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	<title> &#187; Oskar Lafontaine</title>
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		<title>&#8220;Per la sinistra Europea è necessario sviluppare un piano B&#8221;. Intervento di Oskar Lafontaine</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2015 11:09:02 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.rifondazione.it/formazione/wp-content/uploads/2015/10/euro-crepato.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-326" src="http://www.rifondazione.it/formazione/wp-content/uploads/2015/10/euro-crepato-150x150.jpg" alt="euro-crepato" width="150" height="150" /></a>Tanti, in Europa, avevano riposto molte speranze nella elezione di Alexis Tsipras come primo ministro greco. Quando, dopo lunghe ed estenuanti trattative, il leader di Syriza ha firmato il diktat europeo, la delusione è stata notevole.<br />
Sarebbe ingiusto e presuntuoso voler dare lezioni morali a Alexis Tsipras e Syriza.<br />
Per la sinistra europea, dopo queste esperienze, sarebbe meglio riflettere sulle condizioni alle quali una politica democratica e sociale (e quindi una politica di sinistra) è realizzabile in Europa. Credo che dovremmo aver imparato una cosa: poiché la Banca centrale europea, che sostiene di essere indipendente e apolitica, è in grado di chiudere i rubinetti finanziari a un governo di sinistra, una politica orientata verso la società e verso i principi democratici è impossibile.<br />
Il vecchio banchiere di investimento Mario Draghi non è né indipendente né apolitico. Era con Goldman Sachs quando quella banca di Wall Street ha aiutato il governo greco a manipolare i suoi fogli di calcolo. Per permettergli di considerarsi affidabile per entrare nell’euro.<br />
Nei mesi scorsi, si sono tenute molte discussioni per cercare di capire se si dovesse reintrodurre la dracma. Questo obiettivo non ha portato a nulla, e credo che ridurre il dibattito a questo problema sia una cattiva opzione.<br />
Non solo in Grecia, ma guardando in tutto il Sud Europa, la disoccupazione giovanile è indecentemente alta, e la deindustrializzazione colpisce molti paesi nella zona euro. Questa Europa dei giovani senza futuro è a rischio di collasso e può cadere preda di un risorgente nazionalismo di estrema destra.<br />
Tornare allo SME<br />
Questo è il motivo per cui il problema per noi non può essere, “La dracma o l’euro?”. Invece la sinistra deve decidere se continuerà a difendere il mantenimento dell’euro NONOSTANTE conseguenze sociali catastrofiche, o se vorrà sostenere una progressiva trasformazione verso un sistema monetario europeo flessibile.<br />
Da parte mia, mi dichiaro per un ritorno ad un sistema monetario europeo flessibile (SME), tenendo conto delle esperienze che abbiamo avuto con questo sistema e cercando di migliorare il suo impianto nell’interesse di tutti i paesi participanti. Lo SME ha funzionato per molti anni, certo non senza attriti, ma meglio della moneta unica.<br />
Nonostante le tensioni inevitabili, ha permessso continui compromessi che servivano a ristabilire l’equilibrio tra diversi livelli di sviluppo economico. Questo da quando alle banche centrali dei paesi membri è stato richiesto, e purtroppo solo per un breve periodo, di stabilizzare il tasso di cambio tra i partner dello SME.<br />
Nell’euro, i lavoratori e i pensionati spagnoli, greci o irlandesi devono sopportare da soli il peso delle svalutazioni interne attraverso l’abbassamento dei loro stipendi e delle loro pensioni, e l’aumento delle loro tasse. Preferisco lo SME, a paragone con l’euro, e, questo è ciò che conta, la cooperazione tra i popoli d’Europa.<br />
Le successive svalutazioni e rivalutazioni hanno impedito che emergesse un divario troppo grande tra le economie dei paesi europei. Il predominio della Bundesbank certamente è stato un grosso problema. Ma mai quanto l’egemonia esercitata dall’economia e del governo della Merkel, Schäuble e Gabriel verso il resto d’Europa.<br />
Ora è solo una questione di tempo fino a quando un governo, in Italia, ad esempio, non riconoscerà che non può per molto altro tempo partecipare alla deindustrializzazione sfrenata del proprio paese.<br />
Necessità di decentramento<br />
In questo contesto, in particolare nella sinistra tedesca, si constata un errore basilare di pensiero che conduce il dibattito sul futuro dell’Europa su una cattiva strada. Ogni domanda di ri-trasferimento di una particolare competenza europea verso il livello nazionale è accusata di nazionalismo o di ostilità verso l’Europa.<br />
Questo è il modo di commentare dei carillon, con accompagnamento musicale, delle grandi aziende dei media, per i vasti interessi delle aziende e delle banche tedesche. E molta gente di sinistra cade nella trappola.<br />
Già nel 1976 il maestro di questa ideologia, Friedrich August von Hayek, ha dimostrato in un suo articolo che ha avuto una profonda influenza che il trasferimento di autorità sul piano internazionale apre chiaramente la strada per il neoliberismo. Ed è per questo che l’Europa del libero mercato e di scambio non regolamentato dei capitali non è mai stato un progetto di sinistra. E dal momento che la Commissione europea e il Parlamento europeo sono agli ordini della lobby economica, un nuovo trasferimento di autorità verso il livello europeo rappresenta la totale eliminazione dello stato democratico e sociale.<br />
Questo – e così dicendo faccio un’autocritica, perché, come Europeo convinto, avevo sostenuto a lungo la politica di un crescente trasferimento di funzioni verso il livello europeo – dovevamo essere in grado di comprenderlo prima.<br />
E’ deplorevole che l’influente filosofo tedesco Jürgen Habermas, e molti altri esponenti politici ed economisti che hanno partecipato alle discussioni di questa tesi continuano ad attenersi a questo percorso, mentre da un anno all’altro appare sempre di più indurci in errore e porre i popoli dell’Europa l’uno contro l’altro.<br />
Thomas Mann sognava una Germania europea: il suo desiderio si è trasformato nell’opposto. Oggi noi abbiamo un’Europa tedesca.<br />
Democrazia e decentralizzazione sono reciprocamente condizionate. Più grande è un’unità, più è opaca, più è distante e meno è controllabile.<br />
Quello che può essere gestito ad un livello inferiore, che è del livello comunale (governo locale), dovrebbe essere gestito lì, così come per il livello del cantone, del livello nazionale e di quella della UE o delle Nazioni Unite, è necessario mantenere lo stesso principio.<br />
Non si dovrebbero trasferire a un livello superiore quelle cose che possono essere gestite meglio da sé stesse. Gli esempi di cattivi trasferimenti sono ormai la tariffa standard. Non abbiamo bisogno di case da gioco di speculatori che agiscono a livello globale, ma di casse di risparmio che possano essere controllate.<br />
Le banche dei Länder, che all’inizio erano regolate con severità, hanno soddisfatto pe rlungo tempo i grandi interessi finanziari. Non abbiamo bisogno di giganti dell’energia che agiscono in tutta Europa con le loro centrali elettriche e le loro reti, ma di servizi di energie rinnovabili per le città e di depositi di accumulazione locale.<br />
Il tema delle banche statali è stato accantonato in una fase in cui lo scambio di capitale è liberalizzato e si è spalancata la porta alla speculazione globale. Le banche emittenti dovrebbero invece ancora una volta fare quello per cui sono state inizialmente fondate: finanziare gli stati.<br />
La transizione verso un rinnovato sistema monetario europeo dovrebbe essere realizzata passo dopo passo. Quando la dracma fosse reintrodotta, per esempio – e questo sarebbe il primo passo – la BCE dovrebbe supportare il suo cambio. Forse il governo greco avrebbe dovuto incoraggiare Schäuble a sviluppare il suo progetto di esclusione temporanea della Grecia dalla zona euro. con l’impegno di una ristrutturazione del debito e il supporto umano e tecnico per lo sviluppo della crescita.<br />
Sviluppare un piano B<br />
Se questa offerta fosse stata sincera e se il sostegno della BCE fosse stato accordato, tutti gli scenari catastrofici elaborati dai sostenitori dell’euro contro il ritorno della dracma avrebbero perso ogni fondamento. Quindi la Grecia sarebbe stata in grado di partecipare, come la corona danese, all’attuale Meccanismo dei tassi di cambio (SME II).<br />
È sorprendente notare il valore di economisti ed esperti monetari di fama internazionale provenienti sia da ceti conservatori che dalla sinistra-liberal che hanno raccomandato un’uscita della Grecia dal sistema dell’euro. Il coraggioso ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis, che aveva già incontrato difficoltà con le sue controparti europee perchè è veramente ascoltato nel campo dell’economia politica, aveva progettato lo scenario per un ritorno alla dracma.<br />
Voleva un piano B nel caso in cui Draghi li avrebbe tagliati fuori, utilizzando l&#8217;”opzione nucleare”, come dicono gli specialisti. Effettivamente l’ex banchiere di investimenti ha proprio fatto uso di questa arma. Insieme a Schäuble, è lui il vero teppista della zona euro. Dal momento in cui è arrivata Syriza al potere ad Atene, ha usato gli strumenti di tortura della Banca centrale europea per mettere Tsipras in ginocchio.<br />
Adesso è necessario per la sinistra europea sviluppare un piano B nel caso in cui un suo partito dovesse giungere in una situazione analoga. E’ necessario trasformare il meccanismo europeo per eliminare il potere della BCE, che non ha nessuna legittimità democratica, di impedire il funzionamento della democrazia premendo un pulsante. L’introduzione graduale di uno SME rinnovato apre la strada a questo. E’ così che la sinistra tedesca dovrebbe smascherare la trappola del mantra di Angela Merkel che ripete: “Se l’euro muore, l’Europa è morta.”<br />
Questo euro è diventato lo strumento di dominio dell’economia tedesca e del governo tedesco sull’Europa. Dopo le esperienze greche, una sinistra che vuole un’Europa democratica e sociale deve modificare la propria politica europea e impostarla su nuove strade.</p>
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		<title>Oskar Lafontaine, Jean-Luc Mélenchon. Il nostro piano per rompere con questa Europa</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2015 11:05:23 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.rifondazione.it/formazione/wp-content/uploads/2015/10/lafontaine_me.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-323" src="http://www.rifondazione.it/formazione/wp-content/uploads/2015/10/lafontaine_me-150x150.jpg" alt="lafontaine_me" width="150" height="150" /></a>Il 13 luglio scorso, il governo democraticamente eletto di Alexis Tsipras è stato messo in ginocchio dall&#8217;Unione europea. &#8220;L&#8221;accordo&#8221; del 13 luglio è stato in realtà un coup d&#8217;état, messo in atto attraverso la chiusura delle banche greche indotta dalla Banca centrale europea, con la minaccia che non sarebbero state riaperte finché il governo non avesse accettato una nuova versione di quel fallimentare programma. Il motivo? L&#8217;Europa ufficiale non poteva tollerare che un popolo prostrato dalle sue politiche di austerità auto-distruttiva osasse eleggere un governo determinato a dire &#8220;No!&#8221;.<br />
Ora, con più austerità, più svendite di beni pubblici, con politiche economiche sempre più irrazionali e politiche sociali improntate ad una sfacciata misantropia di massa, il nuovo Memorandum può servire solo a peggiorare la Grande Depressione in Grecia e a consentire che la ricchezza della Grecia sia saccheggiata a vantaggio di interessi privati interni ed esterni.<br />
Da questo golpe finanziario dobbiamo trarre una lezione. L&#8217;euro è diventato uno strumento di dominio economico e politico da parte di un&#8217;oligarchia europea che si fa schermo del governo tedesco, ben contenta di lasciare alla cancelliera Merkel il lavoro sporco che gli altri governi non sono capaci di compiere. Questa Europa genera soltanto violenza nei paesi e tra di essi: disoccupazione di massa, brutale dumping sociale e insulti contro la periferia europea, attribuiti alla leadership tedesca ma in realtà ripetuti a pappagallo da tutte le élite europee, incluse quelle della stessa periferia. In questo modo, l&#8217;Unione europea è divenuta portatrice di un ethos di estrema destra e mezzo per rendere impossibile in Europa il controllo democratico sulla produzione e la distribuzione.<br />
Che l&#8217;euro e l&#8217;UE difendano gli europei dalla crisi è oggi un&#8217;affermazione pericolosamente falsa. È un&#8217;illusione credere che gli interessi dell&#8217;Europa possano essere protetti entro la gabbia di ferro delle &#8220;regole&#8221; di governance dell&#8217;eurozona ed entro i Trattati vigenti. Il tentativo del presidente Hollande e del primo ministro Renzi di comportarsi come studenti modello, o piuttosto prigionieri modello, è una forma di resa che non porterà nemmeno alla clemenza. Il presidenza della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, lo ha detto chiaramente: &#8220;non può esserci scelta democratica che vada contro i trattati europei&#8221;. È la versione neoliberista della dottrina della sovranità limitata inventata da Breznev nel 1968: allora, i sovietici repressero la primavera di Praga con i carri armati; questa estate, l&#8217;UE ha represso la primavera di Atene con le sue banche.<br />
Siamo determinati a rompere con questa &#8220;Europa&#8221;. È la condizione primaria per ricostruire la cooperazione tra i nostri popoli e i nostri paesi su nuove basi. Come possiamo mettere in atto politiche di redistribuzione della ricchezza, di creazione di opportunità di lavoro dignitoso, specialmente per i giovani, di transizione ecologica, di ricostruzione della partecipazione democratica entro i vincoli di questa UE? Dobbiamo sfuggire alla vacuità e disumanità dei trattati europei vigenti e rimodellarli in modo da levarci di dosso la camicia di forza del neoliberismo, abolire il Fiscal compact e opporci al trattato commerciale con gli Stati Uniti, il TTIP.<br />
Viviamo tempi eccezionali. Stiamo affrontando un&#8217;emergenza. Gli stati membri hanno bisogno di uno spazio politico che consenta alle loro democrazie di respirare e avanzare politiche a livello nazionale, liberate dal timore di giri di vite da parte di un Eurogruppo autoritario e dominato dai paesi più forti e dai grandi poteri economici, o da parte di una BCE utilizzata come un rullo compressore che minaccia di schiacciare i paesi che non &#8220;cooperano&#8221;, come è accaduto con Cipro e con la Grecia.<br />
Questo è il nostro piano A: lavoreremo nei nostri rispettivi paesi, e insieme in Europa, per una totale rinegoziazione dei trattati europei. Ci impegniamo a sostenere ovunque le lotte dei cittadini europei, con una campagna di disobbedienza civile contro le scelte europee arbitrarie e le &#8220;regole&#8221; irrazionali, finché tale rinegoziazione non sia ottenuta.<br />
Il nostro primo obiettivo sarà porre fine all&#8221;irresponsabilità dell&#8217;Eurogruppo. Il secondo sarà rimuovere la finzione di una BCE &#8220;apolitica&#8221; e &#8220;indipendente&#8221;, quando in realtà essa è profondamente politica (nella forma più deleteria) e totalmente dipendente dagli interessi delle banche e dei loro rappresentanti politici, pronta come è a reprimere la democrazia con la semplice pressione di un bottone.<br />
Anche i governi che rappresentano gli interessi dell&#8217;oligarchia europea, e che si nascondono dietro a Berlino e Francoforte, hanno un loro piano A: non cedere alla domanda di democrazia dei popoli europei e agire in modo brutale per piegare la loro resistenza. Lo abbiamo visto in Grecia lo scorso luglio. Come sono riusciti a strangolare il governo greco, democraticamente eletto? Dotandosi di un piano B: espellere la Grecia dall&#8217;eurozona nelle peggiori condizioni possibili, distruggendo il suo sistema bancario e uccidendo la sua economia.<br />
Di fronte a questo ricatto, anche noi abbiamo bisogno di un nostro piano B, da opporre al piano B delle forze più reazionarie e anti-democratiche. Per rinforzare la nostra posizione negoziale di fronte al perseguimento di politiche che sacrificano gli interessi della maggioranza per favorire un&#8217;esigua minoranza. Ma anche per riaffermare il semplice principio che l&#8217;Europa è per gli europei, e le valute sono strumenti per promuovere la prosperità diffusa, non strumenti di tortura o armi per uccidere la democrazia. Se l&#8217;euro non può essere democratizzato, se insisteranno nel volerlo usare per strangolare i popoli, ci leveremo e, guardandoli negli occhi, diremo loro: &#8220;fatevi avanti, le vostre minacce non ci spaventano&#8221;. Troveremo un modo per assicurare che gli europei abbiano un sistema monetario che operi a loro vantaggio, non contro di loro.<br />
Il nostro piano A per un&#8217;Europa democratica, supportato da un piano B che mostri ai poteri costituiti che non possono indurci alla sottomissione spaventandoci, è inclusivo e fa appello alla maggioranza degli europei. Ciò richiede un elevato livello di preparazione. Gli aspetti tecnici saranno definiti nel confronto reciproco. Molte idee sono già sul tavolo: l&#8217;introduzione di sistemi di pagamento paralleli, valute parallele, digitalizzazione delle transazioni, sistemi di scambio complementari community based, fino all&#8217;uscita dall&#8217;euro e la sua trasformazione da moneta unica in moneta comune.<br />
Nessun paese europeo può operare per la propria liberazione in modo isolato. La nostra visione è internazionalista. Anticipando ciò che potrebbe accadere in Spagna, Irlanda &#8211; forse, a seconda di come evolverà la situazione, nuovamente in Grecia &#8211; e in Francia nel 2017, abbiamo bisogno di lavorare insieme concretamente al piano B, tenendo conto delle diverse caratteristiche di ciascun paese.<br />
Proponiamo pertanto la convocazione di una conferenza internazionale sul piano B per l&#8217;Europa, aperta a chiunque sia disponibile, cittadini, organizzazioni ed intellettuali. La conferenza può aver luogo in tempi ravvicinati, già a Novembre 2015. Inizieremo il percorso sabato 12 settembre, durante la Fête de l&#8217;Humanité a Parigi. Unitevi a noi!<br />
Post redatto in collaborazione con:<br />
Oskar Lafontaine, ex ministro delle finanze, fondatore del partito Die Linke (Germania)<br />
Jean-Luc Mélenchon, parlamentare europeo, co-fondatore del Parti de Gauche (Francia)</p>
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		<title>Oskar Lafontaine. Lettera alla sinistra italiana</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2015 11:01:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[14 ott 2015 &#8211; Le parole di Lafontaine suonano come uno schiaffo ai dirigenti della sinistra radicale italiana, tutta incentrata su tatticismi e tornate elettorali. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.rifondazione.it/formazione/wp-content/uploads/2015/10/lafontaine.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-320" src="http://www.rifondazione.it/formazione/wp-content/uploads/2015/10/lafontaine-150x150.jpg" alt="lafontaine" width="150" height="150" /></a>14 ott 2015 &#8211;</p>
<p>Le parole di Lafontaine suonano come uno schiaffo ai dirigenti della sinistra radicale italiana, tutta incentrata su tatticismi e tornate elettorali. Il nostro auspicio è che contributi come questo possano aprire un profondo dibattito critico ed auto-critico all’interno dei soggetti tradizionali della sinistra, il cui esito sia una svolta sostanziale nella linea politica condotta fin qui dai maggiorenti della “Costituente della sinistra” – a cominciare da Sel e Rifondazione Comunista- ed un necessario ricambio generazionale dei rispettivi gruppi dirigenti.<br />
Care compagne, cari compagni,<br />
la sconfitta del governo greco guidato da Syriza davanti all’Eurogruppo ha portato la sinistra europea a domandarsi quali possibilità abbia un governo guidato da un partito di sinistra, o un governo in cui un partito di sinistra sia coinvolto come partner di minoranza, di portare avanti una politica di miglioramento della condizione sociale di lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati, e delle piccole e medie imprese, nel quadro dell’Unione europea e dei trattati europei.<br />
La risposta è chiara e brutale: non esistono possibilità per una politica tesa al miglioramento della condizione sociale della popolazione, fintanto che la Bce, al di fuori di ogni controllo democratico, è in grado di paralizzare il sistema bancario di un paese soggetto ai trattati europei.<br />
Non esistono possibilità di mettere in atto politiche di sinistra se un governo cui la sinistra partecipi non dispone degli strumenti tradizionali di controllo macroeconomico, come la politica dei tassi di interesse, la politica dei cambi e una politica di bilancio indipendenti.<br />
Per migliorare la competitività relativa del proprio paese sotto l’ombrello dell’euro, restano al singolo paese sottoposto alle condizioni dei trattati europei solo la politica salariale, la politica sociale e le politiche del mercato del lavoro. Se l’economia più forte, quella tedesca, pratica il dumping salariale dentro un’unione monetaria, gli altri paesi membri non hanno altra scelta che applicare tagli salariali, tagli sociali e smantellare i diritti dei lavoratori, così come vuole l’ideologia neoliberista. Se poi l’economia dominante gode di tassi di interesse reali più bassi e dei vantaggi di una moneta sottovalutata, i suoi vicini europei non hanno praticamente alcuna possibilità. L’industria degli altri paesi perderà sempre più quote sul mercato europeo e non europeo.<br />
Mentre l’industria tedesca produce oggi tanto quanto produceva prima della crisi finanziaria, secondo i dati Eurostat, la Francia ha perso circa il 15% della sua produzione industriale, l’Italia il 30%, la Spagna il 35% e la Grecia il 40%.<br />
La destra europea si è rafforzata anche perché mette in discussione l’Euro e i trattati europei, e perché nei paesi membri cresce la consapevolezza che i trattati europei e il sistema monetario europeo soffrano di alcuni difetti costitutivi.<br />
Come dimostra l’esempio tedesco, la destra europea non si preoccupa della compressione dei salari, dello smantellamento dei diritti dei lavoratori e delle politiche di austerità più severe. La destra vuole tornare allo Stato nazionale, offrendo però soluzioni economiche che rappresentano una variante nazionalistica delle politiche neoliberiste e che porterebbero agli stessi risultati: aumento della disoccupazione, aumento del lavoro precario e declino della classe media.<br />
La sinistra europea non ha trovato alcuna risposta a questa sfida, come dimostra soprattutto l’esempio greco.<br />
Attendere la formazione di una maggioranza di sinistra in tutti i 19 Stati membri è un po’ come aspettare Godot, un autoinganno politico, soprattutto perché i partiti socialdemocratici e socialisti d’Europa hanno preso a modello la politica neoliberista.<br />
Un partito di sinistra deve porre come condizione alla sua partecipazione al governo la fine delle politiche di austerità.<br />
Tuttavia ciò è possibile solo se in Europa prende forma una costituzione monetaria che conservi la coesione europea, ma che riapra ai singoli paesi la possibilità di ricorrere a politiche capaci di aumentare la crescita e i posti di lavoro; anche se la più grande economia opera in condizioni di dumping salariale.<br />
Presupposto imprescindibile a questo scopo è il ritorno a un sistema monetario europeo (Sme) migliorato, che consenta nuovamente di ricorrere alla rivalutazione e alla svalutazione. Tale sistema restituirebbe ai singoli paesi un ampio controllo sulle rispettive banche centrali e offrirebbe loro i margini di manovra necessari per conseguire una crescita costante e l’aumento dell’occupazione attraverso maggiori investimenti pubblici, così come per contrastare, tramite la svalutazione, l’ingiusto dumping salariale operato dalla Germania o da un altro Stato membro.<br />
Questo sistema ha funzionato per molti anni e ha impedito l’emergere di gravi squilibri economici, come ne esistono attualmente nell’Unione europea.<br />
Rivolgendomi ai sindacati italiani, tengo a sottolineare che lo Sme non è mai stato perfetto, dominato come era dalla Bundesbank. Ma nel sistema Euro la perdita del potere d’acquisto delle lavoratrici e dei lavoratori attraverso salari più bassi (svalutazione interna) è maggiore.<br />
A me, osservatore tedesco, risulta molto difficile capire perché l’Italia ufficiale assista più o meno passivamente alla perdita del 30% delle quote di mercato delle sue industrie.<br />
Silvio Berlusconi e Beppe Grillo hanno messo sì in discussione il sistema Euro, ma ciò non ha impedito all’Eurogruppo di imporre il modello delle politiche neoliberiste alla politica italiana.<br />
Oggi la sinistra italiana è necessaria come non mai.<br />
La perdita di quote di mercato, l’aumento della disoccupazione e del lavoro precario, con la conseguente compressione dei salari, possono rientrare nei miopi interessi delle imprese italiane, ma la sinistra italiana non può più stare a guardare questo processo di deindustrializzazione.<br />
Lo sviluppo in Grecia e in Spagna, in Germania e in Francia, dimostra come la frammentazione della sinistra possa essere superata non solo con un processo di unificazione tra i partiti di sinistra esistenti ma soprattutto con l’incontro di tante energie innovative fuori dal circuito politico tradizionale.<br />
Solo una sinistra sufficientemente forte nei rispettivi Stati nazionali potrà cambiare la politica europea. La sinistra europea ha bisogno ora di una sinistra forte in Italia.<br />
Vi saluto calorosamente dalla Germania e vi auguro ogni successo per il processo di costruzione di una nuova sinistra italiana.</p>
<p>Autore: Oskar Lafontaine, ex ministro delle Finanze della Germania ed ex presidente del Partito socialdemocratico tedesco (Spd) e del Partito della Sinistra (die Linke)</p>
<p>Fonte: ilmanifesto.info</p>
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