati. L’Europa può essere questa.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><b>Consiglio e Commissione rischiano di mantenere l’orientamento del passato. Quindi confermate la vostra opposizione alla riconferma, alla guida della Commissione di Ursula Von der Leyen che 5 anni fa avete sostenuto?</b></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Anche dalle precedenti dichiarazioni, non solo di Conte, abbiamo chiarito che non avremmo votato Van der Leyen. Rispetto a quanto affermato 5 anni fa la Commissione da lei presieduta ha fatto una vera e propria marcia indietro su alcuni aspetti fondamentali. Aveva garantito che si sarebbe investito sul new green deal, sulla transizione ecologica e digitale, anche prefigurando la possibilità di scorporare le spese dai deficit nazionali. Dopo l’invasione in Ucraina ha deciso invece di scorporare unicamente gli investimenti dalla Difesa, quanto di più lontano dal nostro punto di vista. Von der Leyen aveva anche messo in programma un reddito minimo e un salario minimo; al di là delle direttive, si tratta di aspetti che sono venuti a mancare e che motivano la contrarietà del nostro gruppo ad un suo secondo mandato. Noi siamo coerenti. Molto probabilmente otterrà una sua maggioranza, intervenendo anche sulle ambiguità di Meloni e dei Verdi. Nessuno ha avanzato altre proposte, quindi diamo per scontato che dovrebbe avere i voti per essere rieletta.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><b>Torniamo alla collocazione europea, Come ben sa, sul tema della guerra, o meglio delle guerre, anche in The Left ci sono sensibilità ed accenti diversi. Voi vi siete caratterizzati per un fermo no al riarmo e all’invio di armi in Ucraina. Come pensate di agire tanto per fermare questo conflitto quanto per il massacro in atto in Palestina?</b></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Siamo entrati in The Left con molto rispetto. Su un punto siamo stati chiari: la pace e le modalità per raggiungere la fine del conflitto in Ucraina e in Medio Oriente. Vorremmo convincere i nostri compagni a non sostenere l’invio di armi in Ucraina. Di pari passo, il riconoscimento di tutta l’Ue dello Stato di Palestina, così come ribadito dopo la vittoria da Mélenchon anche dopo il suo grande risultato elettorale, costituirà altra chiave identitaria gruppo The Left.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><b>Da ultimo un tema che divide le sinistre in Ue è quello del diritto d’asilo e di come confrontarsi con le migrazioni. Un tema strutturale, su cui in passato avete, come M5s ricevuto critiche. Come pensate si possa e si debba agire in un quadro europeo, su questi temi?</b></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Per chiarire la nostra posizione noi abbiamo espresso il voto contrario all’ultimo Patto sull’immigrazione, presentato in primavera in Parlamento. Io credo che dovremmo ragionare con lo stesso approccio con cui ci muoviamo sull’economia. Un approccio collettivo, basato su una reale solidarietà europea, che riveda il regolamento Dublino. Il Patto è arrivato quando eravamo agli sgoccioli, con criteri finti e privi di prospettiva. Sappiamo che la destra xenofoba ha guadagnato consensi utilizzando l’immigrazione. Ma è accaduto perché non si fanno proposte adeguate. Ci sarebbe molto da ragionare, ma se ad esempio si partisse dal salario minimo legale, i primi a beneficiarne sarebbero le lavoratrici e i lavoratori migranti, Sono loro quelli, che per condizioni di precarietà pagano per primi le ingiustizie attuali. Una adeguata politica salariale sarebbe importante per parlare anche a loro, per offrire una risposta giusta.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">* Intervista realizzata in collaborazione fra Transform Italia e Left</span></p>
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